Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 26 Maggio 2015
Martedì, 26 Maggio 2015 20:51

Superenalotto, a Rende centrato il 5+

RENDE Nessun 6 al concorso di oggi del Superenalotto. Centrato invece il 5+. La vincita è stata realizzata presso la tabaccheria "Mazzuca", in via Tevere a Rende, in provincia di Cosenza. Al fortunato vincitore vanno 250.480 euro. Alla prossima estrazione il jackpot a disposizione del 6 sarà di 13,9 milioni di euro.

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    Il fortunato giocatore ha portato a casa oltre 250mila euro

COSENZA La Procura della Repubblica di Cosenza ha chiuso le indagini su alcune irregolarità nella gestione del consorzio Asi bruzio. Nell'inchiesta, coordinata dal pm Domenico Assumma, risultano indagati l'ex presidente Diego Tommasi, l'attuale direttore generale Stefania Frasca e Carlo Antonio Rango, componente dell'Asi. Il pm contestualmente alla chiusura indagini ha presentato anche appello contro la decisione del gip che ha rigettato la misura dell'interdizione dai pubblici uffici per Frasca. I reati contestati, a vario titolo agli indagati, sono truffa, falsità documentale e abuso d'ufficio. Le indagini sono iniziate nel 2013 e prendono in considerazione tutto il 2014.
Secondo quanto è emerso, tramite false dichiarazioni la direttrice del Consorzio si sarebbe autoassegnata incrementi dei suoi compensi e sia lei che l'ex presidente si sarebbero fatti liquidare rimborsi sulla base di una semplice autodichiarazione.

 

Mirella Molinaro
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    Tra gli indagati l'ex presidente Diego Tommasi e l'attuale direttore generale Stefania Frasca

Martedì, 26 Maggio 2015 20:18

BACINELLA 2 | «Ti scasso come un capretto»

REGGIO CALABRIA «Ti tiro un pugno nella testa e te la apro come un melograno! Te la spacco a due, Mì! Mi devi dare i soldi stasera "Mi", sennò stasera ti investo con la macchina, parola mia ti rompo le gambe con la macchina, perché mi hai rotto i coglioni». Formalmente, Domenico Infusini, autore di queste minacce all'indirizzo di un malcapitato debitore, è solo il titolare del più grande distributore di benzina di Siderno, ma in realtà è l'uomo che i clan hanno scelto non solo per reinvestire i proventi illeciti trasformandoli in denaro contante necessario a finanziare i prestiti a strozzo, ma anche per agganciare imprenditori e commercianti disperati, consegnare loro il denaro richiesto e seguirne la restituzione, con il compito precipuo di fare la "faccia cattiva" con chi non versa il denaro a tempo debito. E – stando alle conversazioni intercettate – lo fa con estremo gusto.

 

«TI SCASSO COME UN CAPRETTO»
A Domenico Ieraci infatti non esita a dire «se non mi dai i soldi, i 2.850 euro, entro mercoledì, sui miei figli elle ti scasso.. Si, entro questo mercoledì, sull'onore dei miei figli che ti scasso "Mi", ti scasso come un capretto, te lo dico io entro la fine del mese ... Bastardo di merda Ilo soldi di mio cognato nelle mani io, stò facendo brutte figure con i "Cristiani" per colpa tua ... Vieni a trovarmi stasera "Mico", che ti ammazzo». Parole che lasciano poco spazio all'interpretazione, non solo per i pm che hanno chiesto l'incriminazione di Infusini per una lunga serie di estorsioni, ma anche per il gip che sottolinea che l'attività di recupero crediti che gestisce all'ombra del clan «viene svolta dall'Infusini con le modalità intimidatorie tipiche delle consorterie mafiose ed è proprio la caratura criminale dell'usuraio e la sua nota vicinanza alle organizzazioni criminali, infatti, che costituiscono un primo elemento di intimidazione che fa sì che l'usurato, consapevole degli enormi rischi cui si espone, sia sollecito nella ricerca delle somme necessarie da versare». Ieraci non è il solo a subire le minacce di Infusini. Anche Giuseppe Zoccoli, oggi ai domiciliari con l'accusa di aver agevolato il clan perché anche di fronte ad insindacabili conversazioni intercettate si è ostinato a negare l'esistenza del giro di usura, subisce il "pressing" di Infusini. «Eh, abbiate la bontà di passare a trovarmi entro stasera che ... mi... mi state rompendo per davvero i coglioni amico Zoccoli, avete capito? ... Non cominciate ... dite ... ditemi dove siete che vengo a trovarvi io ... e poi vediamo se comincio! ... Voi siete un porco di merda, Zoccoli! ... vi faccio il culo che ve lo dovete tenere con due mani ... Ma io vi dimostro che non sono quello che pensate voi».

 

MINACCE ANCHE PER 50 EURO
A Infusini non importa che la somma da restituire sia piccola o grande, non gli interessano le condizioni in cui versa il debitore. Per recuperare 50 euro prestate a un non meglio identificato Rocco che vede per strada mentre è in macchina, non esita ad inchiodare, iniziando a minacciarlo pubblicamente. «Dammi 50 euro che scendo e ti picchio "Ro"! dammi 50 euro ... Dammi 50 euro, ... Hai capito? se non passi domani, sull'onore della famiglia mia che dove ti vedo ti "Pesto"! mi hai capito? merda che non sei altro!». Senza neanche scendere dalla macchina, Infusini riversa sull'uomo, che – costernato – dice di non avere nulla per poter restituire il prestito, una scarica di insulti e minacce. «Bastardo e indegno che non sei altro, bastardo e indegno che non sei altro, se non vieni domani, sull'onore della famiglia mia ti appendo come un "porco", hai capito?». Una minaccia esplicita, che per il gip Infusini sarebbe capacissimo di mettere in pratica. Per terrorizzare ancor di più le sue vittime non esita infatti a lasciar intendere all'imprenditore strozzato di turno, che tutto o parte del denaro prestato provenga da soggetti ben più importanti di lui nella gerarchia criminale dunque ancora più pericolosi, come non si tira indietro al momento di "convincere" il malcapitato con minacce o pestaggi.

 

IL GALATEO DELL'USURA
Lo sa bene Domenico Ieraci, che ha dovuto incassare in silenzio i pugni di Infusini. Un comportamento eccessivo anche per il boss Cosimo Figliomeni, che lo rimprovera perché – dice – «si mortifica quando vanno da lui e gli dicono che si comporta In questo modo per soldi, che uno come lui non può avere problemi per 3.000 euro, di farseli restituire In due - tre volte» e queste – tuona – sono cose che «sdicono» (stonano). Per quanto l'attività di usura sia ormai sdoganata anche per 'ndrine d'élite come i Commisso e le loro articolazioni – fa capire Figliomeni – comunque bisogna mantenere sempre un certo stile. Non si può massacrare un uomo per tremila euro. E non perché sia una barbarie, ma perché la gente potrebbe pensare che il clan è obbligato a elemosinare quelli che per loro sono spiccioli. Per questo Infusini deve imparare a usare altri modi e altri metodi.

 

«INVECE DI DIFENDERMI MI HANNO FATTO LA MORALE»
Dovrà sottostare – suo malgrado – ai desiderata e al "galateo" del clan anche in un altro caso. Isidoro Marando è un debitore non puntuale nei pagamenti. Per lungo tempo, il titolare del distributore dei clan lo ha minacciato, gli ha vietato addirittura l'ingresso a Siderno, ma lo ha portato oltre il confine dell'umana sopportazione e a un certo punto Marando non lo si può più toccare. Ha chiesto aiuto e intercessione al clan del potente boss Rocco Aquino, capo della locale di Gioiosa Jonica, che su di lui ha steso la propria ala protettiva. In cambio, la vittima si trasformerà in carnefice, e l'usurato Marando porterà in pasto agli usurai il parente Nicola Furci. Infusini, conscio della propria posizione subordinata, accetta in silenzio. Ma chiacchierando con Vincenzo Figliomeni si lamenta. Nella sintesi di quella chiacchierata intercettata e registrata dagli investigatori si legge infatti che l'uomo «afferma: "per carità in un secondo momento tutti i cristiani (persone di rilievo all'interno della cosca) furono con me ma avrebbero dovuto dirgli (ad Aquino) che c'entravano loro e doveva farsi i cazzi suoi! Ed invece non lo hanno fatto, fregandosene di lui (Infusini) e allora lui se ne fotte degli altri. Infusini continua dicendo che invece di difenderlo sono andati anche a fargli la morale».

 

a. c.

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    Il ruolo di Domenico Infusini, l'imprenditore sidernese che secondo gli inquirenti i clan avevano scelto per fare la "faccia cattiva" con chi non restituiva il denaro prestato

COSENZA Sì è svolta la riunione in Prefettura tra la delegazione di parlamentari cosentini guidata dal senatore Antonio Gentile e composta dai colleghi Giovanni Bilardi e Paolo Naccarato. «Il prefetto Tomao, con grande impegno e con serietà, ha ribadito – si legge in una nota – che è in stretto contatto con l'Anas e la magistratura e che ha appreso che sarà possibile aprire una carreggiata non prima di agosto. Sono allo studio altre soluzioni tampone – si legge ancora nella nota – che prevedono la possibilità di utilizzare altre vie di sfogo in collegamento con la Lucania». Gentile ha ringraziato il prefetto «per la serietà e la correttezza, ma non possiamo più tollerare i ritardi del governo. Aprire ad agosto – ha aggiunto Gentile – significa uccidere l'economia turistica calabrese. Bisogna ricordare che il tratto del Savuto è chiuso, che la 106 non parte con i lavori, che le strade di collegamento sono sature». Naccarato ha parlato di «vera e propria emergenza sociale che rischia di scoppiare con conseguenze drammatiche e per cui la Regione deve muoversi». Bilardi, infine, ha ricordato che ci si trova di fronte «all'acme di una situazione esasperata, con le linee ferroviarie e aeree intasate oppure obsolete. Non possiamo più tollerare questo stato di cose – ha concluso Bilardi – che penalizza la nostra già debole economia».

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    Riunione in Prefettura a Cosenza con i senatori Bilardi e Naccarato: allo studio altre soluzioni tampone

REGGIO CALABRIA Il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, è detto in un comunicato della Prefettura, «ha rivolto un messaggio di sincero compiacimento e vivo apprezzamento agli esponenti della magistratura, al comandante provinciale della Guardia di finanza, alle donne e agli uomini che, con determinazione e professionalità, hanno sconfitto una rilevante cosca 'ndranghetista operante nella locride. Con una brillante operazione di polizia giudiziaria – si afferma ancora nella nota – la Guardia di finanza, coordinata dalla locale Procura della Repubblica-Direzione distrettuale antimafia, ha assicurato alla giustizia 18 persone, disarticolando un vero e proprio cartello finalizzato alla commissione dei reati di usura, estorsione ed esercizio abusivo di attività finanziaria in concorso. Il gruppo criminale, gravitava nell'orbita della cosca di 'ndrangheta Commisso presente e operante in provincia di Reggio Calabria nell'area ionica di Siderno». «Il risultato giudiziario conseguito – conclude il comunicato della Prefettura di Reggio – contribuisce a rafforzare la fiducia dei cittadini calabresi nelle Istituzioni dello Stato impegnate, in un costante rapporto sinergico, a prevenire, contrastare e reprimere la pervasività della 'ndrangheta nel tessuto sociale, civile ed economico della provincia».

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    Sammartino: «Il risultato giudiziario conseguito contribuisce a rafforzare la fiducia dei cittadini calabresi nelle Istituzioni dello Stato»

CATANZARO «Per quanto riguarda l'indagine di Catanzaro, è stato già stato aperto un procedimento e gli atti sono già stati richiesti». Lo dice il procuratore federale Stefano Palazzi presentatosi in conferenza stampa al consiglio federale della Figc. «Ho avuto contatti personali e ringrazio i procuratori – aggiunge – e domani un delegato della procura andrà in Calabria e presto mi recherò anche io per fare un confronto con i magistrati sulle vicende più spinose e sulle indagini». Palazzi aggiunge che «la procura federale si impegnerà con massimo rigore ed attività su eventuali fatti che possano avere rilevanza disciplinare». 

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    Il procuratore della Fedearzione Palazzi: «Domani in regione un delegato e presto confronto con i magistrati sulle vicende più spinose dell'inchiesta»

REGGIO CALABRIA Il derby dello Stretto numero settantadue offre, come di consueto, la solita cornice di tifo e colori sugli spalti, nonostante la posta in palio sia notevolmente diversa da quella per la quale lottavano le due squadre, solo fino a pochi anni fa. Oggi, infatti, Reggina e Messina si sfidano per evitare l'abisso della serie D, in un "drammatico" playout salvezza. Tedesco ci crede, e sceglie uno schieramento offensivo, contro un Messina presentatosi al Granillo con il classico 4-4-2. Ma sono gli amaranto a fare la partita sin dall'avvio di gara. Il primo a rendersi pericoloso è Di Lorenzo con un debole tiro di testa su cross di Benedetti. E' il preludio al vantaggio dei padroni di casa che si concretizza al '24 con il solito Insigne abilissimo a sfruttare un millimetrico assist di Zibert dalla metà campo e a trafiggere l'estremo difensore giallorosso. Esplode incontenibile la gioia degli amaranto e dei diecimila presenti sugli spalti del "Granillo". Il Messina sembra stordito e incapace di reagire. Ci prova Altobello al '33 che di un soffio, sotto porta, sfiora il pari. Ma è la Reggina a crederci di più e a riproporsi dalle parti di Berardi con Zibert prima ('44 conclusione di poco alta) e Di Michele un minuto più tardi.

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Non cambia il canovaccio nella ripresa. Gli uomini di Tedesco, guidati dai veterani Belardi, Cirillo e Aronica, non abbassano la guardia e riprendono a macinare il loro gioco. Il Messina sembra già pensare alla sfida di ritorno in cui ai giallorossi sarà sufficiente pareggiare il numero dei gol per scongiurare la retrocessione. Gli amaranto sembrano percepire la possibilità di colpire nuovamente, e al '21 è Di Michele a presentarsi nell'area avversaria. La trattenuta di Altobello fa insorgere il "Granillo" ma l'arbitro Illuzzi di Molfetta fa segno che è tutto regolare. Nel finale è la stanchezza a prevalere e Tedesco decide di difendere il prezioso e, meritato, vantaggio togliendo sia Di Michele che l'applauditissimo Insigne. Alla Reggina va dunque il primo dei due round salvezza. Ma la via per scongiurare lo spettro della D, almeno sul campo (in attesa dei possibili sviluppi extracalcistici), è ancora tutta in salita. Sabato al "San Filippo", infatti, agli amaranto serviranno la stessa grinta e determinazione messe in mostra oggi fra le mura amiche, per cercare di portare a casa almeno un pareggio e salvare così una stagione tutta da dimenticare.

Luigi De Angelis
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    Gli amaranto battono il Messina e sperano di non retrocedere in serie D. Gol decisivo di Insigne al 24'

MILANO Non c'è stato solo l'exploit dell'azionista Beppe Grillo, l'assemblea dei soci di Ferrovie Nord Milano ieri ha riservato anche altre sorprese. Una su tutte quella che riguarda il calabrese Domenico Aiello, da tempo fidato avvocato di Roberto Maroni, che proprio da Fnm – società controllata dalla Regione Lombardia – avrebbe ricevuto decine di migliaia di euro in consulenze, ma «a sua insaputa». La vicenda è ricostruita in un articolo di Marco Lillo pubblicato sul Fatto Quotidiano. Nel corso dell'assemblea a svelare l'esistenza delle consulenze affidate ad Aiello è stata la responsabile dell'ufficio legale della società, Antonella Tiraboschi, che rispondendo a una domanda del cronista del Fatto ha confermato che quegli incarichi esistono, anche se lo stesso avvocato del governatore della Lombardia aveva dichiarato al quotidiano diretto da Marco Travaglio di non aver svolto nessuna attività per Fnm. «Confermo che queste consulenze esistono – ha invece affermato Tiraboschi – e sono due. O meglio, la prima è un incarico giudiziale e a oggi abbiamo speso 25mila euro. L'altra riguarda l'assistenza alla direzione affari legali che a oggi è costata 10mila euro». Il totale dei contratti per gli incarichi risalenti al gennaio 2014, però, potrebbe arrivare a 150mila euro. E l'attività sarebbe stata «effettivamente svolta» anche se Aiello non se ne ricorda.
L'avvocato ha difeso Maroni nell'inchiesta della Procura di Busto Arsizio che lo vede coinvolto insieme al suo capo di gabinetto, Giacomo Ciriello, con l'accusa di aver esercitato "pressioni" per far ottenere indebitamente contratti a tempo determinato in Expo 2015 in Europolis a due persone ritenute a lui, ma è finito al centro delle cronache anche per la vicenda che ha portato al trasferimento da Milano a Torino del pm Alfredo Robledo. Il procuratore fu infatti intercettato mentre chiacchierava di cose riservate proprio con Aiello, da tempo ascoltato dalla Procura di Reggio Calabria perché ritenuto soggetto «di interesse investigativo».

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    Per Domenico Aiello due incarichi affidati «a sua insaputa» da Ferrovie Nord Milano, società controllata dalla Regione Lombardia

LAMEZIA TERME Unire sotto un'unica etichetta Doc l'intera produzione vinicola calabrese. È la proposta forte di Confagricoltura regionale lanciata nel corso dell'incontro "Calabria Territorio diVino" svoltosi nella sala convegni del T Hotel di Feroleto Antico. All'iniziativa promossa dall'organizzazione di categoria hanno partecipato oltre al presidente di Confagricoltura Calabria Alberto Statti – che ha concluso anche i lavori –, Carmelo Salvino, direttore generale dipartimento Agricoltura, Palma Esposito, area Economica di Confagricoltura Italia e Carlo Alberto Panont, consulente esperto Denominazioni di origine. Un appuntamento che ha visto confrontarsi diversi produttori vinicoli calabresi proprio in tema di rilancio dell'intera produzione e di come affrontare le nuove sfide per il futuro del comparto. Facendo leva soprattutto sulla valorizzazione dell'antica tradizione vitivinicola calabrese che affonda le sue origini nell'antichità e sulla promozione del territorio. «La vocazione vinicola della Calabria – ha dichiarato il presidente Alberto Statti – è qualcosa di storicamente apprezzabile, alle nostre latitudini: infatti il vino è arte, storia, tradizione.
Purtroppo nel settore vitivinicolo si è pensato per troppo tempo a vini quasi esclusivamente da taglio; poi – e finalmente – grazie ad una mutata consapevolezza il settore vinicolo calabrese è entrato nella dimensione che gli è più propria e cioè quello della qualità». Il leader di Confagricoltura ha poi passato in rassegna i numeri del settore sottolineando come la Calabria sia al sedicesimo posto nella classifica della produzione di vino con una superficie vitata che raggiunge 11.091 ettari, a Cosenza dispone della più ampia superficie vitata pari a 4.514 ettari, Crotone invece ospita il maggior numero di ettari – 2.300 - coltivati per la produzione di vino di qualità. Dati che – per Statti – «testimoniano la forte accelerazione impressa alla produzione di qualità. Nell'ultimo anno – ha precisato – la nostra regione ha indirizzato la propria offerta verso la qualità, con una produzione di vini Doc/Docg passata da 56.000 a 167.258 ettolitri, in termini percentuali parliamo di un incremento dal 19% al 41%. Scendono invece del 23% i vini IGT che ora incidono sulla produzione complessiva solo per il 6,9%, i vini da tavola pesano invece per il 51,2% del totale». Per Statti un altro elemento che testimonia «il dinamismo dei viticultori calabresi riguarda i vini bianchi la cui produzione è aumentata da 48.000 a 126.000 ettolitri; oggi la ripartizione tra vini rossi e vini bianchi è – rispettivamente – del 68,4% e del 31,6%». Entrando nel dettaglio della produzione dei vini con marchio Dop è emerso la principale produzione è legata al Cirò (73,5% del totale della produzione), il secondo è Terre di Cosenza (6,80%), terzo il Melissa (6,08%). E in tema di consolidamento del comparto il presidente ha tenuto a ricordare che «il numero delle aziende passate da 34.291 a 13.390 ma è aumentata da 0,4 a 0,7 ettari la media della superficie vitata per singola azienda». «Ora – ha puntualizzato Statti – dobbiamo investire sui percorsi produttivi e su quelli di internazionalizzazione». E per questo ha sottolineato come «la prima azione da fare riguarda la capacità che avremo nel far percepire la Calabria come una regione vinicola e da qui la nostra proposta e cioè quella di unire la produzione vinicola regionale, quella con qualità indiscussa ed indiscutibile, sotto il "vessillo" di un'unica Doc, con un marchio unico per tutti i vini della Regione. Il progetto Calabria Doc è rispondente – ha concluso Statti – ad una logica innovativa e moderna che mira a promuovere non la singola etichetta ma l'idea e la conoscenza di una Calabria vinicola».

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    Il presidente regionale di Confagricoltura, nel corso di un convegno sul comparto, lancia una proposta per rilanciare il settore

CATANZARO Rimangono in servizio i 12 vigili urbani della polizia municipale di Catanzaro indagati nell'inchiesta Palazzo degli ignobili. Nei loro confronti la Procura di Catanzaro aveva chiesto sei mesi di interdizione dai pubblici uffici. Richiesta respinta, questa mattina, dal gip Ilaria Tarantino che consente così a Giuseppe Antonio Salerno, capo della polizia municipale e agli altri 11 di continuare il proprio lavoro. Tale procedimento nasce nell'ambito dell'inchiesta – condotta dal sostituto procuratore Gerardo Dominijanni – denominata "Palazzo degli ignobili" e ribattezzata "multopoli". Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere, truffa, abuso di ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Secondo le indagini condotte dalla Digos, infatti, gli indagati pur di ottenere prestigio in ambito politico si sarebbero associati «per far ottenere o conseguire ingiusti profitti patrimoniali con l'annullamento illegittimo di diverse multe, abusando e strumentalizzando il potere e le funzioni di cui sono investiti». Insomma multe cancellate e trattamento di favore nei confronti di numerosi politici della giunta di Palazzo dei Nobili. Gli altri vigili ritenuti coinvolti nell'associazione sono Salvatore Tarantino, Luciano Calabrese, Domenico Amico, Giuseppe Canino, Maria Teresa De Masi, Rocco Cristallo, Ivan Larocca, Umberto Raimondo, Luigi Talarico, Luigi Veraldi e Luigi Sacco. Secondo il gip le indagini avrebbero permesso di appurare tale sistema teso ad annullare i verbali di contravvenzione nei confronti dei pochi privilegiati. Il giudice ha però ritenuto di respingere l'interdizione dai pubblici uffici poiché non sussistono le esigenze cautelari. Gli indagati risultano, infatti, incensurati e non sussiste un concreto pericolo di recidiva o inquinamento delle prove.

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    Il gip ha respinto la richiesta di interdizione dai pubblici uffici per gli agenti coinvolti nell'inchiesta "Palazzo degli ignobili"

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