Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 30 Maggio 2015

REGGIO CALABRIA Tantissimi i tifosi della Reggina in festa che hanno accolto stasera in piazza a Reggio Calabria i calciatori della società amaranto reduci dalla partita vinta 1 a 0 contro il Messina nella gara di ritorno per i play out. Il risultato positivo, conquistato nello stadio San Filippo della città peloritana dopo quello ottenuto in casa nella gara di andata, consente alla squadra calabrese, dopo un campionato piuttosto tribolato, la permanenza in Lega Pro mentre il Messina retrocede in serie D. I calciatori della Reggina, in tarda serata, sono giunti a Reggio Calabria a bordo di un pullman scoperto, così come aveva anticipato il presidente della società Lillo Foti, in un tripudio di bandiere amaranto, cori, danze e applausi.

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    I calciatori della Reggina in piazza a bordo di un pullman scoperto dopo la vittoria nel derby dello Stretto

«I problemi legati alla gestione dei rifiuti non si risolvono certo con le contestazioni e con gli scontri verbali. Ereditiamo una situazione drammatica e la persistente mancanza di impianti di trattamento dei rifiuti, rende le criticità del settore ancora più pesanti, costringendo spesso a scelte obbligate, seppure non volute». È quanto afferma in una nota il consigliere regionale Mimmo Bevacqua, che stigmatizza le contestazioni che il Comitato ambientale presilano ha rivolto al presidente della Regione Oliverio, accusandolo di proseguire l'indirizzo di Scopelliti, nella gestione dei rifiuti.
«Non vi è dubbio sostiene Bevacqua – che il settore dei rifiuti risente dei ritardi e anche delle scelte non fatte delle passate amministrazioni. Ma la volontà di portare la gestione a normalità applicando le disposizioni di legge, è evidente, che da sola non può bastare, se persistono carenze strutturali e deficit organizzativi».
«Certo abbiamo il dovere di accelerare – ha proseguito il consigliere regionale – cercando anche di recuperare il tempo perduto, avviando la raccolta differenziata in ogni comune e, possibilmente, realizzando quegli impianti che sono indispensabili per portare la filiera a pieno regime. Solo così saremo in grado di dare un servizio di raccolta differenziata efficiente e produttivo. Nel frattempo è auspicabile la collaborazione dei cittadini che possono contribuire, sin da subito, alla riduzione del volume dei rifiuti, scegliendo ad esempio prodotti a imballaggio zero e privilegiando alimenti sfusi o detersivi alla spina. Di necessità virtù: riduciamo sin da subito i rifiuti e diventiamo consumatori critici».

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    Secondo il consigliere regionale «la volontà di portare la gestione a normalità da sola non può bastare se persistono carenze strutturali e deficit organizzativi»

ROMA «Apprendo dalla stampa dell'indignazione dei sindacati che chiedono lumi sugli sperperi nella sanità privata calabrese: un intervento, quello di Cgil e Cisl, che non mi stupisce. Si tratta di un argomento sul quale ero già stato sensibilizzato e sul quale mi ero già espresso. E, anzi, avevo ritenuto doveroso interrogare chi di dovere, ministro della Salute e del Lavoro, in nome del rispetto dei diritti dei cittadini, come pazienti e come lavoratori del settore». Lo afferma il senatore del Gruppo misto Francesco Molinari. «Sembra infatti – prosegue – che il diritto costituzionalmente garantito alla salute, sia difficile da assicurare in Calabria. È più facile che prevalgano, sull'interesse pubblico, gli interessi privati, che la salute non ha niente da spartire. Ed è comune l'utilizzo di posti istituzionali come trampolini per conquistare posti di potere, in un sospetto conflitto di interesse i cui contorni dovrebbero essere indagati».
«È perciò giusto – chiosa Molinari – non solo dare voce alla disperazione dei lavoratori, ma anche chiedere conto di quella doverosa attività di controllo che si dovrebbe spendere di fronte alle denunce dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali: non è bene interrogarsi sull'utilizzo dei fondi pubblici ai quali tutti noi cittadini siamo chiamati a contribuire? I quesiti alla base della mia interrogazione ancora attendono una risposta, e già se ne potrebbero porre altri a un governo che sembra far finta di niente, nonostante la situazione calabrese sia assai grave. Occorre che i necessari controlli intervengano prima che divenga – conclude – inaccettabile».

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    Il senatore del Gruppo misto: «I posti istituzionali usati come trampolini per conquistare posti di potere, in un sospetto conflitto di interesse i cui contorni dovrebbero essere indagati»

Sabato, 30 Maggio 2015 18:33

Statuto, Ferro: Bilardi sbaglia

CATANZARO «Sulla modifica dello Statuto regionale, sono costretta a restituire al mittente l'invito del senatore Bilardi di inviare una nota dettagliata e motivata al ministero delle Regioni chiedendo l'impugnativa della legge di revisione statutaria davanti alla Corte costituzionale». È quanto afferma, in una dichiarazione, Wanda Ferro, vicecoordinatrice regionale di Forza Italia in relazione alla posizione espressa da Ncd sulla proposta di referendum sul nuovo statuto regionale. «Il senatore evidentemente ignora - prosegue Ferro - che il consiglio dei ministri, nella seduta del 29 aprile 2015, ha deciso di non impugnare davanti alla Consulta la legge di revisione statutaria voluta dal presidente Oliverio e approvata dal consiglio regionale. Tralasciando le valutazioni su eventuali profili di incostituzionalità della legge, non si puo' certo sostenere che la mancata impugnazione da parte del governo Renzi costituisca garanzia di legittimità: basti pensare alla decisione del Tar Calabria di rinviare all'esame della Consulta, rilevandone profili di incostituzionalità, la nuova legge elettorale calabrese, che lo stesso governo Renzi non aveva impugnato». «Quanto alla richiesta dei sette consiglieri regionali, espressione di Forza Italia - sostiene ancora Ferro - che hanno già firmato il documento per chiedere l'indizione del referendum sulle modifiche statutarie volute dal presidente Oliverio, sbaglia il senatore Bilardi là dove afferma che avrebbe il solo scopo di fare ostruzionismo: non è certo Forza Italia che ostacola o rallenta l'attività di governo del governatore Oliverio, tanto che un'autorevole voce del Ncd quale il senatore Gentile appena pochi giorni fa ha lamentato la chiusura "a riccio" della maggioranza, che ignora le proposte avanzate dallo stesso partito di Bilardi. Inoltre non credo, come sostiene il senatore, che il tema oggetto del referendum non interessi i calabresi, che invece comprendono perfettamente che restituire loro l'ultima parola sullo Statuto della Regione non costituisce uno spreco di denaro, ma un diritto sancito dall'art. 123 della Costituzione, in una materia che ha grande rilevanza per le sorti della Calabria e per il futuro dei suoi giovani. Semmai proprio le modifiche statutarie introdotte dal presidente Oliverio determineranno maggiori costi che i cittadini calabresi saranno costretti a sopportare. Infatti, le modifiche al nuovo Statuto regionale non sembrano avere l'obiettivo di rendere più snella ed efficiente la macchina regionale, piuttosto quello di consentire al presidente Oliverio di distribuire nomine per soddisfare le pretese delle variegate anime della coalizione che lo ha sostenuto in campagna elettorale e trovare così un equilibrio nella sua maggioranza». «La Carta "costituzionale" della Regione - sottolinea la vicecoordinatrice regionale di Fi - viene utilizzata per risolvere i problemi politici della maggioranza attraverso l'aumento del numero degli assessori e l'introduzione della figura del consigliere delegato, senza che sia posto alcun limite al numero dei consiglieri ai quali possono essere delegate specifiche attività e senza che sia precisata la natura dell'attività delegabile». «Il referendum popolare, al contrario di quanto pensa il senatore Bilardi - conclude Ferro - potrà restituire ai calabresi il diritto di essere ben governati senza la vecchia logica di spartizione delle poltrone che bisogna restituire al passato».

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Sabato, 30 Maggio 2015 18:21

CALCIO SPORCO | Le decisioni del gip

CATANZARO Trentatrè fermi non convalidati, dieci convalidati, e uno ancora da decidere, e poi quattordici indagati rimessi in libertà, dodici che restano in carcere, quindici che sono andati agli arresti domiciliari, due sottoposti all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, e l'ultimo ancora da decidere. E' questo il quadro delle decisioni di tutti i giudici per le indagini preliminari d'Italia in merito alle posizioni dei destinatari del provvedimento di fermo emesso dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro ed eseguiti con l'operazione "Dirty soccer", mirata a svelare un presunto vorticoso giro di partite combinate nell'ambito del campionato di Lega Pro e Serie D. Il quadro, cioè, delle 44 decisioni dei gip chiamati a pronunciarsi per competenza territoriale a seconda del luogo in cui è stato eseguito ogni fermo - gli ultimi 6 dei 50 totali devono ancora essere eseguiti perché i destinatari sono irreperibili -, e che adesso hanno tutti rimesso gli atti al collega dell'Ufficio distrettuale del capoluogo calabrese che è competente a trattare unitariamente il procedimento, da cui mancano ancora le decisioni relative alle posizioni dei sei indagati stranieri che sono ancora attivamente ricercati e per i quali quindi non si è potuta tenere l'udienza di convalida, ma sufficiente per il pubblico ministero di Catanzaro titolare delle indagini, Elio Romano, per avanzare la propria richiesta di misure cautelari. E il pm, infatti, ha proceduto a richiedere al gip catanzarese l'emissione di un'ordinanza che disponga, se il gip lo riterrà, provvedimenti cautelari che andranno a confermare o sostituire quelli cui sono attualmente sottoposti, per tutti, dunque, tranne che per gli indagati che sono stati rimessi completamente in libertà.

Queste, in dettaglio, le 44 decisioni già emesse fin qui dai gip d'Italia - in parentesi i ruoli assegnati agli indagati dagli investigatori: per Antonio Ciccarone, (Direttore Sportivo del Neapolis), gip di Salerno, non convalida e nessuna misura; per Mario Moxedano, (Presidente del Neapolis), gip di Napoli, convalida e custodia in carcere ma esclusa l'aggravante della mafiosità; per Francesco Molino (direttore sportivo del comprensorio Montalto Uffugo), gip di Cosenza, non convalida e carcere; per Antonio Palermo (dirigente del comprensorio Montalto Uffugo), gip di Cosenza, non convalida e carcere. Per Raffaele Moxedano (figlio di Mario e calciatore del Neapolis), gip di Napoli, non convalida e nessuna misura; per Pasquale Izzo (calciatore della Puteolana), gip di Napoli, convalida e domiciliari; per Emanuele Marzocchi (calciatore della Puteolana), gip di Napoli, non convalida e nessuna misura; per Salvatore Astarita (ex calciatore dell'Akragas), gip di Napoli, non convalida e nessuna misura; per Savino Daleno, (ex calciatore e consulente di mercato del Brindisi), gip di Trani, non convalida e nessuna misura; per Antonio Flora (Presidente del Brindisi), gip di Bari, convalida e domiciliari; per Giorgio Flora (vice presidente del Brindisi), gip di Bari, convalida e domiciliari; per Vito Morisco, (direttore generale del Brindisi), gip di Bari, convalida e domiciliari; per Ercole Di Nicola (direttore sportivo de L'Aquila), gip di Venezia, convalida e domiciliari; per Vincenzo Nucifora (ex direttore sportivo della Torres), gip di Ascoli Piceno, convalida e domiciliari; per Fabio Di Lauro (ex calciatore e imprenditore), gip di Rimini, non convalida e domiciliari; per Daniele Ciardi (magazziniere del Santarcangelo calcio), gip Venezia, non convalida e domiciliari; per Enrico Malvisi (Imprenditore, scommettitore), gip di Forlì, non convalida e carcere; per Marco Guidone (calciatore Santarcangelo), gip di Monza, convalida e carcere; per Francis Obeng (calciatore Santarcangelo), gip Genova, non convalida e nessuna misura; per Mohamed Lamine Traorè (calciatore Santarcangelo), gip di Genova, non convalida e nessuna misura; per Giacomo Ridolfi (calciatore Santarcangelo), gip di Pesaro, non convalida e domiciliari; Mauro Ulizio (ex direttore generale del Monza calcio ed ex socio, occulto, e direttore generale "di fatto" del Pro Patria), gip di Rimini, non convalida e domiciliari; per Massimiliano Carluccio (socio occulto e dirigente "di fatto" del Pro Patria), gip di Forlì, non convalida e carcere; per Marcello Solazzo (uomo di fiducia di Massimiliano Carluccio), gip di Forlì, non convalida e carcere; per Andrea Ulizio (figlio di Mauro, calciatore del San Marino ed ex del Pro Patria), gip di Reggio Emilia, non convalida e nessuna misura; per Ala Timosenco (legata a Fabio Di Lauro e intermediaria/traduttrice con i serbi), gip di Rimini, non convalida e obbligo presentazione pg; per Erikson Aruci (collaboratore di Fabio di Lauro e legato ad Andrea Ulizio), gip di Rimini, non convalida e obbligo di presentazione alla pg. Per Adolfo Gerolino (ex calciatore del Pro Patria), gip di Avellino, non convalida e domiciliari; per Vincenzo Melillo (calciatore del Pro Patria), gip di Busto Arsizio, non convalida carcere; per Marco Tosi (ex allenatore del Pro Patria), gip di Cagliari, non convalida e nessuna misura; per Stefano Benini (uomo di fiducia di Carluccio), gip di Forlì, non convalida e carcere; per Alberto Scarnà (sovrintendente della polizia di Stato e uomo di fiducia di Fabio Di Lauro), gip di Asti, non convalida e domiciliari; per Raffaele Pietanza (uomo di fiducia di Carluccio Solazzo), gip di Brindisi, convalida e carcere; per Diego De Palma (imprenditore, co-finanziatore dicombines e uomo di fiducia di Fabio Di Lauro), gip di Forli', non convalida e domiciliari; per Raffaele Poggi (co-finanziatore dicombines; uomo di fiducia di Enrico Malvisi), gip di Ravenna, non convalida e carcere; per Edmond Nerjaku (imprenditore, finanziatore di combines e scommettitore), gip di Savona, convalida e carcere; per Gianni Califano (direttore sportivo del Monza), gip di Milano; non convalida e nessuna misura; per Bruno Califano (padre di Gianni), gip di Nocera Inferiore, non convalida e nessuna misura; per Massimo Cenni, gip di Rimini, non convalida e domiciliari; per Ninni Corda (allenatore del Barletta calcio), gip di Savona, non convalida e nessuna misura; per Fabrizio Maglia (direttore sportivo della Vigor Lamezia), gip di Lamezia, non convalida e domiciliari; per Felice Bellini (ex direttore sportivo del Gudja United Malta e attuale dirigente responsabile marketing della Vigor Lamezia), gip di Catanzaro, non convalida e nessuna misura; per Sebastiano La Ferla (uomo di fiducia di Bellini), gip di Catanzaro, non convalida e nessuna misura.

Già fissata per lunedì, poi, l'udienza di convalida del fermo ed eventuale emissione di misura cautelare, per Maurizio Antonio Pagniello, detto "Morris", (ex calciatore, ex presidente del Trento 1921), che era ricercato ma giovedì si è presentato spontaneamente alla polizia e per il quale il pubblico ministero ha chiesto gli arresti domiciliari. Non si possono ancora tenere le udienze di convalida per gli ultimi sei indagati che sono ancora ricercati, e cioè: Aleksander Brdanin (finanziatore dicombines); Uros Milosavljevic, (finanziatore di combines); Milan Jovicic (finanziatore dicombines); Ioana Delia Dan detta "Bianca" (interprete al servizio di Mauro Ulizio); Robert Farrugia (finanziatore di combines); Adrian Farrugia (finanziatore di combines).

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    Arrivano anche le nuove richieste delle Procure per gli indagati dell'operazione "Dirty soccer"

MESSINA È amaranto il cielo sopra lo Stretto. La Reggina compie l'impresa al San Filippo  battendo gli storici rivali del Messina e salvando, clamorosamente, una stagione che sembrava destinata all'epilogo peggiore. Gli amaranto bissano dunque il successo dell'andata e spediscono all'inferno i giallorossi. Proprio come accaduto per ben due anni di fila, nel 2006 e nel 2007, nella massima serie, il derby dello Stretto registra la retrocessione dei peloritani. Ma questa volta sono le porte della serie D a spalancarsi per i siciliani che partivano in questo confronto salvezza, con i favori del pronostico. Al Messina, infatti sarebbero bastati anche due pareggi  nel doppio confronto per avere la meglio, in virtù del miglior piazzamento ottenuto in classifica al termine della stagione regolare.

Tutto sovvertito, dunque, ed è il popolo amaranto a festeggiare. Gli uomini di Tedesco sono apparsi rivitalizzati da questa opportunità scaturita solo pochi giorni fa e già nella gara del Granillo erano sembrati nettamente più motivati rispetto al Messina. Un copione andato in scena anche oggi, al San Filippo, in una gara tesa (espulsi Benedetti e Aronica e avvio di secondo tempo ritardato di un quarto d'ora, per scaramucce scoppiate all'interno degli spogliatoi), per nulla spettacolare ma che gli amaranto hanno saputo condurre in porto con freddezza e senso pratico. Il Messina è apparso stanco e privo di quelle energie necessarie per segnare quel gol che pure le avrebbe permesso di affondare gli avversari. L'undici di Di Costanzo ha provato a lungo a mettere pressione alla retroguardia amaranto senza, tuttavia rendersi mai realmente pericoloso. E alla fine è arrivata anche la beffa più atroce per la tifoseria giallorossa, con l'incornata di Balistreri a tre minuti dalla fine. Esplosione di gioia nel settore ospiti del "San Filippo", la Reggina resta in Lega Pro.

Luigi De Angelis

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Sabato, 30 Maggio 2015 17:01

Quell'antimafia di parata

Nella migliore delle ipotesi l'antimafia da passerella, alla quale dedicano ormai gran parte del loro tempo sia il presidente del Senato Piero Grasso che il suo successore alla guida della Procura nazionale antimafia Franco Roberti, finisce col portare male a chi pratica l'antimafia quotidiana dei fatti. Non sapremmo come leggere altrimenti le defaillance che il contrasto alla criminalità organizzata nel suo aspetto più pericoloso, quello del connubio con la politica, hanno contato in questi giorni sull'asse Palermo-Rosarno-Roma. Lo stesso asse che il floreale duo Grasso-Roberti ha percorso, tra un'inaugurazione e un taglio di nastro.
Torni a Rosarno, il presidente Grasso, perché è bene scopra direttamente che appena scaduto il tempo concesso alla passerella antimafiosa organizzata dalla "Gerbera Gialla", la 'ndrangheta si è ripreso quel che è suo e ha sciolto il comune di Rosarno, mandando a casa Elisabetta Tripodi, la sua vita blindata e il suo impegno a portare regole certe anche a Rosarno. E torni, il presidente Grasso, a leggere le sentenze che stanno uscendo in questi giorni e che spingono il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, a commentare con dura amarezza: «Non è stato riconosciuto il voto di scambio politico-mafioso e l'agevolazione ai mafiosi, perché il giudice ha considerato che la legge attuale è più favorevole all'imputato. La concezione che sta alla base delle norme sul nuovo voto di scambio – ha continuato il pm – distrugge tutto ciò che è stato fatto negli ultimi venti-trenta anni contro la mafia e il suo potere elettorale. Non è ammissibile che ogni volta ci si debba chiedere di dimostrare il metodo mafioso».
Eppure quella legge che oggi, a Bologna come a Palermo e a Roma come a Torino, impedisce di colpire il voto di scambio politico-mafioso ha avuto la benedizione sia del presidente Grasso che del procuratore nazionale Roberti. Parlarono di un successo e di un grande passo avanti mentre i loro colleghi, quelli in trincea, facevano notare che la realtà era assai diversa.


LO SFOGO DI TERESI
Sentiamo ancora lo sfogo di Vittorio Teresi: «Sbaglia chi crede che ci sia una mafia militare e una mafia politica e che queste siano due parti scindibili, indipendenti e autonome dell'organizzazione mafiosa. Non sono la stessa cosa dal punto di vista ideale e operativo, sono la stessa cosa dal punto di vista personale. I criminali mafiosi a cui ci si rivolge per ottenere voti sono coloro che commettono i reati più gravi all'interno dell'associazione mafiosa per raggiungere i fini dell'associazione stessa».
Possibile che nessuno tra i tanti cronisti e i tanti operosi militanti della lotta alla mafia con marcette musicali e dibattiti "all'acqua di rose", ha trovato il tempo di chiedere a Grasso e a Roberti – in quel di Rosarno e in quel di Roma – conto per una legge che porta indietro di venti-trenta anni lo stato della lotta alla mafia?
Cosa è accaduto? Vediamo di spiegarlo bene, in attesa che se ne occupi la promessa Università dell'antimafia di Limbadi. Con l'art. 11 ter del decreto legge 8 giugno 1992, n. 306 (successivo di pochi giorni alla strage di Capaci) convertito in Legge 7 agosto 1992 n. 306, il legislatore introdusse l'art. 416 ter del codice penale che per la prima volta puniva il voto di scambio, cioè la promessa di voti da parte di appartenenti ad organizzazioni mafiose «in cambio della erogazione di denaro».

 

IL TRADIMENTO DI GIOVANNI FALCONE
Sembrava una grande conquista, realizzata con il sangue di Giovanni Falcone, ma era una beffa. Quella norma fu applicata molto raramente perché prevedeva un'ipotesi rarissima: quella di mafiosi che promettono o danno voti al politico in cambio di denaro, come se di quello avessero bisogno, loro che maneggiano gli enormi profitti della droga e delle altre attività criminali tipicamente mafiose. Vogliono invece ottenere vantaggi sul piano legislativo, amministrativo, istituzionale e dunque si trattò di una legge inutile. Per decenni vi furono appelli ai governi di ogni colore, al Parlamento, ai singoli partiti, alla Commissione antimafia perché proponesse una riforma, che, secondo le proposte più serie e sensate, doveva limitarsi all'aggiunta di cinque paroline. Dopo «in cambio della erogazione di denaro» bastava aggiungere «e di ogni altra utilità». Passarono oltre due decenni inutilmente. Finalmente l'attivismo del governo Renzi pose fine allo scandalo. La legge sul voto di scambio sarebbe stata modificata in modo da renderla applicabile a tutte le ipotesi di scambio, come richiesto da magistrati, studiosi, e dall'antimafia della strada, quella senza partita iva e senza incarichi ministeriali, per capirci. Dopo lungo travaglio fu varata la legge 17 aprile 2014, n. 62 dal titolo eloquente "Modifica dell'articolo 416-ter del codice penale, in materia di scambio elettorale politico-mafioso". La riforma venne accolta con plauso generale da magistrati, organizzazioni antimafia, politici, ecc. Ed in effetti a leggerla bene quelle cinque paroline erano state finalmente aggiunte. Eccone il testo: L'articolo 416-ter del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 416-ter. - (Scambio elettorale politico-mafioso). - Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma».
Un momento: prima di quelle paroline, a ben guardare, però ne erano state aggiunte altre, non si sa bene da chi, che passarono inosservate, ma che presto rivelarono la loro effettiva nefasta portata. Da una parte si aggiungeva, ma dall'altra si introducevano «le modalità» che avrebbero reso di fatto inapplicabile la legge. Lo scambio doveva avvenire «mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis» e cioè «avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associative e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva».
Che sarà mai? Lo scoprì dopo appena qualche mese la Cassazione, con la sentenza emessa il 3 giugno 2014: «In tema di delitto di scambio elettorale politico-mafioso, la legge 17 aprile 2014, n. 62, modificando l'art. 416-ter Cod. Pen. ha introdotto un nuovo elemento costitutivo nella fattispecie incriminatrice, relativo al contenuto dell'accordo, che deve contemplare l'impegno del gruppo malavitoso ad attivarsi nei confronti del corpo elettorale anche dispiegando concretamente, se necessario, il proprio potere di intimidazione, con la conseguenza che sono penalmente irrilevanti le condotte pregresse consistenti in pattuizioni politico-mafiose, che non abbiano espressamente previsto le descritte modalità di procacciamento dei voti».


UNA MANINA ALTERA LA LEGGE
Per la verità il testo approvato in prima lettura dalla Camera era diverso: Nella "Relazione alla proposta di legge C.204", presentata alla Camera dei Deputati il 15 marzo 2013 e poi approvata con modificazioni, si evidenziava, infatti, che «l'ulteriore (diabolica, ndr) necessità di provare l'utilizzo del metodo mafioso, che non attiene alla struttura del reato, riconducibile ai delitti di pericolo ovvero a consumazione anticipata, rischia di vanificare la portata applicativa della disposizione». La Camera, in sostanza, aveva fiutato il pericolo per cui insisteva nella originaria formula: «Chiunque, fuori delle previsioni di cui all'art. 416-bis, comma 3, anche senza avvalersi delle condizioni ivi previste, ottenga, da parte di soggetti appartenenti a taluna delle associazioni di tipo mafioso punite a norma dell'art. 416-bis ovvero da parte di singoli affiliati per conto delle medesime, la promessa di voti, ancorché in seguito non effettivamente ricevuti, in cambio dell'erogazione di denaro o altra utilità è punito con la pena prevista dal primo comma del citato art. 416-bis».


IL MISFATTO AVVIENE AL SENATO
È al Senato che si consuma il misfatto. È al Senato che una "manina" ancora non identificata innesca la mina che oggi fa saltare indagini delicate contro Cosa nostra, camorra e 'ndrangheta lasciando impunti i politici che sottoscrivono accordi con i mafiosi in cambio del loro appoggio elettorale. Insomma proprio sotto gli occhi del presidente Piero Graso, qualche manina introdusse lo strumento che avrebbe dovuto rendere inapplicabile la legge, essendo praticamente impossibile dare la prova della consapevolezza da parte del politico che la promessa o dazione dei voti sarebbe avvenuta tramite intimidazione assoggettamento e omertà, di cui sopra.
Nessuno tra i laudatores della nuova legge se ne era accorto. La sentenza emessa adesso fornisce la prova della possibile inutilità della nuova tanto decantata legge, inapplicabile persino nei casi di elargizione di denaro.
Non è l'unico caso di mine vaganti inserite nel corpo di leggi antimafia. Quella sull'autoriciclaggio ne costituisce altro clamoroso esempio. Ma su queste cose l'antimafia delle marcette, quella danzante e saltellante esperta in novelle per studenti svogliati, non interloquisce.

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    di Paolo Pollichieni

COSENZA Si è tenuta ieri, nei locali della federazione provinciale del Pd di Cosenza, una partecipata riunione del dipartimento Scuola e formazione presieduta dalla coordinatrice Raffaella Ciardullo, alla quale sono intervenuti anche i segretari provinciali di Cgil Cisl e Uil Pino Assalone, Pina Carbone e Francesca Guarascio. All’incontro era presente anche Enza Bruno Bossio, prima firmataria di alcuni emendamenti al ddl durante la fase di discussione alla Camera che, insieme ad altri 40 deputati della minoranza Pd non ha votato il testo finale passato ora all’esame del Senato.

Tutti gli intervenuti (docenti, dirigenti e rappresentanti dei genitori e degli studenti) hanno esternato «grande preoccupazione per gli effetti che la proposta di ddl sta producendo nel mondo della scuola, come dimostra – è stato riferito – la massiccia adesione allo sciopero dell’8 maggio scorso e le grandi manifestazioni delle ultime settimane. Al di là di tutte le buone intenzioni annunciate, il ddl – hanno detto – ha prodotto una vera e propria frattura tra il Pd e un mondo che tradizionalmente gli è sempre stato vicino, soprattutto perché non affronta le vere criticità del nostro sistema formativo come la dispersione, l’analfabetismo di ritorno, la rimozione delle diseguaglianze sociali che sono le principali mission di una scuola democratica».
I rappresentanti delle organizzazioni sindacali, nel ribadire la posizione già espressa in questi giorni e ribadita anche nelle audizioni svoltesi presso le commissioni di Camera e Senato nei giorni scorsi, hanno puntato il dito su tutta una serie di «rischi» che l’approvazione del ddl porta con sé, sia per quanto riguarda «il piano di assunzione dei precari che opera inaccettabili discriminazioni tra precari portatori degli stessi diritti», sia perché, hanno detto, il ddl produrrebbe anche una sostanziale precarizzazione del personale di ruolo privandolo della libertà di insegnamento e dei diritti individuali alla mobilità.
«Al Senato – ha detto Enza Bruno Bossio – il ddl dovrà essere profondamente cambiato e per fare ciò è necessario superare il nodo del piano delle assunzioni che è condizionato all'approvazione del ddl stesso».
«Per questo motivo come minoranza Pd – ha detto ancora la deputata democrat – in sede di discussione al Senato chiederemo innanzitutto lo stralcio del piano delle assunzioni dei precari, per i quali proponiamo un piano quinquennale di progressivo assorbimento che superi le incomprensibili norme discriminatorie contenute nel ddl. Solo dopo lo stralcio sarà possibile lavorare, in un clima di serenità e di ascolto di tutte le componenti del mondo della scuola, su un testo che affronti i veri nodi del nostro sistema formativo che è tutt'altro che conservatore ma che anzi chiede il riconoscimento della propria decisiva funzione per la crescita culturale, democratica ed anche economica e sociale del Paese».
«La necessità di produrre in Italia i cambiamenti di cui ha bisogno – ha concluso Enza Bruno Bossio – non può tradursi in riforme fatte di fretta e soprattutto contro la volontà di chi dovrà attuarle».

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    I componenti del partito e delle sigle sindacali presenti a una riunione del dipartimento Scuola e formazione che si è tenuta a Cosenza: «Preoccupati per gli effetti che la proposta sta producendo

COSENZA «Dopo quasi 100 giorni di blocco dell'importante arteria viaria, pressoché unico collegamento con il resto del Paese, è arrivato il momento di mettere in campo un programma chiaro e definitivo per il superamento della situazione venutasi a creare». È quanto affermano in una dichiarazione congiunta il segretario generale della Cisl Calabria, Paolo Tramonti, e quello di Cosenza, Antonio Russo. Nel ribadire l'importanza del prossimo incontro con il governo sull'interruzione dell'A3 nel tratto tra Laino Borgo e Mormanno, il sindacato auspica «la massima unità di intenti» da parte della delegazione calabrese. «Nell'incontro convocato dal ministro Delrio – si legge nella nota della Cisl – dovranno essere assunte decisioni coerenti ed adeguate all'emergenza in atto esercitando la massima attenzione e vigilanza rispetto ai provvedimenti che si riterrà opportuno prendere. In questo senso, in attesa dei tempi di realizzazione dei lavori che è auspicabile si avviino e concludano al più presto, è necessario individuare e prevedere con urgenza soluzioni alternative sugli assi viari, ferroviari, aerei e marittimi, soprattutto in vista dell'approssimarsi della stagione estiva. Tutto ciò – sostiene ancora la Cisl – tenendo conto delle rilevanti ricadute dal punto di vista economico e sociale, oltre che di sicurezza, per le comunità interessate e per l'intera Calabria».
«La drammaticità degli eventi in corso dimostra ancora una volta – proseguono Tramonti e Russo – come la nostra Regione necessita dell'avvio di un consistente programma di investimenti pubblici per ammodernare e connettere i vari territori. Il governo deve farsi carico di attuare politiche vere di riequilibrio territoriale a favore delle aree più deboli del Paese come le nostre. Sui temi delle infrastrutture e dei trasporti – è la conclusione – è urgente che il governo regionale, al quale spetta assicurare il coordinamento degli interventi, convochi al più presto le parti economiche e sociali anche per dare attuazione al Patto per lo Sviluppo condiviso e sottoscritto nei giorni scorsi».

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CATANZARO «Sul dissesto idrogeologico finalmente qualcosa si è mosso. I numeri e i fatti concreti dimostrano che in pochi mesi è stato realizzato più di quanto non sia avvenuto negli ultimi cinque anni». È quanto afferma, in una nota, il presidente di Ance Calabria, Francesco Berna, che nelle scorse settimane aveva incontrato l'ingegnere Carmelo Gallo, soggetto attuatore designato dal presidente della Regione Mario Oliverio nella sua qualità di Commissario straordinario per l'attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico. «L'Accordo di programma quadro stipulato nel novembre 2010 - spiega Berna - prevedeva complessivamente 185 interventi nella nostra regione. Alla data del 31 luglio dello scorso anno ne erano stati attivati solo cinque e fino al marzo scorso ne erano partiti altri 45. In due mesi e mezzo appena, Gallo ha mandato a bando ben 26 gare e - aggiunge il presidente dei costruttori edili calabresi - entro il 30 giugno i procedimenti portati a gara saranno altri 40, per un importo complessivo, sotto la nuova gestione, di oltre 70 milioni di euro contro i 30 milioni dei cinque anni precedenti». Per il rappresentante di Ance Calabria, «il problema del dissesto idrogeologico, in una regione come la Calabria che ha un territorio letteralmente martoriato, è una priorità assoluta che impone serietà e impegno. La strada intrapresa ci sembra quella giusta, e lo affermiamo innanzitutto da cittadini calabresi che hanno a cuore la sicurezza e la stabilità della terra in cui vivono, che non può trasformarsi in una trappola assassina a ogni piccolo evento avverso dal punto di vista meteorologico».

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  • Occhiello

    Il presidente dell'Ance Calabria plaude all'accelerazione dei progetti programmati dalla Regione: positiva inversione di tendenza

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