Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 04 Maggio 2015
Lunedì, 04 Maggio 2015 23:17

Nessuna indifferenza al grido di dolore

L'associazione culturale "Ars Enotria", che promuove le arti, mantiene viva la memoria storica del nostro grande passato e favorisce l'incontro tra i popoli, non è insensibile né indifferente al grido di dolore e di orrore che si leva da tante parti del mondo. Pertanto, vuole far sentire la sua voce, che si unisce a quella di tanti enti, associazioni, persone singole che ogni giorno si battono per creare un mondo migliore. E er questo si rivolge alle istituzioni.
Irritazione e delusione, indignazione e rabbia c'inducono a rivolgerci a chi ha il potere per intervenire con maggiore responsabilità, consapevolezza e con grande apertura di cuore. Violenze e uccisioni, stermini di massa, follia di distruzione si ripetono da sempre nelle varie epoche e dovunque nel mondo.
Nell'ultimo secolo appena trascorso genocidi perpetrati dal nazismo, dallo stalinismo e altri ancora.
Nel III millennio, appena iniziato, continuiamo ad assistere a massacri inauditi che avvengono per terra, per mare e in cielo. Ogni giorno una strage. 
Sulle carrette dell'orrore speranze e disperazione: centinaia e migliaia di esseri umani trovano la morte nel mare, dopo essere fuggiti da situazioni drammatiche, da soprusi e da guerre che si combattono nelle loro terre. Solo per pochi si avvera il sogno di una vita decente e decorosa, per tutti gli altri, che sono migliaia e che nel corso degli anni saranno sempre di più, che avvenire si prospetta?
E' un tempo in cui si può morire anche per la follia esplosiva di singoli individui. Perfino nelle aule di giustizia, chiamate ad essere lo spazio dell'equilibrio e della consapevolezza dei conflitti, c'è chi vuole far vincere la propria pretesa di giustizia con la violenza e con le armi.
Sono momenti sconvolgenti. Si tratta di disagio, esasperazione, follia determinati, soprattutto, dalla deriva dei valori irrinunciabili della società. Sotto tanti aspetti si stanno effettuando crimini contro l'umanità. Il pianeta brucia, si stanno esaurendo pian piano le risorse vitali per l'uomo per mancanza di responsabilità sociale di tutti o molto spesso a causa della sete di ricchezza di molti.
L'inquinamento a tutti i livelli è causa di morte ed aumentano sempre più le famiglie decimate dal cancro. Il pensiero va ai giovani che non hanno lavoro, il bene che dà dignità alla persona. E la mafia prolifica, anch'essa divenuta un cancro sociale.
Consapevoli della gravità del momento, noi di Ars Enotria non riusciamo a sottrarci a sentimenti di profondo sgomento, di dolore, di paura.
Circa il dramma degli immigrati e le notizie raccapriccianti di ogni giorno, la Calabria, che è in prima linea fra le regioni europee ad affrontarne il problema, da terra d'emigrazione è anche terra di approdo e di accoglienza, per quanti perseguitati e disperati, sono costretti a fuggire dai loro paesi per trovare una speranza, un rifugio e un futuro altrove. Problemi enormi che persistono nel tempo, che non possono essere affrontati solo dalla Calabria e dall'Italia, ma dall'Europa e dai potenti della terra. Problemi che vanno affrontati alla radice, per cui diciamo: no alle guerre, che siano attuate politiche concrete verso i paesi di provenienza, affinché tutti abbiano un lavoro nella propria terra.
In particolare chiediamo alle Istituzioni regionali, nazionali, sovranazionali che sia efficacemente condotta la lotta a corruzione, mafia e terrorismo internazionale, che la politica a tutti i livelli si faccia concretamente vicina alle persone, ne colga le esigenze e i bisogni, risvegliando la fiducia e le forze vive del Paese con attenzione ai giovani, al lavoro, alla famiglia e al dramma dell'immigrazione.
L'occasione delle suesposte riflessioni e richieste ci è data perché il 14 maggio 2015, da un luogo prestigioso, qual è il teatro Alfonso Rendano, di tradizione, della città di Cosenza, a ben ragione denominata dal XVI secolo Atene della Calabria, le associazioni culturali "Soromptimist" e "Ars Enotria" presenteranno alla collettività "Campo verde notte" libro di Rocco Giuseppe Greco, che ha dedicato la sua vita all'educazione e alla formazione di tante giovani generazioni prima come docente, poi da preside. In tal modo si fa memoria di come si viveva nel campo di concentramento di Ferramonti, in provincia di Cosenza, che è entrato nella storia e non come campo di sterminio.
Grazie all'umanità di chi lo dirigeva, lì, durante quell'orrendo periodo della seconda guerra mondiale, si sopravviveva decentemente, ma vi era pur sempre la limitazione della libertà, diritto primario, bene supremo inalienabile. La storia ci insegni a saper realizzare individualmente e collettivamente i valori universali, che l'Europa unita ci aiuti a sentirci davvero europei e che dalle alte sfere non si agisca solo per finalità economiche, che vi siano cooperazione e sinergie fra i centri di potere globale. 

 

*presidente associazione "Ars Enotria"

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    di Angela Martire*

REGGIO CALABRIA "Prima di chiederci a che punto siamo noi magistratura, terzo potere dello Stato, nella lotta alla 'ndrangheta toccherebbe chiedere a che punto sono, primo e secondo potere? Abbiamo smesso di scherzare con i sistemi criminali?". È con una frase al vetriolo, che arriva dritta al centro delle contraddizioni del sistema Paese che il pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, svela tutta la dura realtà della vita del magistrato italiano, soldato di prima linea nella lotta alle mafie, ma dotato di armi spuntate da quello stesso governo che della legalità, almeno formalmente, della legalità ha fatto la sua bandiera. Ospite di uno degli appuntamenti messi in programma dall'associazione Riferimenti, assieme al collega della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, Lombardo – generalmente restìo a interventi e uscite pubbliche perché, dice, "di parole ne abbiamo dette fin troppe – ha deciso di parlare alla gente anche per denunciare quegli "interventi normativi senza logica, che si richiamano alla Costituzione solo quando conviene". Il riferimento, per nulla velato, è alle novità in tema di giustizia introdotte dal governo, dalla riforma del 416 ter che disciplina lo scambio politico mafioso, fino alla responsabilità civile dei magistrati. "Provvedimenti spot" concorda il pm Bruni, che dice chiaramente che uno dei principali problemi nella lotta ai sistemi criminali sono quelle leggi "salutate con toni entusiastici, ma in realtà meri spot. Mediaticamente – sottolinea – si vendono molto bene, ma anche la Cassazione ne ha già riconosciuto l'inefficacia". Parte invece da lontano, da una sentenza della Suprema Corte di Palermo del tardo '800 il pm Lombardo per spiegare quanto ritardo ci sia nella lotta al sistema mafia. All'epoca, i giudici condannarono un contadino, qualificandolo di fatto come concorrente esterno, perché aveva fornito cibo e acqua ai "malfattori" – così venivano qualificati i picciotti all'epoca – allora perseguiti. "Siamo in ritardo di 140 nella lotta ai sistemi criminali", dice Lombardo. E l'impressione – lascia intendere – è che nessuno abbia seriamente intenzione di fare nulla per recuperarlo. Parole pesanti, ma ancorate ad esempi concreti, a partire da quel 416 ter che disciplina lo scambio elettorale politico- mafioso, riformato in modo tale da renderlo impossibile da provare. "Sarebbe bastato – tuona Lombardo – aggiungere alla dicitura "denaro" già prevista nella fattispecie, semplicemente "altre utilità" ma si è preferito stravolgere la norma, introducendo una probatio tendenzialmente impossibile". E per lui, che a quella commissione sulla riforma del reato è stato chiamato a partecipare, la frustrazione è doppia. Anche perché la strada da seguire per rendere perseguibile un reato che, come un cancro, ha minato dall'interno il sistema Paese, era stata già tracciata. E da tempo. "Da quasi vent'anni, i giudici di merito hanno segnalato che l'unico problema riguardo quella norma è che un soggetto con i soldi in mano pronto a pagare i voti che sta comprando non lo troverai mai, anche perché è interesse del potere mafioso strappare un pagamento frazionato, anche per mantenere il potere di condizionamento su un soggetto che sta nelle istituzioni". Eppure, oltre vent'anni di sentenze di ogni ordine e grado non sono servite, come non sono serviti i ripetuti appelli – arrivati da larga parte della magistratura - a una seria depenalizzazione di reati che ingolfano le procure ma non hanno o non hanno più ragione di esistere. Ma il punto dolente, sottolinea un amareggiato Lombardo, è l'effetto di una innovazione normativa come la responsabilità civile per giudici e magistrati, sul disastrato mondo della Giustizia, dove – ad esempio – un unico Tribunale del Riesame è chiamato ad esaminare tassativamente entro trenta giorni - limite di recente ribadito e sottolineato - un maxiprocedimento di decine di migliaia di pagine. "È di fatto la fine dei maxi-processi" afferma il pm della Dda reggina, mettendo il dito su una contraddizione che né governo né Parlamento hanno affrontato, nell'approvare le nuove norme: in che modo processi agili, brevi, semplici potranno avere ragione di un fenomeno complesso come la 'ndrangheta, che di anno in anno di commissione in commissione, vengono presentati come sempre più complessi, più potenti, più ramificati? E la risposta è implicita nel ragionamento – forse sibillino per i non addetti ai lavori – con cui Lombardo spiega lo schizofrenico slancio normativo: "Noi siamo arrivati ad individuare due manifestazioni principali del fenomeno mafioso, la mafia e la corruzione, che altro non sono che una duplice espressione di uno stesso sistema criminale integrato e circolare. Ad esempio, si crea l'emergenza, per gestire l'urgenza. Da anni, da diversi processi viene fuori che la corruzione serve alla mafia come alla politica corrotta e la politica corrotta serve alla mafia come la corruzione. Se non spezziamo questo circolo, dove vogliamo andare?" Una domanda che il pm reggino lascia alla platea ma senza dimenticare di citare quella frase che è stata del procuratore Paolo Borsellino e per molti magistrati è diventata una stella polare: "Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo".

Lombardo la sua strada l'ha scelta da tempo, da tempo ha dichiarato guerra ai sistemi criminali in tutti i loro aspetti, e non solo quello visibile e militare, come da tempo, per questo, paga lo scotto di una vita blindata. Eppure non ha dubbi: "Ho la sensazione che la strada sia ancora lunga, però ho una certezza. Chi ha intenzione di sottrarsi al giudizio collettivo non sarà mai mio compagno di viaggio".

 

Alessia Candito

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    I pm della Dda di Reggio e Catanzaro hanno partecipato, a Reggio, a un convegno sulla legalità: basta con i provvedimenti spot

Lunedì, 04 Maggio 2015 21:19

Ciarletta: basta con le tragedie

REGGIO CALABRIA "La Regione investa sulle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza di genere per evitare che accadano ancora tragedie". La consigliera regionale di Parità Stella Ciarletta interviene sull'omicidio-suicidio avvenuto a Rende. "Il problema della violenza domestica - aggiunge - è attuale e antico allo stesso tempo e va affrontato aprendo un dibattito politico serio. Abbiamo visto tante donne calabresi cadere per mano del marito, compagno o fidanzato di turno. La nostra memoria torna ad Immacolata Rumi, uccisa di botte, e a Fabiana Luzzi, bruciata viva a 15 anni. Combattere la violenza contro le donne significa decidere di investire in politiche di prevenzione e contrasto strutturate che permettano ai centri anti violenza di lavorare a pieno regime, offrendo un servizio di consulenza e assistenza alle donne che decidono di rivolgersi a questi servizi prima che accadano simili tragedie". "In occasione del prossimo riparto delle risorse nazionali per la Calabria  proveniente dal Piano nazionale contro la violenza di genere - dice ancora Ciarletta - confido nella sensibilità politica del presidente Oliverio perché la Regione adotti presto dei criteri trasparenti per il riparto delle stesse al fine di valorizzare le competenze presenti sul territorio, riattivando anche quell'importante strumento a disposizione della giunta che è la legge regionale 20 del 2007 recante disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri di antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà".

Lunedì, 04 Maggio 2015 20:45

Clan Vibo, chieste sei condanne

CATANZARO Sette condanne a pene da tre a sette anni e sei mesi di reclusione sono state chieste dal pm della Dda di Catanzaro, Ivan Barlafante, nel confronti di presunti esponenti della cosca della 'ndrangheta dei Patania di Stefanaconi. Le richieste di condanna sono state avanzate nel processo abbreviato in corso davanti al giudice per le udienze preliminari di Catanzaro, Assunta Maiore. Per il collaboratore di giustizia Daniele Bono sono stati chiesti tre anni di reclusione; per Damiano Caglioti 6 anni; per Alex Loielo 6 anni; per Tony Mazzeo 7 anni e 6 mesi; per Riccardo Cellura 5 anni; per Antonio Sposato 6 anni e per Rosalino Pititto 6 anni. Dopo che il pm ha formulato le richieste di condanna il processo e' stato aggiornato al 22 maggio, quando ci saranno le arringhe difensive. Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, estorsione e usura con l'aggravante delle modalità mafiose. Il Comune di Stefanaconi si è costituito parte civile, rappresentato dall'avvocato Daniela Fuscà.

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    La requisitoria del pm della Dda di Catanzaro, Ivan Barlafante, nel confronti di presunti esponenti della cosca della 'ndrangheta dei Patania di Stefanaconi

SOVERIA MANNELLI Un fiume di gente a Soveria Mannelli per dire "No" alle linee programmatiche del decreto Scura. La protesta del ComoCal, il Comitato ospedali di montagna calabresi, sta raccogliendo grande adesione da parte della popolazione dei paesi montani. Dopo la manifestazione di Acri, che ha visto la partecipazione di oltre seimila persone, anche il comprensorio catanzarese del Reventino si è mobilitato. Quasi quattromila i presenti alla protesta che si è svolta davanti all'ospedale di Soveria, punto di riferimento per i paesini della Presila catanzarese e cosentina. A dare man forte al comitato di Soveria, presieduto da Antonello Maida, sono intervenuti tutti i gruppi appartenenti al ComoCal: il comitato di Acri, guidato da Paolo Belsito e Giulia Zanfino, il comprensorio vibonese, coordinato da Salvatore Albanese e, in rappresentanza di San Giovanni in Fiore, il gruppo guidato da Giovanni Guzzo. La morte della sanità calabrese è stata rappresentata da una bara posta all'entrata del nosocomio. Una sanità che ha deciso, però, di non soccombere senza combattere e di dichiarare guerra al decreto numero nove, del due aprile scorso, firmato dal nuovo commissario Massimo Scura. «Le linee programmatiche di questa nuova legge – ha dichiarato Alessandro Sirianni, coordinatore del ComoCal – tendono a cancellare tutti i servizi degli ospedali montani. Vengono soppressi tutti i servizi primari: radiologia, fisiatria, pediatria, laboratorio analisi, cardiologia. Così facendo un Pronto soccorso perde importanti specialistiche di riferimento. Ma non solo, verranno ridotti del 50% i posti per la dialisi e resteranno 20 posti per Medicina. In cambio si promette l'implementazione dei posti per la lungodegenza, una promessa alla quale è difficile credere, una presa in giro, considerando le convenzioni con le cliniche provate a cui la lungodegenza viene sovente assegnata. Basti pensare che la Calabria è la seconda regione, dopo la Lombardia, ad avere strutture private accreditate». Alle promesse non si crede più. «In cambio dei tagli ci assicurano chirurgia in day surgery e un servizio di oncologia per la chemio. Anche Scopelliti, attraverso il suo dg Mancuso, le aveva promesse. Qui è una vita che aspettiamo la tac multislide e la macchina per l'ortopanoramica ma invece di acquisire tecnologia e avere garanzia dei livelli essenziali di assistenza non fanno altro che portare via le cose. Martedì porteranno via il frigo per l'emoteca. Questo significa niente trasfusioni e ulteriore depotenziamento del Pronto soccorso». Schierati contro il decreto numero nove anche i sindaci di Bianchi, Colosimi, Cicala, Scigliano e Carlopoli. Dichiara guerra ai nuovi decreti il primo cittadino di Soveria Mannelli, Giuseppe Pascuzzi, che oggi ha ricevuto il vice presidente della giunta regionale Enzo Ciconte e che giorno 15 ospiterà il governatore Mario Oliverio per esporgli i problemi della sanità montana. Il commissario Scura, che ha il sostegno della giunta regionale, ha affermato Pascuzzi, dovrebbe farsi portavoce delle istanze dei cittadini. Solidarietà alla battaglia dei paesi di montagna è arrivata anche dal sacerdote Giacomo Panizza e dal vescovo Luigi Cantafora che ha mandato un messaggio nel quale invita gli amministratori locali a incontrarsi per tutelare i servizi necessari allo sviluppo reale e alla crescita. Servizi che al momento sono del tutto assenti.

 

Alessia Truzzolillo

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    Dopo la manifestazione di Acri continua la protesta del comitato che si batte per la difesa dei nosocomi di montagna

CATANZARO «Entro metà maggio presenteremo il piano anticorruzione che abbiamo pensato per la Regione e con cui intendiamo portare avanti le scelte necessarie per ristabilire il corretto funzionamento della macchina amministrativa regionale». Ad annunciarlo è il governatore Mario Oliverio durante il suo intervento alla tavola rotonda, a Catanzaro, promossa dal Partito democratico per discutere di giustizia, legalità e sicurezza nelle amministrazioni locali. Al suo fianco, Filippo Bubbico, viceministro dell'Interno, Doris Lo Moro, senatrice e presidente della commissione d'indagine parlamentare sugli atti intimidatori agli amministratori locali, Enzo Ciconte, vicepresidente della giunta regionale, Arturo Bova, consigliere regionale vittima nei giorni scorsi di una grave intimidazione, Tommaso Sonni, candidato per il centrosinistra alle prossime amministrative di Lamezia Terme. A moderare l'incontro, Enzo Bruno, presidente della Provincia di Catanzaro.
In platea, una gran fetta del Pd della provincia di Catanzaro, tanti sindaci (tra cui Domenico Gallelli, primo cittadino di Zagarise, vittima anch'egli di un vile gesto intimidatorio), la referente catanzarese di Libera, Donatella Monteverdi e Maria Antonietta Sacco, coordinatrice calabrese di "Avviso pubblico".
Il primo dato che salta agli occhi è che – nonostante l'attualità e l'importanza del tema, oltre che la caratura politica dei presenti – la casa delle culture contava solamente un centinaio scarso di presenti, inclusi i relatori. Pochi, troppo pochi perché non risaltasse l'antitesi con la grande partecipazione alla manifestazione – non politica – di Libera di appena qualche giorno fa.
Altrettanto pochi, inoltre, sono stati gli spunti di riflessione offerti dalla discussione, a parte l'annuncio di cui sopra: i risultati ottenuti dalla commissione parlamentare non sono stati presentati nello specifico, sebbene un approfondimento sul tema fosse probabilmente necessario per capire l'entità reale di un fenomeno – quello delle intimidazioni agli amministratori locali – che abbraccia tutta l'Italia, da Nord a Sud. Com'era da aspettarsi, nel Mezzogiorno il fenomeno è più stringente e aggressivo, a dirlo è Doris Lo Moro, che spiega anche il motivo: «In un contesto in cui l'illegalità è diffusa, in cui esiste una sottocultura dell'illegalità, c'è il rischio che anziché rivolgersi allo Stato, ci si faccia giustizia da soli. Da qui, ecco spiegati – ed è evidenziato nella relazione – come molte intimidazioni, seppur non legate al mondo della criminalità organizzata, abbiano luogo al sud del nostro Paese».
A tirare le somme dell'incontro, ci ha pensato comunque Oliverio, specificando tre punti sui quali l'azione congiunta di governo regionale, enti locali e governo nazionale deve concentrarsi per far sì che si possa rispondere all'esigenza di sicurezza dei territori e degli amministratori. Innanzitutto la presenza sul territorio, che non deve limitarsi «alla manifestazione del giorno dopo gli attentati, ma deve essere continua e forte, attuata tramite la costruzione di una rete di cui la Regione sia capofila. Quella stessa Regione in cui, negli anni passati, il rispetto delle regole non è stata la norma, in cui la discrezionalità di giudizio ha mortificato le energie spingendo il territorio alla rassegnazione».
Secondo punto su cui agire, secondo Oliverio è la «troppa impunità. Nella regione in cui si è sviluppata la più grande e pericolosa organizzazione criminale, non è possibile che non ci sia certezza della pena». In ultimo, è necessaria una «copertura delle carenze di organico nella magistratura. Questa deve essere la misura con cui si può attuare sia la presenza dello Stato sul territorio, sia avere rapidità nelle indagini e nei processi».


Alessandro Tarantino
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    L'annuncio del governatore alla tavola rotonda, a Catanzaro, promossa dal Pd per discutere di giustizia, legalità e sicurezza nelle amministrazioni locali. Assieme a lui il viceministro Bubbico

NAPOLI Da cinema a luci rosse a casa d'appuntamenti dove si prostituivano transessuali e uomini. Questa mattina le forze dell'ordine hanno sequestrato la struttura nel centro di Napoli e arrestato tre persone. Si tratta di un'inchiesta, durata un anno coordinata dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio, che ha portato alla chiusura del cinema Argo a piazza Garibaldi. In carcere sono finiti un uomo, che era il gestore della struttura, e due donne una di 51 e l'altra di 41 anni. Le accuse sono di sfruttamento della prostituzione. La Procura di Napoli ha scoperto che all'interno del locale a tre piani c'erano delle cabine private dove si consumavano rapporti sessuali. Sequestrati anche dvd hard e centinaia di preservativi.
Le indagini che hanno portato al sequestro del cinema, ex Teatro Orfeo, dove nacque l'attrice Pupella Maggio e recitò tra gli altri Totò, sono state avviate circa un anno fa. Servizi di appostamento e di raccolta di informazioni hanno accertato che nei servizi igienici o nelle 'cabine' della sala cinematografica si svolgevano incontri sessuali, nei quali erano coinvolti anche minorenni, sia stranieri che italiani. Sesso a pagamento, consentito dal gestore della struttura, il cinquantasettenne A. L., napoletano, arrestato su richiesta del pm Immacolata Sica, provvedimento emesso dal gip del tribunale di Napoli, Umberto Lucarelli, e che ora deve rispondere del reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Arrestate anche le due cassiere, R.A., 51 anni, e G.A., 41 anni, ora ai domiciliari. L'operazione è stata eseguita dagli agenti della Unità operativa "Tutela emergenze sociali e minori" della polizia municipale, coordinata dal capitano Sabina Pagnano. Gli incontri di sesso a pagamento iniziavano fuori alla sala cinematografica, poi, venivano consumati all'interno della struttura che aveva tre piani e ampie sale comuni per i "preliminari". Nel corso di appostamenti nei primi mesi di questo anno furono sorprese e arrestate due persone, di cui una risultò essere un prete per il quale ci fu il provvedimento di sospensione a divinis da parte del vescovo di Cosenza, trovate a contrattare una prestazione sessuale con due ragazzini rom, uno di 11 e l'altro di 16 anni. Le indagini proseguono.

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    Le indagini hanno portato all'arresto del gestore e di due donne. Il sacerdote, poi sospeso a divinis, fu sorpreso a contrattare una prestazione sessuale con un ragazzino

Lunedì, 04 Maggio 2015 19:42

Cade in un burrone e muore sul colpo

SANTA CATERINA Cade da un burrone e muore. Un 67enne, Giuseppe Marino, è deceduto oggi pomeriggio a Santa Caterina sullo Jonio, nel Catanzarese, dopo essere precipitato in un dirupo. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Soverato, il pensionato era al lavoro in un terreno di sua proprietà quando, per cause in corso di accertamento, è caduto nel burrone. Marino sarebbe morto sul colpo. La caduta gli ha infatti procurato una frattura al cranio. 

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    Perde la vita un 67enne di Santa Caterina. Era al lavoro in un terreno di sua proprietà

Lunedì, 04 Maggio 2015 19:09

Fondi Ue, Oliverio bacchetta Scopelliti

CATANZARO «A chiusura della fase che riguarda la programmazione 2007/2013 e sulla base delle esperienze maturate fino ad oggi, penso di poter dire che nella gestione delle risorse comunitarie ci siano state in Calabria più ombre che luci». È quanto ha affermato, tra l'altro, il presidente della Regione, Mario Oliverio, intervenendo questa mattina a una tavola rotonda sul tema: "Politiche pubbliche per l'accrescimento delle capacità istituzionali», organizzata da FormezPA presso la sala stampa di Palazzo Alemanni a Catanzaro.

«Il dato che occorre assumere – ha aggiunto – è quello delle insufficienti ricadute sul piano della concretezza e delle realizzazioni che, naturalmente, non sono sicuramente riconducibili esclusivamente al rapporto con il Formez, ma a un sistema più complessivo di governance che non è stato messo in atto da parte della Regione Calabria. Tuttavia, dobbiamo partire da questi risultati per operare una profonda e seria riflessione attraverso la quale adeguare la governance e, in funzione di questo adeguamento, ripensare in senso positivo il rapporto tra Regione e Formez».

«Più che fare proclami, innamorarsi di slogan e di rappresentazioni che la comunicazione a volte altera rispetto alla realtà – ha detto ancora Oliverio – a me piace andare alla sostanza delle cose, entrare concretamente nel merito delle questioni. E sul terreno della concretezza è del tutto evidente che dobbiamo recuperare il tempo e le occasioni finora perdute attraverso una utilizzazione non solo migliore, ma anche più efficace delle risorse dell'Unione europea, per realizzare obiettivi di crescita, occupazione, miglioramento degli standard di vita dei calabresi, qualità dei servizi. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato a Reggio Calabria la commissaria europea per le politiche regionali, Corina Cretu, che ha riconosciuto i passi in avanti compiuti negli ultimi mesi in Calabria nella gestione delle risorse europee. Sin dal nostro insediamento abbiamo lavorato molto per invertire, e in gran parte ci siamo riusciti, il trend negativo che riguardava la credibilità della nostra regione sia rispetto alla Commissione europea, ma anche nei riguardi delle istituzioni nazionali e governative».

«Ora – ha concluso il governatore – abbiamo davanti a noi un periodo di intenso e duro lavoro, che dovrà servire non solo a farci recuperare il terreno perduto rispetto alla programmazione 2007/2013 ma, ancor più, a modificare la tendenza negativa rispetto alla impostazione della nuova programmazione 2014/2020 che è stata già oggetto di una serie di osservazioni che saranno da noi utilizzate per produrre un miglioramento radicale dei documenti inviati a Bruxelles».

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    «La programmazione 2007-2013? Più ombre che luci». Il governatore ha partecipato alla tavola di FormezPa. Sul futuro: «Dobbiamo recuperare il tempo perduto» 

Lunedì, 04 Maggio 2015 18:27

E Nesci sferza governo e magistratura

COSENZA «Il governo si pronunci senza indugi sul fatto che l'ex tavolo Massicci ha avanzato dubbi sulla legittimità dei 133 contratti di precariato avallati a Cosenza dall'Azienda sanitaria provinciale e dal dipartimento regionale Lavoro». Lo dichiara la deputata M5s Dalila Nesci, che nei mesi scorsi aveva presentato un'interrogazione parlamentare ancora pendente a riguardo.

L'esponente 5 stelle aggiunge: «Quell'operazione, riconducibile a una manovra furba e bipartisan di Carlo Guccione e Fausto Orsomarso, puzzò da subito di clientelismo. Mi auguro che la magistratura faccia pienamente luce sul caso».

Nesci conclude: «Tartasseremo il governo, perché nella delicatissima fase di rientro dal debito sanitario calabrese anche questa vicenda di Cosenza non può essere lasciata all'arbitrio, all'immobilismo e al silenzio istituzionale, che tanto male sta producendo, soprattutto nella gestione degli ospedali».

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    La deputata del M5S chiede a esecutivo e Procura di fare chiarezza sulle 133 assunzioni all'Asp di Cosenza. «È stata una manovra clientelare di Guccione e Orsomarso»

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