Corriere della Calabria

Il presidente Oliverio, attraverso il suo delegato alla sanità, Franco Pacenza, si è impegnato con un comunicato ufficiale a utilizzare i 20 milioni di euro previsti nel “Patto per il Sud” per interventi in «edilizia sanitaria e innovazione dei servizi per la salute» nell’esclusivo scopo di rendere l’ospedale di Lamezia funzionale ad ospitare la sede del polo traumatologico regionale.
Non possiamo che plaudire ad una scelta che sosteniamo da tempo e che aveva già ricevuto l’assenso verbale e informale dello stesso Pacenza nell’incontro che abbiamo avuto con lui circa due anni fa, presenti anche allora il sindaco di Lamezia e quello di S. Pietro a Maida.
Si tratta di una scelta gestionale che nonostante il commissariamento della sanità calabrese spetta esclusivamente alla giunta e al consiglio regionale. Tanto è vero che lo stesso commissario Scura negli incontri che ci ha concesso e durante la visita al nostro nosocomio ha espressamente affermato che si tratta di scelte politico-amministrative e che non era suo compito affrontare una “guerra” contro i nemici di questa soluzione.
In realtà l’operato di Scura, fino a oggi, è stato funzionale agli interessi di chi vuol concentrare tutti i servizi sanitari dell’area centrale della Calabria nel Comune di Catanzaro, perché non solo la Calabria ha tutti i criteri (casistica, numero di abitanti, estensione ed orografia disagiata e viabilità disastrata) che impongono di istituire una Rete Politrauma, ma lo stesso commissario di fatto la ha parzialmente istituita lasciandola però monca di quel Centro di Alta Specializzazione, punto centrale di tutta la rete, che lui ha collocato genericamente fuori Regione non avendo voluto utilizzare a tal fine il nostro ospedale e non potendo utilizzare né il Pugliese-Ciaccio, privo di piazzola elicotteristica e difficilmente raggiungibile, né il Policlinico Materdomini, privo addirittura del Pronto soccorso.
Poiché questo di Scura è un attentato alla salute e alla vita dei calabresi, in quanto tradisce lo scopo primario di una rete cosiddetta tempo-dipendente che è quello di garantire ai politraumatizzati gravi un intervento salvavita nel più breve tempo possibile, la scelta che il presidente Oliverio ha ufficializzato e che era già contenuta in due piani sanitari regionali, varati uno dal centrodestra e l’altro dal centrosinistra, è una scelta di buon senso.
A qualcuno è apparsa come l’ennesima promessa elettorale. Non saremo certo noi, adusi a criticare le tante inaugurazioni preelettorali farlocche, a sostenere ora che a pensar male si fa peccato. Anzi. Vogliamo essere anche noi sicuri che si tratti di un impegno serio e reale. E, come sempre, vigileremo che lo sia, anche perché ci sono ora quasi tutte le condizioni affinché possa esserlo.
C’è lo studio del Cesmav (Centro Studi di Medicina Avanzata) di Firenze, da noi fatto avere al presidente Oliverio attraverso Pacenza, che spiega dettagliatamente come non vi siano limitazioni e/o impedimenti tecnici, come la struttura del nostro ospedale sia idonea e adeguata alla funzione e come le specialità medico-chirurgiche mancanti possano essere reperite nelle strutture circostanti attraverso accordi convenzionali. Ci sono fondi adeguati e c’è, finalmente, un impegno esplicito da parte della massima carica istituzionale della Calabria.
Resta solo da progettare e predisporre interventi migliorativi sulla struttura nel settore di arrivo delle ambulanze/eliambulanze direttamente collegato con l’area di accettazione, un’area attrezzata di accettazione per la stabilizzazione delle funzioni vitali, denominata shock room, e poco altro.
Non è quindi più tempo per istituire commissioni o gruppi di studio, anche se di alto livello come quello composto dai dirigenti della Regione e dell’Asp di Catanzaro. Bisogna pubblicare, subito e comunque ben prima delle elezioni politiche, un bando per il progetto di adeguamento. Solo così il presidente potrà dimostrare che fa, finalmente, sul serio.

*Segretario Regionale Cittadinanzattiva
**Presidenti Comitato Salviamo la Sanità Lametina
***Presidente Malati Cronici

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  • Occhiello di Felice Lentidoro*, Nicolino Panedigrano**, Riccardo Viola** e Giuseppe Gigliotti***

VIBO VALENTIA Visto che uno degli argomenti è (inevitabilmente) la libertà di stampa, Nicola Gratteri la tocca subito piano: «Molte case editrici per Fratelli di sangue (il primo libro scritto dal magistrato assieme ad Antonio Nicaso, ndr) ci hanno chiuso le porte, come Laterza ed Einaudi. Poi trovammo Pellegrini. E poi per gli altri libri, visto il successo, facevano a gara». Il secondo “compleanno” della testata online zoom24.it, festeggiato nell’auditorio Chiesa nuova di Vibo Marina, è l’occasione per un dialogo tra il procuratore di Catanzaro e il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri. Gratteri ha in uscita un nuovo volume, “Fiumi d’oro” (qui vi abbiamo raccontato, in anteprima, i contenuti della pubblicazione), nel quale – sempre insieme con Nicaso – spiega l’escalation criminale della ’ndrangheta attraverso il controllo del mercato della cocaina. Ma la storia dei clan nasce da lontano. Ed è una storia che si intreccia, fin dai primi vagiti, con le classi dominanti, con il potere. «I primi contatti tra aristocrazia e picciotteria – spiega – furono alle elezioni comunali di Reggio alla fine dell'Ottocento. Le elezioni furono poi annullate, tanti furono i brogli e gli episodi di violenza». È il primo contatto «tra classe dirigente e picciotteria, che così fu legittimata e cominciò ad avere un ruolo nel controllo del latifondo. Così la picciotteria entra nella vita sociale». 
«Poi – continua il magistrato – ci fu il terremoto del 1908; la cifra enorme stanziata per la ricostruzione finisce ai mafiosi, compresi quelli che erano tornati da New York. Prima erano ladri di polli, poi grazie ad aristocratici e latifondisti sono diventati ‘ndrangheta». È un connubio essenziale quello tra classe dirigente e mafiosi. Seguiranno, nel corso dei decenni, aggiustamenti interni («con il summit di Montalto del 1969 si cominciò a parlare di unitarietà della 'ndrangheta e siamo dovuti arrivare alla sentenza Crimine (2015) per avere la conferma») e una sottovalutazione «colpevole» da parte di magistrati, storici e giornalisti. Accade così che «dopo la stagione buia dei sequestri la 'ndrangheta si sia impadronita della cosa pubblica». E abbia creato dei gradi, come la “Santa” «per entrare nella stanza dei bottoni. In origine i santisti erano solo 33, erano legittimati ad avere la doppia affiliazione, alla 'ndrangheta e alla massoneria deviata. Lì c'è l'incontro tra ’ndranghetisti e professionisti, quadri della pubblica amministrazione. Eppure abbiamo continuato a descriverli come una banda di rozzi». L’«abbraccio tra ’ndrangheta e massoneria deviata diventa sempre più stretto, a un certo livello sono la stessa cosa». 
Gratteri viaggia veloce tra citazioni storiche e attualità: «Il nostro livello morale ed etico si sta abbassando sempre di più. Nelle piazze di Vibo vedete sempre di più ’ndranghetisti prendere il caffè con professionisti o funzionari del Comune, e non ci si scandalizza più per questo». Cambia il core business delle cosche: «Oggi l'obiettivo del capomafia non sono i soldi, ma far entrare i propri figli nella cerchia di amicizie dei figli dei professionisti. E tanti professionisti fanno a gara per offrirgli il caffè». 
Non è un inedito assoluto: «Già nel periodo dei sequestri ci sono state interazioni sospette. Dubbi su alcuni casi, come quello di Celadon, che riuscì a liberarsi da catene pesantissimi anche se era ridotto pelle e ossa. In quella stagione arrivarono alla 'ndrangheta grandi ricchezze». A quel punto, si direbbe nel linguaggio di programmazione, c’è un upgrade, un aggiornamento: «I clan hanno cominciato a investire nelle costruzioni, nell'eroina, poi più avanti con gli anni 80 c'è il boom della cocaina. Oggi la 'ndrangheta controlla l'80% della cocaina che arriva in Europa. Ne riusciamo a sequestrare tra il 10 e il 15%. Da almeno 25 anni le cosche vendono cocaina all'ingrosso a Cosa nostra e camorra. E oggi comprano tutto ciò che è in vendita da Roma in su, dalla ristorazione all'agricoltura ad altri settori. Sono presenti in quattro continenti».
Dal palco di Vibo, il procuratore ribadisce una valutazione già resa nota in passato: «La ’ndrangheta della provincia di Vibo ha lo stesso spessore criminale delle cosche del Tirreno reggino. È ’ndrangheta di serie A». Non è l’unico concetto che tiene a ribadire: « Secondo alcuni studiosi la ’ndrangheta fa perdere alla Calabria il 9% di Pil. Droga il libero mercato, non crea lavoro, crea sfruttamento, fa chiudere le imprese delle persone perbene». 
Poi si mette dalla parte di chi la racconta, di chi racconta la Calabria: «Il mestiere del giornalista è bellissimo, ma la vita del giornalista è brutta, sia sul piano economico che della sicurezza. Vedo molti giornalisti giovani motivati sul piano etico, e questo mi rincuora. Rischiano ogni giorno, fanno domande e inchieste sul campo. Negli ultimi anni in Calabria molti giornalisti sono stati minacciati».
Soluri fa una puntata sull’attualità nazionale: «Il decreto sulle intercettazioni – chiede – ha scontentato un po' tutti. In questi casi o si fa una legge perfetta o si fa una porcheria. Cosa ne pensa?». Di nuovo il magistrato non usa mezze misure: «Penso che siamo in presenza della seconda. I cittadini hanno diritto di sapere se qualcuno ha commesso un reato. Se le intercettazioni non riguardano fatti privati ma fanno parte integrante del capo di imputazione vanno pubblicate». 

s. pel.

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  • Occhiello Il magistrato a Vibo: «I professionisti fanno la fila per offrire il caffè ai boss. E nessuno si scandalizza». La storia dei rapporti pericolosi tra politica e clan, le difficoltà per pubblicare “Fratelli di sangue” («molti editori ci hanno chiuso le porte») e la legge sulle intercettazioni («una porcheria»)

REGGIO CALABRIA Puntuali quasi 89 treni su 100, uno su cento cancellato: è la fotografia delle corse ferroviarie regionali gestite da Trenitalia in Calabria nel corso dei primi 10 mesi del 2017. La puntualità reale, che include i soli treni arrivati entro i 5 minuti dall'orario previsto, è dell'88,7%, l'indice di regolarità, che misura le corse effettuate rispetto alle programmate, è del 98,4%. Nelle ore di punta del mattino, nella fascia 6-10, la percentuale dei treni in orario risulta del 92,7%, confermando gli elevati standard dello scorso anno, si legge in una nota. «Sono indici che, considerando le sole cancellazioni (1%) e ritardi (3,9%) imputabili direttamente a Trenitalia, salgono al 99% come regolarità e 96,1% per la puntualità, a dimostrazione che la macchina industriale e organizzativa di Trenitalia sta confermando la sua positiva evoluzione», continua la nota. E ancora: «Non a caso migliora anche il giudizio dei clienti: nell'ultima indagine, chiusa a settembre, il 75,9% si è dichiarato soddisfatto del viaggio nel suo complesso, portando la media cumulata dei primi 10 mesi al 74,5%, con una crescita nell'ultimo anno di 5,6 punti percentuali. Il bilancio dei primi dieci mesi del 2017 tiene conto del volume di servizi prodotti, pari a poco meno di 48mila corse effettuate nella Regione Calabria, percorrendo complessivamente 5 milioni e 38.984 km con oltre 5 milioni di passeggeri saliti a bordo. L'ultima indagine demoscopica, condotta a settembre da una società esterna al Gruppo FS, ha evidenziato un netto miglioramento nel giudizio che i clienti danno del servizio sia nel confronto con l'anno precedente (+5,6% vs settembre 2016), sia con il cumulato annuo (+5,6% vs il 2016)». «Il gradimento maggiore a settembre si registra nella facilità di ottenimento, completezza e chiarezza delle informazioni ricevute (97,5%), nell'ambito della preparazione del viaggio (94,1%), e nella facilità/comodità di acquisto dell'abbonamento/biglietto (93,2%)», conclude la nota. «Per quanto riguarda la permanenza a bordo le percentuali migliori si registrano nell'aspetto, la cortesia e la professionalità del personale (87,8%) e nella qualità delle informazioni sonore fornite (86,7%). Rispetto a settembre 2016 i trend di maggiore crescita si hanno in: pulizia +5,5% (64,8% vs 59,3%), comfort +4,8% (73,7% vs 68,9), puntualità +4,6% (72,6% vs 68,0%), informazioni a bordo +4% (75,3% vs 71,3%), permanenza a bordo +3,2% (80,9% vs 77,7%), decoro +2,9% (73,1% vs 70,2%)». 

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  • Occhiello L’azienda rende noti i dati dei primi 10 mesi del 2017. «Effettuato il 98% delle corse programmate. E il giudizio dei clienti migliora»

CATANZARO «È scandalosa la sequenza di ritardi accumulati dalle erogazioni dei Pon Ricerca 2007-2013. Una situazione difficile che sta mettendo a serio rischio tutte le aziende coinvolte». È quanto afferma, in una nota, il senatore di Idv Francesco Molinari che sulla vicenda ha presentato un'interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico e dell'istruzione. «Si tratta, in particolare - prosegue Molinari - del progetto Pon 01_01522 del 9 aprile 2010, risalente alla vecchia programmazione comunitaria su cui non poche aziende hanno investito ingenti risorse proprie. Tra queste la “Personal factory spa" di Vibo Valentia che ha lanciato un grido d'allarme sui ritardi delle erogazioni del Pon, che si portano dietro spiacevoli conseguenze come gravi problemi di bancabilità oltre al concreto rischio di insolvenza, con cui le aziende sono costrette a fare i conti. Se entro dicembre non si arriverà allo stanziamento dei Fondi si assisterà, quasi certamente, al tracollo di non poche aziende e conseguenti perdite di posti di lavoro. Ed oltre al danno la beffa». «Sono “stranamente” cambiati - sostiene ancora il parlamentare di Idv - i recapiti telefonici di riferimento della pubblica amministrazione con l'impossibilità, per le aziende coinvolte nel progetto, di ricevere informazioni e assistenza. Attraverso una interrogazione parlamentare ho investito della questione i ministri competenti affinché verifichino la situazione dei Fondi Pon ed intervengano per impedire il fallimento in Calabria di Pmi di eccellenza come la vibonese “Personal Factory Spa". Chiediamo che il Governo promuova tutte le azioni necessarie a proteggere le realtà virtuose calabresi. È assurdo che siano proprio le mancanze della pubblica amministrazione a determinare il fallimento di aziende in un territorio già, fin troppo, economicamente sofferente. Fallimento che, se dovesse avvenire, sarebbe da attribuire al l'incapacità delle istituzioni preposte di gestione dei fondi».

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  • Occhiello Interrogazione parlamentare di Francesco Molinari (Idv): «Molti hanno investito ingenti risorse proprie, se i fondi non arriveranno entro dicembre si perderanno posti di lavoro»
Domenica, 12 Novembre 2017 16:04

Le tele in 3D di de Seta in mostra a Siviglia

CATANZARO Ha aperto i battenti venerdì a Siviglia la mostra personale di pittura "Oltre il tempo di Mondrian" di Pietro de Seta, artista calabrese di origine ma da anni residente a Milano. L'esposizione presenta una carrellata di opere nelle quali le luci e colori della terra natale dell'artista diventano principali protagonisti immersi come sono nei paesaggi della vita quotidiana. Una pittura in continua e costante evoluzione, quella di De Seta, che, attraverso lo studio di grandi pittori del secolo scorso, gli ha offerto l'opportunità della sperimentazione di nuovi linguaggi stilistici. A Siviglia, nella galleria "Gallo Rojo. Factoria de Creacion", De Seta propone al pubblico della città andalusa, alcune nuove composizioni con una interpretazione personale delle astrazioni geometriche di Mondrian. La sua pittura figurativa conduce lo spettatore verso una dimensione che lo stesso artista definisce "in 3D". La mostra si concluderà il 26 novembre.

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  • Occhiello L'artista calabrese ospite della città andalusa con "Oltre il tempo di Mondrian". L'esposizione sarà fruibile fino al 26 novembre

CASTROVILLARI Si allontana nottetempo dal reparto dell'ospedale di Castrovillari e, dopo alcune ore, viene ritrovato dai carabinieri in un impervio canalone. Protagonista della disavventura un ottantenne di Cassano allo Jonio che ha riportato tumefazioni ed escoriazioni dovute alla caduta. A dare l'allarme ai militari della Compagnia di Castrovillari, che avevano subito avviato le ricerche, sono stati i sanitari del nosocomio. All'alba le attività subito avviate hanno portato all'individuazione dell'anziano in località Vallone Alone all'interno di un affluente del fiume Coscile dove l'uomo era scivolato senza più poter risalire a causa della presenza di rovi e arbusti di macchia mediterranea. Sono stati i carabinieri a raggiungerlo e a prestargli i primi soccorsi dopo essersi calati nel canale. Successivamente l'anziano, ancora in pigiama e ciabatte, completamente bagnato e in stato confusionale, è stato trasportato nel pronto soccorso dell'ospedale di Castrovillari per le cure del caso.

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  • Occhiello L'anziano è stato salvato grazie all'intervento dei carabinieri e trasportato all'ospedale di Castrovillari
Domenica, 12 Novembre 2017 13:28

Vibo, il congresso del Pd finisce a spintoni

VIBO VALENTIA Momenti di forte tensione domenica a Vibo Valentia durante i lavori del congresso per l'elezione del nuovo segretario del circolo Vibo Centro. E a un certo punto, nella sede provinciale del partito che ospita i lavori, per riportare la calma, sono arrivati anche gli uomini della Polizia di Stato. A chiamarli è stato un componente della direzione regionale, Michele Soriano, secondo cui l'attuale segretario della federazione provinciale, il renziano Vincenzo Insardà, gli avrebbe messo le mani addosso. Soriano, in una lettera ai vertici nazionali e regionali del partito, aveva addebitato a Insardà la responsabilità di avere impedito il voto di 50 iscritti nel congresso di circolo di Piscopio, un'altra frazione della città. La situazione, pur restando tesa, tuttavia non è mai degenerata e i lavori del congresso sono ripresi senza altri particolari problemi.

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  • Occhiello Momenti di tensione nel circolo del centro cittadino. Per riportare la calma interviene la Polizia. Lite tra Soriano e Insardà. Il primo: mi ha messo le mani addosso

COSENZA Per emergere in un mondo così complesso e competitivo, soprattutto in un campo difficile come quello dello spettacolo, c’è bisogno di essere visionari, anticipare e creare i trend senza mai seguirli. Giacomo Triglia, calabrese, è una di quelle menti che ha saputo andare oltre le mode identificandosi in un mondo culturale lontano da alcuni stereotipi e tradizioni ormai superate, che legano la nostra terra a un’immagine eccessivamente decadente. Giacomo è un filmmaker indipendente, regista e sceneggiatore di video musicali, ha all’attivo più di 100 videoclip, ha firmato lavori per artisti come Ligabue, Afterhours, Brunori Sas, Irene Grandi, Francesca Michielin, Zero Assoluto, Francesco Sarcina, Eugenio Finardi e tantissimi altri. Oltre ad essere un regista prevalentemente di video musicali, ha anche lavorato in ambito cinematografico debuttando nel 2004 con il mediometraggio Jørgen Son, nel 2006 realizza il mediometraggio Zettelkastchen Cinema, nel 2008 è autore di una video rubrica in 14 puntate in onda su All Music con protagonisti i deejay Albertino e Giorgio Prezioso e realizza il cortometraggio The Dawn and the Embrace, vincitore del Reggio Filmfest – retrospettiva sul cinema italiano di Minerva Pictures, vincitore del premio video al International Art Prize La Colomba di Venezia, selezione ufficiale all’Arcipelago film festival di Roma e del FishEye International Film & Video Festival all’interno del Festival Internazionale del Film di Roma per citare solo alcune delle sue apparizioni. Vive a Cosenza dove ha fondato il Tycho Creative Studio, un progetto artistico che unisce la produzione video a quella grafica, è stato docente di Digital Video dal 2007 al 2009 presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e di Video Editing con indirizzo Cinema presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro nel 2012.
Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere Giacomo un lustro fa in epiche partite di calcetto giocate in improbabili campetti di periferia: lo sport è un’altra delle sue passioni e grande fonte di ispirazione artistica. Dal cinema di Dogma, fino alle scorribande dell'indimenticabile Johan Cruijff sono questi gli elementi visivi e le atmosfere che si possono cogliere in molti dei suoi video in cui permane sempre una certa “nostalgia” di fondo.

Ci parli dei suoi esordi: non devono essere stati per nulla semplici. 
Ho iniziato a vent’anni con i cortometraggi frutto dell'amore smisurato verso il cinema, sono cresciuto a pane e “Fuori orario” di Enrico Ghezzi in pratica, mi affascinava il cinema dogma di Von Trier e company quindi i miei lavori erano piuttosto sperimentali (qui un esempio: è un corto del 2014 ma filmato tra il 2002 e il 2006). Sono stato selezionato a vari festival, come il Torino Film Festival, San Pietroburgo Film Festival, la 25ora di La7, e nel 2007 ho iniziato quasi per gioco a fare video musicali per John Merrick e Giuradei usando videogiochi e stop motion. Il primo video musicale con degli esseri umani, però, è del 2009 realizzato per Brunori Sas e il suo meraviglioso brano “Come Stai”, collaborazione nata in modo del tutto casuale a un festival dopo l'ascolto dei suoi brani su myspace. Da lì, complice il successo della band che mi ha permesso di far conoscere i miei lavori al grande pubblico, è iniziata l'escalation lavorativa con le richieste degli artisti per i loro video e praticamente non mi sono più fermato, quindi in realtà, complice un po' di fortuna, non è stato poi così difficile ritagliarmi uno spazio in questo settore. 

Nella realizzazione dei suoi lavori da cosa trae maggiormente ispirazione? 
Un po' da tutto in realtà, cinema soprattutto. Da adolescente non ho mai visto video musicali quindi non ho quell'impostazione, in passato da tutto ciò che fosse vintage, ma a volte mi basta una semplice foto su Instagram per ispirarmi, dai viaggi, e ovviamente dalla musica, non potrebbe essere altrimenti per il lavoro che faccio. 

Come consiglierebbe a un giovane che come lei è cresciuto in Calabria di muoversi per realizzare qualcosa di importante? 
Non saprei, il mio percorso è stato piuttosto spontaneo quindi non ho seguito particolari regole, ho semplicemente fatto quello che mi piaceva fare e per fortuna questa passione si è trasformata in lavoro. Quello che mi sento di dire è di non fossilizzarsi troppo sulla tecnica, quella la si impara facilmente, ma di puntare molto sulle idee, sulla creatività, avere tanta passione è decisamente un buon inizio.

Quali sono gli artisti che l’hanno maggiormente influenzata? 
In passato sicuramente il cinema Dogma di Von Trier come dicevo prima, ma anche la pittura, Basquiat su tutti, i libri di Vonnegut, Kubrick ovviamente, tanta tanta musica (faccio giusto qualche nome: Sparklehorse, Daniel Johnston, i GY!BE, i Can, Soft Machine e Robert Wyatt), il cinema di Gus Van Sant, Milos Forman, Sokurov, Bela Tarr, Terrence Malick, ultimamente Xavier Dolan, Yorgos Lanthimos e ovviamente Bjorn Borg e Johan Cruijff.  

Lei è uno dei pochi ad aver letteralmente “creato” un trend contribuendo in maniera significativa alla visibilità di alcuni già validi musicisti, Brunori su tutti: quali sono le nuove sfide che l’attendono? 
Ad oggi mentre ti rispondo sto lavorando al nuovo di Francesca Michielin, l'ottavo insieme, e ad altri tre progetti per Xfactor e Sanremo che al momento non posso svelare. Il bello di questo lavoro in realtà è che ogni giorno puoi essere contattato per nuovi video da realizzare e quanto arriva la telefonata della major c'è sempre quell'attimo di curiosità legato a chi possa essere l’artista. Da parte poi ho sempre un nuovo cortometraggio che vorrei realizzare. 

Quanto e come può un video valorizzare ed esaltare un brano musicale? 
Viviamo in un'era in cui il video musicale è diventato praticamente fondamentale per accompagnare un nuovo singolo, legato se vuoi anche al modo di fruire la musica, social e simili, e spesso a ogni album sono presenti anche 6 singoli con altrettanti video, e ovviamente è più facile riuscire a trasmettere emozioni se la musica e le parole sono legate a delle immagini, a una nuova storia da vivere, per questo preferisco lavorare a dei video che abbiano una sceneggiatura simile a un piccolo film, vedi ad esempio “La verità” di Brunori Sas o “Ho fatto in tempo ad avere un futuro” di Ligabue, in questo caso il brano si trasforma quasi in colonna sonora ed è più facile che tocchi determinate corde dello spettatore. 

Chi è l ́artista più “difficile” con cui ha lavorato”? 
Partiamo dal presupposto che preferisco lavorare con artisti “difficili”, che abbiano le idee chiare su quello che vogliono e che scelgono me perché consapevoli di avere una proposta in linea con i loro gusti, quindi tutti gli artisti con i quali ho lavorato sono “difficili” e ne sono felice. 

Da qualche anno si assiste alla rinascita del cinema italiano di qualità, penso a “Perfetti sconosciuti” oppure “Lo chiamavano Jeeg robot”: qual è la sua opinione a riguardo? Hai mai pensato di realizzare un lungometraggio? 
Ha citato due ottimi film, io purtroppo rimango sempre legato a un'idea diversa di cinema per gusto personale che difficilmente riesco a riscontrare negli autori italiani, un esempio è un film bellissimo visto da poco di David Lowery, “A Ghost Story”, ma anche i film del sopra citato Lanthimos come “Dogtooth”, di sicuro se mai arriverò a fare un lungometraggio il risultato sarà più simile a uno di questi autori, al momento il tempo che ho da dedicare a un progetto così importante è davvero poco, ma sono cose che avvengono in modo del tutto naturale quindi se mai ci sarà occasione lo capirò. 

Nei suoi video si vedono spesso tanti richiami allo sport, da cosa nasce questa passione? 
Ecco, ho quasi anticipato questa risposta parlando di Borg e Cruijff prima inserendoli negli artisti che mi hanno ispirato, la passione è legata più al lato umano di alcuni sportivi piuttosto che allo sport stesso, vedi questi due esempi, ma anche George Best, Bergkamp, al loro modo di affrontare le sfide, al loro modo di essere solisti nonostante pratichino uno sport di squadra, questo mi affascina e ispira.

Francesco Viafora
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  • Occhiello Intervista al filmmaker Giacomo Triglia. Dagli inizia con Brunori Sas ai progetti per Xfactor e Sanremo: «Preferisco lavorare con artisti “difficili”. E i giovani dico di non pensare troppo alla tecnica: meglio essere creativi»
Domenica, 12 Novembre 2017 12:35

Cosenza dà una casa al volontariato

COSENZA Uno spazio di condivisione per generare comunità. Nasce con questo intento, a Cosenza, la Cittadella del Volontariato che il Comune inaugurerà martedì 14 novembre, alle 16, in via degli Stadi n. 140 (ex scuola Don Milani).
La struttura, riqualificata dall’amministrazione comunale, si arricchirà della presenza delle associazioni cittadine che potranno utilizzarla come luogo di incontro, scambio di esperienze, quartier generale per realizzare progetti e attività. La Cittadella ospiterà anche la sede dell’Università del Volontariato, sezione di Cosenza, gestita dal Centro servizi per il Volontariato (Csv). L’Università, unica in Calabria e tra le prime del sud Italia, rappresenta un luogo di formazione aperto ai volontari nonché un luogo di pensiero sul terzo settore e sulle Politiche sociali. Nei locali che il Comune ha messo a disposizione del Csv si svolgeranno corsi di formazione, riunioni tra associazioni e laboratori di progettazione. Inoltre sarà allestita la Biblioteca del Sociale in cui si potranno consultare testi sul terzo settore e su diverse tematiche sociali. 
Giova ricordare che nella stessa zona, precedentemente, l’Amministrazione comunale aveva trasferito proprio qui, in via degli Stadi, gli uffici del settore Welfare, con l’intento di rafforzare la presenza istituzionale in un quartiere popolare dove si registrano problematiche sociali.
Adesso, sulla scia di quell’indirizzo, i locali di una ex scuola vengono trasformati in uno spazio aperto al confronto, all’aggregazione e alla formazione in cui protagoniste, appunto, saranno le associazioni. 
Qualche dato: a Cosenza sono 139 le associazioni di volontariato che operano in vari ambiti e che ogni giorno cercano di dare risposte concrete ai bisogni delle persone in difficoltà. Ora potranno utilizzare uno spazio comune in cui condividere idee e soluzioni innovative per migliorare la qualità di vita di tutta la comunità. 
All’inaugurazione della Cittadella del Volontariato saranno presenti il sindaco Mario Occhiuto, la sua delegata per il Terzo settore, Alessandra De Rosa, il presidente di Volontà Solidale-Csv Cosenza Gianni Romeo, e il direttore del Csv Mariacarla Coscarella.

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  • Occhiello In via degli Stadi una Cittadella per le 139 associazioni che lavorano sul territorio con corsi di formazione, laboratori e una biblioteca

COSENZA Questa è una storia di famiglia e di motori. Di passioni e di comportamenti qualche volta irragionevoli che spingono a sfidare la strada per far segnare il tempo più veloce e vincere. 
“Corse e ricorsi” è il titolo del libro, edito da Pellegrini,  che raccoglie i ricordi di Claudio Giuliani, ingegnere meccanico innamorato delle auto da corsa. Dentro quelle pagine ci sono i racconti, consegnati al figlio Camillo curatore del libro, di corse e dettagli precisi, rimasti impressi nella memoria di chi quegli anni li ha vissuti pericolosamente, cercando la traiettoria più breve per affrontare una curva e l’istante più giusto per scalare di marcia. Un viaggio dentro una storia per certi versi sconosciuta alle nuove generazioni, che parte da lontanissimo, dalle prime buffe e tuttavia affascinanti automobili degli anni venti, dalle strade per nulla asfaltate e polverose della Calabria di allora, fino agli anni settanta, quando a Cosenza lentamente quella tradizione si spegne. A leggere il libro ci si immerge in narrazioni fatte di corse e dettagli tecnici, così precisi da far sentire quasi il rumore dei motori che annuncia l’arrivo in salita delle Cinquecento preparate ad arte da meccanici dalle mani fatate, si riesce a immaginare lo sguardo fisso sul cronometro di chi sulla linea d’arrivo misura il tempo, la vita avventurosa dei piloti che partivano da Cosenza per giungere spesso lontanissimo e lì gareggiare con avversari importanti e vincere. Ma non è solo un libro che parla di testate e pistoni. Dentro quelle righe c’è un’anima, fatta di sacrifici, emozioni, sentimenti, conferme e testimoni lasciati a chi veniva dopo. E coraggio, non solo mostrato spavaldamente in pista, ma anche fuori, come quello che deve essere servito a Salvatore Giuliani, zio della “voce  narrante” del libro, pure lui pilota che nel 1929, che per reagire ai soprusi del regime fascista e vendicare il fratello che una squadraccia aveva purgato, si recò dal Podestà di Rogliano e sotto la minaccia di una pistola lo purgò a sua volta, per poi fuggire in America, dove disputò alcune gare su una macchina da lui stesso costruita. E tuttavia nel libro edito da Pellegrini c’è anche di più. 
C’è una linea di sangue, una eredità passata dentro una famiglia, che non risparmia nessuno dei Giuliani, al punto che alla XIII edizione della Coppa Sila sono ben tre i membri della famiglia iscritti alla gara. Né manca la segreta complicità tra un padre pilota – Camillo – e il figlio Claudio già contagiato dalla passione per i motori, al punto da tacere alla madre, comprensibilmente in apprensione, la partecipazione di Claudio, allora ancora ragazzo, a una competizione. Attorno a questi protagonisti nel libro c’è una umanità persa nel tempo, che rivive nei racconti rievocati dalle pagine. Una folla ammaliata dalle gare automobilistiche che si affollava ai bordi delle strade di montagna per assistere al passaggio dei suoi eroi, una manciata di meccanici capaci di cose straordinarie, pur con gli scarsi mezzi a loro disposizione, ma con una bravura che forse non c’è più, una disponibilità al sacrificio che consentiva ai piloti cosentini di dormire in tre nello stesso letto, pur di non perdere l’opportunità di partecipare a una gara. E infine nel libro di Claudio Giuliani c’è l’arrivo della maturità, il richiamo della famiglia, gli impegni di lavoro, che lentamente separano il protagonista dall’amore per le corse, senza tuttavia spegnerlo. I racconti dell’autore sono accompagnati da molte foto di quell’epoca eroica e spavalda, di strade in salita e auto meravigliose e veloci, di nomi e frammenti di storie, tutti testimoni delle emozioni che può dare tagliare un traguardo sfidando il tempo e la velocità. 

Michele Giacomantonio
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  • Occhiello Un libro edito da Pellegrini racconta l’amore della famiglia Giuliani per la velocità. Una narrazione che si incrocia con Cosenza, le scelte spesso irragionevoli dei piloti e (anche) i soprusi del fascismo
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