Corriere della Calabria

 

REGGIO CALABRIA Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria ha annullato il provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Bruno Polifroni coinvolto nell'inchiesta “Cumbertazione” della Dda reggina. Polifroni, assistito dagli avvocati Armando Veneto, Clara Veneto e Salvatore Pignataro, era accusato di associazione a delinquere e turbativa d'asta, reati aggravati dalle finalità mafiose e relativi ad opere pubbliche realizzate a Gioia Tauro con fondi Pisu stanziati dalla comunità europea. L'aggravante mafiosa era stata esclusa già dal gip che aveva applicato i domiciliari in sostituzione della custodia cautelare in carcere. L'ordinanza, impugnata dal Riesame, aveva accolto in parte il ricorso sostituendo la misura ai domiciliari con il temporaneo divieto di esercitare la professione di ingegnere. La tesi accusatoria era stata poi annullata dalla Cassazione lo scorso 3 luglio disponendo un nuovo giudizio del Riesame, arrivato poi nella giornata del 7 novembre stabilendo la completa estraneità dei fatti a Bruno Poliforni.

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  • Occhiello L'ingegnere era accusato di associazione mafiosa e turbativa d'asta per la realizzazione di opere pubbliche a Gioia Tauro con fondi europei. Il Tribunale ha stabilito la completa estraneità ai fatti

 

CATANZARO Ammessa la costituzione di parte civile della Regione nel processo per lo stupro alla tredicenne di Melito Porto Salvo che in questi giorni si sta svolgendo presso l’aula bunker del Tribunale di Reggio Calabria. La decisione – secondo quanto riferisce una nota dell'ufficio stampa regionale - è giunta all’indomani della solidarietà manifestata dal presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio che, con la sua presenza davanti all’aula in cui si sta svolgendo il processo, aveva voluto ribadire, ancora una volta, sostegno, solidarietà e vicinanza personale e istituzionale alla ragazza e ai suoi familiari. In quella occasione, come è noto, il presidente Oliverio fu aggredito verbalmente dai familiari di alcuni imputati nel processo che, rivolgendosi contro di lui, gridarono: «Tu non ci rappresenti». Questa è stata la conferma che la decisione assunta dalla Regione è stata quella giusta. «La Calabria - ha affermato Oliverio - deve essere in prima fila nella battaglia contro la violenza alle donne e contro ogni tipo di violenza. La Regione c’è e continuerà ad esserci e ad impegnarsi perché si creino le condizioni affinché episodi come quelli accaduti a Melito e nel Paese, che quotidianamente riempiono le pagine nazionali dei giornali, non accadano mai più».

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  • Occhiello Il processo di sta svolgendo nell'aula bunker del Tribunale di Reggio Calabria. Il presidente Oliverio ha manifestato la propria solidarietà alla ragazza e ai familiari. «In prima fila contro le violenze di ogni genere»

CATANZARO Il gup di Catanzaro, Claudio Paris, ha rinviato a giudizio l'ex vicesindaco di Cropani, Francesco Greco, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta Borderland che ha svelato l'infiltrazione della cosca Trapasso nei territori al confine tra le province di Catanzaro e Crotone. Oltre a Greco il gup ha disposto il rinvio a giudizio per altre 17 persone che devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, violazioni in materia di armi, illecita concorrenza con violenza o minaccia, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni. Per loro il processo inizierà il prossimo 23 gennaio. Gli altri indagati hanno invece optato per il rito abbreviato. Secondo l'accusa, gli affiliati avrebbero avuto interessi nelle attività economiche della zona, in particolare sui numerosi villaggi turistici, e in quella dell'esercizio abusivo del credito e dell'usura. L'ipotesi è che i clan sarebbero stati in grado di esercitare una «capillare pressione estorsiva» sugli imprenditori finita in alcuni casi con l'espropriazione agli stessi dei loro beni. Dall'inchiesta era emersa, inoltre, l'infiltrazione della 'ndrangheta negli apparati politico-amministrativi locali.

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  • Occhiello Francesco Greco è accusato di associazione mafiosa nell'inchiesta sulla cosca Trapasso operante tra Catanzaro e Crotone. Il gup ha disposto il medesimo provvedimento per altre 17 persone

COSENZA La scuola nel suo insieme è sempre stata considerata un grande comunità, con la sola differenza che chi la vive non è uguale. Perché c’è chi la dirige, chi insegna le materie e chi le studia. E da più anni, governo dopo governo, ci hanno provato in tanti a riformarla ma forse più che piccoli accorgimenti o emendamenti radicali quello che serviva alla scuola sarebbe stato un nuovo inizio, «un percorso che potrebbe durare anche 21 anni». Sono queste le premesse degli “Stati generali sulla scuola” che si svolgeranno a Cosenza sabato e domenica nel plesso scolastico dello Spirito Santo. L’iniziativa è promossa dal “Meet Up Cosenza e Oltre” e che coinvolgerà come relatori del momento assembleare previsto per sabato alle 18 i parlamentari Nicola Morra, Enza Blundo e Michela Montevecchi. Prima del confronto “politico” però i lavori su sei tavoli tematici e i cui studi saranno presentati non solo al mondo accademico ma anche a sportivi, educatori sociologi e psicologi.

COSTITUZIONE Alla base della nuova scuola pensata dal meet up c’è la costituzione, non a caso il documento redatto a sostegno delle tesi che la pongono come modello alternativo a quella attuale è costituito da 14 articoli. «Tutte le nostre iniziative sono volte a portare la legalità come momento di discussione all’interno della scuola – dice Romolo Perrotta, educatore e attivista del meet up – è un nostro pilastro fondamentale». Questo passaggio assume la sua piena completezza se si considera che il vero fine è quello di fornire, come spiega Perrotta, «una maturità che sia soprattutto senso di adesione alle istituzioni, partecipazione attiva alle istituzioni».

PRIORITÀ «Si farebbe prima a fare una nuova scuola che a sperare che le riforme facciano effetto», continua Perrotta. Il momento pedagogico ed educativo passa però non dal ministro dell’Istruzione ma dalla formazione dei docenti. «La formazione diversa dei nuovi insegnanti è un tassello imprescindibile. Gli studi che formano gli insegnanti – continua l’educatore – nel nostro ordine di idee sono diversi. Si dovrebbe creare una banca dati per avere graduatorie uniformi per l’accesso al lavoro e nell’arco di alcuni anni pareggiare per la remunerazione tra chi insegna nella scuola materna e chi all’università». Anche se qualche dirigente scolastico storce il naso, bollando l’idea come utopistica.

GOVERNO A 5 STELLE Che spazio troverebbe la scuola pensata in questo modo con i pentastellati al governo? Non è detto che venga accolto in pieno, ne sono convinti anche quelli del meet up cosentino, però non è da escludere che su alcuni punti si possa convergere, come nel caso dell’alternanza scuola lavoro. Perché così com’è concepita non è utile mentre nella “nuova scuola” sarebbe previsto per i ragazzi dai 16 ai 18 anni un periodo di vera formazione professionale al quale si debba dare un taglio pratico alle nozioni.
Per l’iscrizione all’evento è possibile consultare la pagina Fb “Cosenza e oltre”. E per maggiori informazioni sul progetto scuola si può visitare il sito www.cambiarelascuolasipuo.it.

Michele Presta
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  • Occhiello Sabato l'inziativa promossa dal meet up locale con i parlamentari Nicola Morra, Enza Blundo e Michela Montevecchi. Oltre al confronto “politico” previsti sei tavoli tematici
Mercoledì, 08 Novembre 2017 18:17

Una società calabrese nell'Elite della Borsa

REGGIO CALABRIA La società "Agrumaria Reggina Bevande" di Reggio Calabria, azienda specializzata nella produzione di succhi d'arancia e di agrumi, particolarmente attiva sul mercato estero e in diversi continenti, è entrata in "Elite", il programma della Borsa di Milano riservato alle aziende che hanno un fatturato medio di almeno 60 milioni di euro e un alto potenziale di crescita. L'azienda, fondata da Francesco Chirico, è la prima in Calabria ad essere inserita nel percorso di Piazza Affari. «Siamo davvero orgogliosi - afferma Giuseppe Nucera, presidente di Confindustria Reggio Calabria - che una realtà produttiva reggina, nostra associata, abbia ottenuto un risultato così prestigioso. Segno evidente che questo territorio, a dispetto delle innumerevoli criticità, continua ad esprimere autentiche eccellenze imprenditoriali e modelli vincenti sotto i profili finanziario, gestionale, dell'innovazione e degli elevati standard di qualità». Secondo Nucera, «il traguardo raggiunto da Agrumaria Reggina, quale prima azienda calabrese ad entrare in "Elite", è un fatto estremamente importante perché tale programma è altamente rappresentativo di quella che è l'economia reale, indicando i modelli imprenditoriali più virtuosi per fatturato e, soprattutto, per capacità di crescita annua e di radicamento nei mercati internazionali». «Questo risultato - conclude il presidente degli industriali reggini - rappresenta un motivo di spinta ulteriore per l'intero tessuto produttivo locale a proseguire con rinnovato slancio lungo il percorso di crescita e di ricerca costante di progetti e idee innovative».

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  • Occhiello L'Agrumaria reggina bevande rientra nel novero delle imprese con più di 60 milioni di fatturato e un alto potenziale di crescita. La soddisfazione di Confindustria: «Un traguardo importante»

CATANZARO La decisione del Miur di stanziare i fondi per i nuovi asili nido, penalizzando soprattutto le regioni del Sud, ha già creato parecchi malumori. Milioni che spariscono, conti che non tornano e bambini che “costano” meno degli altri. Qualcuno in Campania, la regione più penalizzata secondo la classifica stilata dal Miur, parla di “trucchi” e stratagemmi per favorire le regioni del Nord. Ma la situazione non è molto diversa per la Calabria, al penultimo posto per la ripartizione dei fondi ministeriali.
Il 2 novembre scorso sono stati infatti assegnati alla nostra regione 4,8 milioni di euro contro i 6 milioni previsti un mese prima secondo il calcolo – matematico – svolto secondo i criteri utilizzati dal Miur. Criteri, questi ultimi, che come ricorda il sottosegretario all'Istruzione, Vito De Filippo «sono frutto di un accordo raggiunto in Conferenza unificata dove sedevano i rappresentanti di Regioni ed Enti». Tra questi, il numero di bambini nella fascia d'eta presa in considerazione (da 0 a 6 anni), il numero degli iscritti ai nidi e infine la presenza di scuole dell'infanzia statali: dove sono più numerose ricevono più fondi dallo Stato. Se nei primi due c'è una sostanziale differenza a favore del Nord, nell'ultimo sono invece quelle del Sud che hanno più iscritti nelle scuole statali. Tutto normale se non fosse che, a distanza di un mese le cifre dei finanziamenti si sono ridotte, e di molto anche.
Un ragionamento «poco logico», come viene riportata dal quotidiano Il Mattino che ha cercato di analizzare la situazione, attraverso il quale a distanza di un mese 13,7 milioni spariscono per le regioni meridionali. La Calabria ne perde 1,3 e quindi si vedrà assegnata per ogni bambino, nella fascia d'eta tra 0 e 6 anni, 49 euro. Una cifra di molto inferiore rispetto alle altre regioni se si confronta il dato della Valle d'Aosta, dove invece ogni bambino ne riceverà 103.
Una “svista”, questa, che è sfuggita ai rappresentanti delle Regioni lo scorso 2 novembre e che ora ricadrà sull'intero sistema degli asili nido. 

 

DIENI: OLIVERIO SPIEGHI COME SONO ANDATE LE COSE «Il Miur taglia in modo discriminatorio i fondi per gli asili nido sfruttando l'inerzia colpevole della Regione Calabria e dei suoi delegati». È quanto dichiara la deputata del Movimento 5 Stelle Federica Dieni.
«Il ministero dell'Istruzione – continua la parlamentare – ha infatti ridotto di 13,7 milioni lo stanziamento per le regioni del Sud e di 1,2 per la sola Calabria, che avrebbe dovuto ricevere 6 milioni a fronte dei 4,8 effettivamente assegnati. Significa che, mentre la Valle d'Aosta potrà godere di 103 euro per ogni bambino nella fascia d'eta tra 0 e 6 anni, la Calabria dovrà accontentarsi di soli 49 euro. Si tratta di una sperequazione inaccettabile, che dimostra in modo palese lo sbilanciamento del Pd a favore delle regioni del Nord e la scarsa considerazione in cui viene tenuto il Sud e la Calabria in particolare». «Ma ciò che colpisce ulteriormente – aggiunge Dieni – sono le affermazioni del sottosegretario all'Istruzione Vito De Filippo, secondo cui i criteri “sono frutto di un accordo raggiunto in Conferenza unificata dove sedevano i rappresentanti di Regioni ed enti”. Delle due l'una: o De Filippo dice il falso, ma sarebbe difficile crederlo, oppure il Miur ha ridotto drasticamente i fondi con il beneplacito della Regione Calabria, incapace di opporsi a queste logiche discriminatorie». «È dunque doveroso – conclude la deputata 5 stelle – che il governatore Mario Oliverio spieghi subito come sono andate davvero le cose e trovi il modo di garantire il funzionamento degli asili nido calabresi anche a fronte del drastico taglio dei fondi disposto dal ministero».

 

OCCHIUTO E SANTELLI: DECISONE CHE MASSACRA LA CALABRIA «La decisione del Miur di stanziare i fondi per i nuovi asili nido, penalizzando soprattutto le regioni del Sud, appare illogica e discriminatoria. Se da un lato si evidenza ancora una volta il disinteresse del governo centrale nei confronti del Meridione, dall'altro emerge l'inadeguatezza dei governi locali di sinistra che guidano le regioni del Sud, compresa la Calabria, tra quelle più danneggiate dalla distribuzione». Lo dichiarano i deputati Jole Santelli, coordinatore regionale di Forza Italia, e Roberto Occhiuto. «Come dichiarato da rappresentanti del governo – spiegano -, i criteri di assegnazione, frutto di accordo in Conferenza Stato-Regioni, si basano principalmente sul numero di bambini nella fascia d'eta presa in considerazione (da 0 a 6 anni), sul numero degli iscritti ai nidi e infine sulla presenza di scuole dell'infanzia statali sul territorio regionale. Basandoci sui calcoli matematici effettuati ad inizio ottobre dal Miur, rispetto ai fondi stanziati poi in data 2 novembre, mancano per le regioni meridionali 13,7 milioni di euro. In particolare la Calabria perde il 20% delle risorse previste dai calcoli del Miur, ricevendo 4,8 milioni a fronte dei 6 pianificati, che prevedono l'assegnazione di 49 euro per ogni bambino, cifra di molto inferiore rispetto a quella di altre regioni, come per esempio la Valle d'Aosta (103 euro)». «Il governatore Oliverio che posizione ha preso in Conferenza Stato-Regioni sui tagli che penalizzano le nostre famiglie ed i comuni che devono erogare i servizi? E per quale motivo ha accettato questa ripartizione?», si chiedono i due esponenti politici. «Forza Italia ha presentato questa estate una mozione, di cui Roberto Occhiuto ne è stato il primo firmatario, contro il criterio dell'assegnazione sulla base della spesa storica che penalizza il Sud su tutti i servizi. Su questa decisione, che “massacra” la Calabria su tutti i servizi sociali, ci saremmo aspettati l'incatenamento di Oliverio, non su lotte di potere intestine che il Pd ed Ap antepongono ai bisogni di un'intera Regione. Presenteremo – concludono Occhiuto e Santelli -, come deputazione calabrese, un'interrogazione parlamentare che chiarisca l'iter dei lavori in Conferenza Stato-Regioni e la posizione del governo e della Regione Calabria di fronte all'ennesima penalizzazione del Sud e della nostra terra».

 

MARZIALE E NAVA: SBALORDITIVO «La decisione del Miur di stanziare i fondi per i nuovi asili nido, penalizzando la Calabria di 1,3 milioni, non ci è affatto piaciuta, danneggiando anche la conciliazione lavoro-famiglia che riguarda maggiormente le donne – sottolineano il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Antonio Marziale, e la presidente della Commissione Pari Opportunità, Cinzia Nava –. Gli impegni familiari si concentrano, infatti, sulle spalle di donne e mamme, costrette a rocambolesche imprese per incastrare tutti gli impegni della giornata – rilanciano Marziale e la Nava in una nota congiunta –. La tutela della maternità e dei piccolini passa da molteplici interventi, che iniziano dal periodo di gestazione e proseguono durante i primi anni di vita del bambino. Ridurre la spesa significa di fatto chiudere gli asili nido, anziché farli aumentare come numero e frequenza portandoci al fianco degli altri Paesi europei. Il fatto stesso che l’Italia non riesca a uscire come altri Paesi europei dalla recessione, appare fortemente connesso con l’abbandono delle politiche scolastiche di qualità, in primis delle politiche a sostegno della frequenza dei bambini agli asili nido. Ciò è sbalorditivo, rispetto ai continui proclami di attenzione verso la famiglia, le donne e i minori da parte della politica. A nulla vale la giustificazione del sottosegretario all’Istruzione, Vito De Filippo, secondo il quale i tagli sono frutto di un accordo raggiunto in Conferenza unificata dove sedevano i rappresentanti di Regioni ed Enti – sottolineano Marziale e Nava – perché nessuno potrebbe affermare che in un territorio depresso come la Calabria la riduzione della spesa di così grave portata possa essere accettata. Se in sede di Conferenza nessuno ha detto niente, ebbene lo diciamo noi – concludono – con la forza di un lavoro che ci pone quotidianamente davanti a sempre più evidenti difficoltà di mamme e bambini, i quali avrebbero dovuto registrare aumenti e non decurtazioni per soddisfare i bisogni cui devono far fronte».

 

 

 

 

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  • Occhiello Penalizzate le regioni del Sud.. Solo 49 euro assegnati ai bambini calabresi contro i 103 della Valle d'Aosta. Il Ministero: «Criteri scelti con i rappresentanti delle Regioni». M5s: «Oliverio dia spiegazioni”. Fi: «Ennesimo massacro». Marziale e Nava: «Sbalorditivo»

COSENZA Si chiama "Esame di Stato" e vuole essere una formula completamente nuova di confronto e discussione politica. Protagonisti saranno i giovani universitari che, organizzati in Commissione di esame, ascolteranno e interrogheranno esponenti della politica e delle istituzioni. Il tutto somiglierà molto ad una vera e propria seduta di esami, se non ad una seduta di laurea. I primi a sottoporsi alla prova d'esame, saranno Antonio Viscomi, docente universitario, vicepresidente della Giunta regionale; Nicola Fiorita, docente Unical, già candidato sindaco di Catanzaro; Rosaria Succurro, assessore al comune di Cosenza nelle giunte Occhiuto. Farà un certo effetto vedere nella commissione giudicatrice un gruppo di ragazzi universitari, e perfino un liceale: Giovanna Buffone, Francesco Scanni, Francesco Pezzi, Rosita Leonetti, Francesco De Luca e il liceale Francesco Palermo.
A coordinare la seduta di esami sarà Franco Laratta. Organizza l'associazione “Calabria punto e a capo”. La sede degli Esami di Stato è particolarmente suggestiva: la storica biblioteca del ministro Fausto Gullo, a Spezzano Piccolo, giovedì 16 novembre alle 17. Un modo completamente nuovo di animare il confronto politico, in piena epoca dell'antipolitica. Le “materie di esami”: attualità politica, cultura, istituzioni, economia, società. “Esami di Stato” è un format itinerante che attraverserà la Calabria nel corso dei prossimi mesi. Prossima tappa: Crotone.
Per Franco Laratta che animerà Esami di Stato: «per una volta le parti si invertono. Saranno i ragazzi a salire in cattedra. Quei ragazzi che hanno tanto da dire e tanto da chiedere alla politica».

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  • Occhiello L'iniziativa è stata organizzata dall'associazione “Calabria punto e accapo”. La commissione giudicatrice sarà composta da universitari e un liceale. Tra gli ospiti Viscomi, Fiorita e Succurro. Prima tappa a Spezzano Piccolo

CATANZARO L'Anas ha reso noto, con un comunicato, che «è stato pubblicato oggi il bando di gara relativo ai lavori di completamento di alcuni tratti della strada statale 182 “Trasversale delle Serre”, compresi tra lo svincolo Serre dell'A2 Autostrada del Mediterraneo, alla strada provinciale “Fiume Mesima” e da località “Cimbello” a “Bivio di Montecucco”, in provincia di Vibo Valentia». «L'Anas ha provveduto in tempi brevi - è detto ancora nella nota - alla stesura del progetto di completamento che è stato mandato in gara per affidare i lavori finanziati per un importo di circa 850 mila euro. Tali interventi saranno avviati entro la fine di dicembre 2017 e la strada potrà essere fruibile entro il mese di aprile 2018».

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  • Occhiello L'Anas annuncia la pubblicazione del bando di gara per completare l'opera nel Vibonese. A dicembre partono lavori per 850mila euro tra la provinciale “Fiume Mesima” e lo svincolo autostradale delle Serre e da “Cimbello” a “Bivio di Montecucco”

CATANZARO Il tentativo di fermare la gestione di Sacal targata Arturo De Felice si è arenato davanti al Tribunale di Catanzaro. Così come il ricorso promosso da Lamezia sviluppo srl e da due membri nel consiglio d’amministrazione di Sacal (difesa dagli avvocati Maurizio Martinetti e Valerio Donato): Renato Tommaso Felice Caruso e Adele Caruso, padre e figlia protagonisti della scalata alla società nei mesi scorsi attraverso l’acquisto di una cospicua dote di azioni. Davanti al giudice è arrivato il contrasto sorto dopo la nomina dell’ex prefetto: parte privata (i Caruso, appunto) e soci pubblici sono in disaccordo più o meno su tutto – al netto dell’andamento ondivago del Comune di Lamezia Terme – e lo scontro si è trasformato in una richiesta netta e potenzialmente pericolosa: quella di bollare come illegittimo il percorso che ha portato all’attribuzione dei pieni poteri a De Felice.
Una richiesta, questa, che avrebbe “abbattuto” in un solo colpo l’operatività della società che gestisce i tre aeroporti calabresi. Due sarebbero state le delibere da cancellare: quella dell’assemblea dei soci del 23 giugno 2017, che attribuisce al presidente Arturo De Felice i pieni poteri e fissa in 15mila euro il compenso annuo per i membri del cda e in 100mila quello del presidente, e l’atto del 27 giugno scorso, che conferisce di fatto le deleghe al presidente. Secondo il giudice Ermanna Grossi, nei due atti non c’è alcuna violazione del codice civile né dello Statuto della società. Non ci sono appunti da muovere neppure sulle retribuzioni, perché Sacal, «il cui fatturato è imputabile al mercato», non rientra tra le società per le quali i compensi «non possono superare l’80% del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013». 
Il giudice trova nell’iter soltanto «un vizio di convocazione dell’assemblea, avvenuta su iniziativa del solo presidente del cda». Ma è un dato che «non appare sufficiente a consentire la sospensione della deliberazione assembleare impugnata». Così come rispetta i termini di legge e dello Statuto la convocazione del consiglio «con preavviso di tre giorni». È lo stesso Statuto, infatti, «a stabilire che il consiglio viene convocato dal presidente “nei casi d’urgenza” almeno tre giorni prima dell’adunanza». È l’ultima notazione: la “spallata giudiziaria” dei privati è fallita. 

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  • Occhiello Fallisce la spallata tentata dal socio privato Caruso. Per il Tribunale di Catanzaro gli atti (e le retribuzioni) sono legittimi

CATANZARO L’allarme sul comparto socio-assistenziale delle Rsa è sempre più pressante. A lanciarlo, ancora una volta, sono i rappresentanti delle associazioni di categoria calabresi Uneba, Anaste, Agidae e Aris, nel corso di una conferenza stampa tenuta mercoledì mattina dai rispettivi rappresentanti regionali Ferdinando Scorza, Michele Garo, Massimo Poggi e Pietro Siclari.
A pesare gravemente sul comparto sono gli sviluppi di una serie di pronunciamenti della Corte di Cassazione relativi ai pagamenti della quota sociale a carico della Regione nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014. Secondo la Corte, avrebbe dovuto effettuarli ogni azienda sanitaria provinciale, sulla base dei fondi regionali ad esse erogati. Quei pagamenti, invece, furono effettuati direttamente dalla Regione.
In pratica un errore “tecnico” che potrebbe essere risolto anche con un sistema di fatturazioni compensative attraverso le quali rimettere in pari i conti in maniera veloce e formalmente corretta. Ma, dicono i rappresentanti delle associazioni di categoria, «questa soluzione non è stata ritenuta valida, così adesso la Regione ci chiede indietro i soldi che ci doveva e ci ha elargito in quel periodo per poi darli alle Asp da cui ci saranno corrisposti successivamente». Il problema, com’è facile intuire, è che restituire qualche decina di milioni di euro da parte delle aziende è un’opzione che farebbe fallire praticamente l’intero comparto. Fin qui, un cortocircuito che può essere risolto «solo con un intervento politico. Il presidente Oliverio era già a conoscenza di questa vicenda quando, nel 2014, venne qui a chiederci i voti. E aveva promesso di sistemare le cose. Da allora, nulla è cambiato, non c’è stato alcun intervento», sottolineano i rappresentanti delle associazioni.
Come se ciò non bastasse, contestualmente a questa annosa querelle, da tredici mesi le strutture non ricevono i trasferimenti spettanti: «Ad oggi, siamo fermi all’ultimo pagamento del settembre 2016. Da allora, attendiamo l’ultimo trimestre dello scorso anno e tutto il 2017 – dicono ancora Poggi, Garo, Scorza e Siclari –. La cosa ancora più grave è che, secondo quanto abbiamo appurato, la Regione ha trasferito alle Asp un acconto relativo ai primi sei mesi di quest’anno. Il bonifico è del 10 ottobre scorso, ma ad oggi le Asp non hanno provveduto a saldare le fatture d’acconto e, per le vie brevi, neanche ammettono di avere ricevuto gli stanziamenti regionali».
A far piovere sul bagnato è stato poi l’ormai noto Dca 118 emanato dal commissario ad acta per il Piano di rientro sanitario Massimo Scura con cui sono state rimodulate le rette. Una rimodulazione al ribasso – con un taglio vicino al 20% – che, dicono le associazioni «porterebbe a circa cinquecento licenziamenti in tutto il settore, pari ad almeno il 30% della forza lavoro attualmente impiegata a tempo indeterminato. Si tratta di professionisti altamente qualificati che non avrebbero più un lavoro. E in molti casi si tratta dell’unico lavoro all’interno del nucleo familiare».
«Nonostante la riduzione della quota sociale – proseguono – abbiamo comunque accettato il Dca del commissario Scura perché prevedeva l’introduzione di ulteriori servizi che il comparto avrebbe dovuto fornire al fine di non disperdere le professionalità ad oggi impiegate. Ma finora non ci sono state novità su questo fronte: così non possiamo andare avanti. Non vogliamo che questa situazione ricada, ancora una volta sul territorio e soprattutto sui nostri dipendenti che già per sopportare i ritardi di oggi e di ieri hanno fatto enormi sacrifici».

FERRO: DA REGIONE ATTEGGIAMENTO DI CHIUSURA SU RSA «Anziché annunciare improbabili incatenamenti per ottenere la nomina a commissario alla Sanità, il governatore Oliverio si preoccupi innanzitutto di fare bene ciò che è di sua competenza in un settore importante e delicato quale quello dell'assistenza socio-sanitaria. Ha assunto ormai contorni grotteschi la vicenda dei pagamenti della quota sociale delle rette da versare alle Rsa, dopo la nota sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che tale quota deve essere a carico delle Aziende sanitarie». È quanto dichiara in una nota Wanda Ferro, consigliere regionale di Gruppo misto. «Un “falso problema” – prosegue l'esponente politico -, come lo hanno definito le associazioni rappresentative delle strutture, poiché è evidente che la spesa continua a gravare sulla Regione, che deve trasferire le risorse necessarie alle aziende sanitarie. Senonché si è venuto a creare, con consueta indisponibilità all'ascolto da parte del governatore Oliverio, un cortocircuito tale per cui la Regione ha messo in moto l'avvocatura per avere restituite dagli erogatori le somme versate, mentre d'altro canto non consente alle Asp di accettare le fatture da parte degli stessi erogatori. Insomma la Regione vuole indietro i soldi versati per i servizi forniti, ma non mette in condizioni le Rsa di riottenere quanto dovuto da parte delle Aziende sanitarie. Basterebbe soltanto sedersi attorno ad un tavolo per trovare una soluzione condivisa al problema, ma la Regione si ostina in un atteggiamento di chiusura incomprensibile, che rischia di portare al collasso tante strutture che offrono servizi di eccellenza in un settore ad alto valore sociale quale quello dell'assistenza agli anziani». «Le Rsa infatti – spiega il consigliere regionale - non sono in grado di restituire le somme che hanno incassato, perché quei soldi sono serviti per pagare i servizi e i costi del personale. E in ogni caso sono somme che dovrebbero riavere indietro sempre dalla Regione attraverso le Asp. Le Rsa, che tra l'altro non ricevono il pagamento della quota sociale da 13 mesi, sono quindi costrette a rivolgersi agli istituti di credito, accollandosi inutilmente interessi e spese di cui, alla fine, chiederanno inevitabilmente il conto alla Regione. A pagare tanta inefficienza e incapacità di confronto saranno sempre i cittadini, sia per l'inutile spreco di risorse pubbliche che per il rischio di vedere compromessa la qualità dei servizi. Non si comprende perché la Regione continui a penalizzare l'assistenza territoriale, e in particolare quelle strutture che offrono una buona assistenza ad anziani e disabili, anche nei paesi dell'entroterra, spesso rappresentando una concreta alternativa ai ricoveri ospedalieri. Spero che non si tratti di questioni meramente contabili, volte ad escludere quei costi dal calderone della spesa sanitaria per migliorare le performance, e che si tenga in dovuto conto il rischio che le Rsa finiscano per gettare la spugna, cedendo magari le attività a realtà imprenditoriali con le spalle più larghe, come quelle del Nord che sembra abbiano già manifestato interesse ad impegnarsi nel campo dell'assistenza socio-sanitaria in Calabria. Poi c'è la questione dell'applicazione del Decreto commissariale 118, che ha ridotto le rette per le Rsa, e che se non sarà seguito dall'attivazione degli ulteriori servizi previsti, come l'assistenza domiciliare, rischia di far perdere centinaia di posti di lavoro a professionisti bravi e qualificati».
«La Regione – conclude Wanda Ferro -, anche attraverso le Aziende Sanitarie, non può applicare le norme soltanto quando e nelle parti che fanno comodo. Spero che possa aprirsi a breve un tavolo tecnico-istituzionale con tutte le parti coinvolte per salvaguardare un servizio di fondamentale importanza per i calabresi».

Alessandro Tarantino
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  • Occhiello L'allarme delle associazioni di categoria del comparto socio-assistenziale: «Oliverio sapeva già tutto quando venne qui a chiederci i voti. Aveva promesso di sistemare le cose ma non ha fatto nulla». E da 13 mesi le strutture non ricevono i trasferimenti spettanti. Ferro: «Da Regione atteggiamento di chiusura»
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