Corriere della Calabria
Giovedì, 09 Novembre 2017 22:07

Recuperati sette quad rubati a Cotronei

COTRONEI I carabinieri della compagnia di Petilia Policastro hanno ritrovato, restituendoli al proprietario, i sette quad che erano stati rubati il 24 ottobre scorso in località "Trepido'" di Cotronei. I quad erano stati occultati all'interno di una pineta in località "Colle della torre". 
Le indagini dei carabinieri proseguono per identificare i responsabili del furto. Il prefetto di Crotone, Cosima Di Stani, con una nota, ha rivolto un messaggio di «sincero compiacimento e vivo apprezzamento» al Comandante provinciale dei carabinieri «per la brillante operazione che ha consentito il ritrovamento dei sette quad che erano stati trafugati dalla rimessa di un'attività di noleggio a Villaggio Palumbo. Tale risultato, perseguito nell'ambito delle intensificate attività di controllo del territorio di recente disposte per il territorio di Cotronei - si aggiunge nel comunicato - contribuisce a rafforzare la fiducia dei cittadini di quella Comunità, nelle Istituzioni impegnate, in un costante rapporto di collaborazione, a prevenire, contrastare e reprimere le forme di dominio della criminalità nel tessuto sociale, civile ed economico della provincia».

 

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  • Occhiello I carabinieri hanno rinvenuto i mezzi che erano stati sottratti al titolare di una rimessa all’interno del Villaggio Palumbo. Il prefetto di Crotone Di Stani: segnale che rafforza la fiducia dei cittadini

PAOLA Arriva la sentenza di condanna. Il tribunale di Paola si pronuncia nei confronti degli indagati per la  truffa al Santuario di Paola. Nei confronti di Maria Rosaria Punzo, Preite Carmelina, Attilio Cedolia e Adua Preite è stato disposto il sequestro di beni mobili e immobili per un totale di 1 milione e 254mila euro. Ma c’è di più il resto della somma 286mila euro, sottratta ai fedeli di San Francesco con gli artefici finanziari messi a punto da Massimo Cedolia, dovrà essere restituita da Francesco Vidiri, Grazia Magurno, Ofelia Vidiri, Salvatore Magurno e Francesca Paola Vidiri condannati anche alla pena di reclusione di 3 anni per riciclaggio. Pena più consistente invece per Massimo Cedolia condannato a 5 anni di reclusione.

LA VICENDA A denunciare i movimenti sospetti di denaro furono proprio i frati francescani per conto del loro economo Franco Russo che aveva denunciato tutto alle autorità competenti e fatto scattare fin da subito le misure cautelari nei confronti di Massimo Cedolia.
Il promotore finanziario che si occupava della gestione della raccolta fondi dei fedeli era stato indicato già nelle udienze del mese di gennaio come principale responsabile dell’ammanco economico. Cedolia aveva coinvolto nella truffa anche suoi amici e familiari. Massimo Cedolia gestiva i fondi dei francescani in modo del tutto libero ed autonomo poiché, secondo l’accusa, aveva persuaso  i frati a trasferire la somma delle offerte ricevute su un conto corrente al quale lui aveva libero accesso. Al momento della restituzione delle cifre raccolte con il passare del tempo Cedolia si è presentato a mani vuote, giustificandosi dicendo che i soldi al momento non erano nelle sue disponibilità per degli investimenti sbagliati. La giustificazione non ha convinto i frati del Santuario paolano che procedendo ad alcuni accertamenti interni hanno poi raccolti tutti gli elementi utili per procedere alla denuncia. Il tribunale di Paola ha chiuso oggi il primo grado di giudizio con la sentenza di condanna, al santuario le cifre saranno riconsegnate nel più breve tempo possibile.

 

Michele Presta
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  • Occhiello Secondo i giudici del Tribunale di Paola il promotore si sarebbe appropriato di oltre un milione di euro. Confiscati i beni già sequestrati all’uomo e intestati a terzi e ad altri imputati anch'essi condannati. Dovranno pagare una provvisionale di 1,2 milioni
Giovedì, 09 Novembre 2017 19:36

Il Tg Web

 

CATANZARO Sacchetti con la droga, ma anche una pistola pronta per l’uso e i relativi proiettili. Tutto nel vano di un ascensore mai attivato, fermo tra un piano e l’altro a un metro dal portone di casa propria nella zona di viale Isonzo. Così - secondo la Polizia che lo ha arrestato - il 33enne Fabio Buccino nascondeva il materiale “scottante”, finito sotto sequestro ad opera degli agenti della Squadra mobile, della Questura di Catanzaro, che hanno operato insieme a personale del Reparto prevenzione crimine di Vibo Valentia ed alle unità cinofile. Nel dettaglio, Buccino è stato trovato in possesso di 260,17 grammi lordi di sostanza stupefacente tra cocaina, eroina e anfetamine e di una pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa, illegalmente detenuta. Giunti nell’abitazione del 33enne per effettuare una perquisizione domiciliare, i poliziotti hanno visto l’uomo che, sull’uscio di casa, accortosi di quanto stesse avvenendo, rientrava repentinamente nell’appartamento tentando di chiudere la porta in modo da bloccare l’ingresso. Raggiunto e fermato, Buccino è stato pizzicato con una chiave in mano, che stava probabilmente tentando di gettare da una finestra. La chiave è successivamente risultata l’unica disponibile per l’apertura del vano ascensore in caso di emergenze e per effettuare interventi di manutenzione. Estesa dunque la perquisizione anche all’elevatore immediatamente “preso di mira” dal cane antidroga Max, dalla parte superiore della cabina interna, in un buco circolare adibito all’incasso dei faretti per l’illuminazione di interni, sono saltate fuori la droga, un bilancino di previsione, l’arma da fuoco e 8 proiettili. Accanto agli involucri che contenevano questo materiale, c’erano delle bustine con del peperoncino, vanamente utilizzato per tentato di eludere i controlli dei cani antidroga. Nel corso dei successivi accertamenti, la Polizia ha verificato che l’ascensore non è mai stato funzionante e che era bloccato tra il piano terra e il primo piano, posizionato in modo da essere facilmente accessibile - secondo l’accusa - da parte di Buccino.

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  • Occhiello Fabio Buccino aveva nascosto il materiale nel vano di un ascensore. Alla vista degli uomini della Squadra mobile ha tentato di reagire bloccando l'ingresso dell'abitazione. I poliziotti hanno rinvenuto 260 grammi di stupefacente, una pistola calibro 7,65 e 8 proiettili
Giovedì, 09 Novembre 2017 18:47

«Cercare la verità sull'omicidio Scopelliti»

REGGIO CALABRIA «Importante ricordarci del giudice Antonino Scopelliti anche perché è uno di quei delitti di mafia sui quali si deve fare ancora chiarezza, ancora la verità non è stata accertata, soprattutto per quanto riguarda i mandanti». Lo ha detto il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosi Bindi, intervenendo a Reggio Calabria all'inaugurazione della sede della Fondazione Scopelliti, voluta dalla figlia del giudice ucciso, Rosanna, parlamentare di Ap. «Ci auguriamo quindi - ha aggiunto Bindi - che anche l'iniziativa di oggi sia per tutte le istituzioni un impegno a cercare la verità e a fare luce su un periodo molto difficile della Repubblica Italiana, che poi abbiamo superato ma è stato superato a caro prezzo, con tante vittime e forse la prima di queste è proprio Scopelliti perché non possiamo dimenticarci che lui sarebbe stato parte importante del cosiddetto maxiprocesso in Cassazione». «Sono molto contenta - ha concluso la presidente della Commissione parlamentare antimafia - di essere qui accanto alla figlia di Scopelliti che continua nel ricordo del padre un grande lavoro nella lotta alla mafia anche come componente della Commissione parlamentare, e credo che questo sia un momento significativo per questa città e per questa regione».

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  • Occhiello La presidente della commissione Antimafia Bindi ha inaugurato a Reggio la sede della Fondazione voluta dalla figlia del giudice ucciso
Giovedì, 09 Novembre 2017 18:27

Gli infermieri cosentini rieleggono Sposato

COSENZA Oltre 1500 infermieri, nei giorni scorsi, hanno rieletto i loro rappresentanti per il Collegio Ipasvi di Cosenza. L’Ordine degli infermieri bruzi ha visto prevalere, nettamente, la lista uscente “Infermieri uniti per la professione”. Rieletto presidente Fausto Sposato, primo eletto con 730 voti; nel direttivo invece spazio ad Angela Greco, rinominata tesoriere, Adriana Imbrogno segretaria e Marco Laratta nuovo vice presidente. Silvio Tunnera invece è stato designato alla carica di presidente dei revisori. «I nostri colleghi, con una partecipazione così ampia e numerosa, hanno premiato evidentemente il duro ed importante lavoro compiuto nei precedenti tre anni. L’Ipasvi e gli infermieri sono cresciuti sensibilmente in questo periodo. Nell’opinione pubblica e nella professione, raggiungendo traguardi ed obiettivi impensabili prima», il commento a caldo del riconfermato presidente Sposato. Tutto il gruppo in verità ha ricevuto sostegno ed ha ottenuto, contestualmente, i voti dei colleghi. Tutti riconfermati e tutti pronti a ripartire verso un cammino, quello sanitario, ormai tracciato. «Se si lavora bene, come abbiamo fatto, i risultati arrivano. Grazie davvero a tutti. Da oggi nuovamente compatti ed uniti per innalzare i sacrifici e le professionalità della categoria», ha detto, con emozione, Sposato dopo la proclamazione. Il prossimo triennio, 2018/2020, tante altre importanti novità attendono gli infermieri cosentini e calabresi. Il nuovo corso dell’Ipasvi riparte da qui. Da Sposato e da tutta la squadra riconfermata in blocco.

 

 

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  • Occhiello Rinnovato il collegio Ipasvi. Il presidente: «Premiato il duro lavoro di questi ultimi anni»
Giovedì, 09 Novembre 2017 18:04

I coniugi killer davanti al Riesame

CATANZARO Si è tenuta giovedì mattina davanti al tribunale del Riesame di Catanzaro l’udienza riguardante le misure cautelari comminate dal gip, su richiesta della Procura di Lamezia Terme, ai coniugi Federica Guerrise, 30 anni, e Marco Gallo, 32, accusati dell’omicidio di Francesco Berlingeri, 57 anni, di etnia rom, ucciso con quattro colpi di pistola nel quartiere Sambiase di Lamezia Terme il 19 gennaio 2017.
Secondo l’accusa – rappresentata oggi in udienza dal procuratore capo di Lamezia Salvatore Curcio e dal sostituto procuratore Marta Agostini – l’omicidio di Berlingeri sarebbe stato materialmente eseguito da Gallo con la complicità di sua moglie, sulla quale pende l’accusa di concorso morale e materiale in omicidio. Secondo le indagini condotte dalla Squadra mobile di Catanzaro e dal commissariato di Lamezia Terme su ordine della locale Procura, la giovane avrebbe accompagnato il marito nelle attività di perlustrazione sul luogo del delitto il giorno prima dell’agguato, 18 gennaio. Lui a bordo della sua moto da enduro e lei alla guida di una Fiat 600. E il giorno dell’omicidio lei avrebbe fatto da specchietto, aspettando nella macchina e avvisando il marito con una telefonata del rientro della vittima nel suo negozio di frutta e verdura. Due minuti dopo, è la ricostruzione degli investigatori, arriva Gallo, a bordo di una moto da enduro, sorprendendo Berlingeri che sta scaricando gli ortaggi comprati nel mercato ortofrutticolo di Catanzaro. Gallo si affianca all’uomo e, sostiene l’accusa, lo fulmina con quattro colpi che lo centrano alla testa. Uno di questi ferirà il nipote del rom, di 11 anni, che stava aiutando lo zio.

LE INDAGINI E LE CONTESTAZIONI Le indagini si sono avvalse delle riprese delle telecamere private della zona e della geolocalizzazione delle celle telefoniche dei due coniugi ad indicare che sul posto non vi erano solo i mezzi ma anche le persone. La difesa, rappresentata dagli avvocati Teresa Bilotta e Antonello Mancuso, ha depositato delle consulenze sull’auto, sulla moto e ha chiesto il rigetto delle disposizioni del gip. L’accusa, giovedì, ha depositato altro materiale investigativo relativo alle geolocalizzazioni e ha chiesto l’accoglimento delle misure cautelari. I giudici del Riesame hanno cinque giorni per decidere.

ale. tru.

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  • Occhiello L’accusa ha depositato altro materiale investigativo relativo alle geolocalizzazioni e ha chiesto l’accoglimento delle misure cautelari per Marco Gallo e Federica Guerrise, accusati dell'omicidio di Francesco Berlingeri

JOPPOLO Tragedia sfiorata oggi pomeriggio a Joppolo per la caduta di alcuni massi, anche di grosse proporzioni, lungo la strada provinciale 23 già teatro, peraltro, di episodi analoghi anche nel recente passato. Solo per un caso i grossi massi di granito staccatisi dall'alto costone sovrastante la strada non hanno colpito nessuna delle automobili in transito lungo l'arteria, che è particolarmente trafficata perché collega Ricadi con Nicotera e con Rosarno. Sul posto sono intervenuti i tecnici del Comune di Joppolo e della Provincia di Vibo Valentia, insieme al personale della Protezione civile regionale, ai vigili del fuoco e alle forze dell'ordine. Il transito lungo la strada è stato interdetto in attesa della rimozione dei massi e della messa in sicurezza dell'intera area.

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  • Occhiello La strada, che collega Ricadi con Nicotera e Rosarno, era già stata teatro di episodi simili in passato. Il transito è stato interdetto
Giovedì, 09 Novembre 2017 16:53

Crotone, il congresso del Pd è ancora sospeso

CROTONE Ritardi ingiustificati. Non si conosce ancora la data per la celebrazione del congresso provinciale del Partito democratico, che si sarebbe dovuto celebrare lo scorso 29 ottobre. Lo slittamento è stato determinato dalla convocazione della convention del Pd nazionale a Napoli. Il segretario provinciale crotonese, Gino Murgi, in vista della riconvocazione ha chiesto la disponibilità a partecipare al governatore della Calabria, Mario Oliverio. Il presidente della giunta calabrese si è detto disponibile, ma si è riservato di indicare la data. Da quel momento, però, è calato il sipario.
Secondo quanto riferito Murgi avrebbe anche tentato di ricontattare Oliverio, senza però riuscirci. La necessità di avere la presenza di Oliverio alla kermesse del Pd crotonese è dovuta anche al fatto che il governatore ha dato la propria disponibilità a partecipare ad un’iniziativa del Comune di Crotone e del movimento dei DemoKratici di Enzo Sculco, sulle attività messe in campo dall’amministrazione comunale della città pitagorica. Il Pd, sulla carta, non fa parte della maggioranza, che sostiene il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese. Si è venuta a creare una situazione paradossale che vede il Pd non dialogare con Pugliese (e Sculco) e Oliverio che, invece, fa patti con i due. La presenza di Oliverio al congresso provinciale dovrebbe servire a dare il segnale che il governatore è anche vicino alla federazione del suo partito. 

g. m.

 

 

 

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  • Occhiello Rinviata lo scorso 29 ottobre per la convocazione della convention nazionale dei dem, la riunione continua a slittare. Il segretario in pectore cerca Oliverio (e non lo trova) mentre il governatore tratta con Sculco

LAMEZIA TERME Presunte vittime e presunti "tiranni" nello stesso procedimento. Accade in Calabria, accade a Lamezia Terme, dove di prassi le parti offese riconosciute dall’accusa non si costituiscono parte civile, a meno che l’imputato non sia un pentito uscito dal giro. Parti offese che smentiscono di essere state taglieggiate, di avere mai consegnato merce o denaro agli uomini delle cosche. Il processo Perseo lo ha ampiamente dimostrato. E dalle indagini di Perseo deriva il procedimento che ha visto giovedì sullo stesso banco degli imputati taglieggiatore e parti offese. Da un lato Alessandro Torcasio, 34 anni, considerato membro operativo della cosca Giampà, accusato del confezionamento di ordigni esplosivi, dei tentati omicidi di Nicola Gualtieri, detto il “coccodrillo” e di Ranieri Ottorino, di detenzione e ricettazione di armi. Torcasio, assistito dall’avvocato Giuseppe Spinelli, è accusato anche di estorsione ai danni di Pasquale Torcasio, detto “Bonsai”, dal nome del locale che gestisce, per essersi fatto consegnare 1000 euro (in concorso con altre persone della cosca Giampà che hanno seguito procedimenti separati) e di Giovanni Vitale, titolare della Vitale Sud che sarebbe stato invece costretto a pagare 1.500 euro. I due imprenditori vengono identificati dall’accusa – retta dal sostituto procuratore Elio Romano – quali persone offese. Allo stesso tempo sono imputati accusati di favoreggiamento perché nonostante l’estorsione aggravata nei loro confronti, sostiene l’accusa, agli investigatori che li interrogavano in veste di persone informate sui fatti, avrebbero dichiarato di non avere mai consegnato denaro ad Alessandro Torcasio o ad altri appartenenti alla cosca Giampà. Sia “Bonsai” che Vitale, assistiti dagli avvocati Salvatore Staiano e Massimiliano Carnovale, sono stati rinviati a giudizio e il loro processo avrà inizio il 18 gennaio davanti al tribunale collegiale di Lamezia Terme.

LE DICHIARAZIONI DELL’ALA «Per la prima volta a Lamezia Terme, sono chiamati al banco degli imputati anche gli imprenditori estorti che negano alla Polizia Giudiziaria le estorsioni subite, favorendo di fatto i colpevoli e consentendogli di eludere le misure repressive», scrive in una nota l’Associazione antiracket Lamezia (Ala) che giovedì si è costituita parte civile, insieme al Comune di Lamezia Terme, per i reati di estorsione e favoreggiamento. «Nell'udienza odierna davanti al gup, due di questi imprenditori sono stati rinviati a giudizio. Da oggi sarà evidente a tutti che chi non collabora con le forze dell’ordine è complice della ‘ndrangheta. La nostra speranza è che tutto ciò sia un buon motivo per cominciare a fare dei buoni esami di coscienza e contribuire a cambiare faccia a questa città», prosegue la nota. «L’Ala continua ad essere disponibile ad affiancare e sostenere, fattivamente, gli operatori economici che continuano ad essere vittime di estorsioni, nonostante le centinaia di arresti e durissime sentenze che in questi anni hanno devastato le cosche lametine.
Continueremo invece a costituirci parte civile, come nel caso odierno, verso coloro che con il loro agire, disprezzano e rendono ancora più difficile, l’enorme lavoro e l’impegno che forze dell’ordine, magistratura e cittadini hanno compiuto negli ultimi dieci anni».

I TENTATI OMICIDI Ad Alessandro Torcasio vengono contesati due tentati omicidi. Uno è quello di Nicola Gualtieri, appartenente alla cosca rivale dei “Torcasio-Cerra-Gualtieri”. Nel novembre 2010 Gualtieri, intorno alle 20, rientrava nel carcere di Nicastro dove si trovava ristretto in regime di semilibertà. Torcasio, armato di Kalashikov lo attendeva appostato sopra la piazzola sopraelevata rispetto all’ingresso del carcere. Presa la mira e fatto fuoco, però, l’arma si è inceppata impedendo di portare a compimento l’azione omicidiaria ordinaria dal boss reggente Giuseppe Giampà, oggi collaboratore di giustizia.
Altro esponente della consorteria “Cerra-Torcasio-Gualtieri”, Ranieri Ottorino doveva, secondo l’accusa, essere ucciso perché la cosca Giampà mantenesse incontrastato il controllo del territorio. L’agguato in questo caso non ebbe luogo perché Ranieri quella sera non rientrò, nonostante fosse sottoposto a sorveglianza speciale, nell’abitazione del padre.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Inizia il procedimento a carico di Alessandro Torcasio per due tentati omicidi. Pasqualino Torcasio e Giovanni Vitale sono accusati di favoreggiamento personale. L'Ala: «Chi non collabora è complice della 'ndrangheta»
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