Corriere della Calabria

COSENZA "Diritto all'esistenza e alla dignità", questo uno dei temi cardine che ha animato la presentazione del libro "Reddito di cittadinanza. Emancipazione dal lavoro o lavoro coatto?", tenutasi questo pomeriggio alle 18 nella sede di via De Rada di P.r.c. e G.c. Cosenza, con gli autori Giuliana Commisso e Giordano Sivini. Una discussione partecipata che ha coinvolto relatori e pubblico. Tra gli oggetti principali del dibattito, la legge sul reddito d'inclusione che è entrata da quest'anno a far parte del nostro ordinamento, e che non manca di sollevare incertezze e malumori tanto nei destinatari della legge stessa, quanto in chi ne studia la ratio e gli effetti in relazione al contesto in cui si inserisce. «Si tratta di una legge umiliante, che restringe la libertà di scelta della persona e la rinchiude all'interno di schemi personalizzati finalizzati al controllo totale da parte dell'istituzione, come i progetti personalizzati per le famiglie del modello inglese, in cui l'amministrazione possiede tutte le informazioni riferibili al nucleo, fino al conto in banca», è l'intervento di Giordano Sivini, che richiama i punti critici fondamentali di questa concezione di reddito presente non solo in Italia, come ricordano anche gli altri interventi, ma nel più ampio contesto europeo.
«Il reddito può essere strumento di lotta ed emancipazione, se riesce a rafforzare le posizioni del lavoratore e il lavoro in sé. Non bisogna chiederlo o aspettare che venga concesso – asserisce Giuliana Commisso -, ma pretenderlo in funzione del diritto assoluto all'esistenza, allo stesso modo di come è legittima la rivendicazione del lavoratore al salario, il disoccupato ha diritto al reddito». La stessa Commisso sottolinea anche il carattere profondamente politico della critica a questa forma di reddito di cittadinanza, che non vuole eliminare la povertà ma mantenerla tale: «L'imperativo del mercato oggi, si può riassumere nel termine “flessicurezza” - flessibilità e sicurezza, prosegue l'autrice -, effetto inevitabile della competitività capitalista. Il lavoro coatto flessibilizzato e la condizionalità all'occupabilità a 180 euro (come prevede la nuova legge) istituiscono il lavoro come privilegio e una lotta contro i poveri». La questione del reddito, legata a quella del lavoro e della dignità umana, appare dunque un capitolo complesso da riscrivere; all'unanimità i partecipanti alla discussione hanno prospettato come soluzione auspicabile, per una ridefinizione dei criteri e delle modalità di redistribuzione della ricchezza, una mobilitazione degli emarginati insieme agli "inclusi", ovvero coloro i quali si trovano costretti ad accettare condizioni di lavoro precarie e spesso umilianti.

 

Delfina Donnici
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  • Occhiello Presentato il libro di Giuliana Commisso e Giordano Sivini sulla legge per contrastare la povertà. Tanti i dubbi sui possibili effetti («restringe la libertà di scelta») ma discusse anche le possibili alternative («redistribuire le ricchezze»)

CATANZARO  Nel corso di una riunione convocata dal prefetto, Luisa Latella, «la Regione si è impegnata a mettere in atto tutte le procedure per accelerare gli interventi di messa in sicurezza dell'acquedotto “Simeri-Passante” che alimenta la città di Catanzaro e i comuni di Simeri Crichi, Sellia Marina, Cropani e Botricello, sul litorale ionico». Ne dà notizia un comunicato della Sorical, che riferisce di avere «illustrato al tavolo con un video i cinque interventi già realizzati». Alla riunione in Prefettura hanno partecipato, per il Comune di Catanzaro, il sindaco Sergio Abramo e il dirigente dell'ufficio acquedotto, Antonio Morelli, e per Sorical gli ingegneri Massimo Macrì (Capo compartimento Centro), Giuseppe Sorrentino e Antonio Voci (area ingegneria) e il responsabile dell'ufficio della Zona di Catanzaro Tommaso Laporta. «La riunione, chiesta dal sindaco Abramo - si afferma nella nota - è servita per fare il punto sui diversi interventi che attendono da anni una risposta da parte della Regione e della Sorical. La Regione, presente l'assessore alle Infrastrutture Roberto Musmanno e l'ingegner Francesco Viscomi, ha illustrato nel dettaglio tutti gli interventi programmati e lo stato di attuazione. Particolare attenzione è stata riservata al dissesto idrogeologico che interessa la collina in cui sono ubicate le vasche di accumulo da 75.000 MC di acqua proveniente dalla diga del Passante e l'impianto di rilancio dell'acqua grezza. Sorical ha consegnato alla Regione il progetto definitivo di consolidamento della parete per poter accedere ai finanziamenti che il dipartimento Infrastrutture ha già individuato, pari a 3,8 milioni di euro, tra economie e fondi dell'Accordo di programma “Mitigazione del Rischio Idrogeologico”, il cui Comitato d'indirizzo e controllo è stato convocato a Roma per il 12 dicembre prossimo. Per gennaio la Regione conta di avere le risorse per mettere la Sorical nelle condizioni di procedere con la gara d'appalto e l'avvio dei cantieri prima dell'estate, approfittando della minore portata idrica del fiume. Riguardo, invece, l'altro intervento di sistemazione della condotta unitamente dalla Sp 25, la Provincia di Catanzaro ha convocato una conferenza dei servizi per lunedì prossimo 4 dicembre. A valle della Conferenza la Provincia sarà in grado di fornire ulteriori dettagli tecnici sul progetto e un cronoprogramma attendibile dell'intervento. La Regione a settembre ha già anticipato il 30% dei 10 milioni di euro (fondi Pac) previsti per l'intervento». «Il sindaco Abramo - è detto ancora nel comunicato - ha chiesto a Regione e Sorical di riprendere il progetto che interessa la zona di Catanzaro Lido e Pozzi Alli per migliorare il servizio della parte bassa della città». 
L'assessore regionale alle Infrastrutture, Roberto Musmanno, ha detto che nel corso di recenti incontri tenutisi nella sede della Regione fra i rappresentanti politici e tecnici della stessa Regione, del comune di Catanzaro e della Sorical, «il governatore, Mario Oliverio, ha manifestato disponibilità a reperire ulteriori risorse per il finanziamento di interventi che aumentino il livello di sicurezza dell'acquedotto Simeri-Passante». 
«Al fine di valutare le esigenze economiche e le possibilità tecniche di intervento - conclude la nota - è stato chiesto alla Sorical di elaborare una nuova proposta progettuale. La società si è impegnata a fornire la proposta progettuale in questione entro il 31 gennaio prossimo».

 

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  • Occhiello Alla riunione in Prefettura di Catanzaro i vertici regionali assicurano sulla fattibilità degli interventi per mettere in sicurezza l’indotto che serve anche il capoluogo. Mentre la Sorical preparerà entro gennaio un’ulteriore proposta. Oliverio: «Recupereremo risorse aggiuntive»

COSENZA Tanto tuonò che piovve. Il governatore della regione Calabria Mario Oliverio siede davanti ai consiglieri della città di Cosenza, nelle congiunte commissioni di Sanità e Urbanistica, per presentare lo studio di fattibilità del nuovo ospedale hub atteso in città. 
Incontro al quale il presidente non si è sottratto soprattutto visto l’impegno preso in prima persona da Achille Gentile direttore generale dell’azienda ospedaliera di Cosenza. È un governatore che non disdegna il volgare, nel senso dialettico del termine, che sulle questioni delicate va di dialetto come a sottolineare le origini silane da un punto di vista geografico, cosentine da un punto di vista amministrativo. «A Sibari a Gioia Tauro e a Vibo Valentia ho trovato le gare già pronte – esordisce il presidente -. Sulla Sibaritide il problema è sull’interdittiva anti mafia. Ma a Vibo e Gioia Tauro i veri problemi sono proprio per la scelta del sito che presentano delle gravi problematiche da un punto di vista idrogeologico». Dunque i 700mila euro spesi per lo studio non sono uno spreco anzi, il passo necessario per portare a compimento la questione ospedale e non accantonarla nella sezione delle incompiute calabresi. Intanto pare pronto un protocollo d’intesa che faccia lavorare regione e comune su quelli che saranno le decisioni sulla nuova costruzione della struttura ospedaliera.

SUL RING La politica è un po’ come la boxe. Incassare e darle e nel primo round quello del faccia a faccia tra i due Mario, quello che siede sulla poltrona del governo regionale ha la meglio. «Sarò franco e sincero. Sono disponibile alle discussioni ma solo fino al 31 dicembre. Non possiamo continuare a discutere per altri sei mesi e poi arrivare al punto di non ritorno. L’ospedale si deve fare e si deve fare adesso».
Oliverio già nella presentazione alla Camera di Commercio di Cosenza aveva indicato quella della notte di San Silvestro come data ultima per sciogliere le riserve sul sito. Adesso incalza, il tempo passa e «Non solo Cosenza ma l’intera regione deve dotarsi di una struttura moderna e capace di soddisfare le esigenze dei calabresi».
Il sinistro-destro a dire la verità il primo cittadino prova pure a sferrarlo sollevando delle perplessità sulla fattibilità economica. Ma Oliverio incassa bene «Più della metà sono soldi pubblici 240, il resto saranno di natura privata investimenti che saranno recuperati con la gestione dei servizi ospedalieri». Attualmente all’Annunziata la gestione dei servizi costa 40 milioni di euro spesi in servizi.

POLITICA LIQUIDA Non si sa se consapevolmente o non, Oliverio dal cappello a cilindro estrae anche Bauman. Il filosofo conosciuto per la sua idea di società liquida è rispolverato come risposta al riferimento di tono politico sollevato da Occhiuto nel notare come il sito di Vaglio Lise sia lo stesso indicato da Carlo Guccione (assente alla riunione) nel corso della candidatura a primo cittadino di Cosenza. «La politica è liquida – dice Oliverio – sai benissimo che poi le cose cambiano».
Pax di facciata tra i due dem ma non è una novità. Alla presentazione dello studio di fattibilità nel corso della congiunta riunione di sanità e urbanistica la politica diventa nuovamente liquida. Nel senso che ad assistere all’intera presentazione sono solo quelli di opposizione. La riunione fiume all’ora dell’aperitivo forse non era quello che i consiglieri si aspettavano. Alcuni, tra le sigarette fumate nervosamente si auguravano una discussione di maggior impronta politica.

CONFRONTO TRA CONSIGLIERI Discussione tra consiglieri che non brilla certo per vivacità, consiglieri di opposizione che plaudono alla presenza, forse inaspettata del governatore, e maggioranza che non va oltre al rivendicare la possibilità di scegliere dove debba sorgere il sito. Svaniti anche i dubbi sulla possibilità che sul sito di Vaglio Lise si stia già costruendo. L’area è completamente fuori dalla zona che interesserebbe il nuovo ospedale.

Michele Presta
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  • Occhiello Il governatore Oliverio a Cosenza ha presentato lo studio di fattibilità del nuovo nosocomio del capoluogo. E al sindaco Occhiuto manda a dire: «Sono disponibile alle discussioni ma solo fino al 31 dicembre»
Venerdì, 01 Dicembre 2017 20:25

Il TG Web - Sera

REGGIO CALABRIA «Prima non mi rendevo conto, sembravano cose così lontane. Adesso invece, udienza dopo udienza, tutto sembra più chiaro. E tutto si incastra». Puntualmente, Ivana Fava questa mattina si è presentata all’udienza del processo che vede alla sbarra i boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, considerati mandanti dell’omicidio del padre, il brigadiere Antonio Fava, ucciso insieme al collega Vincenzo Garofalo il 18 gennaio del 1994. Ed ancora una volta, al termine delle attività è quasi stupita. Perché giorno dopo giorno, le è sempre più chiaro che quell’agguato in cui il padre e il collega hanno perso la vita non è stato una “cosa da balordi”, ma la tessere di un piano eversivo scritto a più mani. 
A confermarlo – ha spiegato oggi in aula il dirigente dell’antiterrorismo Eugenio Spina, interrogato dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – è la firma usata per rivendicare quel delitto, Falange Armata.

LE TRE RIVENDICAZIONI CALABRESI Poco dopo l’omicidio dei due militari, sono stati recapitati  tre messaggi  di rivendicazione, curiosamente ignorati dalle indagini sviluppate dopo il delitto. Il 20 gennaio del ’94, un uomo dal forte accento calabrese chiama la stazione dei carabinieri di Scilla. «Se continuate così – dice - ne uccidiamo altri quattro, vedete che non stiamo scherzando». 
Il 1 febbraio invece, è una donna che con tipica inflessione calabrese chiama la stazione dei carabinieri del rione Modena di Reggio Calabria solo per dire: «Maledetti stiamo facendo una strage, maledetti» e poi buttare giù. 
L’ultima rivendicazione arriva per iscritto. E probabilmente – sottolinea Spina - «è quella che riteniamo più importante perché per la prima volta appare la firma “Falange armata”. Si tratta di una missiva anonima, con all’interno un comunicato di rivendicazione, scritto a normografo, che viene recapitata alla stazione dei carabinieri di Polistena». Il testo è breve, il messaggio inequivocabile. «Quanto ci siamo divertiti per la morte dei due carabinieri bastardi uccisi sull’autostrada. È l’inizio di una lunga serie e mi auguro che a Polistena facciate tutti la stessa fine». La firma – Falange armata – diventa una traccia fondamentale per gli investigatori.

LA SCIA DELLA FALANGE I tre messaggi calabresi sono solo tre grani di un rosario di più di 1.700 rivendicazioni, arrivate per telefono o per iscritto dall’11 aprile del ’90 al 2000. La prima è stata fatta per firmare l’omicidio di Umberto Mormile, l’educatore carcerario – ha stabilito una sentenza definitiva – ucciso per aver scoperto i rapporti fra uomini dell’intelligence e il boss Antonio Papalia. Una verità scoperta anche grazie alla collaborazione degli esecutori materiali di quel delitto, dopo anni di fango, menzogne e misteri sul giovane ucciso. Misteri che le criptiche rivendicazioni della Falange non hanno fatto che alimentare. L’omicidio Mormile – spiega Spina – diventa la costante di una serie di telefonate o missive di rivendicazione o minaccia, che a partire dall’aprile del ’90 l’organizzazione fa pervenire con costanza agli uffici dell’Ansa, in carcere, alla polizia o ai carabinieri.

IL PROGRAMMA Inizialmente si presenta come Falange Armata Carceraria, poi semplicemente come Falange Armata. Ma si tratta sempre della medesima organizzazione, come testimonia il messaggio di rivendicazione arrivato nel novembre del ’90 per firmare l’omicidio di due professionisti di Catania.
È un messaggio fondamentale. Primo, perché per la prima volta le due sigle vengono messe in connessione dai misteriosi autori, secondo perché si fa riferimento un «programma politico e militare» dell’organizzazione.
Secondo i misteriosi autori delle telefonate, sarebbe stato lasciato sotto forma di bobina alla stazione di Bologna qualche giorno prima, con tanto di comunicazione all’Ansa sulla sua ubicazione. E qualche anticipazione sul contenuto. Su quel nastro – riferisce Spina -  ci sarebbero state «informazioni interessanti sulla struttura di Gladio, sulla strage di Bologna, sul delitto Mattarella». Quel nastro – sempre che sia  esistito -  non è mai stato trovato. La falange però ha continuato le sue attività. Anzi le ha aumentate.

ESCALATION «A partire dal ’90. questa sigla – dice il dirigente dell’antiterrorismo, rispondendo alle domande del procuratore -  si sviluppa ulteriormente negli anni successivi, fino a raggiungere il suo apice nel ’93, quando sono stati attribuiti alla Falange Armata ben 437 episodi di rivendicazione. Nel ’94 sono 291 episodi. Si tratta per lo più di telefonate, ma non mancano comunicati scritti». Non si tratta di un dato neutro. Quelli sono gli anni delle stragi continentali, usate – ipotizza oggi l’inchiesta ‘Ndrangheta stragista – per un piano eversivo da sviluppare in più fasi, con l’obiettivo di imporre un governo amico, al posto dei vecchi referenti politici, istituzionali e forse internazionali, travolti dall’ondata di Tangentopoli e dal crollo del muro di Berlino. Una partita che tra il ’93 e il ’94 – emerge dalle carte dell’inchiesta – è stata giocata su più tavoli, con le bombe come con i voti. 
Un’ipotesi confermata anche dal numero di rivendicazioni della Falange, che dal ’95 in poi – spiega Spina - «fa registrare una progressiva diminuzione, fino al 2000, l’ultimo anno in cui siano arrivate rivendicazioni con questa sigla».
Negli anni «la Falange ha rivendicato sia delitti mai avvenuti, sia delitti consumati, ma le rivendicazioni sono avvenute sempre dopo che era stata data notizia del delitto stesso. Moltissime sono state le minacce nei confronti di personale del settore carcerario, di uomini delle forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, personalità politiche o alte cariche dello Stato». In totale, la Falange ha all’attivo oltre un decennio di attività. Ma – al momento – non è stato sufficiente per scoprire chi dietro quella firma si nasconda.

CHI SI NASCONDE DIETRO LA FALANGE? Più di un tentativo – emerge dalla deposizione – è stato fatto. A Roma è stata aperta un’indagine, poi archiviata. Un altro fascicolo ha portato anche all’individuazione di un uomo, l’educatore carcerario di Messina, Carmelo Scalone, condannato in primo grado e assolto in appello dall’accusa di aver inoltrato comunicati a firma Falange Armata ad alcune agenzie di stampa. A livello investigativo e di intelligence invece si è riusciti a fare qualche passo in più. Sebbene sia rimasta – afferma Spina - «una galassia di difficile comprensione», già nel ’93 la Falange veniva indicata pubblicamente come «scheggia impazzita di settori dello Stato». Una definizione più volte usata in pubblico e sulla stampa dal senatore Gualtieri, all’epoca presidente della commissione stragi, ma che coincide con le analisi che sulla Falange si stavano sviluppando in ambienti di intelligence.

STRUTTURA CREATA IN LABORATORIO Secondo una relazione del Cesis del Marzo del ’83, «è da prendere in considerazione la tesi secondo cui si tratta di una sigla usata per coprire una struttura creata in laboratorio con specifici intenti di inserimento e di manovra in ambienti di pubblico interesse». All’epoca, a dirigere il Cesis c’era l’ambasciatore Fulci. Un personaggio ritenuto scomodo da molti, tanto da scoprirsi monitorato, ascoltato e pedinato. Probabilmente proprio dagli uomini della Falange. Per questo, Fulci – in gran segreto – si è messo al lavoro per spiare e individuare chi lo spiava. «Ebbe a segnalare per iscritto – riassume in aula il dirigente dell’antiterrorismo -  16 nominativi che a suo dire facevano parte di Gladio e potevano essere parte della Falange Armata. Secondo Fulci i vertici del Sismi avrebbero fatto parte o sarebbero stati a conoscenza dell’organizzazione Falange Armata, coincidendo le località di provenienza delle rivendicazioni di Falange armata con i vertici del Sismi».

COINCIDENZE? Punti di contatto che sembrano andare oltre le banali coincidenze, al pari delle telefonate che tra il ’93 e il ’94 – e in particolare nel periodo delle stragi continentali- sono state registrate fra i soggetti finiti al centro del fascicolo fiorentino su quelle bombe e celle calabresi. In quegli anni – spiega il dirigente dell’antiterrorismo Antonio Petrillo -  1.197 utenze  hanno avuto contatti con soggetti quanto meno presenti in Calabria. 
Ma contatti con celle calabresi sono stati registrati da parte di esponenti di spicco dei clan che per le bombe di via dei Georgofili sono stati condannati, come Leoluca Bagarella, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Filippo Graviano, Giuseppe Barranca, Giovanni Brusca, Cristofaro Cannella, Giuseppe Ferro, Antonino Mangano, Matteo Messina Denaro, Vittorio Tutino, Giuseppe Graviano, Giuseppe Monticciolo, Giovanni Benigno, Salvatore Grigoli, Antonino Messana, Alfredo Bizzoni, Giorgio Pizzo. Almeno otto delle utenze a riferibili ad alcuni di loro hanno avuto contatti diretti con 17 utenze – 7 cellulari e 10 fissi – all’epoca in Calabria. Ma sul dettaglio toccherà ad altri investigatori spiegare ed approfondire. Nel frattempo però, la composita squadra eversiva che negli anni Novanta ha firmato le stragi continentali (e non solo) comincia a prendere forma.  

 

Alessia Candito
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  • Occhiello Il filo nero delle rivendicazioni della misteriosa sigla incastra l'omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo in un mosaico complesso ed eversivo. Che dalla Calabria porta alle stragi continentali

CATANZARO Il travaglio è finito. Dopo settimane passate a riflettere e a valutare l’opportunità della mossa, Wanda Ferro ha infine deciso di lasciare il partito di Berlusconi per passare con Fratelli d’Italia. È stata una scelta sofferta ma, a parere dell’ex candidata alla presidenza della Regione, non più rinviabile. A comunicare l’addio ai suoi ormai ex compagni di partito è stata la stessa Ferro, su un gruppo Whatsapp di cui fanno parte dirigenti e consiglieri regionali azzurri. Prima, però, Wanda avrebbe anche inviato una lettera di commiato a Berlusconi e alla coordinatrice regionale, Jole Santelli.
«Dopo un lungo periodo di riflessione – spiega Ferro – sono giunta alla decisione di interrompere il mio percorso politico con Forza Italia e aderire a Fratelli d’Italia. Una decisione sofferta per chi come me non ha mai operato una scelta del genere, per certi versi dolorosa, perché chiude una esperienza durata tanti anni in cui ho vissuto entusiasmanti sfide amministrative e politiche, nelle quali mi sono spesa con impegno e spirito di sacrificio ogni qualvolta sono stata chiamata a dare il mio contributo, sia nella prospettiva della vittoria che in quella della sconfitta annunciata, come è avvenuto alle regionali in Calabria».
Si chiude così una tormentata stagione nella quale l’ex presidente delle Provincia di Catanzaro è stata spesso lasciata al suo destino da un partito che lei, probabilmente, non ha mai sentito davvero suo. La distanza si è acuita a partire dalle regionali 2014 quando, dopo una sfida elettorale persa in partenza contro la corazzata di Mario Oliverio, si è ritrovata fuori dal consiglio regionale per via di una legge poi parzialmente abrogata dalla Corte costituzionale. In quei due anni lontani da Palazzo Campanella e dalla politica nelle istituzioni, la vicinanza dei forzisti Ferro non l’ha sentita. A queste amarezze se ne sono aggiunte altre, tra cui quella legata alla vicepresidenza del consiglio regionale, sfumata – questa la sua convinzione – a causa del “tradimento” di qualche azzurro. 

«SOLITUDINE» «La vicenda della mia esclusione dal consiglio regionale a causa di una norma incostituzionale, e i lunghi tempi d’attesa vissuti in completa solitudine per l’ingresso in consiglio regionale – sottolinea l'ex azzurra –, sono serviti a valutare tanti aspetti e tutte le prospettive possibili per un mio impegno futuro. Non a caso ho poi aderito al gruppo Misto, anche per rappresentare tutte le liste che mi avevano supportato, quindi anche Fratelli d’Italia. Questi mesi in consiglio regionale mi hanno convinta della necessità di dare una svolta importante al mio percorso politico, a prescindere dall’ennesima battaglia persa e dal risultato scontato per la vicepresidenza, dopo la quale, comunque, nessuno ha inteso fare un’analisi compiuta e stabilire con chiarezza cosa fosse accaduto tra i banchi dell’opposizione. Con fierezza ho partecipato all’ultimo Consiglio e ho avuto la soddisfazione, politica e personale, di vedere eletto a segretario questore l’amico Mimmo Tallini, al quale va il mio plauso e il mio augurio di buon lavoro. Non posso non spendere parole di ringraziamento per la coordinatrice regionale Jole Santelli, che mi ha sempre dimostrato stima e affetto. L’elenco delle persone da ringraziare sarebbe lungo, mi limito al capogruppo di Forza Italia Alessandro Nicolò, di cui ho avuto modo di apprezzare linearità, coerenza e correttezza dei comportamenti. A tutti gli altri devo solo ricordare che continuerò ad essere in gruppo per un’opposizione costruttiva e non strumentale, sempre all’interno del centrodestra, e insieme come sempre per tutte le battaglie future».

NUOVI STIMOLI «Questa scelta – conclude Ferro – ha radici profonde: dalla necessità di recuperare la mia identità politica, alla volontà di affidare le mie energie al bene collettivo ed essere il più vicino possibile a quella comunità di riferimento per la quale dovrò dare il massimo nella difesa e nell’affermazione dei valori che ci rappresentano e non possono andare dispersi. Rimango convinta, richiamando Ezra Pound, che se non siamo disposti a lottare per le nostre idee, o le nostre idee non valgono nulla, oppure siamo noi a non valere nulla. Ecco perché ho avvertito il bisogno di ritrovare nuovi stimoli nella comunità in cui sono cresciuta fin dai miei primi passi in politica, appunto Fratelli d’Italia oggi erede dei valori del Movimento sociale e di Alleanza nazionale, preso atto delle dinamiche interne a questo partito, delle battaglie che combatte, dei valori che difende e del futuro che insegue. E all’interno di Fratelli d’Italia mi impegnerò a cercare nuove occasioni di crescita, a moltiplicare idee e consensi sempre in un centrodestra di nuovo pronto ad affrontare la sfida del governo del Paese. Con tanti vecchi e nuovi compagni di viaggio, e in particolare con Giorgia Meloni che mi ha trasmesso grande fiducia ed entusiasmo nell’intraprendere questo percorso, inizia una nuova avventura nel rispetto dei valori della libertà, della coerenza, dell’onestà, dell’impegno, della dedizione, dell’appartenenza e del merito, che fanno parte del dna della destra sociale».
Ora per Wanda si aprono nuove possibilità. Per lei, da storica militante della destra del capoluogo, è una specie di ritorno a casa. Ad aspettarla, oltre a Giorgia Meloni, c’è il principale “fratellista” calabrese, l’ex portavoce nazionale Fausto Orsomarso. E chissà che per l’ex aspirante governatrice non sia già pronto un posto in lista per le prossime politiche.

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello L'ex candidata governatrice ha dato l'addio ai suoi compagni di partito su una chat Whatsapp. Inviata una lettera di commiato anche a Berlusconi. Ad aspettarla c'è Orsomarso e un posto in lista per le politiche 2018. «Dopo battaglie in solitudine, per me è arrivato il momento di una svolta»

COSENZA Da stamattina, i precari del Cnr della Calabria occupano la sede Cnr-Area della ricerca di Cosenza, protestando contro la scarsa considerazione manifestata nei loro confronti in seno al Senato. Nel corso dell’assemblea, si è posto l’accento sulle forme di lotta da perseguire, sulla scarsità delle risorse per le stabilizzazioni, sul problema dei precari, anche a carico di fondi esterni, che, al momento, non rientrano nella griglia individuata dal cosiddetto decreto Madia e che vedono i loro contratti prossimi alla scadenza, sulla copertura del fondo di solidarietà.
«La ricerca rappresenta l’elemento fondamentale per la crescita e l’innovazione del paese. Purtroppo oggi essa è stata svuotata di ogni suo significato. Se si vuole ripartire come paese – affermano i precari - è necessario ridare dignità a questo settore e a coloro che con passione, capacità e sacrificio lo portano avanti. È giunto il momento di dire basta a questo protrarsi di manovre che non riescono a risanare la piaga del precariato tutto. Lotteremo incessantemente finché l’ultimo precario non verrà stabilizzato».

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  • Occhiello Durante l'assemblea i ricercatori hanno posto l'accento sulle scarse risorse per la stabilizzazione. «Settore svuotato di ogni significato. È giunto il momento di riprenderci la nostra dignità»

CATANZARO Il consorzio che dovrebbe risollevare l’economia calabrese non riesce neppure a far fronte alle utenze di luce e gas. Senza contare i bilanci «falsi», i fornitori non pagati e il continuo ricorso a consulenze esterne che hanno aggravato fortemente la situazione finanziaria dell’ente. C’è questo e altro nell’ultima relazione ufficiale sullo stato di salute del Consorzio unico per lo sviluppo industriale. A stilarla è stato il revisore unico, Sergio Tempo, che ha delineato una situazione preoccupante dalla quale emerge in modo evidente la gestione “allegra” della commissaria del Consorzio scelta dal governatore Oliverio, Rosaria Guzzo. Lo stesso Tempo, un mese fa, aveva presentato due esposti in Procura che mettevano nel mirino affidamenti e proroghe di incarichi professionali, nonché l’adozione del contratto collettivo aziendale 2016-2018 dei dipendenti non dirigenti. 
Il revisore non si è fermato e, lo scorso 20 novembre, ha messo nero su bianco i suoi rilievi in un verbale inviato al dipartimento Sviluppo economico della Regione Calabria. Il Corriere della Calabria è riuscito a visionarlo. 
Dentro c’è di tutto e di più. A partire dallo stato critico dei conti. Tempo, già lo scorso luglio, in merito alla verifica dei crediti e dei debiti tra Corap e Regione, aveva suggerito la convocazione di un tavolo tecnico per «poter effettuare in modo ordinato una ricostruzione delle reciproche posizioni contabili». Una richiesta prontamente accolta dal dirigente del dipartimento Sviluppo economico, Francesco Venneri, ma a cui Guzzo non avrebbe inteso dare seguito. «Ad oggi, nonostante i ripetuti solleciti», annota Tempo, «non è pervenuta nessuna convocazione in merito da parte del commissario straordinario». E dire che la situazione imponeva una risposta immediata, dal momento che «il mancato reciproco allineamento dei valori in bilancio tra Corap e Regione Calabria rende il bilancio non veritiero, e quindi falso». 
Non proprio un buon inizio per un ente che, dopo gli sprechi degli ultimi decenni, con la fusione delle cinque vecchie Asi provinciali avrebbe dovuto razionalizzare le spese e migliorare l’efficacia delle politiche di sviluppo regionali. Il Corap è stato istituito formalmente nel giugno 2016, a tre anni dall’approvazione della legge di riordino di tutti gli enti sub-regionali. Fin dalla sua costituzione, il nuovo organismo è stato guidato dalla commissaria Guzzo. Ma i risultati concreti, dopo più di un anno di gestione, secondo il revisore unico sono tutt’altro che soddisfacenti. 

FORNITORI A SECCO Tempo ha riscontrato pure diverse anomalie rispetto al rapporto con i fornitori del Corap. La cronologia dei pagamenti dei debiti avviene infatti «in maniera del tutto discrezionale e senza la necessaria trasparenza tipica di un ente pubblico economico, partecipato per la quasi totalità delle quote da pubbliche amministrazioni». Il revisore riferisce di aver già «invitato» i vertici del Consorzio a «ottemperare in tempi celeri a quanto prevede la normativa in merito». E, con il nuovo verbale, rinnova a Guzzo la richiesta di rispettare i «principi di imparzialità, indipendenza, trasparenza e indiscrezionalità nei confronti dei propri fornitori». Non è finita: Tempo rileva che, dai documenti in suo possesso (aggiornati al 30 settembre scorso), «si evince che l’ente non riesce a far fronte in maniera tempestiva al pagamento delle proprie obbligazioni, in particolare le forniture di utenze, il che denota, come già segnalato in più occasioni dal revisore, una grave e precaria condizione dal punto di vista economico-finanziario». Il revisore è convinto che la situazione di «evidente squilibrio» economico del Corap sia stata «ulteriormente aggravata» da una «poco prudente azione amministrativa», fatta di «assunzioni/riassunzioni, trasformazione di contratti part-time a tempo pieno, generosi adeguamenti contrattuali, affidamenti di facili incarichi di collaborazione/consulenze». 
Il Corriere della Calabria, nei mesi scorsi, aveva raccontato (qui e qui) il continuo ricorso a consulenze esterne. E tutto ciò malgrado i lavoratori dell’ex consorzio di Reggio Calabria aspettassero (e aspettino ancora) il pagamento di 14 mensilità arretrate. 

L’“UOMO STATUTO” Il caso più emblematico è quello relativo al contratto di un consulente, Michelangelo Bagnato, che avrebbe dovuto scrivere lo statuto e i regolamenti necessari per il funzionamento del Corap. Inizialmente l’incarico era di soli tre mesi, per un compenso complessivo di 6mila euro; ma, visto che dopo 90 giorni dello statuto non c’era traccia, a parte la «predisposizione della proposta di regolamento del personale dell’ente», Guzzo ha pensato bene di prorogare l’incarico per un tempo imprecisato ma un compenso certo: 2mila euro al mese. Il revisore – dopo aver atteso invano per 6 mesi la trasmissione della bozza di statuto, anche in considerazione del fatto che si tratta di un atto normativo «fondamentale», da cui dipende l’organizzazione e il funzionamento dell'ente – è arrivato alla conclusione che «il commissario straordinario non abbia nessun interesse alla redazione della suddetta bozza di statuto». Il Corap è, insomma, in una sorta di limbo, impossibilitato ad agire. Non solo per il mancato via libera allo statuto, ma anche perché sono ancora fermi al palo «atti fondamentali» tra cui «il bilancio e il Piano industriale, di competenza, ai fini dell’espressione del proprio parere, dell’organo assembleare». Allo stato, manco a dirlo, «non ancora esistente». Per il revisore non è dunque più «procrastinabile l’attivazione delle procedure necessarie per la costituzione degli organi consortili mancanti», quelli che sarebbero legittimati ad approvare lo statuto e gli altri atti fondamentali. 
Il Corap, dopo quasi due anni, è ancora all’anno zero.

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Un verbale racconta la crisi dell'ente che dovrebbe risollevare l'economia calabrese. Tra fornitori a secco e bilanci «falsi». E quelle consulenze esterne che aggravano i conti

Com'è ormai noto l’ipotesi che il presidente-governato-re Oliverio poteva incatenarsi davanti a Palazzo Chigi a Roma per la nomina di commissario della Sanità calabrese è stata messa da parte. Così come non si conoscono i soggetti che avevano suggerito questa determinazione peraltro solo dichiarata, non si conoscono neppure i nomi degli ispiratori del cambiamento di atteggiamento di Oliverio, forse, come negli “enigmi storici”di rilevante importanza, quando verranno “de-secretati” gli archivi della Cittadella di Germaneto si sapranno i suggeritori e i registi del gesto minacciato e non attuato. Forse più semplicemente è stata la stagione invernale e quindi il freddo e la pioggia a non fare attuare il piano predisposto che, anche per un politico silano e quindi temprato alle temperature rigide, comunque si potevano rischiare danni alla salute causati dall’esposizione, durante la protesta, a temperature certamente non estive.
Molte sul campo le ipotesi rispetto al cambiamento di comportamento intervenuto, più circoscritte, se non addirittura, limitatissime, le opinioni rispetto alla prima e “barricadera”scelta dell’incatenamento.
Oltre il contingente e la mancata protesta il problema dell’emergenza sanitaria calabrese permane per intero, oltre le “contese di potere” per il controllo dell’apparato sanitario regionale ed oltre le convocazioni dei sindaci calabresi alla Cittadella di Germaneto per una “consultazione istituzionale” giunta fuori tempo massimo.
La dichiarazione del sindaco Callipo (presidente di Anci Calabria) che ha detto che occorre superare la fase commissariale per non perpetuare «un vulnus all’autonomia territoriale» è significativa ma è anche necessario ribadire che l'emergenza sanitaria, le carenze del nostro sistema sanitario locale non si superano cambiando l’uomo al comando, ovvero il commissario , il “gringo” come definito in un recente e approfondito articolo, ma si superano o quanto meno si attenuano soltanto nella misura in cui verranno attuati metodi e modalità di gestione che sono direttamente connessi al “potere sanitario”.
Non so se occorre, per come è stato scritto , un «progetto per ricostruire la sanità», certo è che è indifferibile un cambiamento profondo se non radicale che superi, rispetto alla sanità della nostra regione, la logica della contesa di potere quasi da “spartizione di una torta appetitosa” tra clan rivali e contrapposti.
Il bisogno di una assistenza sanitaria dignitosa, utilizzando e motivando pienamente le energie e risorse professionali qualificate e presenti nel nostro territorio, è un impegno da non disattendere ulteriormente.
Forse per riuscire in questo intento non servono prese di posizione da “giovani comunisti militanti” alla Che Guevara, come l’incatenamento solo pensato, ma occorre più semplicemente lavorare con estrema coerenza tra quanto dichiarato e quanto praticato quotidianamente nella gestione politica e amministrativa della nostra regione, per altro non soltanto nel comparto sociosanitario.
A questo riguardo Oliverio farebbe bene a rileggere di tanto in tanto a mo’ di promemoria il suo programma elettorale e le dichiarazioni pubbliche “proclamate” nell’autunno 2014 durante la competizione per il rinnovo del Consiglio regionale.
La convocazione tardiva dei sindaci calabresi va comunque valutata senza la maliziosa lettura di chi pensa che abbia rappresentato soltanto il tentativo di rifugiarsi in calcio d’angolo per non procedere alla eclatante protesta di un presidente di Giunta regionale incatenato davanti alla sede del governo nazionale, peraltro, definito Governo amico ed osannato per i provvedimenti pro-Calabria come ha recentemente dichiarato un consigliere regionale di maggioranza .
I sindaci, ovvero le “massime autorità locali” in materia sanitaria hanno partecipato alla “consultazione”, sia pure non in massa come era nelle aspettative dei promotori dell’evento istituzionale, concorrendo a ridimensionare “la solitudine politica” del presidente Oliverio che intorno al tema sanità non è riuscito a coinvolgere in termini convinti la sua stessa maggioranza consiliare .
Oltre le considerazioni evidenziate per realizzare anche in Calabria un “welfare sociosanitario” in termini di efficienza e di qualità è necessario sicuramente una sempre maggiore integrazione tra pubblico e privato senza logiche clientelari e nella costante razionalizzazione della spesa, avendo come obiettivo il miglioramento dei livelli di assistenza riducendo se non eliminando l’emigrazione sanitaria sempre più consistente.
La consapevolezza da ritrovare è di considerare la salute bene comune da salvaguardare in un ambito di “valori/azioni” a carattere sanitario, assistenziale e sociale, quasi una «nuova cultura della salute» come è stato scritto che va dalla corretta educazione e prevenzione alla cura magari potenziando le strutture d’eccellenza esistenti e già operative.
Il “diritto alla salute” essendo appunto un diritto deve essere necessariamente inteso come “egualitario” in tutte le componenti e per tutti gli elementi che costituiscono il comparto sociosanitario dalle strutture amministrative regionali a quelle territoriali per una sanità efficiente e “sostenibile” sul piano economico-finanziario.
Il presidente Irto, nell’intervista concessa a L’altroCorriere tv, ha dichiarato che occorre superare il commissariamento ma che gli scontri non servono «in quanto si dovrà presto ridiscutere del Piano di rientro e di un debito sanitario sempre in aumento» magari individuando le responsabilità del commissario ma anche quelle di chi governa la sanità tutti i giorni.
Intorno a queste tematiche si dovrà avviare il confronto sia nell’incontro dell’ormai prossimo 5 dicembre indetto dal ministro Lorenzin che nella seduta specifica del Consiglio regionale dove sia il presidente Oliverio che i nostri rappresentanti eletti sicuramente forniranno il giusto e qualificato apporto in termini di seria elaborazione programmatica.

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  • Occhiello di Francesco Capocasale

Il mercato dilettanti è ufficialmente aperto e tante sono le squadre pronte a rinforzare la rosa, su tutte Vibonese e Nocerina. «La squadra rossoblù ha piazzato il primo colpo, si tratta di Santiago Dorato, attaccante ex Gela». A parlare è l’avvocato e procuratore sportivo Jano La Ferla, protagonista di In Primo Piano, in onda questa sera alle 20 su L’altro Corriere tv (Canale 211 Dtt).
La Ferla parla dei possibili colpi di mercato e lancia un messaggio ai club calabresi: «Non fatevi scappare Modou Diop del Troina, è un attaccante rapido, ambidestro ed ha già segnato 13 gol”. “Il miglior talento della Serie D».
In Serie C, La Ferla sottolinea i meriti del Rende – «vera sorpresa del campionato» – e si dice certo della permanenza del direttore sportivo Trinchera a Cosenza.
Infine, un rapido commento dedicato alla Serie A e al Crotone «temuto anche dalle squadre più blasonate» e che, «tra difficoltà di mercato e budget limitato, è riuscito a costruire una buona squadra grazie al lavoro del ds Beppe Ursino».

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  • Occhiello Il procuratore sportivo Jano La Ferla è l'ospite della trasmissione in onda stasera alle 20 su L'altro Corriere tv. Il messaggio ai club calabresi: «Non fatevi scappare Modou Diop»
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