Corriere della Calabria
Mercoledì, 13 Dicembre 2017 22:25

«La legge sugli scioglimenti va rivista»

Il noto istituto giuridico del commissariamento di un ente locale prevede, tra le varie ipotesi applicative, lo scioglimento di consigli comunali e provinciali, in presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti che siano sintomatici di infiltrazioni mafiose negli organi di governo degli enti locali. Ciò accade in presenza di collegamenti diretti o indiretti tra amministratori locali e la criminalità, ma può avvenire anche a causa di forme di condizionamento diffuso e comprovato che inficiano la libera determinazione delle scelte politiche, minando il buon andamento delle amministrazioni, il funzionamento dei servizi pubblici e soprattutto la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Anche gli organi al vertice di altri enti locali come le aziende sanitarie, possono essere interessati da questo fenomeno.
Lo strumento dello scioglimento degli organi elettivi è evidentemente traumatico per il territorio, ma è insindacabile l'intervento diretto dello Stato in comprovate situazioni di allarme. È infatti drammaticamente risaputo che proprio negli enti locali più prossimi al cittadino si annidino le asfissianti infiltrazioni del crimine organizzato sia a livello politico che amministrativo.
A seguito della preliminare procedura di accertamento svolta dal prefetto competente, lo scioglimento è disposto con decreto del presidente della Repubblica su proposta del ministro dell'Interno. Questo atto determina l'azzeramento dell'organo elettivo locale, che viene sostituito con una commissione straordinaria, composta da tre membri, incaricata di governare l'ente fino alle successive elezioni, ma in caso di infiltrazione o condizionamento di matrice mafiosa questa disposizione dura dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino a 24 in casi particolarmente critici.
Questa decisione coinvolge chiaramente l'intera amministrazione a prescindere dalle responsabilità dei singoli, quindi fino a nuove elezioni gli eletti – nel senso più nobile del loro ruolo – subiscono sin da subito un pregiudizio mediatico e morale alla loro storia politica e personale. Le conseguenze di uno scioglimento sono nocive sia per i singoli amministratori sia per il territorio, perciò sarebbe opportuno osservare con rigore le garanzie previste dalla legge in tutte le fasi di accertamento della responsabilità dei singoli senza cedere alle frettolose generalizzazioni senza prove.
Nel pieno rispetto della normativa in vigore e osservando attentamente la realtà calabrese che vivo da sempre con trasporto politico e personale, mi sembra doveroso - anche alla luce degli ultimi episodi di commissariamento avvenuti in Calabria, come documenta il Corriere della Sera, articolo a firma di Goffredo Buccini, del 7 dicembre – accogliere la proposta del presidente dell'Anci calabrese Giuseppe Callipo, che sostiene una revisione della norma in questione, introducendo la possibilità di un contraddittorio per i sindaci prima dello scioglimento del consiglio comunale.
Mi sono inoltre schierato accanto ai 51 sindaci del Reggino che hanno scritto una lettera al Ministro dell'Interno Marco Minniti per lavorare ad un coraggioso intervento sulla norma perché risponda più efficacemente alle esigenze concrete che emergono in questi delicati casi di squilibri politici e morali.
Tutto ciò per sconfiggere la cultura del sospetto tra i diversi organi dello Stato, pur riconoscendo la validità del commissariamento come strumento fondamentale per contrastare ogni forma di criminalità. A volte questo non basta, come dimostrano i Comuni sciolti più volte, evidenziando un uso ordinario di una misura concepita come straordinaria. Lo stesso Federico Cafiero de Raho, attuale capo della Procura Nazionale Antimafia dopo anni presso la Procura di Reggio Calabria, ritiene che in certe realtà non siano sufficienti due anni di commissariamento, ma contestualmente non si possa sospendere la democrazia.
Sostengo convintamente l'idea che in Calabria non sia diffusa ovunque un'epidemia criminale, anche in Comuni come quello di Marina di Gioiosa, da poco destinataria di un secondo commissariamento comunale, nonostante l'ultima amministrazione comunale sia nata da un precedente scioglimento, come reazione giovane e pulita rispetto alle dinamiche del passato.
Nell'attesa delle motivazioni di questo provvedimento, l'invito è di saper distinguere gli usi strumentali del commissariamento dalle reali situazioni di emergenze accertate dall'autorità giudiziaria e delle istituzioni competenti.
Queste esperienze non devono allontanare dalle prossime elezioni i candidati che vogliano operare per la cosa pubblica per timore di essere coinvolti a priori in situazioni che scavalcano il limite della legalità.

*Chirurgo

 

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  • Occhiello di Bernardo Misaggi*

COSENZA «Intendo sollevare all’attenzione di questa Camera la gravità di alcune affermazioni rilasciate nel corso di una trasmissione televisiva del servizio pubblico da parte del sindaco di Cascina, (Susanna Ceccardi) una donna, leghista. L’amministratrice locale ha dichiarato che a suo avviso è giusto che i medici calabresi guadagnino di meno perché è inutile essere buonisti, la Calabria non è una eccellenza italiana». È quanto dichiarato alla Camera dalla deputata del Pd Stefania Covello.
«Nel calcio – ha continuato – per cori discriminatori si va incontro a daspo, chiusure di settori, di squalifiche. Ed è giusto che sia così. Qui siamo invece in presenza di una rappresentante delle istituzioni che può pronunciare dichiarazioni improvvide e di grave pregiudizio come se fosse cosa normale. Immagino che ignori che il premio Nobel Renato Dulbecco fosse di Catanzaro e che la vita di Papa Giovanni Paolo II fu salvata da Francesco Crucitti, di Reggio Calabria. Hanno ragione i presidenti dei consigli dell'ordine dei medici della Calabria, delle cinque province calabresi, dicendo che si tratta di offensività, stupidità, rozzezza e populismo alla ricerca di visibilità. Immagino ignori quanti medici bravi della sua città, della sua Toscana siano meridionali e calabresi e contribuiscano agli ottimi risultati della sanità toscana. Medici calabresi bravi in Calabria, in Italia e nel mondo intero come tanti esempi ci insegnano».
«Potrei – ha continuato Covello – fare un'infinità di esempi, come il fautore del primo intervento di trapianto di fegato. Come si fa a confondere criticità organizzative con la bravura e la professionalità di tanti medici calabresi? La Costituzione, all’articolo 3, richiama l’impegno delle istituzioni a superare le diseguaglianze e alla rimozione degli ostacoli. Il sindaco di Cascina non solo non rimuove, ma ne pone di altri di ostacoli assecondando pregiudizi gravi. Per questo chiediamo in quest’aula che è la massima espressione della rappresentanza democratica nel nostro paese di condannare queste parole e di ribadire il pieno rispetto per quanti operano tutti i giorni in condizioni non facili nella propria terra e lontano da casa portando con se l’orgoglio di essere medici e calabresi».

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  • Occhiello La deputata Pd interviene in Parlamento per protestare contro le dichiarazioni di Susanna Ceccardi. Secondo cui i medici calabresi sono meno bravi rispetto alla media nazionale. «Erano di questa regione Dulbecco e il chirurgo che salvò Giovanni Paolo II»

REGGIO CALABRIA Alla vigilia dell’udienza preliminare dell’inchiesta Provvidenza, strappa un annullamento con rinvio a un nuovo Tdl Giuseppe Piromalli. Già condannato per mafia e destinatario di un nuovo provvedimento cautelare perché considerato il vero regista delle strategie imprenditoriali del figlio Antonio, il boss – assistito dagli avvocati Giancarlo Pittelli e Marcella Belcastro – dovrà nuovamente sottoporsi al giudizio dei giudici del Riesame.
Per i magistrati della Suprema Corte, infatti, dall’ordinanza non emergerebbero sufficienti elementi per affermare che sia stato Piromalli a istruire il figlio Antonio su come spostare gli affari del clan a Milano. Giacca e cravatta, soldi a palate e una galassia di società in cui formalmente non aveva alcun incarico, ma che avrebbe gestito da padrone: questi gli strumenti che avrebbero permesso al figlio del boss di prendersi il mercato ortofrutticolo, la distribuzione alimentare, l'edilizia.
Per anni i milanesi hanno mangiato solo arance della 'ndrangheta, hanno comprato appartamenti e uffici costruiti dal clan, hanno indossato i loro capi d'abbigliamento contraffatti. Una scalata rapidissima all’economia dell’ex capitale morale d’Italia, che per l’ennesima volta si è dimostrata priva degli anticorpi necessari per respingere l’infezione mafiosa. Non meno duttile all’aggressiva “politica commerciale” dello storico casato di ‘ndrangheta si è mostrato il mercato statunitense, che per anni ha ingurgitato tonnellate di prodotti contraffatti – in particolare olio, talvolta persino avariato – spedendoli sugli scaffali dei più noti centri commerciali.  

a.c.

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  • Occhiello L’uomo, già condannato per mafia, dovrà nuovamente sottoporti al giudizio del Tribunale della libertà. Per i magistrati non emergerebbero elementi sufficienti per affermare che sia stato lui a istruire il figlio su come spostare gli affari a Milano

COSENZA «Gerusalemme capitale della Palestina». È si legge sullo striscione che campeggia in piazza XI settembre in occasione del sit-in di solidarietà verso il popolo palestinese, organizzato per questo pomeriggio dalla “Cosenza solidale con i popoli in lotta”. «Drammatica la svolta geopolitica causata dalla decisione di Trump di spostare l'ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme», spiega un docente universitario presente al presidio. 
Dal pomeriggio di oggi sono stati molti i partecipanti alla manifestazione, tra migranti, occupanti di case, studenti e lavoratori, si sono riuniti in piazza XI settembre per esprimere piena solidarietà al popolo palestinese, vittima degli abusi del governo e dell'esercito israeliano, con il pesante appoggio degli Usa, come sottolineano i vari interventi durante l’iniziativa. «È importante ribadire ad alta voce la vicinanza e la solidarietà alla Palestina e al suo popolo, lo scriviamo sullo striscione e lo ripeteremo sempre: Gerusalemme è la capitale della Palestina», ripetono al megafono alcuni partecipanti.
Cosenza si unisce così al coro di voci indignate e solidali che si sono sollevate in Italia e in tutto il mondo, ancora una volta a sostegno della Palestina, all’indomani della decisione strategico-diplomatica assunta dagli Stati Uniti in Medio oriente.

 

 

Delfina Donnici
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  • Occhiello Alcune decine di persone hanno manifestato per rivendicare i diritti del popolo arabo. «La decisione di Trump è drammatica per tutto il Medio Oriente»

REGGIO CALABRIA I rumors che circolano da mesi sono diventati certezza: il senatore Giovanni Bilardi è ufficialmente berlusconiano. Non si tratta di una semplice adesione, perché l’ex consigliere regionale della Calabria entra in Forza Italia con un ruolo di primo piano. L’ex premier lo ha infatti nominato a capo del dipartimento nazionale Medicina di territorio. Le altre designazioni riguardano Paolo Russo (Agricoltura), Olimpia Tarzia (Famiglia), Giacomo Papa (Rapporti con la pubblica amministrazione) e Mario Marchitelli (Politiche sulla disabilità).
Per il senatore calabrese la nomina è il sigillo finale a un matrimonio celebrato ormai molti mesi fa, ma tenuto in ghiaccio e in sordina fino a oggi, a poche settimane dall’inizio della campagna elettorale per le politiche 2018. Il passaggio di Bilardi in Fi comporterà conseguenze – peraltro già ampiamente previste – per la composizione finale delle liste azzurre, soprattutto di quelle reggine. La nomina a capo dipartimento rispecchia inevitabilmente la volontà di Berlusconi di riservare un posto al sole al senatore eletto tra le fila di Grande Sud.
Bilardi sarà dunque riconfermato per la corsa a Palazzo Madama, come e in che modo si vedrà. I bene informati assicurano che per lui potrebbe esserci il doppio piazzamento: all’uninominale e nel listino regionale. Gli altri aspiranti a un seggio parlamentare, del resto, potranno tentare una obiezione politica fino a un certo punto, dal momento che l’unico senatore reggino uscente del centrodestra (a parte Antonio Caridi, in carcere dopo l’operazione Mammasantissima) è proprio Bilardi.
Attualmente, il medico prestato alla politica siede nei banchi del gruppo Federazione della libertà, che racchiude sigle quali Idea e Partito liberale. Il passaggio di Bilardi in Fi sarebbe potuto avvenire già nella scorsa primavera, ma esigenze di coalizione avrebbero spinto il capogruppo azzurro Paolo Romani a chiedergli di aderire alla formazione guidata dal giurista Gaetano Quagliariello, in modo da permettere a quest’ultimo di sedere al tavolo delle trattative per la stesura del Rosatellum 1, poi bocciato malgrado l’iniziale accordo tra forze bipartisan, tra cui il M5S.
Pare che a formulare la richiesta a Bilardi sia stato anche Berlusconi, durante un incontro riservato a Palazzo Grazioli che ha sostanzialmente anticipato l’adesione ufficiale di oggi.

SANTELLI E OCCHIUTO: CRESCITA DEL PARTITO ANCHE IN CALABRIA «La nomina del senatore Giovanni Bilardi a responsabile nazionale della medicina territoriale di Forza Italia e il suo ritorno nel partito sono due buone notizie». E quanto detto dai deputati di Forza Italia, Jole Santelli e Roberto Occhiuto. «Già da diversi mesi il senatore Bilardi aveva assunto posizioni politiche nettamente vicine a noi, dalla questione sanità alla crisi della Regione. Siamo consapevoli – proseguono - della crescita strutturale del partito in un territorio, quello calabrese, dove il centrosinistra dimostra ogni giorno le sue difficoltà».

 

 

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Berlusconi nomina l'ex consigliere regionale responsabile di un dipartimento del partito. Certa la sua candidatura alle prossime politiche. Possibile il doppio piazzamento. La soddisfazione di Santelli e Occhiuto

LAMEZIA TERME È stato condannato a 17 anni e 10 mesi di reclusione e 150mila euro di multa Franco Fazio, nell’ambito del processo che prende le mosse dall’operazione “Columbus”, attraverso la quale a maggio 2015 venne smantellata un’organizzazione criminale dedita la narcotraffico tra Italia e Stati Uniti. Il tribunale di Palmi ha emesso una sentenza che emana sette condanne e due assoluzioni. Tra gli imputati spicca Fazio, 49 anni, di Pianopoli, il cui nome era assurto agli onori della cronaca già al tempo del suo arresto essendo questi uno dei candidati del Cdu a sostegno dell’ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro. Una candidatura subito epurata dal Cdu che con una nota stampa, lo stesso giorno dell’arresto, aveva dichiarato: «Apprendiamo con sgomento di quanto accaduto a carico di Franco Fazio candidato nelle lista Cdu per il rinnovo del consiglio comunale della nostra città. Nell’esprimere l’assoluta sorpresa per il provvedimento adottato nei confronti del nostro candidato, alla luce delle rigorosissime verifiche compiute (va da se, che le verifiche si fanno sui fatti Giudiziari esistenti al momento e non sulle vicende che devono ancora accadere – le liste sono state presentate il 2 maggio 2015) dal partito di concerto con il candidato a sindaco, nei confronti di ogni candidato, in ordine ad eventuali pendenze giudiziarie». Il tribunale collegiale ha accolto quasi in toto la richiesta del pm Francesco Tedesco che aveva invocato 18 anni e mezzo di reclusione. Nei confronti di Fazio, difeso dall’avvocato Viscomi, è stata esclusa la circostanza aggravante della qualità di organizzatore. Secondo gli inquirenti che hanno seguito il caso, tra i quali l’ex procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, oggi a capo della Procura di Catanzaro, Fazio non era un uomo qualunque ma l'uomo di fiducia del narcotrafficante Gregorio Gigliotti anch’egli calabrese e originario di Serrastretta. Gli investigatori – tra i quali Servizio centrale operativo, la Squadra mobile di Reggio Calabria, l'Fbi e l'Homeland security – mappando e seguendo gli spostamenti di Fazio sarebbero riusciti a ricostruire la rete di contatti costituita tra gli Usa e le principali famiglie mafiose calabresi. Lo schema operativo-criminale emerso negli Stati Uniti faceva leva su una rete commerciale e societaria, utilizzata come copertura per l’importazione della cocaina, che operava nel settore alimentare per l’importazione di frutta tropicale e tuberi.
Nello specifico le condanne comminate dai giudici riguardano Cosimo Berlingeri, 8 anni e 3 mesi di reclusione e 27mila euro di multa; Domenico Berlingeri, 9 anni e 28mila euro di multa; Basilio Caparrotta, 8 anni e tre mesi e 27mila euro di multa; Franco Fazio, 17 anni e 10 mesi e 150mila euro di multa; Pino Fazio, due anni di reclusione. Assolti, come richiesto anche in sede di requisitoria, Salvatore Caparrotta, difeso dagli avvocati Larussa e Conestabile, e Alfonso Santino Papaleo, difeso dall’avvocato Pisani. Nel collegio difensivo anche i legali Guerriero, Marchese e Miceli.

ale. tru.

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  • Occhiello Pena pesante per Franco Fazio nel processo “Columbus”. Incluso nelle liste del Cdu, ne era stato escluso dopo l’arresto, nel maggio 2015
Mercoledì, 13 Dicembre 2017 18:38

Un pranzo per i poveri offerto dalla Questura

 

COSENZA Pranzo sociale a cura della Questura per gli ospiti di "Casa Nostra", struttura di carità per i senza dimora di Cosenza posta all'interno del palazzo arcivescovile. Una cinquantina di agenti, volontariamente, hanno cucinato e servito i pasti per una settantina di poveri. «Ho apprezzato l'impegno degli agenti, perché spontaneamente hanno contribuito a donare un sorriso a persone meno fortunate; il nostro compito non è solo quello di reprimere, siamo tra la gente e vicino ai cittadini» ha detto il questore Giancarlo Conticchio che ha partecipato servendo piatti. A impartire la benedizione è stato don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione Libera. Presente anche il direttore centrale per gli affari generali della Polizia di Stato, Filippo Dispensa. «La Polizia - ha detto - da tempo ha avviato iniziative di inclusione sociale fortemente sostenute dal prefetto Gabrielli. Siamo quelli che reprimiamo il crimine, ma anche quelli che aiutano le persone con fragilità personali e sociali. È questa la Polizia che cerca il consenso dei cittadini».


DON CIOTTI: I NUOVI POVERI SONO I GIOVANI CHE NON VEDONO FUTURO «Oggi c'è una povertà materiale molto preoccupante e inquietante nel nostro Paese, come si è visto ieri dai dati battuti, ma c'è anche una povertà culturale e aveva ragione il più grande studioso della lingua italiana, Tullio De Mauro, che diceva che l'Italia ha oltre 6 milioni di persone di analfabetismo di ritorno, qui c'è un problema di cultura, di educazione, e del ruolo della scuola, che perde un giovane su tre nei primi anni delle scuole superiori». Lo ha detto don Luigi Ciotti, che ha partecipato oggi al pranzo per i poveri promosso dalla Questura di Cosenza. «Questo è un problema e deve essere una priorità, perché i giovani non riescono a vedere un futuro, vivono un momento di ansia e fragilità - ha detto ancora don Luigi Ciotti - e allora sono questi poveri, i giovani, che danno le coordinate alla politica perché faccia la sua parte. Ma la povertà che mi inquieta di più è la povertà relazionale: la solitudine di tanta gente - aggiunge don Ciotti -, si vive accanto ma non si sta più insieme e questo porta alla paura e a deviazioni inquietanti. Gia' nel 1984 - ha ricordato il fondatore di "Libera" - il grande Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, spiazzò tutti parlando di tre pesti: la violenza, la corruzione e la solitudine, nella grande città di Milano. Dobbiamo recuperare le relazioni».

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  • Occhiello Gli agenti hanno cucinato e servito i pasti per una settantina di poveri ospiti della struttura “Casa nostra”. Conticchio: «Abbiamo dato un sorriso a chi è meno fortunato». La benedizione è stata impartita da don Ciotti: «Preoccupa la solitudine di tante persone»
Mercoledì, 13 Dicembre 2017 18:22

Cosenza, il premio Agapanto sostiene la ricerca

LOCRI “Divieto di accesso all’ospedale di Locri per gli amministratori locali e/o per i giornalisti”. No, non è bufala, ma è quanto ha disposto la direzione sanitaria del nosocomio con nota protocollata 3255 Dsh del 12 dicembre, indirizzata al servizio di vigilanza Europol, a tutto il personale del presidio ospedaliero nonché a tutta la dirigenza.
«Si verifica spesso - è scritto nel provvedimento - che soggetti non autorizzati, siano essi amministratori locali e/o giornalisti, accedano a questo presidio ospedaliero senza che vi sia una preventiva autorizzazione da parte degli organi preposti. Pertanto, al fine di garantire la tutela della privacy, per come prevede il relativo codice, le signorie loro, vorranno attenersi scrupolosamente alla disposizione. Il personale in indirizzo è invitato a non divulgare notizie se non regolarmente autorizzato». 

CALABRESE: VIOLENTATA LA DEMOCRAZIA DELL’OSPEDALE DI LOCRI Dura la presa di posizione del sindaco di Locri che proprio sabato scorso, in qualità di massima autorità sanitaria, si era offerto come volontario (in caso di necessità), all’unico medico in servizio al Pronto soccorso, sebbene la direzione sanitaria avesse invitato (con nota protocollata 3229 Dsh del 7 dicembre) i dirigenti medici delle varie unità operative presenti in servizio nel turno del 9 dicembre dalle ore 20 alle ore 8 del giorno successivo, a prestare la propria collaborazione. «Nuova incredibile "perla" di scienza amministrativa della direzione sanitaria ospedaliera - ha tuonato il primo cittadino di Locri -. A seguito delle documentate denunce, su come la direzione sanitaria ospedaliera sta affrontando l'evidente e drammatica situazione di "emergenza sanitaria", non è tardata ad arrivare la formale e curiosa presa di posizione di chi gestisce l’ospedale. Viene disposto il divieto d'ingresso in ospedale, senza "preventiva autorizzazione delle autorità preposte", per gli "amministratori locali" (il fastidioso sindaco di Locri) e per “i giornalisti”. Velata e grave minaccia al personale ospedaliero che, secondo la direzione sanitaria ospedaliera, "divulga" notizie sulla pessima condizione e conduzione dell'ospedale».
«Chi è "preposto" alla soluzione delle problematiche pensa di nascondere la propria evidente incapacità cercando di ostacolare ed imbavagliare chi invece ritiene corretto e doveroso informare i cittadini su quanto accade quotidianamente nell’ospedale della Locride. Chi oggi continua a lottare ritiene ingiusto che i cittadini della Locride siano stati privati di un diritto sancito dalla Costituzione. Purtroppo – prosegue Calabrese -, per colpa di un manipolo di incapaci, stiamo vivendo il momento più buio per la sanità nella Locride. Spiace che la direzione sanitaria non comprenda che le iniziative poste in essere, siano solo esclusivamente finalizzate a rivendicare dignità e prestigio per il presidio sanitario ospedaliero e per il personale che vi lavora. Siamo certi che gli operatori sanitari, persone serie e libere, non si faranno intimorire da ridicole minacce mascherate da "disposizioni di servizio"».
«Con maggiore vigore e convinzione continueremo a denunciare l'incapacità di chi amministra la sanità senza preoccuparci di ridicole ed assurde "disposizioni di servizio". Porteremo avanti tutte le iniziative che - ha ribadito Calabrese - riterremo opportune e se dovessimo essere fermati dal servizio di vigilanza privato, per come disposto dalla direzione sanitaria, chiederemo l'intervento delle forze dell'ordine». 

UIL/FPL: POCHI MEDICI E TURNI MASSACRANTI Sulla grave situazione del Pronto soccorso di Locri si fa sentire anche la Uil/Fpl di Reggio Calabria che chiede un tempestivo intervento dell'Ispettorato del lavoro reggino per accertare eventuali violazioni delle norme che tutelano la sicurezza dei lavoratori. «I medici assunti specificatamente per l’emergenza urgenza - evidenzia il segretario Nicola Simone- vengono utilizzati illegittimamente in altre discipline, non garantendo una postazione di vitale importanza, per la vita dell’ospedale e degli stessi pazienti. Infatti i pochi medici rimasti in servizio presso tale unità operativa, sono costretti ad effettuare turni massacranti con una sola unità nel turno notturno e qualche volta si impone al medico (con disposizione di servizio) montante alle 14 di proseguire il turno fino alle ore 8 del giorno successivo. L’incolumità del personale del Pronto soccorso non è tutelata dalla presenza di un posto fisso delle forze dell’ordine ma vi è solo una unità di guardia giurata per tutta l’area ospedaliera. Tutto quanto è intollerabile e difforme da qualsiasi norma contrattuale e di legge».

 

Francesca Cusumano
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  • Occhiello Il divieto è stato disposto dal direttore sanitario, Schirripa, lo scorso 12 dicembre. Il primo cittadino Calabrese: «Violentata la democrazia. Ma noi continueremo a denunciare». Il sindacato: «Situazione intollerabile»

CROTONE Il presidente della Regione Mario Oliverio ha visitato stamani visita l'aeroporto Sant'Anna di Crotone nell'ambito del "Cantiere Crotone-rapporto alla città" sulle cose fatte, avviate e messe in campo per la città pitagorica. Oliverio è stato accompagnato nel tour crotonese dal sindaco Ugo Pugliese, dalla consigliera regionale Flora Sculco e dall'assessore regionale Francesco Russo. Complessivamente, sono 181 milioni di euro i finanziamenti destinati dalla Regione Calabria alla Città di Crotone. Oliverio ha ricordato l'istituzione della gestione unica degli aeroporti della Calabria «tutti indispensabili in una regione con problemi non secondari di accessibilità».
Nello specifico dello scalo crotonese ha affermato che «è stata posta una solida base per la riapertura dello scalo che non sarà stagionale ma strutturale e definitiva. Partiranno i nuovi collegamenti, nazionali ed europei, e saranno stabili. Stiamo lavorando perché ci siano più compagnie che scelgono di volare su Crotone. De Felice oggi è a Bergamo con i vertici di Ryanair e anche io nei giorni scorsi ho incontrato l'amministratore delegato della compagnia irlandese il quale ha espresso in modo esplicito l'interesse a volare su Crotone. E, pertanto, nei bandi abbiamo previsto risorse importanti per incentivare le compagnie a investire nella nostra regione». Il presidente ha parlato del bando in pubblicazione di 12 milioni di euro (4 milioni all'anno per tre anni) per l'istituzione di nuove rotte e il bando sul co-marketing di altrettanti 12 milioni di euro divisi per tre anni. Il presidente della Regione si è poi intrattenuto con Carlo Marfisi, direttore Enac aeroporti Calabria, e con Giovanni Lanza, dirigente post-holder movimento della Sacal che ha confermato l'avvio dei voli, dal prossimo 8 gennaio, con la Compagnia austriaca Flyservus per Milano, Roma, Bologna e Londra.
«Oggi – ha detto infine Oliverio – abbiamo creato le premesse per mettere le ali all'aeroporto Sant'Anna di Crotone». Successivamente, è stato in Comune dove era in programma la firma dell'accordo con l'ente per la realizzazione del progetto denominato "Antica Kroton" che ammonta a 61 milioni e 700mila euro, ma la firma è slittata di qualche giorno per un impedimento tecnico da parte del ministero dei Beni culturali.
«Antica Kroton – ha spiegato Oliverio – è un investimento importante che si colloca in un progetto di più ampio confronto con il ministero dei Beni culturali come quello del “Percorso della Magna Grecia” che noi riteniamo un attrattore fondamentale. Le risorse per l'Antica Kroton che si rischiava di perdere sono state collocate nel Pac. Quindi sono nella nostra disponibilità; abbiamo fatto un buon lavoro, una sintesi importante tra Comune, Regione e ministero dei Beni Culturali chiarendo chi deve fare che cosa».
Il sindaco di Crotone Ugo Pugliese ha affermato che «il progetto Antica Kroton era rimasto chiuso nei cassetti della Regione e grazie a una volontà precisa del governatore Oliverio è stato ripreso su nostra sollecitazione in modo da poter utilizzare i 61,7 milioni di euro per la nostra città. Oliverio ha rimosso le incrostazioni che c'erano sul progetto e per questo lo ringrazio».

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  • Occhiello Il governatore ha illustrato i progetti della Regione per il capoluogo. Gli investimenti ammontano a 181 milioni. Ottimismo per l'aeroporto: «Nuovi collegamenti stabili». E per Antica Krotone: «I fondi saranno spesi»
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