Corriere della Calabria

COSENZA «Stiamo lavorando da qualche mese con il ministro De Vincenti sull'ipotesi di un intervento attraverso i fondi europei di sviluppo e coesione riservati al Mezzogiorno per intervenire su dei comparti di centri storici di 4 città del Sud (Napoli, Palermo, Taranto e Cosenza) che consentano di un intervento di riqualificazione complessivo e quindi intervenire sia sul patrimonio monumentale ma anche sull'arredo urbano, sulle infrastrutture e sul patrimonio vincolato privato. L'obiettivo è quello di dimostrare che quando si riqualifica un pezzo di città quella città rifiorisce». Lo ha detto giovedì mattina a Roma il ministro Dario Franceschini. Queste dichiarazioni sono state pronunciate alla presenza dello stesso sindaco della città di Cosenza, Mario Occhiuto, che ha tenuto subito a ringraziare Franceschini per avere raccolto le istanze che l’amministrazione comunale gli ha più volte avanzato in riferimento ad interventi importanti per la riqualificazione del centro storico di Cosenza. L’incontro è avvenuto in occasione della presentazione di uno studio sui centri storici elaborato da Ancsa (Associazione nazionale centri storici artistici) e dal Cresme, a cui Mario Occhiuto ha partecipato in rappresentanza dell’Anci come delegato all’Urbanistica. «Il tema dei centri storici sta molto a cuore all’Anci: sono il vero patrimonio identitario del nostro Paese. Basti pensare – ha affermato Occhiuto – che il modello della città media italiana è fondato proprio sui centri storici che racchiudono il patrimonio culturale delle città, un modello di vita non solo una sommatoria di edifici. Per questo stiamo portando avanti politiche mirate non solo alla loro conservazione e tutela ma anche a una vera rigenerazione sociale Questo studio è molto importante perché ha l’indubbio merito di mettere a fuoco, proprio in un momento in cui se ne è persa attenzione, il tema dei centri storici riportandolo nell’agenda politica nazionale. Si tratta di un obiettivo che l’Anci, con la sua azione degli ultimi anni, dimostra di condividere appieno». «Come associazione riteniamo che questo modello di vita debba essere assolutamente preservato, visto che – ha spiegato ancora il primo cittadino – è una nostra risorsa del passato che costituisce anche la nostra principale risorsa per il futuro. Se pensiamo alle città italiane, pensiamo ai loro centri storici così come avviene nell’immaginario dei turisti che visitano il nostro Paese». Secondo il sindaco di Cosenza bisogna intervenire sostanzialmente su due versanti: da un lato «quello della conservazione stessa dei centri storici che vanno preservati dai crolli, agendo sulla vulnerabilità anche sismica degli edifici», dall’altro «vanno portate avanti politiche che siano in grado di riportare la vita e le attività commerciali nei centri storici». A tal riguardo Occhiuto ha avanzato una proposta mirata facendo leva sull’attivismo delle amministrazioni comunali nei confronti delle comunità governate. «Il ministero dei Beni culturali potrebbe trasferire risorse direttamente alle istituzioni culturali dei Comuni invece che a quelle statali. Questo permetterebbe agli enti locali di fare politiche mirate per far rivivere i centri storici delle nostre rispettive città».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello L'annuncio del ministro nel corso di un incontro organizzato dall'Anci. Il sindaco Occhiuto: «Servono politiche che riportino nella zona antica la vita e le attività commerciali»
Giovedì, 14 Dicembre 2017 19:18

«Crotone non ha bisogno di annunci politici»

CROTONE «È iniziata la campagna elettorale. E come ogni campagna elettorale che si rispetti, anche questa ha la sua buona dose di annunci. Per lo più promesse da marinaio, ma pur sempre buone per raccogliere consensi. Sta di fatto che a questo esercizio di antichissima memoria nessuno si sottrae. E non importa se il rischio, anzi la certezza matematica, è quella di essere smentiti alla prova dei fatti. È la campagna elettorale». È quanto si legge in una nota della segreteria confederale Cgil Crotone. «A leggere i numeri snocciolati ieri durante la visita nella nostra città del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, Crotone è destinata a vivere nel prossimo futuro un risorgimento dai connotati aurei. Si potrà volare – prosegue la nota -, si potrà viaggiare in treno, si potrà finalmente godere di una viabilità decente, andremo a teatro, partiremo con le navi da crociera, godremo della bellezze dell’Antica Kroton, diventeremo orgogliosi di un ospedale ricco di tecnologia avanzata e di servizi all’avanguardia, insomma, come apostrofava Lucio Dalla, ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno. E tutto questo avverrà perché dopo mesi di scontro su tutto con l’attuale amministrazione comunale guidata dai Demokratici (solo per citarne alcuni vorremmo ricordare le durissime parole ed iniziative dei Demk contro l’attuale direttore generale della Asp ed il gioco al massacro sull’aeroporto con scambi di accuse e responsabilità ben precise), oggi finalmente si sancisce una comunione di intenti tra le parti ed una inusuale, quanto legittima, sinergia nel perseguire il bene comune». «Crotone, la città, la provincia, le sue difficoltà socio economiche sono sotto gli occhi di tutti, sono soprattutto sotto gli occhi dei suoi cittadini, quelli che non arrivano alla fine del mese con lo stipendio e quelli che uno stipendio non ce l’hanno, quelli che da troppo tempo aspettano che qualcosa succeda, che si esca dall’immobilismo istituzionale e che si cominci seriamente a lavorare per ridare a questo lembo di territorio quella dignità sempre più vilipesa e calpestata – aggiunge la Cgil -. E per ridare slancio a questo territorio, ed all’intera Calabria, bisogna smetterla con la politica degli annunci e cominciare a dare risposte concrete, quelle risposte oramai attese da troppo tempo e che, paradossalmente, come avvenuto ieri, trovano ampia risonanza ogni volta che si approssima una campagna elettorale e/o c’è da suggellare qualche accordo politico di troppo». «Il messaggio che Crotone ha voluto dare con una grande adesione alla manifestazione del 16 novembre è esattamente il contrario di quanto consumato ieri – prosegue ancora la nota -, abbiamo chiesto e continueremo a chiedere che ci sia un reale cambio di rotta dell’amministrazione regionale e, aggiungiamo, che l’amministrazione comunale abbia un sussulto di orgoglio ed esca dal letargo in cui si è racchiusa e si accorga che oltre le mura della stanza del sindaco c’è una città che soffre e che ha la necessità di uscire dal declino a cui è stata relegata». «Noi non staremo a guardare, a partire da quella mancata firma su un protocollo che sembrava cosa ormai fatta e che invece, complice la Romania, ed una figura non certo decorosa per i contraenti, è stato rimesso temporaneamente (almeno così speriamo) nel cassetto dal quale era stato levato. Nei prossimi giorni – conclude la nota -, unitamente ai nostri organismi provinciali e regionali, discuteremo di ogni iniziativa utile da mettere in campo per riportare al centro dell’attenzione delle istituzioni locali e regionali la gravità dei problemi che attanagliano e accomunano tutto il territorio calabrese ripartendo da quel piano per il lavoro di cui sino ad ora nessuno ha voluto occuparsi».

 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La Cgil dopo la visita di mercoledì del presidente Mario Oliverio. «C'è una città che soffre e che ha bisogno di risposte concrete»

TROPEA I carabinieri della Stazione di Tropea, nel Vibonese, hanno arrestato e posto ai domiciliari il 55enne Antonio La Rosa, pregiudicato ritenuto il boss dell'omonima cosca, per violazione della misura della sorveglianza speciale. I militari hanno infatti sorpreso La Rosa in pieno centro cittadino, vicino alla biblioteca comunale, mentre colloquiava tranquillamente in piazza con un altro soggetto, gravato da numerosi pregiudizi penali e noto alle forze dell’ordine, così violando le prescrizioni imposte dalla misura restrittiva cui è sottoposto. Resisi immediatamente conto dell’identità dei due, e a seguito degli accertamenti di rito, i carabinieri hanno provveduto a trarre subito in arresto il 55enne e tradurlo in regime degli arresti domiciliari presso la propria abitazione.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I carabinieri hanno arrestato il 55enne perché sorpreso mentre colloquiava in pieno centro cittadino con un altro pregiudicato

CATANZARO «Le affermazioni rilasciate dalla sindaca leghista di Cascina, Susanna Ceccardi, secondo la quale i medici calabresi dovrebbero essere pagati di meno perché meno bravi di quelli di altre regioni sono inauditamente offensive ed ingiuriose, non solo verso i nostri professionisti, ma soprattutto perché esse confermano il perdurare di uno stereotipo negativo con cui molti ancora guardano alla nostra regione». È quanto afferma, in una nota, il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. «È evidente - prosegue Oliverio - che la sindaca di Cascina non conosce affatto la storia della nostra terra, quella passata e quella recente. Non sa che la Calabria è la regione dove sono nati, faccio solo qualche esempio, Bruno da Longobucco, il Premio Nobel Renato Dulbecco e il prof. Francesco Crucitti e ignora completamente il fatto che anche nella sua terra, la Toscana, operano tantissimi medici calabresi stimati e ammirati. La sindaca, inoltre - prosegue il governatore calabrese - disconosce completamente la professionalità dei nostri medici che, pur costretti ad operare in un sistema sanitario commissariato da anni, costretto a subire tagli e distorsioni evidenti, spesso offrono prestazioni di riconosciuta eccellenza. Farsi prendere la mano, magari per un desiderio di visibilità significa agitare triti luoghi comuni, stereotipi e immagini generalizzate rispetto ad una regione la cui maggioranza è, invece, costituita da cittadini e professionisti onesti e perbene, che studiano e lavorano con la stessa dedizione, la stessa passione e la stessa professionalità di tutti gli italiani onesti e perbene». «Non è con le offese e con affermazioni rozze e razziste - conclude Oliverio - che si costruisce l'unità e il riscatto di un popolo. Ai medici calabresi, a cui riconfermiamo la nostra stima e la nostra ammirazione incondizionata, esprimiamo solidarietà e vicinanza».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il governatore replica alle affermazioni di Susanna Ceccardi sui medici calabresi: «È evidente che non conosce affatto la storia della nostra terra, quella passata e quella recente»

Gentile direttore,
le dichiarazioni di Susanna Ceccardi, sindaco di Città di Cascina, sui medici calabresi, nel corso della trasmissione Rai Agorà, inizialmente avevano suscitato una forte irritazione, ma a mente fredda l’unico sentimento che provo è la pena per una rappresentate politica indegna del ruolo che riveste. Come è pensabile di estendere alla categoria medica calabrese l’accusa di incompetenza, solo per essere di quella regione: è grottesco, anzi è razzista.
Una premessa doverosa per inquadrare la questione: la professionalità dei medici è sempre di tipo soggettivo, e i risultati e l’efficacia dei servizi sanitari, dipendono da molti fattori, spesso di tipo strutturale e organizzativo.
Per intenderci, se ancora oggi in Calabria si può parlare di sanità pubblica lo si deve proprio al senso di responsabilità e alla professionalità di tutto il personale che, nei vari ruoli, opera all’interno delle diverse aziende e nel territorio.
Perché la realtà è diversa dalle battute elettoralistiche e discriminatorie fatte in tv per avere un minuto di gloria: turni massacranti, strutture fatiscenti, risorse insufficienti, carenza di personale e precarietà, queste sono le condizioni in cui operano i professionisti che lavorano nella sanità. Degli esempi da imitare, non da dileggiare.
Le strutture di tutta Italia sono piene di medici calabresi che grazie alla loro professionalità hanno raggiunto traguardi eccezionali. Pensare di differenziare gli stipendi di chi opera all’interno di un sistema sanitario che vuole essere nazionale, con compiti e doveri uguali è frutto di una sottocultura, appunto, razzista, e ottocentesca, che di fatto discrimina le persone in base al luogo di nascita. Nella cultura politica di una parte non vi è la ben minima idea di come è gestito economicamente il sistema sanitario. Certe affermazioni sono frutto della più completa ignoranza, addebitare al personale sanitario le disfunzioni del sistema è aberrante. Ma la cosa grave è che certe affermazioni arrivino da quella parte di nazione che ogni anno sottrae ingenti somme ai servizi sanitari regionali più deboli che, attraverso l’emigrazione sanitaria, pagano un obolo pesantissimo alle regioni più ricche. Un meccanismo perverso sottrae una grossa fetta, dei trasferimenti nazionali, alle regioni meridionali, se non si interrompe questo circuito le regioni in difficoltà difficilmente riusciranno a colmare le lacune che le differenzia dalle regioni più ricche.
Una proposta partendo da una sterile polemica. Il presidente della regione Calabria, Oliverio, dovrebbe, attraverso un patto con i presidenti delle Regioni meridionali, chiedere la predisposizione di un fondo perequativo, che attraverso piani, almeno triennali, compensi in parte il flusso contabile che annualmente emigra verso le regioni del centro-nord. Senza quei soldi i sistemi sanitari delle regioni più deboli saranno sempre più in difficoltà, non riusciranno a garantire i Lea e di conseguenza accresceranno il fenomeno dell’emigrazione sanitaria. Di contro si assiste che proprio dalle regioni più ricche (Lombardia, Veneto, ora anche una sindaco della Toscana, speriamo isolato) si leva sempre più frequentemente la voglia di barriere e frontiere, sconvolgendo il consenso comune che ha fatto la storia. Dai libri abbiamo appreso che le rivolte partivano dagli strati sociali più poveri o dalle nazioni più povere; oggi assistiamo che paradossalmente sono le regioni più ricche a rivoltarsi contro il sistema. Frutto lampante di un crescente egoismo per cui chi è ricco non vuole dividere il proprio benessere, viene meno quel principio di solidarietà sulle cui fondamenta erano stati costituiti i moderni stati. Il concetto stesso di Europa, che ha garantito libertà e pace preservandoci dai regimi totalitari del passato per 70 anni, viene meno senza il principio di sussidarietà tra gli stati. A questi problemi la classe politica dovrebbe dare delle risposte, invece assistiamo ad affermazioni sconcertanti, questo è fortemente preoccupante alla viglia di una importante tornata elettorale per il futuro della nostra Italia.

*segretario regionale Smi Calabria

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello di Francesco Esposito*

 

NOCERA TERINESE I carabinieri del Nas di Catanzaro hanno eseguito il sequestro d’iniziativa del complesso dei beni dell’azienda agricola “dott. Giovambattista Odoardi” di Nocera Terinese. L’operazione di polizia giudiziaria, che si inserisce all’interno di una più ampia attività di monitoraggio della compagine consortile effettuata sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, è stata eseguita ipotizzando, a carico della predetta azienda, il reato di appropriazione indebita delle attrezzature per la vinificazione (presse, autoclavi, cisterne ecc.) - del valore di diverse centinaia di migliaia di euro - di proprietà del consorzio agricolo “Scavigno”, attualmente non operativo poiché in stato di liquidazione. Sono stati interessati dal sequestro anche oltre 500 mila litri dei vini doc ed igt prodotti dall’azienda e prossimi ad essere imbottigliati anche se, si specifica, non è emersa alcuna problematica sanitaria o sofisticazione alimentare. Il provvedimento è stato depositato, per la convalida, presso la competente Procura della Repubblica.  

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello L'operazione, dei carabinieri del Nas di Catanzaro, è stata coordinata dalla Procura di Lamezia Terme. Ipotizzato il reato di appropriazione indebita delle attrezzature per la vinificazione. Sigilli a oltre 500mila litri di prodotti

COSENZA Martedì 19 dicembre a Cosenza la tappa della campagna nazionale informativa e di sensibilizzazione sull’idrosadenite suppurativa (Hs), denominata “Che nome dai alle tue cisti?”, che prevede consulti dermatologici gratuiti su prenotazione. “Che nome dai alle tue cisti?” vede coinvolte oltre 30 strutture ospedaliere ed universitarie su tutto il territorio nazionale in cui gli specialisti dermatologi saranno a disposizione per aiutare chi soffre di Hs ad entrare in contatto con i centri ospedaliero-universitari che hanno un ambulatorio dedicato ad una patologia ancora oggi di difficile diagnosi. L’Hs infatti si manifesta con la formazione di cisti, noduli, ascessi e lesioni dolorose nelle aree inguinale, ascellare, perianale, dei glutei e sotto il seno e, meno frequentemente, sul cuoio capelluto, collo, schiena, viso e addome. Il quadro clinico non è sempre facile da riconoscere e può simulare delle comuni “cisti sebacee” o essere scambiata per altre patologie (acne, follicoliti). La diagnosi precoce è fondamentale nella cura dell’Hs, evitando la progressione verso forme invalidanti. Martedì 19 dicembre presso presso l’Uo di Dermatologia dell’ospedale “Mariano Santo” di Cosenza (contrada da Muoio Piccolo – piano terra) diretta dal dottor Eugenio Provenzano chi soffre di Hs potrà usufruire di un consulto gratuito previa prenotazione.
Per prenotare telefonare al numero 392 8077216 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 17.
“Che nome dai alle tue cisti?” è patrocinata da Inversa Onlus, la prima e unica associazione italiana per i pazienti affetti di idrosadenite suppurativa (Hs) e nasce per sopperire alle necessità e difficoltà dei malati legate alla gestione di una patologia cronica invalidante.
L’associazione, fondata nel 2010 da Giusi Pintori, sostiene proattivamente ogni singolo malato, fornendo informazioni e sostegno, con l’obiettivo di aiutare le persone a vivere meglio. La Campagna “Che nome dai alle tue cisti?” è realizzata grazie al contributo incondizionato di Abbvie. Per ulteriori informazioni: www.chenomedaialletuecisti.it

 

CHE COS'È L'HS L’Hs (idrosadenite suppurativa), conosciuta anche come malattia di Verneuil o come “acne inversa”, è una malattia cronica non contagiosa e molto dolorosa che colpisce circa l’1% della popolazione mondiale. La patologia si manifesta con la formazione di cisti e lesioni dolorose nelle aree inguinale, ascellare, perianale, dei glutei e sotto il seno e, meno frequentemente, sul cuoio capelluto, collo, schiena, viso e addome. Le lesioni sono recidivanti e sono costituite da noduli infiammati, raccolte ascessuali, e tragitti fistolosi che esitano in cicatrici permanenti. L’Hs, oltre ad essere molto dolorosa e invalidante nei movimenti, causa un grave e negativo impatto psicologico in chi ne soffre perché costituisce un grave handicap nella vita lavorativa, sociale e sessuale di chi ne soffre. Le cause dell’Hs non sono ancora note ma la malattia provoca l’ostruzione dei follicoli piliferi con conseguente diffusione dell’infiammazione alle ghiandole “apocrine” presenti nelle pieghe cutanee. Spesso infatti, nella fase iniziale della malattia, le lesioni vengono considerate come peli incarniti.
Pur potendosi manifestare a qualsiasi età l’Hs si sviluppa normalmente negli adulti con esordio intorno ai 20 anni di età e la possibilità di sviluppare la patologia è maggiore per le donne rispetto agli uomini. Alcuni studi hanno dimostrato una componente ereditaria: circa un terzo delle persone affette da idrosadenite suppurativa ha membri familiari con la stessa diagnosi. È inoltre dimostrata la correlazione tra Hs e obesità e abitudine al fumo.
Benché l’interessamento cutaneo sia predominante, l’Hs è una malattia infiammatoria che può associarsi ad altre patologie generali in cui c’è un’alterazione del sistema immunitario quali: artrite, psoriasi, morbo di Crohn, acne in forma grave, depressione, disfunzioni metaboliche.
L’Hs può colpire in modo differente in forma lieve o in forma grave. In forma lieve si presenta con piccoli noduli o foruncoli mentre nei casi più gravi si possono creare delle fistoli ascessualizzate con secrezione di pus e altro materiale organico maleodorante che rende davvero invalidante la qualità di vita dei pazienti.

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Martedì 19 presso il reparto di Dermatologia dell'ospedale “Mariano Santo” gli specialisti saranno a disposizione per aiutare chi è affetto da Hs, una malattia cronica che colpisce l'1% della popolazione mondiale

 

REGGIO CALABRIA Il Consiglio superiore della magistratura ha nominato all'unanimità Olga Tarzia nuovo presidente di sezione della Corte d'Appello di Reggio Calabria. Olga Tarzia, dal settembre 2013 fino ad oggi presidente della sezione Gip-Gup del Tribunale reggino, ha ricoperto in trent'anni di carriera in magistratura numerosi incarichi: dal 1987 al 1989 è stata giudice civile e penale a Locri; dal 1989 al 1994, ha svolto la funzione di giudice penale dibattimentale nello stesso Tribunale, presso cui è stata anche coordinatrice, fino all'anno 2000, dell'ufficio gip-gup. Dal 2000 al 2008, ha ricoperto l'incarico di presidente del Tribunale di Locri e in seguito, è stata presidente della sezione penale dibattimentale. Prima dell'attuale incarico di presidente dell'Ufficio Gip-Gup del Tribunale di Reggio Calabria, Olga Tarzia aveva presieduto la Corte d'Assise di Locri che condannò gli autori dell'assassinio dell'ex vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, omicidio avvenuto nell'ottobre 2005.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Votata all'unanimità dal Consiglio superiore della magistratura. Ha ricoperto, in trent'anni di carriera, numerosi incarichi. A Locri condannò gli autori dell'omicidio Fortugno

CATANZARO La richiesta di fine del commissariamento, problematica con le leggi attuali, poggia su tre assunti: il peggioramento dei conti nel 2017, il calo dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) riferiti al 2016 e la crescita del saldo della mobilità. Si tratta di dati evidentemente preoccupanti che, però, per il commissario alla Sanità Massimo Scura vanno approfonditi «per evitare di cadere in un facile ma ingiustificato catastrofismo». Un approfondimento che deve prendere le mosse dai numeri presentati al “tavolo Adduce” lo scorso 21 novembre e che «si riferiscono – fa notare Scura – al risultato dei conti economici del primo semestre 2017, che moltiplicato per due porterebbe, in teoria, a un disavanzo rientrante in una forchetta tra meno 104 milioni di euro e meno 153 milioni di euro, (che va tra l'altro corretta in 104-133 per evidente errore materiale dell’Advisor) quindi ben superiore ai 97 milioni consentiti dalla fiscalità 2017, con conseguenze, se il dato fosse reale, catastrofiche per la Calabria: nuove tasse e blocco delle assunzioni fino al 31 dicembre 2019». Rispetto ai Lea, invece, dal tavolo ministeriale sarebbe emerso un valore «pari a 129, quindi 18 punti in meno del dato 2015 quando raggiunsero il punteggio di 147, con un balzo di 10 punti sul 2014». Riguardo al saldo della mobilità passiva, infine, il dato supera i 300 milioni di euro.
«Va detto innanzitutto, come peraltro scritto dall’Advisor al tavolo, che “la variazione del saldo della mobilità è determinata da aggiornamenti... degli anni di competenza dal 2013 al 2015”. In parole povere – spiega il commissario – la mobilità passiva rappresenta lo strascico della gestione sconsiderata (che purtroppo si trascina ai giorni nostri) precedente alla gestione della struttura commissariale attuale iniziata a marzo 2015». Le resposnabilità, dunque, secondo Scura sarebbero da addebitare ai suoi predecessori, mentre oggi «abbiamo certezza che nel 2017 la mobilità passiva si ridurrà di almeno 10 milioni di euro». A dare questi frutti saranno secondo il commissario gli investimenti nel “settore cuore”, in quello oncologico, e nel privato, «incentivato proprio per ridurre la mobilità passiva». 
«Purtroppo – rileva Scura – lo sapremo ufficialmente solo nel 2019, come solo ora sappiamo della mobilità passiva del 2015. Quanto ai punti Lea, per ammissione dello stesso tavolo, questi risentono degli insufficienti flussi dei dati inoltrati dalle aziende che ora, sotto la spinta del dipartimento, stanno correndo ai ripari. Si pensa che, colmato il debito informativo, verrà superato il dato 2015 pari a 147 punti. Non si dimentichi che nel 2010, all’inizio del commissariamento, i Lea raggiungevano i 99 punti». Ma il problema dei problemi. Ammette il commissario, è l’andamento dei conti: «Il Tavolo, giustamente preoccupato, non ha emesso giudizi definitivi perché sa che il primo semestre non è mai sufficientemente indicativo dell’andamento gestionale dell’anno. Ai primi di novembre, quando si inoltrano i dati ai ministeri, mancano ancora numerose informazioni migliorative relative ai rimborsi sui farmaci oncologici innovativi, alle note di credito per farmaci HCV/oncologici, alla rendicontazione sugli obiettivi di piano, a sopravvenienze attive e altri recuperi gestionali. Tenendo conto anche dell’errore materiale di 20 milioni di euro sul valore massimo della forchetta, la perdita, rivista con i dati a disposizione, si aggira tra meno 70 milioni e meno 110 milioni, quindi ragionevolmente ben al di sotto dei temuti meno 97 milioni». E proprio Giovedì scorso è stato inviato un documento ai ministeri competenti, a firma del dirigente del settore 5, del dirigente generale del dipartimento Tutela della salute e del commissario, che «attesta una perdita tra meno 80 e meno 121 milioni». «Del resto – conclude Scura – se ogni anno arriva un regalo negativo di 34-36 milioni di euro dagli anni precedenti il 2015, è difficile fare meglio. Con buona pace di chi, maneggiando dati sensibili in maniera superficiale e distorta (non si comprende in favore di quali interessi), rischia di generare ingiustificato allarme sociale».  

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il commissario alla Sanità risponde alle critiche e snocciola numeri: «Qualcuno maneggia dati sensibili in maniera superficiale e distorta (non si comprende in favore di quali interessi) rischiando di generare ingiustificato allarme sociale»
Giovedì, 14 Dicembre 2017 17:06

TELESUONANO | La versione di De Felice

LAMEZIA TERME Oramai abbandonati i panni del prefetto, Arturo De Felice è impegnato a tempo pieno a governare la Sacal, la società che gestisce l'aeroporto di Lamezia e ora anche quelli di Crotone e Reggio. Durante la trasmissione di approfondimento "Telesuonano", che andrà in onda questa sera alle 21 su L'altroCorriere tv (canale 211 del digitale terreste), intervistato dai giornalisti Paola Militano e Danilo Monteleone, prova a tracciare il quadro della situazione sul sistema aeroportuale calabrese.
Non una scelta di cui si è pentito, quella a cui De Felice è stato chiamato dalla Regione Calabria lo scorso aprile dopo il terremoto giudiziario che ha colpito la Sacal. Prima, appunto, la scelta da parte di Oliverio e poi l'elezione a presidente da parte del Cda. «Non nascondo però – spiega – che arrivato qui c'erano tante difficoltà che erano sotto gli occhi di tutti e con un vertice decapitato». E tuttora, precisa, il lavoro della commissione d'accesso inviata dalla Prefettura di Catanzaro «non è ancora terminato». Sempre sull'aeroporto di Lamezia, quello che ad ora gode più di tutti di buona salute, sostiene che «ad oggi non abbiamo un problema di liquidità, ma non basta un aumento di capitale per fare una nuova aerostazione, serve ben altro».
Poi lo scorso luglio la gestione unica anche di Crotone e Reggio. «Un esperimento in Calabria che, dettato da un indirizzo di governo, ha già portato numerosi vantaggi, sia sul contenimento della spesa che sul personale». Due scali che, nonostante siano stati presi in gestione da due curatele fallimentari, iniziano a dare i primi risultati con la gestione unica. «Reggio – dice De Felice – è in pareggio con un lievissimo margine di guadagno. Una cosa impensabile fino a qualche mese fa». Mentre su Crotone «il problema maggiore era un grosso spreco con una compagnia che operava sulla scalo che abbiamo cercato di arginare. Ora resta da incentivare nuovamente l'utenza a riutilizzare l'aeroporto».
Frena, invece, De Felice, sui 2,9 milioni di euro per le nuove rotte annunciate da Oliverio. «Sono soldi che non andranno solo a Crotone. Saranno – spiega – molti di più perché sono in gioco due importanti bandi, uno per il marketing e l'altro per le nuove rotte. Su questi però la società non avrà un controllo diretto ma sicuramente potremo trattare con le compagnie».
Anche sulla questione dei prezzi dei voli, sollevata nei giorni scorsi da Federconsumatori, De Felice spiega che la società «può fare poco». «Quello che bisognerebbe fare – prosegue – sarebbero delle verifiche normative che tengano conto dello status economico dei calabresi». Ma nel frattempo, annuncia, dallo scalo lametino ci saranno nuove rotte per il 2018: si sta trattando, infatti, per Atene, Rotterdam, Genova e Venezia.  

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il presidente della Sacal parla della situazione degli aeroporti calabresi. «A Reggio siamo in pareggio mentre a Crotone rimane da incentivare di nuovo l'utenza». E su Lamezia: «Non basta un aumento di capitale per fare una nuova aerostazione»
Pagina 1 di 4