Corriere della Calabria

CATANZARO Ai primi di marzo del 2016, gli uffici di Calabria Verde sono (come al solito) in fibrillazione. Tra dossier e controdossier, il caso della truffa sulla legna a Bocchigliero monopolizza ogni discorso. Alcuni, però, sono più inquietanti di altri. Leandro Savio, uno dei dirigenti coinvolti nelle indagini della Procura di Castrovillari, minaccia fuoco e fiamme. Cerca carte, si riferisce a qualcuno da mandare via («ora li caccio»), promette battaglia («questa volta si fanno male»). I suoi interlocutori cercano di calmarlo. Poi a qualcuno non identificato scappa un suggerimento: «Sentimi a me... se noi facciamo dimettere questo commissario entro stamattina». Risponde Savio: «No, non si dimette è fatto ora dopo questa cosa, si dimette perché lo sto per fare...». Il contenuto della chiacchierata non è limpido. È chiarissimo, invece, quello che succede qualche giorno dopo: il commissario si dimette. Succede l’11 marzo 2016. Prima Nello Gallo, l’uomo scelto da Mario Oliverio per guidare Calabria Verde dopo il primo ciclone giudiziario, pensa a lasciare e il governatore prova a trattenerlo. Poi prende una decisione definitiva: anche se nell’agenzia regionale «ci sono tante persone perbene», l’ingegnere decide che non ne può più. Inevitabile che la conversazione captata dalle cimici assuma una dimensione nuova, alla luce dell’addio del professionista. Perché una cosa è evidente: negli uffici che governano sulle foreste calabresi, nel marzo 2016, c’è un gruppo di persone che ritiene di poter far “saltare la testa” del loro stesso capo. 
Potrebbe essere una coincidenza, potrebbe trattarsi di millanterie. Ma Savio non è nuovo – stando agli atti dell’inchiesta – a fare riferimenti neppure troppo sibillini ai suoi agganci. Ad esempio a quelli con la magistratura. Sempre ai primi di marzo, il dirigente parla con una signora. Le spiega che si aspettava la notifica arrivata dalla Procura di Castrovillari («a me questa persona, Facciolla, a me mi chiama», dice), «parla della sicurezza sua e della sua famiglia parla dei suoi parenti molto influenti nella magistratura». Poi «dice che ora non si fermerà più» e che «Oliverio rischia perché lui farà nomi e cognomi: capo di Gabinetto e presidente di giunta». 
È piuttosto diffuso il proposito di “fare nomi e cognomi” nelle intercettazioni che riempiono i faldoni dell’inchiesta. 
Anche Antonella Caruso, altra dirigente finita nel mirino degli investigatori, tira in ballo il capo di Gabinetto della giunta regionale Gaetano Pignanelli. Si riferisce alle concessioni rilasciate nei confronti della ditta De Luca (quella intestata al “compare d’anello” dell’alto burocrate) e – il virgolettato è degli uomini del Corpo forestale dello Stato – «dichiara in modo esplicito di aver operato non nell’interesse dell’azienda per cui lavora, bensì per compiacere un influente figura di primo piano della Regione Calabria che ha mostrato di avere un interesse concreto nel favorire il De Luca Marino». 
Poi si lamenta del suo coinvolgimento nell’inchiesta, si sfoga: «Io lo devo acchiappare Gaetano, eh! Anzi, io mo’ chiamo Franco (presumibilmente Iacucci, secondo gli investigatori, ndr), io voglio assolutamente un appuntamento con il presidente, assolutamente! Sinno’ mo parru cioè quannu vaiu ara Procura parru! E poi vediamo di chi sono le colpe».
È in questo clima di minacce neanche troppo sottili e sospetti che matura la decisione di Nello Gallo. Ed è a valle di questa decisione – lo si evince da un decreto di proroga delle indagini – che i dirigenti (i militari citano Savio e Maletta) si organizzano per «rimettere in moto il sistema per il rilascio della concessioni legnose». Pensano di coinvolgere persone già coinvolte «nell’indagine in corso» sulla presunta truffa a Bocchigliero. «Emerge – annotano gli inquirenti – come il rispetto della normativa sia un mero intralcio poiché non esitano a progettare chiaramente la predisposizione di un falso nella stima del materiale legnoso giacente a terra». 
Siamo nell’aprile 2016 e ombre fosche si addensano su Calabria Verde. Tre dipendenti, tra i quali c’è Antonella Caruso, fanno riferimento ai sequestri a Bocchigliero e dicono «che la situazione è insostenibile in quanto alcune ditte, tra le quali viene citato il De Luca (anche lui sotto inchiesta per la presunta truffa, ndr), devono riprendere i lavori. Uno dei motivi per cui i lavori devono riprendere è da ricercare nel fatto che tali ditte sono legatissime ad alcuni personaggi molto influenti nominati come Mario e Luigi. È agevole – è la chiosa degli investigatori – presupporre che si faccia riferimento al governatore della Calabria Mario Oliverio».

Pablo Petrasso
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  • Occhiello Le previsioni sulle dimissioni del commissario Gallo. I legami con la magistratura sbandierati da Savio. Le minacce di coinvolgere Oliverio. E il sistema della raccolta di legna pronto a riavviarsi dopo i primi sequestri: «Ci sono ditte legate a Mario»

Ernesto Galli della Loggia, su 7, il settimanale del Corriere della Sera, del 15 dicembre scorso, ha trovato la soluzione, in dieci punti, per salvare il Sud: proclamare lo stato di assedio (giuro, è scritto proprio questo!).
Il titolo della nota del professore non lascia dubbi: «Per salvare il Sud serve lo stato d’assedio? L’illegalità va sradicata». Ed  ecco le misure che Galli della Loggia ritiene necessarie per bonificare e salvare il Sud del Paese. Si va dall'accertamento capillare «dell’autenticità dell’assicurazione Rc per tutti gli autoveicoli e motocicli in circolazione con sequestro e distruzione immediata di quelli non in regola»; alle prefetture che dovranno essere le uniche abilitate alla gestione delle gare per tutti gli appalti pubblici; al vasto controllo delle aziende agricole circa la regolarità contrattuale di tutti gli addetti  con sanzioni pecuniarie a partire da diecimila euro per quelle non in regola.
E non è tutto: c'è pure una multa per le famiglie i cui figli hanno abbandonano le scuole; e poi il sequestro di ogni smartphone in possesso a giovani di età inferiore ai sedici anni; e la distruzione immediata di ogni fabbricato, pertinenza, sopraelevazione senza licenza edilizia; e tre giorni di carcere a chiunque viene sorpreso a gettare rifiuti, e di sei mesi per chi trasporti i rifiuti verso luoghi non idonei.
E non abbiamo finito: previsto il ritiro perpetuo della licenza per i proprietari di officine meccaniche che “truccano” veicoli o motocicli; «sospensione d’autorità dei sindaci dei comuni dove la polizia urbana si dimostra incapace di far rispettare i regolamenti sul rumore, sul traffico e sull’occupazione del suolo pubblico».
Il decimo punto rivela tutta l'animo saggio e buono di Galli della Loggia: «Devoluzione di tutte le somme incassate nelle attività repressive di cui sopra al miglioramento dell’edilizia scolastica». Amen.
La visione militare, da stato d'assedio, senza capo né coda, con qualche scivolone nel ridicolo e una profonda ignoranza di quello che è il Sud e di quelli che sono i suoi problemi.
Viene da ridere a leggere che occorre colpire i meccanici che “truccano” le auto, sequestrare ogni smartphone ai giovani under 16, sospendere i sindaci che hanno vigili urbani così debosciati che non fanno rispettare i regolamenti sul rumore.
Un ragionamento così banale e vecchio che non merita alcun commento.
Ma la comicità tocca il suo punto più alto e solenne quando il professore “nomina” i vertici dello Stato di repressione: «Il tutto – questo il mio auspicio – sotto la sapiente guida del generale Minniti con il procuratore Gratteri alla testa del suo Stato Maggiore».
Nemmeno al “Bagaglino” dei tempi della Prima Repubblica si rideva così tanto.

 

*Giornalista, già parlamentare Pd

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  • Occhiello di Franco Laratta*

REGGIO CALABRIA «Apprendo di un'assemblea del Pd della federazione reggina svoltasi questa mattina a Reggio Calabria nella quale è stato dichiarato che gli assenti non rappresentano il Partito democratico. È curioso che questo avvenga senza precisare che gli assenti non sono stati neanche invitati a partecipare, non si capisce bene se per semplice dimenticanza o per volontà palese dal momento che non è la prima volta che accade». Lo afferma in una nota l'assessore regionale Federica Roccisano. «Mi sono già rivolta al segretario regionale del Pd - prosegue - affinché venga fatta chiarezza su cosa può determinare la rappresentatività di una persona all'interno del Pd, se il lavoro svolto e la disponibilità ad essere presente e supportare il Pd in ogni punto della Calabria, o l'assenza ad iniziative per le quali non è mai arrivato nessun invito».

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  • Occhiello La piccata dichiarazione dell’assessore regionale in merito all’assemblea della federazione reggina: «Non è la prima volta che accade. Mi sono già rivolta al segretario regionale affinché venga fatta chiarezza»

ROMA La giovane calabrese Tania Litrenta ha aperto l’assemblea nazionale del gruppo Dems che si è svolta a Roma. Sono stati 150 i seguaci del gruppo del ministro della giustizia Andrea Orlando a mettersi in viaggio dalla Calabria per raggiungere la capitale e assistere in prima persona ai lavori assembleari. Tema caldo, vista la partecipazione così numerosa di calabresi e non, quello del Mezzogiorno. I giovani e il mancato rinnovamento delle classi dirigenti, l’effetto boomerang della rottamazione che per i ragazzi è suonata come una grande promessa; il Mezzogiorno e l’importanza di mettere in campo una politica forte in grado di investire sui servizi e di tener conto della crisi sociale; la lotta alla criminalità organizzata che oggi si sostituisce allo Stato proprio nelle aree dove la politica è più debole. Questi sono solo alcuni dei temi trattati oggi a Roma - scrive Carlo Guccione - insieme ad Andrea Orlando, Cesare Damiano e i rappresentanti di Dems provenienti dalle varie regioni. Il ministro ha ringraziato la numerosa presenza calabrese presente all’Assemblea nazionale. Anche i giovani universitari della Demschool hanno partecipato oggi all’incontro romano. Si torna a casa - conclude il consigliere regionale - con la consapevolezza che insieme, con il dialogo, il confronto e partendo dai contenuti possiamo fare Rete e ricostruire il centrosinistra. Non ci sono alternative: questa è la strada da seguire per ridare un’identità al Partito democratico».

INSIEME VERSO LE ELEZIONI Essere sempre Partito democratico. Il ministro Orlando ha ribadito ancora una volta la necessità di rimanere all’interno del partito guidato da Matteo Renzi, anche perché la deriva da combattere è quella dei movimenti nazionalisti e fascisti. «Abbiamo dimostrato che non serve fare un altro congresso per cambiare linea politica - dice il ministro della Giustizia alla platea -. Non ci interessa rimettere in discussione i risultati delle primarie, ma abbiamo vinto politicamente. Non dobbiamo dividerci. Dobbiamo unire il centrosinistra, altrimenti consentiremo a forze fasciste e nazionaliste di vincere. Dems può e deve essere il luogo d'incontro delle forze d'ispirazione cattolica e socialista, ma anche la casa di chi per età non appartiene a queste tradizioni, ma che non è indifferente a questa storia. Non siamo pessimisti, siamo ragionevolmente ottimisti. Siamo nelle condizioni di guidare la battaglia elettorale, chiediamo di metterci nelle condizioni di farlo fino in fondo».

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  • Occhiello In 150 hanno raggiunto la capitale per partecipare alla convention dell'area del Pd che fa riferimento al ministro Andrea Orlando. Guccione «Si torna a casa con la consapevolezza che insieme possiamo fare rete e ricostruire il centrosinistra»

LOCRI È giunta al termine l'avventura dello Sporting Locri. La società di calcio a 5 femminile che milita in serie A, balzata agli onori delle cronache nel dicembre del 2015 per presunte minacce ricevute dalla 'ndrangheta - come denunciò il presidente dell'epoca Ferdinando Armeni - domani giocherà la sua ultima partita in provincia di Frosinone. Lo afferma Vittorio Zadotti, attuale presidente dell'Asd Lokrians Futsal. «Quello che non rovina la 'ndrangheta - afferma in una nota - lo distrugge la burocrazia e la politica regionale. La realtà a volte supera l'immaginazione, ma in Calabria accade spesso. Pochi giorni fa ho scritto al sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, in merito alla chiusura del Palazzetto di Locri, che ci costringe per la seconda stagione consecutiva ad allenarci e giocare a 70 km dalla nostra sede. Anche perché quasi tutti i politici della Città Metropolitana, a seguito della vicenda mediatica planetaria delle "minacce della 'ndrangheta" si erano profusi in parole di pronto intervento in aiuto di questa realtà importantissima per questo territorio disagiato».
Zadotti ha anche reso noto che stamani il sindaco di Sant'Andrea Apostolo dello Ionio, dove la squadra si allena e gioca, gli ha comunicato l'immediata chiusura della struttura. «Si sono accorti - afferma Zadotti - che dal 2012 mancano dei certificati dell'immobile. Ho dato mandato ai nostri legali di ritirare, per cause di forza maggiore, la squadra dalla competizione nazionale della Serie A di Futsal femminile e di valutare eventuali azioni per il risarcimento di danni subiti dalla nostra associazione a causa di imprudenza, imperizia o negligenza nei comportamenti che riguardano questa triste vicenda».
All'indomani della denuncia delle minacce subite, nel 2015, la società ricevette la solidarietà di tutto il mondo sportivo italiano e dalla politica. A Locri, il 10 gennaio 2016, in occasione della prima partita dopo le minacce, arrivò anche l'allora presidente della Figc Carlo Tavecchio. E pochi giorni dopo la società passò a Vittorio Zadotti, imprenditore milanese di origini calabresi. L'inchiesta sulle minacce avviata all'epoca dalla Procura della Repubblica di Locri è stata poi archiviata.

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  • Occhiello La decisione del presidente Zadotti dopo lo stop alla struttura di Sant'Andre Apostolo dello Jonio: «Si sono accorti adesso che dal 2012 mancano dei certificati. La politica fa solo chiacchiere, chiederemo un risarcimento»

CROTONE Una studentessa di 16 anni, che stava recandosi a scuola insieme con una compagna, è stata colpita con un pugno sul viso da un uomo con giubbotto nero e cappuccio che, correndo, le si è scagliato improvvisamente contro. È accaduto a Crotone. La giovane, tramortita, è stata soccorsa dalla compagna e da un automobilista di passaggio che l'ha accompagnata in ospedale. Il fatto - riportato oggi dal trisettimanale "il Crotonese" - risale al 14 dicembre scorso ed è stato confermato oggi dalla polizia che ha annunciato di avere identificato e denunciato l'aggressore. Restano da capire, però, i motivi che hanno spinto l'uomo a compiere il gesto. Tra le ipotesi prese in considerazioni dalla Polizia, oltre a quella del gesto folle, che si sia trattato di un caso di "knock out game", cioè colpire un passante a caso e tramortirlo mentre, in genere, un'altra persona con il cellulare riprende la scena per poi riversare la ripresa su internet.
Oggi il dirigente della squadra Volanti della Questura di Crotone Corrado Caruso ha incontrato i giornalisti insieme alla ragazza - che ha riportato lesioni giudicate guaribili in 10 giorni - e ai suoi familiari. Insieme, attraverso un video, hanno voluto lanciare un appello a non seguire folli mode veicolate da internet. «Ho avuto moltissima paura - ha detto la ragazza - ed ancora adesso non mi va di uscire di casa e non riesco a dormire». La presenza dell'automobilista si è rivelata preziosa per le indagini in quanto la sua vettura era munita di una "dash-cam", le videocamere che riprendono le immagini di quello che avviene in viaggio. Con quelle riprese gli agenti delle Volanti sono risaliti all'aggressore, un 31enne di Crotone. Caruso ha rivolto un invito a famiglie e scuola che seguano i ragazzi nell'uso della rete per evitare che ci siano emulazioni con effetti pericolosissimi.

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  • Occhiello Studentessa di 16 anni tramortita dall'aggressore mentre andava a scuola. Forse un caso di knock out game

Ci sono gli elementi «concreti, univoci e rilevanti» sui rapporti tra amministratori e cosche locali. E c'è un «uso distorto della cosa pubblica» che si sarebbe concretizzato «nel favorire soggetti o imprese collegati direttamente o indirettamente ad ambienti criminali». Non è tenera la relazione del titolare del Viminale, Marco Minniti, sull'amministrazione comunale di Cassano allo Jonio, nel Cosentino, sciolta per infiltrazioni mafiose nelle scorse settimane. Il ministero dell'Interno, sulla scorta delle indicazioni del prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, rileva che «diversi esponenti dell'apparato politico e burocratico dell'ente, alcuni dei quali con pregiudizi di polizia, annoverano frequentazioni, ovvero relazioni di parentela o di affinità con persone controindicate o con elementi di sodalizi localmente egemoni». Collegamenti simili, poi, sono stati riscontrati anche nei confronti «di taluni sottoscrittori delle liste che hanno sostenuto il candidato alla carica di sindaco poi effettivamente eletto».

GLI APPREZZAMENTI A ESPONENTI DELLE COSCHE Tra gli episodi controversi richiamati nella relazione ce n'è uno che riguarda il sindaco Gianni Papasso che, a febbraio del 2016 avrebbe partecipato, «insieme a personaggi di primo piano della consorteria territorialmente dominante», ai funerali di «uno stretto parente di un soggetto contiguo a quella stessa consorteria».
«Emblematico», poi, è quanto avvenuto in una seduta di consiglio comunale ad agosto del 2016, quando un «consigliere comunale è intervenuto nella discussione concernente la confisca di un immobile riconducibile ad una famiglia malavitosa rendendo dichiarazioni di apprezzamento e stima nei confronti di un elemento della famiglia in questione».

IL CONSIGLIERE «VICINO» AL CAPOCLAN Diversi dei rilievi messi nero su bianco nelle carte del Viminale riguardano l'ex presidente del consiglio comunale, attuale consigliere – «più volte controllato con persone controindicate» – che è stato tempo fa coinvolto in un'indagine «per essersi adoperato al fine di procurare ad un candidato alle elezioni regionali del 2005 il sostegno elettorale di una delle cosche dominanti del Cassanese». Il procedimento si è poi concluso in maniera favorevole per il consigliere, ma l'inchiesta avrebbe comunque rivelato la sua «vicinanza a un noto capoclan».

TERRENI OCCUPATI E COSTRUZIONI ABUSIVE Nella relazione si parla poi di «innumerevoli anomalie ed irregolarità nell'attività gestionale dell'ente» e si cita il caso di alcuni terreni con annessi fabbricati acquisiti dal Comune nel 1989 e destinati in parte alla realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria ed in parte ad attività agricola, «occupati senza alcun titolo abilitativo e senza corresponsione di canone da soggetti legati da stretti familiari ad esponenti della 'ndrangheta».
Nel settore edilizio è stata poi rilevata la «persistente inerzia dell'amministrazione comunale che ha, sistematicamente, trascurato di portare a compimento i procedimenti finalizzati alla demolizione o all'acquisizione degli immobili realizzati in assenza o in difformità dai prescritti titoli abilitativi ovvero di applicare le altre sanzioni previste dalla normativa». E anche in questo caso tra coloro che sono stati avvantaggiati dalle «omissioni» del Comune ci sarebbero «esponenti di gruppi 'ndranghetisti o persone vicine ad ambienti criminali». «Emblematico», inoltre, è l'episodio riguardante «diverse opere abusive il cui committente è in stretti rapporti familiari con personaggi di vertice» di una delle cosche locali. In questo caso l'ordinanza di demolizione è stata adottata ma il verbale non è mai stato notificato all'interessato. Stesso discorso per alcuni immobili abusivi, riconducibili ad un capocosca locale e a un suo parente, realizzati in un'area sottoposta a vincolo archeologico. La Prefettura cita infine una frequentazione tra lo stesso capocosca e un funzionario direttivo dell'area tecnica.


I CONTRIBUTI ASSISTENZIALI Anche nel settore socio-assistenziale sono state riscontrate «illiceità e irregolarità, da cui hanno tratto vantaggio anche persone controindicate». In particolare, si legge nella relazione del Viminale, «il Comune ha ripetutamente corrisposto contibuti assistenziali sulla base di provvedimenti adottati dal sindaco ai sensi dell'art. 50 del decreto legislativo 267/2000 in violazione del generale principio di separazione tra attività di indirizzo politico ed attività di gestione. Inoltre l'amministrazione non solo non ha espletato alcun controllo in ordine all'effettiva condizione di indigenza dei beneficiari dei sussidi, ma ha anche omesso di determinare preventivamente i presupposti per la loro erogazione. Il prefetto segnala che tra i destinatari dei contributi figurano diversi sottoscrittori delle liste collegate al candidato sindaco risultato eletto, tra cui alcuni soggetti considerati contigui ai sodalizi territorialmente egemoni».

AFFIDAMENTI ALLA DITTA INTERDETTA Riguardo agli affidamenti di lavori e servizi, nel dossier della Prefettura richiamato da Minniti si evidenzia un «modus operandi caratterizzato da una costante frammentazione degli interventi e da un consequenziale diffuso ricorso alle procedure negoziate e agli affidamenti diretti». «Una delle società favorite dal predetto modus operandi – si legge ancora nelle carte dello scioglimento – è stata destinataria di un provvedimento antimafia a carattere interdittivo emesso dalla Prefettura di Cosenza a maggio 2016 ed annovera tra i propri soci uno stretto parente» dell'ex presidente del consiglio comunale, oggi consigliere, considerato vicino a un noto capoclan. Il sindaco ha dichiarato in merito che il Comune è venuto a conoscenza dell'interdittiva solo l'11 agosto successivo. La stessa società si è aggiudicata lavori sulla rete idrica, con «gara informale» viziata «da molteplici profili di illegittimità», ed è stata affidataria di interventi di somma urgenza sulla viabilità locale.

PAPASSO: UN CASTELLO DI SABBIA «Scioglimento del consiglio comunale: un castello di sabbia, un puzzle per cacciarmi dal Comune, una gravissima ingiustizia». Questo il commento dell'ex Gianni Papasso sul suo profilo facebook. «Un castello di sabbia – prosegue – che sarà demolito senza nemmeno particolare impegno. Chissà quali sono le vere ragioni e motivazioni. Evidentemente, ero troppo ingombrante, davo troppo fastidio, mi sono opposto a tanti affari, con determinazione ho sgominato i “gruppi di potere” che gestivano le sorti della città. Hanno tanto cercato, tanto indagato: l'unico atto di “mafiosità” che mi si attribuisce è di aver partecipato a un funerale. Il sottoscritto, per cultura e senso di solidarietà, ha partecipato e partecipa quasi a tutti i funerali. Mi si addebita la partecipazione, insieme al altre centinaia di persone, al funerale di una anziana signora, che conoscevo da quando ero in fasce, con la quale avevo un diretto, personale rapporto. Preciso che in occasione delle esequie della povera signora non rivestivo nemmeno la carica di sindaco. Mi meraviglia il fatto che non siano stati segnalati altri rappresentanti politici presenti a qual funerale. Tra gli altri miserevoli addebiti - continua - mi si contesta che ho aiutato i “poveri”, con i cosiddetti contributi assistenziali. L'ho fatto e se ne avrò la possibilità continuerò a farlo. Per quanto concerne la vicenda dell'Hotel Sybaris, gli atti testimoniano la nostra limpida correttezza: il consigliere che ha reso dichiarazioni è un esponente della minoranza. Mi dispiace che chi ha redatto la relazione ha omesso di dire e scrivere che fui io stesso ad informare, delle stesse, il Prefetto e la competente Procura della Repubblica». «È stata consumata – conclude Papasso – una gravissima ingiustizia. Ne prendiamo atto. Ribadiamo, però, che difenderemo, non tanto noi, ma la città di Cassano da una terribile, inopportuna infamia, fino alla morte. I nostri avvocati sono già al lavoro per l'azione di difesa giudiziaria in tutte le sedi, sia amministrative che penali».

Sergio Pelaia
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  • Occhiello L'episodio, avvenuto in una seduta dell'agosto del 2016, emerge dalla relazione che ha portato al commissariamento per mafia del Comune. Nel dossier gli affidamenti a una ditta interdetta per 'ndrangheta e i contributi assistenziali a «persone controindicate». L'ex sindaco Papasso: «Un castello di sabbia»

REGGIO CALABRIA Si è tenuto stamani nella Sala “Federica Monteleone” del Consiglio regionale della Calabria il convegno “Riforma Terzo Settore: ruolo e prospettive del volontariato”, indetto dal capogruppo de “La Sinistra” Giovanni Nucera. 
Hanno partecipato Giuseppe Bognoni, presidente del Centro di servizio per il volontariato (Csv) di Reggio Calabria, Mario Nasone, componente del direttivo Csv di Reggio Calabria e Lorenzo Di Napoli, presidente del Comitato di gestione del fondo speciale per il volontariato Regione Calabria. 
Nel corso dell’iniziativa, moderata dalla giornalista Luisa Lombardo, il capogruppo de “La Sinistra” Giovanni Nucera che è anche consigliere delegato allo sport, politiche giovanili, associazionismo e volontariato della Regione Calabria, ha dichiarato: «Nel Terzo Settore e nel volontariato si specchia la piena espressione di una società matura, democratica e partecipativa che si orienta a servizio della collettività. Un’opera imprescindibile che conta anche qui in Calabria numeri incoraggianti. Secondo il Report nazionale sulle organizzazioni di volontariato censite dal sistema dei Csv 2015, in Calabria si registra il 4,7% delle organizzazioni di volontariato a livello nazionale e, nella sola Città Metropolitana di Reggio Calabria, circa 300 soggetti risultano iscritti nel Registro provinciale delle organizzazioni di volontariato; inoltre, in base ai dati Istat 2011, sono circa 2.376 le istituzioni non profit attive sul territorio. Per la loro natura, queste realtà possono essere elette come affidabili interpreti della società e dei disagi di cui soffre. Nonostante le gravi difficoltà strutturali e congiunturali, esse sono parte fondamentale dell’economia locale e contribuiscono a mantenere vivo il mercato e la produzione. Per queste ragioni è necessario che le istituzioni, in particolare la Regione Calabria - che qui rappresento in veste di consigliere delegato allo sport, politiche giovanili, associazionismo e volontariato - intraprendano la strada verso la costruzione di una società più equa, valorizzando e sostenendo l’opera di queste realtà, attraverso piani di investimento mirati, semplificazioni burocratiche, migliorando la comunicazione fra i diversi enti e dipartimenti, puntando su quelle forme di economia sociale che mettono al centro i bisogni della persona» -  ha rilanciato Giovanni Nucera.
«In particolare, è necessario favorire progetti finalizzati alle fasce di popolazione più deboli e a rischio di emarginazione ed è proprio per questo, che ho già chiesto al governatore Oliverio - che ringrazio per l’attenzione che ha sempre dedicato al settore - di fare uno sforzo ulteriore per portare i fondi regionali destinati al Terzo Settore alla pari delle altre regioni». 
«Quella di oggi - conclude Nucera - vuole essere la prima di una lunga serie di riunioni con gli operatori del settore, che sono l’orgoglio della Regione, affinché le associazioni di volontariato  - e con esse - i cittadini possano sentire la presenza delle Istituzioni al loro fianco e costruire insieme una Calabria più attenta, accogliente e inclusiva».
Per Mario Nasone, «il volontariato è una “palestra di vita” - in particolare per le nuove generazioni - che contribuisce al fondamentale sviluppo dell’identità nel passaggio dalla giovinezza all’età adulta e quindi allo status di cittadini. Gli Enti pubblici devono aiutarci non necessariamente con i fondi, ma soprattutto valorizzando l’opera delle organizzazioni e permettendo loro, attraverso regole chiare e trasparenti, di svolgere al meglio le proprie attività, affinché non venga disperso quello che è un patrimonio prezioso per la nostra comunità».
«Si apre una stagione nuova per il volontariato in Calabria - ha affermato Di Napoli - che trova oggi un interlocutore istituzionale attento e disponibile a prestare ascolto alle esigenze delle realtà associative operanti nel territorio». 
Sulla stessa linea il Presidente Bognoni, secondo il quale «la tanto attesa Riforma del Terzo Settore, finalmente riconosce il valore positivo delle persone che, individualmente e collettivamente, si pongono a servizio dell’altro. Si tratta di uno strumento che semplifica e ne riordina la normativa, rendendo più trasparente l’azione e la rendicontazione delle associazioni».

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  • Occhiello Convegno al consiglio regionale sulla riforma del Terzo settore. I numeri delle associazioni (2,376 istituzioni non profit attive in Calabria) e gli appelli di Nucera e Nasone

LAMEZIA TERME Nel tempo, nulla è cambiato. Dagli scioglimenti dei consigli comunali del 1991 e del 2002 la pervasività delle cosche nel tessuto economico, sociale e anche istituzionale del Comune di Lamezia Terme non è venuta meno. Appalti affidati con un “sistema” collaudato sempre alle stesse ditte. Affidamenti diretti a ditte non proprio immacolate, anzi. Non c’è solo l’operazione antimafia “Crisalide” alla base della relazione che il ministro dell’Interno Marco Minniti ha consegnato al Presidente della Repubblica, relativa allo scioglimento del Comune di Lamezia Terme. Ci sono i rapporti tra gli amministratori locali e le consorterie. E c’è una campagna elettorale caratterizzata «da una illecita acquisizione di voti che ha riguardato, direttamente o indirettamente, esponenti della maggioranza e della minoranza consiliare». C’è «disordine amministrativo» e un «diffuso quadro di illegalità» all’interno della macchina che dovrebbe gestire la cosa pubblica e curare gli interessi della collettività. Ma procediamo con ordine.

PREGIUDIZIO DELL’ORDINE E DELLA SICUREZZA PUBBLICA «Il Comune di Lamezia Terme (Catanzaro), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 31 maggio 2015, presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità degli organi elettivi, il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e delle sicurezza pubblica». Con questa premessa il ministro dell’Interno Marco Minniti apre la relazione che consegna al Presidente della Repubblica. Sul piatto della bilancia non c’è solo l’operazione “Crisalide”, condotta dalla Dda di Catanzaro a maggio scorso contro esponenti della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri e che ha dato la stura all’insediamento della commissione d’accesso, visto il coinvolgimento nelle indagini di tre componenti del consiglio comunale, tra i quali il vicepresidente del consiglio Giuseppe Paladino, il consigliere (autosospeso per altro procedimento penale in corso) Pasqualino Ruberto (entrambi indagati per concorso esterno in associazione mafiosa in quanto avrebbero usufruito dell’appoggio elettorale della cosca), e la consigliera di maggioranza Maria Lucia Raso, fidanzata con uno degli arrestati.

RAPPORTI TRA AMMINISTRATORI E CONSORTERIE, NIENTE È CAMBIATO «I lavori della commissione hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, la cornice criminale e e il contesto ove si colloca l’ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le locali consorterie». Secondo le indagini condotte dalla commissione d’accesso, la campagna elettorale è stata caratterizzata «da una illecita acquisizione di voti che ha riguardato, direttamente o indirettamente, esponenti della maggioranza e della minoranza consiliare». Insomma, in continuità con quanto avvenuto nel 1991 e nel 2002, con i precedenti casi di scioglimento per condizionamenti mafiosi del Comune della Piana, le dinamiche non sono cambiate e resta «la pervasività delle quattro grandi organizzazioni criminali lametine e l’operatività degli stessi personaggi di spicco delle organizzazioni criminali dominanti su quel territorio». Inoltre, sottolinea il rapporto, «è stata rilevata una sostanziale continuità amministrativa, atteso che molti degli attuali amministratori hanno fatto parte, a diverso titolo, della compagine eletta nel 2010».

CONTESTO AMBIENTALE COMPROMESSO Secondo il rapporto, il contesto  ambientale è «compromesso» e questo è dimostrato da una «sussistenza di cointeressenze, frequentazioni, rapporti a vario titolo tra numerosi componenti sia dell’organo esecutivo che di quello consiliare con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata».

DISORDINE AMMINISTRATIVO E CONSIGLIERI INDAGATI Una rete intricata di rapporti e compartecipazioni tra amministratori e soggetti con precedenti penali viene, sottolinea il rapporto del prefetto, attestata dalla circostanza che un consigliere comunale e il proprio coniuge sono indagati per numerosi, gravi reati, tra i quali quello della bancarotta fraudolenta, insieme ad un libero professionista «che è in stretti rapporti di affinità con una dipendente comunale».
«Disordine amministrativo» e un «diffuso quadro di illegalità» sono alcuni degli aspetti che le indagini della commissione hanno colto all’interno del Comune di Lamezia Terme. Elementi che si sono rivelati «funzionali» per il mantenimento di rapporti – meglio definiti nella relazione come «assetti predeterminati» – con soggetti organici o contigui alla organizzazioni criminali egemoni e al consequenziale «sviamento dell’attività di gestione dai principi di legalità e buon andamento».

CONCESSIONE DI IMMOBILI A COOPERATIVE IN ODORE DI MAFIA Per 15 anni e gratuitamente l’amministrazione comunale ha concesso un immobile a una cooperativa sottoposta a indagini per indebite percezioni di erogazioni pubbliche. «L’organo ispettivo ha rilevato numerose criticità nella procedura di assegnazione del bene», per esempio nelle determina di affidamento non emerge «lo scopo sociale perseguito dalla cooperativa né le finalità di utilizzo dell’immobile». Tra l’altro alla procedura di assegnazione del bene ha partecipato la sola cooperativa la quale non garantirebbe alcuna affidabilità gestionale visto che le dichiarazioni contabili e gli ultimi bilanci di esercizio sono risalenti nel tempo. E mancano, secondo l’organo ispettivo, anche i requisiti minimi morali da parte dei soci e degli amministratori: due dei soci sono gravati da pregiudizi di natura penale e uno è «riconducibile ad esponenti della criminalità organizzata».

IL “SISTEMA” DEGLI APPALTI Aggiudicare appalti sempre alle medesime ditte, con un sistema di rotazione delle stesse, e attraverso il meccanismo delle proroghe ripetute il “sistema” permetteva alle ditte «un sostanziale recupero del ribasso delle opere e dei servizi». Questo modus operandi, sottolinea la relazione del ministro, «ha permesso di eludere le disposizioni in materia di informazioni antimafia».

L’APPALTO PER LA MENSA SCOLASTICA Un esempio di questo sistema è l’appalto per il servizio di mensa scolastica. La gara è stata aggiudicata, per il periodo 2016-2019, a febbraio scorso ad una impresa che aveva già svolto lo stesso servizio e il cui socio di maggioranza è gravato da precedenti penali. Tra l’altro la commissione ha rilevato nella procedura in questione numerose irregolarità e anomalie «sia in sede di nomina e sostituzione dei componenti la commissione giudicatrice si aia ordine alle modalità di valutazione delle offerte».
Ad aprile il prefetto di Catanzaro ha messo nei confronti dell’impresa certificazione di interdittiva antimafia e a maggio il Comune ha revocato l’affidamento. Tra l’altro la stessa società, fino ad agosto 2017 deteneva anche il 20% del capitale sociale di un’altra società a sua volta destinataria, da gennaio 2016, di una interdittiva antimafia.

GESTIONE DEL VERDE PUBBLICO Altro caso emblematico riguarda la gestione del verde pubblico affidato con un ripetuto ricorso ad assegnazioni dirette «sulla base di infondati motivi di urgenza».
Negli anni 2016-2017, infatti, l’ente ha permesso a una cooperativa di essere destinataria di più affidamenti e successive proroghe. Questo grazie a un sistema di frazionamento delle prestazioni e delle relative spese «in elusione della normativa di settore». Alle condotte ritenute illegittime si unisce una certa sciatteria. Infatti, per la manutenzione del verde pubblico, anziché procedere ad una unica gara e alla dovuta pianificazione, per assicurare alla città un servizio omogeneo e costante, l’amministrazione ha ripetutamente fato ricorso all’affidamento diretto attraverso singole determine «alcune delle quali prive della corretta identificazione del luogo ove effettuare la manutenzione ed altre addirittura mancanti del periodo di durata della prestazione del servizio».
«Emblematico in tal senso – è scritto nella relazione del ministro – si è rivelato l’esame di due determine dirigenziali con la prima delle quali il decoro del verde pubblico è affidato con un importo di 160mila euro alla cooperativa facente parte di una Ati e, solamente quattro mesi dopo, lo stesso servizio è nuovamente affidato alla stessa Ati per un importo di 50mila euro».

MANUTENZIONE DELLE STRADE COMUNALI Nei rari casi in cui l’aggiudicazione di un lavoro avveniva mediante procedura ad evidenza pubblica, l’ente affidava poi alle imprese aggiudicatarie ulteriori lavori anche di altra tipologia. Ad agosto 2016, per esempio, sono stati aggiudicati lavori per la manutenzione stradale per l’importo di 270mila euro a una ditta alla quale a novembre e dicembre 2016 sono stati assegnati altri lavori, e senza alcuna gara, per un importo di 40mila euro, soglia che supera il tetto previsto dalla normativa comunitaria per gli affidamenti diretti».
Tra l’altro, le forze dell’ordine hanno messo in rilievo come il titolare dell’impresa aggiudicataria «è persona gravata da numerose segnalazioni all’autorità giudiziaria per per diverse fattispecie di reato ed ha rapporti di frequentazione con soggetti riconducibili alla locale criminalità organizzata e che alcuni dipendenti dell’impresa sono indagati per indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato».
L’attività degli ispettori inviati dal prefetto di Catanzaro ha riportato un quadro di «condizionamenti nell’amministrazione comunale di Lamezia Terme, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali, che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale».

Alessia Truzzolillo
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Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Disordine amministrativo. Illegalità diffuse. Consiglieri comunali indagati. Normativa antimafia elusa nel “sistema” degli appalti. Tutte le ragioni per cui il consiglio comunale è stato sciolto 
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