Corriere della Calabria

LAMEZIA TERME Squadra dei vigili del fuoco di Lamezia Terme, è intervenuta questa sera in via Salvatore Matarazzo nel comune di Lamezia Terme per incidente stradale. Le vetture coinvolte una Alfa Romeo Giulietta della Guardia di Finanza e una Jeep Cherokee. Quattro le persone rimaste ferite in condizioni non gravi. Tre agenti della Guardia di finanza e il conducente della Jeep, sono stati trasportati dal personale medico del Suem 118 presso struttura ospedaliera.
Intervento vigili del fuoco è valso a mettere in sicurezza le autovetture e assistenza al soccorso stradale. Sul posto polizia locale per accertamenti circa la dinamica dell'incidente.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Scontro tra una vettura della Guardia di finanza e una jeep. Quattro le persone coinvolte
Lunedì, 18 Dicembre 2017 21:17

Aiello nuovo coordinatore di Ap Calabria

CATANZARO Il senatore Piero Aiello è il nuovo coordinatore regionale di Alternativa popolare. Dopo la designazione di Tonino Gentile a “segretario” nazionale, tocca al politico catanzarese assumere la guida del partito in Calabria. La segreteria nazionale di Ap si è riunita oggi sotto la presidenza dello stesso Gentile e alla presenza dei vice-coordinatori Gioacchino Alfano, Dore Misuraca e Sergio Pizzolante per completare il quadro dei coordinatori regionali del partito. Oltre ad Aiello, sono stati nominati Daniele Cantore per il Piemonte; Angelo Capelli, capogruppo in Regione, per la Lombardia; lAlfredo Antoniozzi per il Lazio.
La segreteria ha nominato, inoltre, il senatore Mario Dalla Tor responsabile per la campagna elettorale in Veneto: affiancherà il coordinatore Marino Zorzato. Così Ap ha definito l'organizzazione territoriale del partito in tutte le regioni italiane. È la base organizzativa che consente di riprendere in pieno una forte azione politica in vista della costruzione di una grande area di centro, autonoma e distinta dal Pd, ma impegnata a realizzare con esso un'alleanza elettorale che rappresenti la traduzione del comune impegno del governo che ha ottenuto risultati positivi. «La segreteria – è scritto in una nota – ha dato mandato a Sergio Pizzolante, responsabile del programma del partito, di avviare un confronto per la costruzione del programma con le altre forze politiche nazionali e locali impegnate nel progetto. Riferimento di Ap e non solo di Ap, ma di un'area assai vasta di centro, sul terreno della leadership, è quello di Beatrice Lorenzin, che non solo è un grande ministro della Sanità, ma che esprime valori essenziali di libertà e di democrazia ed è portatrice di un messaggio innovativo rispetto ai tanti nodi della società italiana». 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il senatore prende il posto del neo responsabile nazionale Gentile. La segreteria ha avviato il confronto sul programma con il Pd

ROMA «Con la norma approvata in commissione Bilancio saranno più veloci gli interventi contro il dissesto idrogeologico. Sono orgogliosa e soddisfatta per l’approvazione dell’emendamento che è frutto del lavoro del Partito democratico, del governo, in particolare nella persona del ministro De Vincenti, del gruppo parlamentare e della Commissione della quale faccio parte». Lo dichiara la deputata del Pd Stefania Covello.
«Questo emendamento – aggiunge – velocizza gli interventi degli enti locali in materia di mitigazione del rischio idrogeologico. Il testo approvato uniforma le modalità di attribuzione e gestione delle risorse per il contrasto al dissesto idrogeologico. I finanziamenti previsti confluiranno, infatti, direttamente nelle contabilità speciali intestate alle presidenze delle Regioni, poiché i presidenti sono "commissari di governo”. Grazie alla norma approvata, si consente così una più veloce attuazione degli interventi previsti dai Patti per lo sviluppo con gli enti territoriali, volti alla mitigazione del rischio idrogeologico».
«Al centro – conclude Covello – sempre i nostri territori e le loro criticità per superarle prima e meglio per essere più forti per poter affrontare le prossime sfide e le future programmazioni».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La deputata del Pd esulta per l'approvazione di un emendamento in commissione Bilancio: «I finanziamenti finiranno direttamente nelle contabilità speciali delle Regioni»
Lunedì, 18 Dicembre 2017 19:47

Scopelliti e la tentazione fratellista

REGGIO CALABRIA Le «pressioni», gli inviti, ci sono e sarebbero anche insistenti, ma per il momento Peppe Scopelliti non lascerà il Movimento sovranista per abbracciare la causa di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. L’ex governatore della Calabria pare convinto più che mai della scelta di aderire alla formazione di Alemanno e Storace. Un partito che è lontano anni luce dalle alte percentuali di consenso a cui, nel tempo, si era via via abituato, ma le cose cambiano e anche Scopelliti sembra essersi adattato alle prospettive di un nuovo contenitore politico che i sondaggi danno vicino all’1% e che, al massimo, anche in Calabria potrà ambire a ottenere qualche posto in un collegio uninominale o al proporzionale. All’ex governatore, lontano dai fasti della politica dal giorno della sua condanna nel processo Fallara, cui seguirono le sue dimissioni da presidente della Regione, sta bene così: «Peppe non aspira a ruoli personali, né vuole candidarsi: il suo obiettivo è quello di dare una mano a un gruppo formato da tanti giovani e da professionisti e a tutti quelli che in questi anni hanno avuto il coraggio di stare ancora al suo fianco», assicura chi ha avuto modo di parlarci nelle ultime ore. 
Il lavoro silenzioso e sotterraneo che Fausto Orsomarso, referente principale di di FdI in Calabria e grande amico dell’ex presidente della Regione, sta portando avanti da mesi per tentare un avvicinamento della destra reggina alle posizioni di Meloni per adesso non ha dunque avuto alcun esito. 
Vero è, tuttavia, che una parte consistente del gruppo storico ex An non vede di buon occhio l’alleanza tra il Movimento e la Lega di Salvini e preme per un accordo immediato con i fratellisti. Scopelliti, nel corso dell’ultima assemblea di Napoli, ha invece in qualche modo dato il suo imprimatur all’intesa: «Ci sono le condizioni affinché noi, identificandoci con il percorso di Matteo Salvini e della Lega, possiamo portare il nostro contributo fattivo e concreto di uomini del Sud che hanno amministrato con le mani pulite».
In politica, però, niente è definitivo, soprattutto nell’imminenza delle elezioni. E infatti dall’entourage dell’ex governatore qualcuno puntualizza: «L’accordo con la Lega a livello nazionale non è definitivo, non è stato messo nero su bianco. Ci sono molte variabili». E infatti lo stesso Scopelliti, nelle scorse settimane, aveva espresso più di una «perplessità» rispetto alla partnership col Carroccio. «Per adesso – aggiunge un altro sovranista – rimarrà comunque fedele alla sua scelta e seguirà le indicazioni del Movimento, tentando di mantenere compatto tutto il gruppo reggino. Ma certo non c’è nulla di stabilito, tutto è in itinere…». Non è detto, insomma, che la destra reggina alla fine si presenterà all’appuntamento con le urne sotto il vessillo di Salvini. 
E se quell’accordo dovesse poi saltare, ci potrebbero essere nuovi margini di manovra per un nuovo patto tra le destre. Ma stavolta a stringere la mano all’ex governatore sarebbe Giorgia, non Matteo.

Pietro Bellantoni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Prosegue il corteggiamento del partito di Meloni nei confronti del gruppo che fa capo all’ex governatore. Che per il momento rimane fedele al Movimento sovranista e all’accordo non scritto con la Lega. Ma le cose potrebbero anche cambiare

LAMEZIA TERME Una città grande, la terza della Calabria, con quasi 71mila abitanti, che costituisce grazie alla sua felice posizione geografica e alle sue infrastrutture «una delle zone più sviluppate della regione» da un punto di vista commerciale, agricolo, industriale. Ma sulle fortune di Lamezia Terme – emerge dalla relazione del prefetto Luisa Latella, che sintetizza i punti salienti raccolti dalla commissione d’accesso – si manifestano gli appetiti feroci di quattro cosche di mafia considerate «tra le più potenti del sistema ‘ndrangheta», capaci di insinuarsi nel tessuto economico-sociale «ed anche istituzionale» della città, forti di legami intrecciati con consorterie all’interno della regione ma anche fuori. Le cosche Giampà, Cerra-Torcasio-Gualtieri, Iannazzo e Cannizzaro-Daponte-Gagliardi hanno radicato a fondo la propria presenza nel territorio, si sono insinuate nelle amministrazioni. Tre scioglimenti per mafia (1991, 2002 e 2017) ha collezionato Lamezia Terme e tutti, scrive il prefetto Latella, legati tra loro da un “fil rouge” che appare raffrontando le relazioni propedeutiche agli scioglimenti. Un filo rosso che lega le tre relazioni «ripetendosi in assoluta continuità, i nomi degli attori sempre scelti all’interno delle medesime famiglie che ruotano attorno ai clan dominanti, con una sorta di passaggio da padre in figlio e/o nipote».
Così, esponenti di maggioranza e di minoranza eletti nelle amministrative del 2015 si rivelano, secondo la relazione prefettizia, protagonisti di «consultazioni inquinate all’origine da condotte illecite connesse ad una vera e propria “mercificazione dei voti” che ha riguardato direttamente e indirettamente esponenti di maggioranza e di minoranza ed, in primis, il presidente e il vice presidente del consiglio comunale nonché diversi assessori». 
Nessun nome è presente nella relazione del prefetto, così come assenti erano i nomi nella relazione del ministro dell’Interno (che vi abbiamo raccontato qui). Ma è facile ipotizzare nomi e argomenti che sono assurti agli onori della cronaca. Il presidente del consiglio comunale, Francesco De Sarro – il cui padre Luigi deve rispondere in processo dell’accusa di compravendita dei voti per il figlio – si è dimesso dopo l’insediamento della commissione d’accesso, nonostante la vicenda fosse venuta a galla a marzo 2016. Il vicepresidente Giuseppe Paladino è accusato di concorso esterno perché secondo l’accusa mossa dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro avrebbe ottenuto l’appoggio elettorale dai vertici della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri nelle amministrative del 2015. Anche in questo caso, dietro ai voti di un figlio c’è, secondo l’accusa, la mano di un padre. Infatti anche Giovanni Paladino, già direttore sanitario all’ospedale di Lamezia Terme, è accusato, nell’ambito della stessa indagine che coinvolge l’ex vicepresidente, di concorso esterno per avere condotto il figlio in rapporti con la cosca del quartiere Capizzaglie. 

QUEL SOTTILE FILO ROSSO DI PADRE IN FIGLIO La relazione del prefetto Latella non entra nel merito del “fil rouge” ma le indagini del Nucleo investigativo che ha “monitorato” le elezioni del 2015, sì. Almeno in parte. In una informativa dei carabinieri, infatti, gli investigatori sottolineano come «Giovanni Paladino rivestiva la carica di consigliere comunale di Lamezia Terme allorquando il civico consesso veniva sciolto per infiltrazioni mafiose». Era il 1991. Nella relazione di scioglimento dell’epoca, firmata da Francesco Cossiga, la permeabilità mafiosa viene attribuita alla presenza di alcuni consiglieri tra i quali Giovanni Governa (considerato vicino ai Giampà), Domenico Giampà (fratello di Pasquale, e fortemente sospettato di essere personaggio di spicco della malavita di Lamezia Terme), e Gino Benincasa (assassinato nel 2008 in un agguato di matrice mafiosa). La Questura di Catanzaro all’epoca segnalò, e l’informativa dei carabinieri lo riporta, che Giovanni Paladino, insieme a Giacinto Amatruda e Giovanni Grandinetti, avrebbero «tratto vantaggio da collegamenti e scambi di preferenze con i consiglieri Benincasa e Governa». E, tornando ai giorni nostri, Giovanni Paladino avrebbe «intrecciato rapporti di contiguità con la criminalità organizzata di Lamezia Terme, in particolare modo con le famiglie “Cerra-Torcasio”».

LE DIMISSIONI “A TAPPETO” Non depongono a favore dell’amministrazione comunale, secondo il prefetto, nemmeno le «dimissioni “a tappeto” con conseguenti surroghe che sono seguite all’insediamento della commissione d’accesso». Queste non solo non modificano ma anzi aggravano il quadro d’insieme perché «costituiscono un ulteriore indizio del sistema utilizzato per nascondere l’infiltrazione ed il condizionamento della criminalità organizzata dietro un apparente perbenismo». Le dimissioni hanno riguardato, tanto per ricapitolare, assessori e dirigenti, ognuno con le proprie motivazioni. Il 30 maggio si dimette l’assessore agli Affari legali e generali, Massimiliano Carnovale, che è anche vicesindaco. «Dopo una lunga e approfondita riflessione personale e il confronto politico con i vertici del partito Alternativa Popolare, e segnatamente con il senatore Antonio Gentile, ho assunto la decisione di rassegnare le dimissioni irrevocabili da assessore del Comune di Lamezia Terme», scrive nella nota di commiato. Un altro pezzo della giunta lascia il 5 giugno. Si tratta dell’assessore alle Attività produttive e Sviluppo economico Angelo Bilotta il quale comunica che si tratta di una decisione presa per ormai incompatibilità con i nuovi incarichi lavorativi ricoperti. E non vuole guardarsi indietro nemmeno l’assessore all’Urbanistica Annamaria Scavelli che il 18 luglio, alla vigilia della presentazione del Piano strutturale comunale in giunta, ha lasciato il suo incarico. La segue, a distanza di un mese, l’assessore alla cultura Graziella Astorino che lascia su indicazione del Cdu, la formazione politica che l’aveva designata, in questo caso è stato più un allontanamento che una defezione. L’ultimo a dimettersi, il 16 ottobre, è stato il vicesindaco Massimiliano Tavella (già vicepresidente della Lamezia Multiservizi) che spiega di lasciare perché «sopraggiunti impegni di carattere personale, non mi consentono di riservare il necessario impegno alle delicate funzioni istituzionali affidatemi». A questo punto, per dovere di cronaca, bisogna ricordare le prime dimissioni, avvenute ad aprile 2016 da parte del vicesindaco Francesco Caglioti e dell’assessore al Bilancio Chiara Puteri. Diversità di vedute nel mandare avanti la macchina amministrativa.
C’è poi da sottolineare che, dopo lo scandalo “Crisalide”, le defezioni non sono arrivate solo dall’organo esecutivo dell’amministrazione comunale. Il 12 luglio si è dimesso dal suo incarico di presidente della Multiservizi, Giuseppe Costanzo, nominato nell’agosto 2015. Prima di lui, il 24 giugno, si era dimesso dalla carica di presidente dell’Ente Fiera, Maurizio Vento, anche lui nominato dalla giunta Mascaro ad agosto 2015. Prima di mollare, Vento specifica che la sua decisione «è assolutamente e nettamente svincolata dalla contingente fase che sta sfiorando la vita politica lametina».

MASCARO: «GENERICHE AFFERMAZIONI» «In data odierna ho ricevuto la notifica del Dpr di scioglimento del consiglio comunale con allegata relazione del Prefetto e proposta del Ministro. Speravo di poter finalmente leggere in maniera compiuta le necessariamente gravi contestazioni che hanno condotto all'adozione della straordinaria misura dello scioglimento di un organo democraticamente eletto; in realtà, vi sono solo generiche affermazioni». È quanto afferma l'ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, in un post pubblicato su Facebook. «Ho quindi immediatamente avanzato con posta certificata - prosegue Mascaro - indirizzata alla Prefettura di Catanzaro, richiesta di copia della relazione della commissione di accesso e del verbale del Cosp richiedendo espressamente l'immediato invio tramite Pec o comunque manifestando la disponibilità a recarmi in Prefettura anche immediatamente per il ritiro. Di certo sin d'ora posso incontestabilmente affermare che non e' contestata la legittimità di una sola delibera di giunta comunale o di consiglio comunale o di una sola assunzione; non è contestata la legittimità del rilascio di un solo permesso di costruire o di una sola concessione in sanatoria; non è contestata la legittimità del rilascio di una sola licenza commerciale, di una sola autorizzazione suap o della concessione di un solo contributo economico». «Detto ciò, e sempre tenendo conto delle scarne parole utilizzate nella relazione e nella proposta - sostiene ancora Mascaro - si può sin da ora intuire che vi sia: falso ideologico nella rappresentazione del contemporaneo svolgimento di attività professionale quale avvocato da parte del sindaco in processi di criminalità organizzata ove vi era costituzione di parte civile del comune; falso ideologico nel rappresentare l'assunzione di incarico professionale a marzo 2016 da parte del cognato del sindaco di esponenti della criminalità in precedenza difesi dal predetto; mancata conoscenza della normativa di cui al codice degli appalti e segnatamente dell'art. 77 e comunque delle modalità di formazione delle commissioni ed espletamento delle gare con presenza di offerta tecnica; mancata conoscenza della natura delle società cooperative di tipo b; mancato invio, mancata analisi e mancata menzione della memoria inviata in data 06/09/16 e soprattutto mancato esame degli atti posti in essere di contrasto alla criminalità organizzata, di osservanza di regole di buona amministrazione e di risanamento economico e rigore etico. Attendo con fiducia di ricevere dalla Prefettura copia della documentazione richiesta».

Alessia Truzzolillo
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La relazione che sollecita lo scioglimento del consiglio comunale: «Nomi scelti nelle famiglie che ruotano attorno ai clan». I casi nelle informative dei carabinieri. Anche le dimissioni a tappeto hanno inguaiato Mascaro. Che dice: «Sono solo affermazioni generiche»

Quest’anno in Calabria sono finiti all’asta quasi 1500 immobili. Da un monitoraggio effettuato dal Codacons nei 10 Tribunali calabresi viene fuori una Calabria in ginocchio. Vibo Valentia e Crotone – secondo quanto si legge in una nota del Codacons - sono le province che registrano una impennata preoccupante. Infatti già rispetto al 2016, considerato uno degli anni peggiori per numero di pignoramenti immobiliari, il 2017 (sebbene non sia ancora concluso) registra un incremento in queste due città da par paura. A Vibo le procedure immobiliari aumentano del 15%, a Crotone di ben il 25%. Praticamente la cartina di tornasole della situazione economica nella nostra regione.
«Una volta subito il pignoramento, diventa un’impresa titanica venirne a capo - sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons - perché le somme aumentano a dismisura, ci sono le spese della procedura, quelle legali, quelle per la pubblicità degli annunci immobiliari, per non parlare di altri creditori che possono intervenire». «Uno tsunami che non guarda in faccia nessuno - prosegue Di Lieto - non solo piccoli imprenditori e lavoratori autonomi, ma anche famiglie di impiegati, che, oramai, non riescono più a sostenere il peso dei debiti contratti per sopravvivere». «Infatti per finire nel tunnel della povertà, basta davvero poco - sostengono dal Codacons - una spesa improvvisa, una uscita non preventivata. Difatti mentre fino a qualche anno addietro si chiedeva un prestito solo per effettuare acquisti “importanti”, ora in Calabria si è costretti a ricorre al credito anche per fare la spesa». «Riceviamo continue segnalazioni – proseguono dal Codacons – di famiglie costrette a chiedere un finanziamento non già per effettuare acquisti, ma per pagare altri prestiti. Un circolo vizioso da cui è difficilissimo uscire. Senza contare che questo fenomeno dilagante lascia spiragli sempre più ampi alla piaga dell’usura. E così finanziamento dopo finanziamento, aumenta il rischio di ritrovarsi con la casa in vendita». «La parte del protagonista nelle esecuzioni immobiliari è riservata agli Istituti di credito. I quali, a volte davvero in maniera scellerata, agiscono esecutivamente senza aver prima tentato soluzioni alternative. Il ricorso alle segnalazioni a sofferenza effettuate con una disarmante disinvoltura - incalza Di Lieto - meriterebbe un durissimo intervento da parte della Banca d’Italia. Ed invece assistiamo a segnalazioni che finiscono per decretare la “morte” sociale di un cittadino, disposte senza alcuna necessità. La segnalazione costituisce l’anticamera del baratro, perché impedendo l’accesso al credito rende estremamente vulnerabile una famiglia». «Ma pignorare un immobile conviene? Quasi mai. Infatti - continuano dal Codacons - le aste che vanno deserte sono in media due, a volte tre. E, ad ogni nuova asta, l’immobile finisce per perdere sempre più valore. Così alla fine della fiera la somma che rimarrà in mano alle banche sarà molto meno della metà, rispetto a quello di partenza. L’elevata percentuale di espropriazioni proposte senza un serio rischio di poter recuperare il credito, il disagio sociale che spesso rischia di trasformarsi in tragedia - conclude Di Lieto - impongono al governatore Oliverio di agire nei confronti degli istituti di credito che operano nella nostra regione. Il Codacons auspica un intervento al fine di stabilire procedure di conciliazione capaci di garantire sia le famiglie che si trovano in stato di obiettiva difficoltà, per scongiurare la perdita della casa e, d’altro canto ad evitare che, come spesso accade, siano proprio le banche ad essere insoddisfatte dell’esito dell’esecuzione, recuperando, dalla vendita all’asta, solo un pugno di mosche».

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I dati diffusi dal Codacons. Le procedure sono aumentate del 15% e e del 25%. Di Lieto: «Fenomeno che colpisce piccoli imprenditori e lavoratori autonomi che non riescono a sostenere il peso dei debiti»

 

ROMA Quando si arriva tardi in aeroporto e l'imbarco sul volo prenotato è ormai chiuso, anche se l'aereo non è ancora decollato, è inutile inveire e strattonare la hostess al check-in cercando di forzare le procedure e dando in escandescenze per tentare di salire a bordo. Il risultato è solo quello di prendersi una condanna per tentata violenza privata, e rimanere a terra lo stesso, guardati a vista dalla polizia. Lo sottolinea la Cassazione che ha confermato tre mesi di reclusione, con pena sospesa ma senza la concessione delle attenuanti generiche, nei confronti di Loredana S., 55 anni, originaria di Sassari, che era arrivata tardi all'aeroporto di Reggio Calabria per volare fino a Roma. «Alla notizia di non poter partire riferitale dall'addetta Alitalia - scrive la Cassazione nel suo verdetto, la signora Loredana -, si è alterata inveendo all'indirizzo della hostess, buttando a terra tutto ciò che aveva in mano e sbattendo i pugni contro il tavolo». «Successivamente, approfittando del momentaneo allontanamento dell'addetta al check-in», che era andata a parlare con il caposcalo, la ritardataria «oltrepassava il banco del check-in per recuperare la carta di imbarco che era stata cestinata, e, al ritorno della hostess, la strattonava, l'afferrava per le braccia contestualmente proferendo la seguente espressione “io devo partire punto e basta, a me non me ne frega niente di quello che state facendo, io parto”». Solo l'intervento di un sovrintendente della polizia aveva contribuito a “calmare” Loredana e le sue pretese. Senza successo, l'imputata ha tentato di convincere i supremi giudici sostenendo che la sua non era stata una reazione violenta ma solo uno sbotto di "rabbia" e "frustrazione" con il quale non voleva costringere la hostess «ad accettarla sul volo». Per la Cassazione, infatti, «non vi è dubbio che la condotta aggressiva posta in essere dall'imputata non abbia la connotazione di un mero gesto di frustrazione per la notizia che le era stata data: la reazione istintiva è stata quella di sbattere i pugni sul tavolo e inveire», per poi aggredire la hostess "strattonandola" e dicendole «perentoriamente che lei comunque doveva partire». In primo grado, Loredana - non nuova a episodi del genere - era stata condannata anche per percosse, ma in assenza di querela, la Corte di Appello di Reggio Calabria, nel luglio 2016, le aveva ridotto la pena a tre mesi per tentata violenza privata. Ora la sentenza 56317 ha chiuso la vicenda.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Una 55enne di Sassari è accusata di violenza privata e dovrà scontare una pena di tre mesi di reclusione. La donna avrebbe inveito e afferrato per un braccio l'assistente di volo

CATANZARO Il giudice del lavoro del Tribunale di Catanzaro, Anna Maria Torchia, in funzione di giudice monocratico, ha respinto la richiesta di pagamento di 496.000,00 euro avanzata da Pasquale Puzzonia nei confronti della Regione Calabria, al fine di ottenere il risarcimento del danno per la illegittima revoca dell’incarico da direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, oltre al danno morale e professionale. 
Puzzonia è stato nominato direttore generale dell’Ao di Cosenza con delibera della giunta regionale numero 400 del 30 giugno 2009 e successivo decreto del presidente della giunta regionale numero 158 del 02/07/2009. Il 17 luglio 2009 ha stipulato il relativo contratto per lo svolgimento dell’incarico della durata di 5 anni. Con provvedimento n. 31906 allo stesso sono stati affidati gli obiettivi di mandato. Successivamente, con deliberazione n. 845 del 16 dicembre 2009, è stato approvato, ai sensi dell’art. 1, comma 180, L.311/2004, l’Accordo relativo all’attuazione del Piano di riqualificazione e riorganizzazione del servizio sanitario della Regione. Nel mese di giugno del 2010, con la collaborazione di tutti i settori dipartimentali rationae materiae, è stata compiuta una verifica sullo stato di attuazione degli adempimenti previsti dal Piano di rientro approvato con la Dgr n. 845 del 2009 sopra citata.
A conclusione del procedimento, con deliberazione n. 508 del 12 luglio 2010, è stata quindi disposta la revoca del direttore generale per gravi motivi ai sensi dell’art. 14, comma 5, L.r. 11/2004 in relazione allo squilibrio economico accertato sulla base delle risultanze contabili, che hanno evidenziato, nel corso della gestione Puzzonia, un disavanzo finanziario a consuntivo 2009 pari a euro 51.594.000 e risultati trimestrali in crescente  perdita nel 2010.
Puzzonia, però, non ci sta e cita la Regione in giudizio. 
Pertanto, l’Avvocatura regionale si costituisce in giudizio, con l’avvocato Paola De Masi, che impugna e contesta tutto quanto affermato da parte ricorrente evidenziando che la cessazione dall’incarico di direttore generale del ricorrente è perfettamente coerente con la L.R. 11/2004 che all’art. 14 comma V prevede l’ipotesi di decadenza automatica dall’incarico in caso di mancato raggiungimento dell’equilibrio economico.
Il giudice del lavoro con sentenza n.1021/2017, pubblicata in data 12/12/2017, conferma la legittimità dell’operato della Regione, evidenziando, perfettamente in linea con la difesa dell’Avvocatura regionale, che la cessazione dall’incarico del direttore Puzzonia è perfettamente coerente con la L.r. 11/2004 che all’art.. 14 comma V prevede l’ipotesi di decadenza automatica dall’incarico in caso di mancato raggiungimento dell’equilibrio economico.
L’art. 14 comma V della L.r. 11/2004 - si legge nella sentenza - afferma che «l’incarico di direttore generale può essere revocato prima della scadenza contrattuale ove la giunta regionale, in contraddittorio con l’interessato, accerti gravi violazioni dei doveri dell’ufficio, ovvero inadempienze agli obblighi contrattualmente assunti o agli obiettivi assegnati. In ogni caso il mancato raggiungimento dell’equilibrio economico determina automaticamente la decadenza dall’incarico».
Nel caso in esame il dato oggettivo richiesto per la decadenza automatica, cioè il mancato raggiungimento dell’equilibrio economico, emerge documentalmente e, tra l’altro - prosegue la sentenza - non è neppure contestato.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il Tribunale di Catanzaro ha respinto la richiesta dell’ex manager dell’Ao di Cosenza Puzzonia. Revocato nel 2009, aveva lasciato l’Azienda con un disavanzo di 51 milioni. Ma ha chiesto di essere risarcito per il licenziamento
Lunedì, 18 Dicembre 2017 18:06

Candidature Pd, al via le consultazioni

LAMEZIA TERME Il Pd Calabria avvia la campagna elettorale in vista delle elezioni politiche 2018 attraverso una riunione della segreteria regionale del partito che si è svolta nei giorni scorsi, allargata ai segretari di federazione e al responsabile organizzativo del partito e responsabile del Pd dell’area metropolitana di Reggio Calabria, Giovanni Puccio.
«Al centro della riunione aperta dal segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno  – è scritto in una nota –, l’ormai imminente appuntamento elettorale nazionale che vedrà il partito da subito impegnato tanto negli aspetti organizzativi quanto, e soprattutto, nella discussione politica. Nei prossimi giorni, infatti, su precisa sollecitazione del segretario Magorno sarà avviata in ogni Federazione provinciale la consultazione degli organi dirigenti del partito per le candidature alle prossime elezioni politiche. Nella riunione di Segreteria, infatti, si è deciso che, al termine della fase di consultazione territoriale, verrà convocata la Direzione regionale, al fine di formulare una proposta, attraverso la più ampia partecipazione, da inviare alla Direzione nazionale».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Riunione della segreteria nazionale per fare il punto sul prossimo appuntamento elettorale. Nei prossimi giorni inizieranno gli incontri con le federazioni per stabilire la rosa dei nomi da sottoporre a Renzi
Pagina 1 di 4