Corriere della Calabria
Venerdì, 01 Settembre 2017 21:24

In casa con mezzo chilo di marijuana, arrestato

 

VIBO VALENTIA Personale della Squadra mobile di Vibo Valentia, con il supporto di Unità cinofila dell'Ufficio prevenzione generale, ha arrestato Massimiliano Mobilio, di 30 anni, già noto alle Forze dell'ordine, per detenzione ai fini di spaccio di circa mezzo chilo di marijuana. L'arresto è avvenuto al termine di una perquisizione effettuata dagli investigatori nell'abitazione dell'uomo. Nel garage sottostante, gli agenti hanno trovato una busta contenente circa mezzo chilo di canapa indiana. Inoltre, nel sottoscala dello stabile, in prossimità dell'entrata dell'abitazione di Mobilio, sono stati trovati un bilancino di precisione con residui di sostanza erbacea ed una macchinetta per sottovuoto oltre a 31 buste di cellophane. Mobilio è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell'udienza di convalida.

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  • Occhiello Massimiliano Mobilio, già noto alle Forze dell'ordine nascondeva lo stupefacente all'interno del proprio garage. Il 30enne è stato posto ai domiciliari in attesa della convalida

REGGIO CALABRIA Nella giornata odierna, a conclusione di attività di indagine, investigatori della polizia di Stato in servizio alla squadra mobile della Questura e militari del Nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Reggio Calabria, hanno localizzato e catturato all’interno di un immobile sito nella zona sud della città dello Stretto, Maurizio Cortese, classe 80 nato a Reggio Calabria, attivamente ricercato in quanto sottrattosi al provvedimento di esecuzione di pene concorrenti emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria nel mese di luglio di quest’anno. Cortese - che deve scontare 7 anni e 1 mese di reclusione, come residuo pena di condanne riportate per associazione mafiosa, tentata rapina, tentata estorsione in concorso e violazione della normativa in materia di armi - è inserito all’interno della cosca mafiosa Serraino, influente sui locali quartieri di Mosorrofa, Sala di Mosorrofa, Cataforio, Cardeto e Modena. Il predetto è stato, infatti, arrestato nell’ambito dell’operazione “Epilogo”, coordinata nel 2010 dalla Dda di Reggio Calabria, nell’ambito della quale vennero arrestati diversi esponenti della citata consorteria di ‘ndrangheta, in seno alla quale Cortese rivestiva un ruolo di rilievo, gestendo, per conto dei vertici, i rapporti con gli altri sodali dell’organizzazione criminale, esercitando un costante controllo del territorio, ricorrendo spesso ad azioni di forza, acquisendo in maniera indiretta la gestione di alcune attività imprenditoriali e consentendo alla cosca di ripulire il frutto dei proventi delle attività delittuose. Cortese, in passato, è stato altresì condannato, in concorso, con un altro soggetto all’epoca minorenne, per un omicidio commesso a Reggio Calabria nel mese di luglio del 1998, al culmine di una rissa. La cattura del ricercato è stata possibile grazie all’azione fulminea dei poliziotti della Squadra mobile e dei militari dell’Arma dei carabinieri che, dopo aver individuato e circondato l’immobile in cui si nascondeva, hanno tratto in arresto Cortese il quale, dopo un primo tentativo di depistare gli operatori fornendo nell’immediatezza false generalità, vistosi alle strette, declinava quelle esatte, corrispondenti alla sua vera identità.
Nel corso della perquisizione effettuata, all’interno dell’immobile in cui si nascondeva, sono stati rinvenuti dispositivi tecnici finalizzati ad eludere le attività di ricerca delle Forze di Polizia.
Cortese è stato tradotto alla locale Casa Circondariale “San Pietro”, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Due soggetti di 45 e 25 anni, sono stati invece denunciati per favoreggiamento.

 



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  • Occhiello Maurizio Cortese era ricercato perché condannato a 7 anni per associazione mafiosa nell'operazione “Epilogo”. È stato rintracciato all'interno di un immobile nella zona sud della città. Denunciate due persone che avrebbero favorito la sua latitanza

CATANZARO Stop ai certificati vaccinali in Calabria. Le scuole acquisiranno le certificazioni attraverso le Aziende sanitarie provinciali. È quanto stabilito in un protocollo d'intesa sottoscritto dalla Regione Calabria e dall'Ufficio scolastico regionale. «L'intesa – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta regionale calabrese – è stata siglata dal dirigente generale del dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie, Bruno Zito, e dal direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale della Calabria, Diego Bouchè. Sulla problematica sottesa all'obbligo vaccinale previsto dalle Legge 31 luglio 2017, numero 119, "Nuove norme del procedimento amministrativo" che impone il dialogo fra le pubbliche amministrazioni a vantaggio degli utenti – riporta la nota – si è dunque stabilito che "gli istituti scolastici e i servizi educativi per l'infanzia, sia pubblici (statali e paritari) che privati, provvederanno alla trasmissione degli elenchi delle iscritte e degli iscritti ai Centri vaccinali Asp competenti per territorio, entro il giorno 8 settembre 2017"».
«Ciascuna Asp – è scritto nel protocollo d'intesa – procederà alla verifica della situazione vaccinale di ogni iscritto e si attiverà in via prioritaria, per i bambini di fascia di età 0-6 anni, contattando le famiglie di coloro che risulteranno non in regola, al fine della loro regolarizzazione ai sensi della Circolare n. 25233 del 16 agosto 2017 del ministero della Salute. Alla fine di questo percorso le Asp comunicheranno alle strutture scolastiche ed educative interessate i nominativi dei bambini non in regola, per le successive determinazioni del caso».
«Con questo intervento – hanno dichiarato Zito e Bouchè – si viene incontro alle esigenze delle famiglie, rispettando al contempo l'applicazione della norma». 

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  • Occhiello Lo ha stabilito un protocollo siglato da Regione e Usr Calabria. Gli istituti dovranno inviare l'elenco degli iscritti entro l'8 settembre
Venerdì, 01 Settembre 2017 18:53

Le "Stelle del Sud" in mostra a Camigliatello

CAMIGLIATELLO SILANO È partita oggi a Camigliatello Silano la due-giorni di “Stelle del Sud”, l'evento organizzato dall'associazione culturale Assud e arrivato alla sua settima edizione. Nel corso dei vari dibattiti si discuterà dei grandi problemi del Mezzogiorno, dal peso sempre maggiore della criminalità organizzata ai problemi dell'imprenditoria, passando dal tema dell'accoglienza ai migranti a quello della politica incapace di rispondere ai bisogni della cittadinanza. L'animatore di Assud è l’imprenditore Andrea Guccione, sostenitore di una missione che ha l’obiettivo di diffondere la migliore immagine possibile del Meridione. 
Tra gli eventi in programma diverse tavole rotonde, a cui parteciperanno, tra gli altri, il sottosegretario Dorina Bianchi, i parlamentari Nicola Morra (M5S), Francesco Sisto (FI), Marco Di Lello (Pd), Armando Siri (Lega), gli imprenditori Mimmo Menniti, Francesco Divella, Floriano Noto e Raffaele Librandi, l’amministratore delegato di Idi Farmaceutici Antonio Liguori, il responsabile area Bcc, Carmine Daniele, il presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, il generale dei Ros dei carabinieri Giuseppe Governale, i direttori de La Notizia Gaetano Pedullà e del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, i giornalisti Rai Giuseppe Malara, Anna Maria Terremoto e Valentina Bisti, Carlo Puca di Panorama. Dopo l’esibizione di Tosca, in programma stasera, la rassegna si chiuderà domani con un’intervista di Paolo Del Debbio al procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri.

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  • Occhiello Partito oggi l'evento organizzato dall'associazione Assud di Andrea Guccione. Per due giorni gli ospiti parleranno dei problemi del Mezzogiorno e delle possibili soluzioni per una crescita sociale e culturale. Tra gli ospiti anche Gratteri
Venerdì, 01 Settembre 2017 18:29

Vasto incendio alle porte di Cosenza

 

COSENZA Un vasto rogo sta interessando la zona a cavallo tra il comune capoluogo e quelli di Castrolibero e Mendicino, partendo da contrada Serra Spiga. La città è al momento sotto una coltre di fumo e fuliggine. Le fiamme stanno minacciando, nei pressi dello stadio San Vito, anche alcune abitazioni. Diverse le squadre dei vigili del fuoco e di Calabria verde impegnate sul territorio. In volo ci sono anche due elicotteri e un aereo. L'acqua viene raccolta dagli elicotteri anche dal costruendo parco acquatico di Rende, in contrada Santa Chiara, il cui invaso è stato riempito già da tempo per le prove di capacità. Altri roghi minori oggi si registrano ad Altilia, Rogliano, Paterno Calabro, Calopezzati e Rossano.  

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LAMEZIA TERME «In merito alla perdita d'esercizio la società, rileverà, una volta che gli organi preposti provvederanno a ciò, per il 2016, una perdita in netta riduzione rispetto all'esercizio 2015, maturata anche a seguito di accantonamenti svolti in via prudenziale e quindi non ripetitiva e soprattutto non strutturale. Frutto di un netto incremento dei ricavi nel corso del 2016 rispetto al 2015, con una struttura di costi pressoché invariata». Lo afferma, in una nota, il presidente della Sacal Arturo De Felice, in merito ai conti della società.
«D'altra parte – prosegue – il bilancio che sarà sottoposto alle determinazioni del consiglio di amministrazione e all'assemblea dei soci della Sacal è perfettamente in linea con i principi di “equilibrio” e di “armonizzazione” introdotti dalle normative Comunitarie e dalla cosiddetta Legge Madia. La perdita in questione è comunque episodica e destinata a essere colmata con i risultati positivi attesi per il prossimo futuro, considerato l'indiscusso rilievo della struttura aeroportuale di Lamezia Terme ricompresa tra le infrastrutture strategiche del Paese. Né va dimenticato che, in base ai principi contabili, le perdite non vanno obbligatoriamente ripianate laddove si ha la fondata aspettativa di assorbirle con risultati positivi. Sulle perdite pregresse va precisato che esse sono state evidenziate nel bilancio ufficiale al 31 dicembre 2015 e, quindi, assolutamente precedenti rispetto all'aumento di capitale in corso di sottoscrizione, varato, in presenza di dette perdite, assolutamente fisiologiche e frutto delle gestioni passate. D'altra parte dette perdite non hanno assolutamente influito sulla valutazione di sottoscrizione dell'aumento di capitale sociale, da parte di tutti gli investitori interessati, considerato che, salvo l'ultima tranche, in corso di collocamento, riservata agli enti pubblici, l'aumento di capitale ha avuto la totale e piena sottoscrizione». 
«In merito all'entità delle perdite pregresse – conclude De Felice – va infine precisato che l'importo, anche per effetto delle riserve di patrimonio netto, diverge in modo eccezionale dai valori apparsi sulla stampa».

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La polemica in atto in relazione alla gestione della Sacal sembra non tenere conto di un atto non trascurabile e che deve essere il punto di riferimento di ogni ipotesi di sviluppo degli scali calabresi e cioè il Decreto del Presidente della Repubblica del 17/09/2015, il quale regola l’individuazione e la rilevanza degli aeroporti sul territorio nazionale. Discostarsi dal predetto Dpr significa fare strame della legalità e di un documento munito del sigillo dello Stato, che chiunque deve osservare. Veniamo al dunque. La politica aeroportuale calabrese deve partire da un dato e cioè dalla circostanza che viene riconosciuto all’aeroporto di Lamezia un ruolo di particolare rilevanza strategica per l’ubicazione territoriale, le dimensioni e la tipologia di traffico, le previsioni dei progetti europei Ten, in applicazione ai criteri fissati dall’art. 698 del Codice della navigazione. Pertanto, non sono stati il becero campanilismo o le sollecitazioni politiche a porlo nella condizione di punto di snodo dei trasporti nel Mediterraneo e nel Meridione d’Italia ma un Decreto redatto secondo presupposti tecnici e di mercato e firmato dal presidente Mattarella. È scontato, quindi, che la Sacal, la sua compagine pubblica e quella privata, debbano partire da questa infrastruttura per ipotizzare ed auspicabilmente realizzare investimenti, bandi europei sul turismo, relazioni con Compagnie aeree di dimensione internazionale e low cost e, non ultima, la nuova aerostazione, nella quale la Regione deve prevedere di ampliare il suo intervento finanziario (la parte a carico di Sacal è a nostro avviso troppo gravosa finanziariamente per la società di gestione) per quella che sarà la porta d’ingresso e di uscita turistica, commerciale ed istituzionale della Calabria. Ad oggi ci sembra che questa scelta del nostro Paese di annoverare una infrastruttura calabrese nel ristretto carniere dei 12 scali di particolare rilevanza strategica (nell’assenza di scali come Bari e Catania) non sia stata percepita appieno e scarsamente valorizzata da Sacal, forse perché culturalmente il calabrese è abituato a vedere le proprie istituzioni, in qualsiasi ambito, agli ultimi posti. Aggiungiamo che il ruolo propulsore di questo processo dovrebbe essere quello del presidente della Regione Calabria, che vediamo invece impegnato in Sacal per trovare mediazioni tra i vari campanilismi, nell’intento di non scontentare nessuno o forse, come afferma qualche esponente del Pd, per mere aspettative elettorali. Uno sforzo, quello di Oliverio, retrogrado ed inutile, atteso che il ruolo degli altri 2 scali calabresi è allo stesso modo contemplato nel Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale del dicembre 2012 e cristallizzato nel Dpr del 17/09/2015, nel quale è previsto che gli aeroporti di interesse nazionale, quali sono considerati quelli di Reggio Calabria e Crotone, “devono essere in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino, con una specializzazione dello scalo ed una riconoscibile vocazione dello stesso, funzionale al sistema aeroportuale di bacino da incentivare”. Oltre a ciò, il Decreto prevede che “l’Aeroporto è in grado di dimostrare, tramite un piano industriale, corredato da un piano economico finanziario, il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario anche tendenziale e di adeguati indici di solvibilità patrimoniale, almeno su un triennio”. Questi concetti, esprimono in forma elementarmente intelligibile che lo Stato ha scelto nella materia aeroportuale la primazia del mercato, che evocare il valore sociale dello scalo è un esercizio demagogico e vacuo in una Regione con 1.900.000 abitanti, che non può essere consentito a nessuno sperperare ulteriormente quattrini pubblici. Basti pensare che Regioni come la Sicilia o la Puglia, molto più popolose della Calabria, hanno 2 scali e la Campania di fatto ne ha 1. Tali rigorose disposizioni sconsigliavano la scelta operata da Sacal di partecipare ai bandi per la gestione degli Aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, ai quali, nel loro precipuo interesse, secondo il Dpr più volte citato, andava preliminarmente trovato un ruolo, si doveva realizzare un piano industriale che consentisse l’equilibrio economico-finanziario, così da stimolare l’interesse di soci interessati al progetto. Il presidente della Regione, che è anche assessore al Turismo, è invece sembrato preoccuparsi di trovare gli equilibri all’interno del Pd, come peraltro riconoscono i suoi amici di partito più onesti, ma il mercato idoneo per i 2 scali calabresi di interesse nazionale non lo creano le truppe cammellate del Pd, da sole purtroppo sempre più insufficienti a riempire gli aerei. Comprendiamo poco anche il metodo di valorizzazione dell’Aeroporto di Reggio Calabria che sta praticando l’attuale management di Sacal, la cui unica preoccupazione sembra essere l’ingresso sic et simpliciter del Comune di Reggio Calabria nella compagine della società di gestione, scelta di per sé non deprecabile se accompagnata da approfondimenti e strategie sulle grandi opportunità dello scalo reggino, le cui peculiarità sono evidenti, non solo in riferimento al valore storico e culturale della città, ma anche relativamente alla presenza dei Bronzi di Riace che attirano migliaia di turisti e, non ultimo, tenuto conto del suo ruolo istituzionale. Reggio è, infatti, Città metropolitana con una consistente potenzialità nell’area dello Stretto, in cui, a tacer d’altro, è presente una città come Messina, la quale conta 240.000 abitanti, che uniti a quelli dell’intera area messinese, offrirebbero un mercato a tutt’oggi inesplorato. Crotone può essere un Aeroporto di servizio regionale per rotte specifiche, volerne fare il duplicato di Lamezia porterebbe ad una sua definitiva chiusura. Infine ci preoccupa, e molto a sentire certi dati, la questione finanziaria. Siamo abituati a guardare i bilanci, che a quanto pare saranno approvati nel mese di Settembre ma il dato che nel 2016 la Sacal perda meno dell’anno prima non ci soddisfa, è un po’ il ritornello che si usava tanto tempo fa con i carrozzoni dello Stato che dilapidavano soldi pubblici. Non vorremmo che una faticosa capitalizzazione venisse vanificata nel ripianamento di ingenti perdite. I soci privati possono conferire alla Sacal quel quid pluris di imprenditorialità, di competenza nella gestione delle risorse umane e nel rafforzamento della struttura finanziaria dell’azienda, con finanziamenti ordinari e straordinari; ma lo devono fare con umiltà, senza ostentazione di ricchezza e senza sgangherate e demagogiche allusioni alla politica in genere. Queste brevi osservazioni rivolgiamo al sindaco Mascaro ed all’ingegnere Guadagnuolo, fiduciosi che le facciano valere nelle sedi opportune, onde evitare che nella gestione degli scali calabresi il Dpr del 17/09/2015 venga travolto, a scapito della legalità ed in barba a Sergio Mattarella che lo ha firmato.  

*gruppo Lamezia Unita

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  • Occhiello di Luigi Muraca, Maria Grandinetti e Geltrude Maione*
Venerdì, 01 Settembre 2017 18:07

Giamborino, esposto del Codacons in Procura

CATANZARO Esposto in Procura sulla nomina di Pietro Giamborino nella struttura ausiliaria dell'Avvocatura regionale. Lo ha presentato il Codacons Calabria, secondo cui «la capacità di gestire l’avvocatura regionale non s’improvvisa nelle sezioni di partito». L'associazione dei consumatori commenta così la notizia pubblicata dal Corriere della Calabria: «Apprendiamo con qualche perplessità che Pietro Giamborino è stato chiamato a far parte della struttura ausiliaria dell'Avvocatura regionale. L’ex consigliere regionale non risulta avere competenze tecniche per ricoprire tale delicato incarico, atteso che deve occuparsi di tutelare in sede giudiziaria gli interessi della Regione Calabria». 
«Purtroppo – prosegue il Codacons – il suo nominativo risulta citato, più volte, nelle carte delle varie Procure calabresi, per conoscenze e frequentazioni non proprio edificanti. Il Codacons ha chiesto delucidazioni al governatore e ha presentato un esposto in Procura per verificare la regolarità della nomina ed eventuali incompatibilità». 
«Riteniamo rispondere a legittime esigenze di trasparenza – sostiene Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, che ha sottoscritto l’esposto – che la Regione Calabria chiarisca come sia possibile una siffatta nomina. Il nome di Giamborino, infatti, è stato tirato in ballo dal collaboratore di giustizia Domenico Cricelli, ed è venuto fuori nell’ambito dell’operazione “Rima” condotta contro la cosca mafiosa dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona. Ma il Giamborino risulta essere stato deferito dalla squadra mobile di Catanzaro per associazione mafiosa unitamente ai boss Francesco, Diego, Antonio e Giuseppe Mancuso di Limbadi, ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona nonché al cugino Giovanni Giamborino, il quale ha avuto numerosi guai legati all’usura, alle armi… In buona sostanza, per la polizia Giamborino, “forte delle cariche politiche nel tempo rivestite, recitava un proprio ruolo nell’organizzazione mafiosa”». 
«A prescindere dalle vicende giudiziarie – sostiene Di Lieto – ci chiediamo se la scelta di Giamborino sia ispirata a criteri meritocratici ovvero sia finalizzata a garantire una poltrona a un ex consigliere regionale. Il Codacons ritiene che il governatore debba delle spiegazioni a tutti i calabresi perché la capacità di gestire l’avvocatura regionale non si improvvisa nelle sezioni di partito».

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  • Occhiello L'associazione dei consumatori presenta una denuncia e chiede spiegazioni a Oliverio sulla nomina dell'esponente Pd nell'Avvocatura regionale. Di Lieto: «È stato deferito per le sue frequentazioni con mafiosi»

CROTONE Ancora incerta la vicenda del Marrelli Hospital, ma si intravede qualche spiraglio. Si è svolto oggi in Prefettura a Crotone il vertice sulla situazione della struttura sanitaria pitagorica. Alla riunione convocata dal prefetto Cosima Di Stani hanno partecipato, oltre al sindaco Pugliese, il commissario della Sanità regionale, Scura, la proprietà del Marrelli, il dirigente generale dell’Asp, il rappresentante del dipartimento regionale alla Salute, i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil.
All’incontro sono intervenuti anche il consigliere regionale Sculco e il presidente provinciale di Confindustria.
Nel corso della riunione, sono stati approfonditi gli aspetti connessi allo stato delle procedure autorizzative regionali e la complessiva situazione di difficoltà della struttura sanitaria a continuare nell’erogazione delle prestazioni per i casi cosiddetti “acuti”.
I rappresentanti sindacali hanno, invece, portato all’attenzione i delicati risvolti sui livelli occupazionali dell’attuale situazione di difficoltà del Marrelli.
A tale riguardo anche il sindaco ha posto all’attenzione del “tavolo” la preoccupazione che non ci siano nuovi risvolti negativi sul fronte dell’occupazione tenuto conto dell’attuale problematico contesto provinciale. Il commissario Scura – riferisce una nota della Prefettura – «non ha mancato di rappresentare prospettive di opportunità anche ulteriori rispetto a quelle che hanno connotato l’operatività attuale della struttura, in un lavoro congiunto svolto anche in questi giorni, che lo hanno visto direttamente impegnato con il responsabile della sanità regionale».
«In questa prospettiva – prosegue il comunicato –, all’interno di un rilevato preciso fabbisogno di prestazioni sanitarie da soddisfare in provincia, ha puntualizzato che i criteri di erogazione delle risorse ai privati accreditati continueranno a ispirarsi, secondo quanto riferito dal commissario, alla capacità di contrasto della cosiddetta mobilità passiva, all’appropriatezza delle prestazioni e alla qualità del servizio reso».
«Rispetto a tali coordinate – ha spiegato Scura – il privato accreditato deve collocare la propria strategia d’impresa, anche al fine di non disperdere il patrimonio di risorse professionali e finanziarie sinora investite».
La proprietà del Marrelli, al termine del vertice, «si è riservata di rendere note le proprie determinazioni».

 

COMITATO MARRELLI HOSPITAL: LA POLITICA CI DICA SE CHIUDERE O NO «Siamo in un vicolo cieco. Riconosciamo lo sforzo del Prefetto, ma è esiziale che dipartimento Salute prima, e Ufficio del Ccommissario poi, rispondano concretamente ai reali fabbisogni della clinica. Che poi sono i fabbisogni dei pazienti crotonesi. Crotonesi e calabresi. Calabresi e italiani. A tutta la politica chiediamo se questa struttura deve andare avanti o chiudere definitivamente». È quanto si legge in una nota del Marrelli Hospital alla luce dell'incontro svoltosi oggi in Prefettura. "Un ringraziamento a sua eccellenza il Pprefetto - è scritto nella nota - che ha saputo interpretare le esigenze, le difficoltà, i patemi che stiamo vivendo da ormai quattro anni. È evidente che un risultato importante oggi è stato avere trovato unanimità intorno al tavolo e che produrrà nei prossimi giorni l'autorizzazione e l'accreditamento della radiodiagnostica anche per i pazienti cosiddetti esterni. Significa che radiologia e prossimamente radioterapia saranno servizi sanitari che anche il Marrelli Hospital potrà fornire. Ma a chi? E soprattutto a quanti pazienti? Il dramma è che, a giudicare dalle cifre che abbiamo raccolto, pari a circa 300mila euro per prestazioni di specialistica ambulatoriale, sono insufficienti per la capacità che già oggi abbiamo raggiunto, in quattro mesi di interventistica chirurgica nel campo oncologico e ortopedico». «Se la vediamo dal punto di vista imprenditoriale - prosegue la nota - con queste prospettive, l'iniziativa andrebbe chiusa. Per quello che ci viene riconosciuto e per gli sforzi da mettere in campo, non ne vale la pena. È impossibile dunque arrivare a fine anno con un incremento del budget così esiguo. Coprirebbe appena una ventina di giorni di attività. Durante un'assemblea di tutto il personale abbiamo registrato profondo sconforto. L'imprenditore ha già fatto tutto quello che poteva, ed i lavoratori hanno difeso fino ad oggi questo sogno con i denti. Ma adesso tocca alla politica ed alle istituzioni prendere una posizione e fare le barricate se vogliono che questa struttura così com'è, con quello che è diventata e quello che ha dimostrato fino ad oggi serve o non serve alla Calabria ed ai calabresi».

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  • Occhiello Vertice in Prefettura a Crotone sulla situazione della struttura sanitaria. Scura ha esposto i criteri per la erogazione delle risorse ai privati. L'obiettivo è il contrasto alla mobilità passiva. La proprietà della clinica dovrà comunicare le sue decisioni. Ma il comitato non ci sta: «Siamo ad un vicolo cieco»
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