Corriere della Calabria
Domenica, 17 Settembre 2017 21:28

San Lorenzo, sub muore durante un'immersione

SAN LORENZO Un sub di 31 anni, Francesco Calabrò, di Motta San Giovanni, è morto oggi durante una immersione nelle acque antistanti la marina di San Lorenzo, nel Reggino. Il sub si è immerso nel pomeriggio. I familiari, non vedendolo riemergere, dopo un po' hanno dato l'allarme. Sono intervenuti i carabinieri, militari della Capitaneria di porto e i sommozzatori dei vigili del fuoco. Alcune ore dopo l'allarme, il cadavere è stato individuato alla foce di un torrente e successivamente recuperato e portato a riva. Sull'incidente hanno avviato le indagini di carabinieri. 

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  • Occhiello Il cadavere del 31enne Francesco Calabrò è stato trovato alla foce di un torrente. I carabinieri hanno avviato le indagini
Domenica, 17 Settembre 2017 18:26

«Una Zes dei rifiuti per Gioia?»

Nel dibattito pubblico sulle Zone Economiche Speciali (Zes), si fa spesso riferimento alle positive esperienze realizzate in altre regioni europee, dove sembra che gli aiuti di Stato siano stati effettivamente in grado di ridurre la disoccupazione e di rivitalizzare i territori in evidente ritardo di sviluppo industriale. Per esempio, si cita spesso la Polonia, dove le Zes sono diventate negli anni uno strumento utile per modernizzare il paese e aumentare il grado di intensità degli investimenti internazionali.
In Polonia di Zes ne sono state istituite ben 15 negli ultimi 20 anni, di cui 14 risultano attualmente attive. Gli imprenditori che vi insediano l’attività possono beneficiare di aiuti pubblici ventennali, attualmente prorogati fino al 31 dicembre 2026. Data la particolare situazione storica e geopolitica della Polonia, esiste una Zes praticamente ovunque. A Legnica e Katowice le Zes hanno una specializzazione prevalente nel settore dell’industria “automotive”; a Mielec la Zes ospita la cosiddetta “Aviation Valley”, e nella Pomerania la Zes raggruppa le imprese attive nell’Information and Communication Technology (Ict).
Spesso si tratta di ex insediamenti di Stato risalenti all’epoca sovietica, oppure di imprese riunite in distretti industriali o nate attorno a giovani parchi scientifici e tecnologici, dove le università non mancano di fornire il giusto apporto di conoscenze. Ma esistono Zes anche per il settore dell’agricoltura, della pesca, del legname, del tessile, e delle forniture industriali. Infatti, contrariamente ai luoghi comuni, le Zes costituiscono una valida opportunità anche per le imprese locali, e non solo per le aziende multinazionali. Dai dati di fonte governativa sappiamo per esempio che nel 2013 in Polonia circa il 20% del capitale investito nelle Zes derivava da imprese polacche, il 15% da imprese tedesche localizzate in Polonia e un altro 12% da imprese provenienti dagli Stati Uniti.
Pertanto, le Zes non sono semplicemente un luogo in cui le aziende internazionali ricevono incentivi ed esenzioni fiscali, ma anche un ottimo modo per sostenere le imprese locali. Si dimentica però di citare le condizioni che hanno permesso alle Zes polacche di funzionare correttamente, e di adempiere al compito per le quali sono state pensate. Si tratta infatti di aree circoscritte e spesso disabitate del territorio polacco, sottoposte a condizioni speciali di esercizio che ne limitano l’attività di impresa, nonché destinate all’esercizio di specifiche attività industriali.
A fronte di tali limitazioni, vengono però riconosciuti consistenti sgravi fiscali alle imprese ivi insediate, come l’esenzione dalle principali imposte sui redditi (cosiddetta income tax exemption) e sul patrimonio (property tax exemption). In particolare, per godere di tali vantaggi, il reddito aziendale deve essere generato da attività industriali condotte entro i limiti della Zes e deve essere riferito alle specifiche attività industriali ivi autorizzate. Solo così le spese per investimenti realizzate nella Zes – minimo 100mila euro (tenuto conto del differenziale di costo della vita in Polonia) – possono godere di una tassazione di vantaggio, che varia da un minimo del 35 a un massimo del 50%. Infine, l’autorizzazione a operare nella Zes è sottoposta a ulteriori vincoli, tra cui l’obbligo di assumere lavoratori a tempo indeterminato e a tempo pieno per un periodo di almeno 5 anni (che diventano 3 per le piccole e medie imprese), in concomitanza con l’esecuzione degli investimenti programmati.
È utile tenere a mente queste informazioni nel momento in cui si valuta la proposta di istituire una Zes anche in Calabria. Si vanno moltiplicando da alcune settimane le richieste di politici locali che chiedono l’inclusione di territori “titolati” (la Locride, la Sibaritide, il Vibonese, l’asse Lamezia-Catanzaro-Crotone, l’area di Corigliano) in un’ipotetica Zes di Gioia Tauro o una eventuale seconda Zes. Si tratta di aree eterogenee tra di loro, non circoscritte territorialmente, né disabitate. Inoltre, le infrastrutture sono carenti e manca una efficiente rete di trasporto. Soprattutto, si tratta di aree con vocazioni produttive molto diverse e, purtroppo, in molti casi, sprovviste di un tessuto produttivo dinamico, o talmente fragile da non essere in grado di programmare importanti investimenti industriali su base pluriennale. Attenzione dunque a non mettere il carro davanti ai buoi. Le Zes vengono istituite di norma per offrire una piattaforma a un tessuto produttivo fertile e già presente sul territorio, ma soprattutto si creano per dare una mano a imprenditori che sono realmente interessati a investire risorse proprie. Nel caso calabrese, invece, l’impressione è che si voglia istituire una Zes per intercettare ancora una volta i soliti aiuti di Stato, visto che il tessuto produttivo locale non è in grado di rischiare il capitale proprio né di assumere permanentemente dei lavoratori. 
§Va inoltre tenuto presente, poi, che i finanziamenti diretti per le Zes programmate nel Decreto Sud del governo (Salerno e Gioia Tauro) ammontano appena a 200 milioni di euro. Non esistendo un tessuto imprenditoriale dinamico (come si sa, il retroporto è completamente desertificato dal punto di vista industriale) è legittimo chiedersi a chi si rivolgerà la ipotetica Zes a Gioia Tauro (la cui ultima parola spetta alla Commissione europea), e soprattutto quale specializzazione produttiva questa dovrà avere. La risposta più immediata sarebbe l’industria agro-alimentare, considerata anche la vicinanza della Piana di Gioia Tauro e di quella di Lamezia Terme, oltre che la contiguità con la Piana di Sibari. Ma questa vocazione è offuscata da incomprensibili scelte della politica regionale, che nella stessa area ha previsto un impianto di smaltimento e trattamento di rifiuti industriali e speciali, il raddoppio del termovalorizzatore, la realizzazione di una piattaforma “Waste-to-Energy (Wte)” per la produzione di energia dal trattamento della frazione organica dei rifiuti, e – a quanto si è appreso durante la kermesse Cantiere Calabria – anche il redivivo progetto di un impianto di rigassificazione. Il tutto, sotto il marchio fuorviante di "Polo tecnologico di Gioia Tauro. 
Non vorremmo svegliarci un bel giorno e apprendere dai giornali che la richiesta di rilancio strategico del Porto di Gioia Tauro, che si leva da tutta la Calabria, passa in realtà attraverso la realizzazione di soppiatto di una Zes dei rifiuti. Significherebbe sacrificare le vocazioni territoriali dell’area in nome di un ennesimo fallimentare tentativo di sviluppo economico.

*Docente universitario ed economista

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  • Occhiello di Domenico Gattuso e Matteo Olivieri*

ROSARNO È mistero su una sparatoria che si sarebbe verificata nella tarda serata di ieri a Rosarno. Secondo una prima ricostruzione, qualcuno avrebbe sparato contro il conducente di un'auto che, a sua volta, ha esploso un colpo di pistola dall'interno della vettura, lasciata poi per strada. I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro stanno cercando il proprietario dell'auto, Salvatore Consiglio, di 37 anni, di cui si sono perse le tracce. L'uomo, secondo gli investigatori, non sarebbe rimasto comunque ferito. Sulla vettura e negli spazi intorno, infatti, non sono state trovate tracce di sangue. Sulla vettura, l'unico segno di proiettile è quello sul parabrezza prodotto dal colpo sparato dall'interno. Vicino alla vettura, però, i carabinieri hanno trovato 4 bossoli calibro 9x21. Consiglio era stato arrestato nell'aprile 2010 nell'operazione All Inside contro la cosca di 'ndrangheta dei Pesce. 

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  • Occhiello Sparatoria nella notte. Esplosi colpi di pistola contro Salvatore Consiglio, che avrebbe risposto al fuoco. Il 37enne sarebbe rimasto illeso ma di lui si sono perse le tracce. Nel 2010 era stato arrestato nell'ambito di un'operazione contro la cosca Pesce

CATANZARO «Con la kermesse di “Cantiere Calabria” il governatore Oliverio ha fatto ricorso agli effetti speciali per nascondere l'inconsistenza della sua azione amministrativa. Ministri come guest star, nel solco delle tante passerelle degli ultimi decenni che hanno prodotto poco o nulla di concreto, impegni e promesse di esponenti del centrosinistra chiamati a fare da pifferai sul ponte di una nave che affonda». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del gruppo Misto Wanda Ferro.
«Tenendosi ben lontano dalle piazze e dalla gente – prosegue la Ferro – Oliverio ha scelto la rassicurante sala dell'Unical per raccontare tre anni di lavoro della Regione, quasi una bella fiaba per far dormire sereni i calabresi. Risorse, infrastrutture, economia in marcia, ancora programmi da realizzare. In realtà un modo per prendere ancora tempo e distogliere l'attenzione dalle difficoltà politiche della maggioranza, essendo ormai esaurita la scusa della pesante eredità del passato che ha caratterizzato la prima metà della legislatura. Un convegno oggi, una conferenza domani, i toni sempre alti da comizio, ma i fatti bel lontani dal venire. Oliverio governa ormai da quasi tre anni, ma la regione è ancora ferma, con gravi criticità dal punto di vista economico e sociale. Anziché ai ministri arrivati in Calabria (qualcuno, come Minniti ha responsabilmente alzato l'asta dell'attenzione su temi come il lavoro e la legalità, altri come De Vincenti sono passati giusto il tempo necessario per stroncare sul nascere l'opportunità di istituire una Zes nell'area centrale della Calabria), Oliverio potrebbe raccontare il lavoro del suo “cantiere” ai precari senza garanzie, ai giovani senza lavoro e senza futuro, ai laureati costretti a emigrare, ai padri di famiglia che il lavoro l'hanno perso e si sentono perduti, ai nuovi poveri che chiedono una vita dignitosa, agli ammalati costretti a curarsi fuori regione, alle famiglie dei disabili lasciate senza alcun sostegno, alle imprese che continuano a chiudere perché penalizzate dal gap infrastrutturale e dall'inefficienza della burocrazia. Fuori dal “Cantiere” di Oliverio c'è una Calabria reale, che lavora, che fatica, che soffre, e che nella Regione trova un ostacolo anziché un supporto. Una Regione ridotta a un nominificio, che anche dopo tre anni di governo si arricchisce di strutture e di consulenti, ma che non dà risposte adeguate nei settori cruciali come quelli del turismo, dell'agricoltura, del lavoro e delle politiche sociali».
«Il mondo corre – conclude Wanda Ferro – e la Calabria muove stancamente qualche passo, perdendo tanto terreno che difficilmente potrà recuperare. Vada nelle piazze, il governatore Oliverio, incontri la gente per strada, e abbia il coraggio di presentarsi come il capo cantiere di una Calabria che, a tre anni dalla posa della prima pietra, si presenta già come una grande incompiuta». 

GIUDICEANDRA: «CARTE IN REGOLA» Non tarda ad arrivare la replica del centrosinistra, affidata al capogruppo in Consiglio dei Democratici progressisti Giuseppe Giudiceandrea: «Ciò che colpisce delle dichiarazioni di Wanda Ferro è il poco rispetto per l'intelligenza dei calabresi. A Cantiere Calabria non sono state raccontate favole: i numerosi protagonisti del mondo sociale, imprenditoriale, industriale e politico, che vi hanno preso parte, hanno analizzato dati e valori in crescita in tutti i settori».
«Non è tempo di promesse – prosegue – ma di risultati. Nelle democrazie moderne e più avanzate si chiama fact checking, ovvero una verifica sul campo di risultati e impegni ed è quanto abbiamo realizzato nei tre giorni dell'Unical, un momento assolutamente inedito nella storia del regionalismo calabrese. Capiamo, dunque, che Wanda Ferro sia abituata a tutt'altro passo e tutt'altre modalità d'azione politica, il centrodestra a cui appartiene ha fatto dell'opacità una cifra del proprio agire, soprattutto quando abitava in tempi assai vicini le stanze della giunta regionale. La Calabria, invece, è una regione che ha le carte in regole per credere nel proprio futuro: il turismo brilla con risultati in questa stagione sotto gli occhi di tutti e con prospettive altrettanto incoraggianti, più pulita di quando governava il centrodestra, senza spazzatura per le strade, con la raccolta differenziata al 40% e tante discariche chiuse, capace di investire realmente per la prima volta nella messa in sicurezza del territorio e in particolare delle scuole come pochi giorni fa ha detto la coordinatrice del progetto sull'edilizia scolastica della presidenza del Consiglio Galimberti (Calabria un modello per le altre regioni negli investimenti di edilizia scolastica anti sisma). È soprattutto una regione che ha il Pil da due anni esatti in aumento significativo e con una tendenza all'1,5%, un numero di imprese, soprattutto giovanili, in forte crescita, l'export nell'ultimo semestre più alto in Italia (+8,3%) dietro solo a 5 regioni, e circa 25 mila occupati in più nell'ultimo anno come ha dichiarato il ministro De Vincenti proprio al Cantiere Calabria. Si tratta di dati che provengono da istituti di analisi terzi, statistici e di categoria, non da una parte politica».
«Va tutto bene? Certamente no, la nostra strada – conclude Giudiceandrea – è ancora irta e densa di risultati da raggiungere ma noi la affronteremo con coraggio e determinazione e, dopo la tre giorni di Cantiere Calabria, non più soli. Ma forse per la consigliera Ferro vale il detto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. L'importante però è che i calabresi siano più informati e onesti dei lei».  

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  • Occhiello La consigliera regionale Ferro critica la kermesse voluta dal governatore: «Effetti speciali, l'azione amministrativa è ferma». Apprezzamento per Minniti («ha alzato l'attenzione su lavoro e legalità) e stoccate per De Vincenti: «Stroncata la seconda Zes». La replica di Giudiceandrea: «Offende l'intelligenza dei cittadini»
Domenica, 17 Settembre 2017 14:50

Zagarise, dove i controllori sono i controllati

ZAGARISE Amministratori e, contemporaneamente, dipendenti dello stesso Comune. È possibile? Non secondo il Tuel, ma è quanto succede a Zagarise, nella Sila Piccola catanzarese, dove un assessore e una consigliera di maggioranza sono stati ammessi ai tirocini lavorativi destinati ai percettori di mobilità in deroga esclusi dal beneficio diretto dell’indennità. Si tratta del vicesindaco Giuseppe Dardano e della delegata alla Cultura Francesca Tobruk, entrambi esponenti di spicco della coalizione che sostiene Domenico Gallelli, il sindaco e fedelissimo del governatore Oliverio diventato “famoso” per essere riuscito a farsi nominare responsabile amministrativo della struttura speciale dell’assessorato regionale Urbanistica, soprattutto grazie a un curriculum nel quale veniva specificata una delle sue principali competenze: mandare le mail («uso abituale del computer e di internet e della posta elettronica»).   

IL TUEL Il Testo unico degli enti locali stabilisce che una stessa persona non possa essere contemporaneamente amministratore e dipendente di uno stesso ente. Il controllore, dunque, non può essere il controllato. L’incompatibilità è evidente soprattutto nel caso di Dardano e, più in generale, del vicesindaco di un Comune che, in assenza del primo cittadino, ne riveste le funzioni.

IL BANDO L’amministrazione di Zagarise, in carica dal 2014, lo scorso febbraio ha partecipato al bando, pubblicato dal dipartimento Sviluppo economico, destinato alla politica attiva per il lavoro a favore dei percettori di mobilità in deroga. Il Comune è stato poi ammesso a un contributo di 72mila euro per l’attuazione dei progetti e, in particolare, per l’attivazione di 15 tirocini destinati ai disoccupati. È a questo punto che le procedure di controllo si inceppano. L’elenco dei partecipanti viene infatti trasmesso al Centro per l’impiego di Catanzaro e in Regione Calabria (dove Gallelli è, praticamente, di casa): il Cpi “boccia” 4 candidati, la Cittadella 3; ma né Dardano né Tobruk finiscono nell’elenco degli esclusi.

I TIROCINI Il finanziamento dei tirocini da parte della Regione prevede una indennità di 800 euro per ciascun lavoratore, una durata massima di 6 mesi (20 ore settimanali) e un contributo che, comunque, non può superare i 4.800 euro. Gli oneri assicurativi obbligatori (Inail e Rct), invece, sono a carico totale del Comune beneficiario.
Quanto alle mansioni, tocca agli enti locali individuarle in seguito alla valutazione dei vari curriculum. Qui sta l’ennesima stranezza: mentre tutti gli altri tirocinanti di Zagarise sono impegnati in attività di manutenzione o di assistenza agli anziani, pare che il vicesindaco Dardano e la consigliera Tobruk abbiano ottenuto l’autorizzazione a svolgere la loro attività all’interno degli uffici del municipio, causando un effetto straniante tra i cittadini che usufruiscono dei servizi comunali: quelli davanti a loro saranno gli amministratori o gli amministrati?

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  • Occhiello Lo strano caso del vicesindaco e della consigliera ammessi ai tirocini per le politiche sul lavoro. Secondo il Tuel i ruoli sono incompatibili, ma per la Regione la procedura è regolare. E il primo cittadino Gallelli (fedelissimo di Oliverio) ringrazia

La notizia dell'avvenuto incontro tenutosi al Palazzo di governo sulle note precarietà che hanno riguardato la chiusura dei reparti di Ortopedia di Locri e Melito ci lascia perplessi e disorientati per la sproporzione evidente tra gravità della situazione e le soluzioni (?) individuate per risolvere il problema. Sullo sfondo rimane, more solito, solo la conferma della grande sensibilità sociale e l'impegno civile oltre che istituzionale del prefetto di Reggio Calabria Di Bari. Stesso giudizio non può essere espresso né nei confronti della politica e men che meno per i vertici aziendali. La politica regionale, il commissario Scura, sono lontani e sordi, assorbiti dai loro hobby, refrattari alle esigenze del territorio, hanno distrutto quel poco che rimaneva del servizio sanitario regionale. Inoltre, salvo qualche rara e virtuosa eccezione, i sindaci hanno per l'ennesima volta dimostrato che sono prigionieri di una logica di egoismo localistico, innamorati dell'idea che ci si possa salvare da soli, incapaci di realizzare un’unità d'intenti capace di parlare la nuova lingua metropolitana. Affrontare un qualsivoglia problema sanitario con una angolazione esclusiva, scevra dal coinvolgimento generale di tutti gli attori politici e le forze sociali presenti sul territorio provinciale, senza tenere conto dell'inevitabile collegamento tra i diversi ospedali e le varie specialità operanti necessariamente in rete, è un fallimento annunciato.
Dopo i rischi e i pericoli cui sono stati esposte intere comunità durante tutto il periodo estivo, ancora si tergiversa con annunci, si propalano fumosi e confusi palliativi, si lasciano imperversare illegittimità, reiterando una vera e propria interruzione di pubblico servizio ed abbandono di persone incapaci. Eppure la Uil utilizzando ogni via di comunicazione, ha prospettato, chiaramente inutilmente, soluzioni e avanzato proposte. Ci domandiamo: avranno informato il prefetto che presso l'Asp insistono ben 22 medici specialisti in ortopedia di cui 16 ospedalieri e 6 territoriali? Avranno prospettato che con tale organico le tre unità operative di Polistena, Locri e Melito potrebbero funzionare? La Uil, altresì, pur consapevole delle difficoltà che comporta una sana opera di “disimboscamento”, ha chiesto di conoscere dove sono allocati i medici assunti a suo tempo per l'area della urgenza emergenza e oggi lasciati a "bighellonare" nonostante “la casa bruci".
Anche questa occasione del vertice in Prefettura rappresenta per Asp tempo sprecato e l'ennesima conferma di una forte inadeguatezza a svolgere un ruolo delicato e complesso.
Ci si vuole rendere conto che il problema non attiene solo le criticità dei reparti di Ortopedia, ma riguarda tutta la rete ospedaliera che oramai è in agonia? Questa organizzazione sindacale si va sempre più convincendo che insista una sorta di volontà pervicace a smantellare il servizio pubblico sanitario da una parte e che si va profilando un insano disegno teso a impossessarsi di quel che rimane della "diligenza"... primariati, dipartimenti e postazioni di vertice. Alla fine la vera notizia che sembra prendere corpo, in questo che plasticamente appare come un vero fallimento sociale complessivo, è quella che alla fine a ristabilire la normalità saranno gli strali della magistratura.

*Segretari provinciali di Uil Fpl Reggio Calabria 

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  • Occhiello di Nicola Simone e Francesco Politanò*
Domenica, 17 Settembre 2017 10:51

In Calabria il Pil pro capite più basso d'Italia

CATANZARO La Calabria si conferma ancora una volta maglia nera con il Pil pro capite più basso d’Italia. È uno dei dati che emergono dal Rapporto sulle economie territoriali del centro studi di Confcommercio nazionale presentato il 14 settembre a Roma. Il Pil calabrese si ferma a 17mila euro, a distanza siderale da quello più alto del Paese: Trentino Alto Adige, con 39mila euro. E infatti Confcommercio sintetizza così la sperequazione: «L’Italia riparte, ma il Sud non brilla». E in un Mezzogiorno che fa fatica, la Calabria è la peggiore, il fanalino di coda.
«Tra il 1995 e il 2007 – si legge nel rapporto –, l’economia meridionale è cresciuta a ritmi analoghi a quelli riscontrati nel resto del Paese (+1,3% medio annuo), mentre nel periodo recessivo si è rilevata una contrazione del prodotto superiore di circa 3 decimi di punto all’anno rispetto al dato complessivo dell’Italia, con il conseguente ampliamento dei differenziali esistenti tra i singoli territori».
Nel 2007 il Pil pro capite della Calabria era pari a poco più del 48% di quello del Trentino Alto Adige, un rapporto che nel 2013 è sceso al 43,8%. La “ripresina” del 2014 ha insomma mostrato «spunti di vivacità» anche nel Mezzogiorno e in Calabria; tuttavia, non ha tracciato uno sviluppo tale da consentire un avvicinamento tra le diverse aree del Paese. «Nel Sud – si sottolinea nel Rapporto – il Pil pro capite del 2017 dovrebbe risultare, infatti, pari a circa il 53% di quello del Nord-Ovest, valore ancora inferiore a quanto registrato nel ’95 (54,5%)».
Anche in termini di spesa per consumi la crisi ha colpito in maniera più accentuata le regioni del Mezzogiorno nelle quali la riduzione, rispetto alla variazione media annua, è stata, tra il 2008 e il 2013, del 2,4%, peggiore di circa un punto all’anno rispetto alle dinamiche osservate nelle regioni del Nord. 
Ovviamente, le ripercussioni della crisi sull’occupazione (oltre un milione e 700mila unità lavorative in meno tra il 2007 e il 2013) «hanno assunto una connotazione particolarmente negativa per il Sud che partiva già da una condizione di svantaggio». In più, «la tendenza al miglioramento del mercato del lavoro, al momento abbastanza diffusa tra le regioni, non è sufficiente a fare recuperare nel 2017 i livelli occupazionali raggiunti prima del 2008. Nel Mezzogiorno si ritornerebbe soltanto ai valori della metà degli anni 90 e in Sicilia e Calabria neppure a quelli».
«Il focus – spiega il presidente di Confcommercio Cosenza, Klaus Algieri – fotografa lo stato delle cose di un Sud ancora tremendamente indietro e di una Calabria che purtroppo si conferma maglia nera con un Pil pro capite di 17mila euro annui. Eppure senza il Mezzogiorno l’Italia non riparte. Solo vincendo questa sfida possiamo lasciarci alle spalle una crisi che ha fiaccato la nostra già debole economia, ha costretto alla chiusura molte, moltissime imprese, ha contribuito ad aumentare il numero dei disoccupati».
«Colmare il profondo gap infrastrutturale con il resto del Paese – conclude Algieri – non è uno slogan; è una necessità per le regioni del Sud, dove operano imprenditori che mettono in gioco se stessi per produrre ricchezza e lavoro. Il boom delle presenze turistiche ha indicato una rotta da seguire. Non basta. Adesso serve migliorare l’offerta, condividere, innovare, fare sistema». Perché «non possiamo perdere il treno della crescita». 

 

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  • Occhiello Il dato emerge dal nuovo rapporto del centro studi di Confcommercio. La media è di 17mila euro annui, contro i 39mila del Trentino. Algieri: «Necessario colmare il gap infrastrutturale con il resto del Paese»