Corriere della Calabria

PAOLA Si sono presentati come collaboratori di un inesistente avvocato e hanno convinto una 91enne a versare loro 2.150 euro. Per questo motivo, due giovani sono stati arrestati dai carabinieri di Paola, guidati dal comandante Giordano Tognoni, con l’accusa di truffa aggravata. In mattinata, i due – un trentenne e un trentacinquenne, entrambi di Napoli – hanno contattato l’anziana donna per dirle che la nipote era stata trattenuta in caserma dopo essersi resa responsabile di un incidente stradale. Una storia inventata di sana pianta, ma che ha terrorizzato la 91enne in questo modo convinta dai due a sganciare – immediatamente e sull’unghia – 2150 euro per le presunte spese giudiziarie connesse all’indennizzo dei danni. Dopo aver consegnato il denaro però la signora si è insospettita. La procedura le è sembrata fin troppo strana. Per questo ha contattato subito la nipote, scoprendo in fretta di essere stata truffata. Immediatamente sono scattate le ricerche dei due uomini, identificati anche grazie all’aiuto dei vicini, e nel giro di poco rintracciati e arrestati. Anche il denaro è stato rinvenuto e sequestrato, in attesa delle disposizioni dell’autorità giudiziaria. I due truffatori passeranno la notte nelle camere di sicurezza della caserma e domani saranno processati per direttissima, ma per loro i guai potrebbero non essere finiti. I carabinieri vogliono capire se ci siano altre vittime dei due sedicenti avvocati e su questo si continua a indagare. 

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  • Occhiello I due avrebbero scucito all’anziana 2.150 euro fingendosi collaboratori di uno studio legale. E inventando un incidente stradale nel quale sarebbe stata coinvolta la nipote della vittima

CATANZARO Il delegato alla Sanità della presidenza della Regione, Franco Pacenza, interviene con una dichiarazione sul contenzioso tra il commissario ad acta alla Sanità e la Regione in merito alla titolarità degli accertamenti sulle pensioni di invalidità civile. «In premessa, la sanità in Calabria - afferma Pacenza - è soggetta a gestione commissariale fin dal 2010 ma la Regione ha sempre contrastato atti della struttura commissariale che non rientrano nelle competenze previste dalla delibera di nomina e dalla programmazione. Nello specifico, il decreto che prevede il trasferimento, sia pure in via sperimentale per un anno, degli accertamenti sanitari in materia di invalidità civile dalle Asp all'Inps non è di competenza della struttura commissariale. A ciò, e soltanto a ciò, ci siamo opposti, come già avvenuto per altre attività improprie messe in atto dalla struttura commissariale, al fine di tutelare le prerogative della Regione. In questo caso, inoltre, sia la Commissione regionale consiliare che l'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic) hanno sollecitato la Regione ad impugnare il decreto. Tale ricorso, in via cautelativa, è stato ritenuto legittimo dal Consiglio di Stato che ha indetto l'udienza di merito per il prossimo 21 settembre. Essendo l'istituto dell'invalidità civile un istituto di assistenza nazionale, che ad oggi per volere del legislatore affida alle Asp, presenti un delegato dell'Inps, la verifica in prima istanza dei requisiti previsti, si necessita a nostro parere un adeguamento legislativo che unifichi il procedimento, e, per come è già avvenuto per la medicina fiscale, si possa individuare nell'Istituto di previdenza nazionale il soggetto unico abilitato». 
«La Regione Calabria quindi - prosegue Pacenza - non ha eretto alcun muro di resistenza a processi innovativi che possano accelerare l'accertamento degli aventi diritto in un percorso organico e universalmente applicato. Quanto allo specifico, la Regione, all'interno delle sue prerogative e nelle more, che ci auguriamo possa avvenire a breve, di una modifica della normativa nazionale, ha già attivato un'interlocuzione con l'Inps tesa a migliorare l'offerta del servizio di accertamento delle invalidità civili, evitando però i rischi di allungamento dei tempi e soprattutto di non concentrare le sedi abilitate al servizio stesso. Che l'azione intrapresa dalla struttura commissariale fosse assai precaria lo dimostra il fatto che lo stesso istituto di previdenza abbia ripetutamente chiesto alle strutture dell'Asp un'attività di supporto sanitario, non essendo da solo nelle condizioni di garantire efficacemente il servizio». «Nessuna sottovalutazione - sostiene ancora Pacenza - a tentativi di abusi e rischi di incrostazioni: l'azione della Regione è improntata a smantellare illegalità e inefficienze in tutti gli angoli della pubblica amministrazione, ma con altrettanta forza, non riteniamo che in Calabria bisogna attivare procedure particolari rispetto al quadro normativo nazionale».

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  • Occhiello Precisazione del delegato alla Sanità in merito al conflitto di titolarità nell’accertamento dei requisiti delle pensioni: risposta ai tentativi di soprusi   

CATANZARO «Quando nel suo intervento conclusivo Marco Minniti ha usato la metafora del porto di Gioia Tauro per dire che quella non è la struttura portuale per la Calabria ma una grande infrastruttura logistica al servizio dell'Italia e dell'Europa, ha semplificato un concetto e rovesciato una vecchia impostazione culturale. Una vecchia modalità assistenziale e mutualistica dura a morire è stata infranta». Lo afferma, in una nota, Giovanni Puccio, segretario regionale organizzativo del Pd. «Ora occorre, con maggiore decisione - prosegue Puccio - aprire la strada per guardare il futuro con la politica e una pratica coerente. Minniti parlava in quella sala non solo come il calabrese che onora la sua regione ma come autorevole espressione del Governo nazionale. Quel ministro che ha messo mano ad una questione di fondamentale importanza come quella dei profughi che fuggono dalla guerra e dalla miseria per costruirsi il futuro. In quell'occasione ha dato dimostrazione di non adagiarsi alla routine della emergenza. Ha applicato una nuova visione in cui “sicurezza” non è più parola per alimentare paura e isolamento ma concetto progressista che sostiene il principio di libertà e apre le porte ad una autentica politica di governo riformista. Questa visione “copernicana” ha già messo in discussione e obbligato l'Europa ad affrontare un tema di valenza globale sotto un profilo di corresponsabilità e di condivisione. Un tassello è stato messo. E così per parlare dell'evento “Cantiere Calabria” non bisogna perdersi nelle logiche del provincialismo e nelle guerre fratricide». 
«La Calabria ha grandi potenzialità - sostiene ancora Puccio - ma gran parte delle energie si sprecano nelle frustrazioni conflittuali e nei nominalismi. Ora è del tutto evidente che una iniziativa quale è stata quella di Cosenza arriva in un momento cruciale per le prospettive e il futuro della Calabria. Oggi l'imperativo è di raccogliere quello che si è seminato nella prima fase di governo. Se la Calabria si trova nelle condizioni attuali le ragioni sono strutturali e politiche. Questo non significa ricercare scusanti, far dimenticare come vogliano fare coloro che hanno governato la Calabria dal 2010 al '14. Quelli che hanno dovuto gettare la spugna». Per Puccio «nella tre giorni dell'Università di Arcavacata, è emersa chiara la volontà di incalzare sui tempi e di costruire un processo più veloce e radicale nella sua dinamica e nella verifica democratica da offrire alla società calabrese in tutte le sue manifestazioni organizzate, dalle Università alle rappresentanze professionali, imprenditoriali e sindacali, sindaci e rappresentanze degli enti locali, per costruire un processo partecipativo, quindi, una nuova cultura di governo che intacchi e spezzi le resistenze sistemiche che impediscono il pieno dispiegamento della funzione di governo. Questo ragionamento dovrà pesare nella fase che si annuncia. I congressi non possono essere la conta del potere o dei poteri da ambire ma il terreno sul quale la classe dirigente si seleziona sulla base dei progetti e dei programmi che vanno incontro ed esprimono gli interessi dei calabresi».

 

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  • Occhiello Il segretario regionale organizzativo del Pd analizza la tre giorni messa in piedi dall’esecutivo Oliverio al campus dell’Unical: l'imperativo è di raccogliere quello che si è seminato nella prima fase di governo
Martedì, 19 Settembre 2017 19:00

Nicola: «Il gol arriverà»

CROTONE «Ho fiducia nei miei attaccanti e loro devono averla in loro stessi. Il gol arriverà». Davide Nicola non fa drammi per lo zero nella casella delle marcature del Crotone dopo quattro giornate di campionato. La squadra rossoblu fa fatica a segnare, ma il tecnico vede il bicchiere mezzo pieno. 
«Costruiamo le azioni - dice - siamo pericolosi. La rete arriverà. Dobbiamo avere pazienza». Nella sala stampa del nuovo centro sportivo del Crotone "Antico borgo" il tecnico rossoblu presenta la gara di domani in trasferta contro l'Atalanta e sottolinea proprio i vantaggi di potersi allenare in una struttura adatta alle esigenze di un team di Serie A. «Il vantaggio - sostiene - è che possiamo impostare il lavoro a nostro piacimento. Ieri, ad esempio, abbiamo lavorato contemporaneamente su due campi per fare la parte tattica e quella fisica». 
Dell'avversario il tecnico del Crotone elogia la «capacità di giocare con coraggio ed aggressività» e sottolinea «non penso giocare la quarta gara in sette giorni possa creare problemi alla squadra di Gasperini visto che hanno un gioco consolidato e calciatori forti ed importanti». 
Per quanto riguarda lo schieramento del Crotone, Davide Nicola ribadisce: «giocheremo la terza gara in sette giorni e farò giocare chi sento possa darmi qualcosa in termini di qualità fisiche, tecniche e tattiche. Il mio preparatore atletico è molto bravo e ha saputo gestire bene i tempi di recupero dei calciatori». 
Di certo non ci sarà Nalini che sta recuperando dall'infortunio, in forse Martella per un pestone rimediato contro l'Inter; al suo posto potrebbe esordire in rossoblù Pavlovic.

 

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  • Occhiello L’allenatore dei pitagorici presenta la gara in trasferta contro l’Atalanta e motiva i suoi: ho fiducia nei miei attaccanti
Martedì, 19 Settembre 2017 18:56

Stop di altri due mesi per la discarica di Celico

La Regione ha prorogato di altri 60 giorni la sospensione dei conferimenti nell’impianto di recupero e smaltimento di rifiuti non pericolosi ubicato in località San Nicola nel Comune di Celico, nel Cosentino. A renderlo noto è una nota del dipartimento regionale Ambiente.
A seguito di quanto rappresentato dai sindaci dei Comuni di Celico, Rovito, Lappano, San Pietro in Guarano, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, Serra Pedace, Pedace, Casole Bruzio, Trenta, Aprigliano,  Zumpano e Pietrafitta  e, successivamente, nel corso dell’incontro svoltosi alla presenza del presidente della Regione - in merito alla diffusione di emissioni odorigene intollerabili provenienti dall’impianto e alla conseguente situazione di grave disagio vissuto dalle popolazioni interessate - il Dipartimento  con nota del 21 giugno 2017  ha disposto una prima sospensione dei conferimenti. «La suddetta sospensione - si legge nella nota della Regione - è stata rivolta sia a far fronte, nell’immediato, alla situazione di grave disagio lamentata dalla popolazione (anche in considerazione dell’imminenza della stagione estiva che avrebbe potuto determinare un aggravamento  della situazione), sia all’espletamento di alcune verifiche sull’impianto al fine di accertarne il corretto funzionamento e realizzare un monitoraggio specifico sulle emissioni odorigene. A tal fine il Dipartimento ha proceduto alla costituzione di team di tecnici volti ad accertare il corretto funzionamento delle sezioni e delle operazioni produttive di emissioni odorigene e l’eventuale individuazione di possibili proposte migliorative nonchè ad incaricare l’Arpacal all’esecuzione di indagini ed analisi olfattometriche avvalendosi del laboratorio olfattometrico dell’Arpa Piemonte. Le risultanze trasmesse a cura dei tecnici incaricati e dell’Arpa Piemonte, a seguito dei sopralluoghi e dell’analisi dei campionamenti effettuati sul sito in data 20 luglio 2017 e in data 12 settembre 2017, hanno evidenziato che le lamentate emissioni odorigene possono essere riconducibili ad attività gestionali e strutturali dell’impianto».
«In particolare - precisa il dipartimento Ambiente - è stata riscontrata, quale possibile causa delle emissioni, la movimentazione dei rifiuti da un capannone all’altro nella fase gestionale relativa al trasferimento dei rifiuti dal capannone di ricezione al capannone ove sono presenti le aie di maturazione (biocelle); trasferimento che avviene a cielo aperto (atteso che i capannoni risultano fisicamente  separati). Altra criticità è stata rilevata inoltre circa il possibile conferimento in discarica di una parte del flusso di frazioni organiche non completamente biostabilizzate per via di cumuli non sufficientemente porosi sia in relazione all’altezza degli stessi sia per tipologia di materiale utilizzato. In conclusione le verifiche effettuate hanno evidenziato che, in condizioni “statiche” ovvero di limitata operatività dell’impianto i presidi ambientali attuati sono tali da garantire il contenimento delle emissioni prodotte; di contro, relativamente alle modalità di gestione dell’impianto, emerge la necessità di adottare opportuni misure/interventi per contenere le emissioni odorigene».
Secondo il dipartimento regionale occorrerà quindi: «Collegare i capannoni di ricezione e stabilizzazione; conferire in discarica il rifiuto prodotto come scarto, con IRD<= 1000 indipendentemente dalla classificazione dello stesso; effettuare la coltivazione limitando l’apertura e la chiusura di una singola cella; in relazione ai rifiuti contenenti sostanze organiche limitare il conferimento in discarica agli scarti di processo stabilizzati ovvero subordinare il conferimento alla verifica del IRD; privilegiare il conferimento in discarica agli scarti di processo provenienti dalle piattaforme di recupero o agli scarti delle frazioni non combustibili e non riciclabili provenienti dalla selezione della raccolta differenziata del secco».
Il dipartimento Ambiente ritiene pertanto che «il ripristino dei conferimenti nell’impianto in parola possa avvenire solo a seguito del rispetto delle suindicate condizioni e che, in ogni caso, la ripresa dell’esercizio dovrà essere graduale ed in costante controllo - per un  tempo stabilito - al fine di avere certezza che gli interventi e le misure gestionali sopraindicate siano state efficaci e risolutive della problematica odorigena lamentata, nonché consentire l’effettuazione delle indagini olfattometriche ai sensi della norma UNI EN sopracitata in condizioni dinamiche e, contestualmente, avviare le indagini odorigene anche in prossimità dei recettori sensibili». Per tali ragioni il gestore  della discarica è invitato a realizzare gli interventi per il collegamento dei due capannoni, nonché ad integrare il PMC – di concerto con Arpacal e il Dipartimento – con le specificazioni gestionali di cui ai punti B. C. D. sopraindicati».
Da qui la proroga della sospensione dei conferimenti «a fini cautelativi e a tutela delle condizioni di carattere sanitario e ambientale per il periodo di giorni 60 dalla data odierna e comunque sino a che gli interventi descritti non saranno positivamente verificati da Arpacal e approvate da questo dipartimento le modifiche del nuovo PMC, riservandosi questa amministrazione di impartire in quella sede ogni ulteriore precauzione/misura ritenuta necessaria».

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  • Occhiello Il dipartimento regionale Ambiente ha disposto la sospensione per ulteriori 60 giorni dei conferimenti di rifiuti nell’impianto della Presila cosentina

SANTA CATERINA ALLO JONIO È stato convalidato l’arresto in flagranza, eseguito il 17 settembre, di Giovanni Russo di S. Caterina sullo Jonio responsabile di incendio boschivo doloso.
Al termine dell’udienza, con la convalida dell’arresto, e disposto il rinvio a giudizio, Russo è stato rimesso in libertà.
L’uomo era stato arrestato in flagranza di reato nel pomeriggio del 17 settembre dai carabinieri forestali della stazione di Davoli, in località Lonzo del comune di S. Caterina, durante uno dei numerosi servizi effettuati in questa stagione. 

 

COLTO SUL FATTO In particolare, i carabinieri, partendo dall’analisi dei dati e degli incendi verificatesi nel periodo, oltre a effettuare i rilievi e gli accertamenti sugli incendi recenti verificatesi in zona, hanno individuato in lontananza del fumo e, procedendo ed avvicinandosi con discrezione, hanno individuato Russo, intento ad appiccare il fuoco tramite numerosi mucchietti erba secca (ne sono stati contati almeno 6) lungo un impluvio tra due versanti, in modo tale che il fuoco si potesse propagare con la maggiore velocità ed estensione possibile.
I militari hanno bloccato l’incendiario, e contemporaneamente, è stato richiesto l’intervento anche di una autobotte del servizio antincendi della Regione Calabria, che è riuscita a domare le fiamme poco prima che le stesse raggiungessero un bosco costituito da querce e da macchia mediterranea.
Dalla perquisizione effettuata su Russo è stato rinvenuto e sequestrato l’accendino utilizzato per appiccare l’incendio, nonché della sostanza stupefacente, verosimilmente per uso personale.
Secondo gli inquirenti, la motivazione che avrebbe spinto l’indagato ad appiccare l’incendio è riconducibile alla propria attività agro-pastorale.  

 

 

I PERICOLI DEL ROGO Di particolare rilievo il contesto ambientale in cui il soggetto ha innescato l’incendio, costituito da un’area con folta vegetazione erbacea e arbustiva, ad elevatissima suscettibilità a bruciare, su terreni impervi e con pendenza tale da favorire, con l’eliminazione della vegetazione boschiva, i successivi fenomeni di erosione molto temuti dopo il passaggio del fuoco.

Anche se le condizioni climatiche attuali hanno consentito una attenuazione del fenomeno, continuano comunque senza sosta le attività di repressione e di contrasto dei Carabinieri forestali, finalizzati sia alla repressione di ulteriori incendi, sia per completare le indagini e i rilievi tecnici su tutti gli incendi boschivi di questa terribile stagione estiva.

Infatti, l’arresto effettuato partendo dalla prosecuzione degli accertamenti sugli incendi verificatesi nella zona, ha consentito di individuare in flagranza un nuovo tentativo di incendio.

 Oltre alla repressione in flagranza, una particolare attenzione viene dedicata dall’Arma ai rilievi, la perimetrazione di ogni singolo incendio occorso e alla sua sovrapposizione catastale, che può costituire, accanto alle finalità prettamente investigative e di polizia giudiziaria, un efficace supporto all’attuazione delle limitazioni e dei vincoli previsti dalla legge sugli incendi boschivi, in materia di taglio dei boschi, di esercizio della caccia e del pascolo, e della modifica della destinazione d’uso dei terreni percorsi dal fuoco.

 

 

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  • Occhiello L’uomo era stato sorpreso dai carabinieri mentre appiccava il fuoco in località Lonzo. Dovrà rispondere per l’incendio boschivo doloso divampato il 17 settembre scorso

REGGIO CALABRIA «Deve essere detta una parola chiara e definitiva sull'apertura dei cantieri e l'inizio dei lavori per la realizzazione dei nuovi ospedali della Piana di Gioia Tauro, Sibaritide e Vibo Valentia». Lo afferma, in un comunicato, il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione. «Il contratto per l'ospedale della Sibaritide - prosegue Guccione - è stato sottoscritto a settembre del 2014 tra Regione, Asp di Cosenza e “Ospedale della Sibaritide-Società consortile per azioni”. Il contratto per il nuovo ospedale di Gioia Tauro è stato sottoscritto a marzo del 2015 tra Regione, Asp di Reggio Calabria “Ospedale della Piana di Gioia-Società consortile a responsabilità limitata”. Per quanto riguarda l'ospedale di Vibo Valentia il contratto è stato sottoscritto a settembre del 2014 tra Regione, Asp di Vibo Valentia e società “Vibo Hospital Service spa”. Nonostante sia trascorso molto tempo, oltre 4 anni, i cantieri non sono stati aperti e i lavori non sono mai iniziati. Oltre 438 milioni di euro sono le risorse disponibili per la realizzazione dei nuovi ospedali che dovrebbero garantire 1120 posti letto per acuti. Il mio non e' spirito polemico, ma è la volontà di sollevare un problema che interessa migliaia di cittadini che sono costretti, per mancanza di posti letto, ad essere trasferiti fuori regione. Alla questione primaria della salute dei cittadini c'è da aggiungere che la realizzazione dei nuovi ospedali metterebbe in moto l'economia calabrese». «Ero già intervenuto sulla vicenda - aggiunge Guccione - presentando un'interrogazione ad hoc rivolta al governatore nel maggio del 2017. E ne abbiamo discusso nella Commissione consiliare Sanità presieduta dal collega Mirabello. Credo che sia arrivato il momento di dire una parola chiara sull'inizio dei lavori e sulle responsabilità, se ci sono, del mancato avvio di queste importanti infrastrutture sanitarie. Dobbiamo sempre di più connetterci con i fatti, che significa far toccare con mano alla gente le realizzazioni e i cambiamenti, facendo parlare le opere e non le parole».

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  • Occhiello Il consigliere regionale del Pd rilancia l’appello sui nosocomi della Sibariitide, di Gioia Tauro e di Vibo: «Oltre 438 milioni di euro di risorse disponibili per 1120 posti letto per acuti. Necessaria una parola definitiva sull’inizio dei lavori»

VIBO VALENTIA «L'esperienza della Fattoria didattica e sociale cui ha dato vita l'associazione di volontariato “La Goccia” di Vibo Valentia è veramente esemplare e merita di essere segnalata come buona pratica e sostenuta ora in tutti i modi possibili». Con queste parole, il vicepresidente Antonio Viscomi ha salutato Il presidente Michele Napolitano, don Giuseppe Fiorillo, i soci, i volontari e gli ospiti della struttura visitata oggi ed ubicata alle porte di Vibo. 
Nel corso della visita, al vicepresidente sono stati illustrati i risultati di un impegno appassionato e gratuito che ha portato, nell'arco di pochi anni, alla costruzione - senza un euro di contributo pubblico - di una realtà importante, forse conosciuta più fuori che nella regione, «nella quale - ha dichiarato il vicepresidente - la natura è prima di tutto un luogo dell'anima, una cura per il caos di esistenze non facili, un cuore pulsante che tiene insieme esperienze le più disparate. È del tutto evidente che dietro il “fare” qui c'è e si sente un “essere”, un modo di intendere la vita e le relazioni tra gli esseri umani. Qui si comprende pienamente, mi pare, che prima dell'interesse c'è l'inter-essere, lo stare insieme, l'essere comunità in cui ognuno assume su di se la responsabilità dell'altro».
Ragionando con gli operatori presenti, sono emerse alcune considerazioni importanti sul ruolo e la funzione di esperienze di tale natura nel quadro delle politiche pubbliche messe in atto dalla Regione, che il vicepresidente ha riassunto in almeno due punti chiave. 
Il primo riguarda «la necessità che gli apparati pubblici sappiano fare un passo indietro, rinunciando a colonizzare o condizionare esperienze private che hanno dimostrato la loro effettiva sostenibilità, e siano invece orientati a rafforzare le funzioni di controllo per evitare che la condizione di disagio diventi terra di conquista per delinquenti di qualunque risma, come purtroppo le cronache ci ricordano troppo spesso».
Il secondo riguarda la necessità di considerare la specificità dell'esperienza delle fattorie sociali per adeguare l'assetto normativo e regolamentare esistente. «Le fattorie sociali rappresentano – ha detto Viscomi - il luogo dove integrare e unificare politiche e strategie che attengono ad aree differenti: dalle politiche del lavoro a quelle sociali, a quelle di recupero dalla devianza, dalle politiche formative a quelle sanitarie, dalle politiche agricole a quelle scolastiche. È un errore continuare a guardare a queste iniziative con le lenti frammentate e settoriali delle competenze burocratiche. Bisogna cambiare logica e operare con strategie integrate di sviluppo e con operazioni in grado promuovere le autonome reti di relazione e di competenze. Per tutte queste ragioni- ha concluso il vicepresidente della Regione -, esperienze come quella vibonese de “La Goccia” pongono a tutti noi una sfida radicale: o cambiamo modo di ragionare o rischiamo di restare impantanati in un modo di fare inerziale e perciò rassicurante ma del tutto inidoneo ad affrontare le sfide che abbiamo davanti». 

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  • Occhiello Il vicepresidente ha visitato il centro didattico e sociale gestito dall’associazione di volontariato vibonese: errore continuare a guardare a queste iniziative con la lente delle competenze burocratiche
Martedì, 19 Settembre 2017 16:35

Commissioni "scadute", nuovo caso in Consiglio

REGGIO CALABRIA Il consiglio regionale esplode la grana relativa al rinnovo delle presidenze delle commissioni. Il primo a sollevare la questione è il consigliere regionale Mimmo Tallini, che ha abbandonato l’aula della commissione Ambiente «dopo il parere ufficiale – su mia precisa richiesta – reso dal segretario generale in merito alla mozione d’ordine che ho posto in apertura dei lavori della quarta commissione sulla legittimità della seduta. La questione da me sollevata è di carattere generale e non riguarda specificatamente la quarta commissione, composta da persone che stimo e con cui negli anni mi sono trovato anche a lavorare in sinergia».
«Ho ritenuto porre preliminarmente la questione di legittimità della riunione odierna considerato che, allo stato – ha aggiunto Tallini –, non si è ancora provveduto alla rielezione degli organi (presidente, vicepresidente e segretario) di tutte le commissioni consiliari che risultano pertanto “scadute” e che vanno rinnovate prima che le stesse affrontino qualsiasi argomento. La pronuncia sulla legittimità della seduta di organismi tecnicamente “scaduti” non può essere assolutamente demandata ai colleghi consiglieri regionali i quali svolgono semplicemente un ruolo politico, ma compete agli uffici preposti che hanno il dovere di esprimersi formalmente con parere di regolarità tecnica sulla procedura. Nel caso in cui dovesse trovare fondamento la mia tesi, occorrerà verificare se i componenti dell’Ufficio di presidenza e delle commissioni abbiano percepito l’indennità di funzione e in tal caso se sia legittimo che tale indennità sia stata percepita anche a funzione scaduta. Al contrario, risulta con certezza che fino ad oggi sono state bloccate tutte le indennità relative alle funzioni del personale. Ritengo infine che le risposte del dottor Priolo non abbiano assolutamente fugato le mie perplessità, anzi, stante la loro genericità, i dubbi sono copiosamente aumentati e mi hanno indotto conseguentemente ad abbandonare la seduta per non avallare atti e provvedimenti in regime di una presunta prorogatio che, guarda caso, non è valsa per la Presidenza e per l’Ufficio di presidenza ma viene riscoperta solo per le commissioni, e cioè per continuare a prendere tempo perché nella maggioranza ancora non sono pronti con i relativi organigrammi». 

RINVIO Il caso sollevato da Tallini ha avuto un’eco anche in commissione Riforme, grazie agli interventi di Vincenzo Pasqua (Oliverio presidente) e Alessandro Nicolò (Fi), che hanno sollevato problemi circa la legittimità dei lavori. L’organo guidato da Sinibaldo Esposito ha quindi deciso di aggiornare la seduta. Il segretario Priolo ha comunque evidenziato quanto precedentemente esposto durante la seduta della quarta commissione consiliare, ribadendo la legittimità delle procedure, «cioè la piena funzionalità degli organi durante le scadenze intermedie, fino al loro rinnovo». «Ringrazio il segretario generale per il suo contributo – ha detto Esposito –, permane però una interpretazione tecnica del Regolamento interno del consiglio regionale che non si presta a facili letture. Da qui, la decisione a maggioranza di aggiornare i lavori con l’obiettivo di elidere sul nascere elementi che potrebbero incidere negativamente nel prosieguo dell’attività istituzionale».
I lavori, malgrado l’assenza di Tallini, sono invece andati avanti senza intoppi in commissione Ambiente, nel corso della quale è stato discusso un provvedimento amministrativo della giunta sulla “Integrazione criteri localizzativi Piano regionale gestione rifiuti”. L’organismo ha ascoltato il sindaco di Bisignano Francesco Lo Giudice, accompagnato da una delegazione, sulle criticità in cui versa il sistema della depurazione nello stesso Comune. A margine dell’audizione, il presidente Bevacqua ha manifestato «vicinanza e supporto rispetto ai problemi evidenziati dal sindaco». 

INCENDI Sono state quindi incardinate alcune proposte di legge tra cui il progetto di legge a firma dello stesso presidente sugli incendi boschivi. «La finalità primaria del progetto normativo – ha affermato Bevacqua – è, innanzitutto, di recepire in maniera organica la legge-quadro nazionale (323 del 2000), colmando un vuoto legislativo che permane da 17 anni e prevedendo una serie di disposizioni ulteriori e cogenti.  Le devastazioni prodotte dagli incendi boschivi che nell’estate appena trascorsa hanno colpito indistintamente tutto il territorio calabrese, impongono a noi classe dirigente un’azione legislativa non più rinviabile – ha rilanciato – al fine di pianificare al meglio la mitigazione del rischio e la lotta attiva al fenomeno. Il cardine attorno al quale ruota l’incisività del testo normativo è la prevenzione: bisogna ridurre anzitempo il rischio e gestirlo mediante una pianificazione adeguata». 
«L’obiettivo che ci prefiggiamo di agevolare e raggiungere è quello di un modello organizzativo efficiente e regolarmente monitorato. Riguardo alle disposizioni più rilevanti contenute nel testo – ha proseguito Bevacqua – vengono stabiliti termini e procedure stringenti per il Piano Aib (Piano antincendi boschivi). Tra i punti rilevanti: maggiori vincoli per la predisposizione dei Piani A e B e sull’esame e valutazione a conclusione di ogni stagione estiva. Quanto alle prescrizioni dettate dalla normativa nazionale per i terreni colpiti da incendio, la Regione si produrrà in un’applicazione puntuale e costante, impedendo le azioni determinanti anche solo potenzialmente l’innesco di incendio e inasprendo i divieti. Altro punto qualificante – ha detto – è il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei Comuni in merito alla redazione obbligatoria del catasto-incendi senza la quale saranno previste forme specifiche di penalità a valere sulla partecipazione a bandi e finanziamenti regionali per i Comuni che non ottemperano». 
«Nel contempo – ha concluso Bevacqua – l’istituzione regionale intensificherà la propria azione per contrastare l’abbandono e la desertificazione antropica delle aree agricole e boscate, anche mediante corsi di carattere tecnico-pratico rivolti alla formazione di soggetti da impiegare nell’opera di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi». 
La seduta si è chiusa con l’avvio del confronto sul disegno di legge presentato dal consigliere Greco che, intervenendo in merito alla nuova legge sul servizio idrico integrato, prevede alcune modifiche al meccanismo di voto e alla divisione in fasce per l’individuazione dei Comuni componenti l’assemblea dell’Aic.

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  • Occhiello Tallini lascia l'aula per protestare contro il mancato rinnovo degli uffici di presidenza: «Le spiegazioni del segretario generale Priolo non mi hanno convinto». Rinviata la discussione nella Riforme. Esposito: «Regolamento non è chiaro». Intanto Bevacqua incardina la legge contro gli incendi

CATANZARO «La Calabria cantierata dal presidente Oliverio non solo continua a distinguersi per inefficienza, ma addirittura si mette di traverso rispetto a quelle innovazioni che tendono a semplificare le procedure amministrative, renderle più rapide e meno costose, a tutto beneficio dei cittadini». È quanto dichiara, in una nota, il consigliere regionale del Gruppo Misto Wanda Ferro.  «Se la nostra cucina trionfa sulle pagine del New York Times – afferma - agli onori delle cronache nazionali, e non certo in chiave lusinghiera, finiscono le decisioni del governo regionale, come il ricorso contro il protocollo stipulato tra Inps e Commissario alla Sanità relativo alle procedure per il riconoscimento della invalidità civile. È una firma brillante come quella di Gian Antonio Stella ad evidenziare fondate perplessità per la volontà della Regione di ostacolare un processo di semplificazione e di trasparenza in un settore in cui, soprattutto al Sud, sono emerse gestioni clientelari e vere e proprie vicende truffaldine a discapito dei veri invalidi». 
«Per meglio comprendere la vicenda – prosegue il consigliere regionale - occorre ricordare che il commissario alla Sanità Massimo Scura e il direttore regionale Inps Diego De Felice hanno stipulato un protocollo sperimentale della durata di un anno, operativo dal primo settembre 2017, che consente all’Inps, in aggiunta alle competenze già acquisite in tema di cecità, sordità, handicap, di definire direttamente le visite concernenti l’invalidità civile, presso i vari uffici presenti nelle province calabresi. Attualmente infatti questa competenza è esercitata su un doppio livello, che coinvolge prima gli uffici dell’Asp e poi la commissione medica Inps, che emana il decreto definitivo». 
Per Ferro, «una duplicazione che comporta disagi per l’utenza, che deve sottoporsi a numerose visite mediche, tempi più lunghi per la definizione dell’iter - in media occorrono tre o quattro mesi - costi più alti, un maggiore rischio di contenzioso». «Grazie all’accordo con l’Inps – sottolinea - non solo si prevede il netto taglio dei passaggi burocratici, con una riduzione dei tempi e dei costi, sia per i cittadini che per il sistema sanitario che avrà maggiore disponibilità di personale medico e amministrativo, ma anche un accertamento puntuale dell’invalidità in favore di cittadini che sono svantaggiati, e spesso tagliati fuori dalla possibilità di percepire altre prestazioni a sostegno del reddito, in una realtà economica difficile come quella calabrese. Ma soprattutto si punta a favorire maggiore trasparenza e legalità, affinché vengano evitate troppe discrezionalità e non vengano destinate risorse ai soliti “falsi invalidi” anziché a chi ha veramente bisogno». 
«Sul protocollo si sono espressi favorevolmente – aggiunge Ferro - i sindacati Cgil, Cisl e Uil, così come il comitato regionale Inps, ma la Regione Calabria ha ingaggiato contro questo accordo una battaglia giudiziaria incomprensibile, prima con un ricorso al Tar, che ha dato ragione ad Inps e Commissario, poi con un nuovo ricorso al Consiglio di Stato che, dopo soli due giorni, ha bloccato tutto, rinviando la decisione al 21 settembre. Quanto è bastato – conclude - per bloccare l’operatività di un accordo che avrebbe fatto scattare nuovi meccanismi di controllo e ridotto l’influenza delle Aziende sanitarie che, come ricorda Gian Antonio Stella, sono storicamente più legate alla politica».  

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il consigliere regionale del Gruppo misto attacca la giunta Oliverio sulla vicenda del ricorso contro il protocollo firmato tra Inps e Commissario alla Sanità in materia di invalidità civile: hanno bloccato un meccanismo utile ai cittadini  
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