Corriere della Calabria

CARIATI Il cadavere di un uomo è stato rinvenuto nel bagagliaio di una Opel con targa polacca - risultata di proprietà di un cittadino polacco che però non è stato rintracciato non avendo un domicilio fisso - parcheggiata in una strada sterrata limitrofa alla spiaggia in contrada Vascellero, a Cariati, nel cosentino. Il cadavere, avvolto in una coperta, al momento non è stato ancora identificato. Dai primi accertamenti medico-legali effettuati sul corpo dell'uomo sono emerse ferite da arma da fuoco al torace. A segnalare la presenza del cadavere un cittadino che passava per caso nella stradina sterrata che accede alla spiaggia. Indagini in corso da parte dei carabinieri. 
L'uomo è di carnagione bianca e dall'apparente età di circa 40 anni. Non si esclude che possa trattarsi di uno straniero. «Abbiamo disposto l'autopsia e crediamo di poter identificare l'uomo nelle prossime ore», ha detto il procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Si tratta di un uomo, ma non se ne conosce ancora l'identità. Secondo i primi rilievi sarebbe stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco. La vettura è intestata a un cittadino polacco non ancora rintracciato. Indagano i carabinieri

CATANZARO «A Catanzaro il fenomeno racket diventa ogni giorno più preoccupante e violento. Le iniziative di solidarietà non bastano più. Le istituzioni devono prontamente dare risposte e fare sentire la presenza dello Stato accanto ai cittadini del capoluogo». Striglia i parlamentari di tutto l’arco politico Pasquale Squillace, ex Segretario del circolo "E. Lauria" del Pd di Catanzaro, che sottolinea «sono questi i casi in cui il colore politico deve essere messo da parte. Dove la responsabilità di essere rappresentanti di una terra tanto bella quanto difficile come la Calabria deve pesare come un macigno». Per Squillace, «gli eventi criminosi che si sono susseguiti in questi mesi nella città Capoluogo della Calabria e in tutta la provincia non lasciano più spazio a dubbi e interpretazioni. Il lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine si sta rivelando preziosissimo e occorre sostenerlo maggiormente». Tuttavia, dice chiaro «a accanto a questo devono accompagnarsi azioni mirate contro il fenomeno del racket delle istituzioni a tutti i livelli, a partire dalla rappresentanza parlamentare». Per questo fa un appello: «Senatori e deputati calabresi che occupano autorevolmente le commissioni deputate come quella antimafia sono oggi chiamati ad uno sforzo unitario. Ecco perché il mio primo appello è rivolto al ministro dell'interno Marco Minniti,  alla presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, che pure ha visto  la sua elezione proprio in un collegio calabrese, e  a tutti gli altri membri. Si lavori al più presto ad un tavolo che valuti attentamente la situazione e ponga i dovuti argini a questa escalation davvero preoccupante. Non tardiamo, questa terra chiede certezze e normalità». 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello L’ex segretario del circolo Pd “E.Lauria” di Catanzaro si appella ai parlamentari calabresi, al ministro Minniti e alla presidente della commissione antimafia Rosy Bindi «Al più presto un tavolo che ponga i dovuti argini a questa escalation»

PESCARA Da qui ai primi di ottobre il decreto che dà le regole di funzionamento delle Zone economiche speciali (Zes) ed entro l'anno l'istituzione delle prime Zes in Italia. Lo ha annunciato il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, a Pescara, intervenendo a un dibattito alla Festa dell'Unità alla presenza del presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, del segretario dell'Autorità portuale Medio Adriatico, Matteo Parole, dei sindaci abruzzesi e del sindaco di Firenze, Dario Nardella. «Abbiamo le proposte della Calabria, per Gioia Tauro, e della Campania, per il sistema portuale Napoli, Salerno e Interporto di Nola»

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Lo ha annunciato il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, a Pescara, intervenendo a un dibattito alla Festa dell'Unità

REGGIO CALABRIA Sono passati quattro giorni dalla morte di Pasquale Libri, boss dell’omonimo clan e per eredità “custode delle regole” decise alla fine della seconda guerra di ‘ndrangheta. Per lui, come ormai da prassi, la Questura ha imposto funerali privati, celebrati alle 7 del mattino al nuovo cimitero di Condera. E come da prassi, da giorni sui social va in scena la faida fra i sostenitori del provvedimento e chi lo bolla come atto variamente inumano. Mentre la Chiesa, che in barba alle scomuniche invocate persino dal Papa ha celebrato i funerali, è rimasta in silenzio. 

REPETITA NON IUVANT Un copione già visto nei modi e nei commenti, ma che ad ogni nuova edizione nulla perde della sua sconfortante portata. Come di costume, a dare fuoco alle polveri sono i familiari del defunto, che in modo più o meno sgrammaticato celebrano il congiunto passato a miglior vita. Generalmente è sempre «un angelo» o «uomo di buon cuore» e «che tanto ha insegnato», nonostante il discreto numero di condanne che il morto si è portato nella tomba.

ALLA FIERA DEL BECERO Nel caso dei familiari di Pasquale Libri, il “dibattito” è rapidamente precipitato lungo il crinale dell’insulto becero, declinato a sfondo sessuale. Per nipoti e accoliti, chi non si è messo in fila per il licenziamento 2.0 a colpi di compunti “r.i.p”, è solo «una lurida vacca», «una lesbica» o «un ricchione», impegnato in varie ed eventuali acrobazie sessuali, ma sempre in procinto di morire (male). E tutti sono in generale male informati dalla stampa, perché – assicura il nipote del boss - «su quest’uomo sono state scritte tante falsità, le cose sui giornali sono scritte per fare business, e lui non era neppure detenuto».

IL CURRICULUM DELL’ANGELO Probabilmente, al giovane rampollo sono sfuggiti i pezzi che davano conto delle deposizioni in tribunale dei pentiti che per lungo tempo hanno frequentato il medesimo ambiente del defunto, proprio negli anni della sanguinosa guerra di mafia costata a Reggio 800 morti ammazzati in sei anni. Il medesimo conflitto che secondo alcuni collaboratori sarebbe stato segretamente innescato proprio dal clan Libri, da più parti definiti «tragediatori». E poi – certificano sentenze definitive – divenuti “custodi delle regole” che per terminare quella guerra sono state stabilite.

LA TERRA DI MEZZO Argomenti che inutilmente vari internauti hanno provato a proporre. Immediatamente sono stati coperti da irripetibili insulti da parte di familiari, amici, accoliti e magari anche qualche affiliato, nascosto dietro opportuni nick name. In mezzo, gli ecumenici garantisti dell’ultima ora, impegnati a invocare «cristiano rispetto» e/o a criticare «l’ingerenza dello Stato in questioni private».

E LA PIÙ VOLTE RIBADITA SCOMUNICA? Insomma, sui social è andato in scena un circo, dai toni più o meno alti, che da giorni tiene banco e non accenna a spegnersi. Chi – allo stato - non ha proferito verbo è la Chiesa, insieme a tutti i suoi rappresentanti. Nonostante papa Francesco abbia detto chiaramente – nel lontano 2014 – che «i mafiosi sono scomunicati» e tale concetto sia stato ribadito più volte da vescovi e alti prelati calabresi, boss, luogotenenti e gregari, condannati anche definitivamente per mafia, continuano a ricevere tutti i sacramenti.

Alessia Candito
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Da giorni sui social impazza la contesa fra familiari e accoliti del boss Libri e chi non si mette in fila per un omaggio 2.0. Al centro della contesa, il divieto di funerali pubblici. Che qualcuno ha celebrato, nonostante la scomunica per i mafiosi annunciata dal Papa

LECCE Escursione fatale per un cosentino in vacanza in Salento. Neve Walter Ventura, di 32 anni, originario della provincia di Cosenza ma da anni residente a Livorno, è morto dopo essere precipitato con la sua sua mountain bike da una scogliera di 10 metri in località Punta delle due Sorelle, a Torre dell'Orso, marina di Melendugno. Un tratto di falesia particolarmente frequentato dagli appassionati di mountain bike, che amano percorrere le strade sterrate tra la pineta e il mare, ma che per il ragazzo è stato fatale. Al momento, non si sa perché il trentaduenne abbia perso il controllo del mezzo. Dal mare, un gruppo di persone che stava facendo un’escursione in barca lo ha visto precipitare giù dalla scogliera ed ha immediatamente chiamato il 118, ma i sanitari non sono riusciti a scendere nel punto in cui si trovava il giovane. A soccorrerlo sono stati gli uomini della Guardia costiera, che hanno raggiunto il luogo dell'incidente con una motovedetta partita dal porto di Otranto mentre, contemporaneamente, i soccorritori di un diving ubicato nella zona si sono mossi a bordo di un acquascooter. Gravemente ferito ma cosciente, il trentaduenne è stato  trasportato velocemente nel porto di San Foca, dove è morto poco dopo il ricovero. Ventura era in vacanza con la moglie e il figlio di un anno e mezzo. A quanto si è appreso, la coppia si era sposata una settimana fa.

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Tempestivi ma inutili i soccorsi. Neve Walter Ventura era in vacanza in Salento con la moglie e il figlio di un anno e mezzo. Si era sposato una settimana fa

CATANZARO Soddisfazione, plauso, sorpresa. Il numero record di turisti che la Calabria ha fatto registrare sembrano quasi stupire la politica, che gongola ma non si accontenta. Da più parti, arriva l’invito a fare di più

SCULCO: «NECESSARIO COLMARE LACUNE» Per la consigliera regionale di Calabria in Rete, Flora Sculco, «i dati forniti dal  Sole24Ore sul record di presenze in Calabria, soprattutto straniere e  riferiti ai mesi estivi, sono incoraggianti e debbono spingere il sistema-regione a monitorare attentamente le lacune che ancora rendono fragile il sistema dell’accoglienza, al fine di «bisogna organizzare meglio il sistema in vista di un necessario  allungamento della stagione». sottolineando che «la Calabria ha beni ambientali, storici e culturali di primissimo livello da valorizzare e mettere a disposizione, per l’intero arco dell’anno, di un turismo nazionale e internazionale di qualità che può generare ricchezza per tutti e opportunità preziose di occupazione per i nostri giovani. È il turismo una delle grandi occasioni finora mancate dalla Calabria». Per questo, aggiunge Sculco, «non c’è da perdere altro tempo. Sulla scia di questo successo dovuto ai  cambiamenti nello stile di vita delle persone  e nelle scelte tradizionali del turismo che di fatto   favoriscono il Mezzogiorno italiano, «c’è  dunque da lavorare sodo (Regione, autonomie locali, associazioni imprenditoriali e ogni soggetto che ha funzioni nel settore), per costruire una regia dell’accoglienza efficace ed efficiente, per mettere ‘in sicurezza’ il mare, per sconfiggere la piaga deplorevole degli incendi che ha tormentato l’estate ormai agli sgoccioli e per porre fine al vergognoso deficit infrastrutturale di una regione che ha urgenza di dotarsi di un sistema aeroportuale, viario e ferroviario  articolato e operativo».

BEVACQUA: «NECESSARIO INTERVENIRE SUL DEFICIT INFRASTRUTTURALE» Per il consigliere Bevacqua, presidente della commissione Ambiente e Territorio,i risultati di quest’anno devono «spronare le classi dirigenti a rimuovere gli ostacoli che impediscono ancora la messa in campo di un’offerta strutturalmente robusta e capace di venire incontro in maniera organica e completa alle esigenze della domanda turistica in costante crescita». A detta del consigliere, «La capacità di “fare sistema” è il vero moltiplicatore di benessere, per il territorio e per i turisti, e questa capacità ha bisogno di essere incentivata e garantita dal livello istituzionale attraverso, innanzi tutto, una presa in carico del deficit infrastrutturale che percorre e penalizza la nostra terra». Su questo fronte – informa – si sta lavorando «per un miglioramento reale dell’accessibilità e dei collegamenti interni: le nuove leggi sui trasporti, gli investimenti finalmente attivi per la ss 106 e per l’ammodernamento della ferrovia ionica sono lì a testimoniare il lavoro di una giunta e di una maggioranza che si attendeva da decenni». Ma – sottolinea – c’è ancora da fare. «Le difficoltà che vivono gli scali aerei della nostra regione – conclude Bevacqua – unitamente alla persistenza del quasi isolamento di molte aree interne ci spronano senza tregua a perseguire lungo la strada intrapresa. Per troppo tempo, nella nostra regione, abbiamo puntato su modelli di sviluppo che non ci appartenevano, dimenticando che, facendo leva sulla promozione digitale e sull’internazionalizzazione dell'offerta turistica, le vere risorse da valorizzare sono il nostro ambiente, la nostra cucina, la nostra agricoltura, il nostro artigianato, le nostre tradizioni, la nostra innata capacità di intessere rapporti umani e di relazionarci con il prossimo». 

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Sculco: «Il sistema regione deve ancora colmare lacune». Bevacqua «è necessaria una presa in carico del deficit infrastrutturale che percorre e penalizza la nostra terra»

ROSARNO Un omaggio per la famiglia Pesce direttamente da Polsi? Per gli investigatori, è questo il significato delle immaginette della Madonna di Polsi apparse questa mattina a Rosarno, di fronte alla casa di Giuseppa Bonarrigo, madre di Antonino, Vincenzo, Rocco, Savino e Giuseppe Pesce, considerati elementi di vertice dell’omonimo clan. I santini sono stati affissi sulle saracinesche del supermercato, confiscato nel corso di una delle tante indagini contro i Pesce e chiuso da anni perché considerato di proprietà dello storico casato mafioso. Per i carabinieri, intervenuti per rimuovere le immaginette, qualcuno di ritorno da Polsi potrebbe aver deciso di omaggiare il clan, invocando sullo storico casato mafioso, azzoppato dagli arresti, la “protezione” della Madonna della montagna. Nonostante la Chiesa abbia più volte chiesto che la festa di Polsi non venga identificata come appuntamento di ‘ndrangheta, per ‘ndrine e clan di ogni angolo del pianeta rimane un punto di riferimento imprescindibile. Al santuario, per decenni retto da don Pino Strangio, attualmente imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e violazione della legge Anselmi, aggravata dall'aver favorito i clan, per decenni, in concomitanza con la festa per la madonna della montagna si è svolta la tradizionale riunione dei “delegati” della cosiddetta ‘ndrangheta “visibile”, immortalata dagli investigatori anche in una serie di videoriprese nel corso dell’inchiesta Crimine.

IL SINDACO IDÀ: «GESTO GRAVE» «Se questa pista investigativa fosse confermata dalle indagini, saremmo in presenza di un gesto grave e da condannare con fermezza, soprattutto perché verificatosi in una Città che prova, con fatica, a risollevarsi e che ha voglia di voltare definitivamente pagina», dice il sindaco di Rosarno, Giuseppe Idà. «Religione e crimine – afferma in una nota - non possono stare insieme. Questo episodio mi fa venire in mente le parole del Ministro Minniti che, in occasione di una sua visita proprio al Santuario di Polsi, disse: "la ’ndrangheta è il contrario di fede, amore, libertà, onore. È il nemico mortale di una società che vuole liberarsi, non ci sono subordinate". Rimaniamo fiduciosi in attesa di una risposta corale e vigorosa da parte dello Stato, l'Amministrazione comunale farà la sua parte».

IL PREFETTO: «GESTO BLASFEMO» Sull’episodio, il prefetto di Reggio Calabri, Michele di Bari ha espresso «profondo sconcerto, dura riprovazione ed incondizionata condanna per un gesto blasfemo che esige ogni urgente sforzo perchè non è  assolutamente tollerabile che la gestualità della 'ndrangheta possa lontanamente ripetersi». Per il prefetto, «la sana devozione alla Madonna della Montagna è antinomica, contraria, opposta alla ritualità di qualsiasi organizzazione malavitosa e lo Stato anche in questo caso non mancherà di dare una risposta incisiva per l'affermazione della legalità».

LA CONDANNA DEI SACERDOTI DI ROSARNO Durissima la reazione anche di diversi sacerdoti di Rosarno, Giuseppe Varrà , parroco San Giovanni Battista, Rosario Attisano, parroco Maria SS.ma Addolorata, Roberto Meduri, parroco Sant’ Antonio e Carmelo Ascone, vicario parrocchiale Maria SS.ma Addolorata. Con una nota, secca e durissima, i religiosi ci hanno tenuto a precisare che «nessun pellegrinaggio è stato organizzato dalle nostre comunità al santuario di Polsi in occasione della festa che ivi si svolge» e che «le carovane che partono da Rosarno lo fanno in forma strettamente privata». Netti sono stati i sacerdoti anche nel condannare «in maniera ferma quanti pensano di venerare, omaggiare e onorare la Madre di Dio con tali forme, compresi i caroselli di auto per le vie della città sia alla partenza come al ritorno, che nulla hanno di cristiano e che, se contengono omaggi a presunti boss, sono segno di tutt’altra fede che fa riferimento a uomini/donne ancora legati a concezioni tribali fuori da ogni contesto di Chiesa e di civiltà». Per questo – si legge nella nota - «noi parroci e sacerdoti di Rosarno esprimiamo riprovazione per tali gesti e ci auguriamo che le competenti autorità stronchino queste manifestazioni che offendono prima di tutti la Vergine Maria e la comunità cristiana che venera i santi e la Madonna seguendo e osservando la legge di Dio e le indicazioni della Chiesa».

a. c.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Sono comparsi questa mattina sulle saracinesche del supermercato confiscato al clan Pesce. Sdegno e condanna da parte delle istituzioni. I sacerdoti: «Manifestazioni segno di tutt’altra fede che fa riferimento a uomini/donne ancora legati a concezioni tribali»

Un uomo di 70, Luciano Abruzzese, di Corigliano Calabro, è stato ritrovato morto stamani. Di lui non si avevano notizie dalla sera di venerdì scorso, quando l'uomo si era allontanato da casa senza più farvi rientro. I familiari avevano allertato i carabinieri che hanno iniziato le ricerche, concluse stamani col ritrovamento del corpo in una zona non lontana dalla sua abitazione. Dagli accertamenti medico legali è emerso che l'anziano sarebbe morto per cause naturali.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il settantenne Luciano Abruzzese si era allontanato da casa venerdì sera. Il suo corpo è stato individuato dai carabinieri non lontano dalla sua abitazione

CATANZARO «Quello che sta accadendo nell’intera Area Metropolitana  è inaccettabile e non si può intervenire solo con  provvedimenti-tampone, per non rischiare seriamente di compromettere un tessuto già fragile segnato, purtroppo, da un tasso di mortalità superiore ad altre regioni italiane». Così tuona il capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia, Alessandro Nicolò, sottolineando che «la chiusura del reparto di Ortopedia all’ospedale di Locri e la sospensione dello stesso servizio al nosocomio di Melito Porto Salvo, i ritardi dell’ospedale unico della Piana e le mancate assunzioni indispensabili per garantire le prestazioni minime ai pazienti e il declino funzionale e il ridimensionamento della sanità nella Città Metropolitana certificano il fallimento delle politiche sanitarie e l’incapacità della Giunta regionale di progettare e programmare le attività fondamentali per assicurare le basilari cure ai calabresi».Per Nicolò, «il presidente Oliverio con le sue passeggiate estive la smetta di illudere intere comunità, dall’area grecanica alla Locride fino alla Piana di Gioia Tauro e venga piuttosto in Aula a riferire come intende agire per tutti i danni e le emergenze causate dalla sua maggioranza nel comparto sanitario regionale. Purtroppo i nostri appelli e quelli dei sindaci del territorio sono rimasti inascoltati e non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere». Secondo il capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia, «finora abbiamo dovuto assistere ad una manifesta volontà di infliggere tagli selvaggi dei servizi ospedalieri con il ridimensionamento degli ospedali della Città Metropolitana – prosegue l’esponente politico – fino ad arrivare a non poter garantire le prestazioni minime indispensabili per i propri territori. Né ci è dato sapere questi tagli, di supposti ‘rami secchi’, quali vantaggi abbiano prodotto in termini di servizi ai cittadini utenti. E nemmeno in termini di riduzione di quell’emigrazione sanitaria che falcidia il bilancio regionale e penalizza i cittadini malati, soprattutto i meno abbienti, costretti a rivolgersi ai servizi sanitari di altre regioni del Centro Nord ma anche dello stesso meridione». In più, aggiunge «abbiamo finora dovuto assistere al ‘duello’ permanente del presidente Oliverio col commissario governativo Scura e con lo stesso governo nazionale, peraltro di identica matrice e composizione politica di quello calabrese, un vero e proprio braccio di ferro ingaggiato ormai da quasi tre anni con connotazioni esclusivamente di potere». Per Nicolò, «non abbiamo ancora avuto modo di conoscere, non diciamo un programma organico o un piano o una proposta, ma neppure la benché minima idea del presidente Oliverio e della sua maggioranza per risollevare le sorti della sanità regionale, e dei suoi presìdi, dagli ospedali agli ambulatori dove ogni giorno si deludono le aspettative dei cittadini e si mortificano le professionalità degli operatori, a tutti i livelli». 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale si scaglia contro il ridimensionamento degli ospedali del reggino. E accusa «non c'è alcun piano di rilancio di strutture e presidi»
Pagina 1 di 2