Corriere della Calabria

LAMEZIA TERME Incurante della presenza degli agenti della Polizia di Stato un lametino di 29 anni, senza fissa dimora e già noto alle forze dell'ordine, ha continuato a maltrattare e tenere comportamenti minacciosi nei confronti della ex convivente. L'uomo è stato arrestato per stalking e condotto in carcere. Gli agenti delle volanti del Commissariato della Polizia di Stato di Lamezia Terme sono andati a casa di una giovane donna che aveva chiesto l'intervento del 113, trovando l'uomo che stava sferrando pugni e calci alla porta d'ingresso e, al contempo, inveiva con frasi offensive, oltraggiose e minacciose nei confronti della vittima. 
Dopo averlo bloccato, gli agenti hanno appreso dalla donna che quello era l'ennesimo episodio di violenza dei molti subiti e che, temendo il peggio per la sua incolumità, nell'ultimo periodo era stata costretta a mutare le proprie abitudini di vita e trovare con maggiore frequenza rifugio a casa della madre. 
L'uomo era stato allontanato mesi fa dalla casa familiare con la prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi frequentati da lei e dei suoi familiari, ma, nonostante questo avrebbe continuato a molestarla. Dagli accertamenti è emerso anche che in più occasioni si sono resi necessari interventi a casa della donna da parte della polizia e dei carabinieri per i comportamenti minacciosi dell'ex convivente.

 

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  • Occhiello Gli agenti erano intervenuti dopo la richiesta d’aiuto della vittima. L’uomo stava sferrando pugni e calcio alla porta d’ingresso della donna

COSENZA Un fondo nazionale di 60 miliardi per la messa in sicurezza anti sismica degli edifici storici, accompagnato da un piano decennale di interventi. È la proposta lanciata oggi dall'Anci, sulla base di un dettagliato documento del delegato all'urbanistica e sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. «Gli interventi di prevenzione sismica sono interventi produttivi - sostiene Occhiuto - e non lo diciamo solo noi sindaci, ma anche alcuni dei più autorevoli esperti in materia di protezione civile. La cifra necessaria per un primo e consistente intervento, ovvero 60 miliardi, non è poi così alta se si pensa che solo per la ricostruzione dopo il sisma nel centro Italia i costi stimati equivalgono a più di 23 miliardi». 
Nel documento, Occhiuto ricorda che «secondo le stime più accreditate sarebbero necessari 200 miliardi per mettere completamente in sicurezza i sette milioni di abitazioni, quindi anche gli edifici privati, nelle zone sismiche più pericolose». 
Al contempo, spiega ancora Occhiuto, «per ridurre in modo sensibile i rischi di crolli non serve la messa in sicurezza a livelli massimi. Anzi, secondo il Consiglio superiore dei lavori pubblici sarebbe sconsigliabile ed economicamente insostenibile. Sarebbe invece sufficiente, in una prima fase, un generalizzato intervento di “rafforzamento locale”: si tratta della prima fase dell'adeguamento sismico, ne rappresenta il 30%, ma anche la parte più importante per evitare crolli e perdite di vite umane». Da qui il calcolo di 60 miliardi per questa prima parte dell'operazione, che Occhiuto nel documento descrive poi nel dettaglio degli interventi da realizzare e delle tempistiche. Il delegato Anci sottolinea che si tratta di un piano finalizzato al risparmio di vite umane, innanzitutto. 
Ma come se non bastasse, i benefici sarebbero comunque molteplici. Per realizzare tutto questo, però, «sono necessarie anche norme che semplifichino l'azione dei Comuni». Infine, rispetto all'azione delle Soprintendenze, Occhiuto invoca una riforma che «ne ridefinisca il ruolo e ne adegui organico e dotazioni: serve un'azione di tutela attiva del patrimonio, all'interno della quale le Soprintendenze facciano la loro parte, al fianco dei Comuni e non contro di essi, conclude Occhiuto.

 

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  • Occhiello L’Anci, sulla base di una relazione del sindaco di Cosenza delegato all’Urbanistica, chiede l’istituzione di un fondo per la protezione dai rischi sismici da 60 miliardi: necessarie norme che semplifichino l'azione dei Comuni
Giovedì, 07 Settembre 2017 20:39

Muore dopo essere stato investito dal fratello

CROTONE È stato investito accidentalmente dal fratello che si trovava alla guida di un mezzo meccanico, quindi ha avuto un malore ed è morto. È accaduto oggi pomeriggio a Roccabernarda, nel crotonese, dove N.F., pensionato di 69 anni, mentre stava passando per la strada di accesso a una proprietà di famiglia, è stato accidentalmente urtato da un autocarro in manovra guidato dal fratello. L'urto ha causato la caduta del 69enne che successivamente, per cause da stabilire, ha avuto un malore ed è deceduto poco dopo. 
Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Roccabernarda che hanno svolto i rilievi. La salma è stata rimossa e portata all'obitorio di Crotone per l'esame autoptico disposto dal pm di turno, Alessandro Riello, per accertare la causa del decesso.

 

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  • Occhiello L’uomo, un pensionato di 69 anni, ha accusato un malore dopo l’incidente avvenuto a Roccabernarda dove l’anziano è stato travolto accidentalmente dall’autocarro condotto dal congiunto

PIZZO CALABRO I carabinieri del Norm della compagnia di Vibo Valentia, guidati dal tenente Luca Domizi, hanno sottoposto a fermo di indiziato di delitto P. P., pluripregiudicato 40enne residente a San Gregorio d’Ippona, riconosciuto come autore di una rapina impropria effettuata ai danni della tabaccheria “La Madonnella”, a Pizzo, il 2 settembre scorso.
L’uomo, nell’occasione, avrebbe asportato l’incasso della giornata spintonando la proprietaria per guadagnarsi la fuga. Al momento del fermo, avvenuto nel tardo pomeriggio nel centro di Vibo Valentia, il 40enne ha opposto resistenza ai militari del Nucleo operativo e radiomobile tentando di darsi alla fuga e per questo è stato deferito in stato di libertà. L’uomo avrebbe anche violato l’obbligo di dimora nel comune di residenza a cui è sottoposto.
Al momento si trova nel carcere di Vibo Valentia a disposizione dell’autorità giudiziaria. 

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  • Occhiello L’uomo è stato arrestato dai carabinieri. Avrebbe portato via l’incasso della giornata spintonando la titolare dell’esercizio

La vita politica e sociale italiana e della nostra regione stanno vivendo un momento di particolare vivacità e confronto sia a causa delle prossime scadenze elettorali che per gli ultimi accadimenti che hanno interessato queste calde giornate estive. In tale contesto, le dichiarazioni di esponenti delle istituzioni a ogni livello possono avere maggiore risonanza mediatica ed essere, ancor di più, suscettibili di valutazioni e analisi. Mi riferisco all’intervista rilasciata dal procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. Non dubito certamente della buona fede dell’intervista, ma mi sembra opportuno aprire una significativa riflessione sulle parole pronunciate dal procuratore quando riferendosi alla Calabria ha detto: «Questo è un territorio nel quale non si possono avere rapporti con le altre persone. Perché quello che caratterizza la ‘ndrangheta è la sua capacità di confusione, d’infiltrazione e inquinamento dei vari settori: economico, politico e sociale. Quindi bisogna vivere sempre da soli… La ‘ndrangheta per essere battuta necessita di esponenti delle istituzioni che adottino anche un codice etico che riporti alla rinuncia a tutti i rapporti esterni che non siano certamente quelli strettamente istituzionali… Prima giocavo a tennis, oggi non lo posso fare...». 
Il procuratore di Reggio Calabria, a prescindere dalle considerazioni di ciascuno volte a condividere o non condividere quanto sostenuto dal magistrato, apre sicuramente un dibattito e, soprattutto, pone delle domande alle quali occorrerebbe dare delle risposte adeguate. La prima riflessione è quasi spontanea: se un procuratore deve evitare una legittima vita sociale o parlare con pochi eletti, come dovrebbe comportarsi e lavorare con la dovuta serenità un politico il quale non ha gli stessi strumenti di indagine per valutare che, invece, dispongono gli organi inquirenti? Anche il politico dovrebbe evitare una sia pur minima vita sociale? La conseguenza sarebbe quella di sospendere la vita democratica in questi territori. La stessa vita istituzionale risulterebbe compromessa in quanto un magistrato non sarebbe in grado neppure di ricevere un premio da un sindaco, perché quest’ultimo potrebbe essere successivamente coinvolto in una qualsiasi inchiesta giudiziaria. Proprio il procuratore De Raho nell’intervista ha addirittura sostenuto: «Non si ha mai la certezza di parlare con l’antimafia». Anche alcuni dei cosiddetti colletti bianchi, magari apparentemente insospettabili, possono avere avuto, infatti, rapporti con la zona grigia ed essere oggetto di indagine da parte della magistratura. In tale ragionamento non voglio tralasciare il dibattito in corso sulla legge elettorale e sul possibile ripristino delle preferenze. Nel caso in cui quest’ultima circostanza dovesse avverarsi, potrebbe un politico avere rapporti solo con le istituzioni e non con i cittadini evitando di frequentare un qualsiasi centro culturale o sportivo? È stato a lungo criticato il sistema dei nominati dalla politica, proprio per l’esigenza di avere politici attenti, aperti al dialogo e all’ascolto dei cittadini. La politica, oggi più che mai, deve stare a contatto con la gente. Gli elettori avvertono l’esigenza di sentire al loro fianco la presenza delle istituzioni politiche per rapportarsi sui problemi che necessitano di un continuo confronto diretto che sia propedeutico alle decisioni da prendere nelle aule parlamentari, regionali o comunali. La vocazione all’ascolto e al dialogo è un’esigenza prioritaria e imprescindibile. Bisogna attuare, però, un’attenta distinzione: una cosa è avere una legittima e proficua vita sociale, un’altra avere rapporti con ambienti oscuri che vanno assolutamente evitati e censurati. 
La questione posta dal procuratore di Reggio Calabria, che può interessare anche città come Palermo o Napoli, apre una seria riflessione. Come tutte le riflessioni, soprattutto quelle che provengono dal mondo istituzionale, meritano la dovuta attenzione a una condizione: trovare la via d’uscita senza lasciarsi andare a facili populismi, dichiarazioni compiacenti e instaurando un serio e costruttivo dibattito. Solo così le considerazioni del procuratore di Reggio Calabria possono trovare un riscontro tangibile e una soluzione alle problematiche esposte.     

*Deputato

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  • Occhiello di Giuseppe Galati*
Giovedì, 07 Settembre 2017 18:40

Upi e Anci unite a difesa delle autonomie locali

CATANZARO Upi e Anci uniti a difesa delle autonomie locali calabresi e a garanzia dei servizi essenziali per la sicurezza dei cittadini. L’incontro tra i presidenti delle Province calabresi, guidate dal presidente Enzo Bruno, e il presidente pro tempore dell’Associazione dei comuni Gianluca Callipo sancisce «l’avvio – si legge in una nota – di una importante azione sinergica tra Upi e Anci quale opportunità di collaborazione a supporto all’attività istituzionale della Regione Calabria». E proprio al presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, chiedono l’immediata convocazione dell’Osservatorio regionale sulle autonomie locali per affrontare, in sua presenza, una serie di problematiche non più rinviabili, a partire dalla complessa vicenda delle competenze e delle funzioni residuali che le Province calabresi continuano a garantire a seguito della Legge Delrio e della Legge regionale 14/2015, restando in attesa della liquidazione delle somme anticipate.
All’incontro di questa mattina, che si è tenuto nella sede dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro, oltre che ai presidenti Upi e Anci, hanno partecipato il presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci e di Vibo Valentia Andrea Niglia; il vicepresidente della Provincia di Catanzaro Marziale Battaglia; il consigliere provinciale delegato al Bilancio di Vibo Valentia, Pasquale Fera; il dirigente del settore di Ragioneria della Provincia di Catanzaro, Pino Canino.
Dopo l’informativa su aspetti nazionali relativi alle auspicate modifiche della legge Delrio e alla ripartizione dei fondi messi a disposizione per affrontare le emergenze economiche delle Province, il presidente Bruno ha evidenziato con soddisfazione l’unità di intenti con l’Anci Calabria manifestata nell’incontro. Una importante sinergia evidenziata anche dal presidente Callipo che rivendica il ruolo di Anci e Upi a supporto della Regione per gestire al meglio le risorse disponibili secondo le necessità dei territori.
«Nel corso della riunione è emersa, ancora una volta, la situazione difficile economica e organizzativa – si legge ancora nella nota – delle autonomie locali che operano in un contesto legislativo di estrema difficoltà che non consente l’approvazione dei bilanci e la garanzia dei servizi. Evidenziata la necessità di una legge regionale di iniziativa della Giunta regionale, non più rinviabile, che chiarisca in maniera netta l’attribuzione delle funzioni residuali alle Province, l’accento è stato posto sulla drammatica situazione finanziaria della Provincia di Vibo Valentia che in stato di dissesto non riesce più a garantire i servizi essenziali e rischia di chiudere strade e scuole».
Upi e Anci chiedono dunque l’urgente convocazione di un tavolo nazionale ad hoc per affrontare la vertenza Vibo oltre che una riunione con tutta la deputazione calabrese che si faccia carico delle istanze delle Province calabresi guardando con urgenza alle risoluzione delle problematiche vibonesi. Upi e Anci Calabria hanno ribadito «il rispetto del ruolo istituzionale e di rappresentanza a salvaguardia degli interessi delle autonomie locali ed in sinergia e comunità d’intenti con la Regione Calabria per il rilancio del territorio e dello sviluppo sociale».
Upi e Anci chiedono, infine, che la Regione tenga conto delle istanze sollevate auspicando più attenzione al sistema delle autonomie locali.

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  • Occhiello Riunione a Catanzaro alla presenza dei presidenti Bruno e Callipo e degli altri rappresentanti della Province. La richiesta a Oliverio: «Convochi con urgenza l’Osservatorio regionale»
Giovedì, 07 Settembre 2017 17:53

Call&Call, la vertenza arriva al ministero

CATANZARO Il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha raggiunto telefonicamente questa mattina il responsabile dell'Unità gestione vertenze delle imprese in crisi, presso il Mise, Giampiero Castano, sulla convocazione del tavolo relativo alla vertenza Call&Call Lokroi, richiesto dalla Regione Calabria nelle scorse settimane, ribadendo la necessità di discutere quanto prima del futuro dei centotrenta lavoratori in fase di licenziamento.
Oliverio ha ricevuto da parte di Castano la piena disponibilità a una convocazione immediata e, dunque, nei prossimi giorni la vertenza verrà discussa presso il ministero dello Sviluppo economico.
«In un territorio come quello della Locride, dove l'occupazione ha già percentuali molto basse, abbiamo il dovere – ha ribadito Oliverio – di percorrere ogni strada possibile affinché ogni singolo posto di lavoro venga tutelato».

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  • Occhiello Il governatore Oliverio ottiene dal Mise la convocazione di un tavolo per risolvere la questione relativa al licenziamento di 130 lavoratori. «Doveroso percorrere ogni strada possibile»
Giovedì, 07 Settembre 2017 16:45

Laurea honoris causa al cardinale Ravasi

REGGIO CALABRIA Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura ha oggi ricevuto, all'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria la laurea "honoris causa" in Giurisprudenza. Un riconoscimento deciso dalla Conferenza dei rettori delle università italiane che ha deciso di svolgere la cerimonia a Reggio Calabria alla presenza di una folta rappresentanza di rettori di numerose università italiane, e dei ministri dell'Istruzione e della Ricerca Valeria Fedeli, e dell'Interno Marco Minniti.
«Le opere di monsignor Ravasi – ha detto Ivano Dionigi, presidente di AlmaLaurea e della Pontificia accademia di latinità – infatti parlano per lui e di lui, e la loro eco va ben oltre il suo nome».
Il presidente della Crui Gaetano Manfredi ha spiegato il perché della laurea a Ravasi parlando dei «grandi cambiamenti delle regole economiche, della conoscenza, le conseguenze della globalizzazione, davanti alle quali – ha affermato – le vecchie mappe che ci hanno guidato nel 900 non ci aiutano più. Occorre, dunque, disegnare nuove mappe, creare nuovi strumenti di orientamento». Due i temi centrali della lectio magistralis di monsignor Ravasi, la natura umana e il rapporto tra politica e religione.
«Compito della politica – ha detto – è quello di tenere conto dell'insieme dei problemi e cercare di inserirli in uno schema concreto. Il compito della religione è quello di essere una "spina nel fianco" ricordando alcuni valori che se anche non sono del tutto declinati, incarnati in quel momento, devono essere sempre come una sorta di "stella polare". C'è uno dei grandi temi che non ho potuto sviluppare qui ma che io considero fondamentale. Non ci si può confrontare, a livello di dialogo culturale, non ci si può incontrare a livello di incontro religioso e non ci si può incontrare nemmeno a livello politico se non si risolve prima la domanda: chi è l'uomo. Perché ai nostri giorni questa figura è stata del tutto dissolta, distribuita all'interno del vago, dell'incompleto, dove ognuno può decidere come vuole sul modello, come ha detto una filosofa americana, della ragnatela. Cioè, abbiamo sempre modelli fluttuanti. Invece dobbiamo scoprire qual è la radice profonda dell'esistere umano». 

MINNITI: SERVONO VALORI «Quello di monsignor Gianfranco Ravasi è un discorso che trasuda di valori. E solo Dio sa quanto in questo momento c'è bisogno di valori nella società italiana». Lo ha detto il ministro dell'Interno Marco Minniti concludendo a Reggio Calabria la cerimonia di consegna. «Ma c'è anche il "bilanciamento" – ha aggiunto Minniti – inteso come prudenza. Che sta nell'evocazione conclusiva della frase di Cesare Beccaria che il cardinale Ravasi fa a chiusura della sua lectio magistralis. Meglio prevenire che reprimere reati. Io sono il ministro dell'Interno. Considero questa frase, e lo dico con grande sincerità, "la mia stella polare". Un sistema di sicurezza che funziona, è un sistema di sicurezza che previene, e non reprime. Che a un certo punto sa che deve reprimere, ma ha come principale punto di partenza la prevenzione».
Minniti ha concluso ringraziando Ravasi per il suo discorso «non tanto da ministro degli Interni – ha precisato – ma da reggino. Io sono di Reggio Calabria e penso che la sua presenza qui, il suo intervento, sia stato un preziosissimo regalo a questa città. Non spetta a me dirlo, ma se posso dare un suggerimento ai miei concittadini, è uno di quei regali da tenere nel cuore».

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  • Occhiello Il presidente del Pontificio Consiglio della cultura l'ha ricevuta dall'Università Mediterranea di Reggio. «La nostra epoca deve tornare a rispondere alle domande sull'uomo». Minniti: «La società italiana ha bisogno di valori»

Sulla Sanità ho scritto ai sindaci di Paola, Roberto Perrotta, e Cetraro, Angelo Aita: sediamoci e difendiamo insieme la salute dei nostri cittadini.
La questione sanità, come è noto, rappresenta nel giudizio e nelle coscienze dei cittadini, chiamati prima o poi a giudicare la nostra azione politica, uno degli elementi di valutazione più cruciale. La salute come il lavoro rappresentano bisogni vitali, temi sensibili, sono il pane quotidiano della politica al servizio dei cittadini, della politica che cerca soluzioni ai problemi e prova a dare risposte puntuali e concrete. Mai come in questo momento sul Tirreno Cosentino proprio rispetto al problema “sanità” si era giunti a toccare un livello così critico, così degradato. Per queste ragioni urge un incontro aperto se necessario ad altre figure operative all’interno di un gruppo di lavoro agile e non eccessivamente largo, che trovi nel minor tempo possibile e con la massima urgenza soluzioni operative e realistiche che possano rilanciare da subito la qualità assistenziale dei nostri ospedali e dei servizi sanitari nel loro insieme.
La cronaca di tutti i giorni dimostra come siano stati pericolosamente abbassati i livelli assistenziali per i cittadini calabresi e quanto è accaduto di recente sul Tirreno Cosentino ne è la più chiara riprova; le criticità sono tali e tante da far ritenere che alla fine abbiano prevalso logiche ben diverse da quelle di garantire la qualità e l’efficienza delle cure. Oggi spetta a noi invertire questa logica e per questo chiedo a tutti uno sforzo operoso e responsabile.
La qualità del servizio sanitario sul nostro territorio è scesa drasticamente in quanto agli storici nodi strutturali legati agli ospedali riuniti, di fatto spesso ingestibili sul piano logistico-organizzativo, si è aggiunta nel tempo la mancanza di personale che ha finito per rendere ancor più esplosiva la miscela delle criticità.
Come è noto, nei presidi ospedalieri di Cetraro e Paola non è più possibile garantire una corretta turnazione, a causa della grave carenza di personale divenuta, a questo punto, allarmante perché si rischia di mettere in pericolo i livelli di assistenza all’utenza e la stessa organizzazione interna dei processi lavorativi. Le situazioni più critiche si registrano nell’Unità operativa di Rianimazione del presidio ospedaliero di Cetraro e di Pronto soccorso di entrambi i presidi e nelle Uo chirurgiche (Chirurgia generale, Ostetricia e Ortopedia), lì dove ancor più che in altre Uo passa la risposta alle Urgenze-Emergenze che un Dea degno di questo nome dovrebbe sapere assicurare.
Le criticità sono dunque molte e la stessa nuova normativa europea sui turni di lavoro ha un impatto su di esse ancor più negativo e senza un dovuto piano di assunzioni nel medio-lungo periodo, le condizioni del sistema non potranno che peggiorare. Rispetto a questo punto sarà nostro compito spingere in modo concreto su una strada che peraltro si è già aperta col nuovo sblocco delle assunzioni ma che a noi non sembra ancora per nulla sufficiente.
Intanto, occorre impegnarsi nell’immediato per soluzioni organizzative possibilmente adeguate alle esigenze del territorio e condivise tra i rappresentanti istituzionali e i sindaci che portino da subito a superare quei nodi strutturali – organizzativi insiti nell’idea degli Ospedali Riuniti, meritevoli forse di una rivalutazione critica quanto meno per un adeguamento della loro capacità di reale integrazione funzionale. Siamo ben consapevoli che a tutt’oggi si è lontani dall’attivazione di quei 260 posti letto che rappresentano la soglia operativa minima di un centro spoke, e che a questo punto, allorquando diventa spesso un miracolo reperire un posto letto medico o chirurgico, l’idea dei “reparti fotocopia” che tanto ha afflitto nel passato i nostri pianificatori regionali appare ora decisamente ridicola e superata dai fatti e traccia forse un percorso su cui è possibile muoversi con le dovute cautele e con le necessarie rimodulazioni.
L’impegno da parte nostra sarà dunque di lavorare per facilitare nelle varie sedi istituzionali gli investimenti necessari per l’assunzione di nuovo personale sia in termini quantitativi che qualitativi, (competenze specialistiche), per acquisire risorse tecnologiche, per migliorare la qualità delle prestazioni (di rimodulazione dell’offerta), il comfort alberghiero e la facilità di accesso alle cure (es. abbattimento delle liste di attesa). Tali investimenti normalmente necessitano di qualche anno per essere completati ma un elemento di forza dovrà essere rappresentato in questa fase dalla capacità nostra di ripensare in maniera condivisa la riorganizzazione operativa delle reti assistenziali e in particolare del presidio unico. E per il conseguimento di questo obiettivo mi rivolgo al vostro spirito di condivisione, di collaborazione e di corresponsabilizzazioni.
Sono certo di rivolgermi a sindaci con un alto senso di responsabilità che sapranno cogliere lo spirito costruttivo della presente.
Pertanto, vi chiedo di poterci incontrare per un primo approccio operativo certo come sono che le spinte campanilistiche soccomberanno di fronte al bene comune e supremo del nostro territorio. 

*Consigliere regionale

 

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  • Occhiello di Giuseppe Aieta*

LAMEZIA TERME Alitalia conferma anche per la prossima stagione invernale 2017-18 i voli sullo scalo "Tito Minniti" di Reggio Calabria. È di questa mattina - si legge in una nota di Sacal spa - la notizia che Alitalia non abbandonerà la scalo reggino, ma proseguirà la propria attività mantenendo i voli per Roma Fiumicino e Milano Linate e attivando il nuovo collegamento con Torino Caselle a partire dal prossimo 2 novembre 2017. I voli Alitalia si vanno così ad aggiungere ai già programmati collegamenti con Roma e Milano operati da Blue Panorama. L'utenza reggina e messinese potrà, pertanto, fruire già dai prossimi giorni di 3 collegamenti giornalieri con la capitale, 2 collegamenti giornalieri con Milano Linate e dal prossimo 2 novembre di due collegamenti settimanali, il martedì e il giovedì, con Torino. Nella circostanza il presidente della Sacal, Arturo De Felice - conclude il comunicato -, ha ringraziato i commissari per l'attenzione posta all'aeroporto di Reggio Calabria, recentemente assunto in gestione dalla Sacal, e la fiducia accordata alla nuova governance Sacal per l'impegno e l'efficienza profusi per il rilancio dell'aeroporto dello Stretto.  

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  • Occhiello La compagnia rimarrà operativa sull'aeroporto reggino anche per la stagione invernale 2017-18. Dal 2 novembre nuovo collegamento con Torino Caselle
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