Corriere della Calabria
Sergio Pelaia

Sergio Pelaia

COSENZA Due versioni non proprio coincidenti per un unico fatto: da una parte il Movimento 5 stelle, in particolare la deputata Dalila Nesci; dall'altra gli imprenditori iGreco. Al centro della contesa il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza (Igv) che l'Azienda ospedaliera di Cosenza, con delibera datata 17 ottobre, aveva affidato tramite un protocollo d'intesa alla iGreco Ospedali Riuniti srl, società che gestisce la struttura ex Sacro Cuore.

M5S: «ANDREMO FINO IN FONDO» «Il Movimento 5stelle – scrive in una nota Dalila Nesci, capogruppo dei grillini in commissione Sanità, che aveva sollevato la questione nei giorni scorsi – ha fatto revocare all'istante la delibera con cui l'Azienda ospedaliera di Cosenza aveva regalato alla privata iGreco Ospedali Riuniti il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza chirurgica. Sulla vicenda, però, andremo sino in fondo come già annunciato. È singolare che a poche ore dal nostro intervento l'Azienda ospedaliera di Cosenza abbia fatto retromarcia su quella concessione, peraltro con inespresse motivazioni, frettolose quanto vaghe e direi criptiche». «Occorre accertare – prosegue la parlamentare 5stelle – il ruolo, rispetto alla riferita concessione, svolto dal dipartimento della Programmazione sanitaria, diretto dall'ex sub-commissario ad acta, Andrea Urbani, e gli atti autorizzativi della struttura commissariale e della Regione Calabria alla base della delibera dell'Azienda ospedaliera di Cosenza, revocata in tempi record grazie al controllo che abbiamo esercitato col solito tempismo e rigore». «Ribadisco – conclude Nesci – l'assoluta gravità della vicenda, che avuti gli atti potrà indurmi a chiedere le dimissioni immediate degli eventuali responsabili. Sarebbe bene che anche il governatore Mario Oliverio esaminasse le carte e si determinasse di conseguenza. Nel Servizio sanitario il privato integra il pubblico, che non può mai favorirlo, soprattutto con atti abusivi ed illeciti».

IGRECO: «POLEMICHE STERILI» La versione dei fatti fornita dagli imprenditori cosentini è invece un po' diversa. In una nota inviata al dg dell'Ao cosentina Achille Gentile, iGreco parlano di «sterili polemiche» e comunicano di voler recedere dal protocollo d'intesa «solo nella parte in cui si prevedeva la nostra disponibilità a sopperire alla mancanza totale di personale medico dell'Azienda ospedaliera di Cosenza nell'espletamento delle Igv chirurgiche». Gli imprenditori scrivono poi a Gentile di rimanere a disposizione nel caso in cui non si riuscisse a soddisfare tutte le richieste che arriveranno all'Azienda ospedaliera, «mentre proseguirà regolarmente – precisano iGreco – il servizio di Ivg chirurgica presso la nostra struttura in regime di accredimento e quindi senza alcun onere a carico delle pazienti».

LA RETROMARCIA La nota degli imprenditori è effettivamente richiamata nella delibera con cui Gentile e il suo management fanno dietrofront rispetto all'intesa sottoscritta da loro stessi esattamente un mese prima. Nella delibera si aggiunge inoltre di «dare mandato alla Direzione Medica di P.U. ed al Dipartimento Materno Infantile Interaziendale di avviare ogni utile tentativo per far fronte alle criticità, mediante specifici incontri finalizzati alla definizione di un protocollo d’intesa con l’Asp di Cosenza per le finalità specificate in premessa, al fine di soddisfare i bisogni e garantire le cure migliori nell’Area Materno Infantile».
Insomma le criticità rimangono. Ma nel provvedimento vergato dai vertici dell'Azienda ospedaliera c'è anche un'altra motivazione destinata a far discutere: oltre a prendere atto della volontà de iGreco di recedere dal protocollo, infatti, la dirigenza scrive di voler fare marcia indietro perché, «da un più attento esame», emerge che lo stesso protocollo non rientra «tra i compiti assegnati dai vari Dca (decreti del commissario ad acta, ndr) a questa Azienda». Tradotto: dopo le polemiche sollevate dal M5s, la direzione dell'Azienda ospedaliera si è improvvisamente accorta che quanto aveva deciso non rientrava in realtà nei suoi compiti.

s. pel.

VIBO VALENTIA La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per Pasquale Quaranta, 54 anni, di Santa Domenica di Ricadi, coinvolto nella operazione antimafia della Squadra Mobile di Vibo Valentia e della Dda di Catanzaro denominata “Peter Pan” scattata nel dicembre del 2012. Quaranta, ritenuto vicino al clan La Rosa di Tropea, è stato considerato in via definitiva il mandante dell'omicidio di Saverio Carone, avvenuto a Santa Domenica di Ricadi il 12 marzo 2004, e del ferimento a colpi di pistola di Pietro Carone, fratello di Saverio colpito il 6 giugno 2004 a Santa Domenica, e Ivano Pizzarelli, bersaglio a Tropea il 30 novembre 2002. Omicidi e tentati omicidi per i giudici avvenuti per ottenere il controllo mafioso sull'area di Santa Domenica di Ricadi interessata da alcuni lavori pubblici.

VIBO VALENTIA Un bambino di 7 anni di Paravati, frazione di Mileto, è rimasto ustionato cadendo nelle braci di alcune sterpaglie vicino casa che hanno fatto incendiare gli indumenti. Le ferite provocate dal fuoco hanno interessato gli arti e il viso. Il bambino è stato trasportato prima all'ospedale di Vibo e successivamente a quello di Lamezia Terme da dove e' decollato un velivolo dell'aeronautica militare che l'ha fatto arrivare all'ospedale Gemelli di Roma. Secondo quanto si è appreso il bimbo non sarebbe in pericolo di vita. Sulla dinamica dell'incidente stanno svolgendo accertamenti i carabinieri.

Don Pino De Masi martedì 21 novembre sarà a Cosenza per “Legalità Mi Piace”, l'appuntamento annuale di Confcommercio «contro ogni forma di illegalità e contro tutti i fenomeni criminali che rappresentano un grave danno per l'economia reale, per le imprese del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti, per il Paese».
Vicario episcopale della Diocesi Oppido-Palmi e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, don De Masi racconterà - alle 10:30 nella sala convegni della sede di Confcommercio Cosenza in via Alimena 14 - l’esperienza della cooperativa Valle del Marro che si occupa di agricoltura biologica e turismo etico nelle terre confiscate alla 'ndrangheta. Introduce i lavori Maria Cocciolo, direttore di Confcommercio Cosenza. Interverranno Anna Gallo, presidente Gruppo Terziario Donna di Confcommercio Cosenza e Pietro Pietramala, presidente del Gruppo Giovani imprenditori di Confcommercio Cosenza.
«Don Pino - si legge in una nota di Confcommercio Cosenza - si è educato alla scuola di don Italo Calabrò, il don Milani del Sud, il sacerdote che, con monsignor Giovanni Ferro, a Reggio Calabria aveva svegliato le coscienze e fatto crescere una generazione ancora oggi impegnata nel sociale e per la legalità. Il sogno di don Pino è diventato realtà: 130 ettari di terra confiscati alle potentissime ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro trasformati in campi estivi. Un percorso che ha portato alla costituzione della cooperativa Valle del Marro. Un’esperienza unica. Sono stati tanti i tentativi di sabotaggio, gli atti intimidatori, quelli di vandalismo, il taglio delle piante. Ma non hanno scalfito la tenacia e il coraggio di don Pino Demasi e dei tanti ragazzi che credono in una Calabria diversa. La Giornata - che mobilita l`intero sistema associativo con iniziative territoriali e locali di vario genere in ogni parte d'Italia, dalla convocazione di Assemblee e Consigli alla realizzazione di convegni, mostre, eventi in piazza - vuole promuovere e rafforzare, come testimonia la storia di Confcommercio, la cultura della legalità che è un prerequisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Nel corso dell’incontro con Don Pino De Masi saranno divulgati i risultati del questionario sulla legalità».
Saranno presenti imprenditori e studenti delle scuole cosentine. La giornata di sensibilizzazione "Legalità mi piace" inizierà con la diretta streaming degli interventi del presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli e del ministro dell'Interno, Marco Minniti.

«Il gesto coraggioso e dirompente del presidente della giunta regionale Mario Oliverio, che ha minacciato gesti eclatanti in carenza di risposte del governo sul superamento del commissariamento per il piano di rientro in Calabria, va accomagnato da un pronunciamento formale della direzione regionale del Partito democratico». Così il consigliere regionale Michele Mirabello, presidente della commissione Sanità, commenta la posizione ribadita dal governatore nell'ultima seduta di consiglio regionale tirando in ballo direttamente anche il segretario regionale del Pd. «Il segretario Ernesto Magorno, che come è noto a tutti ha più volte assunto posizione netta sul tema, credo abbia il dovere – prosegue Mirabello – di far diventare questa battaglia patrimonio politico dell'intero partito, a partire dalla delegazione parlamentare calabrese, dalla deputazione regionale, per arrivare ai sindaci, agli amministratori, ai dirigenti, ai militanti del partito».
«La Calabria vive una lunga stagione di sofferenza – argomenta il consigliere regionale – a causa di un piano di rientro che, alla luce dei risultati prodotti, con particolare riferimento ai livelli essenziali di assistenza, non ha raggiunto dopo quasi nove anni gli obiettivi sperati. È il momento di avviare una riflessione – è la conclusione – e di aprire un tavolo nazionale di discussione sul "caso Calabria", affiancando il presidente Oliverio, oggi in prima linea a difesa dei diritti e degli interessi dei calabresi».

LO SFASCIO | Sanità (e politica) in catene

Venerdì, 17 Novembre 2017 13:49

LAMEZIA TERME È dedicata al tema caldo della sanità la terza puntata de Lo Sfascio in onda stasera su L'altroCorriere Tv (canale 211 del digitale terrestre) e in diretta streaming su corrieredellacalabria.it e laltrocorriere.it.
Nell'ultima seduta di consiglio regionale il governatore Mario Oliverio ha ribadito la volontà di incatenarsi a Palazzo Chigi per protestare contro il commissariamento che va avanti ormai da 7 anni, un'uscita che non manca di suscitare polemiche e su cui, intervistati da Pietro Bellantoni, si confrontano in studio Sebi Romeo (Pd) e Francesco Cannizzaro (Cdl).
Il capogruppo dem sostiene di appoggiare fino in fondo la battaglia del governatore e spiega: «Il governo ha tempo fino alla fine del mese per dare una risposta. In caso contrario siamo pronti ad azioni eclatanti». Molto critico rispetto alla gestione della sanità il capogruppo della Casa delle libertà, che mette in risalto anche quelle che a suo parere sono le responsabilità della giunta regionale. Nel corso del dibattito viene affrontato anche il tema dei tre nuovi ospedali, i cui lavori, a 9 anni dal primo annuncio, non sono mai partiti.  

Nato da un incontro estivo in Basilicata fra esponenti di movimenti, sindacati e associazioni impegnati negli ultimi anni a fronteggiare la crisi agricola nelle regioni meridionali, il “Gruppo di Metaponto” ha riunito sabato 11 novembre a Simeri Crichi, nel Catanzarese, rappresentanti nazionali e territoriali delle strutture e delle reti di LiberiAgricoltori e di Altragricoltura di Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia per un primo confronto intorno al tema: “Crisi agricola, Mezzogiorno, Sindacato”.
Il partecipato incontro che si è svolto nella sede dell'Anpa Calabria – si legge in una nota – ha registrato una sostanziale sintonia di giudizio sulla natura della crisi nella aree rurali: «Una crisi che investe l’intero Paese, che svuota di significato e reddito l’attività del lavoro della terra e dell’allevamento, impoverisce i territori e le comunità rurali, penalizzate a favore della speculazione commerciale e finanziaria». «Un processo – si legge ancora nella nota – che sta trasformando l’Italia da luogo straordinario e millenario di produzione del cibo a grande piattaforma commerciale, un vero e proprio hub d’importazione di materie prime e di esportazione di prodotti finiti con un “made in Italy che potrebbe tranquillamente fare a meno della nostra produzione”. Se è tutto l’intero territorio rurale nazionale a essere coinvolto, il Mezzogiorno sta pagando i prezzi più alti nonostante lo sforzo dei suoi agricoltori, delle sue imprese e dei tanti soggetti economici sani che ancora si impegnano nel lavoro nelle campagne».
«Gli ultimi dati del rapporto Svimez-Ismea – sostengono LiberiAgricoltori e di Altragricoltura – raccontano di un importante rilancio produttivo dell’agroalimentare meridionale, ma annunciano anche il rischio grande di un’ennesima occasione persa se, a fronte dello sforzo dei nostri produttori, permarranno tutte le criticità di un sistema che regala il valore aggiunto, prodotto dal lavoro, alla speculazione finanziaria che solo una forte azione di riforma e di investimenti può invertire. La crisi è figlia diretta delle scelte di modello dei decenni scorsi, delle responsabilità istituzionali, del venire meno del ruolo autonomo dei governi e della politica (che hanno lasciato mani libere all’aggressione della speculazione finanziaria anche accettando la logica del primato dei trattati commerciali transnazionali), della responsabilità consociativa, della subalternità e della collusione di “sindacati” degli agricoltori sempre più coinvolti nella gestione di contributi e prebende fino a intervenire direttamente in operazioni speculative».
«È il caso di quanto sta accadendo alla produzione di grano duro italiano già sacrificata in questi ultimi decenni agli interessi delle lobbies dei trasformatori industriali, troppo spesso molto più attenti agli interessi corti del guadagno immediato, garantito dall’importazione di grani dall’estero, piuttosto che ad investire nella tutela della sicurezza alimentare e a valorizzare i nostri grani. Così, i nostri cerealicoltori sono stati lasciati nella crisi, nonostante i loro molteplici tentativi di mettere in campo processi produttivi positivi. È, in questo quadro, che lanciamo il grido d’allarme – si legge ancora nella nota – per l’operazione gravissima a danno del nostro patrimonio cerealicolo meridionale messo in campo dalla Coldiretti che ha portato (con un percorso che dire non trasparente è un eufemismo e su cui occorrerà certamente fare chiarezza) una struttura d’impresa diretta dal suo vicepresidente, la SIS, a mettere le mani sulla gestione del grano Senatore Cappelli per gestirlo in regime di trust commerciale e contro gli interessi degli agricoltori meridionali e i cittadini italiani. Sta accadendo, infatti, in questi mesi che il grano Senatore Cappelli, attorno al quale si stavano costruendo molti investimenti nel Sud da parte di diverse esperienze agricole positive (fra queste, alcune realtà del biologico di prima e affermata grandezza imprenditoriale oltre che qualità agronomica e tecnica), sia di fatto stato negato alla coltivazione, Infatti, questo grano, vanto della tradizione contadina meridionale prodotta dall’esperienza collettiva, viene oggi garantito nei fatti solo al sistema Coldiretti».
«Siamo molto oltre il sistema delle royalty sui semi o sulle specie viventi se, nei contratti di affidamento del seme, si obbliga il produttore a riconsegnare e vendere il prodotto del campo ai “Nuovi Padroni del Grano Cappelli”. Che fine fanno gli sbandierati processi di filiera considerati prioritari dai programmi comunitari e nazionali? Come si può organizzare una filiera trasparente e rapporti commerciali corretti e competitivi – si chiedono LiberiAgricoltori e Altragricoltura – se chi gestisce il seme è anche quello a cui il cerealicoltore ha l’obbligo di rivendere il prodotto? Siamo, in realtà, ad una nuova odiosa gabella ed imposizione al nostro sistema produttivo che vanifica la funzione dell’impresa, il diritto degli agricoltori a scegliere cosa, come e per chi produrre, a chi vendere. Siamo a un salto di qualità pericolosissimo, ad un grossolano e rozzo processo di trust che punta a mettere le mani sul nostro patrimonio produttivo controllando completamente le filiere e i processi economici. Il fatto che questa odiosa e gravissima operazione sia gestita con l’avallo di una organizzazione sindacale (il marchio Coldiretti viene ostentato con inquietante disinvoltura) rende ancora più pericoloso il rischio che il nostro patrimonio agricolo (in questo caso un grano della tradizione meridionale) venga espropriato dal controllo degli agricoltori e dei cittadini per essere consegnato a cartelli frutto dell’intreccio fra finanza e politica».
Dall’incontro promosso dal “Gruppo di Metaponto” fra Altragricoltura e LiberiAgricoltori è emerso, inoltre, che «se questo episodio, consumato a danni del grano Cappelli, dovesse estendersi e diventare modello generale, i danni per la libertà d’impresa del nostro sistema agricolo sarebbero enormi riducendo i nostri agricoltori definitivamente a “prestatori d’opera” per conto di altri interessi, lasciandoli nella crisi economica e sottraendo ai cittadini trasparenza e libertà di scelta».
«Occorre reagire con la massima efficacia e determinazione» e, per questo, LiberiAgricoltori e Altragricoltura si impegnano a «mettere in campo urgentemente la più efficace iniziativa in difesa del patrimonio del grano Cappelli operando di concerto a quanti altri vorranno unirsi, per dare vita ad una campagna nazionale di denuncia all’opinione pubblica, di pressione nei confronti delle istituzioni e della politica perché intervengano urgentemente e di contrasto in tutte le sedi, comprese quelle legali nazionali e comunitarie».
«Mentre è assolutamente urgente la necessità di denunciare e contrastare questa deriva, il caso del grano Cappelli e il ruolo giocato dalla Coldiretti rendono ancora più necessario – conclude la nota – lavorare a un progetto alternativo per riorganizzare le forze sane e non compromesse delle campagne italiane sia sul piano sociale, sia su quello economico e sindacale. Inizia con la riunione tenuta l’11 novembre in Calabria (cui seguiranno una serie di altri incontri tematici e territoriali) un percorso con l’obiettivo di aggregazione e fare sintesi fra quanti, in questi anni, non riconoscendosi nella deriva della crisi rurale e di quanti l’hanno voluta e rappresentata sindacalmente, scelgono di lavorare al rilancio della funzione produttiva della nostra agricoltura con al centro gli interessi e il ruolo di chi lavora la terra e consuma il cibo. Due importanti occasioni saranno offerte dall’assemblea nazionale di LiberiAgricoltori che si terrà a metà dicembre e dall’assemblea congressuale di Altragricoltura, prevista per metà febbraio 2018. Da questi due appuntamenti (che hanno intanto l’obiettivo di fare sintesi fra le due organizzazioni costituendo nuovi e più forti livelli organizzativi e definendo obiettivi e campagne comuni) sarà lanciato il percorso per l’avvio di una fase costituente aperta, inclusiva e capace di spingere in avanti e rilanciare le iniziative sempre più urgenti per difendere l’agricoltura».

«È pressoché superfluo continuare a discutere dei fallimenti della Giunta regionale della Calabria, con in testa il suo presidente, senza provare ad immaginare le imminenti “convulsioni” che interesseranno, da qui alle prossime elezioni politiche, il centrosinistra in Calabria». Lo afferma in una dichiarazione il senatore Giovanni Bilardi. «Non è affatto peregrino – prosegue Bilardi – in vista della competizione elettorale, vedere all’opera in consiglio regionale una nuova e forse corposa forza politica di sinistra, già nata in parlamento, che probabilmente riverbererà i suoi effetti anche sui futuri assetti di potere della giunta regionale. Fuori i tecnici? Dentro gli eletti?».
«Il quadro politico regionale, dal momento dell’insediamento di Oliverio ad oggi, è profondamente cambiato, con una rimappatura delle stesse forze politiche che lo hanno portato alla guida della Regione. Da un lato abbiamo – sostiene ancora Bilardi – assistito ad una crisi della politica nei termini che anche in queste ore appaiono drammaticamente evidenti: la frantumazione della forza politica principale, il Pd, di cui Oliverio è tra gli esponenti di primissimo piano, dall’altro, l’inizio di quella che appare come una vera e propria fase costituente, una nuova “dimensione della politica” totalmente sovrapponibile al super presidente, una sorta di “pensiero unico” senza alternative. Non può non colpire chi come noi opera in una dimensione più ampia , ma anche dal vivere quotidianamente sui territori, il fatto che questa giunta regionale ad oggi abbia effettivamente conseguito solo clamorosi fallimenti. Fallimenti imputabili a questo presidente, figli di pratiche e dinamiche di antica memoria che nel loro dispiegarsi denunciano essi stessi natura predatoria e agire egemonico».
«Inconcludenza, attendismo, immobilismo e mancata visione unitaria dei gravi problemi che ancora insistono sulla nostra regione – afferma ancora il senatore calabrese – troppo spesso hanno provocato denunce e dure prese di posizioni anche dal mondo sociale e produttivo. La condizione politico-amministrativa che sta vivendo la Calabria è, dunque, senza precedenti, e per far comprendere che qui non si stia esagerando, rivolgo un invito a riflettere sull’agire quotidiano all’interno di alcuni Dipartimenti che dovrebbero essere il cuore pulsante della Regione: roboanti annunci tendenti a rivitalizzare alcuni settori nevralgici della Calabria, emanazione di bandi, avvisi di selezione e manifestazioni d’interesse puntualmente revocati e/o ripubblicati, insomma bizzarrie che poco o niente producono per i calabresi, se non qualche piccola elemosina per i più prebendati. Ma intanto il super presidente, il “pensiero unico” e il “non vi sono alternative”, hanno condizionato negativamente la situazione fino a farla diventare una sorta di spada di Damocle pronta ad abbattersi, come un uragano di maggio, su eletti e classe dirigente che a questo presidente hanno dato e danno forza e sostegno».
«Ed ancora, clamorose provocazioni («mi incatenerò davanti a palazzo Chigi!») rivolte al governo nazionale, della cui maggioranza egli è uno dei più importanti esponenti di questa martoriata e vilipesa regione. Sarà proprio l’uragano di maggio, prevedo, che imporrà il ritorno all’esercizio della responsabilità pubblica – aggiunge Bilardi – superando le vecchie, e ancora presenti, degenerazioni in questo caso di governo monocolore a guida Pd che la Calabria che i calabresi stanno sopportando con indicibili sacrifici. Più che mettere in opera teatralità, Oliverio ed il Pd pensino piuttosto al recupero del ruolo proprio della politica rompano quel circolo vizioso e infruttuoso costruito attorno a politiche inconcludenti e fine a se stesse».
Recuperi, Presidente Oliverio, rilevanza e autorevolezza. Ritorni, Presidente, ad essere percepito interlocutore serio e credibile per le Istituzioni. Solo così facendo non avrà bisogno di catene, e soprattutto, eviterà di rendere buffa la Calabria tutta».
«Ci dica presidente – prosegue Nilardi riviolgendosi direttamente a Oliverio – la sua idea di sanità in Calabria, ad oggi non pervenuta, ammesso che lei ne abbia una. Senta il suo staff e lo faccia sapere ai calabresi. Ci dica, presidente, la sua idea sul mercato del lavoro in Calabria, anch’essa non pervenuta. Senta il suo staff e lo faccia sapere ai giovani e ai disoccupati, a chi ha perso il lavoro e a chi non ha più sostegno. Senta il suo Staff e lo faccia sapere ai calabresi. La informo che dopo tre anni di governo, i calabresi attendono di sapere come Lei pensa di dare una svolta alla Calabria. Vale a dire l’idea che Ella ha sullo sviluppo economico dei territori, sulla difesa delle coste, sul dissesto idrogeologico, sull’agricoltura, sull’ambiente. E, in attesa di sentire il suo staff, anche in considerazione del fatto che la legislatura volge al termine, individui due materie di particolare interesse per i cittadini, magari a partire dalla sanità calabrese, e le assicuro che per senso di responsabilità politica e istituzionale, e perché i problemi dei calabresi non hanno colore politico riceverà incondizionato appoggio».
«Per riuscirci però – conclude Bilardi – bisogna scartare molto fin qui fatto e pensare a nuovi cammini. Insomma, la cooperazione politica oltre gli interessi partitici per la risoluzione dei problemi. Questa, e non altre, è la forma più apprezzabile e nobile degli attori politici ai quali i cittadini si affidano per essere governati».

Uccide il padre a fucilate, tragedia a Rossano

Giovedì, 16 Novembre 2017 18:25

ROSSANO Un giovane di 26 anni, Alessandro Manzi, ha ucciso il padre 50enne, Mario, con alcuni colpi di fucile e si è poi consegnato ai carabinieri. È accaduto a Rossano, centro dello jonio cosentino. L'omicidio, secondo le prime notizie, è avvenuto nell'abitazione di famiglia.
Il giovane, dopo l'arresto, è stato arrestato e portato nella caserma della Compagnia di Rossano dei carabinieri, dove viene sentito in queste ore dagli investigatori. Le indagini sono dirette dal pm di turno della Procura della Repubblica di Castrovillari. Si sta accertando, in particolare, anche attraverso le dichiarazioni del giovane arrestato, se l'omicidio sia avvenuto nel corso di una lite, ipotesi che al momento appare come la più probabile.
In casa in al momento dell'omicidio, oltre a padre e figlio, c'erano anche la convivente e l'altra figlia della vittima. Mario Manzi aveva dei precedenti penali per droga, e anche il figlio era già noto alle forze dell'ordine per reati in materia di stupefacenti. Al momento dell'omicidio erano presenti in casa la convivente e l'altra figlia della vittima. Secondo quanto si è appreso, i due figli che Manzi aveva avuto dalla moglie, dalla quale si era separato da alcuni anni, vivevano col padre e con la sua convivente, un'italiana di qualche anno più giovane. Gli investigatori hanno confermato la prima ricostruzione secondo la quale l'omicidio è avvenuto al culmine di una lite tra Alessandro Manzi ed il padre provocata da futili motivi.

LAMEZIA TERME Il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, ha presentato una nuova memoria al Ministero dell'Interno in relazione all'accesso antimafia effettuato nell'ente e conclusosi nelle settimane scorse. «Nella memoria - secondo quanto afferma Mascaro in una nota - oltre ad evidenziare con otto specifici dettagliati capitoli aspetti di determinante importanza per una equa e serena decisione, ho ancora una volta rappresentato di aver invano richiesto, il 6 settembre ed il 16 ottobre scorsi, la mia audizione, reiterando quindi la legittima richiesta di disponibilità a qualsivoglia chiarimento su eventuali anomalie riscontrate su appalti, contratti o servizi che si dovessero in qualsiasi modo ritenere interessati da fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da condotta antigiuridica. Ad oggi, mentre cresce un preoccupante tam tam su un'imminente decisione in ordine al possibile scioglimento del Comune di Lamezia, non vi è stato alcun riscontro alla mia richiesta, né si è avuta formale comunicazione dell'ultimazione dei lavori della Commissione d'accesso». «Ribadisco - aggiunge il sindaco di Lamezia - la mia disponibilità ad apportare ogni più utile personale contributo affinché vi sia, unitamente ai doverosi e legittimi approfondimenti richiesti dalle norme vigenti, il pieno rispetto dell'alto valore costituzionale della volontà popolare espressa con il voto e l'autonomia dei diversi livelli di governo garantita dalla Costituzione. Ciò potrà compiutamente avvenire unicamente tramite l'attenta analisi e valutazione degli atti e comportamenti esposti in memoria e l'audizione diretta del sindaco su qualsivoglia atto astrattamente ritenuto frutto di infiltrazione o condizionamento».

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