Corriere della Calabria
Alessia Candito

Alessia Candito

CROTONE Una bambina di sei anni è morta in un incidente stradale accaduto stasera a Cirò Marina, in località "Boldito", lungo la statale 106 jonica. La bambina era a bordo di un'automobile condotta dal padre e sulla quale viaggiavano anche la madre e la sorella maggiore. Secondo una prima ricostruzione, il conducente dell'auto ha perso il controllo dell'auto, forse a causa di un cane che ha attraversato la strada, finendo contro la barriera di protezione. La bambina è morta sul colpo, mentre i genitori e la sorella sono rimasti feriti e sono stati portati nell'ospedale di Crotone. Le loro condizioni, comunque, non sarebbero gravi. Sul luogo dell'incidente, per i rilievi, si è recato il personale della Polizia stradale insieme ai carabinieri.

 

COSENZA «Con la riapertura della strada che collega Paterno con Dipignano si compie un atto a sanare una ferita che nel corso di questi anni, e non sono stati pochi, ha rappresentato una lacerazione che ha separato fisicamente due comunità che storicamente, attraverso questa strada, sono state una nel corso della loro storia». È quanto ha affermato il Presidente della Regione Mario Oliverio in occasione della inaugurazione, avvenuta stamane a Paterno Calabro, della strada di collegamento Paterno Calabro- Dipignano, sulla SP 79. Sul tratto, interessato da consistenti eventi franosi, in poco più di un anno sono stati ultimati i lavori di ripristino grazie al determinante intervento della Regione, con un investimento di 3 milioni di euro. Per la prossima settimana, dopo la fase di collaudo, è prevista l'apertura al pubblico transito. In occasione dell’inaugurazione si è tenuto anche un Consiglio comunale aperto che ha riunito il Sindaco di Paterno Lucia Papaianni e gli amministratori della cittadina, cui hanno partecipato il  Presidente Oliverio, il Sindaco di Dipignano, Guglielmo Guzzo, il Presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci. «Devo ringraziare- ha detto Oliverio-  oltre i sindaci, tutti i tecnici che hanno seguito e dato una mano per superare le difficoltà.  Dallo sblocco della situazione, in un solo anno sono stati realizzati i lavori. Una prova che si può fare anche in Calabria, si possono portare a compimento le opere. Oggi inauguriamo il collegamento, ma questo non chiude l’attenzione e la necessità di intervenire su questa strada. Dobbiamo programmare ulteriori interventi per metterla in sicurezza». Per Oliverio però «è necessario intervenire anche e soprattutto sul versante. Faremo interventi per sistemarlo perché altrimenti quello che si fa utilizzando risorse importanti si compromette alle prime piogge insistenti e alle prime alluvioni che ritornano. Nella programmazione delle risorse destinate alla nostra regione abbiamo messo al primo posto la sistemazione idrogeologica e la difesa del suolo, ed in questo programma ci sarà spazio per completare l’opera in questa località, nel tratto tra Dipignano e Paterno. Interverremo con nuovi finanziamenti per sistemare in modo da mitigare il rischio che è comunque sempre incombente». In ogni caso, per il governatore, quella di oggi è «una giornata della quale essere fieri, orgogliosi, che ricompone il collegamento tra Dipignano e Paterno  e che deve essere utilizzata per rilanciare l’unità di queste due comunità, importanti nel territorio della nostra regione. Due comunità che hanno una storia, una tradizione, espressione di cultura, di  identità, di radici testimoniate anche dal Patrono della Calabria, San Francesco di Paola che ha qui a Paterno, nel suo Santuario un  segno importante del suo passaggio e che esorta, nella sua memoria, ad onorare i valori della nostra terra,  incitando a lavorare per unire, per far prevalere il dialogo, lontano dai localismi che sono nemici della crescita e dello sviluppo, quindi del futuro»

COSENZA Urne chiuse a Rossano e Corigliano oggi chiamate al voto per decidere la possibile fusione fra i due Comuni. Alle 21 è iniziato lo spoglio nei seggi, oggi disertati dalla maggior parte degli aventi diritto. Bassissime le percentuali di affluenza in mattinata. A mezzogiorno, a Rossano avevano votato il  10,48%  degli aventi diritto, mentre a Corigliano solo il 7,44%. Nel corso della giornata, le percentuali sono invece salite fino al 34,71% fatto registrare a Rossano alle 19 e al 25,30% di Corigliano Calabro. Il referendum in ogni caso non ha quorum, dunque la consultazione sarà valida qualunque sia la percentuale dei votanti. 
Dai dati parziali emerge un netto vantaggio del Sì a Rossano di circa 5000 voti. A Corigliano stesso trend e vantaggio minore, ma comunque considerevole, del Sì, che supera il No di oltre 1000 voti. 

Vibo, trovati due autocarri rubati dal Corap

Domenica, 22 Ottobre 2017 12:05

VIBO VALENTIA Due autocarri rubati sono stati ritrovati dai Carabinieri a Briatico. In un terreno abbandonato, in località “San Nicolao”, nella frazione di Favelloni di Cessaniti, i carabinieri hanno trovato un autocarro Iveco di proprietà di una ditta di Vibo Valentia asportato nella notte del 07 ottobre dal capannone del consorzio regionale per lo sviluppo delle attività produttive (CORAP) di Vibo Marina. È stato trovato anche il secondo furgone sottratto quella notte, mentre non c’è ancora traccia dell’escavatore che era caricato sull’autocarro.  

Crotone, nella notte soccorsi 33 profughi

Domenica, 22 Ottobre 2017 10:31

CROTONE Trentatré migranti sono stati intercettati ieri al largo di Crotone, in località Gabella. Si tratta di 17 uomini, 13 donne e 3 minori accompagnati, provenienti da Somalia e Afghanistan. Sono stati loro stessi a chiedete aiuto con una telefonata ai Carabinieri, i quali hanno immediatamente allertato Capitaneria di Porto-Guardia Costiera di Crotone, che ha raggiunto con una propria motovedetta i migranti, effettuando il trasbordo in sicurezza. La Prefettura di Crotone ha coordinato le procedure per il primo soccorso e l’accoglienza, operate da personale della Questura e dei Carabinieri; della Capitaneria di Porto e dell’Azienda Sanitaria provinciale. Allertato anche il Sindaco del Comune di Crotone, che sarebbe tempestivamente intervenuto se vi fossero stati minori non accompagnati. Le operazioni si sono svolte nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza. I migranti, tutti in discrete condizioni fisiche, sono stati sottoposti agli accertamenti sanitari e sono stati temporaneamente trasferiti presso il CDA-CARA di Isola Capo Rizzuto.

REGGIO CALABRIA «Uno spaccato assolutamente desolante» e «assolutamente preoccupante circa le ricadute sulla salute pubblica». Così il pm Francesco Ponzetta, che insieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci ha coordinato l’indagine Metauros, sintetizza gli esiti dell’indagine sulla Iam, la società che a Gioia Tauro gestisce l’impianto di depurazione delle acque, per anni impegnata in una «spregiudicata attività di inserimento nel circuito alimentare, tramite la destinazione alla produzione di compost destinato ad essere usato come concime nell’agricoltura, di rifiuti che non essendo allo stesso destinati possono avere effetti nocivi».

INDAGATI I VERTICI DELLA IAM Per questo sotto indagine, con la pesante accusa di associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti, sono finiti dirigenti e tecnici della Iam. Avvisi di garanzia sono arrivati all’indirizzo dell’ex amministratore delegato, Domenico Mallamaci, e dei suoi successori, Domenico Arcuri, prima e Andrea Massimo Bolognesi poi, del presidente del cda, Giuseppe Fragomeni, del componente del cda, Francesco Giugno, del responsabile tecnico dell’impianto, Carmelo Calabrò, e della responsabile tecnica della Iam con delega alla normativa ambientale, Maria Rosa Bertucci.

CAMPI AVVELENATI  Ma sotto inchiesta sono finiti anche i patron delle società siciliane e calabresi che hanno fatto da intermediarie o hanno acquistato direttamente dalla Iam fanghi e rifiuti provenienti dal trattamento delle acque reflue civili e industriali destinandoli illecitamente alla produzione di compost, uno dei più utilizzati fertilizzanti in agricoltura. Traduzione, sui campi è finto compost, «frutto del trattamento fisico-chimico di rifiuti liquidi, fra cui il percolato di discarica.

LE SOCIETA’ COINVOLTE Per questo motivo, avvisi di garanzia sono stati recapitati a Luigi Bagalà, amministratore unico della società di intermediazione Eurocome, già inciampato nell’indagine Cumbertazione; Giuseppe Barreca, amministratore unico della società di trasporto e intermediazione BM service, gestita di fatto da Francesco Bagalà, l’imprenditore reggino fermato e finito in carcere per ordine della Dda; Giuseppe Monaco, amministratore unico della società di compostaggio Ofelia Ambiente; Enrico Musumeci, amministratore unico della società di intermediazione Meta Service e socio proprietario della Raco, che si occupa di compostaggio; Davide Zannini, che della Raco è amministratore unico; Pietro Foderà, presidente del cda della società di compostaggio Sicilfert; Ferdinanda Romeo, amministratore unico della società di compostaggio Biomatrix, Domenico Giuseppe Savastano, amministratore unico della Biosistemi, altra realtà attiva nel settore del compostaggio; Sebastiano Morello, amministratore unico della “Produzione e recupero inerte Morello Sebastiano e Concetta Marotta, amministratore unico della Irecom. Molte di queste ditte  già in passato sono state colpite da sequestri e confische, ma cessata l’efficacia della misura, sono tornate a svolgere esattamente l’attività. 

a.c.

 

CATANZARO La Zona economica speciale da istituire nell’area centrale della Calabria sta diventando quasi un tormentone. I sindaci di Catanzaro, Crotone e Lamezia Terme, rispettivamente Sergio Abramo, Ugo Pugliese e Paolo Mascaro si sono incontrati nel pomeriggio di mercoledì nel capoluogo di regione per tracciare le linee guida del progetto sul quale però c’è stato già un pronunciamento non particolarmente positivo da parte del governo nazionale e regionale. Il sottosegretario Tonino Gentile e il ministro Claudio De Vincenti hanno più volte ribadito che non ci sarebbero le condizioni per realizzare una seconda Zes in Calabria, mentre il governatore Oliverio ha parlato di mancanza dei requisiti prescritti nel Decreto Sud per l’area centrale. Ma nell’area centrale non ci si rassegna.
Alla prima fase di discussione tra i sindaci, ne è seguita una seconda che ha coinvolto anche le parti sociali, dai sindacati sino a Confindustria.
«La Calabria deve avere una seconda Zes - ha detto Sergio Abramo - e credo che sia giusto puntare sull’area centrale che coinvolge i Comuni un po’ più deboli, ha un grande aeroporto e ha due porti importanti. Quanto alle posizioni del governo regionale e di quello nazionale, credo che ci sia stato un “no” dal punto di vista politico. Se fossi stato al posto di Oliverio avrei lavorato per dire “proviamoci a convincere il Ministero”. Ecco, al presidente della Regione chiedo di rivedere la sua posizione e quindi valutare l’opportunità di ottenere la seconda Zes».
Ma la Zes, secondo Abramo, è solo un mezzo e non il fine ultimo dell’azione di governo: «C’è bisogno di capire se e quale sia il progetto per fare occupazione in Calabria, ecco perché oggi ho chiesto ai colleghi di Lamezia Terme e Crotone di incontrarci. Se oggi dovessi chiedere alla Regione se ci sia un progetto, mi risponderebbe di no: non si può procedere a macchia di leopardo pubblicando bandi che non possono risolvere la situazione».
Per Mascaro, la seconda Zes «si può realizzare con l’unione tra i Comuni che abbiamo già ipotizzato e magari allargando ulteriormente i confini di questa unione. L’area è già naturalmente predisposta ad essere attrattiva. Se l’esclusione paventata dal Governo deriva da un’interpretazione rigida delle norme, credo che si debba andare con i piedi di piombo e attendere il decreto attuativo per capire meglio i confini della normativa. Se vogliamo difendere la Calabria non possiamo essere troppo ossequiosi nei confronti di un parere, comunque autorevole, di un ministro. Ci deve credere la Regione nella seconda Zes».
Ugo Pugliese nel sottolineare i vantaggi della Zes ha spiegato: «La riduzione degli obblighi che incombono sugli imprenditori della Zes può essere uno stimolo alle prospettive di sviluppo dell’area centrale. Dal punto di vista tecnico, poi, credo che ci siano i presupposti per far cambiare idea al ministro e mi auguro che il governatore voglia provarci».
Il coro a sostegno della Zes è unanime e compatto anche dal fronte delle parti sociali. Dario Lamanna, dg di Confindustria Catanzaro, non usa mezzi termini: «Non riusciamo a comprendere il perché di questa risposta negativa tanto netta quanto non argomentata da parte di Oliverio circa la possibilità di una seconda Zes in Calabria. La Zes da sola non può bastare al rilancio dell’area centrale, non è una bacchetta magica, ma la creazione di condizioni ottimali per gli investimenti è un dovere per la Regione. Confindustria quindi sostiene l’iniziativa dei sindaci a sostegno della Zes e della discussione sulle politiche per il lavoro».
Quanto ai sindacati, interpellati dai sindaci per discutere di un più ampio piano di sviluppo del mercato del lavoro in Calabria, Cgil, Cisl e Uil hanno espresso posizioni simili sulla Zes, pur con qualche distinguo nella polemica con Oliverio.
Per Raffaele Mammoliti, segretario Cgil di Catanzaro, ha spiegato: «Non vogliamo assumere posizioni pregiudiziali nel far crociate contro il governo regionale, ma nemmeno evitare di aprire l’interlocuzione con Oliverio su questo tema. Credo si debba entrare nel merito della vicenda: attendiamo il decreto attuativo e se le condizioni del territorio consentono di avanzare la candidatura in maniera forte, dopodiché si potrà aprire la discussione perché crediamo che ci siano le condizioni per una seconda Zes in Calabria».
Per Pino De Tursi, segretario Cisl Catanzaro, lo sviluppo dell’area centrale «non può passare solo dalla Zes. È certamente uno strumento importante che però va visto in ottica più complessiva: penso che lo sviluppo vada inquadrato in un più ampio progetto di collaborazione istituzionale finalizzato a mettere in campo capacità e competenze concrete. Dobbiamo superare il concetto di campanile e pensare a collaborare ad un progetto univoco e ben definito».
«Sulla Zes, per quanto ci riguarda - ha detto Santo Biondo, segretario generale Uil Calabria -, sono legittime le posizioni assunte dai sindaci e quindi c’è l’obbligo da parte del governatore di ascoltare la proposta. Siamo quindi fortemente d’accordo con le richieste degli amministratori delle aree calabresi che ne hanno fatto richiesta. Abbiamo qualche riserva sullo strumento in sé che crediamo si possa e si debba migliorare. Purtroppo il giudizio sul confronto con il governo regionale non è certamente positivo: ci sono competenze che la Regione deve sviluppare, soprattutto in tema di politiche del lavoro, aprendo magari alla discussione con il mondo sindacale».

Alessandro Tarantino
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CATANZARO Nuovi guai per il calciatore Francesco Modesto, attuale allenatore del settore giovanile del Rende, dopo una carriera da centrocampista tra serie A e serie B. Arrestato con l’accusa di aver partecipato alle attività usurarie del clan Lanzino e poi scarcerato per decisione del Tribunale delle Libertà, il calciatore è stato destinatario di un nuovo avviso di garanzia, firmato dal procuratore capo Nicola Gratteri, dall’aggiunto Giovanni Bombardieri e dal pmCamillo Falvo.
Contro Modesto, ci sono nuove dichiarazioni del pentito Roberto Calabrese Violetta, supportate dai riscontri cercati e trovati dagli investigatori, che hanno sostanzialmente confermato – e blindato -  il quadro emerso a carico del calciatore al momento dell’arresto. Secondo quanto emerso grazie ai nuovi approfondimenti investigativi, Modesto avrebbe preteso che uno degli imprenditori strozzati dal cognato Luisiano Castiglia e dal pentito Violetta, gli ristrutturasse casa a titolo di parziale estinzione del prestito contratto. Un’accusa aggravata dall’aver favorito il clan Lanzino- Ruà e con l’impiego del metodo mafioso – si legge nel provvedimento - «che ha determinato soggezione e omertà nella persona offesa, indotta a ritenere che i capitali ricevuti in esecuzione del mutuo usurario provenissero dalla ’ndrangheta del cosentino».
Ma un nuovo avviso di garanzia è stato recapitato anche ad Ermanna Costanzo e Domenico Fusinato, accusati di aver preteso lavori edili in cambio della restituzione di un prestito usurario, e Gianfranco Bevilacqua, che al titolare della ditta sotto strozzo avrebbe imposto la sua assunzione come guardiano notturno, assicurandogli che così si sarebbe messo al riparo da richieste estorsive. Anche per loro il Riesame aveva disposto l’annullamento della misura cautelare. 

CATANZARO La prossima seduta della Commissione speciale contro la ‘ndrangheta in Calabria si terrà nei locali di Progetto Sud, la cooperativa nata e presieduta da Don Giacomo Panizza che negli ultimi mesi è stata più volte oggetto di intimidazioni e danneggiamenti di matrice mafiosa. Ad annunciarlo con una nota stampa è l’on. Arturo Bova, presidente della Commissione, che annuncia: «Alla luce degli episodi che attestano l’intensificarsi delle pressioni criminali nei confronti di alcune fra le più virtuose nonché simboliche realtà associative-antiracket della nostra regione - in accordo con tutti i componenti della Commissione che mi onoro di presiedere - ho deciso di avviare un’indagine conoscitiva al fine di approfondire le problematiche connesse al fenomeno criminale, lanciando al contempo un segnale di sostegno, concreto e tangibile, da parte delle Istituzioni calabresi direttamente sul territorio». 
L’incontro, che si terrà il prossimo 12 ottobre alle ore 10.30, costituisce «un momento significativo per valutare, unitamente ai referenti locali e ai rappresentanti istituzionali, possibili interventi normativi a supporto delle realtà che hanno subito attacchi intimidatori». Nel corso della seduta saranno ascoltati don Giacomo Panizza, Angela Robbe (presidente regionale Lega Coop), Don Ennio Stamile (referente associazione Libera, regione Calabria) e Maria Teresa Morano (presidente associazione Antiracket regionale).  L’attenzione della Commissione al territorio non si esaurirà con la convocazione della seduta presso Progetto Sud: «La riunione operativa - ha concluso Arturo Bova -  è solo la prima di una serie che ci vedrà impegnati fuori dai palazzi istituzionali, accanto alle associazioni Il prossimo appuntamento sarà nei locali di GOEL - gruppo cooperativo di Gioiosa Jonica»

REGGIO CALABRIA Salvo richiesta di giudizio abbreviato, dovranno presentarsi di fronte alla Corte d’assise di Reggio Calabria il prossimo 30 ottobre di fronte alla Corte d’assise di Reggio Calabria Rocco Santo Filippone e Giuseppe Graviano, accusati di essere i mandanti degli omicidi e dei tentati omicidi dei carabinieri che negli anni Novanta hanno insanguinato Reggio Calabria. Delitti – ha svelato la Dda reggina – da ascrivere ad un più ampio contesto eversivo su cui ancora si continua a indagare. Una tesi che ha convinto il gip che per questo nel luglio scorso ha disposto l’arresto di Filippone e la contestazione di nuove accuse a Graviano, quindi il Tribunale della Libertà, che ha confermato le misure custodiali, e adesso il gip Adriana Trapani che ha disposto il giudizio immediato.

IL PREZZO DELLA STRATEGIA STRAGISTA Per il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, che ha coordinato l’indagine, l’omicidio dei carabinieri Antonio Fava e Giuseppe Garofalo, trucidati nei pressi dello svincolo di Scilla il 18 gennaio 1994, e i due agguati che nei giorni successivi sono quasi costati la vita ad altri quattro loro colleghi, Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra, feriti alla periferia sud di Reggio Calabria il 1 febbraio, e Vincenzo Pasqua e Salvo Ricciardo, rimasti miracolosamente illesi dopo l’attentato subito il 1 dicembre del ’93quegli omicidi e quegli agguati, sono stati infatti il “prezzo” pagato dalla ‘ndrangheta per partecipare alla strategia degli attentati continentali. Una lunga scia di sangue che ha insozzato l’Italia e tramite cui le mafie negli anni Novanta hanno tentato di imporre i propri interlocutori politici alla guida del Paese.

DESTABILIZZAZIONE Attentati e omicidi – ha svelato l’inchiesta ‘Ndrangheta stragista – facevano parte di un piano funzionale alla costruzione dello Stato dei clan, portato avanti dai vertici delle mafie storiche tutte, insieme a pezzi deviati dei servizi, ambienti piduisti e galassia nera. Tutti responsabili – affermano i magistrati di Reggio Calabria – di aver tentato di sovvertire l’ordine repubblicano in Italia.

LE RIUNIONI Un piano che in Calabria è stato oggetto di almeno tre riunioni, la prima al villaggio turistico Sayonara di Nicotera, controllato dal clan Mancuso di Limbadi, legato a doppio filo al potentissimo casato mafioso dei Piromalli, le altre due a Oppido Mamertina. Al tavolo, c’erano i massimi esponenti dell’epoca della ‘ndrangheta calabrese e gli “emissari” siciliani di Totò Riina. Storicamente legato ai Piromalli, storico casato di ‘ndrangheta che vanta legami con la Sicilia fin dalle prime decadi del Novecento, il boss siciliano si era rivolto a loro per “convincere” i massimi vertici delle ‘ndrine ad aderire alla strategia degli attacchi continentali.

IL PROGETTO Questo tuttavia – emerge dall’indagine della Dda reggina – non era che un aspetto parziale di un progetto ben più ampio e complesso, cui diversi attori hanno dato il proprio contributo. Insieme alle mafie, a progettare di stravolgere il volto della Repubblica c’erano la massoneria piduista, pezzi dei servizi e del circuito nero ordinovista. «I nuovi equilibri geo-politici – spiega al riguardo il gip – stavano mutando i meccanismi di un sistema in cui erano prosperate. La loro sopravvivenza era quindi legata alla necessità di impedire che quei cambiamenti travolgessero quel sistema».

LE DUE FASI Tanto i clan siciliani e calabresi, come le schegge impazzite dei servizi non avevano intenzione di perdere una spanna del potere accumulato anche grazie a referenti politici e istituzionali miopi o compiacenti. Per questo progettano e lavorano ad un piano complesso, con una strategia da attuare in due fasi. Primo, la destabilizzazione e la strategia della tensione, per creare una generica sensazione di instabilità nel Paese, utile per imporre un “governo forte”. Secondo, una «finta-nuova classe politica etero-diretta, che aveva la precipua mission di garantire `Ndrangheta, Cosa Nostra e le altre mafie», come altre e diverse forze occulte «sia paramassoniche piduiste che della destra eversiva».

LE INDAGINI CONTINUANO Proprio per questo, il processo che inizierà a breve a carico di Filippone e Graviano non è che una parte di inchiesta ben più ampia, che potrebbe – quanto meno in prospettiva – riscrivere la storia del Paese. A svelarlo è non solo il complesso materiale finito nel fascicolo delle indagini che hanno inchiodato Graviano e Filippone, ma anche il lungo elenco di capi di imputazione per cui – si legge nel decreto che dispone il giudizio - «si procede separatamente».

LE ARMI PARLANO I magistrati stanno seguendo il filo di quei mitra Mab arrivati in riva allo Stretto per firmare gli attentati ai carabinieri, poi rivendicati come “Falange armata”. Una firma che insieme alla provenienza delle armi suggerisco uno scenario ben più complesso. Secondo ipotesi investigative che oggi paiono trovare riscontro, quei mitra farebbero parte di quegli stock di armi uscite direttamente dalla fabbrica, ma senza numero di serie, finite in mano a frange nere dell’eversione, pezzi deviati dei servizi e uomini dei clan. Armi che poi avrebbero firmato delitti diversi e apparentemente slegati fra loro, come quelli commessi dalla tuttora in parte misteriosa banda della Uno bianca e probabilmente non solo.

QUESTO E’ TERRORISMO Ecco perché, tra le aggravanti contestate in quei capi di imputazione ci sono le «finalità di terrorismo e di eversione dell'ordinamento democratico» e quelle di «agevolare le attività delle organizzazioni di tipo mafioso denominate Cosa Nostra e 'Ndrangheta che intendevano costringere lo Stato Italiano, tra gli ulteriori scopi in corso di compiuta individuazione, a rendere meno rigorosa e stringente sia la legislazione che le misure antimafia».

Alessia Candito
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