Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 07 Ottobre 2014

CALOPEZZATI I finanzieri del gruppo di Sibari hanno sequestrato una cospicua quantità di detersivo "Dash" in polvere, oltre 1.500 blister di colla "Loctite super Attack" e oltre 400 batterie "Duracell" tutti contraffatti e denunciato una persona. Nell'ambito dei controlli di routine predisposti sotto il coordinamento del comando provinciale della Guardia di finanza di Cosenza, è stato fermato un furgone che, a tarda ora, percorreva la statale 106 bis in direzione sud, all'altezza del comune di Calopezzati. I militari, insospettiti dall'orario in cui avveniva il trasporto e dall'impossibilità da parte del conducente di esibire la documentazione relativa all'acquisto/trasporto dei prodotti presenti all'interno del furgone, hanno deciso di procedere ad un'ispezione più accurata del mezzo, trovandovi i prodotti contraffatti, destinati, presumibilmente, alla vendita al dettaglio, che presentavano vistose imperfezioni di fabbricazione delle confezioni, scarsa qualità dei materiali utilizzati per il confezionamento, errori grammaticali sulle descrizioni dei prodotti. La merce trasportata è stata posta immediatamente sotto sequestro ed il conducente del veicolo è stato segnalato, a piede libero, per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi e ricettazione.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Il furgone intercettato dalle fiamme gialle viaggiava sulla statale 106 all'altezza di Calopezzati. Tutta la merce è stata sequestrata

Martedì, 07 Ottobre 2014 11:20

«Stop alle assunzioni all'Annunziata»

COSENZA La direzione dell'Azienda ospedaliera di Cosenza ha annunciato di avere proceduto, «per il momento, alla revoca del bando per l'assunzione di 12 assistenti amministrativi e 10 collaboratori amministrativi, di cui alla legge 68/99». «La direzione - è scritto in una nota dell'Azienda - è impegnata in una attenta ricognizione del personale in servizio, onde procedere ad azioni di razionalizzazione delle risorse umane a disposizione, verificare l'effettivo fabbisogno e adottare le necessarie procedure per richiedere l'autorizzazione, motivandola, di alcune figure di cui c'è grave carenza. Priorità assoluta di questa amministrazione, tenuto conto delle prescrizioni dettate dal Piano di rientro, è quella di prestare attenzione al personale indispensabile a garantire i Livelli essenziali di assistenza. Per tale motivo, la direzione, per il momento, ha ritenuto opportuno procedere alla revoca del bando. Pur prestando grande attenzione verso istanze che riguardano persone con difficoltà, che hanno sempre dimostrato attaccamento e impegno verso i compiti loro affidati, tuttavia la situazione in cui versa l'Azienda ospedaliera richiede, oggi, che siano fissate le priorità in fatto di sanità e assistenza ospedaliera per la città di Cosenza e, più in generale, per gli abitanti di un comprensorio vasto, nel quale vive un elevato numero di persone, alle quali le istituzioni hanno l'obbligo di assicurare servizi sanitari efficienti, con elevati standards di qualità».

Informazioni aggiuntive

ROMA Forza Italia, in seguito all'esito del lavoro svolto dalla commissione per le elezioni regionali, presieduta dal senatore Altero Matteoli, ha designato Wanda Ferro candidata alla presidenza della regione Calabria in vista delle prossime elezioni del 23 novembre. Lo si legge in un comunicato del partito di Silvio Berlusconi. Wanda Ferro, commissario straordinario della provincia di Catanzaro, è l'attuale vice coordinatrice regionale di Forza Italia. «Auspichiamo - conclude il comunicato di Fi - che tutte le altre forze politiche del centrodestra possano convergere sulla scelta di Wanda Ferro per ricostituire insieme a Forza Italia una coalizione vincente alternativa alla sinistra».

Va detto pure che quello messo a segno da Matteoli e Verdini è una forzatura rispetto ai tempi decisi dai partner della coalizione. Questa mattina, in un'intervista pubblicata dal quotidiano "Il Tempo", il coordinatore nazionale del Ncd Gaetano Quagliariello aveva contestato l'atteggiamento degli alleati forzisti: «In Calabria pretendono di scegliere da soli il candidato per poi provare a fare con noi un accordo solo locale. Questo vuol dire non riconoscerci legittimità e dignità. E ci impone l’avvio di una seria riflessione interna».

Tesi che lo stesso Quagliariello ha rafforzato in un'altra dichiarazione dettata alle agenzie: «Al di là della stima per la dottoressa Wanda Ferro, ribadiamo che per noi un'alleanza non può prescindere dall'avere un carattere nazionale, dal comprendere anche gli amici dell'Udc, dal riguardare sia Calabria che Emilia Romagna, dalla disponibilità a scegliere di comune accordo i candidati presidenti. Tutto ciò presuppone la convocazione di un tavolo nazionale, richiesta che a nome di tutto il partito il nostro coordinatore regionale in Calabria, senatore Tonino Gentile, ha ieri avanzato ai senatori Verdini e Matteoli nel corso di un incontro».

Informazioni aggiuntive

Caro direttore,

commissari reggenti e direttori generali nuovi rappresentano l’argomento che sta affascinando i calabresi. Li attrae come se fosse la trama di un giallo del quale tutti sono in attesa di capire chi sia “l’assassino”. Anche io sono tra questi, non tanto perché curioso di chi saranno i preposti a gestire la salute nella Asp e nelle Ao bensì perché incuriosito sulla verità giuridica che verrà fuori, molto probabilmente ad esito di un contenzioso amministrativo, oramai quasi inevitabile.

Un’altra curiosità afferisce all’azione di accertamento intrapresa, sotto il profilo penale, dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Suscita non poche perplessità in relazione ai suoi esiti. Ciò che è certo in tutta questa vicenda è la responsabilità che riguarda la intempestività dell’intervento degli organi preposti alla soluzione della sanità ammalata della Calabria. Prima fra tutte, quella del governo ad avere impiegato tanti mesi, mettendo a rischio la vita delle persone, per dare la necessaria guida commissariale alla nostra Regione. Poi, quella della giunta regionale che avrebbe dovuto decidere tempestivamente e, quindi, senza i ritardi accumulati. Nell’una e nell’altra vicenda avranno di certo pesato i soliti incomprensibili veti incrociati.

L’epilogo della vicenda va analizzato sulla base dei due teoremi a confronto. Quello sviluppato dalla giunta regionale che ha nominato i commissari straordinari con il compito di esercitare le veci dei direttori generali scaduti sino alla nomina dei nuovi perfezionata a cura dell’esecutivo subentrante, da condividersi formalmente dall’organo commissariale. Quello sostenuto dal commissario governativo che, invece, ritiene illegittimo il percorso giuntale e che, di conseguenza, ha nominato i cosiddetti reggenti, un ruolo un po’ nuovo, quasi innovativo, nel panorama strettamente giuridico-istituzionale.

Al di là dei dubbi sulla competenza della giunta regionale ad esercitare tali poteri in presenza di un commissariamento che trova la sua origine nell’art. 120, comma 2, della Costituzione, l’esecutivo calabrese abbia agito correttamente, ancorché in colpevole ritardo. Intanto perché ha deliberato in perfetta linea con i pareri assunti - fatta eccezione per quello reso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato che è da non condividersi nelle conclusioni cui è pervenuta, tranne che nella parte nella quale considera praticabile, per una giunta regionale esercente in regime di prorogatio, l’adozione di atti indifferibili e urgenti, seppure compiutamente motivati. Il potere esercitato è espressione dei suoi obblighi istituzionali a tutela dei livelli essenziali di assistenza da garantire alla collettività.

L’obbligo di rendere certi ed esigibili i Lea imponeva la nomina dei commissari e che gli stessi fossero in possesso dei requisiti richiesti per i direttori generali, individuati dal cosiddetto decreto Balduzzi. Un atto indifferibile e urgente che trova la sua motivazione nella lettera della Costituzione. Contestarne la legittimità ovvero impedirne l’esecuzione è atto quantomeno inopportuno, atteso che potrebbe determinare una responsabilità, politica e burocratica, della quale rispondere avanti l’autorità giudiziaria.

 

*Neolaureato dell'Unical

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    di Fortunato Marafioti*

Martedì, 07 Ottobre 2014 08:04

Il Consiglio dei senza pudore

REGGIO CALABRIA Dal “Consiglio degli inquisiti” al “Consiglio degli strafottenti”. La nona legislatura della Calabria si chiude oggi e guadagna il suo posto negli annali e forse anche la damnatio memoriae destinata alle gesta più ingloriose e svilenti. Palazzo Campanella come un'enclave di lassismo, di autoreferenzialità e di anarchia. Come la vecchia Casa delle libertà di Corrado Guzzanti: «Facciamo un po' come c.... ci pare». Per quasi cinque anni è andata così, con l'Astronave di Reggio ricettacolo di anacronistici privilegi e liceità, mentre fuori la polvere del deserto veniva spazzata forte dal vento delle crisi e delle emergenze. Strafottenti e asserragliati. Gaudenti e disinteressati. Padroni panciuti di un regno alla fame. Il presidente Franco Talarico, i suoi vice, i consiglieri regionali, fanno le valigie e tornano a casa, nella speranza di essere rieletti al prossimo giro di giostra. Ma consapevoli di aver lasciato comunque un segno. Indelebile, nevvero.

GLI ARRESTI
Sono tre i consiglieri regionali finiti in carcere: per mafia, truffa, corruzione elettorale. Il primo in ordine di tempo è l'ex sindaco di Bagnara e signore delle preferenze del Pdl Santi Zappalà. Viene filmato a Bovalino mentre entra a casa del boss Giuseppe Pelle, alla vigilia delle regionali. Poi tocca a Franco Morelli, condannato per i suoi presunti legami con il clan Lampada. E, infine, Antonio Rappoccio, che avrebbe promesso posti di lavoro in cooperative fantasma in cambio di voti.

CONTRO LA STAMPA
Ma invece di riflettere su quello che succede in casa propria, i consiglieri preferiscono mettere all'indice chi quella casa prova a raccontarla. È successo a Riccardo Iacona e alla sua trasmissione “Presa diretta”. I suoi servizi sulla Calabria vengono considerati un oltraggio dalla deputazione calabrese. Che entra in aula e propone un ordine del giorno contro il programma Rai. Perché – dice il primo firmatario, Gigi Fedele – «non è possibile che molte volte alcune trasmissioni televisive non facciano che attaccare la Calabria e denigrare l'immagine della nostra Regione attraverso le sue massime figure istituzionali». La formale “denuncia” alla fine non verrà formalizzata, ma il Consiglio degli strafottenti riuscirà comunque nell'intento di fare una figura barbina per il suo tentativo di “imbavagliare” la stampa. Passano due anni e il giro di vite si fa concreto, con l'approvazione di un protocollo (tuttora in vigore) che limita fortemente l'accesso ai locali di Palazzo Campanella ai giornalisti.

RIMBORSOPOLI
Niente in confronto alla scandalo sui rimborsi pazzi. Finiscono indagati tutti i capigruppo più altri 31 consiglieri. Nel loro “elenco spese” i magistrati hanno trovato di tutto: gratta e vinci, ricariche per cellulari, provviste per la famiglia, mazzi di fiori, ventilatori, set di valigie, tasse, bollette, tablet, cene, viaggi, pezzi d'arredo per il bagno.

FRANCO IL DESIGNER
Quella degli arredi dev'essere una mania. Chiedere al capo del Consiglio-barnum, Talarico. Appena si insedia al comando dell'Astronave pensa bene di dare un calcio all'avarizia staccando un assegno di quasi 100mila euro (91.796 euro, per la precisione) per rifarsi l'ufficio. Soldi ben spesi: per tutta la legislatura Franco ha potuto lavorare in un ambiente dotato di tutti i comfort che gli ha permesso di non sfigurare quando, siamo nell'estate del 2011, nel suo studio arriva uno stuolo di reginette. Sono le 14 finaliste di Miss Italia nel mondo. Talarico le fa accomodare – cosce in vista – sulla sua capiente scrivania per la fotografia non proprio di rito. Cheese: Franco, ora, sorride felice.

PRODUTTIVITÀ ZERO
E sorridono pure gli altri consiglieri. Dati alla mano, hanno lavorato davvero poco. Quantità non significa per forza qualità. Ma c'è l'ostinazione dei numeri, che qualcosa vorranno pur dire: 89 sedute in 5 anni. La media fa circa 18 incontri ogni 12 mesi, circa due ogni 30 giorni. Si potrà obiettare: avranno comunque prodotto un numero congruo di norme e provvedimenti. Non è così: ci sono quasi 350 proposte di legge ancora chiuse nei cassetti del parlamentino calabrese e in attesa di un sì o un no. Se ne parlerà nei prossimi 5 anni.

IMBULLONATI
Visti i precedenti, c'era chi si aspettava un rompete le righe immediato, al momento della “presa d'atto delle dimissioni di Scopelliti (3 giugno di quest'anno). Invece, il Consiglio ha continuato a riunirsi malgrado vivesse – come dicono gli esperti – in regime di prorogatio. E via con una seduta a giugno, poi a luglio, ad agosto, a settembre e, infine, l'ultima a ottobre. Succede così che un consesso di scioperati si trasformi, proprio quando non dovrebbe più, in un esercito di crumiri laboriosi. L'arcano? È presto spiegato. Una legge regionale stabilisce che i consiglieri debbano ricevere lo “stipendio” fin quando sussiste il diritto a partecipare ai lavori d'aula. E convocare un'assemblea che formalmente non esiste più garantisce la “mesata”.

BRACCIO DI FERRO CON LA CONSULTA
Moltissimo lavoro anche per la Corte costituzionale. Un must: il Consiglio calabrese approva una legge e il governo la impugna davanti alla Consulta. Un film che si è ripetuto per tutta la legislatura. L'ultima volta in relazione alla mostruosa legge elettorale varata da Palazzo Campanella. Il “Porcellissimum”, che fissava al 15% la soglia di sbarramento. Due le interpretazioni maligne: una porcata per tenere fuori il Movimento 5 Stelle oppure un escamotage per provocare l'ira del governo e il giudizio degli ermellini, che avrebbe fatto slittare il voto fino alla scadenza naturale del mandato. Il testo è stato poi modificato con un quorum più “democratico”, anche se resta pendente davanti alla Consulta il nuovo Statuto dell'assemblea, che introduce la figura del “consigliere supplente”. Una modifica alla “Magna charta” calabrese che consente ai membri nominati assessori di essere sostituiti con i primi non eletti. Per Talarico si tratta di una variazione necessaria per garantire il funzionamento delle commissioni, per altri osservatori di una mossa astuta per “allargare” il numero dei rappresentanti in aula.

CURA DIMAGRANTE
Già, perché dalla prossima legislatura i consiglieri saranno 30 e non più 50. A causa di una legge del 2011 secondo cui le regioni con meno di 2 milioni di abitanti, come la Calabria, devono operare la loro spending review istituzionale. Venti poltrone in meno. E cosa fa il Consiglio? Si adegua? Neanche per sogno. Per un po' di tempo fa orecchie da mercante, poi approva una modifica sbarazzina dello Statuto, riducendo il numero dei rappresentanti a 40. Scontata la reazione del governo. Ma il giorno stesso in cui l'allora esecutivo Letta sta per appellarsi alla Consulta, Talarico&co tornano sui loro passi e applicano un taglio di altri 10 seggi, ma solo in prima lettura. Per essere effettiva, la riforma ha bisogno di un nuovo voto. Che non arriva per un bel pezzo, in barba a una precisa legge nazionale. Nelle more il presidente del Consiglio se ne inventa una delle sue. Mette in dubbio lo studio Istat (cioè il più autorevole istituto di statistica italiano) su cui si basa la riduzione e ne commissiona uno “fai da te”. Il controcensimento, però, non sortisce l'effetto sperato. I calabresi sono meno di due milioni. Punto, bisogna rassegnarsi.

LEGGI INDIMENTICABILI
Per fortuna la Consulta non conosce fino in fondo le capacità legislative della politica calabrese, capace di studiare provvedimenti più unici che rari. I campioni indiscussi del genere sono Tilde Minasi e Giuseppe Caputo. Hanno presentato due distinte proposte di legge per la tutela degli onicotecnici e la costituzione del relativo (l'ennesimo) albo. Per chi non lo sapesse, gli onicotecnici sono “artigiani” delle french, le unghie finte. Colorate e pittoresche. E meritevoli della giusta attenzione della politica. Come del resto dimenticare le capre aspromontane? Ci aveva pensato Giovanni Nucera, con tanto di puntualissima legge. Non se n'è fatto nulla. E c'è stato anche chi, come l'assessore Nazzareno Salerno, ha pensato bene di costituire un “ufficio danza” della Regione. Ma, purtroppo, i calabresi non avranno la fortuna di vederlo in azione.

COME TI CAMBIO IL VITALIZIO
Qualcosa di dirompente è stato fatto davvero: abolito (dalla prossima legislatura, ça va sans dire) il vitalizio di fine mandato. Riduzione sensibile pure per le indennità di governatore e presidente del Consiglio (13.800 euro al lordo), assessori (13.100), e consiglieri (11.100). Però, c'è un però. L'Ufficio di presidenza di Palazzo Campanella ha infatti approvato un contributo mensile forfettario per le missioni in Italia e all'estero. Più di mille euro che non dovranno essere rendicontate. Come dire: i risparmi che escono dalla porta rientrano dalla finestra.

LA CASTA E LE UOVA
Mentre la Casta approvava leggi fuffa e nuovi benefit, fuori la protesta impazzava. Le manifestazioni dei lavoratori sono state una costante lunga cinque anni. Ogni seduta un sit in. Gli lsu-lpu che chiedevano (e chiedono ancora) gli stipendi arretrati e la stabilizzazione; i dipendenti della Campanella in cerca di un futuro; i laureati del Programma stage a caccia di certezze; i precari di Calabria it in mezzo a una strada malgrado una legge sulla loro collocazione. Dentro l'indifferenza, fuori le cariche alla polizia e il lancio di uova.

INDENNI(TÀ)
È lo specchio di una classe politica sorda, che non accetta ostacoli. Nemmeno quelli di chi è legittimato a metterli. Tipo i revisori dei conti. Il Consiglio ha modificato una legge e introdotto un nuovo sistema per la selezione dei componenti dell'organo di revisione. Un atto che ha determinato la defenestrazione di tre garanti piuttosto “scomodi” (Pasqualino Saragò, Guido Boccalone e Cosimo Forgione). Ufficialmente decaduti perché scelti per chiamata diretta e non tramite sorteggio. Il Tar ha impugnato la vecchia norma davanti alla Corte costituzionale, la cui pronuncia è stata addirittura anticipata da Talarico, che ha deciso di apportare i cambi a una legge che, di fatto, hanno determinato la decadenza di quei revisori che avevano detto no a una nuova elargizione di denaro a favore dei dipendenti regionali. Secondo l'assemblea regionale di Sel, che ha interessato anche la Corte dei conti, sarebbero 3,5 i milioni erogati ai dirigenti del parlamentino come salario “accessorio”. Niente può arrestare le indennità degli indenni.


Pietro Bellantoni

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    La nona legislatura della Calabria si chiude oggi e guadagna il suo posto negli annali e forse anche la damnatio memoriae destinata alle gesta più ingloriose e svilenti

Pagina 5 di 5