Sergio Pelaia

Sergio Pelaia

VIBO VALENTIA Dopo il sopralluogo all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, la deputata M5s Dalila Nesci mette in rilievo il «silenzio assordante di tutta la politica calabrese». La vicenda, come si ricorderà, è stata sollevata inizialmente dai dirigenti medici in servizio nel reparto di Ostetricia-Ginecologia del nosocomio vibonese, che in un esposto alle autorità competenti avevano segnalato le precarie condizioni in cui sono obbligati a svolgere le proprie funzioni.
«Ridotti dalla politica a lavorare in condizioni pietose – ha rilanciato la Nesci –. Vessati in primo luogo dai pazienti: tutti vittime di scelte politico-economiche scellerate. Non ho esitato a recarmi direttamente sul posto dopo che in un deludente tavolo prefettizio l’Asp ha sostenuto che era tutto a posto». Il riferimento della parlamentare va ad una riunione convocata in Prefettura a seguito della denuncia presentata dai medici, al culmine della quale le informazioni fornite dagli operatori sanitari sembravano consistentemente ridimensionate. Ma era stata proprio la Nesci nelle ore successive a fare incursione nei reparti dello Jazzolino per tornare ad evidenziare come le molte criticità e disfunzioni presentate dai medici fossero in realtà fondate.
«Purtroppo poco o nulla è cambiato da allora – ha spiegato ancora la parlamentare –. Le mie denunce serviranno a poco se insieme a me non ci sarà la voce di tutti i cittadini calabresi informati e consapevoli». La vicenda dello Jazzolino sarà tra quelle che la parlamentare affronterà a tu per tu con i cittadini nel corso di due iniziative in programma nei prossimi giorni. Il primo appuntamento è per oggi (9 dicembre), a partire dalle 17.30, quando proprio a Vibo, presso la Biblioteca comunale si terrà l’incontro “Un mare di tasse”. Domani (domenica 10) sarà invece la volta di Taurianova con l’incontro “Sanità, la truffa del Piano di rientro” in programma alle 16.30 nella sala del Convento dei Padri Cappuccini. In chiusura, lunedì 11, alle 16.30 nell’ex chiesa di Santa Chiara a Tropea un’assemblea «pro ospedale».

I carabinieri della Stazione di Rizziconi, nel Reggino, hanno arrestato per tentata estorsione il 65enne Girolamo Belcastro, pluripregiudicato del luogo. Martedì scorso, mentre era intento a raccogliere olive in un terreno di sua proprietà in contrada Baida di Rizziconi, un imprenditore agricolo del luogo sarebbe stato minacciato di morte con un fucile dal 65enne, intenzionato ad accaparrarsi il raccolto del vasto uliveto. La vittima, che si trovava sul posto assieme ai suoi operai, ha deciso di chiamare il 112 per richiedere l’intervento dei carabinieri. Giunta sul posto la pattuglia della stazione di Rizziconi ha sorpreso Belcastro che, alla vista dei militari, provava a fuggire a bordo della propria autovettura, venendo poi bloccato dopo un breve inseguimento. La successiva perquisizione effettuate presso la vicina masseria gestita dal 65enne hanno consentito di trovare 3 carabine ad aria compressa legittimamente detenute, accertando però che una di esse era stata utilizzata proprio per minacciare la vittima. Pertanto Belcastro è stato arrestato e posto ai domiciliari.

Scoperta una fabbrica di botti illegali nel Vibonese

Sabato, 09 Dicembre 2017 08:41 Pubblicato in Cronaca

SORIANO CALABRO I carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, assieme ai colleghi Artificieri di Cosenza, hanno scoperto a Soriano una vera e propria fabbrica abusiva con annesso deposito di materiale pirotecnico artigianale. Proprio con l’approssimarsi delle festività natalizie, i militari dell’Arma di Serra San Bruno hanno intensificato i controlli e già nella serata del 20 novembre erano intervenuti fermando un’automobile con 96 chilogrammi di materiale esplodente a bordo, stivato all’interno di scatole e in alcune buste. Ieri invece i carabinieri, dopo essersi appostati nei pressi di alcuni casolari, hanno avvistato un 64enne di Soriano intento a produrre e confezionare alcuni artifizi. Così alle prime ore del mattino i militari sono intervenuti bloccando l’uomo, che non ha potuto fare altro che confessare la sua attività illecita. Da quel momento sono iniziati i controlli nei vari casolari nella zona che erano stati già posti sotto sequestro nel 2013. All’interno degli stessi magazzini sono stati ritrovati circa 100 chilogrammi di artifizi pirotecnici confezionati artigianalmente, occultati in scatole e avvolti in dei teli di colore scuro, già pronti per essere immessi sul mercato, assieme a varie tipologie di polvere da sparo e a spezzoni di miccia, materiale utilizzato per il confezionamento dell’esplosivo. Sono stati rinvenuti anche tutti i macchinari e i vari stampi per il confezionamento del materiale. Il tutto è stato sottoposto a sequestro per le indagini successive volte all’identificazioni di eventuali complici che abbiano realizzato la fabbrica abusiva. Il 64enne è stato deferito all’autorità giudiziaria per detenzione e fabbricazione abusiva di materia esplodente.

Walter Zenga è il nuovo allenatore del Crotone

Giovedì, 07 Dicembre 2017 21:24 Pubblicato in Sport

CROTONE Walter Zenga è il nuovo allenatore del Crotone. La società del presidente Gianni Vrenna in serata ha raggiunto l'accordo con l'ex portiere dell'Inter e della nazionale, che sostituirà Davide Nicola sulla panchina della società calabrese. Zenga è atteso già domani pomeriggio in Calabria, per firmare il contratto che dovrebbe legarlo al Crotone fino a giugno. L'ex portiere è reduce dalle esperienze sulle panchine di Sampdoria e Wolwerhampton. Il suo vice dovrebbe essere Benny Carbone.

Lutto in casa Pollichieni

Giovedì, 07 Dicembre 2017 21:15 Pubblicato in Cronaca

LOCRI Si è spenta oggi a Locri, dopo una lunga malattia, Mariuccia Barbaro, madre del direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni. La signora Barbaro aveva 86 anni e la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, oltre che nei suoi tre figli, anche in quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla. I funerali si terranno sabato alle 15,30 nella Cattedrale di Locri.
Tutta la redazione del Corriere della Calabria e di News&Com si stringe attorno al dolore del direttore Pollichieni e della sua famiglia.

Non complici, ma vittime. Con una sentenza a sorpresa, che ribalta tutti i precedenti giudizi, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha restituito agli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mattiani l’intero patrimonio, in passato confiscato perché considerato “cosa” del clan dei Gallico di Palmi.
Alla base del procedimento, una serie di elementi emersi in diverse inchieste, fra cui anche alcune conversazioni intercettate fra Giuseppe Gallico e i suoi familiari, durante le quali il boss avrebbe indicato Giuseppe Mattiani come “proprio” candidato, ma anche le dichiarazioni di una serie di collaboratori di giustizia, come Pasquale Gagliostro e Marcello Fondacaro. Fonti diverse, ma dichiarazioni convergenti nell’indicare i Mattiani come “cosa” dei Gallico e tutte  – fanno sapere i legali Domenico Alvaro e Giuseppe Milicia, che hanno assistito gli imprenditori insieme agli avvocati Nicola Minasi, Polizza Favaloro e Titta Madia, morto nelle more della decisione dell’appello – disinnescate da «articolati atti di appello e motivi aggiunti, corredati da indagini difensive, consulenze tecniche e documenti contabili».

RESTITUITO L’INTERO PATRIMONIO In sintesi, le difese sarebbero riuscite a dimostrare che i Mattiani sarebbero stati solo vittime della pressione estorsiva del clan Gallico e non complici delle scorribande immobiliari romane del noto clan di ‘ndrangheta. Per questo la Corte d’appello, non solo ha escluso la pericolosità sociale di Giuseppe Mattiani, che da oggi cessa di essere sorvegliato speciale di P.S. ma ha anche disposto la restituzione alla famiglia Mattiani di tutti i beni immobiliari, dei conti correnti, della villa e delle case di abitazione, dei due alberghi e di tutti gli altri cespiti, che erano stati sequestrati e confiscati in primo grado. Fra i beni restituiti agli imprenditori c’è anche il noto Hotel Gianicolo di Roma, antico monastero della capitale riconvertito in struttura alberghiera.

L’ORIGINE DELL’INDAGINE La decisione della Corte d’appello ribalta così un provvedimento – confermato in passato da una serie di giudicati – e considerato per molti aspetti rivoluzionario nel mondo delle misure di prevenzione. Sebbene diverse volte lambiti da indagini di mafia, che li indicavano come compiacenti prestanome dei clan, né Giuseppe né Pasquale Mattiani sono mai stati condannati per reati di 'ndrangheta. Nel ’78, Giuseppe era stato segnalato al questore per l’applicazione di una misura di prevenzione per aver favorito la latitanza a pregiudicati delle cosche locali, ma la proposta venne rigettata, mentre l’indagine sul presunto appoggio elettorale del clan Gallico che nel ’91 gli avrebbe consentito di diventare sindaco di Palmi, termina con un’archiviazione. Insieme a Pasquale, finisce in manette solo nel ’97 per il reato truffa aggravata in danno alla Regione Calabria. Tuttavia nel corso dei procedimenti erano emersi vari elementi ritenuti da pm e giudici delle indagini preliminari e di prima istanza sufficienti per una misura di prevenzione.

UNA SCALATA DI INTERESSE INVESTIGATIVO Per loro, l’intera storia imprenditoriale e politica di Mattiani sarebbe stata condizionata dalla contiguità con la cosca Gallico e dai loro capitali. Una storia iniziata nei primi anni Novanta, l'hotel Arcobaleno in contrada Taureana di Palmi – poco più di un modesto hotel – si trasforma improvvisamente nella sede legale di un’omonima società dal capitale miliardario abilmente suddiviso tra i figli appena ventenni di Giuseppe Mattiani, in quote di circa 250 milioni di vecchie lire ciascuna. Poco prima del Giubileo, è questa società a portare a termine una spregiudicata operazione finanziaria a Roma: l’acquisizione di un antico monastero sul colle Gianicolo, rapidamente trasformato in un lussuoso albergo con 48 camere extra lusso, parcheggio e piscina.

DIVERSE INTERPRETAZIONI Un’operazione ad altra redditività che ha fatto la fortuna dei Mattiani ma ha anche attirato l’attenzione degli inquirenti perché, secondo quanto all’epoca emerso dalle indagini, i due imprenditori mai avrebbero avuto i capitali per finanziare le operazioni che hanno firmato. Di avviso completamente differente, i giudici della Corte d’appello, che hanno restituito ai Mattiani un patrimonio di oltre 30 milioni di euro.

 

Alessia Candito
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Furto in tabaccheria a Vibo, bottino di 15mila euro

Giovedì, 07 Dicembre 2017 17:25 Pubblicato in Cronaca

VIBO VALENTIA Malviventi in azione la scorsa notte a Vibo Valentia prendendo di mira una tabaccheria-ricevitoria sita in pieno centro cittadino. Per entrare i ladri hanno segato la inferriate di una finestra ed utilizzato una scala poi ritrovata sul posto. Una volta all'interno hanno fatto incetta di sigarette e altri oggetti di valore, svuotando poi la cassa contenente una cospicua somma di denaro. Il bottino è stato stimato in circa 15mila euro. Sull'episodio indagano i carabinieri.  

In auto con 3mila euro in banconote false, arrestati

Giovedì, 07 Dicembre 2017 17:13 Pubblicato in Cronaca

CORIGLIANO CALABRO Avevano nascosto banconote false sotto la cuffia del cambio dell'auto, ma sono stati arrestati dai carabinieri. Tre persone, Saverio Barone, di 39 anni, di Napoli, Darisa Leontina Mihai (25), già noti alle forze dell'ordine, e R.M.D. (30), incensurata, di Cosenza, sono accusate di detenzione e spendita di denaro falso. I tre viaggiavano a bordo di una Fiat Idea che è stata fermata ad un posto di blocco. Nel corso del controllo l'autovettura è risultata priva di certificato assicurativo e sequestrata. Durante il trasferimento al deposito giudiziario i tre hanno dato segni di agitazione che hanno insospettito i militari. Perquisito l'abitacolo, i militari hanno trovato, accuratamente occultate nel cambio, tremila euro in contanti in pezzi da 100, 50 e 10 euro. Gli accertamenti dei carabinieri del Comando antifalsificazione monetaria hanno permesso di stabilire che le banconote erano false. Barone è stato portato nel carcere di Castrovillari e le due donne ai domiciliari.

Sul sito www.calabriapsr.it è stata pubblicata la graduatoria definitiva del Bando "Pacchetto giovani", relativo alla Misura 6 "Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese" ed alla Misura 4 "Investimenti in immobilizzazioni materiali" (annualità 2016). Con questa graduatoria, il Psr Calabria mette a disposizione dei giovani sotto i quarantuno anni che desiderano insediarsi in agricoltura ben 60 milioni di Euro.
«È un giorno importante – ha affermato il presidente Oliverio – perché grazie alle risorse del Programma di sviluppo rurale, siamo in grado di dare non solo una boccata d’ossigeno a tanti giovani e tante ragazze calabresi, ma anche una certezza per il proprio futuro. Le giovani generazioni, infatti, si sono avvicinate tantissimo al settore primario, riscoprendo il valore della terra e l’importanza delle attività a lei collegate. E da oggi, grazie ai finanziamenti comunitari concessi dalla Regione, hanno la possibilità di realizzare i propri progetti e di diventare imprenditori».
Sono circa 500 i progetti che verranno finanziati immediatamente. «Questo significa – ha commentato ancora il governatore – la nascita di almeno 500 nuovi posti di lavoro, che a loro volta genereranno altra occupazione e daranno grande impulso all’economia dell’intera regione».
«Uno degli obiettivi principali di questa amministrazione regionale è stato raggiunto – ha aggiunto il consigliere regionale delegato Mauro D’Acri –. L’attesissima graduatoria del “Pacchetto Giovani” rivoluziona il contesto dell’agroalimentare calabrese. Ricordiamo infatti che il Psr concede un premio all’insediamento fino a 50mila euro e finanzia fino al 70% dell’importo del progetto di ogni giovane. Un sostegno che, al giorno d’oggi, costituisce linfa vitale, soprattutto per i giovani. Ecco perché chi non è rientrato in questa graduatoria, avrà la possibilità di presentare ricorso e di rivolgersi al Dipartimento per qualunque tipo di supporto. Voglio ringraziare infine il dipartimento Agricoltura e l’Arsac – ha aggiunto – che hanno lavorato sodo per istruire un numero altissimo di pratiche del Pacchetto Giovani, contemporaneamente alle istruttorie degli altri bandi del Psr».
Il “Pacchetto Giovani” sostiene il ricambio generazionale nel comparto agricolo, attraverso la concessione di un aiuto per l'avviamento di nuove imprese agricole condotte da giovani agricoltori. I nuovi imprenditori agricoli avranno la possibilità di fare investimenti materiali per costituire la propria azienda, compresi quelli che riguardano gli interventi finalizzati a rendere più efficiente l’uso dell’acqua in agricoltura e la realizzazione di impianti tecnologici per la produzione di energia derivante da fonti rinnovabili.
«Il dipartimento Agricoltura e Risorse agroalimentari – fanno sapere dalla Regione – considerato anche il periodo delle festività natalizie, ha concesso sessanta giorni di tempo per effettuare l’accesso agli atti e per presentare istanza di riesame».