Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 14 Gennaio 2014

CROTONE Le «operazioni di riduzione idrica» sono state sospese e già dalle 16 di ieri è stato ripristinato il normale flusso dell’acqua a Crotone. A comunicarlo è la Sorical, società mista che gestisce le risorse idriche calabresi che aveva sospeso l’erogazione dell’acqua per i debiti accumulati dalla società che gestisce gli acquedotti comunali di Crotone. «La Soakro – si legge in una nota della Sorical – ha maturato un debito nei confronti del gestore idrico regionale di circa 21 milioni di euro per acqua erogata e non pagata dal 2009 a tutt’oggi. Il 4 ottobre 2013 la Sorical ha diffidato la Soakro a pagare solo una piccola parte del debito maturato, corrispondente a un semestre di fornitura, per circa 1,6 milioni di euro (il 7% circa del debito complessivo) che avrebbe dovuto garantire alla Sorical quantomeno il ripagamento dei costi correnti di fornitura, in attesa che la Soakro definisse internamente e quindi proponesse a Sorical una soluzione per ripagare l’intero debito accumulato. La Soakro, invece, non solo non ha versato il minore importo richiesto, se non emettendo tre bonifici da € 70.000 ciascuno, ma si è rifiutata anche di trasmettere una certificazione che attestasse la mancanza di liquidità di cassa, necessaria quantomeno a giustificare il mancato pagamento dei corrispettivi della fornitura idrica ricevuta».
Questi i numeri, secondo Sorical: «25 Milioni di euro fatturati dal 2008 ad oggi; 2,9 milioni di euro pagati, poco più dell’11%. Inaccettabili i 22 milioni di debito da pagare».
Queste le premesse per dire che Sorical «è stata costretta, suo malgrado, il giorno 13 gennaio 2013, ad avviare le operazioni di riduzione della fornitura alla Soakro partendo dal territorio di Crotone, nel quale anche nelle ore di riduzione della portata sono stati garantiti comunque  i volumi necessari a soddisfare il fabbisogno minimo della popolazione».
La situazione si è sbloccata, si legge ancora nella nota, «solo grazie al costante contatto tenuto tra la Sorical e il Prefetto di Crotone, che pur comprendendo le ragioni alla base della riduzione idrica avviata, ha tentato di evitare  il perdurare dei disagi alla popolazione, chiedendo a Sorical di sospendere la riduzione idrica». Quindi la conclusione: «La riduzione della portata idrica ai Comuni che non pagano è un atto di responsabile tutela del prezioso e fondamentale servizio erogato da Sorical ai Comuni. È un atto per sensibilizzare i cittadini, i Comuni e le Società (come Soakro), che non pagano i corrispettivi della fornitura idrica, a tutela  di quei cittadini, di quei Comuni che invece l’acqua la pagano con puntualità e vuole ricevere il servizio con continuità e qualità».

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  • Occhiello Le decisione dopo un incontro in Prefettura. «La Soakro ha un debito di 21 milioni di euro. La riduzione della portata idrica ai Comuni che non pagano è un atto di responsabile tutela del prezioso e fondamentale servizio erogato»

REGGIO CALABRIA La Corte dei conti ha bocciato il piano di rientro presentato dalla triade commissariale per sanare il buco – dalle dimensioni ufficialmente non ancora perimetrate – nelle casse del Comune di Reggio Calabria. Nonostante non filtri ancora alcuna indiscrezione sui rilievi che i magistrati contabili hanno mosso al durissimo piano di rientro elaborato dalla triade per la città calabrese dello Stretto, la bocciatura della Corte è una doccia fredda per i tre prefetti che non più tardi di un mese fa si erano detti fiduciosi sull’esito della procedura. «Ufficiosamente – aveva anticipato in dicembre il prefetto Castaldo – sappiamo che ha già passato il vaglio della sub-commissione del ministero delle Finanze». Ma il visto buono della Commissione non è servito a salvare il piano dalla scure della Corte dei conti, che l’ha definito «incongruo», dunque inadeguato per salvare le casse di Reggio città.
Eppure il programma di riassetto economico e fiscale pensato dalla triade commissariale – che prevedeva un taglio verticale di investimenti e servizi, misure di recupero dell`evasione fiscale, previsioni prudenziali di accantonamento e l’eliminazione di tanti residui attivi inesigibili – non era certo stato lieve per le tasche dei reggini, per i quali ha significato un aumento immediato di imposte e tariffe, così come il primo bilancio che ne era derivato. Nell’annunciarlo ufficialmente il commissario capo Gaetano Chiusolo aveva detto chiaramente: «Abbiamo utilizzato il filo del rigore per ricucire un tessuto amministrativo lacerato da imperizie e connivenze. Si tratta di un bilancio rigido, ingessato, duro per i cittadini – spiegava ancora Chiusolo – ma non c’era altra strada». Contrazione della spesa corrente destinata ai servizi pari al 7%, ma destinata a salire entro il 2015 al 10%, riduzione delle spese per il personale e per l’utilizzazione di beni di terzi: queste non sono che alcune delle misure all’epoca previste dalla triade per mandare in pari un bilancio destinato ad assorbire anche il disavanzo accumulato negli anni precedenti, che da solo assorbe il 25% della spesa corrente, ricostituire quei fondi di garanzia previsti per legge e prosciugati nelle passate gestioni, nonché gli interessi per i debiti precedentemente contratti che da soli pesano per 12 milioni sulle malandate casse del Comune. Un bilancio di lacrime e sangue per la città di Reggio Calabria, che – come associazioni civiche e di categoria hanno  nel corso dei mesi sottolineato – non solo da tempo ha subito ripercussioni devastanti in termini di assistenza e servizi divenuti evanescenti, mentre tasse e imposte – non ultima la Tares -  schizzavano alle stelle ma da mesi vive una situazione di “dissesto di fatto” benché non ancora formalizzato negli atti previsti dalla legge.

I punti critici del piano di rientro
Allo stesso modo, ancor prima che il devastante bilancio di previsione venisse ufficializzato, da più parti erano stati segnalati punti critici e incongruenze presenti nel piano di rientro, a partire da quelle discrasie contabili fra il programma originale, presentato a febbraio del 2013, e la successiva rimodulazione, approvata in luglio. Ma a generare più di un dubbio fra addetti ai lavori e non era stata anche  la mancata contabilizzazione tra i residui attivi degli oltre 22 milioni di euro relativi alla irregolare corresponsione ai dipendenti e dirigenti del trattamento retributivo accessorio, nonché all’illegittima erogazione di altri compensi accessori, di incentivi per la progettazione, di compensi aggiuntivi e altre somme. Cifre cui – secondo i rilievi mossi da più parti nel corso del tempo – sarebbero da aggiungere gli 80 mln di euro di debito per l’idropotabile che il Comune deve alla Regione Calabria – oggi oggetto di contenzioso – così come i crediti lamentati dall’ex amministratore delegato della Leonia S.p.A, rapahel Rossi, che ammonterebbero ad oltre 19 milioni di euro. Allo stesso modo, nel piano di rientro non verrebbero menzionati in alcun modo i debiti certi o potenziali del Comune – quantificati in circa 100 milioni di euro -  nei confronti delle imprese con cui Palazzo San Giorgio è in arbitrato o in contenzioso, per lavori pubblici relativi al Mercato Agroalimentare (17 mln euro), al Palazzo di Giustizia (30 mln di euro), alle Bretelle Calopinace, al Parco lineare Sud o  al Lungomare di Gallico. E sempre a proposito di lavori, non è chiaro – né sarebbe specificato - se le somme ricevute dalla Regione negli ultimi due anni e finalizzate alla realizzazione di alcune opere pubbliche (Parcheggio di scambio Ce.Dir Palazzo di Giustizia, Bretelle Torrente Sant’Agata, Recupero Alloggi proprietà privata nei centri storici, Ponte sul Torrente Gallico, Ponte sul Torrente Calopinace ) siano state utilizzate per la gestione corrente, dunque vanno ricostituite.
Inoltre – stando a quanto progettato dai commissari-  una delle possibili fonti di ingressi per le dissestate casse comunali, avrebbe dovuto essere la vendita del patrimonio disponibile, ma le pubbliche aste bandite allo scopo sono andate miseramente deserte, determinando solo un reiterare delle procedure di gara e notevoli ribassi del prezzo iniziale. Allo stesso modo, difficilmente la triade potrà incassare quanto previsto dalla maggiorazione di tariffe e bollette, non ultima quella relativa alla Tares in alcuni casi arrivata con una maggiorazione del 180%. Come prevedibile, numerosissimi cittadini, supportati dalle associazioni di consumatori, hanno presentato istanze di riduzione al 20% del tributo, nonostante la possibilità di rateizzazione proposta dai commissari.
     
E adesso?
Non è – ancora – dato sapere se quella della Corte dei conti è una bocciatura senza appello o se i magistrati contabili hanno deciso di lasciare un margine di aggiustamento del piano presentato ai prefetti che dal 15 ottobre 2013 – quando il Viminale ha disposto lo scioglimento per contiguità mafiose del Comune di Reggio Calabria – guidano Palazzo San Giorgio. Di certo, stando alle prime indiscrezioni che filtrano dal Comune, la triade commissariale farà ricorso contro il provvedimento e toccherà alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti pronunciarsi al riguardo. Una sentenza che per i più – dopo la bocciatura incassata –difficilmente potrebbe discostarsi da quella con cui i magistrati contabili calabresi hanno respinto il piano di rientro presentato.
Un esito che interessa da vicino non solo chi oggi ha in mano le redini della macchina comunale, ma anche chi le stringeva fin quando il ministero dell’Interno non ha deciso di porre fine a un’amministrazione reputata troppo infettata dalle ‘ndrine per poter servire il pubblico interesse. Se il piano di rientro dovesse essere totalmente cassato, per Reggio arriverebbe automaticamente una dichiarazione di dissesto, che – contrariamente al giudizio civile di incandidabilità scaturito dallo scioglimento – potrebbe procurare guai non solo all’ex sindaco, oggi assessore regionale alle Attività produttive Demi Arena, e alla sua giunta, ma anche a chi lo ha preceduto alla guida di Palazzo San Giorgio, l’attuale governatore Giuseppe Scopelliti.

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  • Occhiello Lo ha deciso la Corte dei conti. Per Palazzo San Giorgio potrebbe arrivare una dichiarazione di dissesto, che potrebbe procurare guai non solo all’ex sindaco Demi Arena, e alla sua giunta, ma anche a Scopelliti

SANTA CATERINA DELLO JONIO Un autobus completamente distrutto dalle fiamme e un altro pesantemente danneggiato: è il bilancio dell`intimidazione compiuta la notte scorsa ai danni della ditta di autolinee Federico. Gli automezzi incendiati erano parcheggiati nel piazzale antistante la stazione di Santa Caterina dello Jonio, lo stesso luogo dove nella notte tra il 2 e il 3 maggio scorso c`era stata un`analoga intimidazione, sempre contro la stessa azienda. Quello avvenuto la scorsa notte, infatti, è uno dei tanti episodi di cui la Federico è stata vittima. Nel febbraio dello scorso anno furono incendiati a Satriano sei autobus dell`azienda, mentre nel 2012 in due diverse occasioni – ad agosto e a dicembre – furono distrutti, a Caulonia, altri sei automezzi. I titolari dell`azienda hanno sporto denuncia ai carabinieri della compagnia di Soverato.

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  • Occhiello È successo la scorsa notte a Santa Caterina. Un mezzo è andato distrutto e un altro gravemente danneggiato

COSENZA «Su alcuni organi di stampa, nella giornata di ieri, è stato pubblicato un comunicato della Cgil in cui si sosteneva che l’Azienda ospedaliera di Cosenza avrebbe perduto, nel 2014, 40 milioni di euro nell’ambito del riparto regionale, “a causa della riduzione delle attività prodotte”. Pur comprendendo le ragioni di chi deve ad ogni costo manipolare la realtà, non tenendo conto delle conseguenze delle proprie mistificazioni, che servono soltanto a seminare panico e disaffezione verso una struttura importante, quale l’Ao di Cosenza, che, nonostante le carenze di personale, continua ad erogare ottime prestazioni, tuttavia non riusciamo a capire da quali dati numerici siano suffragate le affermazioni della suddetta organizzazione sindacale». È quanto afferma, in una nota, la Direzione generale dell`Azienda ospedaliera. «Dalla comparazione dei dati – è scritto nel comunicato – elaborati dal competente Ufficio, relativi alle attività di ricovero, emerge che, rispetto al 2012, si è avuto un mantenimento/aumento della produttività (nel 2013 si registra, infatti, un incremento tariffario di circa 3 milioni di euro), nonostante le attività di riorganizzazione e ristrutturazione che hanno impedito l’utilizzo di tutti i posti letto assegnati all’Azienda. È stato, inoltre, riscontrato un aumento del peso medio relativo aziendale che da 1.1285 del 2012 è passato a 1.155 del 2013. È doveroso, a tal proposito, ricordare che questa Amministrazione ha, da qualche tempo, avviato un programma di controllo dei ricoveri, per migliorarne l’appropriatezza; ciò ha determinato una diminuzione dei ricoveri in day hospital, trasformati in Pac (Pacchetti ambulatoriali complessi) e Apa (Accorpamenti di prestazioni ambulatoriali),in attuazione delle indicazioni nazionali e regionali,nonché un decremento dei ricoveri ordinari a bassa complessità, assicurando setting assistenziali più adeguati, con le stesse garanzie di sicurezza dei pazienti. Questi risultati sono il frutto di una migliore organizzazione (ci si ricovera solo in presenza di acuzie o di interventi chirurgici) e dei miglioramenti nelle tecniche di cura (oggi per un intervento chirurgico si sta in ospedale poche ore, pochi giorni, mentre un tempo il ricovero durava giorni e settimane)». «Il 2013 – spiega la Direzione generale – è stato un anno importante, in cui sono state realizzate opere necessarie all’utenza, sono state acquisite tecnologie, che rappresentano lo strumento di svolta per una correlazione costante fra professionisti e cittadini assistiti, sono state avviate opere di manutenzione e ristrutturazione, (di cui a suo tempo abbiamo informato la cittadinanza) ,anno durante il quale abbiamo dato gambe a tanti progetti e abbiamo gettato le basi per un ulteriore capacità del sistema sanitario a dare risposte consone ai bisogni dei cittadini. Non possiamo, però, disconoscere che sia stato un periodo problematico, faticoso, soprattutto per la carenza di personale, che richiederà ancora tante energie, tanta collaborazione, fra cittadini, professionisti, management e rappresentanti delle istituzioni. Consci di tali difficoltà siamo convinti che come management dobbiamo migliorare e riteniamo che le sollecitazioni sincere servano a stimolare la nostra attività di gestione, ma non siamo disposti ad accettare critiche, false, ingenerose, sterili e improduttive». (0050)

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  • Occhiello La Direzione generale dell`Azienda ospedaliera replica al sindacato in merito alla notizia della perdita nel 2014 di 40 milioni di euro

CATANZARO Prosegue la battaglia del comitato "No Battaglina", che da tempo si prodiga perché l`autorizzazione della discarica in via di costruzione, che dovrebbe sorgere nel Comune di San Floro, su un area di proprietà del Comune di Borgia, venga revocata. I componenti del comitato hanno tenuto una conferenza stampa a Catanzaro per ribadire e chiarire quali sono le volontà di "No Battaglina". «Siamo qui – ha detto Eugenio Occhini, portavoce del comitato – per sottolineare che il problema relativo alla discarica "Battaglina", non riguarda solo i Comuni territorialmente interessati, ma tutta la Calabria. La gente, anche con la manifestazione di giovedì, chiede una cosa che non può essere equivocata o strumentalizzata da chicchessia. Su quel sito non deve essere realizzato nulla. Né discarica, né isola ecologica. La questione riguarda la salute delle popolazioni. Non è più possibile stuprare e saccheggiare in maniera impunita un territorio per convertirlo a scopi speculativi. Il comitato ha avuto dalla popolazione il mandato di impedire che l`impianto si realizzi. Cesseremo l`azione non solo quando sarà revocata l`autorizzazione alla società in questione, ma quando tutta l`area sarà bonificata».  
Il comitato, ha anche inoltrato richiesta di riesame alla Regione Calabria perché riveda l`autorizzazione: «Nel 2009 la Regione ha autorizzato l`inizio dell`attività e noi – prosegue Occhini – vogliamo che questa venga revocata. Inoltre, abbiamo presentato istanza al Comune di Borgia perché revochi l`ordinanza che autorizza i lavori». Lavori che da sabato 4 gennaio sono stati sospesi a causa di un`ordinanza del sindaco di San Floro, Teresa Procopio.   Per vigilare sulla situazione sono nati dei presidi spontanei e volontari fatti soprattutto di giovani del posto, che controllano il cantiere della discarica. Accanto alla richiesta di riesame e di revoca, poi, sarà presentata anche una istanza di sequestro preventivo dei luoghi, nell`attesa che inizi il ricorso che il comitato ha intenzione di presentare al Tar della Calabria.  
«È in gioco – ha detto l`avvocato Salvatore Gullì – il tema della legalità nella nostra regione. Si parla di terreno gravato da diversi vincoli. Per questo il comitato ha chiesto di riesaminare e revocare il decreto d`approvazione. Per questo andremo avanti. C`è in gioco il futuro dei nostri figli, e adiremo tutte le sedi competenti, Tar, Tribunale penale e anche europeo». (0040)

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  • Occhiello Il comitato che si oppone alla costruzione della discarica ribadisce le sue posizioni: «Ci fermeremo solo quando l`area sarà bonificata»

REGGIO CALABRIA Confindustria Reggio Calabria ha chiesto e ottenuto  di essere ascoltata in Commissione Affari costituzionali nell’ambito dell’iter parlamentare di approvazione del ddl Delrio sulle autonomie locali. L`obiettivo è «portare all’attenzione del Senato i potenziali danni che possono derivare all’economia reggina dal rinvio dell’entrata in vigore della città metropolitana».
Il presidente degli industriali reggini, Andrea Cuzzocrea, ha inviato alla senatrice Anna Finocchiaro, presidente della I commissione una lettera di richiesta di audizione informale e l’organismo ha risposto positivamente alla fissando l’appuntamento per l’audizione  giovedì 16 gennaio alle 12 a palazzo Madama.
Per i vertici di via del Torrione, lo slittamento dell’entrata in vigore della città metropolitana «rischia – si legge in una nota – di far perdere una grande chance di crescita al tessuto economico, gravemente in crisi, di Reggio Calabria. Il nuovo livello istituzionale – sostiene Cuzzocrea – potrà offrire all’intero nostro territorio e al suo tessuto produttivo importanti opportunità di sviluppo, anche in chiave europea, considerati gli ingenti finanziamenti che potranno essere destinati alle aree metropolitane nell’ambito della nuova programmazione comunitaria 2014-2020. Essere tagliati fuori da questa partita significherebbe vanificare quanto è stato fatto finora».

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  • Occhiello L`obiettivo è lanciare l`allarme sui «potenziali danni che possono derivare all’economia reggina dal rinvio dell`entrata in vigore»
Martedì, 14 Gennaio 2014 18:42

Beve acido muriatico, grave un trentanovenne

Ha bevuto da una bottiglia presa in frigo nell`ufficio dove lavora pensando ci fosse dell`acqua e invece era acido muriatico. Un uomo di 39 anni, dipendente di un`azienda di Simeri Crichi, nel catanzarese, è ricoverato in prognosi riservata nell`ospedale del capoluogo calabrese, con danni agli organi interni, ma non sarebbe in pericolo di vita. La bottiglia contenente il liquido, molto nocivo se ingerito, è stata sequestrata dai carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti. A breve sarà analizzata per stabilirne l`esatto contenuto. Sarà necessario chiarire, in primo luogo, come mai il liquido si trovasse all`interno di un frigo utilizzato per conservare alimenti. (0080)

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  • Occhiello Si trovava a lavoro e ha trovato la bottiglia nel frigo dell`ufficio. Ricoverato in prognosi riservata nell`ospedale Pugliese di Catanzaro. Indagano i carabinieri

COSENZA «Un altro tentativo di prendere per i fondelli i calabresi e, cosa ancora più grave, gli ammalati che hanno la sventura di imbattersi nell`ospedale dell`Annunziata». Giuseppe Mazzuca, presidente della commissione Controllo e garanzia del consiglio comunale di Cosenza, definisce così la deroga al  blocco del turn over al 15% promessa da Scopelliti dopo la riunione "operativa" della struttura commissariale. Per Mazzuca siamo davanti a un «disastro che si va delineando sempre più chiaramente tra le corsie dell`ospedale cosentino. Da oltre un anno – spiega – la Regione avrebbe dovuto avviare le procedure previste dal decreto Balduzzi che davano la possibilità di assumere una quota di dirigenti medici, ma non lo ha fatto».
Per giungere a una, seppure parziale, rassicurazione, Scopelliti ha aspettato che si arrivasse «al collasso del sistema sanitario pubblico», e «alla possibile chiusura di reparti e all`impossibilità di erogare servizi pubblici essenziali».
Per il consigliere del Psr siamo davanti al solito “sdoppiamento” della realtà. Da una parte «le notizie che provengono dal Tavolo Massicci confermano il fallimento del Piano di rientro», dall`altra arrivano notizie non veritiere, come quella del «miglioramento nell`erogazione dei livelli essenziali di assistenza che, non solo non sono migliorati, ma sarebbero definitivamente scomparsi se non fosse per l`encomiabile sforzo di medici, infermieri e personale tecnico che si sottopongono a turni di lavoro massacranti solo per cercare di mantenere in vita quel minimo di assistenza sanitaria che ci permettere di non sprofondare nell`emergenza più nera». (0020)

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  • Occhiello Il presidente della Commissione di controllo e garanzia del Comune di Cosenza non crede negli annunci di Scopelliti: «La Regione avrebbe dovuto avviare le procedure per assumere i medici un anno fa»

Qualcuno informi il governatore della Calabria del fatto che mentre lui svolazza per pianificare il suo personale futuro politico tra Catanzaro, Roma e Bruxelles, nelle segrete stanze del “governo amico” il suo amicone ministro dell`interno Angelino Alfano insieme al premier Enrichetto Letta ed alla ministra degli esteri Emma Bonino, sta decidendo in quale porto italiano far attraccare due navi danesi che arrivano dalla Siria cariche di trecentocinquanta tonnellate di armi chimiche da smaltire a cura della marina militare americana.
La decisione dovrà essere comunicata alle autorità americane entro domani e quindi dovrà essere adottata entro oggi. La scelta è ristretta, secondo fonti governative, tra Gioia Tauro e Augusta ma nelle ultime ore Gioia Tauro avrebbe “vinto” questa non certo ambita gara perché nei report dei servizi segreti si annoterebbe che Gioia Tauro si presenta come la scelta «meno problematica» perché trattasi di «un importante terminal container nelle mani dei tedeschi della Gtp, che può contare sulle alte profondità dei fondali a ridosso del canale di Sicilia. Non c’è, come a Brindisi ed Augusta, una base militare nei pressi, ma la localizzazione tutto sommato isolata della “città della Piana” garantirebbe discrezione e poche tensioni e proteste».
Proprio così: siamo isolati e garantiamo «discrezione» e «poche tensioni e proteste». Il silenzio del nostro distratto governatore ne è la più eloquente conferma. Specialmente se rapportato alla letteraccia che il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, ha spedito al duo Letta-Alfano non appena, il 10 gennaio scorso, un informatissimo articolo apparso su La Stampa a firma del suo inviato a New York, dava notizia che il 7 gennaio erano salpate dalla Siria due navi danesi con a bordo le 350 tonnellate di bombe chimiche consegnate dai siriani. Aggiungeva che le due navi avrebbero dovuto fare tappa in un porto italiano per qui passare il loro carico alla marina militare americana incaricata della distruzione. Indicava quattro porti possibili: Gioia Tauro, Brindisi, Augusta e Cagliari. «Noi rigettiamo l’ipotesi di Cagliari con rabbia e choc, e la combatteremo in ogni maniera possibile», scriveva Cappellacci. Il nostro Scopelliti, invece, contattato dall`Agi si limitava a balbettare: «Non hanno ricevuto dalle autorità di governo alcuna comunicazione, ragion per cui l`arrivo in Calabria delle sostanze chimiche dismesse dall`esercito siriano è al momento soltanto un`ipotesi». Tutto qui.
Fino all’ultimo bisognerà attendere per capire in quale punto le armi chimiche siriane arriveranno nel nostro Paese. In ogni caso l’operazione è tra le più delicate mai eseguite. D’altronde un disastro chimico in un mare chiuso come il Mediterraneo potrebbe portare a conseguenze apocalittiche. Damasco, anche se in ritardo, sta trasferendo le sue armi nel porto di Latakia, dove una parte è già stata caricata su una nave danese. Questa nave le trasferirà nel porto dove verranno caricate sulla Cape Ray, l’unità americana attrezzata a distruggerle con l’idrolisi. Gli Stati Uniti non possono prelevare direttamente le armi nel porto siriano, per ovvie ragioni diplomatiche, e quindi effettuare il transito in sicurezza è diventata una delle priorità più importanti per la Organization for the prohibition of chemical weapons, che gestisce l’intera operazione.
Nel silenzio dei politici calabresi è il Wall Street Journal ad affrontare la situazione con un pezzo pubblicato ieri e intitolato "Local opposition in Italy risks delaying syrian arsenal destruction", cioè le resistenze locali in Italia rischiano di ritardare la distruzione dell’arsenale siriano.
Il Wsj cita in particolare il no di Brindisi, e la lettera del governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Nulla registra sul fronte calabrese perché nulla c`è da registrare. Conclude rassicurando che «nonostante queste resistenze, Roma è determinata ad andare avanti: giovedì il rappresentante della Opcw sarà in Parlamento per partecipare ad una audizione, e in quella occasione il ministro degli Esteri Bonino conta di annunciare il nome del porto».
Così, mentre il nostro governatore si dedica alla caccia ai fantasmi ed alle interviste di adulatori che abusivamente esercitano la professione giornalistica, la Calabria si ritrova al centro di uno scenario di guerra a motivo delle operazioni di smaltimento dell’arsenale militare siriano nella disponibilità del dittatore Bashir Al Assad. Un’operazione militare senza precedenti che si terrà nel bacino del Mediterraneo.
Ma dove saranno smaltite le armi siriane? La scelta è caduta sull’Italia dopo i rifiuti da parte di diversi paesi dell’area Nato. Ha rifiutato dapprima la Francia di Hollande, poi la Danimarca – che sarà comunque coinvolta con alcune navi nell’operazione – ed infine, lo scorso novembre, anche l’Albania ha detto no agli Stati Uniti dopo che manifestazioni di protesta si erano svolte a Tirana dove centinaia di giovani si erano radunati sotto l’ufficio del premier Edi Rama. Dal Pentagono è quindi partita una richiesta al nostro governo che ha risposto positivamente.
Le operazioni sono già iniziate. Il governo danese ha commissionato alle navi Taiko ed Ark Futura, quest’ultima di proprietà della danese Dfds Seaways, il viaggio dal porto siriano di Latakia da dove sono partite il 7 gennaio. Il convoglio dovrà arrivare in una località segreta in Italia dove le armi verranno trasbordate sulla Cape Ray, il super cargo della marina militare americana. La nave è partita dal porto di Portsmouth in Virginia. A scortare i cargo con le armi, alcune navi militari di Cina, Danimarca, Norvegia e Russia. Su una di queste, la fregata danese Hnoms Helge Ingstand, erano imbarcati alcuni giornalisti internazionali che due giorni fa sono stati fatti scendere improvvisamente come testimoniato su twitter dall’inviata della Bbc Anna Holligan.
Dalla capitaneria di porto italiana tengono le bocche cucite: il nome del porto italiano che ospiterà il passaggio di carico sulla Cape Ray resta segreto fino all’ultimo ed è probabile che la marina militare americana informi le autorità italiane solo poche ore prima dell’arrivo delle navi, il tempo necessario per allertare i rimorchiatori e il personale di terra. Le navi Taiko ed Ark Futura sono state autorizzate a viaggiare con il sistema Ais – ovvero una sorta di Gps globale che segnala la posizione dello scafo in ogni momento – disattivato. L’ultima posizione conosciuta delle navi è proprio all’entrata del porto di Latakia in Siria. Così come la Cape Ray su cui recentemente è stato installato il sistema di idrolisi – Field Deployable Hydrolysis System – che gli consente di disinnescare le armi chimiche siriane. La Cape Ray è stata costruita nel 1977 dai cantieri giapponesi della Kawasaki Heavy Industries per conto della Saudi Arabia’s National Ship con il nome di Mv Seaspeed Asia. Nel 1993 questo gigante di 197 metri è stato acquistato dal Dipartimento della marina militare Usa che ne ha cambiato il nome in Cape Ray e l’ha destinata ad uso militare.
Di tutto questo qualcuno si faccia carico di informare Peppe Scopelliti... anzi lasci stare. Tanto Peppe resta il più fedele dei nostri utenti, sarà tra i primi a leggerci e a sapere... grazie al suo Ipad nel quale, ironia della terminologia informatica, ci ha dovuto collocare tra... “i preferiti”. (0040)

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  • Occhiello di Paolo Pollichieni

COSENZA Si è riunito nei giorni scorsi, presso la Federazione del Pd di Cosenza, il coordinamento provinciale della mozione Civati. Erano presenti Peppuccio De Vuono, referente regionale di Pippo Civati e Renzo Russo, coordinatore provinciale della mozione, neoeletto nell`assemblea nazionale del Pd. La discussione ha visto la partecipazione di simpatizzanti provenienti da ogni parte del territorio provinciale. «Il coordinamento – si legge in un documento diffuso al termine dell`incontro –  ha salutato favorevolmente il risultato ottenuto alle primarie dell’8 Dicembre scorso, un 10% inaspettato che ha premiato la proposta politica nazionale di Civati che è stata rafforzata dal lavoro dei tanti che si sono spesi in prima persona sul territorio. Dalle primarie di dicembre è uscita una richiesta forte di cambiamento anche qui in Calabria. Per noi l’8 dicembre è stato un punto di partenza. Intendiamo impegnarci, ancor di più, affinché un nuovo Pd possa prendere vita anche nella nostra regione dopo la lunga fase commissariale. È nostra intenzione, in questo senso, contribuire con grande senso di responsabilità a far nascere in Calabria un partito che presti ascolto e dialoghi costruttivamente con i cittadini. Che divenga il cuore pulsante di uno schieramento che aggreghi tutte le migliori espressioni democratiche, riformiste, cattoliche e progressiste calabresi».
Secondo i civatiani, «il Pd che auspichiamo dovrà permettere ai suoi elettori di scegliere i propri candidati ad ogni livello attraverso le primarie e dovrà far rispettare a tutti i suoi componenti un limite di due mandati in modo tale da garantire un rinnovamento e un cambiamento vero della classe dirigente. Rimaniamo, quindi, sconcertati davanti ad un Pd calabrese che (rispetto ad una sfilza di sconfitte così eclatanti, che doveva indurre tutto il gruppo dirigente ad un maggiore senso di responsabilità) continua imperterrito nel logorante e deleterio scontro tra le sue correnti per la salvaguardia di postazioni. Noi chiediamo un confronto vero, approfondito e di alto profilo politico e culturale sul partito e sulla Calabria. Una discussione che deve essere svolta nelle sedi opportune a viso aperto e con regole certe».
«Il congresso regionale – conclude la nota del gruppo cosentino che fa riferimento a Civati – va avviato prima possibile ma, allo stesso tempo, auspichiamo una tempistica che permetta un confronto tra le proposte politiche in campo. Il Pd, che vogliamo, dunque, deve tornare ad essere il partito della partecipazione, dell’innovazione, della discussione democratica, della condivisione delle idee, del rispetto delle regole. Un partito in grado di garantire un ricambio generazionale che non generi, come spesso avviene, conflitto ma sprigioni, invece, entusiasmo e nuove energie. Il Partito democratico calabrese deve divenire, quindi, un laboratorio di buona politica dove si affronti, seriamente, la questione calabrese e ponga in essere politiche in grado di far uscire i cittadini dal dramma economico e sociale in cui versano.
Il nostro impegno, quindi, sarà in questo senso. Nei prossimi giorni lavoreremo ad una piattaforma politica per disegnare un nuovo Pd calabrese. Un Pd che riesca ad elaborare una proposta politica seria per la Calabria dopo il fallimento delle politiche della destra guidata da Peppe Scopelliti». (0030)

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