Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 22 Gennaio 2014

REGGIO CALABRIA È durata alcune ore la protesta di 130 ex dipendenti di Multiservizi che oggi pomeriggio hanno occupato Palazzo San Giorgio. I lavoratori, tutti ex Lsu-Lpu, erano stati assorbiti nella municipalizzata, prima che lo scioglimento per mafia non ne rimettesse in discussione destino e posto di lavoro. La terna commissariale che regge il Comune da quando il Viminale ne ha deciso lo scioglimento per “contiguità mafiose” non ha ancora determinato il soggetto cui affidare la manutenzione cittadina, un tempo in mano a Multiservizi, ma gli ex Lsu-Lpu sono stanchi di attendere. Pur consapevoli di spezzare il fronte dei 270 lavoratori della municipalizzata, da mesi impegnati in una dura vertenza con Palazzo San Giorgio, i 130 Lsu-Lpu arrivati in Multiservizi hanno chiesto uno spostamento in blocco alla Sati, un’altra delle società in house del Comune, cui – a loro dire – si potrebbero assegnare i servizi indispensabili. Una soluzione che il commissario capo della terna prefettizia, Gaetano Chiusolo, ha promesso di prendere in considerazione, pur non nascondendo le difficoltà della fase. Le note difficoltà di cassa del Comune e la bocciatura del piano di rientro proposto dalla triade commissariale restringono infatti di molto le opzioni allo studio dei prefetti per garantire alla città il decoro urbano.

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  • Occhiello 130 lavoratori Lsu-Lpu hanno occupato palazzo San Giorgio per alcune ore

CROTONE «Apprendiamo dalla stampa che un gruppo eterogeneo di “calabresi”, esponenti e dirigenti del Partito Democratico, avrebbe richiesto alla Segreteria Nazionale “la benedizione” sul nome di Ernesto Magorno alla Segreteria Regionale del Partito. Riteniamo che questo tipo di benedizioni “romane” siano fuori da ogni ipotesi di rinnovamento da tempo auspicato anche dallo stesso segretario Renzi e sul quale ha trovato concorde condivisione l’ampia maggioranza del partito». È quanto si legge in una nota del Pd di Crotone, la provincia in cui alle primarie ha stravinto il neosegretario Matteo Renzi.
«Dopo la lunghissima fase buia del commissariamento regionale ritenevamo di essere sulla buona strada per portare il partito fuori dal tunnel e rimetterlo sui binari giusti della credibilità politica che è fatta di idee, di proposte, di partecipazione. Questo tentativo di ritorno alle vecchie dinamiche – scrivono i democrats crotonesi – basate su bizantinismi e tentativi di accordi romani può segnare un pericoloso ritorno all’indietro sul quale non siamo e non possiamo essere d’accordo. Non siamo d’accordo perché riteniamo che da Crotone è partito un segnale forte di rinnovamento. In occasione delle primarie la provincia di Crotone ha espresso una grandissima partecipazione popolare che in termini numerici per la vittoria di Matteo Renzi si è tramutato in un risultato straordinario, unico sul territorio calabrese». Insomma per il Pd di Crotone il segnale arrivato dalle primarie è chiaro: la scelta dei dirigenti deve scaturire dalla «discussione collettiva e non dalle valutazioni di pochi intimi».
«Riteniamo – è la conclusione – che il Partito Democratico della provincia di Crotone possa tranquillamente esprimere professionalità di grande spessore politico ed umano in grado di poter mutuare la positiva esperienza crotonese anche a livello di segreteria regionale. Tuttavia, al di là di una candidatura crotonese che consideriamo naturale, una regola alla quale non ci sentiamo di derogare e che invitiamo tutti a rispettare è che il nuovo segretario regionale debba essere espressione di una valutazione condivisa che non può escludere nessuno e tanto meno Crotone e la sua provincia».

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  • Occhiello Dalla provincia “renziana” il richiamo all’autonomia e la condanna delle «vecchie dinamiche»
Mercoledì, 22 Gennaio 2014 22:50

Rappoccio «abbindolava le persone»

REGGIO CALABRIA «Mi è bastato sentire il nome di Rappoccio per decidere di lasciare perdere. Lui era uno che abbindolava le persone»: è con queste lapidarie parole che Leone Mario Mansueto ha spiegato al collegio presieduto da Natina Praticò perché dopo aver compreso i legami fra l’ex consigliere regionale Rappoccio e la cooperativa Alicante, abbia deciso di non tentare neanche la presunta selezione che prometteva di offrire un posto di lavoro in una futura impresa di pannelli fotovoltaici. Una promessa, o meglio un’esca che, stando alle risultanze investigative,  l’ex consigliere regionale avrebbe utilizzato per far marciare il sistema nascosto dietro le tre presunte cooperative fantasma – Alicante, Iride solare e Sud energia – secondo l’accusa costituite esclusivamente per alimentare una macchina elettorale basata sull’endemica e profonda fame di lavoro presente fra giovani e meno giovani di Reggio Calabria.
Accuse confermate oggi al processo che vede Rappoccio imputato per corruzione elettorale, associazione a delinquere, truffa e peculato, anche da una delle vittime di quel sistema. «Nel 2008 – dice Gianluca Tripodi – ero disoccupato, ho saputo del bando e ho voluto tentare». Come altri hanno già raccontato nel corso dell’istruttoria, anche Tripodi si è sottoposto alle prove selettive dopo aver debitamente pagato la necessaria quota di iscrizione. E anche per lui, dopo quelle prove, è calato il silenzio. Ma contrariamente ad altri non si è limitato ad aspettare l’esito di un concorso che non sarebbe mai arrivato. Tripodi si è presentato a via San Francesco da Paola, dove la cooperativa aveva sede, per chiedere l’accesso agli atti del concorso. In quell’occasione avrebbe incontrato Rappoccio, che lo avrebbe rassicurato sulla «serietà» dei «ragazzi delle cooperativa», ma soprattutto avrebbe ricevuto una proposta che nulla aveva a che fare con il settore del fotovoltaico. «Ricordo – racconta Tripodi – che mi fu chiesta l’eventuale disponibilità ad impegnarmi per il procacciamento dei voti nei confronti di un non meglio precisato candidato. Mi venne proposto un foglio con  le caselle dove inserire il nome dei sostenitori e la sezione di voto, ma io rifiutai e la cosa finì lì». Tutte circostanze che – afferma Tripodi, rispondendo a una domanda dell’avvocato Giacomo Iaria, legale di Rappoccio – avrebbe in seguito raccontato anche all’avvocato Aurelio Chizzoniti – grande accusatore dell’ex consigliere regionale e autore dei numerosi esposti che sono alla base dell’attuale procedimento – dicendosi disponibile a fornire documentazione e testimonianze.
Nulla invece ha voluto dire dei fatti a sua conoscenza Domenico Quattrone, ex collaboratore di Rappoccio che in quanto soggetto indagato in procedimento connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. A chiudere invece le testimonianze della giornata è stata Patrizia Labate, ex collaboratrice di “Calabria ora”, i cui articoli hanno svelato il legame fra il “concorsone” bandito dalla cooperativa Alicante e Antonio Rappoccio.

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  • Occhiello Le testimonianze delle vittime al processo a carico dell’ex consigliere regionale

REGGIO CALABRIA Ci sono un magistrato della Cassazione e un poliziotto infedele fra le persone che la famiglia Rechichi ha cercato di contattare , all’indomani dell’arresto per associazione mafiosa del direttore operativo della Multiservizi Giuseppe, per avere notizie e indiscrezioni sull’indagine in corso. È quanto emerge dalla lunghissima deposizione dell’attuale capo della Mobile di Torino, Luigi Silipo, fino a qualche anno fa numero due del medesimo reparto a Reggio, che proprio in questa veste ha sviluppato le indagini  sulle conversazioni telefoniche e ambientali – ascoltate e intercettate dalle cimici degli investigatori – di Giuseppe Rechichi e i suoi familiari. Conversazioni che per ordine del pm Giuseppe Lombardo, la Mobile reggina ha passato a pettine fitto, e si sono rivelate una devastante miniera di informazioni. Ma non solo per gli imputati.

Toghe infedeli?
Ascoltati dalle cimici del Ros, anche nel corso dei colloqui in carcere, i Rechichi non hanno avuto alcuna remora a far riferimento ai personaggi – almeno un giudice e un poliziotto – su cui contavano per avere sostegno e informazione. «Dalle intercettazioni – sintetizza Silipo – emerge il tentativo di contattare un magistrato in servizio a Roma, alla Corte di Cassazione, tramite il quale si spera di avere notizie e consigli. Purtroppo gli elementi raccolti non ci hanno permesso di arrivare ad una identificazione». Gli investigatori arriveranno a scoprire solo che si tratta di una donna, con cui tanto la moglie di Rechichi, come il fratello Rosario, avrebbero dovuto incontrarsi. Un incontro che – stando a quanto emerge dalle conversazioni intercettate e riferite oggi in aula dal dirigente della Mobile – sarebbe saltato almeno un paio di volte perché il giudice era in ferie, ma che alla fine si sarebbe svolto a Roma, dove il solo Rosario Rechichi si sarebbe recato portando con sé «tutte le carte e i progetti ».

Gioco sporco
Sicuramente più dettagli sono emersi invece a carico di quella divisa, cui i Rechichi erano arrivati grazie al vasto entourage  della moglie dell’ex direttore operativo della Multiservizi. Si tratta dell’agente della Narcotici, Peppe Rocchetta, alla cui porta la famiglia bussa per cercare di ottenere informazioni, ma che – stando a quanto emerso – sarà poco d’aiuto. Eppure qualche divisa – ancora da identificare – ma ben informata sulle indagini e disponibile a metterle a disposizione degli indagati c’era se è vero che – afferma in aula Silipo – «Marco, il figlio di Rechichi riferisce al padre di aver parlato con il poliziotto “che ha preso le armi” e che questi gli avrebbe detto testualmente “Pino non esce perché se esce devono arrestare Pignatone». Un’affermazione sibillina che – almeno allo stato – investigatori ed inquirenti non hanno saputo o voluto spiegare, ma che dà il metro della capacità dei Rechichi di entrare in contatto con personaggi in grado di conoscere le pieghe più segrete e profonde di indagini in corso. E questo non sarebbe stato l’unico tentativo di giocare sporco. Dall’audizione del dirigente della Mobile, nonostante le proteste veementi di alcuni dei legali, emerge che i Rechichi avrebbero tentato – dice Silipo rispondendo ad una specifica domanda del pm Lombardo – «tentato di falsificare alcuni atti» riguardanti Multiservizi e Monte dei Paschi di Siena.

Quel debito di Montesano che inguaia Rechichi
Proprio la  pessima salute delle società Sica e Recim – entrambe nella compagine di Multiservizi e con cui  almeno formalmente nulla avrebbe dovuto avere a che fare - sono la principale preoccupazione di Pino Rechichi nel corso dei suoi ultimi mesi da uomo libero e dei primi da recluso. Lo raccontano le conversazioni intercettate in quel periodo dagli investigatori, che danno conto dei suoi frenetici contatti  con commercialisti, legali e banche. A mettere nei guai la Sica e la Recim – due dei soggetti societari entrati nella compagine di Multiservizi – sarebbe stato anche un credito che i Rechichi avrebbero vantato da Carlo Montesano, al quale avrebbero affittato un immobile in zona Saracinello, sulla statale 106. Lì l’ex patron della Gdm aveva installato il suo supermercato Carrefour express, ma nel giro di pochi mesi avrebbe iniziato ad accumulare sempre maggiori ritardi nel pagamento del canone di locazione. Un debito che fa impazzire Rechichi, che nel corso di una conversazione riferita da Silipo si dice disponibile a recuperare quei soldi anche con una transazione non ufficiale, anche perché quell’ammanco lo mette nei guai con Mps, istituto di credito con cui ha contratto un mutuo milionario, che non è in grado di onorare.  

Pino Rechichi, vero dominus delle società
Ed è su questa traiettoria che si muovono la maggior parte delle conversazioni registrate dagli inquirenti in quei mesi convulsi e che «dimostrano senza ombra di dubbio che fino ad oggi Pino Rechichi è stato il vero e proprio dominus delle società. Nonostante fosse in carcere, ha continuato a impartire direttive, mentre all’esterno il suo ruolo è stato assunto dal fratello Rosario». Una circostanza confermata anche dalle lamentele della moglie di Rechichi, che con il marito protesta per il carattere «accentratore» del fratello, che – stando a quanto emerge – in sua vece parteciperà ad una serie di riunioni con massimi vertici della Multiservizi, come il direttore generale Paolo Vazzana e i Cozzupoli, titolari di una delle società private entrate nella compagine della municipalizzata.  Incontri che – almeno in un caso – vedranno la partecipazione dell’ex consigliere comunale Dominique Suraci, tratto in arresto per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Assenzio – Sistema. E sarà proprio qualche ora dopo quell’incontro che gli investigatori registreranno Suraci in sottofondo affermare «non socio privato, ma socio occulto».
Un particolare che non viene spiegato né approfondito, ma che sembra confermare gli stretti legami fra l’ex consigliere comunale e quella società mista e chi di fatto la amministrava. Stando a quanto svelato dalle indagini infatti, nel 2007 la Multiservizi si sarebbe trasformata in uno dei grandi bacini elettorali per l’aspirante consigliere proprio grazie all’allora direttore operativo Pino Rechichi. Per gli inquirenti, i due sono massima espressione dei professionisti al servizio del clan Tegano, ma le cronache cittadine – che prima dell’arresto di entrambi li annoveravano nei ranghi della “Reggio bene” – li volevano amici affiatati. Insieme a loro, facevano gruppo – e stando a quanto riferisce Silipo non mancheranno di far arrivare a Rechichi il proprio sostegno anche dietro le sbarre o si metteranno a disposizione dei familiari – anche professionisti e  imprenditori  “che contano” a Reggio città come Michelangelo Tibaldi, Bartolo Bonavoglia e Salvatore Rijli. Tutti soggetti che – a vario titolo e in diverse fasi – hanno avuto a che fare con la Multiservizi e con le indagini che su quella società tutt’ora proseguono.

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  • Occhiello Il racconto di Luigi Silipo, ex numero due della Mobile di Reggio, sui contatti tra i familiari dell’ex direttore operativo della Multiservizi e un giudice della Cassazione
Mercoledì, 22 Gennaio 2014 20:53

ARSENALE | Santelli: vicenda grottesca

GIOIA TAURO La vicenda della armi chimiche in arrivo a Gioia Tauro è grottesca. È quanto sostiene, in una nota, Jole Santelli, coordinatrice regionale di Forza Italia.  «I sindaci di Gioia Tauro e San Ferdinando – afferma la deputata neoforzista – ieri sono stati convocati non per essere ascoltati, ma informati dell`arrivo delle navi con il pericolosissimo carico. Peccato lo avessero appreso una settimana fa dai giornali». Secondo la Santelli – che è prima firmataria dell`interpellanza urgente sulla vicenda presentata dal gruppo azzurro –, «Palazzo Chigi non ha tenuto in considerazione l`interesse dei cittadini. Così – attacca l`esponente d`opposizione – il governo presta il fianco alle critiche di chi lo definisce debole nei confronti della comunità internazionale, dal momento che dà l`impressione di subire passivamente una volontà altrui, salvo poi riversare il peso della sua scelta sui cittadini calabresi». Poi un affondo per quello che la Santelli definisce «baratto»: «l`esecutivo Letta avrebbe dovuto già da tempo, senza logiche di “baratto”, mettere in campo fatti concreti per valorizzare il porto». Per la coordinatrice regionale di Forza Italia, «se si fosse voluto sostenere il porto, si sarebbe dovuto lavorare da tempo per la logistica e per il gateway ferroviario, investendo sulle banchine e sulle infrastrutture calabresi». (0090)

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  • Occhiello Secondo la coordinatrice regionale di Forza Italia il governo non ha tenuto in considerazione l`interesse dei cittadini
Mercoledì, 22 Gennaio 2014 20:51

Sa-Rc, incidente alle porte di Cosenza: 3 feriti

COSENZA I vigili del fuoco del comando provinciale di Cosenza sono intervenuti sulla Salerno-Reggio Calabria per un incidente stradale verificatosi nella galleria Serra Spiga al km 258 della corsia nord. Due autovetture, per cause in corso d`accertamento, si sono urtate e una delle due vetture si è ribaltata all`interno della galleria. Sul posto sono prontamente intervenuti i vigili del fuoco per i soccorsi. Nell`incidente sono rimaste ferite tre persone che sono state trasportate in ospedale dal 118. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, anche la Polstrada e l`Anas. Il traffico lungo l`arteria autostradale non ha subìto interruzioni ma solo rallentamenti per la riduzione a una sola corsia di marcia. (0070)

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  • Occhiello Coinvolte due autovetture, una delle quali si è ribaltata
Mercoledì, 22 Gennaio 2014 20:46

Cosche ad Aosta, chiusa l`inchiesta

La Dda di Torino ha chiuso l`inchiesta Hybris che vede indagati Claudio Taccone, 46 anni, i suoi figli Ferdinando (22) e Vincenzo (21), tutti di Saint-Marcel, Santo Mammoliti (40) e Domenico Mammoliti (27), entrambi di Aosta. L`udienza preliminare sarà fissata nelle prossime settimane. Contestati a vario titolo i reati di tentata estorsione, danneggiamento a seguito di incendio, rapina, tentato omicidio e lesioni personali. Per tutti ricorre l`aggravante prevista dal metodo mafioso.
I cinque erano stati arrestati dai carabinieri nel giugno scorso. Le indagini, coordinate dalla Dda di Torino (pm Stefano Castellani e pm applicato Daniela Isaia della procura di Aosta), hanno riguardato in particolare un incendio di un`auto, a fini estorsivi, nel giugno del 2012, un`aggressione e un tentato omicidio, nel settembre 2012, a un uomo e a suo figlio sulla collina di Aosta e una tentata estorsione a un pregiudicato per traffico di droga.
Dai vari episodi, secondo gli inquirenti, è emersa «una gestione territoriale che arriva direttamente dalla Calabria in base alle famiglie di riferimento, sia delle vittime, sia degli estorsori», portando anche a «un vero e proprio incidente diplomatico" tra "quella dei Pesce e quella dei Facchineri».

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  • Occhiello Cinque gli indagati. L`udienza preliminare di "Hybris" sarà fissata nelle prossime settimane

A distanza di cinque giorni ed in assenza di contatti cresce la preoccupazione per gli operai edili calabresi rapiti in Libia.
Pertanto sollecitiamo un`attenzione al caso, oltremodo dovuta, in favore di lavoratori che, alla ordinaria precarietà, durezza dell`attività edile e alle condizioni aggravate dalla situazione di crisi, hanno dovuto, come tanti altri, ricercare e accettare lavoro lontano dalla propria terra, in un Paese, che come altri di quell`area, l`esigenza di manodopera  non sempre va di pari passo con la sicurezza dei rispettivi territori.
Quindi chiediamo al governo italiano l`impegno insieme alle autorità libiche a perseguire ogni utile azione di diplomazia internazionale al fine di portare alla liberazione dei due lavoratori e al loro ritorno alle rispettive famiglie, alle quali esprimiamo solidarietà e vicinanza.

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  • Occhiello di Fillea-Cgil Calabria e Cgil Calabria

COSENZA In attesa delle stagioni lirica e di prosa, il teatro Rendano sta ospitando spettacoli e concerti che da un lato permettono all`ente di fare cassa, dall`altro evitano lo spettacolo ignobile di una bomboniera ridotta a giocattolo rotto e impolverato, nelle more peraltro di un restyling a pochi anni dall`ultimo. Bene, a chi in questi giorni sta chiedendo la disponibilità del teatro per una o più serate viene risposto più o meno così: chiedere a Max Mazzotta o a Fabio Vincenzi, ora sono loro a occuparsene. Il tutto in attesa di una comunicazione ufficiale che potrebbe arrivare già mercoledì prossimo, in occasione della presentazione delle stagioni. Le ultime parole “ufficiali” sulla vicenda risalgono a un incontro (31 ottobre) al teatro dell`Acquario, alla presenza dell`assessore regionale Mario Caligiuri. Nel corso del dibattito sul futuro del teatro e dei teatri calabresi, l`assessore comunale De Rose parlò a nome dell`amministrazione: nei progetti – questo il senso del suo intervento – un coordinamento fatto da più persone che oltre al Rendano e alle attività teatrali si occupi di costruire una programmazione o un cartellone unico che comprenda pure l`università e gli altri teatri della città. Poi arrivò la lettera di auguri del sindaco Occhiuto in cui per la prima volta si faceva il nome di Mazzotta per un ruolo apicale (vedi pezzo allegato), nel frattempo mai ratificato – oppure ratificato ma non comunicato – né chiarito a proposito di eventuali altre figure, artisti, compiti, maestranze, soldi, teatri coinvolti, contratti eccetera. Se ne saprà di più, appunto, il 29.
Al nome del regista e attore cosentino, nel toto-direzione del Rendano può oggi tornare ad accostarsi quello di Vincenzi, collaboratore di Geppy Gleijeses (Teatro Stabile di Crotone) e artefice del varo del Teatro Auditorium Unical. Altra struttura che, proprio come il Rendano, in attesa di un cartellone ospita di tanto in tanto concerti e spettacoli. Proprio un anno fa (precisamente il 18 gennaio 2013) si presentava la seconda stagione. Da allora, fine delle comunicazioni. Vincenzi è, tra le altre cose, il responsabile di supervisione e logistica in quota Cams nell`evento che l`Unical dedicherà a De Filippo (I giorni e le notti di Eduardo, a cura di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti, 3-7 febbraio).

TEATRI AL BIVIO, MENTRE LATITANO
PRODUZIONE E PROGRAMMAZIONE
Ma al di là del nodo Rendano, che a questo punto si direbbe finalmente sciolto, i nostri teatri producono? A parte i debiti, nulla. Benvenuti nella palude delle strutture calabresi. Alcune anche storiche e di tradizione, ma da anni in stato comatoso fra tagli dal governo centrale, troppa politica nella gestione e, appunto, zero produzione. Né programmazione: a due anni dal varo delle Residenze teatrali a seguito di bando regionale con fondi europei, sono state le stesse compagnie nei giorni scorsi a lanciare da Cosenza l`allarme sui pagamenti arretrati. Per il 2014 la Regione ha stanziato appena 200mila euro totali per un settore che, oltre a dare lavoro, esprime eccellenze a livello nazionale. La richiesta che arriva a gran voce dai teatranti è il ritorno alla legge regionale che regolava i finanziamenti anno per anno, in modo da poter programmare al meglio le attività.
Una “palude” che potrebbe muoversi ora che si prepara una “rivoluzione” del sistema prosa in Italia: addio Stabili, arrivano i teatri nazionali. E qui scatta la prima anomalia calabrese (ma non solo, tanto che il decreto governativo interviene proprio a sanare le confusioni pubblico-privato): lo stabile, a queste latitudini, esiste solo sulla carta. O meglio per nome, almeno se si fa riferimento al pubblico. Si tratta in realtà, come noto, di un soggetto privato, gestito dalla società del campano Gleijeses e con sede a Crotone. Il regista e attore, cui di certo non manca la competitività quanto a titoli e produzioni, potrebbe correre col proprio soggetto come Teatro d`interesse pubblico, come spiegheremo più sotto.
E nel rimescolamento delle carte, le competenze accumulate dalle compagnie impegnate nelle Residenze teatrali andranno perse o anche per le Residenze – almeno quelle più seguite – c`è un futuro come Teatri d`interesse pubblico? Il nome di Scena Verticale, altro soggetto più che titolato, in quest`ottica viene quantomeno automatico.

I FINANZIAMENTI PER LA PROSA:
DA ANNUALI A TRIENNALI
Gli Stabili pubblici – il primo fu il Piccolo di Milano di Grassi-Strehler nel 1946 –, attualmente 17 sui 67 totali in Italia, lasceranno il posto ai 4 Nazionali previsti, almeno per ora, nel piano del governo. Cosa prevede la «Rivoluzione per decreto» (entro e non oltre il 9 gennaio era stata annunciata la firma del ministro Bray) firmato dal dg Salvo Nastasi e relativo agli spettacoli dal vivo? Anzitutto, «un cambiamento radicale sui criteri di erogazione dei contributi – ha spiegato Valerio Cappelli il 18 dicembre sul Corriere della Sera –. I finanziamenti saranno triennali e non annuali. Le principali novità per accedere al fondo governativo del Fus riguardano il teatro di prosa. Il difetto finora era la confusione, il confine tra pubblico e privato era diventato un filo sottile».
La norma è aperta, dunque il numero dei Nazionali è destinato a crescere: e anche la Calabria potrà concorrere. Ecco i requisiti: «sala per un totale di 1000 posti; due autori contemporanei l`anno per scoprire nuovi talenti (anche grazie all`istituzione di scuole); tenuta lunga degli spettacoli (secondo la pratica anglosassone della domanda). Ma soprattutto si fa attività in loco, si ara il proprio territorio non sottraendo lavoro alle compagnie di giro, non scambiando più spettacoli, coproducendo il meno possibile. Due regole – ha scritto ancora Cappelli – riguardano i direttori: limite di mandato e incompatibilità tra direzione e regia, se gestisci un teatro, non puoi metterti in cartellone».

PIÙ TRASPARENZA SU ASSUNZIONI, QUALITÀ
E QUANTITÀ. IL NODO CONTRIBUTI
Altri paletti saranno «qualità e quantità indicizzabile. Un teatro deve comunicare quanti attori assume, quanto spende, quanto pubblico ha avuto, quante volte si è andati all`estero, il profilo del direttore artistico. Questi parametri danno origine a un punteggio per ottenere il contributo. Manca il tassello finale, denominato “qualità pura”, nelle mani di una commissione formata da cinque componenti. Il punteggio finale determina il contributo». Appunto, nel Paese in cui con la cultura si potrebbe mangiare, ecco il nodo gordiano.
Il contributo già previsto per la prosa (62 milioni) non viene ridotto ma redistribuito: se finora a tutti gli Stabili sono andati 36 milioni (16 milioni e 800mila ai 17 pubblici), la torta adesso sarà spartita per 4 (a ogni Nazionale, dunque, circa 8 milioni). Il ministero finanzierà poi i Teatri di interesse pubblico, i circuiti, la promozione, le compagnie di giro. I Teatri di interesse pubblico dovrebbero essere una decina: con sale da almeno 500 posti, un contemporaneo e una novità l`anno; per questo tipo di strutture è una novità assoluta la richiesta di contributi agli enti locali pari almeno al 50% di quello statale (nei Nazionali è il 100%). La maggior parte degli Stabili privati e di innovazione (terza tipologia) – fra cui alcuni dei principali – attualmente riceve contributi locali anche di gran lunga inferiori: gli enti locali – s`è chiesto più d`uno – saranno in grado di rispondere a richieste di un aumento del contributo? E non c`è il rischio che queste risorse vengano sottratte agli altri soggetti attivi sul territorio? Il timore è lo scatenarsi di una nuova “guerra tra poveri”, ben più aspra di quella che accompagnò il varo delle Residenze.

LA SITUAZIONE DEI TEATRI IN CALABRIA:
STAGIONI ALL`OSSO E STUTTURE A “NOLEGGIO”
Con la stagione lirica “virtuale” di Catanzaro (si tratta in pratica di quattro proiezioni tv), il “Rendano” agonizzante e ridotto, come detto, a nobile decaduta a noleggio, a sorpresa si segnala la riapertura del teatro reggino “Francesco Cilea”, lo scorso 21 dicembre. Resta un oggetto non meglio identificato il Teatro Auditorium dell`Unical, altra struttura maestosa – e all`avanguardia, almeno quanto a strumentazione e acustica – ma non certo utilizzata per come potrebbe.
Le piccole – e meritevoli – realtà da almeno 500 posti potranno invece concorrere per diventare Teatri d`interesse pubblico. In Calabria ce n`è più d`una.
Per quanto riguarda i Nazionali, alla fine la scelta potrebbe ricadere, se la norma dovesse davvero rivelarsi ampia, proprio tra Rendano, Politeama e Cilea, che potrebbero avere i numeri benché possa sembrare fantascientifico solo associarne il nome a “monumenti” come il Piccolo di Milano, ovvero l`unico quasi certo di fregiarsi del nuovo titolo. Di nuovo Cosenza contro Catanzaro contro Reggio. Mors tua, vita mea? Si direbbe di no, visto che per diventare Nazionale è richiesto un numero di giornate lavorative che anche i teatri più grandi della Calabria attualmente non sono in grado di assicurare. Di certo, su scala nazionale, conterà la produttività, i carrozzoni spariranno; e magari la selezione genererà un innalzamento della qualità. I nuovi (rigidissimi) paletti faranno da stimolo alle compagnie. E – si spera – alla politica. (0070)

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  • Occhiello Mercoledì prossimo la prima uscita del tandem che guiderà il teatro di tradizione di Cosenza. Intanto, ecco come potrebbero cambiare le altre strutture calabresi, con gli Stabili che lasceranno il posto ai Nazionali per evitare la confusione tra pubblico e privato

Si svolgerà il 16 febbraio, dopo quattro anni di commissariamento, il congresso regionale del Pd calabrese. Il nuovo segretario regionale, in base a quanto deciso dagli organismi dirigenti nazionali del partito, verrà scelto con il sistema delle primarie aperte. Le candidature dovranno pervenire entro il 25 gennaio. A vigilare sulla regolarità delle operazioni sarà la commissione speciale per il congresso del Pd. Ne faranno parte i parlamentari Demetrio Battaglia, Bruno Censore e l`ex sindaco di Cosenza Salvatore Perugini. Il provvedimento con cui gli viene affidato l`incarico è stato notificato direttamente da Luca Lotti, responsabile nazionale dell`organizzazione Pd. Nella comunicazione, indirizzata per conoscenza anche al coordinatore regionale facente funzioni Giovanni Puccio, viene data carta bianca ai tre per quanto riguarda gli aspetti organizzativi in vista del congresso regionale che sarà celebrato domenica 23 febbraio. La comunicazione di Lotti esonera da ogni responsabilità Alfredo D`Attorre, che da questa sera può essere considerato a tutti gli effetti ex commissario del Pd calabrese. Per Battaglia, Censore e Perugini ci sarà molto da lavorare. Sabato scade il termine per la presentazione delle candidature alla segreteria e subito dopo partirà tutto il lavoro preparatorio per garantire che l`assise venga svolta garantendo linearità e trasparenza.

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  • Occhiello Da stasera è operativa la commissione speciale, ne fanno parte Battaglia, Censore e Perugini
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