Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 23 Gennaio 2014
Venerdì, 24 Gennaio 2014 00:08

Vibo Valentia, uomo accoltellato al torace

VIBO VALENTIA Un uomo, Giuseppe Monopoli, di 49 anni, originario della Puglia, è stato accoltellato stasera nelle vicinanze dell`ospedale di Vibo Valentia. L`uomo ha riportato una profonda ferita all`emitorace destro che ha provocato uno sversamento di sangue nei polmoni. Portato in ospedale, Monopoli è in prognosi riservata. Sul ferimento sta indagando la squadra mobile. (0020)

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  • Occhiello Un 49enne pugliese ricoverato in prognosi riservata per una profonda ferita

GIOIA TAURO Le rassicurazioni del governo non sono servite. L’allarme per l’arrivo dell’arsenale chimico siriano resta alto e i sindaci della Piana di Gioia Tauro non si arrendono. Hanno intenzione di tentare tutte le strade percorribili per evitare che le armi chimiche siriane approdino nel porto, anche una verifica giuridica sulla possibilità di avanzare un ricorso al Tar. L’assemblea dei primi cittadini dei 33 Comuni dell’area ha chiesto, oggi, una convocazione straordinaria del Comitato portuale, che è considerato l’unico organo in grado – dal punto di vista giuridico – di impedire l’attracco delle navi a Gioia Tauro. I sindaci hanno chiesto anche la convocazione di un consiglio regionale con il tema dell’arrivo dell’arsenale come unico punto all’ordine del giorno. L’assemblea di “Città degli ulivi”, che si è tenuta a porte chiuse nel Comune di Gioia Tauro, ha deliberato – tra l’altro – di organizzare una manifestazione di protesta per il prossimo 1° febbraio.
A raccontare le perplessità dell`assemblea è stato il sindaco di  San Ferdinando, Domenico Madafferi: "Ci hanno preso in giro a Roma - racconta - perché non ci hanno detto, per esempio a una domanda specifica, questi contenitori che tipo di sostanze contengono. Contengono gas Sarin? Vorremmo sapere di cosa si tratta. E invece non ci hanno detto neanche quando la nave arriverà. Finora non abbiamo avuto notizie, tutto sta avvenendo nella massima segretezza. Questa è la realtà e ce la dobbiamo dire".(0020)

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  • Occhiello L`assemblea dei primi cittadini chiede una convocazione del Comitato portuale e una seduta ad hoc del consiglio regionale. E pensa a un ricorso contro la decisione del governo

LAMEZIA TERME La notizia si può riassumere così: Luca Lotti non vuole entrare a gamba tesa nel dibattito congressuale del Pd calabrese e per questo motivo, «pur apprezzando la disponibilità per la ricerca dell`unità» dimostrata dai tre segretari provinciali dell`area Cuperlo (Guglielmelli, Mirabello e Romeo) che oggi ha incontrato a Roma, ha deciso di rimandare tutta la vicenda a un confronto interno tra i diretti interessati in Calabria.
Al plenipotenziario di Matteo Renzi i tre hanno ribadito la richiesta di individuare un candidato diverso («pur non avendo nulla da dire sullo spessore umano e politico della persona») da Ernesto Magorno, il deputato indicato dall`area del “rottamatore” come la persona giusta per ricoprire l`incarico di segretario del Pd calabrese. Davanti a questo ragionamento, Lotti, si sarebbe limitato a far notare che l`indicazione dell`ex capogruppo del Pd alla Provincia di Cosenza non sarebbe arrivata né da lui, né da Renzi ma «dai vostri rappresentanti istituzionali. E noi non abbiamo fatto altro che prendere atto di una precisa volontà».
In ogni caso, il responsabile nazionale dell`organizzazione del Pd ha trasferito la patata bollente nelle mani di Magorno, che in serata ha già avuto un primo abboccamento con il segretario del partito in provincia di Cosenza, Luigi Guglielmelli. A quest`ultimo avrebbe ribadito che non intende fare passi indietro (domani all`hotel Ashley di Lamezia verrà ufficializzato tutto) – soprattutto dopo l`investitura ricevuta martedì a Roma da parlamentari e consiglieri regionali – e che intende portare avanti la battaglia per assumere la guida del Pd calabrese (tra le altre cose oggi Magorno è stato impegnato in un lungo lavoro diplomatico per chiudere la falla apertasi a Crotone dopo il documento con cui i dirigenti locali hanno stigmatizzato il metodo con cui si è arrivati alla sua designazione) dopo quasi quattro anni di commissariamento.
Dunque, a meno di clamorosi colpi di scena, è evidente che tutto il blocco che ha sostenuto  alle primarie dell`8 dicembre Gianni Cuperlo, si ritroverà a sostenere un candidato alla segreteria alternativo al parlamentare di Diamante. Il nome individuato è quello dell`ex candidato a sindaco di Reggio Calabria Massimo Canale ma l`ufficialità dovrebbe/potrebbe arrivare domani sera a Lamezia Terme quando i vari big torneranno a vedersi per prendere una decisione definitiva.
In questo clima di contrapposizione frontale si distingue il consigliere regionale Francesco Sulla, che si dice disponibile a lavorare «per cercare un candidato che allarghi su di sé quanto più consenso possibile». Ciò non significa un impegno in prima persona «Non sono interessato a candidarmi ma solo a superare la logica del muro contro muro» ma non è nemmeno da escludere che alla fine possa arrivare una terza candidatura rispetto a quella di Magorno (ormai certa) e a quella di Canale (molto probabile).
Restano da capire le intenzioni dei seguaci di Pippo Civati. Il loro leader non ha mai fatto mistero di guardare con simpatia a Canale ma deve vincere le resistenze interne che non solo persistono ma sono davvero forti. «Noi andremo da soli – è il ragionamento portato avanti dai civatiani più esposti – perché così è stato deliberato al termine dell`ultima assemblea. Non fosse altro perché non vogliamo stringere accordi con chi ha contribuito, nel corso di questi anni, ad affossare il Pd calabrese». Il totonomi, in questo senso, già impazza. Volendo partecipare a questo gioco potremmo azzardare il nome del sindaco di Castrovillari Mimmo Lo Polito e quello dell`ex primo cittadino di Monasterace Maria Carmela Lanzetta. E ancora mancano 48 ore alla scadenza per la presentazione delle candidature.

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  • Occhiello Nulla di fatto nel vertice tra Lotti e i segretari provinciali. Il deputato renziano non si fa da parte. Sempre più consistente l`ipotesi Canale. I civatiani pensano a un loro candidato e Sulla sbotta: «Basta col muro contro muro»
Giovedì, 23 Gennaio 2014 19:26

Strongoli, in fiamme l`auto del vicesindaco

STRONGOLI L`automobile del vicesindaco di Strongoli, Simona Mancuso, è stata incendiata da sconosciuti. L`automobile, una Mercedes classe A, era parcheggiata sotto casa di Mancuso, nel centro storico di Strongoli, quando è stata incendiata. Simona Mancuso è stata eletta, nel maggio dello scorso anno, nella lista del Pd che ha espresso Michele Laurenzano sindaco di Strongoli. Oltre che vicesindaco, Mancuso ha le deleghe alle attività produttive ed all`agricoltura. Sull`accaduto indagano i carabinieri della compagnia di Cirò Marina. (0090)

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  • Occhiello La Mercedes classe A di Simona Mancuso è stata bruciata sotto l`abitazione dell`esponente del Partito democratico. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri di Cirò Marina

A quasi dodici anni di distanza l`omicidio dell`avvocato lametino Torquato Ciriaco, avvenuto l`1 marzo del 2002, potrebbe portare a nuovi clamorosi sviluppi. Nell`avviso di conclusione delle indagini, notificato a Tommaso Anello, Giuseppe e Vincenzino Fruci, il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e il sostituto Elio Romano sottolineano il coinvolgimento di altre persone «la cui posizione è al vaglio degli inquirenti».
Mentre si attende di conoscere l`esito degli accertamenti, emerge il ruolo avuto da altri due soggetti. Si tratta di Francesco Michienzi, ex affiliato alla cosca Anello poi passato con il clan Giampà e ora collaboratore di giustizia, e di Santo Panzarella il giovane di 29 anni di cui si sono perse le tracce nel luglio del 2002 e che, proprio secondo Michienzi, sarebbe stato ucciso per la relazione pericolosa allacciata con la moglie di un boss. I due avrebbero partecipato, secondo quanto si legge nell`avviso di conclusione delle indagini, ai sopralluoghi e agli appostamenti finalizzati «al controllo e al monitoraggio delle abitudini e degli spostamenti della vittima». Michienzi e Panzarella, inoltre, avrebbero partecipato «alla fase di occultamento e successiva distruzione degli indumenti utilizzati dagli esecutori materiali dell`omicidio».

LA DINAMICA DELL`AGGUATO Nella ricostruzione degli inquirenti l`avvocato Torquato Ciriaco sarebbe stato ucciso con un fucile a canne mozze caricato a pallettoni. L`auto con a bordo i sicari avrebbe affiancato la Ford Ranger con cui il legale stava facendo rientro nella propria abitazione. Un primo colpo esploso con le vetture in movimento avrebbe raggiunto Ciriaco alla spalla sinistra. La sua auto sarebbe così andata a sbattere contro una vettura parcheggiata. Il killer a quel punto l`avrebbe raggiunto e ucciso con un ultimo colpo alla testa.

IL MOVENTE L`omicidio venne deciso dalla cosca Anello «all`epoca dei fatti alleata con i Torcasio e avente il predominio nelle zone di Curinga, Acconia, Francavilla Angitola e Filadelfia, nell`ottica del controllo del territorio e dell`affermazione di supremazia sullo stesso anche e soprattutto attraverso l`acquisizione del controllo estorsivo su attività economiche produttive redditizie». Gli indagati avrebbero partecipato «a più riunioni, avvenute presso il pescheto dei fratelli Fruci, in cui venne programmata e organizzata l`azione omicidiaria».
L`avvocato Ciriaco avrebbe pagato con la vita «il suo interessamento professionale, per nome e per conto di Salvatore Mazzei (proprietario della cava di Sant`Eufemia, ndr) del complesso aziendale della ditta Edil Lorusso, oggetto di una procedura concorsuale, della relativa cava per estrazione inerti in località Manca di Curinga, situata in prossimità dell`impianto di frantumazione su un terreno della famiglia Bevilacqua con cui i Lorusso avevano stipulato un contratto di affitto, nonché all`acquisto della predetta area territoriale della famiglia Bevilacqua, strettamente funzionale per l`accesso al limitrofo terreno della curia vescovile, in cui bisognava necessariamente allargare lo sfruttamento estrattivo, in quanto la cava di località Manca si era ormai esaurita». Gli Anello, secondo la Dda, avrebbero voluto che questi beni e terreni finissero nella mani di un imprenditore ritenuto, dagli uomini del clan, più «incline al pagamento di una tangente estorsiva».

IL COLLABORATORE Francesco Michienzi aveva iniziato a parlare del delitto Ciriaco già nel 2006. Il 15 settembre del 2006 aveva fatto mettere a verbale l`interesse del boss Rocco Anello per l`avvocato lametino. Insieme a Fruci e «Santino», ha raccontato il collaboratore, andavamo sempre nella strada di Cortale, più avanti dove abbiamo (?) diciamo, e ci fermavamo al ciglio della strada e guardavamo… guardava con il binocolo il casino, va! La casa… ha un grosso castello antico, diciamo in una vallata e dicevano: “Il bastardo è pieno di soldi. Ha alberi… ha piantato tutte le piante giovani” queste cose qua. E loro mi dicevano che andavamo là per guardare a rubare un trattore e io gli dicevo: “Allora mi scendi qua che mi faccio una passeggiata, lo metto in moto e me ne vengo”. Però non mi hanno mai lasciato andare a prendere il trattore». (0080)

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  • Occhiello Nuove posizioni «al vaglio degli inquirenti». Coinvolti nell`agguato all`avvocato lametino anche il pentito Francesco Michienzi e il 29enne scomparso Santo Panzarella

COSENZA Abiti foderati di marijuana e cocaina nascosta tra i peluche. È quanto hanno scoperto i carabinieri della Compagnia di Cosenza che hanno arrestato tre persone e sequestrato tre chili di droga. Le persone arrestate sono Pierpaolo Parise, di 38 anni, Maria Teresa Sorrentino (22) e Domenico Stefano Puntillo (37). Parise è finito in carcere mentre Puntillo e Sorrentino ai domiciliari. I militari, che da tempo avevano notato strani movimenti nelle abitazioni di Parise e Sorrentino, hanno eseguito delle perquisizioni domiciliari. A casa dell`uomo, nel garage di pertinenza, sono stati trovati tre sacchetti in cellophane, contenenti complessivamente un chilo di marijuana. Nella stanza presa in affitto dalla ragazza, invece, all`interno di due involucri ad ornamento di alcuni peluche, c`erano 70 grammi di cocaina pura. La verifica degli ultimi contatti dei due ha portato i carabinieri ad attuare una perquisizione a Marano Marchesato nell`abitazione di Puntillo. All`interno della mansarda occupata dall`uomo sono stati trovati tre sacchetti di cellophane con un chilo e mezzo di marijuana nascosto in vecchi capi di abbigliamento. Sequestrato anche materiale per la pesatura, il taglio e il confezionamento della droga assieme a oltre mille euro in contanti, somma ritenuta provento di della vendita di droga. (0090)

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  • Occhiello I carabinieri hanno arrestato tre persone. Nascondevano la marijuana e la cocaina nelle fodere degli abiti e nei pupazzi

CASSANO ALLO JONIO Sono stati trasferiti nel primo pomeriggio le due sorelle, tre cugini e lo zio quattordicenne del piccolo Nicola, detto Cocò, il bimbo di tre anni ucciso e carbonizzato a Cassano allo Jonio assieme al nonno, Giuseppe Iannicelli, e alla compagna di quest`ultimo. La decisione di trasferire i minori in una località protetta, per ragioni di sicurezza, era stata presa ieri dal tribunale dei minori di Catanzaro ma non era stata immediatamente eseguita. La zia del bimbo ucciso, Simona Iannicelli, che è detenuta ai domiciliari, ha, intanto, ottenuto il trasferimento di domicilio presso la struttura protetta dove sono stati trasferiti i minorenni. Il marito di Simona Iannicelli ha lasciato anche lui Cassano allo Jonio per trasferirsi nel comune dove si trova la struttura protetta. (0050)

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  • Occhiello In una località protetta anche lo zio quattordicenne di Nicola, il bimbo di tre anni ucciso e carbonizzato assieme al nonno e alla sua compagna

La prima cattedra universitaria al mondo in Chirurgia bariatrica e metabolica per il trattamento del diabete è stata assegnata dal King`s College di Londra a un calabrese. Si tratta del professor Francesco Rubino, 43 anni, di Cosenza, molto noto nella comunità scientifica internazionale per aver sviluppato studi e sperimentazioni sulla chirurgia bariatrica per la cura del diabete di tipo due su pazienti considerati "normali", ossia non obesi. In sostanza il trattamento chirurgico riservarto prima alle sole persone "obese" oggi, grazie al professore Rubino, può essere esteso a quanti soffrono di diabete in condizioni di apparente "normalità".
Nel corso dei trattamenti effettuati da Rubino su questo tipo di pazienti non si sono manifestati problemi di rigetto. Anzi, in moltissimi casi c`è stata "remissione" della malattia, ovvero la guarigione completa. L`incarico affidato al professor Rubino a Londra dimostra il crescente interesse per questo tipo di trattamento del diabete in tutto il mondo. Una disciplina che è stata a lungo fraintesa da alcuni esperti internazionali. Rubino è riuscito a confutare tutti i dubbi attraverso le sue sperimentazioni e a convincere nella pratica la comunità scientifica che la chirurgia bariatrica può essere la soluzione per debellare la malattia e archiviare le cure convenzionali. «Originariamente concepito come intervento per la perdita di peso – è scritto nel comunicato ufficiale dell`università londinese – la chirurgia bariatrica può produrre anche notevoli benefici per la salute, tra cui miglioramenti in diverse condizioni metaboliche, in particolare il diabete di tipo 2. La ricerca del professor Rubino ha fornito la prima evidente risposta che la chirurgia bariatrica può migliorare il diabete in modo indipendente rispetto alla mera perdita di peso. Il professore italiano ha anche sviluppato nuove procedure chirurgiche contribuendo a trasformare concettualmente la chirurgia bariatrica da una semplice terapia per la perdita di peso in un approccio chirurgico volto a curare il diabete, l`obesità e la malattia metabolica. Il ruolo del professor Rubino a Londra includerà lo sviluppo di un modello di cura multidisciplinare, allo scopo di ridurre il rischio cardiovascolare e il rischio a lungo termine di mortalità associata a diabete e obesità».
Il professor Rubino, ha detto di essere «entusiasta» per questo incarico a Londra. «Sono orgoglioso – ha aggiunto – di contribuire a promuovere gli obiettivi del King’s College Hospital and King’s College di Londra, tesi a sviluppare strategie innovative per la comprensione e il trattamento del diabete e l`obesità. L`istituzione di una cattedra di chirurgia bariatrica e metabolica – ha sottolineato il professor Rubino – dimostra la visione lungimirante di questa università e l`ambizione di modellare la pratica clinica e la ricerca futura in uno dei campi più affascinanti della medicina moderna». Dal canto suo, il professor Robert Lechler, direttore esecutivo del King’s Health Partners ha affermato che «la nomina del professor Rubino è un entusiasmante processo di sviluppo per la nostra AHSC (Academic Health Science Centre). Rubino – ha detto ancora il direttore – è un pioniere che ha sviluppato un nuovo modello di chirurgia nel trattamento di questo tipo di malattie; quello in cui le operazioni gastrointestinali possono essere eseguite per trattare direttamente il diabete e non solo per la perdita di peso. Questa è una pietra miliare per lo sviluppo della missione della nostra università. Non ho alcun dubbio – ha concluso Sir Robert Lechler – sul fatto che dalle competenze del professor Rubino beneficeranno 90 mila persone con diagnosi di diabete in tutto il Sud di Londra e anche oltre».
Prima di entrare al King`s College di Londra, il professore Rubino ha lavorato presso l`Università Cattolica di Roma, dove si è laureato, e a Strasburgo mentre è stato a capo della sezione Chirurgia gastrointestinale metabolica al Weill Cornell Medical College-Presbyterian Hospital di New York, negli Stati Uniti, dove ha affinato e sperimentato con grande successo i suoi studi in materia. (0050)

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  • Occhiello È stata assegnata dal King`s College di Londra al professor Francesco Rubino, noto per gli studi sul diabete

CATANZARO Si è tenuta a Palazzo Alemanni, sede della presidenza della giunta regionale, una riunione tra il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, il direttore generale dell`Azienda ospedaliera "Annunziata" di Cosenza Paolo Gangemi, e i rappresentanti dei sindacati dei medici della struttura ospedaliera. «Si è trattato - secondo la nota dell`ufficio stampa della giunta - di un incontro cordiale e costruttivo, nel corso del quale si è convenuto, di comune accordo, di risolvere le criticità nell`immediato, coinvolgendo tutte le organizzazioni sindacali sul percorso che dovrà essere eseguito. Nel giro di sessanta giorni si attende lo sblocco del turn over, le cui procedure sono state avviate. È emersa la ferma volontà di non trascurare una delle più importanti realtà sanitarie della Calabria che raccoglie il maggior bacino d`utenza della regione. Il presidente Scopelliti ha illustrato la situazione relativa al nosocomio cosentino, frutto degli errori commessi in passato. Oggi, è stato ribadito, c`è una grande aspettativa nel ripartire perché la Calabria è vista diversamente dagli organi governativi e ai tavoli ministeriali. Dopo aver messo in ordine i conti, si avvia la fase del rilancio dal punto di vista sanitario». (0030)

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  • Occhiello La promessa del governatore nell`incontro con una rappresentanza dei medici della più grande struttura sanitaria della Calabria
Giovedì, 23 Gennaio 2014 17:03

Rapporti con Lo Giudice, indagato Mollace

La Procura di Catanzaro non intende darne conferma ufficiale, ma uno stralcio dell’inchiesta che ha preso le mosse dal memoriale di Nino Lo Giudice e dal processo per le bombe contro la Procura generale di Reggio Calabria  ha portato alla iscrizione nel registro degli indagati di Francesco Mollace,  fino al dicembre scorso sostituto procuratore generale a Reggio Calabria ed attualmente in servizio presso la Procura Generale di Roma, dove il Csm lo ha trasferito accogliendo la sua stessa richiesta.
Il reato ipotizzato sarebbe quello di corruzione in atti giudiziari per via dei rapporti intrattenuti con Luciano Lo Giudice, fratello di Nino, il controverso pentito recentemente tornato in carcere dopo una fuga di alcuni mesi durante la quale ha anche cercato di ritrattare le precedenti dichiarazioni accusatorie contro i magistrati reggini.
«Non ne so nulla, non ho mai ricevuto alcun avviso e in ogni caso non avrei nulla da commentare. Ho troppo rispetto della magistratura e del lavoro dei colleghi». È sorpreso il procuratore generale Francesco Mollace che ha saputo dai cronisti dell’inchiesta a suo carico, i cui dettagli, peraltro, sono emersi ieri nel corso del processo sulle bombe che nel 2010 hanno terrorizzato Reggio Calabria, di cui sono accusati  Vincenzo Puntorieri, Antonio Cortese e Luciano Lo Giudice. Stando a quanto filtra dalla Procura di Catanzaro, non ci sarebbe nessun elemento nuovo alla base dell’indagine, ma solo alcuni “approfondimenti” dei presunti contatti fra Luciano e il pg Mollace già emersi in passato. Il nome del magistrato – che come Lo Giudice custodiva la propria barca presso il cantiere nautico di Spanò – era emerso infatti nel corso di un colloquio in carcere fra Lo Giudice e  il suo legale dell’epoca, Giovanni Pellicanò –  cui Luciano avrebbe ripetutamente chiesto di contattare Mollace, all’epoca in via di trasferimento dalla Dda  reggina alla procura generale. Un incontro che non ci sarà mai – spiegherà in seguito l’avvocato – ma su cui il legale mentirà a Luciano, «perché – ha detto interrogato dai magistrati – era l’unico modo per farlo stare tranquillo». Una bugia che già nel 2011 avrebbe portato la Procura di Catanzaro ad avviare un’indagine e  iscrivere Mollace nel registro degli indagati, nonostante il magistrato in quegli anni non avesse mai gestito procedimenti penali riguardati la famiglia.
Come più volte fatto in passato, lo stesso Luciano Lo Giudice anche ieri – dopo aver chiesto e ottenuto di rendere spontanee dichiarazioni - ha chiarito «ho sempre avuto rapporti normali con Mollace e Cisterna. Li ho conosciuti per l’amore per le barche, avevamo tutti e tre la barca e la tenevamo in un cantiere nautico a Reggio di cui è titolare Nino Spanò». Ma soprattutto – si fa scappare Luciano -  «io mi faccio la galera per difendere i magistrati», un riferimento velato ai presunti veleni che hanno inquinato la Procura reggina, denunciati invece in maniera esplicita dal fratello, l’ex collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, quando pentito di essersi pentito, si è dato alla latitanza lasciando dietro di sé due scottanti memoriali con cui ha accusato i magistrati che all’epoca lo gestivano di averne drogato la collaborazione, oportandolo ad “accusare innocenti”. (0080)

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  • Occhiello Accertamenti in corso della Procura di Catanzaro, il magistrato: «Non ne so nulla, non ho mai ricevuto alcun avviso»
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