Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 25 Gennaio 2014

«Destra e sinistra pari sono: uniti nel comune destino dell’insofferenza  verso la stampa libera. Nei confronti delle penne libere, sì di quelle che non piegano la schiena, credevamo di aver letto, sentito e visto tutto. C’eravamo sbagliati perché le vie dell’insulto, anche su questo versante, sono infinite. Dall’accusa di nemici di questo o quel leader si è passati allo sputo. Di questo “nobile” gesto è stato “gratificato” Antonio Ricchio, bersaglio da parte di un politico della vecchia sinistra, il consigliere regionale Sandro Principe il cui comportamento, francamente, ci lascia perplessi».
Lo dichiara il presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa.
«Non conosco le dinamiche – dice ancora Raffa -  che stanno alla base dell’inqualificabile “dissenso” che, al di là di qualsiasi ragione, non può essere né giustificato né compreso. Noi politici ci affanniamo a parlare di stampa libera, di giornalismo come sentinella della democrazia, di libertà di pensiero, di cronisti  non asserviti al potere dei partiti e dei singoli leader. Riavvolgiamo il nastro, per favore. Ed aspettiamoci di tutto. Mai come in questo caso diventa attuale il detto: “predicare bene e razzolare male”, anzi malissimo. Conosco personalmente Antonio Ricchio: un professionista che stimo per l’obiettività e l’imparzialità. Doti che gli hanno consentito di firmare sul più antico e prestigioso quotidiano nazionale, il Corriere della Sera. La politica sta attraversando un periodo di grande nervosismo  che la rende cieca anche  rispetto all’etica di questo impegno e allontana  dai canoni di civiltà quanti, come si diceva una volta, praticano la nobile (ahimè, decaduta) arte delle politica. La stampa è il cane da guardia della società civile ed ha il dovere di abbaiare per allontanare da essa i pericoli e non scodinzolare a seconda di simpatie o appartenenze. Esprimo vicinanza ad Antonio Ricchio e alla sua testata giornalistica e lo invito a proseguire il suo impegno con la serenità che fino ad oggi l’ha contraddistinto».

LAMEZIA TERME Alla scadenza del termine previsto dal regolamento congressuale sono state depositate, presso la sede regionale del Partito democratico a Lamezia Terme, quattro candidature a segretario regionale. I quattro candidati, che nell’ordine di presentazione sono: Bruno Villella, Ernesto Magorno, Massimo Canale e Domenico Lo Polito, hanno depositato la documentazione prevista dal regolamento. La commissione regionale per il congresso, nei termini regolamentari, esaminerà la documentazione a corredo delle singole candidature e ufficializzerà le candidature stesse.

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  • Occhiello A contendersi la segreteria regionale saranno Bruno Villella, Ernesto Magorno, Domenico Lo Polito e Massimo Canale

«Cosa può spingere un politico della caratura di Sandro Principe a scadere nella più squallida e volgare caduta di stile??La risposta, in questo caso, non spetta certo al capogruppo del Pd, che il gesto l’ha fatto e – da avvocato – sa bene che dovrà risponderne in tutte le sedi. Quelle che il collega Antonio Ricchio, cui va tutta la solidarietà del sindacato dei giornalisti, riterrà più opportune»: lo scrive Carlo Parisi, segretario del sindacato dei giornalisti calabresi e vicesegretario nazionale.
«Certo se Principe chiedesse pubblicamente scusa al giornalista, potrebbe quantomeno suscitare un’umana comprensione – continua Parisi –.?La risposta spetta, invece, al suo partito, il Pd, che, paradossalmente, in uno sputo si gioca tutta la sua credibilità.?Antonio Ricchio, da buon giornalista, ha fatto semplicemente il suo lavoro. Mestiere, quello del giornalista, che, di questi tempi, e soprattutto in Calabria, non frutta né economicamente, né in termini di notorietà, anzi spesso espone a querele temerarie sporte solo nel tentativo di intimidire o imbavagliare la stampa libera».?Sandro Principe, aggiunge il numero uno della Fnsi calabrese, «figlio di Francesco Principe, leader socialista calabrese e presidente della giunta regionale, non è un pivello, grezzo e maleducato, catapultato in politica da chissà chi per curare gli interessi di chissà che cosa. Il rispetto delle regole, della libertà di stampa e di critica dovrebbe, insomma, conoscerli bene, non fosse altro per la sua professione».
Nella nota affidata al portale Giornalisticalabria.it, il sindacalista conclude: «Spetta, a questo punto, al Partito democratico decidere se, nel consiglio regionale della Calabria, si senta rappresentato da un capogruppo che alla civile convivenza, al dialogo, alla tolleranza, al rispetto delle opinioni e, soprattutto, della persona altrui, risponde con la più ripugnante delle “armi”: lo sputo che, si sa, è molto facile – se rilasciato controvento – possa finire per tornare al mittente». (0070)

REGGIO CALABRIA Torna definitivamente in libertà Paolo Sesto Cortese, il fratello di Antonio, considerato l’armiere della cosca Lo Giudice. La Corte d’appello di Reggio ha infatti accolto l’istanza di scarcerazione presentata dal suo legale, Giuseppe Nardo, che già a novembre aveva strappato ai giudici di secondo grado gli arresti domiciliari per il suo assistito. Un percorso alternativo alla detenzione in carcere dettato dalla sostanziale riduzione di pena ottenuta da Cortese nel secondo grado del processo "Do ut des", dove Cortese è stato condannato a 3 anni di reclusione, più di due in meno rispetto ai 5 anni e 4 mesi disposti dal gup in primo grado. Una sentenza, quella d’appello, che se da una parte ha riconosciuto lo sconto di pena riservato ai collaboratori a Nino Lo Giudice e Consolato Villani, ha stravolto le decisioni del procedimento di primo grado istruito anche grazie alle rivelazioni dei due, stabilendo sostanziali riduzioni di pena per tutti gli imputati, ma soprattutto la clamorosa assoluzione di Consolato Romolo, proprietario dell’armeria in cui, per la pubblica accusa, sarebbe stato occultato l’arsenale dei Lo Giudice e per questo condannato a 8 anni in primo grado. Un’accusa infondata per il giudici di secondo grado che lo hanno assolto per non aver commesso il fatto, disponendo per lui l’immediata scarcerazione. Ma questa non è stata l’unica decisione in netta controtendenza rispetto alla precedente determinazione del gup. Dopo la sentenza è tornata in libertà anche la compagna di Luciano Lo Giudice, Madalina Turcanu. Esclusa l’aggravante mafiosa e riqualificato il concorso esterno in semplice assistenza agli associati, per la donna – condannata in primo grado a sette anni e quattro mesi – i giudici della Corte d’appello hanno stabilito una condanna a 2 anni e duemila euro di multa con pena sospesa. Da allora sono passati quasi tre mesi, ma si attende ancora il deposito delle motivazioni. Un documento che in tanti attendono per comprendere cosa abbia indotto la Corte d’appello a riformare profondamente buona parte delle pene disposte dal gup, ma soprattutto se sulla decisione dei giudici abbia pesato anche quanto rivelato dal Nano nel primo memoriale che si è lasciato alle spalle, dopo essersi allontanato dal sito protetto nel giugno scorso. Un documento che contiene affermazioni che attengono direttamente alcune delle accuse alla base del procedimento che si è svolto in abbreviato, su istanza dell’avvocato Nardo acquisito come prova sopravvenuta dalla Corte d’appello, che aveva disposto contestualmente una riapertura dell’istruttoria. «Le armi acquistate in Austria (e che la Ronchi mi informò che forse mi stavo sbagliando sulla provenienza, suggerendomi che tali armi erano state acquistate a Reggio Emilia) – sottolineava il Nano in quelle carte – all’acquisto di tali armi non era presente mio fratello Luciano, né servivano a me, ma erano armi detenute legalmente come ho sempre detto, l’unico proprietario era Antonio Cortese perché era appassionato di caccia». Ma Lo Giudice spiegava anche: «È vero che ci sono stati tanti passaggi, ma è vero anche che il suocero di mio fratello Luciano era possessore di porto e detenzione di armi, anche lui cacciatore, non è vero che tali armi potessero servire ad un’eventuale guerra, questa affermazione sostenuta in dibattimento è stata solo una mia bugia». A confermare o smentire tali affermazioni potrebbe essere oggi lo stesso Nino Lo Giudice, riacciuffato il 15 novembre scorso dopo quasi sei mesi di latitanza. Ma da allora, il "Nano" sembra aver scelto la strada del silenzio. (0050)

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  • Occhiello La Corte d’appello di Reggio ha infatti accolto l’istanza di scarcerazione presentata dal legale di Paolo Sesto Cortese che già a novembre aveva strappato ai giudici di secondo grado gli arresti domiciliari

REGGIO CALABRIA La prima dichiarazione ufficiale di Massimo Canale entra nel vivo della questione delle questioni per il Partito democratico: il rinnovamento. Il candidato alla segreteria, che si opporrà al renziano Ernesto Magorno, parte da un`idea chiara: «Mi propongo di interpretare la voglia di cambiamento della nostra regione all`interno di un patto generazionale che metta al centro dei suoi obiettivi un Partito democratico nuovo e diverso. Un partito grande, inclusivo, aperto, capace di cogliere le mille ansie di una regione alla ricerca del proprio futuro e di quello delle generazioni presenti e future a cui ci rivolgiamo». Quello che Canale immagina è «un partito che sappia esaltare le diverse sensibilità al suo interno, ma in netta discontinuità rispetto alle logiche correntizie; auspico e farò di tutto affinché i temi veri del dibattito congressuale vertano sui contenuti e non sulle appartenenze, sui bisogni dei cittadini e non della classe dirigente».
Non poteva che essere così, in un partito che spesso ha dimenticato di muoversi lungo queste semplici direttrici. Il futuro a cui è chiamato il Pd è quello della sfida congressuale, ma Canale pensa anche all`«enorme responsabilità» di costruire, assieme a tutti i democratici calabresi, «una proposta alternativa allo scopellitismo che ho conosciuto a Reggio e che, oggi, ci viene riproposto, invariato, alla Regione Calabria e al loieriano concetto di politica che abbiamo vissuto negli anni precedenti e che non intendiamo certo riproporre. Meritiamo un`alternativa credibile di governo che solo un rinnovato Partito Democratico può offrire e per questo è opportuno fissare, in tempi congrui, le primarie per la scelta del futuro candidato, dedicandoci così, fin da subito, ai contenuti su cui i calabresi dovranno giudicarci con la loro fiducia». Adesso è tempo di confrontarsi, poi, «al Partito democratico che nascerà da questo congresso la capacità di interpretare il bisogno di rinnovamento, dentro e fuori il partito, che si leva forte dai nostri territori». (0020)

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  • Occhiello La prima dichiarazione di Massimo Canale dopo la candidatura: «Adesso un dibattito che verta sui contenuti e non sulle appartenenze»
Sabato, 25 Gennaio 2014 20:10

Segreteria Pd, Magorno: ascolterò la base

CATANZARO «Per troppo tempo il Pd calabrese non è stato capace di ascoltare i militanti, i circoli e i suoi stessi dirigenti. Per questo, in vista delle primarie del 16 febbraio, voglio per prima cosa ascoltare e confrontarmi con i democratici calabresi in ciascuna delle sedi provinciali del partito» È quanto ha dichiarato, in una nota, Ernesto Magorno deputato del Pd che ha annunciato una serie di appuntamenti in vista della sua corsa alla segreteria regionale dei democrat. «Inizierò domani, domenica 26, a Cosenza alle ore 10,30 nella sede della federazione provinciale – spiega – e poi sarò mercoledì sera a Reggio Calabria, giovedì a Catanzaro, Venerdì a Crotone, Sabato a Vibo Valentia. Sarà un percorso nel corso del quale spiegherò quello che voglio fare ma soprattutto ascolterà la voce degli uomini e delle donne che militano nel Pd ridotta a un silenzio che è durato quattro lunghissimi anni. Non solo, il mio desiderio è che in occasione di questi incontri venga a trovarci anche chi non è iscritto al Pd e vuole comprendere cosa può fare per la Calabria un partito che si sta rinnovando profondamente con Matteo Renzi segretario. Per questo – dice ancora Magorno – invito gli amici di ciascuna federazione provinciale a favorire il coinvolgimento, in queste iniziative, anche di chi non è tesserato e ad aprire ciascuna sede ad una partecipazione più ampia possibile. Dobbiamo rimettere in circolo idee, progetti e la voglia di confronto dei calabresi. Per questo ieri a Lamezia ho lanciato una proposta: facciamo una nostra “Leopolda” e facciamola in un luogo simbolo come Gioia Tauro, chiamando in Calabria i nostri dirigenti nazionali per ascoltare e sostenere quello che vuole fare il Pd calabrese. L’appuntamento – dice infine Ernesto Magorno – è già stato fissato per il prossimo 8 febbraio». (0090)

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  • Occhiello Il deputato e candidato dell`area renziana lancia il suo programma per la corsa a divenire leader dei democrat calabresi

Oltre che sui social network, è una notizia che fa rumore anche in qualche sede politica. La federazione provinciale di Sinistra Ecologia Libertà esprime «umana ed etica solidarietà» al giornalista del Corriere della Calabria Antonio Ricchio «per l`offesa ricevuta dal capogruppo alla Regione del Pd Sandro Principe. Non si puó essere paladini della libertà di comunicazione ed informazione – afferma il coordinatore provinciale dei vendoliani, Mario Melfi – solo quando queste siano pro domo mea, ma occorre, anche, accettare quando queste ne mettono in dubbio un percorso politico-amministrativo. Conosciamo il giornalista come persona equilibrata e seria; attraverso tanti articoli ha messo a nudo una realtà sociale-politica-economica della nostra Regione a volte scomoda ma, purtroppo, reale. D`altronde il premio Biagi ne è chiara testimonianza».
«Caro Antonio – scrive Rocco Tassone, segretario regionale del Partito della Rifondazione comunista –, leggo la notizia del gestaccio compiuto da Principe contro di te e rimango attonito, assalito da una quantità di sensazioni che vanno dalla mortificazione alla rabbia. Non che la cosa stupisca più di tanto: è il suo stile. Dovessi riferire della scostumatezza con cui talvolta si è rivolto verso dirigenti del Prc avrei difficoltà a trovare le parole. È lo stile della razza padrona e cafona, di quella razza che all`arroganza dei comportamenti associa la presunzione di onnipotenza se non addirittura di immortalità». Secondo Tassone «Principe dimentica il vecchio proverbio calabrese "... nci su` chiu` jorna ca satizzi..."; farebbe bene a stamparlo a caratteri cubitali e ad affiggerlo in tutti gli ambienti in cui pratica, compresi il cesso e l`abitacolo della macchina. Per il resto condivido le considerazioni del direttore Pollichieni che sottoscrivo nella loro interezza».
Da Cosenza arriva poi «piena solidarietà e vicinanza al giornalista del Corriere della Calabria, Antonio Ricchio, vittima di una inqualificabile aggressione da parte del capogruppo Pd in Consiglio regionale, Sandro Principe»: sono le parole di Giuseppe Mazzuca, capogruppo del Pse a Palazzo dei Bruzi. «Il gesto di sputare ad un giornalista è infatti sintomatico dell’inaccettabile degradazione del clima sociale e non può essere tollerato o giustificato in alcun modo. Ad Antonio Ricchio ribadiamo affetto e solidarietà piena e incondizionata, sicuri che non si farà intimorire né condizionare da un gesto ignobile e vigliacco. Nello stesso tempo, non possiamo tacere le gravi responsabilità del consigliere Sandro Principe che, con quel gesto vergognoso, ha contribuito a sporcare l’immagine di tutta la classe politica dimostrando di non possedere più le qualità e l’equilibrio necessari a rappresentare in consiglio regionale la più grande forza politica italiana».
In serata Mimmo Talarico, consigliere regionale, «appreso dello spiacevole episodio di cui» Ricchio è «stato vittima come persona e come giornalista» gli ribadisce la propria «stima» esprimendogli «vicinanza e solidarietà» estese anche «alla parte migliore della stampa calabrese». (0070)

VIBO VALENTIA È stato dissequestrato il tonno destinato all`azienda di inscatolamento dell`imprenditore calabrese Pippo Callipo, ma ha detto lo stesso imprenditore, «questo tardo ravvedimento non ha purtroppo evitato la cassa integrazione a circa 150 operai». «Dalla mafia con la pistola - ha aggiunto - ti difendono le forze dell`ordine e dalla mafia con la penna, la mala burocrazia, chi ti difende?». A provocare la protesta di Callipo è stata «la burocrazia ignorante e ottusa alla quale sono serviti quasi due mesi perché si ravvedesse di un macroscopico errore nel sequestrare circa 400 tonnellate di tonno congelato per presunti problemi di etichettatura». Dopo il sequestro, effettuato circa due mesi fa nei depositi del porto di Bari, ieri gli uomini della Capitaneria di porto del capoluogo pugliese si sono recati nel magazzino frigorifero e con un verbale di compiute operazioni hanno provveduto al dissequestro e alla restituzione della merce.   Callipo ha anche lanciato un appello al segretario del Pd Matteo Renzi il quale, a suo dire, «anche evitando questi problemi agli imprenditori, può convincerli a rimanere in Italia e forse a farne venire dall`estero». L`imprenditore, comunque, ha manifestato la sua ferma intenzione di non lasciare la Calabria: «Io resto e lotterò, in tutti i modi e con ogni mezzo, con chi ha voglia di far cambiare questo sistema». (0090)

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  • Occhiello L`imprenditore, che ha messo in cassa integrazione 150 dipendenti a seguito di un disguido amministrativo, fa appello a Renzi: si impegni per non far fuggire dall`Italia le imprese
Sabato, 25 Gennaio 2014 18:39

SERIE B | La Reggina rinasce a Bari

BARI Ci voleva proprio la pausa. La Reggina si scrolla di dosso la paura e, non senza fatica, riesce a imporsi a Bari. Al San Nicola finisce 1-0 per gli amaranto, grazie a una rete di Maicon. La Reggina non vinceva dalla 13esima giornata. Nelle ultime cinque partite aveva ottenuto quattro sconfitte e un pareggio. Da adesso, forse, può partire un altro campionato. Ma la sfida è stata tutt`altro che semplice. La squadra di Zanin però inizia forte, fortissimo. Al primo minuto è già in vantaggio: Fischnaller crossa in area, Maicon anticipa tutti e insacca di piatto sinistro. È il quinto gol in trasferta per i calabresi. Esultanza e gioia. Davanti ci sono però altri 89 minuti di passione, troppi per pensare di aver portato a casa il risultato. E infatti il Bari si fa subito sotto. L`occasione più ghiotta arriva al 35`, quando Joao Silva scodella per Galano che prova al volo, con il pallone che sfiora il palo alla sinistra di Pigliacelli. Si va negli spogliatoi. Al rientro la Reggina è in trincea. Al 52` sembra ripetersi il solito sfortunato copione: Ostinelli assegna un penalty ai padroni di casa per un fallo di Dall`Oglio su Sciaudone. Sul dischetto va Defendi. Tiro angolato ma Pigliacelli intuisce e salva il vantaggio. Il vento forse è cambiato. Da quel momento in poi i pugliesi sembrano avere le armi spuntate. La difesa amaranto regge la forza d`urto senza particolari patemi. In pieno recupero il Bari chiude la gara in 10 per l`espulsione di Romizi per somma di ammonizioni dopo un fallo su Lucioni. Arriva il triplice fischio dell`arbitro. La Reggina torna alla vittoria e sale a quota 17 punti, a una sola lunghezza dal Padova, terzultimo. I tifosi sognano una rimonta. Da oggi hanno qualche motivo in più. (0040)

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  • Occhiello Vittoria in trasferta per gli amaranto. Gol di Maicon

VIBO VALENTIA Il gip del tribunale di Vibo Valentia, Lucia Monaco, ha concesso gli arresti domiciliari a Davide Mirabello, di 35 anni, arrestato ieri dalla Squadra Mobile con l`accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione ai danni del convivente della madre. Il giudice, pur convalidando il provvedimento, ha contestualmente disposto per il giovane gli arresti domiciliari in accoglimento delle richieste formulate dall`avvocato Salvatore Sorbilli. Il pm Santi Cutroneo aveva invece chiesto la custodia in carcere. Mirabello, secondo l`accusa, avrebbe colpito al torace, con un coltello da macellaio lungo 30 centimetri, Giuseppe Monopoli, 49 anni, convivente della madre dell`arrestato in quanto non avrebbe mai condiviso il rapporto sentimentale che legava la vittima, ancora in prognosi riservata, alla stessa.

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  • Occhiello Davide Mirabello era stato arrestato ieri dalla Squadra Mobile con l`accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione
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