Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 09 Gennaio 2014

REGGIO CALABRIA Arriva dalla Corte dei conti la bordata che rischia di creare seri problemi al governatore Giuseppe Scopelliti. I giudici contabili hanno condannato a trecentomila euro di risarcimento danni l’ex sindaco di Reggio Calabria perché responsabile dell’acquisto dell’ex fabbrica per la trasformazione degli agrumi Italcitrus. Un’operazione già bocciata dalla sezione territoriale della Corte perché messa a punto a «prezzi spropositati, senza una valida argomentazione giuridica, e senza una effettiva volontà di utilizzarla».
Nel 2003 l’acquisto della fatiscente fabbrica di Catona – pagata all’imprenditore Emidio Francesco Falcone due milioni e mezzo di euro, dopo una perizia che stabilì che il valore dell’immobile era esattamente pari a quanto chiesto dal proprietario – venne definito necessario perché proprio lì avrebbe dovuto sorgere una fantomatica sede Rai. Ma nessuno da viale Mazzini si è mai trasferito in riva allo Stretto, tanto meno quell’immobile ormai in rovina, è mai stato destinato ad altro uso. Con il passare degli anni, la struttura – costruita in eternit – è stata lasciata a marcire, mentre le intemperie hanno portato alla luce l’anima di cemento e amianto che – stando ai progetti all’epoca annunciati – avrebbe dovuto essere rapidamente bonificata.
Un pessimo affare per l’allora giunta Scopelliti, ma soprattutto per l’allora sindaco che per quell’incauto acquisto nel 2009 è stato condannato dalla Sezione territoriale della Corte dei conti per un danno erariale di 1,3 milioni di euro. Denaro che – stando a quella prima sentenza – avrebbe dovuto restituire in solido con l’ingegnere Giuseppe Granata, autore della perizia che all’epoca stabilì il valore dell’immobile. Una pronuncia contro cui i due hanno fatto ricorso, chiedendo che fosse disposta una consulenza tecnica d`ufficio tenendo conto dello stato degli immobili, della situazione di mercato, della destinazione urbanistica del terreno e delle possibilità di sfruttamento edificatorio dell`epoca, al fine di determinare il valore dell`immobile all`epoca dell`acquisto, nel 2003.
Ma nonostante la prima sezione giurisdizionale centrale di appello della Corte dei conti abbia ordinato all`Agenzia del territorio un accertamento tecnico, la nuova perizia non ha salvato Scopelliti. Certo, il danno erariale che è condannato a pagare è nettamente inferiore a quello disposto in prima istanza dai giudici contabili, ma la condanna dell’operazione Italcitrus rimane come una macchia indelebile sul tanto decantato "modello Reggio", che difficilmente si potrà lavar via. (0090)

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  • Occhiello La Corte dei conti ha condannato il governatore, nella sua veste di ex sindaco di Reggio, per l`acquisto dello stabilimento

BORGIA Ancor prima di partire il corteo aveva già conquistato una prima vittoria: i lavori alla discarica Battaglina sono sospesi. Fino a quando non è possibile dirlo adesso, ma davanti ai diecimila cittadini che questo pomeriggio hanno sfilato per le vie di Borgia appare difficile che in quell`area si abbatta anche un solo colpo di ruspa. Una mobilitazione impressionante per queste latitudini, con persone giunte da ogni parte della provincia. Ad accoglierle un paese in lotta, lenzuola appese su ogni balcone per dire no alla realizzazione di una delle discariche più grandi d`Europa, un "mostro" capace di inghiottire circa 3 milioni di metri cubi con un limite di conferimento di 300 tonnellate al giorno. Alle 16 le piccole vie del centro storico erano già colme di gente. Dietro ai trattori dei contadini ci sono i bambini delle scuole mascherina sul viso e palloncino bianco in mano. Ma nessuno è voluto mancare all`appuntamento, gli studenti sfilano accanto ai pensionati. La politica c`è ma preferisce non apparire, ci sono i sindaci senza fascia tricolore. Lo stesso primo cittadino di Borgia, Francesco Fusto, sceglie di restare quasi in coda al corteo. "Faremo di tutto per fermare quest`opera che rischia di compromettere la salute dei cittadini e di questi territori che vivono di agricoltura". Il suo appello è rivolto alla Regione affinché revochi il nulla osta rilasciato alla Sirim, la società che dovrebbe realizzare l`impianto.
Il corteo attraversa tutto il paese senza alcun momento di tensione. Per il comitato "No Battaglina" è stato un successo, una protesta civile e straordinariamente partecipata. I cittadini hanno scelto, quella discarica non la vogliono, ora tocca alla politica dare corso al grido che oggi forte si è levato da Borgia. (0090)

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  • Occhiello Una folla di cittadini arrivati da tutta la Calabria sono confluiti a Borgia per manifestare contro la realizzazione dell`impianto

COSENZA Il nucleo tributario della guardia di finanza indaga sull’iter dei lavori di piazza Bilotti. La conferma è arrivata in serata dagli uffici della Procura di Cosenza. E così la procedura per il più importante appalto pubblico del capoluogo bruzio conosce una nuova digressione giudiziaria, dopo la prima (archiviata) sulla perizia-fotocopia preliminare all’avvio dei lavori e dopo lo stop dovuto alla mancata concessione del nulla osta da parte del Genio civile (che ha portato a una denuncia su alcune presunte irregolarità firmata dai tecnici del dipartimento Lavori pubblici).
La nuova indagine, condotta dal procuratore capo Dario Granieri, nasce dalle ultime dichiarazioni di Katya Gentile, ex vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici di Cosenza, diventata – dopo il burrascono divorzio politico dal sindaco Mario Occhiuto – la più ardua oppositrice delle politiche del primo cittadino.

LE PAROLE DI KATYA GENTILE
La figlia dell’assessore regionale ai Lavori pubblici aveva espresso i propri dubbi in una lettera aperta che risale a qualche giorno fa: «Quando viene fuori che nella commissione di alta vigilanza, nominata per piazza Bilotti c’è un tale ingegnere Alessandro Coletta, noto alla Procura di Firenze e non solo, agli arresti domiciliari a settembre insieme ad altre cinque persone, tra cui la Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria ed ex presidente di Italferr, accusato di reati contro la pubblica amministrazione, la cosa diventa più allarmante. Infatti secondo la ricostruzione della Procura, Coletta è accusato di aver procurato insieme a Lorenzetti “un ingiusto vantaggio patrimoniale al general contractor della Tav fiorentina, attraverso la sollevazione di riserve contrattuali in violazione della normativa vigente, con l’obiettivo di far lievitare i costi a vantaggio della parte contraente, concordemente con la stessa Italferr…” per come riportato nell’interrogazione del consigliere Stufara della Regione Umbria, per un’altra vicenda. Mi ritengo garantista fino alla fine, ma ricordo, sempre prima a me stessa, che potrebbe esistere il rischio di un copione importato e quindi della reiterazione dei reati».

OCCHIUTO E LE «MAFIE POLITICHE»
Una dichiarazione molto dura, alla quale Occhiuto ha replicato a sua volta duramente. La risposta del sindaco è arrivata in una discussione sulla pagina Facebook di Sergio Nucci, un consigliere comunale di Cosenza che criticava l’atteggiamento del primo cittadino rispetto alle sue interrogazioni proprio su piazza Bilotti. In quella sede, Occhiuto ha spiegato che le inchieste sono benvenute, «considerato che abbiamo la coscienza a posto. Ora però mi sono stancato – ha aggiunto – perché qui combattiamo contro la mafia, contro le mafie politiche infiltrate nelle istituzioni con rappresentanti che dovrebbero essere democraticamente e liberamente eletti, contro i prepotenti e gli arroganti che sempre grazie alla politica hanno esercitato prevaricazioni sui più deboli per perseguire i loro personali interessi, contro un sistema di potere consolidato che ha purtroppo ramificazioni e collusioni anche nell’informazione». Un attacco durissimo, nel quale preannuncia la presentazione di una denuncia «nella quale si farà riferimento alle pressioni esercitate sugli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni e sulle prevaricazioni e le prepotenze consumate con atti per favorire propri congiunti o amici e clientele con assegnazioni abusive e illegittime. Sarà incredibile se qualcuno, politico o altri, non si interesserà di queste questioni come fino ad ora è avvenuto».
La guerra di piazza Bilotti è appena cominciata. Si combatte nel centrodestra, senza esclusione di colpi. (0090)

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  • Occhiello La Procura di Cosenza apre un fascicolo dopo le dichiarazioni di Katya Gentile. Dura replica del sindaco: «Abbiamo la coscienza a posto, ma combattiamo contro le mafie politiche infiltrate nelle istituzioni»

REGGIO CALABRIA La Corte dei conti ha condannato il presidente della giunta regionale, Giuseppe Scopelliti, nella sua veste di ex sindaco di Reggio per la vicenda "Italciprus". L`ex fabbrica per la trasformazione degli agrumi di Reggio Calabria, secondo i magistrati contabili, sarebbe stata acquistata dal Comune dello Stretto ad un prezzo troppo elevato. Assolto, invece, l`ingegner Granata.

Giovedì, 09 Gennaio 2014 22:45

Roccella Jonica, salvati 23 migranti

ROCCELLA JONICA C`era anche una persona bisognosa di urgenti cure mediche tra i 23 migranti salvati questo pomeriggio dalla Guardia costiera nelle acque di Roccella Jonica. L`allarme è scattato nella tarda mattinata, quando il direttore del Centro di accoglienza di Mineo, in Sicilia, ha informato la Guardia costiera di una richiesta di aiuto giunta telefonicamente a uno degli ospiti della struttura, che segnalava la presenza in mare di un`imbarcazione di migranti alla deriva al largo delle coste calabresi. Immediatamente la direzione marittima di Reggio Calabria ha disposto le ricerche in mare con due motovedette classe 300 e dall`alto con un velivolo "Manta" della Guardia costiera. Poco prima delle 17,30, la motovedetta CP 308 della Guardia costiera di Roccella Jonica ha intercettato, a circa 22 miglia dalla costa, una piccola imbarcazione a vela alla deriva, ed ha proceduto a trarre in salvo gli occupanti, 23 uomini tutti di nazionalità siriana. Alle 19 i migranti sono giunti nel porto di Roccella a bordo della motovedetta. Tra loro anche una persona con problemi cardiopatici che i militari hanno affidato alle cure del 118. Alle operazioni hanno collaborato anche un elicottero e un mezzo nautico della Guardia di finanza. (0090)

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  • Occhiello Ad intervenire la Guardia costiera. Tra gli extracomunitari c`era una persona bisognosa di cure

«In una situazione così critica gli imprenditori non si tirino indietro e siano punto di riferimento per tutta la comunità».  E’ questo l’appello che il vescovo di Catanzaro Vincenzo Bertolone ha voluto lanciare agli iscritti della Confindustria provinciale. E’ stato proprio il vescovo a voler incontrare questo pomeriggio gli esponenti del mondo produttivo catanzarese. L’obiettivo è quello di «creare una rete di imprenditori che assieme alle istituzioni ecclesiastiche possa offrire risposte ai bisogni di quanti oggi bussano alle nostre porte». Il vescovo parla al cuore della platea, descrive la drammatica situazione di migliaia di famiglie catanzaresi, la diocesi rischia di non farcela più a sostenere da sola questo peso. I numeri forniti da monsignor Bertolone rendono l’idea della drammaticità di quanto sta avvenendo: 10mila persone aiutate dal Banco alimentare, oltre 3mila casi raccolti dallo sportello antiusura aperto in diocesi dal 2006, decine di famiglie che si rivolgono alla curia per chiedere di pagare le bollette. «C’è il rischio – spiega Bertolone – che la situazione si faccia incandescente. Chi non ha da mangiare potrebbe andare a ingrossare le fila della criminalità organizzata». Il primo aiuto concreto il vescovo lo ha chiesto proprio per il banco alimentare. Le risorse non sono più sufficienti a garantire l’attività della struttura di via Degli Angioini, nonostante la curia si sia accollata da tempo le spese per il fitto (circa 12mila euro l’anno). E’ tempo, incalza monsignor Bertolone, che chi può faccia la propria parte. Agli imprenditori presenti è stata distribuita una scheda da compilare e riportante il numero di un conto corrente. Basta anche un euro al mese, aggiunge il vescovo, ma «questa idea deve diventare progetto, deve divenire una vostra creatura». Il presidente di Confindustria Catanzaro, Daniele Rossi, raccoglie subito l’appello del vescovo e promette impegno e disponibilità da parte degli imprenditori del capoluogo. Anzi l’idea è di non fermarsi alla richiesta di monsignor Bertolone, ma di mettere in campo un progetto concreto che dia risposte ai tanti bisogni della comunità. (0080)

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  • Occhiello L`appello di monsignor Bertolone: «In una situazione così critica gli imprenditori non si tirino indietro e siano punto di riferimento per tutta la comunità»

VIBO VALENTIA È stata una vera e propria odissea quella dell`imprenditore Giuseppe Maccarrone, parte civile al processo "Ragno", che vede imputate otto persone della famiglia Soriano di Filandari, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, armi, danneggiamenti e minacce. Il testimone, ex titolare di un autosalone avviato fin dal 1980 a Filandari, ha confermato questa mattina in udienza i numerosi danneggiamenti subiti nell`arco di trent`anni. Attualmente non sta lavorando ma l`intenzione è quella di trasferirsi in Toscana con la famiglia per avviare una nuova attività commerciale. Danneggiamenti, per come ha riferito lo stesso Maccarone in aula, che sono iniziati fin dalle prime settimane dell`apertura con gli spari alle vetture.
L`episodio più grave, oggetto del processo, si è verificato nel dicembre 2010 con l`esplosione, durante la notte, di un ordigno contro l`autosalone andato quasi completamente distrutto. Il commerciante ha poi ricordato i due, avvenuti sempre nel 2010 a distanza di poco tempo, alla cappella funeraria di famiglia nel cimitero di Filandari. E ancora il lancio di una bottiglia molotov contro le automobili che sono state danneggiate.
L`imprenditore, nonostante la numerosa serie di attentati, ha riferito in aula di non conoscere l`identità degli autori degli attentati e di non aver mai ricevuto alcuna richiesta estorsiva. (0040)

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  • Occhiello L`imprenditore Maccarrone ha testimoniato nel processo contro il clan Soriano di Filandari. Il racconto di una lunga scia di intimidazioni e danneggiamenti. Ma nessun nome sugli autori degli attentati

MONTALTO UFFUGO I lavoratori di Calabria IT hanno protestato a Montalto occupando l`ufficio di Attilio Funaro, attuale commissario liquidatore della società. Alla manifestazione hanno aderito anche lavoratori di altre sedi. «Lo scopo – è scritto in una nota dei rappresentanti sindacali di Fisac Cgil e Uilca Uil – è quello di sollecitare, per l’ennesima volta, il commissario liquidatore affinché si attivi formalmente presso vertici di Fincalabra Spa, la finanziaria regionale detentrice della totalità delle quote di Calabria IT, a sbloccare i fondi necessari al pagamento delle spettanze arretrate. I sindacati, ritenendo legittime le motivazioni della protesta, hanno ritenuto giusto, opportuno e doveroso appoggiare i lavoratori esasperati non solo dal mancato pagamento degli stipendi ma, anche, dai reiterati comportamenti vessatori da parte del Cda di Fincalabra spa. Infatti, giova ricordarlo, Fincalabra, che dal 2012 si avvale delle professionalità di Calabria IT attraverso l’istituto del distacco, ha gestito tali rapporti di lavoro (che dovevano essere transitori e propedeutici all’inglobamento dei lavoratori in Fincalabra spa) come se i dipendenti della propria controllata fossero lavoratori in affitto o interinali, in spregio alle tutele del contratto nazionale ancora vigente. Peraltro, sempre il cda di Fincalabra deliberando, il 27 dicembre scorso, la revoca di tutti i distacchi in essere, ha trascurato, probabilmente per congenita incompetenza, che tutti gli atti riferiti ai distacchi spettano, formalmente, a Calabria IT, dando prova, ancora una volta, della totale irresponsabilità e sconsideratezza dell’intero cda che riesce a deliberare, ormai quotidianamente, tutto e il contrario di tutto». «In questo periodo, poi – aggiungono i rappresentanti sindacali – sono stati registrati numerosi episodi vessatori nei confronti dei lavoratori “non consenzienti” che stigmatizziamo e ci riserviamo di denunciare nelle sedi opportune. Al di là delle ricadute sui singoli, tali operazioni sono state portate avanti con una lucida volontà di spaccare il personale ed il fronte sindacale. Il mancato rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori si protrae ormai da troppo tempo ed ha, purtroppo, accompagnato una vertenza difficile agendo da strategia di logoramento. L’obiettivo è quello di far accettare ai lavoratori la soluzione contra legem cara all’attuale cda (in perenne prorogatio) di Fincalabra spa. La legge alla quale il cda di Fincalabra non vuole ottemperare è la legge regionale 24/2013 (e successivi emendamenti) che impone alla finanziaria regionale di mettere in liquidazione Calabria IT e di assorbirne il personale attraverso un trasferimento diretto senza soluzione di continuità e senza la creazione di ulteriori società di servizi. Con l’auspicio che l’avvio dell’odierna protesta possa avere, nell’immediato, esito positivo in modo da soddisfare le legittime aspettative dei lavoratori, i sindacati sollecitano il presidente Scopelliti a riprendere i lavori per la chiusura della vertenza secondo il percorso delineato dal direttore generale alla presidenza, avvocato Francesco Zoccali, durante l’incontro del 17 dicembre scorso. Le organizzazioni sindacali garantiscono, come sempre, ai lavoratori in lotta il pieno sostegno e la massima determinazione a far valere le ragioni esplicitate nel loro interesse e dell’intera Calabria». (0050)

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  • Occhiello Protesta a Montalto. I sindacati: sbloccare i fondi per le spettanze arretrate

GIOIA TAURO Il dato è così sensibile che aspettarsi una dichiarazione ufficiale è impossibile. Ma il porto di Gioia Tauro compare in entrambi gli elenchi ufficiosi dei porti italiani che potrebbero “ospitare” le armi chimiche provenienti dalla Siria. Il primo è quello diffuso qualche giorno fa dal segretario nazionale dell`Idv, Ignazio Messina: «Da informazioni che abbiamo acquisito – dice –, le 1.300 tonnellate di armi chimiche pericolosissime verranno ospitate in Italia per un periodo che va da 45 a 90 giorni. I porti individuati sono La Maddalena, Augusta, in Sicilia, e Gioia Tauro. Chiedo al ministro degli Esteri Emma Bonino di smentire quanto dico. Ma per ora non lo ha fatto. Questo mi preoccupa, e conferma che il nostro allarme non è infondato».
Le parole di Messina hanno fatto alzare un coro di proteste in Sardegna. Per quanto sia difficile fare ipotesi concrete su quale sia il porto italiano interessato dall’operazione, il governatore sardo Cappellacci si è esposto, lamentando ill fatto che «quando ci sono da gestire carichi scomodi come questo si pensi sempre alla Sardegna».
Eppure le direttive dell’Opac sono chiare: il porto prescelto dovrà offrire grandi profondità del mare, la presenza di un terminal container sufficientemente grande e la vicinanza a una base militare. Caratteristiche che escludono il mare Adriatico, troppo poco profondo, e anche la Sardegna, dove, nonostante la presenza di numerosi poligoni militari, non ci sono terminal container abbastanza grandi.
Questo ragionamento arriva dal sito Fanpage.it (e siamo al secondo elenco). E porta a una serie di nuove ipotesi, che puntano direttamente su Taranto e Livorno. La città dei due mari conta sul terminal container che serve le acciaierie dell’Ilva e in città c’è la base della marina militare italiana. Il porto di Livorno, invece, si trova invece nei pressi della base americana di Camp Darby e consentirebbe alla Cape Ray (la nave individuata per il delicatissimo trasporto) di potersi dirigere agevolmente verso i poligoni militari in mare al largo della Sardegna dove svolgere le operazioni di smaltimento. Il porto toscano però avrebbe come controindicazione l’alto livello di sindacalizzazione dei marittimi che potrebbero creare tensioni e proteste.
Fanpage, però, citando fonti della Capitaneria di porto, sottolinea che l`ipotesi Gioia Tauro è in campo proprio come le altre due. Perché è uno dei più grandi porti italiani, con un importante terminal container, e può contare sulle alte profondità dei fondali a ridosso del canale di Sicilia. Non c`è una base militare nei pressi, «ma la localizzazione tutto sommato isolata garantirebbe discrezione e poche tensioni e proteste».  Due elenchi, dunque. Entrambi molto lontani dall`ufficialità (ammesso che si decida di ufficializzare l`arrivo di un carico tanto sgradito), entrambi citano il porto calabrese. D`altra parte, la Calabria ha una certa esperienza come crocevia di veleni. (0020)

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  • Occhiello Le ipotesi chiamano in causa il porto calabrese – assieme a La Maddalena, Augusta, Taranto e Livorno – tra i possibili scali per l`arsenale che sarà distrutto dagli americani
Giovedì, 09 Gennaio 2014 17:46

Bregantini in visita nella Locride

LOCRI Monsignor Giancarlo Bregantini, già vescovo di Locri dal 1994 al 2007, ora vescovo a Campobasso, tornerà nella Locride il prossimo 16 gennaio. La sua visita, curata dall’amministratore don Cornelio Femia e dei suoi collaboratori, comincerà con un saluto alla inauguranda Caritas Diocesana. Seguiranno altri incontri nella diocesi, mentre dalle 16 si terrà un pomeriggio di riflessione e preghiera al Piccolo Eremo delle Querce in Santa Maria di Crochi, frazione di Caulonia. Tema dell’incontro è “La gioia d’evangelizzare nella Locride: una Chiesa con le porte aperte”. In serata, poi, Bregantini presiederà la cerimonia per il 25° di Professione Religiosa di suor Rossana Leone e il 40° di suor Renata Bozzetto.

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  • Occhiello Il vescovo, oggi a Campobasso, tornerà nella sua ex diocesi il prossimo 16 gennaio
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