Sergio Pelaia

Sergio Pelaia

Caso Musella, chiuse le indagini

Lunedì, 18 Dicembre 2017 16:03 Pubblicato in Cronaca

REGGIO CALABRIA Amaro regalo di Natale per la presidente dell’associazione antimafia Riferimenti- Gerbera gialla, Adriana Musella. Come lei stessa comunica sul suo profilo facebook, la procura di Reggio Calabria le ha notificato oggi l’avviso di conclusione indagini in relazione all’inchiesta che la vede indagata per malversazione e appropriazione indebita. Insieme a lei è indagata anche la preside dell’Istituto Piria di Rosarno, Mariarosaria Russo, per lungo tempo vicepresidente di Riferimenti e storico braccio destro di Musella. Proprio in questa veste Russo sarebbe finita sotto indagine e oggi si è vista recapitare l’avviso di conclusione. Al momento però non si conoscono le contestazioni che le vengono mosse.

LE ACCUSE Il procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e il pm Sara Amerio, contestano alla presidente di Riferimenti di essersi appropriata di 32mila euro dell’associazione, e di aver destinato a finalità diverse da quelle per cui erano state concesse oltre 44.500 euro, erogate negli anni da enti pubblici e para-pubblici come il Consiglio regionale della Calabria, le Province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Verona, Salerno, i Comuni di Santa Maria Capua a Vetere, Bollate, Gioia Tauro, il M.I.U.R., il Consiglio Ordine degli Ingegneri di Salerno e la Camera di Commercio di Reggio Calabria

«CHIAMERÒ I MIEI LEGALI» Accuse che sembrano aver innervosito non poco Musella, che sottolinea in maiuscolo – cioè urlando, secondo la netiquette –: «Attendo di parlare con i miei legali per conoscere il quadro esatto della situazione, avendo dato solo una lettura fugace alle carte e non essendo della materia». A quanto pare dunque, la presidente della nota associazione antimafia – alla luce del provvedimento del gip che per una serie di motivi tecnici ha autorizzato il sequestro per equivalente solo di parte delle somme per cui la procura l’aveva richiesto – pensava che il quadro accusatorio a suo carico fosse stato ridimensionato. Quando si è resa conto che il procuratore aggiunto Dominijanni e il pm Amerio lo hanno confermato punto per punto, salvo qualche diverso conteggio, è rimasta delusa.

ENNESIMI ANNUNCIATI CHIARIMENTI «Ricevo con piacere questa notifica che attendevo, perché, finalmente, conosco esattamente da cosa difendermi» annuncia Musella, probabilmente dimentica dei diversi interrogatori cui è stata sottoposta e che in almeno in un caso ha concluso promettendo memorie difensive mai prodotte. Allo stesso modo, la presidente della nota associazione antimafia sembra aver dimenticato le stagioni di pubblici premi ed encomi consegnati a pm di ogni latitudine, se è vero che è lei stessa a sottolineare che «la verità scaturisce dal processo e non è prerogativa delle Procure che ne rappresentano solo una parte». Ovviamente, Musella non si lascia scappare occasione per lanciare avvertimenti ai media «che risponderanno, ciascuno per il proprio verso, di quanto scritto o detto».

SERENITÀ Al netto di frecciatine e cadute di stile, Musella dichiara di attendere «con serenità la discussione processuale, nella quale – afferma – potrò dare le dovute delucidazioni e contestare (immaginiamo stia per “confutare”, ndr) gli addebiti a me rivolti». Un’esigenza – è emerso anche nel provvedimento di convalida del sequestro – che la presidente di Riferimenti avrebbe potuto soddisfare anche in precedenza, sottoponendosi a interrogatori, presentando memorie difensive, o non avvalendosi della facoltà di non rispondere a determinate contestazioni.

UN PROCESSO, IN FRETTA! In realtà, volendo, potrebbe farlo anche in questa fase. Musella ha infatti venti giorni per chiedere di essere sentita o presentare eventuali scritti a propria difesa, prima che la procura proceda con la richiesta di rinvio a giudizio. Ma evidentemente la presidente della nota associazione antimafia non ne ha intenzione e sembra dare anche per scontata la decisione del gup che in caso di richiesta di rinvio a giudizio dovrà vagliare le accuse in sede di udienza preliminare. A quanto pare però Musella vuole arrivare subito in aula. Non a caso afferma «spero che il processo, unica sede competente, possa concludersi in tempi brevi e in tempi brevi sia possibile risalire alla verità dei fatti per me, per la mia famiglia ma, soprattutto, per la storia che mi contraddistingue e per tutti coloro che hanno creduto nel mio impegno».

L’INCHIESTA Secondo quanto emerso dalle indagini, che hanno preso il via dopo un’inchiesta giornalistica del Corriere della Calabria, dal 2002 ad oggi la Gerbera gialla avrebbe ricevuto fondi da diversi enti pubblici per finanziare le proprie attività, ma non tutti sono stati destinati alla «costruzione della cultura antimafia» promessa dall’associazione. Viaggi personali, cene e pranzi al ristorante, soggiorni in hotel, libri di ricette e manuali per diete famose, elettrodomestici, strumenti musicali, oggetti d’arredo, non meglio precisati prodotti arte orafa. Tutto quanto è finito in conto all’associazione. Dall’analisi delle transazioni bancarie – afferma la Guardia di finanza in una delle informative richiamate dal gip nel provvedimento di convalida del sequestro – emergono tutta una serie di «operazioni che sono state saldate mediante i conti dell’associazione e che, almeno allo stato degli atti, non appaiono giustificabili in termini di coerenza con quanto risulta essere oggetto delle finalità di Riferimenti». A spese dell’associazione infatti, Musella e il suo ex compagno Salvatore Ulisse Di Palma (non indagato) – medico di mestiere ma chiamato a firmare un libro sulla storia del padre della presidente – hanno soggiornato in alberghi a Orvieto, Assisi, Verona, Firenze e Salerno, sembra abbiano passato un romantico capodanno sulla neve, e hanno dormito in hotel a Roma, esattamente – si legge nelle carte – il giorno prima della partenza da Fiumicino per tre viaggi di piacere alle Maldive, in Messico e in Marocco e Andalusia.

ASSOCIAZIONE DI FAMIGLIA Ma secondo quanto emerso dalle indagini, sempre grazie ai fondi di Riferimenti, anche altri parenti avrebbero beneficiato di viaggi e soggiorni. A spese dell’associazione sono andati in Folgaria – sede della “Settimana bianca dell’antimafia” – non solo l’ex compagno e la nipote di Musella, entrambi chiamati a fare da relatori, ma anche il figlio della parente. Ad Assisi invece, dove il figlio maggiore della presidente di Riferimenti è stato ospite per un lungo periodo, a spese di Riferimenti sono più volte andati non solo Musella, ma anche il compagno, il figlio minore della donna e la fidanzata del maggiore. In più, aveva sottolineato il gip nel provvedimento, entrambi i figli della Musella avrebbero avuto non meglio precisati incarichi di collaborazione con Riferimenti , tanto di risultare in «condizione di dipendenza finanziaria» dalla madre, che per il maggiore dei due ha provveduto anche a molti acquisti (inclusi 47 pacchetti di sigarette). Sempre – dicono le indagini – a spese dell’antimafia.

Alessia Candito
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Cosenza, riappaiono le bici del Comune

Lunedì, 18 Dicembre 2017 17:12 Pubblicato in Politica

COSENZA Rivedono la luce, alcune dopo anni, le ormai famose biciclette acquistate diversi anni fa dal Comune di Cosenza. Le sopravvissute ai furti, sono dislocate tra i magazzini comunali della città. Le condizioni generali sono buone, per questo si auspica che con dei lavori di manutenzione ordinaria possano essere utilizzate. A qualcuna manca il pedale, tubolari e copertoni da cambiare, ma la spesa per il ritorno su strada è più che sostenibile. Anche quelle a pedalata assistita sono in buone condizioni, necessiterebbero solo di una nuova batteria e di una normalissima messa a punto. Dal primo e unico documento ufficiale redatto dal Comune di Cosenza su insistenza del presidente della commissione controllo e garanzia, sono tre le zone individuate come deposito. L'area del mercato ortofrutticolo, le residenze degli artisti sul lungo fiume e nei garage del centro commerciale " I due fiumi". Ultimata la ricognizione e accertato il funzionamento delle due ruote i consiglieri hanno manifestato l'intenzione di realizzare almeno due hub dove sistemare bici realizzando così il primo bike sharing cittadino.

mi. pr.

«Contro la violenza stradale non servono slogan»

Lunedì, 18 Dicembre 2017 16:45 Pubblicato in Cronaca

RENDE Ogni anno 1 milione e 250mila persone muoiono in un incidente stradale, 25mila invece sono i disabili gravi. Tra i bambini da 0 a 14 anni c’è un incremento della mortalità del 25,2%. E in Calabria registriamo un aumento del 24,5% di morti rispetto all’anno precedente. «È un conflitto stradale e i numeri lo dimostrano. Ma i dati non servono a nulla, servono la testa e la volontà per cambiare le cose. Le ricette per combattere la violenza stradale ci sono, ma Province e Comuni devono fare di più perché loro hanno gli strumenti per poterlo fare». È il commento di Giuseppe Guccione, presidente della Fondazione Luigi Guccione Onlus, che da anni è in prima linea nella lotta alla violenza stradale. Di progetti concreti, ricerche, misure da adottare in merito alla mobilità e alla sicurezza stradale, si è discusso a Rende, all’Ariha Hotel, in occasione del ventesimo anniversario della morte di Luigi Guccione. Attraverso un video sono stati ripercorsi i momenti più importanti della sua vita, fino al giorno in cui perse la vita in un incidente stradale a Cosenza: era il 17 dicembre del 1997. Il 3 giugno del 1998 i familiari decisero di costituire la Fondazione in sua memoria. E oggi, a distanza di venti anni, continua senza sosta il lavoro della Fondazione collaborando con le istituzioni locali, il governo e le istituzioni sovranazionali.
«La violenza stradale è un flagello che si può evitare. Ecco perché bisogna agire insieme per salvare vite. Ma servono fatti non chiacchiere, né slogan – ha affermato il presidente della fondazione, Giuseppe Guccione –. Che cosa dobbiamo fare? Innanzitutto mettere in sicurezza gli attraversamenti pedonali da accompagnare però a politiche di enforcement. Serve un controllo da parte delle forze dell’ordine, devono essere lì sulla strada per fermare i violenti. Non basta fare gli appelli agli automobilisti o mettere un cartello per fermare la violenza stradale, servono più controlli e porre anche una maggiore attenzione alla comunicazione e all’educazione».
Torino è stata la prima città al mondo ad accogliere le vittime della strada in consiglio comunale e a dotarsi – sposando il progetto della Fondazione – di attraversamenti pedonali sperimentali “scolastici”. Giuseppe Guccione ha lanciato «un appello alla Provincia, ai sindaci di Cosenza, Rende e dei comuni limitrofi, chiedendo di convocare un’assemblea, un incontro istituzionale per mettere in atto dei progetti concreti per fare crescere i bambini in sicurezza, così com’è avvenuto a Torino e come sta accadendo in altre città d’Italia».
«La velocità è la seconda causa diretta dell’incidentalità grave. Sulle strade siamo abbandonati a noi stessi e non ci rendiamo conto che è facilissimo uccidere se stessi e gli altri. Quello che si attiva tra uomo e guida del veicolo è un legame devastante». È quanto ha affermato Alfredo Giordani, rappresentante della rete #Viviinstrada. All’incontro erano presenti anche il rettore dell’Unical, Gino Mirocle Crisci; il dirigente della Provincia di Cosenza Claudio Carravetta; Ferdinando Laghi, presidente di Isde (Associazione italiana medici per l’ambiente). Un video messaggio alla Fondazione è arrivato anche da Jean Todt, ex dg della scuderia Ferrari, oggi inviato speciale del Segretario generale dell'Onu per la sicurezza stradale, che ha ringraziato tutti i membri volontari per il lavoro svolto: «Da vent’anni la Fondazione lavora sulla sicurezza stradale con grande efficienza e perseveranza. Su un milione e 250mila morti sulle strade ogni anno – ha ricordato Jean Todt –, il 90% si verifica nei paesi a basso-medio reddito, nonostante abbiamo la quota più bassa di veicoli registrati a livello mondiale».
Tra i progetti presentati dalla Fondazione anche l’idea di realizzare a Kampala, in Uganda, un centro di assistenza intitolato a Luigi Guccione e l’istituzione di un Premio internazionale tra le università dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo in una competizione solidale. Sviluppo sostenibile, ambiente, urbanistica, difesa dei diritti delle vittime: queste alcune sezioni del premio che, con il coinvolgimento di istituzioni nazionali, Governi degli Stati delle Università coinvolte, ed internazionali, Onu, Oms, ed altri enti, ong e imprese, vuole dare un contributo concreto a «costruire insieme nell'area del Mediterraneo, pace, coesistenza pacifica tra culture e religioni diverse, sviluppo sostenibile, cooperazione, progresso umano e sociale, sicurezza anche nel campo della mobilità».

Regione, 25mila euro a Klaus Davi per conferenza e buffet

Lunedì, 18 Dicembre 2017 15:53 Pubblicato in Politica

Conferenza stampa più degustazione di prodotti tipici. Per un totale di poco più di 25mila euro. Tanto – per l'esattezza 25.380 euro – è costato l'evento che è servito a far conoscere al mondo gli «ambasciatori» arruolati dalla Regione per promuovere quello che gli esperti della comunicazione 3.0 chiamerebbero il «brand Calabria». Un'iniziativa che ha trovato la sua location ideale – per rimanere nel lessico da esperti di comunicazione del terzo millennio – nella sala dell’Associazione Stampa Estera di Milano, Sezione Alta Italia. Se il riferimento “alto” sia solo geografico o anche di contenuti è questione secondaria, resta il fatto che questo incontro pubblico tenutosi lo scorso 9 novembre è stato (almeno finora) uno dei passaggi chiave del progetto di promozione turistica pensato ai piani alti della Cittadella per «diffondere e sostenere esperienze e testimonianze del talento dei calabresi». Allo scopo la Regione ha reclutato sei «figli della Calabria» che «si sono distinti nei loro rispettivi ambiti professionali come esempio di valori positivi e apprezzati sia a livello nazionale che sul piano internazionale». Si tratta del regista Gianni Amelio, della campionessa olimpionica Rosalba Forciniti, di Eugenio Gaudio (Rettore della Sapienza di Roma), del top manager crotonese Michele Aracri, di Santo Versace e dell'imprenditrice Marcella Panucci. «Ognuno di loro – si legge in un comunicato della Regione – è un testimonial spontaneo positivo e un acceleratore delle potenzialità che la Calabria può esprimere». Insomma l'obiettivo dichiarato, a dispetto dei soliti disfattisti antimeridionali, è «proiettare, in Italia e nel mondo, l'immagine positiva della nostra terra». Parola di Mario Oliverio, che ha anche tenuto a precisare che i sei ambasciatori promuoveranno nel globo le peculiarità della nostra regione a titolo gratuito.
Un po' più oneroso è stato però l'evento di presentazione dell'iniziativa, che, come accennato, è costato alle casse della Regione 24.400 euro, più altre 980 per la «logistica degli ospiti» intervenuti alla cerimonia. Soldi che sono stati liquidati con decreto dello scorso 5 dicembre da parte del dipartimento Turismo. Destinataria dei 25mila euro è la «Società Klaus Davi & Co. Srl», che per questa somma ha organizzato la conferenza stampa «con relativa degustazione di prodotti tipici eno-gastronomici». Com'è facilmente intuibile, oltre che dalla denominazione, anche dal sito web ufficiale, l'agenzia di relazioni pubbliche in questione fa capo al noto «massmediologo» e opinionista tv Klaus Davi, che sullo stesso portale spiega come «la mission» della società sia «la comunicazione d’impresa, la sua simbiosi con il mondo dei media, televisione e carta stampata, e l’ideazione di fattori creativi in un’ottica di sviluppo dei servizi di comunicazione aziendale». Un profilo che evidentemente deve essere piaciuto moltissimo dalle parti della Cittadella di Germaneto. Dove se c'è da promuovere «la Calabria positiva» non si bada a spese.

Sergio Pelaia
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Ai Due Mari la “Cena del Cuore” per i più bisognosi

Lunedì, 18 Dicembre 2017 12:14 Pubblicato in Società

LAMEZIA TERME «Il Natale ci dice che non siamo soli», è con questo messaggio di mons. Luigi Antonio Cantafora, vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, che si è aperta giovedì sera la “Cena del Cuore” organizzata e offerta dal Centro commerciale Due Mari per il secondo anno consecutivo e «rivolta ai più disagiati per celebrare insieme il Natale e diffondere un senso di condivisione fraterno, di famiglia e di appartenenza».
Ospiti della serata circa 70 persone provenienti dalla Caritas di Lamezia Terme che in un clima di festività, serenità e amicizia hanno riempito il lungo tavolo imperiale allestito nella galleria al secondo piano del Centro commerciale addobbato a festa. Gli ospiti hanno cenato con i prelibati piatti preparati dagli operatori del food court e serviti dai volontari, professionisti e persone che lavorano nel centro. «Con il sottofondo lieto della musica e le mille luci che in questo periodo festivo rendono magica l’atmosfera del centro – si legge in una nota degli organizzatori – tutti insieme hanno potuto trascorrere una serata all’insegna della solidarietà vivendo profondamente il sentimento della famiglia: una famiglia riunita attorno a un tavolo che festeggia come da tradizione il Natale». Ed è proprio di tradizione che ha parlato mons. Cantafora, accompagnato dal vicedirettore della Caritas Diocesana don Claudio Piccolo Longo, nel suo intervento di apertura per salutare e augurare buone feste a tutti gli ospiti presenti. «Il Natale ci dice che non siamo soli, che Dio è sceso in mezzo a noi – ha detto iil vescovo – si è fatto carico di noi. E per sentire il Natale bisogna avere il cuore nel passato, nella tradizione. E la nostra tradizione è che Dio è sceso e si è fatto carico di noi. Solo con lo sguardo rivolto al nostro passato possiamo volgerci al futuro. In questo momento così difficile per il mondo – ha concluso – il Natale ci mette nel cuore la certezza che c’è qualcuno tra di noi che può fare veramente qualcosa di nuovo».
Una serata speciale, insomma, che ha messo al centro le storie di chi ha fatto migliaia di chilometri per lasciare la propria terra in guerra, di chi ha dimenticato cosa voglia dire scartare un regalo o ancora di chi ogni giorno vive come un invisibile perché non viene neanche sfiorato dalle centinaia di occhi che si incontrano in città. Ad augurare loro di trascorrere una serena festa, anche da parte di tutti gli operatori che si sono prodigati per la riuscita della cena, la direttrice Marketing del Centro Simona Notarianni.
In questo clima conviviale e festoso anche l'amministratore del Centro commerciale Due Mari, Antonio Domenico Mastroianni, ha voluto spiegare il significato della serata: «San Luca ci dice di non invitare a cena i parenti, gli amici perché loro possono invitarti nuovamente e tu avere un contraccambio. Contrariamente, ad una cena invita i poveri, gli ultimi, i disagiati perché loro non potranno invitarti. In questo spirito nasce l’idea della Cena del Cuore dedicata a voi per il secondo anno. Noi in realtà – ha sottolineato Mastroianni – non siamo in grado di offrirvi nulla se non questa cena, ma voi siete in grado di offrirci una grande ricompensa, che è il vostro sorriso, la vostra gioia. Ed è questo l’unica cosa che ci sta veramente a cuore. Non potevamo vivere la festa delle feste da soli, quindi grazie di riempire il nostro cuore questa sera che sarà ancora pieno di solidarietà da parte del Centro Commerciale affinché questo non sia un punto d’arrivo ma un cammino teso verso gli altri. Insieme a voi questa sera vogliamo vivere il senso straordinario della vita», ha concluso.
Il sindaco di Maida Salvatore Paone ha inoltre ricordato «l’importanza e la serietà da parte di una realtà come il centro commerciale di ospitare gli ultimi, i più bisognosi con l’augurio e la speranza che la nostra regione e la nazione tutta si muova e riesca a mettere in campo politiche di integrazione, di accoglienza e quindi di crescita di tutta la comunità del nostro territorio».  

Nevicate in Sila, Aspromonte e sulle Serre

Lunedì, 18 Dicembre 2017 10:36 Pubblicato in Cronaca

CATANZARO Neve già al di sopra degli ottocento metri in Calabria e pioggia alternata a brevi schiarite nel resto della regione con le temperature in sensibile calo. Da Camigliatello a Lorica, nel Cosentino, dal lago Ampollino a Villaggio Mancuso, nella zona dell'altopiano tra le province di Catanzaro e Crotone, fino a Gambarie d'Aspromonte e alle montagne delle Serre vibonesi, le precipitazioni nevose hanno caratterizzato le ultime ore in Calabria con la colonnina di mercurio che, soprattutto nella notte, è scesa sotto lo zero. Imbiancate anche le prime vette della Presila catanzarese. Qualche disagio per la circolazione viene segnalato nelle strade dell'interno montano, soprattutto nel Cosentino. I mezzi spazzaneve e spargisale sono comunque operativi. Nessun problema invece sull'A2 autostrada del Mediterraneo dove comunque vige l'obbligo di catene a bordo o pneumatici da neve tra gli svincoli di Padula e Sibari e tra Cosenza e Altilia Grimaldi.

«Galli della Loggia e lo Stato di repressione al Sud»

Sabato, 16 Dicembre 2017 21:01 Pubblicato in Politica

Ernesto Galli della Loggia, su 7, il settimanale del Corriere della Sera, del 15 dicembre scorso, ha trovato la soluzione, in dieci punti, per salvare il Sud: proclamare lo stato di assedio (giuro, è scritto proprio questo!).
Il titolo della nota del professore non lascia dubbi: «Per salvare il Sud serve lo stato d’assedio? L’illegalità va sradicata». Ed  ecco le misure che Galli della Loggia ritiene necessarie per bonificare e salvare il Sud del Paese. Si va dall'accertamento capillare «dell’autenticità dell’assicurazione Rc per tutti gli autoveicoli e motocicli in circolazione con sequestro e distruzione immediata di quelli non in regola»; alle prefetture che dovranno essere le uniche abilitate alla gestione delle gare per tutti gli appalti pubblici; al vasto controllo delle aziende agricole circa la regolarità contrattuale di tutti gli addetti  con sanzioni pecuniarie a partire da diecimila euro per quelle non in regola.
E non è tutto: c'è pure una multa per le famiglie i cui figli hanno abbandonano le scuole; e poi il sequestro di ogni smartphone in possesso a giovani di età inferiore ai sedici anni; e la distruzione immediata di ogni fabbricato, pertinenza, sopraelevazione senza licenza edilizia; e tre giorni di carcere a chiunque viene sorpreso a gettare rifiuti, e di sei mesi per chi trasporti i rifiuti verso luoghi non idonei.
E non abbiamo finito: previsto il ritiro perpetuo della licenza per i proprietari di officine meccaniche che “truccano” veicoli o motocicli; «sospensione d’autorità dei sindaci dei comuni dove la polizia urbana si dimostra incapace di far rispettare i regolamenti sul rumore, sul traffico e sull’occupazione del suolo pubblico».
Il decimo punto rivela tutta l'animo saggio e buono di Galli della Loggia: «Devoluzione di tutte le somme incassate nelle attività repressive di cui sopra al miglioramento dell’edilizia scolastica». Amen.
La visione militare, da stato d'assedio, senza capo né coda, con qualche scivolone nel ridicolo e una profonda ignoranza di quello che è il Sud e di quelli che sono i suoi problemi.
Viene da ridere a leggere che occorre colpire i meccanici che “truccano” le auto, sequestrare ogni smartphone ai giovani under 16, sospendere i sindaci che hanno vigili urbani così debosciati che non fanno rispettare i regolamenti sul rumore.
Un ragionamento così banale e vecchio che non merita alcun commento.
Ma la comicità tocca il suo punto più alto e solenne quando il professore “nomina” i vertici dello Stato di repressione: «Il tutto – questo il mio auspicio – sotto la sapiente guida del generale Minniti con il procuratore Gratteri alla testa del suo Stato Maggiore».
Nemmeno al “Bagaglino” dei tempi della Prima Repubblica si rideva così tanto.

 

*Giornalista, già parlamentare Pd

Polemica nel Pd, Roccisano «non invitata» a Reggio

Sabato, 16 Dicembre 2017 20:42 Pubblicato in Politica

REGGIO CALABRIA «Apprendo di un'assemblea del Pd della federazione reggina svoltasi questa mattina a Reggio Calabria nella quale è stato dichiarato che gli assenti non rappresentano il Partito democratico. È curioso che questo avvenga senza precisare che gli assenti non sono stati neanche invitati a partecipare, non si capisce bene se per semplice dimenticanza o per volontà palese dal momento che non è la prima volta che accade». Lo afferma in una nota l'assessore regionale Federica Roccisano. «Mi sono già rivolta al segretario regionale del Pd - prosegue - affinché venga fatta chiarezza su cosa può determinare la rappresentatività di una persona all'interno del Pd, se il lavoro svolto e la disponibilità ad essere presente e supportare il Pd in ogni punto della Calabria, o l'assenza ad iniziative per le quali non è mai arrivato nessun invito».

Ci sono gli elementi «concreti, univoci e rilevanti» sui rapporti tra amministratori e cosche locali. E c'è un «uso distorto della cosa pubblica» che si sarebbe concretizzato «nel favorire soggetti o imprese collegati direttamente o indirettamente ad ambienti criminali». Non è tenera la relazione del titolare del Viminale, Marco Minniti, sull'amministrazione comunale di Cassano allo Jonio, nel Cosentino, sciolta per infiltrazioni mafiose nelle scorse settimane. Il ministero dell'Interno, sulla scorta delle indicazioni del prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, rileva che «diversi esponenti dell'apparato politico e burocratico dell'ente, alcuni dei quali con pregiudizi di polizia, annoverano frequentazioni, ovvero relazioni di parentela o di affinità con persone controindicate o con elementi di sodalizi localmente egemoni». Collegamenti simili, poi, sono stati riscontrati anche nei confronti «di taluni sottoscrittori delle liste che hanno sostenuto il candidato alla carica di sindaco poi effettivamente eletto».

GLI APPREZZAMENTI A ESPONENTI DELLE COSCHE Tra gli episodi controversi richiamati nella relazione ce n'è uno che riguarda il sindaco Gianni Papasso che, a febbraio del 2016 avrebbe partecipato, «insieme a personaggi di primo piano della consorteria territorialmente dominante», ai funerali di «uno stretto parente di un soggetto contiguo a quella stessa consorteria».
«Emblematico», poi, è quanto avvenuto in una seduta di consiglio comunale ad agosto del 2016, quando un «consigliere comunale è intervenuto nella discussione concernente la confisca di un immobile riconducibile ad una famiglia malavitosa rendendo dichiarazioni di apprezzamento e stima nei confronti di un elemento della famiglia in questione».

IL CONSIGLIERE «VICINO» AL CAPOCLAN Diversi dei rilievi messi nero su bianco nelle carte del Viminale riguardano l'ex presidente del consiglio comunale, attuale consigliere – «più volte controllato con persone controindicate» – che è stato tempo fa coinvolto in un'indagine «per essersi adoperato al fine di procurare ad un candidato alle elezioni regionali del 2005 il sostegno elettorale di una delle cosche dominanti del Cassanese». Il procedimento si è poi concluso in maniera favorevole per il consigliere, ma l'inchiesta avrebbe comunque rivelato la sua «vicinanza a un noto capoclan».

TERRENI OCCUPATI E COSTRUZIONI ABUSIVE Nella relazione si parla poi di «innumerevoli anomalie ed irregolarità nell'attività gestionale dell'ente» e si cita il caso di alcuni terreni con annessi fabbricati acquisiti dal Comune nel 1989 e destinati in parte alla realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria ed in parte ad attività agricola, «occupati senza alcun titolo abilitativo e senza corresponsione di canone da soggetti legati da stretti familiari ad esponenti della 'ndrangheta».
Nel settore edilizio è stata poi rilevata la «persistente inerzia dell'amministrazione comunale che ha, sistematicamente, trascurato di portare a compimento i procedimenti finalizzati alla demolizione o all'acquisizione degli immobili realizzati in assenza o in difformità dai prescritti titoli abilitativi ovvero di applicare le altre sanzioni previste dalla normativa». E anche in questo caso tra coloro che sono stati avvantaggiati dalle «omissioni» del Comune ci sarebbero «esponenti di gruppi 'ndranghetisti o persone vicine ad ambienti criminali». «Emblematico», inoltre, è l'episodio riguardante «diverse opere abusive il cui committente è in stretti rapporti familiari con personaggi di vertice» di una delle cosche locali. In questo caso l'ordinanza di demolizione è stata adottata ma il verbale non è mai stato notificato all'interessato. Stesso discorso per alcuni immobili abusivi, riconducibili ad un capocosca locale e a un suo parente, realizzati in un'area sottoposta a vincolo archeologico. La Prefettura cita infine una frequentazione tra lo stesso capocosca e un funzionario direttivo dell'area tecnica.


I CONTRIBUTI ASSISTENZIALI Anche nel settore socio-assistenziale sono state riscontrate «illiceità e irregolarità, da cui hanno tratto vantaggio anche persone controindicate». In particolare, si legge nella relazione del Viminale, «il Comune ha ripetutamente corrisposto contibuti assistenziali sulla base di provvedimenti adottati dal sindaco ai sensi dell'art. 50 del decreto legislativo 267/2000 in violazione del generale principio di separazione tra attività di indirizzo politico ed attività di gestione. Inoltre l'amministrazione non solo non ha espletato alcun controllo in ordine all'effettiva condizione di indigenza dei beneficiari dei sussidi, ma ha anche omesso di determinare preventivamente i presupposti per la loro erogazione. Il prefetto segnala che tra i destinatari dei contributi figurano diversi sottoscrittori delle liste collegate al candidato sindaco risultato eletto, tra cui alcuni soggetti considerati contigui ai sodalizi territorialmente egemoni».

AFFIDAMENTI ALLA DITTA INTERDETTA Riguardo agli affidamenti di lavori e servizi, nel dossier della Prefettura richiamato da Minniti si evidenzia un «modus operandi caratterizzato da una costante frammentazione degli interventi e da un consequenziale diffuso ricorso alle procedure negoziate e agli affidamenti diretti». «Una delle società favorite dal predetto modus operandi – si legge ancora nelle carte dello scioglimento – è stata destinataria di un provvedimento antimafia a carattere interdittivo emesso dalla Prefettura di Cosenza a maggio 2016 ed annovera tra i propri soci uno stretto parente» dell'ex presidente del consiglio comunale, oggi consigliere, considerato vicino a un noto capoclan. Il sindaco ha dichiarato in merito che il Comune è venuto a conoscenza dell'interdittiva solo l'11 agosto successivo. La stessa società si è aggiudicata lavori sulla rete idrica, con «gara informale» viziata «da molteplici profili di illegittimità», ed è stata affidataria di interventi di somma urgenza sulla viabilità locale.

PAPASSO: UN CASTELLO DI SABBIA «Scioglimento del consiglio comunale: un castello di sabbia, un puzzle per cacciarmi dal Comune, una gravissima ingiustizia». Questo il commento dell'ex Gianni Papasso sul suo profilo facebook. «Un castello di sabbia – prosegue – che sarà demolito senza nemmeno particolare impegno. Chissà quali sono le vere ragioni e motivazioni. Evidentemente, ero troppo ingombrante, davo troppo fastidio, mi sono opposto a tanti affari, con determinazione ho sgominato i “gruppi di potere” che gestivano le sorti della città. Hanno tanto cercato, tanto indagato: l'unico atto di “mafiosità” che mi si attribuisce è di aver partecipato a un funerale. Il sottoscritto, per cultura e senso di solidarietà, ha partecipato e partecipa quasi a tutti i funerali. Mi si addebita la partecipazione, insieme al altre centinaia di persone, al funerale di una anziana signora, che conoscevo da quando ero in fasce, con la quale avevo un diretto, personale rapporto. Preciso che in occasione delle esequie della povera signora non rivestivo nemmeno la carica di sindaco. Mi meraviglia il fatto che non siano stati segnalati altri rappresentanti politici presenti a qual funerale. Tra gli altri miserevoli addebiti - continua - mi si contesta che ho aiutato i “poveri”, con i cosiddetti contributi assistenziali. L'ho fatto e se ne avrò la possibilità continuerò a farlo. Per quanto concerne la vicenda dell'Hotel Sybaris, gli atti testimoniano la nostra limpida correttezza: il consigliere che ha reso dichiarazioni è un esponente della minoranza. Mi dispiace che chi ha redatto la relazione ha omesso di dire e scrivere che fui io stesso ad informare, delle stesse, il Prefetto e la competente Procura della Repubblica». «È stata consumata – conclude Papasso – una gravissima ingiustizia. Ne prendiamo atto. Ribadiamo, però, che difenderemo, non tanto noi, ma la città di Cassano da una terribile, inopportuna infamia, fino alla morte. I nostri avvocati sono già al lavoro per l'azione di difesa giudiziaria in tutte le sedi, sia amministrative che penali».

Sergio Pelaia
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Ap va col Pd, Gentile coordinatore nazionale

Sabato, 16 Dicembre 2017 14:23 Pubblicato in Politica

Sarà il sottosegretario Tonino Gentile il nuovo coordinatore nazionale di Alternativa popolare. In questo senso si è espressa la direzione nazionale del movimento, facendo proprie le indicazioni venute da Angelino Alfano al termine della riunione con i gruppi di Senato e Camera. Proprio l'esito delle due assemblee dei parlamentari di Ap ha finito con il cementificare la candidatura di Gentile alla guida del partito, visto che la scissione invocata dall'ex ministro Lupi alla fine ha contato la fuoriuscita solo di due senatori e di altrettanti deputati.
Il grosso delle truppe, praticamente più di una cinquantina di parlamentari, è rimasto fedele ad Alfano e ha indicato in Tonino Gentile il nuovo coordinatore nazionale. Tale incarico verrà ufficializzato lunedì, anche attraverso la nomina, da parte di Gentile, di tre vicecoordinatori nazionali. Tuttavia il sottosegretario ha già avviato il lavoro, lo ha fatto con una serie di incontri con i vertici nazionali del Pd che hanno sgombrato il terreno dagli ultimi intoppi e portato alla definitiva scelta di Ap di correre con il proprio simbolo in coalizione con il Partito democratico e, più in generale, con il centrosinistra.
Inutile dire che negli incontri avuti in questi giorni al Nazareno tra Gentile e il coordinatore della segreteria nazionale del Pd Guerini, molto si è discusso anche della situazione calabrese. In proposito c'è chi si spinge a leggere come uno tsunami politico quello che rischia di abbattersi su una cospicua fetta dell'attuale classe dirigente del Pd calabrese. Molti gli errori accumulati negli anni dall'asse Magorno-Oliverio nel rapporto con gli “alfaniani”. Basta citare, da ultimo, il caso delle comunali di Catanzaro dove il rifiuto del Pd a collaborare con Ap ha “regalato” a Sergio Abramo la riconferma a sindaco con un'alleanza di centrodestra grazie, soprattutto, ai voti della lista ufficiale di Ap messa in campo dal senatore Piero Aiello che finì con il raccogliere il 10% dei voti, praticamente il doppio di quanto racimolato dalla lista ufficiale del Pd. Non era andato meglio il rapporto con la Giunta regionale, fatto più di scontri e scorrettezze che non di collaborazione come, invocavano, invece, i fratelli Gentile. Gli alfaniani proponevano un'alleanza calabrese sul solco di quella che già operava a sostegno del governo nazionale, ogni disponibilità, tuttavia, veniva rispedita al mittente.
In sede istituzionale le cose andavano anche peggio e non solo per lo scontro sulla gestione dell'emergenza sanitaria. Anche nelle varie vertenze che si aprivano, a cominciare da quella eterna relativa al porto di Gioia Tauro, la giunta regionale a guida Oliverio rifiutava ogni collaborazione con il sottosegretario Gentile, arrivando al punto di partecipare ad incontri presso il ministero dello Sviluppo economico, il dicastero assegnato a Gentile, senza che questi venisse minimamente coinvolto.
Era la logica del Pd cosentinocentrico e autoreferenziale, la stessa che ha portato fin qui al crollo elettorale di tale partito che, praticamente, da quando guida con una sorta di “monocolore” la Regione Calabria non ha mai vinto neanche una competizione elettorale, se si escludono le provinciali di Catanzaro e Cosenza, peraltro vinte da candidati assolutamente invisi al governatore, come Enzo Bruno a Catanzaro e Franco Iacucci a Cosenza. In entrambi i casi, alla elezione di Bruno e Iacucci a presidente hanno concorso i fedelissimi dei Gentile.
Adesso i nodi vengono al pettine, anche perché allo stato i sondaggi, che già forniscono dati preoccupanti su scala nazionale per il Pd, vedono il partito di Renzi in particolare sofferenza proprio in Calabria mentre, sempre in Calabria, Alternativa popolare segna la sua performance migliore.
Dal canto suo Gentile evita ogni dichiarazione, almeno fino a lunedì, e ogni commento. Le poche battute che lascia cadere sono tutte improntate al massimo dell'ecumenismo: «Bisogna voltare pagina ed evitare che il Paese e la Calabria finiscano sotto il giogo del peggiore populismo. Vanno archiviati rapidamente gli errori e le incomprensioni per mettersi a costruire un serio progetto di rinascita».
E se proprio lo si costringe a parlare dello scenario calabrese, Tonino Gentile se la cava con una battuta: «Ci dispiace non essere stati ascoltati prima, con un poco di umiltà si potevano evitare tanti problemi e tante sconfitte. Soprattutto si poteva sfruttare meglio la disponibilità che i governi guidati da Renzi e da Gentiloni hanno sempre mostrato verso la Calabria. Avere disertato i tavoli nazionali, essersi incaponiti sulle piccole beghe di paese ha fatto danno alla Calabria e ai calabresi ma, detto questo, oggi occorre ripartire e collaborare con estrema lealtà».
D'altra parte con un pezzo del Pd il dialogo è stato sempre tenuto aperto. Da Franco Iacucci a Antonio Viscomi, passando per il presidente del consiglio regionale Nicola Irto, il sottosegretario Gentile ha sempre mantenuto canali di confronto e di collaborazione. Ottimo e diretto anche il rapporto con il ministro Marco Minniti e con diversi parlamentari del Pd, da Ferdinando Aiello a Ernesto Carbone e Demetrio Battaglia. In fondo proprio con Minniti, all'epoca sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gentile aveva accettato di dare una svolta alla questione calabrese collaborando con il governatore Mario Oliverio. Famosa la foto, pubblicata in esclusiva dal Corriere del Calabria (la riproponiamo oggi) che ritraeva Minniti, Oliverio e Gentile, nel vicolo che separa Montecitorio da Palazzo Chigi mentre provano a riannodare i fili del dialogo. Obiettivo era un percorso unitario in vista delle elezioni comunali di Cosenza: i tre un accordo lo avevano anche raggiunto ma il richiamo della foresta (o della palude?) cosentina ebbe la meglio su Mario Oliverio e si finì con una sonora sconfitta al primo turno per il Pd mentre la lista di Gentile andò per i fatti suoi.
Eccoli i nodi che ora arrivano al pettine, e non basta tutto l'ecumenismo dispiegato in queste ore dal nuovo coordinatore nazionale di Ap per rendere più tranquillo il sonno di chi in questi anni ha remato in tutt'altra direzione.

Paolo Pollichieni
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