Cassazione rispedisce Dominique Suraci davanti al Tdl

La Suprema Corte annulla con rinvio a un nuovo giudizio l'ordinanza di custodia cautelare a carico dell'ex consigliere arrestato per mafia

Mercoledì, 08 Ottobre 2014 00:39 Pubblicato in Cronaca

È alla vigilia dell’inizio di un nuovo procedimento a carico che l’ex consigliere comunale della lista “Alleanza per Scopelliti” Dominique Suraci  può iniziare a sperare di assistere ai dibattimenti che lo vedono imputato da uomo – almeno temporaneamente – libero. La Cassazione ha rinviato a un nuovo esame del Tribunale della Libertà di Reggio Calabria l’ordinanza di custodia cautelare che nell’estate 2012 ha spedito in carcere il politico perché accusato di essere per i clan  il riferimento imprenditoriale nella grande distribuzione.  Accuse che per la Suprema Corte non sarebbero poi così circostanziate: l’annullamento con rinvio è stato disposto infatti dai togati non sul venir meno delle esigenze cautelari, ma dei gravi indizi di colpevolezza. Una decisione pesantissima, che rischia di gravare quanto meno su uno dei processi che lo vede imputato, Assenzio - Sistema, nei mesi scorsi già azzoppato da un’altra decisione della Cassazione, che ha fatto cadere l’aggravante mafiosa a carico degli imprenditori Giuseppe e Barbara Crocè, fra i principali coimputati di Suraci. Toccherà attendere le motivazioni per comprendere cosa dell’impianto accusatorio costruito dal pm Musolino non abbia convinto i supremi giudici e il verdetto del Tribunale della libertà per la definizione della posizione di Suraci, ma nel frattempo sembra siano state accolte le ragioni dei legali del politico – gli avvocati Francesco Albanese e Giovanni Managò -  che nel proprio ricorso avevano sostenuto che «il TDL ha fornito una motivazione manifestamente illogica in merito alle censure difensive che, sulla base dei risultati della consulenza tecnico – contabile a firma del dott. Bernardo Femia, dimostravano l’infondatezza della ipotesi accusatoria per come descritta nel capo di imputazione». A parere dei legali, Il Tribunale non ha indicato "fatti", ma avrebbe «svolto una valutazione astratta sulla consistenza del potere imprenditoriale dell'indagato che viene definito quale soggetto colluso con la 'ndrangheta. Valutazione, questa, che invece avrebbe dovuto essere riempita di contenuti concreti rivolti all'attualità e non riferiti solo al passato».

Alessia Candito

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