CASO SCAJOLA | L’establishment al lavoro per coprire Matacena

REGGIO CALABRIA Vecchi e nuovi boiardi di aziende di Stato o che con lo Stato lavorano, politici di prima fila e anonimi manovratori, affaristi, faccendieri, facilitatori più o meno abili:…

REGGIO CALABRIA Vecchi e nuovi boiardi di aziende di Stato o che con lo Stato lavorano, politici di prima fila e anonimi manovratori, affaristi, faccendieri, facilitatori più o meno abili: erano tanti gli ospiti del salotto di Giuseppe Pizza. E tanti gli argomenti – di rilievo – affrontati. Ma quell’entourage, che non disdegnava “colazioni” o cene in più riservati e ristretti circoli o locali, nelle salette riservate dei grand hotel o nei ritrovi di via Veneto, non si occupava solo di affari. Il sospetto del pm Giuseppe Lombardo e degli investigatori della Dia è che all’interno di quel ristretto circolo di personaggi più o meno noti dell’economia, della finanza e delle istituzioni, siano stati definiti alcuni dei passaggi del piano per garantire un esilio dorato non solo ad Amedeo Matacena, ma anche a Marcello Dell’Utri.

L’ASSE ROMA BEIRUT Per la Distrettuale reggina, Speziali ha avuto un ruolo qualificato in entrambe le vicende, grazie al peso politico di Amin Gemayel, ex presidente cristiano del Libano e capo delle Falangi cui l’imprenditore catanzarese si è accodato dopo averne sposato la nipote. Ma lo stesso Gemayel ha dato nel tempo ampia prova di voler mantenere con l’Italia un rapporto particolare. Un dato emerso dalle indagini che ne hanno monitorato i viaggi a Roma e non solo, ma confermato anche da Alessandro Forlani, che agli investigatori racconta «dal 2009 ho incontrato diverse volte Speziali che accompagnava sempre lo stesso Gemayel nelle visite in Italia. In genere quando Gemayel veniva in Italia, Vincenzo me lo faceva incontrare. Tra il 2008 ed il 2013 Gemayel è venuto diverse volte a Roma ma non ricordo le date esatte, e in genere quando veniva lo incontravo con Speziali presso l’hotel Minerva, dove Gemayel spesso alloggiava».

ESTABLISHMENT DC Viaggi e soggiorni durante i quali non mancavano incontri – più o meno riservati – con nomi noti della politica nazionale. Ai magistrati, Forlani racconta di una cena privata all’hotel Minerva cui ha partecipato il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, un’altra al circolo degli esteri tra il 2010 e il 2013, con «altri rappresentanti politici tra cui Scotti Vincenzo, l’ex ministro». Un’altra – dice – avrebbe dovuto esserci a casa di Emo Danesi, ma lui alla fine si è tirato indietro. Quella sera è rimasto a casa. Sa – e ai magistrati lo ha detto – i nomi di quelli che avrebbero dovuto essere i suoi commensali. Oltre a Speziali e Giuseppe Pizza, quella sera a cena avrebbero dovuto essere presenti Giuseppe Gargani, esponente di spicco della Democrazia Cristiana campana, più volte deputato, sottosegretario alla Giustizia e presidente della commissione Giustizia alla Camera, con un fratello magistrato – Angelo – piazzato strategicamente nella burocrazia del ministero. Insieme a lui era atteso anche Pino Galati, politico catanzarese più volte a Montecitorio per il Ccd, più volte chiamato a ricoprire incarichi di sottogoverno, come il sottosegretariato alle Attività produttive quando a gestire il ministero c’era Scajola.

ANCHE IN TRASFERTA Tutti nomi più o meno noti nella galassia post Dc, al pari di quelli che – emerge dalle testimonianze – non hanno disdegnato l’invito a partecipare a un convegno organizzato dalle Falangi in Libano nel gennaio del 2012. Un meeting decisamente diverso dai campi di addestramento organizzati dalla medesima formazione negli anni Ottanta, quando a Beirut trovavano rifugio terroristi neri come l’allora latitante Alessandro Alibrandi, il “cecato” Massimo Carminati, ma anche i romani Stefano Procopio, Walter Sordi e Fabrizio Di Iorio e i triestini Amerigo Grilz, Gilberto Lippi Paris, Antonio Azzano, Fausto Biloslavo, Livio Lai, Ciro Lai, Roberto Cettini e Gianfranco Suttich. Poco meno di trent’anni dopo, l’organizzatore è lo stesso, ma il parterre cambia. Forlani ricorda che «vi erano diversi rappresentati politici internazionali tra cui Scajola, forse Frattini, Marilina Intrieri, Casini e Cesa – dice Forlani –. Durante il congresso ricordo che tra Speziali e Casini vi era una tensione». Un’impressione, puntualizza, per poi lasciarsi scappare «forse Casini non gradiva la presenza di Scajola». Perché non è dato sapere. Dal verbale, vistosamente omissato, non si evince. Quel che invece Forlani dice in modo chiaro è il motivo di cotanta cura nei rapporti fra Italia e Libano.

TRATTATIVE INTERNAZIONALI «Nel 2008 quando ero responsabile esteri dell’Udc, ricordo che Speziali si impegnava, battendosi, per l’entrata del partito di Gemayel nell’internazionale di centro che all’epoca, mi pare, non aveva rappresentanti dei partiti asiatici». Un obiettivo che – stando alle conversazioni intercettate – sembra tenere impegnato Speziali anche nel 2014. All’epoca, in ballo c’è il trasferimento del latitante per mafia Amedeo Matacena dagli Emirati Arabi – dove ha trovato rifugio temporaneo – al Libano. E quello spostamento – hanno svelato le indagini del pm Lombardo – tiene impegnati per mesi l’ex ministro Claudio Scajola e l’imprenditore Vincenzo Speziali. Poi si trova la quadra. Un “delegato informale” di Amin Gemayel – annuncia intercettato Speziali – arriverà in Italia per occuparsi della questione. «Lui – spiega – è il figlio dell’ex presidente del Parlamento libanese. Lui adesso parla perché è stato delegato riservatamente… riservatamente, in maniera, ecco… da parte del nuovo titolare della cattedra come si suol dire», spiega Speziali, chiarendo che si tratta della cattedra «della Giustizia».

IL PIANO La Dia, che monitorerà da vicino viaggi e incontri, nella sua informativa finale non ha difficoltà a decifrare cosa intendesse l’imprenditore catanzarese. «L’avvocato Firas sarebbe stato in Italia il 10-11-12 marzo e che avendo un rapporto di conoscenza diretta con Claudio Scajola, sarebbe stato quest’ultimo a gestire la cosa, tanto da non risultare necessaria la presenza di Chiara Rizzo, impegnata in quei giorni nell’Emirato di Dubai». E la Rizzo – affidata dal marito alle cure dell’ex ministro – non ha nulla da eccepire. A Speziali dice: «Basta che tu ne parli con Claudio, qualcosa io sono d’accordo… diciamo che Claudio è quello che decide per me, quindi va bene».

TRATTATIVE PARALLELE Ma parallelamente, negli stessi mesi, c’è a un’altra trattativa in corso fra Italia e Libano. Per inquirenti e investigatori, è complementare – se non prodromica – all’impegno di esponenti di vertice delle istituzioni di Beirut nei confronti di Matacena. Ed è lo stesso Scajola a spiegarla alla Rizzo. «Claudio – si legge nella sintesi che la Dia fa di quella conversazione – dice che il presidente del Libano, Gemayel, sarà il 27 e 28 febbraio a Roma perché lui è riuscito a fargli avere un incontro con Berlusconi che deve essere da lui sponsorizzato per l’ingresso nel Ppe. Per questo motivo – si legge nella sintesi della Dia – Vincenzo sta pensando di convincere Firas a farlo venire per la stessa data con la delegazione insieme ad Amin». Poi tutto si complica. Dell’Utri viene arrestato, Speziali sparisce dalla circolazione per dieci giorni e anche Berlusconi si tira indietro.

UNO SGARBO CHE FA SALTARE TUTTO Quando Gemayel, come sempre scortato da Speziali, arriva in Italia il programmato incontro con il Cavaliere salta, perché il presidente di Forza Italia – scoprono gli investigatori ascoltando Scajola e Speziali – «dopo aver accordato l’incontro a Roma ha cambiato programma all’ultimo dicendogli che doveva andare Gemayel ad Arcore per incontrarlo, cosa che quest’ultimo ha preso come un’offesa». E Scajola con disperazione. Per la Dia, in quel momento l’ex ministro capisce che i piani per trasferire Matacena sono diventati cenere. Una questione che per gli investigatori probabilmente non interessava semplicemente lui, Speziali e la Rizzo.

REAZIONI DI SISTEMA A rivelarlo involontariamente è Emo Danesi, che il 19 gennaio scorso si lascia scappare a verbale «nel febbraio 2014, a detta di Vincenzo Speziali, Gemayel è venuto in Italia per incontrare Berlusconi, incontro che poi non avvenne». Come, perché e a che titolo abbia questa informazione si scoprirà forse quando verranno sollevati i pesanti omissis che coprono il suo interrogatorio. Ma un’ipotesi – fondata – inquirenti e investigatori sembrano averla da tempo. Certi sgarbi diplomatici che fanno saltare incontri da troppo tempo pianificati – sospettano – non sono bizze personali. Ma la reazione di un intero sistema che si mette in protezione.

 Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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