Da WhatsApp nuove verità sull'omicidio di Cocò?

Depositata alla Corte di Assise di Cosenza una perizia su alcune conversazioni in chat tradotte dall'arbereshe all'italiano. Il triplice delitto avvenne a Cassano allo Jonio nel gennaio del 2014 Lunedì, 17 Luglio 2017 12:40 Pubblicato in Cronaca
Il piccolo Cocò Campolongo Il piccolo Cocò Campolongo

COSENZA È stata depositata, alla Corte di Assise di Cosenza, una perizia sui messaggi WhatsApp (tradotti in italiano) nel processo sulla morte del piccolo Cocò Campolongo in corso al Tribunale di Cosenza. Il bambino di soli tre anni è stato ucciso e bruciato in auto nel gennaio 2014, a Cassano allo Jonio, con il nonno Giuseppe Iannicelli e la compagna marocchina di questi Ibtissam Touss. Sul banco degli imputati ci sono Cosimo Donato detto "Topo" e Faustino Campilongo detto "Panzetta". I due sono accusati di triplice omicidio. In particolare, secondo l'accusa contestata dalla Dda di Catanzaro, i due avrebbero attirato in una trappola Giuseppe Iannicelli, per conto del quale spacciavano droga, perché divenuto un personaggio scomodo per la cosca degli Abbruzzese e anche per aumentare il proprio potere criminale. Il piccolo Cocò, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, sarebbe stato ucciso perché il nonno lo portava sempre con sé, come uno "scudo umano", per dissuadere i malintenzionati dal colpirlo. Dopo il triplice omicidio, gli assassini bruciarono l'auto di Iannicelli con all'interno i tre corpi.
Lunedì mattina la consulente MariaTeresa Torchia ha depositato alla Corte d'Assise (presieduta dal giudice Giovanni Garofalo, a latere la collega Francesca De Vuono) una perizia che potrebbe essere considerata fondamentale per dare una svolta al processo: si tratta di una traduzione dall'arbereshe all'italiano su una serie di messaggi WhatsApp e altre trascrizioni di intercettazioni ambientali. Sono stati "tradotti" in italiano alcuni messaggi che potrebbero fornire una nuova chiave di volta della vicenda.
Il giudice ha così dato all'accusa (rappresentata dal pm della Dda di Catanzaro Saverio Vertuccio) e alle difese il tempo di prendere visione della perizia e per tale motivo ha rinviato alla prossima udienza del 7 settembre l'escussione di alcuni testimoni.

LA PERIZIA Sono diversi gli sms di WhatsApp - tradotti dalla lingua arberesh - ma anche trascrizioni di conversazioni captate in carcere - che vedono "protagonisti" i due imputati - a finire nella perizia depositata. In particolare, c'è un'ambientale del novembre 2015 dove - scrive la consulente - «i detenuti Cosimo Donato e Faustino Campilongo intraprendono una conversazione in lingua arbereshe nella quale si professano innocenti. Risulta chiaro dalle loro parole che potrebbero conoscere i reali assassini dell'omicidio di Iannicelli, del piccolo Cocò e della compagna dì Iannicelli, in quanto sono contrariati e palesemente arrabbiati con la legge italiana e con chi sembrerebbe li tenga carcerati senza un valido motivo». In altre conversazioni emerge sempre una forte convinzione della loro innocenza come si evince quando i due imputati parlano in carcere con i loro familiari. Anche se a volte - nota la consulente - alcuni passaggi sono «incomprensibili». C'è poi una conversazione del 19 ottobre del 2015 in cui Faustino Campilongo chiede informazioni a una guardia giurata sulla sezione di carcere in cui si trova. E la guardia giurata dà spiegazioni. Spesso i due - soprattutto quando sono stati intercettati in carcere - parlano sottovoce e a causa di "rumori di sottofondo" le conversazioni risultano incomprensibili. 

Mirella Molinaro
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