Mafia Capitale, assolti i due calabresi coinvolti

Sono stati assolti i due calabresi che erano rimasti coinvolti nell’inchiesta su Mafia Capitale. Mentre la decima sezione penale del Tribunale di Roma ha condannato a 20 anni di reclusione…

Sono stati assolti i due calabresi che erano rimasti coinvolti nell’inchiesta su Mafia Capitale. Mentre la decima sezione penale del Tribunale di Roma ha condannato a 20 anni di reclusione Massimo Carminati e a 19 Salvatore Buzzi, escludendo però per tutti gli imputati l’accusa di associazione mafiosa, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero sono tra le 5 persone assolte in primo grado su 46 imputati, sebbene per entrambi la Procura avesse chiesto la condanna a 16 anni di reclusione.
Rotolo e Ruggiero erano accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso in quanto per la Procura di Roma sarebbero stati loro ad assicurare il collegamento tra il clan dei Mancuso, egemone nel Vibonese, e alcune cooperative riconducibili a Buzzi, braccio finanziario dell’organizzazione capeggiata da Carminati.
Secondo quanto era riportato nell’ordinanza di custodia cautelare vergata dal gip di Roma, i due, essendo entrambi originari di Gioia Tauro, si sarebbero rivolti al clan Piromalli, tramite il quale sarebbero poi arrivati ai Mancuso, che in cambio della protezione per poter “lavorare” in Calabria – al Cara di Cropani Marina – avrebbero inserito un imprenditore di Nicotera nella “rete” di Buzzi e Carminati. 
Accolte invece le tesi difensive che miravano a dimostrare l’assoluta estraneità dei due imputati da contesti di ‘ndrangheta e l’assenza di riscontri certi in ordine al contenuto di intercettazioni telefoniche ritenute poco chiare. Per Rocco Rotolo (difeso dagli avvocati Davide Vigna e Roberta Giannini) e Salvatore Ruggiero (avvocati Guido Contestabile e Alessandro De Federiicis) è stata quindi disposta l’immediata liberazione, dopo 952 giorni di carcere. Il loro arresto risale infatti all’11 dicembre 2014, quando scattò la seconda tranche dell’inchiesta della Procura di Roma. All’epoca dei fatti i due erano impiegati con mansioni di operai nelle cooperative sociali coinvolte nell’indagine.

s. pel.







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