“Faccia di mostro” se ne va assieme ai suoi segreti

MONTEPAONE È morto questa mattina, a quanto pare stroncato da un infarto, l’ex agente della Mobile di Palermo, Giovanni Aiello, di 71 anni, indicato da collaboratori e testimoni come “Faccia…

MONTEPAONE È morto questa mattina, a quanto pare stroncato da un infarto, l’ex agente della Mobile di Palermo, Giovanni Aiello, di 71 anni, indicato da collaboratori e testimoni come “Faccia di mostro”, il misterioso killer di Stato che avrebbe avuto un ruolo nella strategia stragista messa in atto dalle mafie negli anni Novanta. Secondo le prime indiscrezioni, Aiello avrebbe avuto un malore mentre spostava la barca da pesca che teneva ancorata di fronte alla spiaggia di Montepaone Lido, piccolo borgo marittimo in provincia di Catanzaro. L’ex poliziotto si sarebbe accasciato sulla battigia di fronte allo sguardo dei primi bagnanti che già nelle prime ore del mattino affollavano la spiaggia ed hanno immediatamente allertato soccorsi e carabinieri. Invano. All’arrivo dell’ambulanza però per lui non c’era più nulla da fare.

APPROFONDIMENTI IN CORSO Nelle prossime ore sul corpo di Aiello sarà effettuata l’autopsia. A disporlo è stato il sostituto procuratore di turno della Procura di Catanzaro, Vito Valerio. Già eseguito invece l’esame esterno sul corpo di Aiello effettuato dal medico legale Isabella Aquila, dell’Università Magna Grecia. Successivamente la salma è stata trasferita in obitorio. Aiello viveva in un’abitazione a pochi metri di distanza dalla spiaggia insieme alla moglie. Dalla Sicilia, dopo avere appreso la notizia del decesso, è giunta la sorella.
Comune cittadino per i magistrati di Catanzaro, territorialmente competente, a Reggio Calabria Aiello era uno dei principali indagati dell’inchiesta “’Ndrangheta stragista”, che di recente ha svelato il coinvolgimento dei clan calabresi nella strategia della tensione messa in atto dalle mafie negli anni Novanta con le cosiddette “stragi continentali”.

‘NDRANGHETA STRAGISTA Una lunga scia di sangue in cui vanno inseriti – ha svelato l’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo – anche gli attentati ai carabinieri che nel ’91 sono costati la vita ai brigadieri Fava e Garofalo. Episodi per lungo tempo rimasti misteriosi, ma che di recente hanno trovato senso perché incastrati nel mosaico eversivo tessuto dalle mafie tutte, con la collaborazione di massoneria, galassia nera e settori dei servizi, per assicurarsi interlocutori politici compiacenti. Un piano in cui Giovanni Aiello per i magistrati di Reggio Calabria potrebbe aver avuto un ruolo.

L’ULTIMA INCHIESTA Per ordine del procuratore Lombardo, che lo ha iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di aver indotto a mentire l’ex capitano del Noe, Saverio Spadaro Tracuzzi, già condannato per gli ambigui rapporti con i clan, nel luglio scorso Aiello era stato nuovamente perquisito. Insieme alla sua casa, erano state passate al setaccio anche quelle di persone considerate a lui vicine o legate, come l’ex numero due del Sisde, Bruno Contrada, l’ex agente di polizia Guido Paolilli, i fratelli Gagliardi di Soverato (Catanzaro), di Arturo Lametta, co-detenuto di Spadaro Tracuzzi, e di Vito Teti.

SCIVOLONI GIUDIZIARI Per Aiello, già in passato era stata disposta un’approfondita perquisizione, non solo nei suoi appartamenti di Montepaone e Montauro, altro piccolo centro del catanzarese, ma anche a Milano. A firmare quel decreto nel 2013 erano state diverse procure – Reggio Calabria, Catania e Caltanissetta- tutte interessate a scoprire le attività di “Faccia di mostro”. Così era stato definito Aiello da diversi collaboratori e testimoni che nel tempo lo hanno indicato come il killer di Stato legato a misteriosi delitti, come gli omicidi di Ninni Cassarà e del poliziotto Nino Agostino, e persino alle stragi di Capaci e via D’Amelio.

ARCHIVIAZIONI Tuttavia le inchieste che hanno tentato di approfondire il suo presunto ruolo in quei fatti di sangue al momento sono state archiviate. Lo ha già fatto Catania e si apprestava a farlo Caltanissetta, dove Aiello era stato iscritto sul registro degli indagati perché indicato da alcuni pentiti come responsabile della strage costata la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta. L’esame del Dna nei mesi scorsi ha però escluso la presenza dell’ex poliziotto sul luogo della strage di Capaci, inducendo i magistrati a sospendere ulteriori approfondimenti.

L’INDAGINE PALERMITANA A Palermo invece, la Dda aveva chiesto l’archiviazione per prescrizione della posizione di Aiello, indagato per l’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, e il fascicolo era stato nei mesi scorsi avocato dalla procura generale, guidata da Roberto Scarpinato, ma secondo i legali Eugenio Battaglia e Gabriele Di Gianvito la procura di Palermo avrebbe «archiviato tutte le ipotesi di reato essendo risultato dalle indagini Giovanni Aiello totalmente estraneo a qualsiasi addebito». Ed «è morto da innocente» tuonano. 

RICONOSCIMENTI Ma nei mesi scorsi, Aiello era stato riconosciuto come “il Mostro” dal padre dell’agente ucciso, Vincenzo Agostino, nel corso di un confronto all’americana. Anche la figlia del boss Vincenzo Galatolo ha riconosciuto Aiello, identificandolo come «l’uomo che veniva utilizzato come sicario per affari che dovevano restare molto riservati». Per lei era una faccia nota. In casa – ha raccontato ai magistrati – lo chiamavano “lo sfregiato”, «viaggiava fra Palermo e Milano»  e  «si incontrava sempre in vicolo Pipitone (il quartiere generale dei Galatolo, ndr) con mio padre, con mio cugino Angelo e con Francesco e Nino Madonia».

VOCI CALABRESI Anche diversi collaboratori di giustizia negli anni hanno parlato di Aiello e del suo presunto ruolo in misteriosi attentati e fatti di sangue. In Calabria, su di lui hanno reso ampie dichiarazioni i pentiti Nino Lo Giudice, Consolato Villani e Giuseppe Calabrò. Ma non sono gli unici. Agli atti dell’inchiesta “’Ndrangheta stragista” ci sarebbero anche le confidenze di una nuova “fonte dichiarativa”, la cui identità per adesso sarebbe mantenuta sotto stretto riserbo, in grado di parlare dei rapporti diretti fra Aiello e l’ex numero due dei servizi, Bruno Contrada.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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