Incendi, vescovo di Cassano: c'è strategia terroristica

Monsignor Savino ha partecipato alla "marcia silenziosa" tenutasi sui luoghi divorati dagli incendi e promossa dall'Azione Cattolica diocesana, dalla Caritas diocesana di Cassano e dal Movimento Lavoratori Sabato, 02 Settembre 2017 21:55 Pubblicato in Cronaca

MORANO CALABRO «Il messaggio di questa marcia silenziosa è molto chiaro. È un messaggio senza se e senza ma: diciamo no alla strategia del terrorismo. Diciamo no al delitto cosmico. Diciamo di sì alla custodia del creato». A dirlo monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano, durante la "marcia silenziosa" tenutasi oggi pomeriggio sui luoghi divorati dagli incendi e promossa dall'Azione Cattolica diocesana, dalla Caritas diocesana di Cassano e dal Movimento Lavoratori. La "marcia", partita dal "Crocifisso" di Morano Calabro si e' conclusa alla vecchia stazione delle Ferrovie Calabro Lucane di Morano. Al termine il presule ha celebrato una messa. All'iniziativa hanno partecipato circa 300 persone tra cui il presidente del Parco nazionale del Pollino Domenico Pappaterra e sindaci del territorio. «Mi chiedo - ha detto monsignor Savino - come mai il popolo non reagisce e come popolo insieme non reagiamo a questa ulteriore figurazione della terra calabra. Sono molto, molto triste e direi il mio cuore è trafitto perché non possiamo ancora una volta impoverire questa terra della Calabria. Io per questo parlo di terrorismo. Qui c'è una vera e propria strategia del terrorismo, c'è una pratica scientifica studiata a tavolino perché si vuole fare business, si vuole aumentare il capitale. Dietro agli incendi c'è una vera e propria organizzazione mafiosa. Non è una questione di piromani perché chi appicca il fuoco prende soltanto pochi soldi. Il vero problema è chi sta dietro, chi cerca di utilizzare questi fuochi per la cementificazione e poi c'è anche il problema delle biomasse che già sta distruggendo questa nostra terra».
«Il senso di questa manifestazione - ha sottolineato il vescovo di Cassano - è non soltanto la denuncia. Da qui vuole partire la riscossa, il nostro grido che vuole diventare un grido di una comunità che non ci sta a questo gioco al massacro. Noi siamo qui a dire basta, che non sopportiamo più, che vogliamo essere una comunità di diritti e di doveri. Io sono preoccupato perché il popolo non si mette insieme e non reagisce come popolo e come comunità. Vogliamo costruire una comunità calabrese che vuole attivare processi di liberazione». Per Pappaterra, la marcia si è connotata per due aspetti: «Il forte richiamo all'inestimabile valore ambientale che non può essere soggetto alla distruzione per mano degli uomini e il richiamo alle autorità competenti ad avere un ruolo efficiente e puntuale nella lotta attiva in difesa dell'ambiente».