"Itaca free boat", il pm chiede 15 condanne

Nel corso della requisitoria il procuratore di Catanzaro Capomolla ha invocato anche la confisca dei beni sequestrati agli imputati. Il processo nasce dalle presunte ingerenze relative al controllo del porto di Badolato Mercoledì, 13 Settembre 2017 17:17 Pubblicato in Cronaca
Il porto di Badolato Il porto di Badolato

CATANZARO Ha chiesto la confisca dei beni che erano stato sequestrati e 15 condanne dai 3 ai 24 anni di carcere, il sostituto procuratore della Dda Vincenzo Capomolla nel corso della requisitoria del processo “Itaca Free Boat” sui presunti illeciti commessi nella gestione del porto di Badolato. Il pm, nello specifico, ha chiesto 9 anni di reclusione per Alfredo Ammiragli e 5.100 di multa; per Belnome Antonino, 3 anni di reclusione; Compagnone Giuseppe 9 anni e 5.100 euro di multa; Nicolino Galati, 9 anni e 5.100 euro di multa; Vincenzo Gallace, 24 anni; Andrea Gallelli, 6 anni e 3mila euro di multa; Maurizio Gallelli, 22 anni; Vincenzo Gallelli, 20 anni; Gianfranco Pietro Gregorace, 9 anni e 5.100 di multa; Nicola Arena Romeo, 8 anni e 5.100 di multa; Antonio Saraco, 18 anni e 12mila euro di multa; Domenico Tedesco, 6 anni e 27mila euro di multa; Vittorio Tucci, 10 anni e 8mila euro di multa; Stefano Ventura, 3 anni e 1.500 euro di multa; Cosimo Vitale, 9 anni e 5.100 euro di multa.
I reati contestati agli imputati vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, all’estorsione, usura, traffico di droga e reati in materia di armi. 
Nel corso della requisitoria il magistrato ha ripercorso le vicende del porto di Badolato sul quale aveva lavorato la ditta Salteg dei soci Mario Grossi e Carlo Stabellini i quali avevano condotto una seria trattativa con la ditta di Pietro Ranieri, esponente di una famiglia di armatori di Soverato, per la gestione del porto. Una trattativa che non sarebbe stata posta in essere per le ingerenze, tra gli altri, di Antonio Saraco e Antonio Ranieri (per il quale si procede separatamente) che avrebbero fatto presente a Grossi i “rischi” che correva se avesse affidato la gestione a Pietro Ranieri piuttosto che a suo fratello Antonio.
Inoltre, Pietro Gregorace, direttore dei lavori e socio Salteg, avrebbe minacciato implicitamente Mario Grossi adducendo che qualora la gestione del porto fosse stata affidata a Pietro Ranieri sarebbe scoppiata un guerra di mafia a Badolato anche con l'attuazione di azioni di danneggiamento. Diversi i nomi delle “famiglie di rispetto” presentate per incutere timore, come la famiglia Libri di Reggio Calabria. In particolare, Gregorace avrebbe presentato Alfredo Ammiragli come vicino alla cosca reggina. Senza dimenticare il nome di Maurizio Gallelli riconosciuto quale referente della criminalità organizzata sul territorio. 
Le udienze riprenderanno il prossimo 20 settembre con le arringhe del collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Gambardella, Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino e Anna Marziano.