Il “modello Riace” dà fastidio a chi vuole riprendersi il territorio

di Paolo Pollichieni Sabato, 07 Ottobre 2017 17:07 Pubblicato in Cronaca

C'è del marcio in Danimarca... figuriamoci a Riace.
Perché se tutto è intrallazzo niente è più intrallazzo. Se “Mimmo dei curdi” o “Lucano l'afgano” (come qualcuno nel tempo ha inteso ironizzare, affibbiando questi soprannomi a Mimmo Lucano, sindaco di Riace) è un concussore che abusa del suo ufficio per trarne vantaggi personali, tutti sono concussori e tutti abusano del ruolo politico ricoperto. E vale anche il contrario: se Mimmo Lucano è un galantuomo che si spende per il bene della sua comunità e per l'integrazione dei profughi, perseguitato dalla malagiustizia o dai burocrati prefettizi, anche altri lo sono.
C'è tutto questo, e anche tanto altro, a monte dell'avviso di garanzia recapitato dalla Guardia di finanza a Mimmo Lucano. Dentro, un elenco di accuse, le più infamanti che si possano muovere a un amministratore pubblico. Le più devastanti che possano colpire chi incarna un modello di gestione dell'accoglienza, capace di trasformare in opportunità quella che altrove è una emergenza fuori controllo.

LUCANO? UN ROMPISCATOLE Cava le castagne dal fuoco a molti interessatissimi detrattori del “modello Riace” l'iniziativa della Procura di Locri. Decine di Comuni sciolti per mafia nella Locride ma nessuno degli amministratori mandati a casa ha mai ricevuto un avviso di garanzia così corposo. Mimmo Lucano deve eccellere, anche sotto questo profilo. Che si fermi a Riace il suo “modello”. Non varchi quei confini, non turbi i sonni dei politicanti alle prese con collegi uninominali e leggi elettorali. Non disturbi le cooperative autoreferenziali messe in piedi da qualche politicante che poi gli cede in uso (lautamente pagato) immobili fatiscenti, dismesse cliniche e cadenti alberghetti di montagna.
E soprattutto non sia pietra d'inciampo a quelle commissioni prefettizie addette alla sorveglianza ed alla supervisione di “modelli” che certamente hanno le carte a posto... ma solo le carte.

NEMO PROFETA IN PATRIA Nessuno è profeta in patria. Specialmente se la sua patria è l'Italia e ancor più specialmente se il pezzetto di patria in cui opera è un lembo della Calabria fin qui conosciuta per la 'ndrangheta, il narcotraffico e l'anonima sequestri. Quel pazzo sognatore di Mimmo dei curdi ha pensato veramente che Riace potesse diventare un modello? Ha dimenticato, Lucano l'afgano, che ben prima di lui Riace era già diventato un “modello”? Il modello Riace lo avevano brevettato i Ruga, potente casato mafioso dominante nella zona: sequestri a raffica per acquisire i terreni dei sequestrati e per comprare camion con i quali entrare negli appalti pubblici per poi reinvestire il tutto nella cocaina. A Riace scendevano i grossisti della “polvere bianca” delle piazze di Torino e Milano.

RIACE DAI BRONZI AI CURDI Riace era già “modello” quando le sue acque regalarono quei “Bronzi” che impreziosiscono i beni culturali italiani quanto e più della “Gioconda” o del “Codice Da Vinci”, con la differenza che questi sono rimasti in Italia. Ma per Riace i Bronzi sono anche il “modello” di come una fortuna può passare dal territorio senza arricchirlo minimamente: al di là di un cartello stradale sforacchiato dai proiettili (“Riace città del Bronzi”) e di qualche lido che porta il loro nome, Riace e i Bronzi non si sono mai “presi”.
Poi arriva il sindaco visionario e Riace, suo malgrado, si ritrova ad essere “modello” virtuoso di una integrazione possibile, auspicabile, necessaria, produttiva. Un barcone carico di disperati e perseguitati, quali sono da decenni i curdi, si incaglia nelle acque di Riace. A poche centinaia di metri dai fondali dove per secoli hanno “riposato” i Bronzi. Per “accogliere” le due statue faranno a cazzotti in tanti. Spostarli per qualche giorno all'estero ha fatto gridare allo scandalo. Altro che respingimenti: sono nostri e guai a chi li tocca. Già è tanto che ve li facciamo vedere.

MAMMA LI CURDI Quel barcone di disperati con il terrore e l'orrore della guerra fissato indelebilmente nella retina dei loro occhi, invece, non li vuole nessuno. Li accoglie quel giovane visionario e diventa “Mimmo dei curdi”.
Mimmo è un emigrante di ritorno, un emigrante di lusso se vogliamo, visto che insegna chimica a Torino. «Tornare in Calabria - dirà in una intervista alla nostra Alessia Candito per Repubblica del 30 marzo 2016 - è stata la scelta più difficile: come tanti, avrei potuto costruire la mia vita al Nord, ma la voglia di tornare era troppo forte. Da militante del movimento studentesco pensavo di poter partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Poi quella via in Italia si è smarrita, ma a me è rimasta la voglia di fare qualcosa di concreto. Provarci non è stato semplice: la prima volta che mi sono candidato, non mi ha votato neanche mio papà. Poi, nel ’98, sulle nostre coste è sbarcato un veliero pieno di richiedenti asilo curdi. E quell’esperienza ha cambiato tutto».

TRA I TOP 50 DI FORTUNE Al punto che venti anni dopo Mimmo Lucano si ritrova sulla copertina di “Fortune Magazine”, indicato come uno dei 50 leader più influenti del mondo. Prima di Melinda Gates (moglie di Bill), dopo Angela Merkel, Aung San Suu Kyu, Papa Francesco e Christine Lagarde. A lui interessa poco, accende solo la sua meraviglia e la sua curiosità («Mi chiedo come abbiano fatto i giornalisti della rivista americana a scoprire questa estrema periferia del mondo»). La risposta la fornisce la stessa prestigiosa rivista: «Ha realizzato un modello di ospitalità studiato in tutta Europa. Un programma di integrazione sostenibile che ha rivitalizzato l’economia e il tessuto sociale di un borgo destinato a svuotarsi».
Già qualche anno prima, però, Mimmo Lucano si ritrovava collocato al terzo posto nella classifica di City Majors, network internazionale che monitora il lavoro dei sindaci di tutto il mondo, in base a criteri come istruzione, sanità, sicurezza.

RIACE LABORATORIO SCIENTIFICO Il “modello Riace” diventa non solo punto di riferimento ma anche momento di sperimentazione sul campo e di studio avanzato. Arrivano a Riace non solo altri profughi ma anche dottorandi che lavorano alle più avanzate tesi sperimentali. Ci “sbarcano” anche dirigenti statali e ci restano lunghi mesi per capire come esportare quella preziosa esperienza. Ci arriverà, restandoci per un lungo periodo, anche la funzionaria che oggi firma la relazione prefettizia dalla quale prende le mosse l'indagine della Guardia di finanza e la successiva indagine della Procura di Locri. Gli unici a non scendere a Riace sono le persone a cui Mimmo Lucano tiene di più: la moglie e i due figli. Restano a Siena, è uno strappo lacerante, forse il prezzo più alto pagato fin qui dal “sognatore”.

OGGETTIVE SINERGIE In molte circostanze gli interessi della malapolitica convergono con quelli della massomafia. Anche a prescindere da un diretto accordo, pochi dubitano sul fatto che togliere di mezzo il “modello Riace” significa incontrare i desiderata di chi rivuole il controllo del territorio, un territorio “bonificato” dal sogno di Mimmo dei curdi e liberato dai progetti di Lucano l'afgano. Soprattutto se quel “sogno” e quei “progetti” minacciano, ogni giorno di più, di potersi incontrare e diventare realtà. 

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