Rapporti con il clan Muto, disposta la scarcerazione per Barbieri

Secondo la Cassazione il noto costruttore romano non sarebbe colluso con le cosche del Tirreno cosentino, di cui invece sarebbe vittima. Stesso provvedimento anche per Massimo Longo. I due sono coinvolti nel procedimento “5 lustri-Frontiera” Sabato, 07 Ottobre 2017 18:06 Pubblicato in Cronaca

COSENZA Il Tribunale del riesame ha disposto la scarcerazione di Giorgio Ottavio Barbieri e di Massimo Longo. La Dda di Catanzaro aveva chiesto la detenzione ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale: intraneità di associazione a delinquere di stampo mafioso. Barbieri e Longo sono tra gli indagati del processo “5 Lustri” aperto dalla Direzione distrettuale antimafia a seguito dell’operazione “Frontiera”. I presunti rapporti del noto costruttore romano con il clan del Tirreno cosentino retto da Franco Muto è stato ricostruito nel corso delle indagini e delle udienze preliminari, mentre il 19 ottobre al tribunale di Paola si darà inizio al processo con rito ordinario.

BARBIERI-LONGO-MUTO La ricostruzione dei fatti è un intreccio di richieste, soldi, rapporti di lavoro e protezione. Al centro dell’impianto accusatorio del procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto c’è il versamento della quota di 11mila euro mensili al clan Muto. In base alla ricostruzione fatta dal procuratore questa cifra giustificherebbe le relazioni di Barbieri che si avvaleva della collaborazione di Massimo Longo per far pervenire la quota al clan e agendo in questo modo come membro attivo della cosca. Questa quota avrebbe garantito a Barbieri protezione da eventuali richieste estorsive da parte della malavita cosentina per la gestione del parcheggio di piazza Bilotti e gli avrebbe garantito l’approvvigionamento di pesce per l’hotel “5 stelle” di cui è proprietario e inoltre l’affidamento per la gestione della discoteca di Sangineto “Il Castello” sempre di proprietà di Barbieri.

LA DIFESA La decisione del Tribunale del riesame di accogliere le richieste detentive del procuratore della Dda è stata però discussa in Corte di Cassazione dal difensore di Giorgio Ottavio Barbieri, l’avvocato Nicola Rendace. Nel ricorso presentato alla Cassazione l’avvocato del foro di Cosenza ha sottolineato come la figura di Barbieri fosse ben lontana da quella del partecipante attivo all’associazione, non esistendo indizi di adesione al patto associativo né tantomeno di attività a sostegno degli interessi dell’associazione. Barbieri, quindi, secondo il suo difensore non può essere considerato come colui che persegua i propri profitti nell’ambito di un rapporto di reciproci vantaggi.

LA CASSAZIONE In fatto e in diritto. Come scritto nelle sentenze. In che modo bisogna considerare i rapporti tra imprenditori e criminalità organizzata? Nel dispositivo della Corte di Cassazione è particolarmente rilevante il concetto giurisprudenziale di “imprenditore vittima” e “imprenditore colluso”. «Imprenditore vittima – scrive la Corte – è colui che, soggiogato dall'intimidazione, non tenta di venire a patti con il sodalizio, ma cede all'imposizione e subisce il relativo danno ingiusto, limitandosi a perseguire un'intesa volta a limitare tale danno. Di conseguenza il criterio distintivo tra le due figure sta nel fatto che l'imprenditore colluso, a differenza di quello vittima, ha consapevolmente rivolto a proprio profitto l'essere venuto in relazione col sodalizio mafioso». Barbieri, quindi, tenendo conto della valutazione dei fatti della Corte di Cassazione sarebbe imprenditore vittima. Dal pagamento degli 11mila euro non avrebbe tratto nessun vantaggio. Né di protezione nei confronti delle altre cosche per quanto riguarda il parcheggio di Piazza Bilotti, né di vantaggio nell’aggiudicazione degli appalti relativi agli impianti di Lorica, Scalea e la costruzione di Piazza Bilotti.  Tra le righe, la Corte di Cassazione, evidenzia come da un punto di vista dei rapporti imprenditoriali nel Mezzogiorno si debba fare molta attenzione al ruolo che viene ricoperto dagli imprenditori. Imprenditore vittima e imprenditore colluso possono celare negli atteggiamenti lo stesso volto della illegalità, mentre dal punto di vista personale e umano la realtà potrebbe essere molto diversa. Prima della totale libertà però Barbieri dovrà aspettare la decisione del Tribunale del riesame di Reggio Calabria che giudicherà la sua posizione nel processo che lo vede indagato per turbativa d’asta e concorso esterno con il clan dei Morabito.

 

Michele Presta
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