Calabria Verde, Pignanelli inguaiato dal “compare”

La Procura di Castrovillari chiude le indagini sul taglio abusivo dei boschi a Bocchigliero. Tra le nove persone sotto inchiesta c’è anche il capo di Gabinetto di Oliverio: si sarebbe adoperato a favore di una ditta “amica”. Nel mirino dirigenti ed ex dirigenti dell’agenzia regionale - I NOMI Lunedì, 09 Ottobre 2017 19:43 Pubblicato in Cronaca
La Procura di Castrovillari. Nei riquadri: a sinistra, Gaetano Pignanelli; a destra, il procuratore Eugenio Facciolla La Procura di Castrovillari. Nei riquadri: a sinistra, Gaetano Pignanelli; a destra, il procuratore Eugenio Facciolla

CASTROVILLARI Indagini chiuse e nove persone nel mirino: la Procura di Castrovillari ha concluso la propria tranche dell’inchiesta su “Calabria Verde” (il secondo filone è in capo alla Procura di Catanzaro), nata a seguito delle denunce di Paolo Furgiuele, ex direttore generale dell’agenzia della Regione Calabria. Sono nove le persone raggiunte dall’avviso di chiusura delle indagini, affidate agli uomini del Nipaf del Corpo forestale dello Stato e del comando stazione di Cava di Melis, e il nome più altisonante è quello di Gaetano Pignanelli, capo di Gabinetto del governatore Mario Oliverio. A Pignanelli è contestato (così come agli altri indagati) il reato di truffa. Secondo i magistrati – firmano la chiusura delle indagini la pm Angela Continisio e il procuratore capo Eugenio Facciolla – il burocrate avrebbe sollecitato «più volte Leandro Savio (all’epoca dirigente di Calabria Verde, ndr) a istruire la prativa relativa al rilascio della concessione in favore di Marino De Luca, ancor prima che De Luca depositasse l’istanza di rilascio della concessione, rimproverando Savio per non averlo fatto prima». È attorno al rilascio di queste concessioni che ruota il caso. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero prodotto un’attestazione falsa – al ribasso – della quantità di legna presente sul territorio di Bocchigliero. Lo scopo? Quello di consentire l’affidamento diretto del taglio all’azienda di Marino De Luca, senza passare attraverso una procedura di evidenza pubblica. Il danno, per Calabria Verde, sarebbe – sono stime della Procura – compreso tra 113mila e 133mila euro. Questa la cifra guadagnata illecitamente, secondo i pm, dall’azienda. Pignanelli si sarebbe speso a favore della ditta due volte: prima sollecitando il rilascio della concessione, poi  – dopo la sospensione delle concessioni, decisa dall’allora manager Furgiuele – convocando lo stesso Furgiuele e «intimandogli di revocare le sospensioni e indicando quale nuova responsabile dell’Ufficio 2 “Patrimonio e Servizi forestali” del distretto 5, Antonietta Caruso».
Assieme al capo di Gabinetto della presidenza della giunta regionale sono indagati Marino De Luca (titolare dell’omonima ditta boschiva), Pio Del Giudice (dipendente di Calabria Verde con mansioni di responsabile del patrimonio boschivo), Ivo Leonardo Filippelli (capo operaio di Calabria Verde), Antonietta Caruso (responsabile dell’ufficio “Patrimonio e Servizi forestali” di Calabria Verde), Leandro Savio (dirigente dell’agenzia regionale), Gennarino Magnone (agrotecnico nominato dal dg Furgiuele), Mario Caligiuri (capo struttura del dipartimento Agricoltura, Foreste e Forestazione della Regione) e lo stesso Furgiuele. Sempre Furgiuele, assieme a Savio, è indagato anche per il reato di turbativa d’asta.
Centrale, nelle indagini della Procura di Castrovillari, il rapporto tra De Luca e il capo di Gabinetto della giunta regionale. L’imprenditore era una presenza fissa negli uffici di Calabria Verde dove affermava – prima di presentare la richiesta di concessione – «di poter contare sull’appoggio del suo “compare” Gaetano Pignanelli, suo testimone di nozze». Quell’appoggio gli avrebbe permesso di prelevare dai boschi di Bocchigliero una quantità di legname pari a 33mila quintali. Tutto merito, secondo i magistrati, di quel "compare" piazzato al posto giusto. 

Pablo Petrasso
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