Lamezia, l’ombra del clan Iannazzo sul servizio ambulanze

LAMEZIA TERME La Prefettura di Catanzaro ha emanato una interdittiva antimafia nei confronti della “Croce rosa Putrino srl” di Lamezia Terme, una società che si occupa, tra le altre cose,…

LAMEZIA TERME La Prefettura di Catanzaro ha emanato una interdittiva antimafia nei confronti della “Croce rosa Putrino srl” di Lamezia Terme, una società che si occupa, tra le altre cose, di fornire servizio di ambulanze per l’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia.
Gli esiti degli accertamenti antimafia richiesti dal prefetto Maria Luisa Latella, confermerebbero l’esistenza di «elementi oggettivi» che «suffragano il quadro indiziario della presenza di possibili situazioni di infiltrazioni mafiose […] tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della società “Croce rosa Putrino srl».
Secondo le verifiche effettuate su istanza dell’ufficio di Prefettura la ditta sarebbe vicina, per una serie di cause che si concatenano, alla cosca Iannazzo.

LA SOCIETÀ La ditta ha come amministratore unico, nonché socio all’80% Diego Putrino, 35 anni, mentre socia al 20% è Giovannina Guadagnuolo, 64 anni, madre di Diego e moglie di Pietro Putrino, 72 anni, il quale è stato socio dell’impresa fino al 14 ottobre 2015. Quest’ultimo, risulta dagli accertamenti, ha riportato condanne per violazione in materia di criminalità, porto illegale di armi, violazione delle norme sul controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi, detenzione illegale di armi e munizioni, usura. Inoltre, l’operazione “Andromeda” della Dda di Catanzaro, portata a termine a maggio 2015, non solo mise in evidenza la caratura criminale della cosca Iannazzo – i cui esponenti sono stati condannati in abbreviato a febbraio 2017 per associazione di stampo mafioso – ma, nel provvedimento di custodia cautelare di Andromeda, alcuni collaboratori di giustizia indicano Pietro Putrino come «un altro uomo di Iannazzo… che detiene i soldi di Cafarone (lo stesso Iannazzo)».
In particolare, un collaboratore di giustizia riferisce che tra le imprese orbitanti intorno alla cosca Iannazzo «per le situazioni in campo ospedaliero… figura Pietro Putrino».

GLI INTRECCI Gli accertamenti evidenziano come Pietro Putrino sia socio all’85% dell’impresa di pompe funebri “La Pietà Putrino srl” della quale socio a 5% e amministratore unico è il figlio Diego, il quale è anche socio al 20% della Arenella srl della quale è socia al 53% la Zenith srl che allo stato risulta essere inattiva. Soci della Zenith sono, tra gli altri, Angela Cadorna, Nicola Mazzei, R.N. T. Multigest srl (il cui amministratore unico è Roberto Mazzei, figlio di Nicola).
Risulta dalle indagini condotte che Angela Cadorna è figlia di Felice Cadorna e Caterina Pagliuso, «questi ultimi ritenuti elementi di spicco del gruppo criminale Pagliuso, già operante in Lamezia Terme, legato alla cosca Iannazzo». Inoltre Roberto Mazzei «risulta avere rapporti confidenziali, amicali e di cointeressenze affaristiche con la famiglia Iannazzo», come emerge da alcune dichiarazioni dell’indagine Andromeda. In particolare, emergono le dichiarazioni di un imprenditore che afferma che «Mazzei Roberto conosce personalmente i componenti della famiglia mafiosa Iannazzo… intrattiene rapporti diretti… ha partecipato insieme a Santo Iannazzo a dei lavori in Liguria». Lo stesso imprenditore dichiara al giudice che diversi mezzi di sua proprietà erano stati fatti oggetto di furti, incedi e danneggiamenti e che tali eventi criminali sarebbero cessati grazie all’intervento di Vincenzino Iannazzo, capo dell’omonima cosca, una volta informato dei fatti da Roberto Mazzei.
Tornando alle società, la R.N.T. Multigest srl risulta essere socia per il 50% della Gieffe Costruzioni srl. Sempre dalle indagini Andromeda emerge l’esistenza di rapporti d’affari con la Gieffe e la Deltavi Costruzioni srl, società direttamente riconducibile a Pietro Iannazzo. In particolare, per alcuni lavori effettuati da Pietro Iannazzo nella zona marina di Gizzeria detta Pesci e Anguille, la Deltavi avrebbe emesso fatture direttamente alla Gieffe. C’è da specificare che la Deltavi nel 2012 è stata destinataria di interdittiva antimafia e nel 2013 il tribunale di Lamezia ne ha disposto la confisca «proprio perché ritenuta sotto il controllo del clan mafioso Iannazzo».
Mazzei, inoltre, nella Multigest è socio di Francesco e Michelino Argento. Francesco Argento nel 2003 è stato tratto in arresto nell’operazione antimafia “Dinasty” insieme a 61 persone ritenute affiliate al clan Mancuso di Limbadi; tratto in arresto nel 2006 per associazione di tipo mafioso finalizzata all’estorsione e nel 2012 segnalato per dichiarazione fraudolenta mediante uso per operazioni inesistenti e riciclaggio.
Anche Michelino Argento risulta implicato in procedimenti penali, stando agli accertamenti messi insieme dalla Prefettura.
Quindi, Roberto Mazzei, è la conclusione degli investigatori, risulta avere rapporti di di cointeressenze e di affari con gli Iannazzo e con gli Argento e, allo stesso tempo con Diego Putrino tramite la società Arenella e indirettamente tramite la Zenith.
Risulta inoltre che Diego Putrino sia socio amministratore unico della Putrino Service srl, nella quale risulta dipendente Luigi Notarianni, sottoposto ad arresto e destinatario della misura di prevenzione personale dell’obbligo di soggiorno per mafia e con precedenti di polizia legati all’associazione mafiosa.

LA PERMEABILITÀ Secondo il giudizio dell’ufficio di Prefettura, «gli elementi informativi acquisiti nel corso dell’istruttoria» e in particolare quelli legati all’indagine Andromeda, «dimostrano l’esistenza di un quadro indiziario che denota la sussistenza di rapporti di conoscenza, societari e affaristici, tra Pietro Putrino, padre dell’amministratore unico dell’odierna società (la Croce rosa Putrino, nda) e il clan Iannazzo». «A ciò – si legge nell’interdittiva antimafia – si aggiunga la sussistenza di rapporti di cointeressenze societarie e affaristiche tra Diego Putrino e Roberto Mazzei, quest’ultimo in rapporti di amicizia, confidenza e affari con il clan Iannazzo, nonché con gli Argento».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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