Catturato in Calabria il torturatore di migranti

Fermato dalla polizia un 21enne nigeriano. È accusato di sevizie commesse nella safe house di “Alì il libico”  Sabato, 18 Novembre 2017 21:38 Pubblicato in Cronaca

AGRIGENTO Fermato dalla polizia di Agrigento un nigeriano di 21 anni, accusato di essere un torturatore di migranti reclusi nel “ghetto” libico. Il provvedimento è stato emesso dalla Dda di Palermo a carico di Gift Deji, detto Sofi, individuato e catturato al Cara "S. Anna" di Isola di Capo Rizzuto. La misura restrittiva è stata eseguita dalle Squadre mobili di Agrigento e Crotone, coordinate dal Servizio centrale operativo di Roma. Il giovane è sospettato di far parte di un'associazione per delinquere di carattere trasnazionale dedita alla tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. È accusato di torture e sevizie commesse in Libia all'interno della safe house di "Alì il Libico". Deji, dapprima migrante, si sarebbe offerto di entrare a far parte del gruppo di criminali al fine di potere, in seguito, viaggiare gratuitamente verso l'Italia. Il fermo è stato eseguito dalle squadre mobili di Agrigento e Crotone e dallo Sco di Roma.
Dalle testimonianze delle vittime emergerebbe che Deji Gift, che è stato portato nel carcere di Catanzaro, «si prestava più volte a torturare i migranti presenti all'interno del ghetto». Le violenze consistevano nel colpire in diverse parti del corpo i migranti tenuti in ostaggio, con molta violenza, mediante l'utilizzo di una cintura in cuoio e tubi di gomma. «Ho visto più volte Sofi - accusa un testimone - utilizzare sui prigionieri due cavi elettrici collegati alla corrente elettrica come strumento di tortura». Il fermo è frutto delle indagini della Squadra mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, che sta cercando di ricostruire l'intera cellula di criminali e torturatori che operavano in Libia all'interno del tristemente noto "Ghetto di Alì il Libico". I primi risultati investigativi dell'indagine si sono avuti con l'individuazione e il fermo, emesso dalla Dda di Palermo, di Sam Eric Ackom, ghanese, primo soggetto della cellula criminale indicato dalle vittime come il responsabile di gravissimi atti di violenza all'interno del ghetto di Alì il Libico; Ackom è stato arresto lo scorso marzo. 
L'inchiesta, coordinata dal procuratore distrettuale di Palermo, Francesco Lo Voi, e dai sostituti Marzia Sabella, Calogero Ferrara e Giorgia Spiri ha successivamente permesso di raccogliere prove a carico di John Ogais detto "Rambo", nigeriano di 25 anni individuato e catturato lo scorso giugno dalla Squadra mobile di Agrigento e dai colleghi di Crotone al Cara di Capo Rizzuto. Ogais è stato individuato come uno dei complici di Ackom e fermato su ordine della Dda di Palermo; a suo carico sono state già confermate le accuse da parte delle vittime davanti al giudice delle indagini preliminari nel corso di un incidente probatorio.