STIGE | Ombre sul nuovo ospedale della Sibaritide

LAMEZIA TERME Getta sinistre ombre anche sui cantieri regionali per la costruzione del nuovo ospedale di Rossano, l’operazione “Stige”, condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulle cosche del Tirreno cosentino.Quei…

LAMEZIA TERME Getta sinistre ombre anche sui cantieri regionali per la costruzione del nuovo ospedale di Rossano, l’operazione “Stige”, condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sulle cosche del Tirreno cosentino.
Quei lavori sono stati appaltati, durante la gestione Scopelliti, alla Tecnis di Catania, poi bloccata da un sequestro cautelare per mafia e, successivamente, fallita con il conseguente affidamento a un liquidatore. Nonostante questo, la Regione Calabria ha preferito mantenere in vita il contratto e avviare i lavori di cantierizzazione. Il 30 gennaio scorso, con tanto di comunicati e foto ricordo, il cantiere viene inaugurato ma le ditte che vi operano non sono in alcun modo riconducibili all’appalto aggiudicato a Tecnis. Una di queste, in particolare, risulta collegata a Giovanni Agazio, esponente di rilievo del Pd di Cariati, essendo di proprietà del genero.
Ai magistrati inquirenti, nel frattempo arriva la segnalazione dei rapporti intercorsi tra un’impresa locale e un noto ingegnere crotonese, accreditato come il responsabile di una parte della commessa per la realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide. In particolare, alla ditta viene richiesto un preventivo per l’esecuzione di alcuni lavori di cantierizzazione. Si parla della recinzione del lotto con un muretto di cemento armato lungo 1.700 metri, dello scavo di sbancamento, della formazione di un rilevato nel cantiere e di altre piccole lavorazioni. In sostanza, si cerca di raggiungere un accordo per la realizzazione delle prime opere sul cantiere dell’ospedale che verrà. Sono le stesse opere che la Regione ha voluto inaugurare nelle scorse settimane con una cerimonia pubblica.
L’ingegnere, dopo il primo contatto, avrebbe richiamato l’imprenditore, chiedendogli di ritoccare verso il basso alcuni prezzi relativi alle forniture. Poi gli avrebbe sottoposto una proposta di contratto per l’affidamento dei lavori a un prezzo superiore. E la differenza? Secondo il racconto del titolare della ditta di costruzioni, sarebbe dovuta andare in contanti allo stesso ingegnere. L’imprenditore non ci sta, e la “trattativa” si blocca. I contatti tra i due finiscono. Non finisce, ovviamente, l’iter per l’inizio dei lavori dell’ospedale.
Arriva il fatidico giorno dell’inaugurazione del cantiere, il 30 gennaio. L’imprenditore interessato a realizzare le prime opere del nuovo ospedale va a Corigliano, in contrada Insiti, il posto in cui inizieranno gli scavi. Immagina che nel giorno della consegna del cantiere a Tecnis potrà rivedere l’ingegnere che gli aveva fatto quella proposta irricevibile e avvicinarlo, ma viene ignorato. A quel punto comincia a “scavare”. Vuole capire a chi siano stati affidati i lavori che sperava di aggiudicarsi. E scopre che i lavori di scavo, movimento terra, rilevati e fornitura di calcestruzzo sono stati affidati alla ditta “Calcestruzzi cariatese” dei fratelli Fuoco di Cariati, mentre i lavori della carpenteria per la realizzazione della recinzione sono andati all’impresa “Luzzi” di Corigliano. Per uno che lavora nel settore da anni non è difficile individuare i personaggi e provare a capire chi li abbia raccomandati. All’imprenditore viene incontro anche la (recente) cronaca giudiziaria. È un’informativa legata all’operazione Stige che è stata pubblicata dal Corriere della Calabria. Si tratta di un documento che ricostruisce i presunti legami di Giovanni Agazio, “zio Giovanni”, con le cosche di Cirò e i suoi rapporti con il mondo politico. Agazio è il suocero di Salvatore Fuoco, uno dei tre fratelli titolari delle imprese che hanno il monopolio del calcestruzzo e del movimento terra da Cirò a Cassano, con numerosi impianti a Cariati, Crosia e Rossano. La ditta dei fratelli Fuoco avrebbe chiuso il contratto per gli scavi a 3,60 euro al metro cubo e il rilevato a 4,50 euro al metro cubo, a fronte di 6,55 euro al metro cubo e 8 euro al metro cubo che vengono pagati a Tecnis dalla Regione Calabria. Fin qui può anche starci, non fosse però che secondo la documentazione presentata dall’impresa defenestrata dopo avere scelto di non “accordarsi” era di 2,30 euro al metro cubo per lo scavo e di 3,10 euro al metro cubo per il rilevato. Insomma, pare che la scelta sia ricaduta su una ditta che ha offerto un prezzo notevolmente superiore.
Un pessimo affare che la Tecnis replica con l’impresa di Corigliano. I prezzi praticati sono di 1,05 euro al kg per il ferro di armatura e 27 euro al metro quadro per le casseforme a fronte di 2,07 euro al kg e 34,29 euro a metro quadro pagati dalla Regione a Tecnis. I prezzi offerti dall’imprenditore che si era rivolto all’ingegnere cirotano, invece, erano di 0,80 euro al kg per il ferro e di 19,50 euro al metro quadro per le casseforme.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it





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