Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 06 Ottobre 2017

 

COSENZA Anticipo amaro per il Cosenza contro la Casertana nell'ottava giornata del girone C di Lega Pro. I rossoblu subiscono il primo gol dopo 11 minuti con Alfageme. Il raddoppio è di Galli su punizione sul finire del primo tempo. È poi Carriero a sigillare il risultato finale di 0-3. Il Cosenza, dopo la vittoria nel derby contro la Regina, rimane a 5 punti in classifica. Contestazione dei tifosi a fine partita che hanno chiesto le dimissioni di Trinchera.

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  • Occhiello I campani vincono al Marulla per 0-3 con i gol di Alfageme, Galli e Carriero. I rossoblu rimangono a 5 punti in classifica. Contestazione dei tifosi a fine partita

GIOIA TAURO «È diventata ormai insostenibile la situazione creatasi nella Piana di Gioia Tauro per la presenza sempre più massiccia di intere mandrie di bovini vaganti. Un problema che si sta ampliando creando gravi pericoli per la pubblica incolumità, enormi danni alla locale economia agricola e un forte indebolimento della presenza dello Stato in queste realtà territoriali». È quanto denunciano i sindaci dei comuni che fanno parte dell'associazione Città degli Ulivi in relazione al fenomeno cosiddetto delle "vacche sacre", bovini di proprietà di affiliati alla 'ndrangheta che vengono lasciati liberi su strade e terreni agricoli privati, con conseguente pericolo per la circolazione stradale e ferroviaria e danni ingenti per la colture agricole. «È sempre crescente - è detto in un comunicato - il numero degli incidenti provocati dal transito, in arterie densamente percorse come anche in strade dell'abitato, da questi animali peraltro di taglia molto imponente. Uno stato di cose che provoca notevole preoccupazione e un rilevante allarme sociale nelle comunità interessate dal fenomeno, le quali percepiscono l'inadeguatezza delle modalità con le quali si sta affrontando la questione. Le soluzioni fin qui adottate si sono dimostrate insufficienti a risolvere un problema che ormai si trascina da diversi decenni, con interventi sempre sporadici e forse anche per questo poco efficaci per debellare il fenomeno». I sindaci dei Comuni della Piana di Gioia Tauro (Cittanova, Taurianova, Palmi, Rosarno, Polistena, Galatro, Seminara, Molochio, Melicucco, Cinquefrondi, Oppido Mamertina, Sangiorgio Morgeto, Scido, Giffone, San Procopio, Melicuccà, Varapodio, Serrata, Terranova Sappo Minulio e Sinopoli) «ritengono che questa problematica debba essere assunta come prioritaria nell'agenda degli organi istituzionali preposti a garantire e tutelare la sicurezza dei cittadini. In questa direzione le singole amministrazioni confermano la piena disponibilità a proseguire in tutte le possibili forme di collaborazione per rimuovere le criticità determinate da questo devastante fenomeno, che mina le condizioni di civile convivenza alle quali avrebbero diritto anche i cittadini della Piana».

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  • Occhiello Secondo gli amministratori, i bovini, di proprietà di affiliati alla 'ndrangheta, sarebbero lasciati liberi su strade e terreni agricoli privati con pericoli per la circolazione e le colture. «Minate le condizioni civili di convivenza»

COSENZA Il Comune di Cosenza si è aggiudicato un finanziamento di 30 mila euro, nell'ambito del bando nazionale EcoCampioni del centro sud, finalizzato a promuovere attività di sensibilizzazione alla raccolta di carta e cartone. Ne dà notizia l'amministrazione comunale di Cosenza. Il progetto, che è stato finanziato assieme a quelli presentato dai Comuni di Adelfia e Corato, è finalizzato all'informazione mirata verso gli esercizi commerciali e incentrata sulla raccolta differenziata non domestica. «L'amministrazione comunale di Cosenza - ha detto il sindaco Mario Occhiuto - sta ottenendo ottimi risultati nell'ambito della raccolta differenziata dei rifiuti, che a Cosenza registra un'attenta programmazione fin da quando è stata attuata. Oggi siamo ai vertici delle classifiche come modello virtuoso nel Meridione». «Questo preciso riconoscimento a un nostro progetto da parte di Comieco - prosegue Occhiuto - attesta poi l'importanza che abbiamo sempre attribuito all'efficacia dell'informazione per i cittadini e i commercianti che sono gli attori principali per conclamare il successo delle buone pratiche urbane».

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  • Occhiello Il Comune bruzio si è aggiudicato il finanziamento nell'ambito del bando nazionale EcoCampioni. Il sindaco: «Qui c'è un'attenta programmazione sulla raccolta differenziata»

 

ROMA La commissione parlamentare antimafia, la prossima settimana, audirà la presidente della commissione elettorale circondariale di Roma, Enza Caporale e il prefetto di Vibo Valentia, Guido Nicolò Longo. Le due audizioni rientrano nel lavoro di monitoraggio delle liste dei comuni, dei municipi sciolti per mafia e delle regionali in Sicilia deciso due giorni fa dall'Antimafia: il comune è appunto quello di Nardodipace (ViboValentia) e il municipio è quello di Ostia. Nei prossimi giorni, inoltre, forse già giovedì 12 ottobre, la commissione antimafia andrà in missione in Sicilia per incontrare le commissioni elettorali provinciali. Oltre al monitoraggio delle liste in vista delle regionali del 5 novembre, in Sicilia il comune sciolto per mafia di cui verranno monitorate le liste è Mazzarrà Sant'Andrea (Messina).

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  • Occhiello L'audizione di Guido Longo della prossima settimana rientra nel lavoro di monitoraggio delle liste dei comuni sciolte per mafia

 

CATANZARO «L’operazione Metauros restituisce ancora una volta l’immagine di una Calabria “compiacente” sulla questione del business dei rifiuti e sugli illeciti anche nella depurazione delle acque. Affari milionari a discapito della salute dei cittadini costretti a pagare anche tasse elevate, così come ribadito da anni nei Rapporti Ecomafia di Legambiente. Ci costituiremo parte civile per rafforzare il lavoro di indagine della Procura, in particolare sulle ricadute che i fanghi industriali, trasformati in fertilizzanti, hanno potuto causare alla salute dei cittadini e all’ambiente e ci batteremo affinché i colpevoli vengano condannati. Il malaffare non può e non deve in alcun modo vanificare il lavoro fatto, sulla gestione e sul riciclo dei rifiuti, da aziende ed amministrazioni virtuosi».
Questo il commento di Legambiente Calabria a seguito dell’inchiesta, realizzata da Polizia di Stato e l'Arma dei carabinieri coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, che ha portato ieri all’arresto di 7 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno, intestazione fittizia di beni e traffico organizzato di rifiuti.
Trasporto rifiuti. «Altra questione – prosegue – sono gli interessi legati ai trasporti dei rifiuti, tema sul quale la nostra associazione si batte da tempo anche con la Regione, affinché venga promosso il principio di prossimità degli impianti per evitare il “valzer” dei rifiuti da una parte all’altra della Calabria e fuori regione».
Depurazione fanghi. «Negli ultimi anni - afferma Legambiente Calabria – abbiamo cercato di fare luce sulla depurazione dei fanghi con un dossier, presentato in occasione dell’arrivo annuale di Goletta Verde sulle nostre coste, per capire dove vanno a finire i fanghi, osservazioni e punti di domanda che oggi trovano conferma nelle indagini sulla “Iam” di Gioia Tauro e sulle indagini di altre Procure, come per esempio quella di Paola».
Rapporto Ecomafia. «La legge sugli ecoreati, approvata lo scorso 19 maggio 2015 a seguito di una lunga battaglia portata avanti per 21 anni da Legambiente – continua - ci consente oggi di poter avere gli strumenti legislativi per assicurare alla giustizia “i ladri del futuro”. Nonostante il trend positivo dato dal calo dei reati ambientali dopo l’entrata in vigore della legge, in particolare nelle regioni a tradizionale insediamento mafioso (nell’ultimo Rapporto Ecomafia la Calabria è passata dal secondo al quarto posto), sono ancora tanti problemi da affrontare a partire dal fenomeno della corruzione».

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  • Occhiello L'associazione: «Rafforzeremo il lavoro della Procura. Il malaffare non può vanificare il lavoro fatto sulla gestione dei rifiuti da aziende e amministrazioni virtuose»

Difficile rifondare qualcosa che non esiste.
Scontano l’imbarazzo di una contraddizione semantica - che deriva dalla quasi totale assenza di un sistema pubblico funzionante, efficace ed universale - i continui appelli per un nuovo welfare regionale.
Se solo si avesse la pazienza di andare a guardare dentro i dati si scoprirebbe un sistema regionale che non solo fa registrare una ormai cronica distanza dalle medie nazionali ma che è in ulteriore arretramento. Così da manifestare l’insanabile contraddizione tra servizi di cui la società calabrese avrebbe necessità e che invece appaiono sempre più inattuabili.
Le difficoltà della finanza pubblica non lasciano intravedere margini di incremento della spesa ma l’aspetto più delicato è che l’argomento non appare prioritario nell’agenda politica e lo stesso rivela un progressivo affievolirsi dell’interesse nonostante la cronaca ci consegni quotidianamente casi di soggetti in difficoltà cui sono negati i servizi essenziali.
Parliamo naturalmente di quelle politiche sociali altre rispetto alle pensioni o alla sanità che sono chiamati ad offrire gli enti locali di concerto con la Regione e che rappresentano il termometro della qualità di chi governa e della loro capacità di offrire risposte a concrete esigenze della vita quotidiana dei cittadini.
Quindici anni (2001-2015) sono un lasso di tempo sufficientemente ampio per offrire una tendenza oramai stabilizzata che consegna la nostra regione ai margini del settore.
Che la Calabria utilizzi una percentuale di spesa sociale di gran lunga inferiore alla media nazionale è cosa nota da tempo.
I comuni calabresi, tra 2001 e 2015 hanno speso il 5,2% del totale della spesa corrente in spesa sociale a fronte di un dato medio italiano del 13% (spesa in c/competenza). 
La distanza della spesa media pro capite con quella italiana è aumentata passando da un differenziale di 45,5 euro del 2001 ai 61 euro del 2015.
Ci troviamo inoltre di fronte a una spesa molto fluttuante a seconda degli anni (al contrario di quella media italiana) che dimostra la dipendenza del settore dai trasferimenti correnti con servizi che “aprono” e “chiudono” in funzione di quanto ottenuto e non già per la loro necessità sui territori. Ciò incide notevolmente sulla possibilità di offrire uno stabile sistema di servizi sociali ai cittadini. Così, ad esempio la spesa del 2015 è risultata inferiore a quella degli anni dal 2007 al 2011.
Ma non è solo questo che differenzia la Calabria dal resto del paese. La particolarità sta anche nella composizione della spesa, poco attenta ai servizi puntuali quali quelli per l’infanzia ai quali - negli anni di riferimento - è stata destinata appena il 6,5% della spesa contro il 24% della media italiana.
In realtà la maggior parte della spesa sociale è indirizzata verso l’assistenza, la beneficenza pubblica (in gran parte trasferimenti monetari) che assorbono in Calabria l’84% dell’intera spesa contro la media nazionale del 29%.  
L’unica cosa che lievita nel settore è la spesa del personale, passata dal 26% del 2001 al 30% del 2015, cinque punti percentuali in più della media nazionale nell’ultimo anno, un singolare paradosso, ma non tanto, che serve a definire ulteriormente un settore scombinato.
Alcuni settori, vista l’incapacità pubblica di organizzare sistemi efficienti, sono ormai quasi completamente privatizzati, quelli ad esempio quelli dei servizi all’infanzia e dell’assistenza domiciliare agli anziani, a dimostrazione che esiste una domanda che ha trovato nel privato sociale una risposta autonoma di cui è però difficile misurare la qualità.
C’è da chiedersi come mai, in queste condizioni, la voce dei diritti e della giustizia sociale appare in questo momento, nella nostra regione, debole come non mai.
Tantomeno è possibile scambiare per richiesta di giustizia sociale, che significa servizi universali, quanti, pur operando nel settore, chiedono periodicamente tutele particolaristiche alla politica provocando lo smarrimento ulteriore del sentimento di cittadinanza che serve solo a produrre una inedita privatizzazione dei valori che conduce ad un modernissimo egoismo dei gestori del welfare.
Dobbiamo quindi arrenderci alle circostanze di continuare ad avere uno dei peggiori welfare regionali in cui le politiche sociali sono viste come un costo e non come un investimento e un obbligo della Repubblica?
Tra rischio di oblio e confronto con la realtà dura, difficile, complicata, in una situazione di finanza pubblica gracile, la prima cosa è rimettere al centro del dibattito pubblico il tema del welfare municipale e regionale.
Poi il resto sono domande cui occorrerà, prima o poi, dare risposte. 

*sociologo

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  • Occhiello di Claudio Cavaliere*

CATANZARO Nella mattinata di giovedì, i carabinieri della Stazione di Gasperina, nel Catanzarese, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, F.S., 26enne pregiudicato nato e residente a Noto, in Sicilia. Il giovane si è reso responsabile del reato di truffa aggravata ai danni di un anziano mediante la simulazione di un incidente stradale. Il 26enne ha colorato con un pastello in cera lo specchietto della sua auto con lo stesso colore della vettura della vittima, un 84enne di Montepaone. I carabinieri hanno notato il giovane mentre importunava l’anziano e lo hanno subito tratto in arresto. Il 26enne è stato accompagnato nelle camere di sicurezza della stazione carabinieri, dove resterà fino all’udienza di convalida dell’arresto, con rito direttissimo.

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  • Occhiello I carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato il giovane, sorpreso mentre provava a trarre in inganno un 84enne di Montepaone
Venerdì, 06 Ottobre 2017 16:58

L’età della scelta giusta

Messa nella valigia dei ricordi una delle fasi più importanti dell’essere giovani – e, cioè, gli esami di maturità –  i giovani “maturi col timbro” sono alla prese con la scelta della facoltà universitaria, almeno per quanti – e sono la gran parte - intendono acquisire un titolo di studio accademico.  Anche se c’è stato chi ha,nella propria mente deciso quale facoltà scegliere, per tendenza o per “consiglio familiare”, l’atto formale si concretizza in questo periodo. Cosa pesa sulla scelta? Di sicuro il fatto che tra i familiari e i colleghi di qualche anno più grande, c’è chi ha vissuto e vive momenti di rara difficoltà per l’impossibilità di trovare un posto di lavoro. Difficoltà che ogni anno che passa anzi si acuisce. 
E l’estate è il periodo dei rientri di familiari,amici e conoscenti coi quali confrontarsi per avere utili indicazioni sulla scelta di quale titolo di studio acquisire. Avvocato, professore, medico. Cioè le professioni di sempre o tentare la fortuna con i nuovi titoli accademici che facoltà antiche e moderne sfornano. Un problema di non poco conto sul quale i giovani si devono soffermare, con l’indispensabile ausilio dei seniores. Uno sbaglio, pur non voluto, fatto adesso, può condizionare la futura vita professionale dei giovani di oggi. La scelta azzeccata, la favorisce al meglio, evidentemente. 
Secondo una fotografia scattata da Astraricerche, fra un migliaio di ragazzi, tra i 17 e i 19 anni. Il risultato fondamentale della ricerca ha messo in chiara evidenza come tra i giovani, a predominare sia la fase del pessimismo. E ne hanno ben donde. Significa che sono stati attenti alla evoluzione del dibatto sul lavoro. Peraltro, sarebbe stato sufficienti sentire i discorsi di casa o del pianerottolo per sentire delle lamentele dei laureati di quattro-cinque anni ed oltre. Neo- dottori che ancora bussano alle porte di possibili datori di lavoro, di improbabili politici dispensatori del posto fisso o che scrivono e spediscono, dopo aver imparato a scriverlo, il curriculum europeo. Il 75% dei giovani intervistati si è detto convinto della necessità di dover emigrare per cercare e sperare di trovare lavoro, il 40% è convinto che non ci saranno i c.d. “salari d’ingresso” che possano aiutare i giovani a muovere i primi passi. 
Di fronte a questi convincimenti dei giovani, gli autori della ricerca si sarebbero aspettati risposte consono alle difficoltà lamentate e vere. Cioè, risposte mirate ad indicare un percorso di studio e, quindi, di laurea che potessero massimizzare la possibilità di trovare un lavoro. Ed ecco che, secondo Astraricerche, i giovani hanno, si spera involontariamente, “dimostrato incoerenza”. Perché? Perché, a giudicare dalle risposte, il percorso di studi viene scelto a seconda delle proprie capacità e preferenze e non scommettendo sulla necessità di avere sbocchi professionali pressocché immediati. Il 55% ha risposto lasciandosi guidare dalla proprie passioni (e potrebbe anche essere giusto, in un certo senso), solo il 37 guarda molto alla possibilità di trovare lavoro. 
Insomma, secondo la ricerca “la passione conta più della remunerazione o della garanzia di lunga durata del posto di lavoro, si desidera soprattutto un lavoro coerente con le proprie inclinazioni”. In tempi normali, avrei dato ragione ai giovani. Se non sapessi – e vivessi - le difficoltà di un posto e di una retribuzione. I ragazzi intervistati avrebbero voluto percorsi di orientamento per tentare di mettere in equilibrio passione e capacità con il mondo del lavoro, oggi. Fino ad ora, tutto questo, ha provocato l’addensamento (si dice così!) in discipline che hanno pochi sbocchi e, all’opposto, la carenza di dottori nelle discipline scientifiche. Questo comporta che ci si potrebbe trovare – e ci si trova- con un mercato del lavoro che chiede tecnici e professionisti specializzati e la scuola e l’università che non ne producono a sufficienza. Gli stessi giovani hanno ammesso di avere lacune ampie e diffuse, usando un linguaggio da insegnanti. 
Insomma, la ricerca ci dice di riflettere prima di fare il passo decisivo e di essere consequenziali. Di informarsi sul mercato del lavoro, sulla città, la regione o il paese nel quale si vuole vivere. E, quel che è fondamentale, di arrivare alla professione conoscendo l’inglese. Questo è fondamentale. Extra ecclesiam, nulla salus. Se non si conosce l’inglese dove si va? Bisogna mettere in conto tutto e, possibilmente, avere idee chiare. Diceva uno scrittore inglese che “tutti dovremmo preoccuparci del futuro, perché là dobbiamo passare il resto della nostra vita”.

 

*giornalista

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  • Occhiello di Gregorio Corigliano*

 

RICADI Alcuni professionisti residenti a Ricadi hanno deciso di riunirsi per far fronte ai numerosi ritardi nella definizione delle pratiche edilizie da parte dell'Ufficio tecnico del Comune, il cui responsabile è Vincenzo Calzona. Il comitato ha reso noto la sua costituzione attraverso una lettera indirizzata al sindaco del Comune di Ricadi, Giulia Russo e agli Ordini provinciali degli architetti, degli ingegneri, dei geometri e dei geologi. Nella missiva viene sottolineato «il persistente, irrituale e notevole ritardo nella trattazione e definizione delle pratiche di edilizia privata, considerato che tale blocco costituisce grave danno alla collettività, esprimono il loro profondo disagio morale ed economico per la situazione creatasi all'interno dell'Utc». Il comitato chiede dunque «che al più presto venga ripristinata la normale tempistica di esame, trattazione e rilascio dei titoli abilitativi». Inoltre «si riservano, in caso di perdurante fermo dell'attività, di perseguire ogni altra azione necessaria a tutela della loro attività e nell'interesse della collettività»

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  • Occhiello Costituito un comitato per sollecitare il ripristino delle pratiche da parte dell'Ufficio tecnico comunale: «La situazione è un grave danno per la collettività»
Venerdì, 06 Ottobre 2017 16:38

“Ritorno al futuro” a Chiaravalle

CATANZARO Lo sciopero della fame del sindaco di Chiaravalle si è concluso martedì sera, Regione e Asp hanno siglato un accordo per la realizzazione della nuova “Casa della Salute”. Tutto a posto, dunque. Fine delle proteste: la sanità dell’area ha una nuova speranza. A sigillare il patto c’è anche l’evoluzione dei documenti ufficiali legati alla questione. Il 2 ottobre, sul sito dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, appare  l’«approvazione dello studio di fattibilità tecnico/sanitario per demolizione e ricostruzione Casa della salute di Chiaravalle Centrale». Un passo essenziale verso una realizzazione annunciata da anni (era stata la giunta Loiero a ripensare la rete territoriale) e poi rinviata a tempo indeterminato. Come spesso capita quando si ha a che fare con la burocrazia calabrese, lo studio di fattibilità evidenzia qualche paradosso. Nel caso di Chiaravalle siamo davanti a una sorta di “Ritorno al futuro”. Le date riportate nel documento non tornano. Sul frontespizio è tutto in ordine. “Riconversione strutturale e funzionale dell’ex presidio ospedaliero di Chiaravalle da destinare a Casa della salute (demolizione e ricostruzione)”, recita l’incipit. Che introduce lo Studio di fattibilità firmato dal coordinatore della progettazione Carlo Nisticò e da Maurizio Rocca, che si è occupato del coordinamento socio-sanitario. C’è tutta la storia dell’idea progettuale, dalla localizzazione dell’opera fino alla stima e analisi dei costi. C’è, ovviamente, anche un paragrafo dedicato al cronoprogramma dei lavori. E qui sta la sorpresa: la “Casa della salute” di Chiaravalle è già finita, i cittadini possono utilizzarla come punto di riferimento sanitario nell’area e il primo cittadino si è esibito in un inutile sciopero della fame. Perché la road map dei lavori è chiarissima: la realizzazione si è completata alla fine del 2014.


(Il frontespizio dello Studio di fattibilità allegato alla delibera dell'Asp di Catanzaro)


(Il cronoprogramma dei lavori, "conclusi" a fine 2014: ma solo in teoria...)

Al di là della (fin troppo) facile ironia, residua una questione: perché lo studio di fattibilità, che reca il timbro del 12 luglio 2017, ospita un cronoprogramma dei lavori che si conclude nel dicembre 2014? Il mistero è tecnico e burocratico: resta il fatto che si tratta di un documento ufficiale approvato dai vertici dell’Azienda sanitaria provinciale e questo paradosso temporale stona con la solennità del provvedimento (e pure con la logica dei lavori pubblici). Che, riportava martedì una nota del dipartimento regionale Tutela della salute, ha portato a termine «un tormentato iter, già definito precedentemente, e per il quale però si è resa necessaria una nuova istruttoria in quanto l'originario progetto di ristrutturazione dell'ex presidio ospedaliero di Chiaravalle si è dimostrato inattuabile». Nei tormenti dell’iter c’è un altra curiosità: la delibera firmata dal direttore generale dell’Asp di Catanzaro fa riferimento ancora a un altro studio di fattibilità. È quello «redatto dalla società Aice Consulting, vincitrice dell’appalto dei servizi di ingegneria di cui questa Asp ha preso atto con deliberazione numero 699 del 2017». Un report diverso da quello allegato all’atto che pone fine a una parte dei patimenti del territorio. Una “Casa della salute”, due studi di fattibilità e un documento nel quale i conti non tornano. Neppure quando c’è una buona notizia la burocrazia calabrese riesce a evitare la confusione. 

Pablo Petrasso
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  • Occhiello L’Asp ha approvato lo studio di fattibilità per la “Casa della Salute”. Ma nel documento – datato giugno 2017 – i lavori si sono conclusi tre anni fa...
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