Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 20 Novembre 2017
Lunedì, 20 Novembre 2017 22:25

Lamezia, Mascaro convocato in Prefettura

 

CATANZARO È stato convocato dal prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, che lo incontrerà su delega del ministro dell'Interno, il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, che stamattina ha iniziato lo sciopero della fame per chiedere di essere ascoltato nell'ambito del procedimento in corso che potrebbe portare allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Mascaro ha riferito che, malgrado la convocazione da parte del Prefetto, proseguirà lo sciopero della fame «fino a quando non ci sarà certezza - ha detto - che venga richiesto il mio contributo a chiarimento degli atti oggetto dell'accesso antimafia».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Domani, su delega del ministro Minniti, Luisa Latella riceverà il sindaco che da lunedì mattina ha iniziato lo sciopero della fame. «Proseguirà fino a quando non sarà richiesto il mio contributo per chiarire gli atti»

COSENZA La scelta del sito dove sorgerà il nuovo ospedale a Cosenza è più da scrivere nella lista dei buoni propositi per il 2018 che in quella delle cose realizzate nel 2017. Occhiuto e Oliverio sono distanti e il primo cittadino di Cosenza taglia corto e tiene tutta l’attuale discussione sulla scelta della zona dove dovrà sorgere il nuovo ospedale. «Argomento da campagna elettorale», dice Occhiuto. E se il governatore presenta lo studio di fattibilità ai vertici dell’azienda ospedaliera prima e alla Camera di commercio di Cosenza poi, i consiglieri della maggioranza cosentina della scelta di Mario Oliverio non sono felicissimi al punto che attraverso le commissioni congiunte di Sanità e Urbanistica hanno convocato il primo cittadino Occhiuto e hanno discusso sul tema inscenando quasi una prova tecnica di consiglio comunale con tanto di Giunta quasi al completo.

MARIO CONTRO MARIO Non è uno sdoppiamento della persona però tra i due il paragone con il Dr Jeckil e Mr Hyde è più che opportuno. Occhiuto, circondato dalla maggioranza e con la minoranza difronte, specifica subito una cosa: «L’ospedale serve è una cosa sacrosanta. Io non sono contro la costruzione della nuova struttura però stiamo discutendo con un dato di partenza che è falsato». Sì, perché Mario Occhiuto non ha mai nascosto che «la scelta del luogo spetta al sindaco della città, dell’urbanistica di Cosenza io sono il responsabile e non sarà possibile procedere se non troviamo un accordo». Accordo che però, per il primo cittadino cosentino, passa da una prima necessità che è quella che secondo lui è una pecca importante del progetto: la deurbanizzazione. Tradotto: dismessa l’Annunziata la zona a sud resterà priva di una struttura importante come l’ospedale e tutto andrà a favore della zona più a nord, cioè quella di Vaglio Lise. «È logico che se decideremo di tagliare fuori quella parte della città – continua Mario Occhiuto - i crolli del centro urbano e tutta quella sorta di degrado continueranno a essere alimentati, le periferie sono state create negli anni non possiamo certo alimentarle». Poi c’è la questione posti letto. Il nuovo ospedale-hub ne prevede 750 a fronte degli attuali 500 e questa cosa non convince proprio Occhiuto: «Parlo spesso con molti medici e tutti lamentano una grande carenza di personale, mi chiedo come si possa pensare di poter avere più posti letto e non procedere prima a delle assunzioni di nuovi medici e infermieri».

CITTÀ È la parola più usata nel corso della commissione non solo dal sindaco ma anche dai consiglieri. Occhiuto ne rivendica la competenza in materia urbanistica e però mette anche un po’ di pepe politico alla discussione: «Se la devo dire tutta l’ospedale a Vaglio Lise sarebbe un’isola e noi in questo momento non abbiamo bisogno di isole ma di centri che comunichino tutta l’ospedale a Vaglio Lise sarebbe un’isola e noi in questo momento non abbiamo bisogno di isole ma di centri che comunichino». E se dall’opposizione gli fanno notare come per la connessione e la viabilità proprio sotto la statale 107 sia previsto un tunnel per lo scorrimento veloce, lui replica: «Mi sembrano una serie di opere talmente complicate tanto nella realizzazione e tanto nella progettazione e di cui si parla solo per non giustificare la scelta del luogo che gratuitamente abbiamo indicato. Poi però vorrei sapere perché quello più conveniente è lo stesso presentato da Carlo Guccione in campagna elettorale». Ma Oliverio a questa provocazione ha sempre risposto: «Nessuna scelta partigiana, ci siamo rivolti a professionisti».

SOLDI Non è ben chiaro quanti e dove si reperiscano i soldi per la costruzione. In commissione Occhiuto è titubante sulla parte di investimento privato visto che dei 300 milioni necessari 120 li mette la regione. E i dem di palazzo dei Bruzi su questo lo stuzzicano proponendo di essere al suo fianco nell’incalzare il governatore. Niente da fare, la replica del primo cittadino è ferma: «Questo cambio di maglia non vi sta riuscendo bene». Lo studio di fattibilità costato 700mila euro rimane al momento l’unico dato dal quale partire. Soggetti distanti anche se non è da escludere che così come sulla metrò si possa raggiungere un accordo. Parti lontane ma un dialogo che continua a rimanere aperto visto anche la possibilità di un incontro tra la Commissione bruzia e i tecnici della Cittadella regionale per poter visionare lo studio.


Michele Presta
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il primo cittadino di Cosenza è intervenuto in commissione Sanità e Urbanistica. Critico sulla scelta del luogo in cui sorgerà il nosocomio: «Decisione che spetta al sindaco. Rischiamo di creare un'isola a sé stante». E pone un problema di deurbanizzazione: «Si abbandonerebbe la zona sud della città»

LAMEZIA TERME Il lavoro che disumanizza, che calpesta la dignità e i diritti umani, che sporca la coscienza e costringe chi è nel bisogno ad accettare di vedere calpestatati i propri diritti. È questo “Il lavoro indecente” da cui prende il titolo il libro curato da Francesco Carchedi, sociologo e docente all’università La Sapienza di Roma, Marina Galati, psicologa, membro della comunità Progetto Sud, e Isabella Saraceni, assistente sociale coordinatrice del settore formazione della scuola del Sociale della comunità Progetto Sud. Il libro, edito da Rubbettino, è il risultato di una azione-ricerca, un lavoro scientifico la cui indagine ha preso il via nel gennaio 2016 ed è terminata ad aprile 2017. Ma i dati sono in costante evoluzione e, ha detto Marina Galati lunedì mattina nel corso della presentazione del libro, il tema verrà approfondito anche in futuro. Come ha ricordato il vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, la presentazione del libro coincide, non a caso, con la prima giornata mondiale dei poveri. «Di fronte alle ingiustizie non possiamo tacere», ha detto il vescovo il quale, citando papa Giovanni Paolo II, ha ricordato che «il lavoro è per l’uomo non l’uomo per il lavoro».
L’indagine presentata nel libro è il risultato di una ricognizione di materiali attinenti alle condizioni dei braccianti stranieri nell’area lametina a cui è pervenuta l’associazione comunità Progetto Sud. «È una ricerca che colma un vuoto», ha detto l’editore, Florindo Rubbettino. «Lascia di stucco – ha proseguito – il fatto che il lavoro venga comprato». È un mondo capovolto in cui l’offerta di lavoro diventa la domanda di lavoro, in ambienti che arrivano a configurarsi come para-schiavismo. Chi ne paga le conseguenze, è l’analisi di Rubbettino, sono le fasce più giovani che vivono in condizioni di pre-povertà, senza stimoli e questo incide negativamente sulle capacità psicologiche e di sviluppo di un individuo. Per fermare questo circolo vizioso la più importate soluzione, ha concluso Rubbettino, è investire sull’istruzione.
«Per “lavoro indecente” – ha detto don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud – non intendiamo lo sporcarsi le mani o la tuta. Indecente, sporca, è la coscienza di chi costringe coloro che sono nel bisogno di pane per sé e per i familiari, ai quali la povertà estrema e il ricatto induce a svolgere un lavoro che calpesta la dignità e i diritti umani». «La povertà di chi disumanizza, Dio non la vuole» ha proseguito Panizza, il quale ha elencato quelli che per il magistero sociale della Chiesa sono alcuni dei diritti dei lavoratori. Tra questi, il diritto a una giusta remunerazione, il diritto al riposo, il diritto ad ambienti di lavoro e a processi produttivi che non rechino pregiudizio alla sanità fisica dei lavoratori e non ledano la loro integrità morale, il diritto che venga salvaguardata la propria personalità sul luogo di lavoro, il diritto a convenienti sovvenzioni indispensabili per la sussistenza dei lavoratori disoccupati e delle loro famiglie, il diritto alla pensione, il diritto a provvedimenti sociali collegati alla maternità, il diritto di riunirsi e di associarsi.

ale. tru.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La ricerca sulle condizioni dei lavoratori stranieri è raccolta nel libro curato dal sociologo Francesco Carchedi, dalla psicologa Marina Galati e dall'assistente sociale Isabella Saraceni. Don Panizza: «Con questa definizione non intendiamo lo sporcarsi le mani, ma la coscienza»
Lunedì, 20 Novembre 2017 19:18

A Cosenza inizia la "disfida del Mc Donald's"

COSENZA Di fronte alla delibera di mercoledì 15 novembre 2017 con cui la giunta ha espresso «il proprio gradimento, in ordine all’inclusione, nell’ambito delle aree della pubblica struttura di Piazza Bilotti e relativi parcheggi interrati, di una area per ristorazione di tipo veloce “fast food”, nello specifico a marchio Mc Donald’s, secondo quanto richiesto dalla concessionaria Bilotti Parking srl, nonché alla relativa proposta progettuale costituente parte integrante e sostanziale del presente provvedimento…», questa mattina un congruo numero di consiglieri di minoranza ha fatto richiesta di accesso agli atti per capire in base a quale sequenza procedurale si è proceduto a cambiare in parte destinazione d’uso degli spazi stabiliti nella convenzione con la Regione Calabria per la realizzazione di un museo con annessa ludoteca e zona bookshop.
Stupisce infatti molto leggere nella delibera n° 149 del 15/11/2017 che «la concessionaria ha richiesto un ridimensionamento degli specifici spazi previsti per ludoteca e book-shop, tenuto conto della ritenuta limitata domanda, a vantaggio delle altre aree funzionali, al fine di promuovere un incremento dell’attrattività dell’intero complesso pubblico di che trattasi…». «Immaginiamo – si legge in una nota dell'opposizione –, anche, che per richiedere i fondi alla Regione Calabria sia stato sottoscritto uno studio di fattibilità economico-finanziaria che teneva conto anche della “domanda”. Come mai in così poco tempo sono cambiate le condizioni tanto da stravolgere e ridurre gli spazi di un museo, penalizzando la cultura e anche la stessa piazza? Non siamo contrari alla realizzazione di un fast food ma, ci sembra eccessivo quest'inversione di “metratura” tra il museo e il Mc Donald’s. Chiediamo anche se una comunicazione ufficiale sia stata fatta all’Ente regionale visto che i fondi stanziati attingevano ai Pisu e quindi con destinazione vincolata. Vorremmo infine sapere se la Regione ha avuto notizia di questa modifica, autorizzandola, o se questo cambio parziale di destinazione d'uso è un'interpretazione “arbitraria” di un vincolo. Quella dei consiglieri di minoranza vuole essere un'azione di difesa della città, degli spazi pubblici ma anche dei commercianti, degli automobilisti, dei pedoni, e di quanti vivono Cosenza e vivono a Cosenza».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La giunta accoglie la richiesta di prevedere un fast food a piazza Bilotti. La minoranza chiede gli atti e protesta: «Così diminuiranno gli spazi per il museo»

COSENZA Per un giorno Cosenza veste i panni della vicina capitale Roma. I ministri, quello dell’Interno Marco Minniti e quello della Giustizia Andrea Orlando, si danno appuntamento con istituzioni e amministratori indistintamente. Se il ministro Marco Minniti sigla il protocollo di legalità con l’università della Calabria e il presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, il ministro Andrea Orlando abbraccia i suoi Dems e recupera l’appuntamento mancato nel mese di ottobre nei due giorni della DemsSchool.

 

CONTRO MA DENTRO IL PD La platea che segue il consigliere regionale Carlo Guccione è vasta. Tanti giovani che hanno pranzato e discusso con il ministro della Giustizia, i seguaci di sempre e anche diversi non iscritti che però nella candidatura di Orlando alla segreteria del piddì ci aveva creduto. «Rimaniamo nell’ambito della regione Calabria», dice Carlo Guccione che dopo l’esame della situazione politica generale va a quello che mastica quotidianamente. «La situazione sulla sanità è drammatica – spiega Guccione - ma ritengo sia inopportuno andare a incatenarsi a Palazzo Chigi, le cose poste così sono solo un muro contro muro che non ha nessuno scopo. Non possiamo assumere degli atteggiamenti populistici anche perché i grillini in questo sono più bravi di noi». E sullo spazio che i Dems si sono ritagliati, Guccione rivendica l’aver imposto un cambio di ordine del giorno all’interno del partito. «Abbiamo messo al centro le questione delle alleanze e dei contenuti, cambiamo rotta anche in Calabria perché – sottolinea il consigliere regionale - ci sono fondi comunitari che non vengono usati e la Calabria rischia di perdere il treno della ripresa economica». Ogni passo ovviamente sarà fattoall’interno del Partito democratico visto che Giuseppe Mazzuca è stato chiaro: «Anche noi vogliamo fare la nostra parte per la campagna elettorale». Tradotto: un posto a Roma per Carlo Guccione.

 

UNIVERSO PD L’ex candidato alla segreteria del Pd parla alla platea con tono pacato ma che su determinati temi strappa applausi spontanei. Il mezzogiorno, la fuga degli iscritti e soprattutto la possibilità di poter o meno fare una proposta politica che sia credibile in vista delle prossime elezioni. «Non siamo la stampella di nessuno ma fanatici sostenitori del centro sinistra - dice il ministro- perché è pericolosa l’illusione di governare altri cinque anni con la destra così come con il centro sinistra diviso». Alla necessità di essere ascoltati anche da chi non è vicino al partito e che preferisce delegare invece che votare, Orlando prova a dare un soluzione che tenga in considerazione i segnali di allarme che dalla società civile arrivano. «Parlare dei contenuti è più facile che parlare delle persone ma dobbiamo rimettere al centro il tema dell’eguaglianza sociale. La riduzione delle tasse – specifica il ministro - non può essere per tutti e indiscriminata ma solo per chi sta peggio. Il terreno del populismo non è nostro ed è già abbastanza saturo». Largo ai giovani, in particolare con lo sblocco del tourn over nella pubblica amministrazione che secondo Andrea Orlando è la più vecchia di tutta l’Europa e necessita di nuove energie.

 

mi.pr.  

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il consigliere regionale Carlo Guccione ha accompagnato il ministro della Giustizia Orlando nella sua visita a Cosenza. Si dissocia dalla protesta annunciata di Oliverio e parla dello spazio che i Dems si sono ritagliati: «Abbiamo imposto un cambio nell'ordine del giorno del partito»

CATANZARO Lunedì pomeriggio, nella sede della Cittadella, sono state sottoscritte le nuove convenzioni regolanti i finanziamenti per la realizzazione delle Case della Salute di Cariati, San Marco Argentano, Mesoraca, Siderno e Scilla. La firma è avvenuta alla presenza del presidente della Regione Mario Oliverio, del delegato per le politiche sanitarie Franco Pacenza, del dirigente generale del dipartimento Presidenza, Domenico Pallaria, dei direttori generali delle Asp competenti per territorio e dei sindaci dei Comuni interessati.
Gli interventi - si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa della Giunta -, unitamente a quello di Chiaravalle la cui convenzione è stata sottoscritta lo scorso 16 ottobre, rientrano nell’ambito del Piano di Azione e Coesione della Calabria che prevede, per il Progetto “Case della Salute”, una dotazione finanziaria complessiva pari a 49.315.529,20 euro.
La sottoscrizione delle nuove convenzioni è legata alla necessità di aggiornare quelle già stipulate alle nuove disposizioni in materia di appalti pubblici, introdotte dal nuovo Codice dei contratti. Le Aziende sanitarie provinciali di Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria svolgono il ruolo di soggetto attuatore degli interventi.
Per le Case della Salute di Chiaravalle, San Marco Argentano, Mesoraca e Siderno, sono già disponibili gli esiti delle verifiche di vulnerabilità sismica degli edifici, per cui sarà possibile, ai sensi delle convenzioni stipulate, avviare le procedure di progettazione degli interventi. Per le Case della Salute di Cariati e Scilla, invece, verranno tempestivamente avviate le attività di indagine, per la verifica delle condizioni strutturali degli edifici e la valutazione della più idonea strategia di intervento.
Tenuto conto della necessità di dotare le Case della Salute esistenti delle attrezzature tecnologiche adeguate ai servizi sanitari da erogare, si prevede la possibilità di acquisire le apparecchiature elettromedicali e gli arredi anche in anticipo rispetto all’esecuzione dei lavori, all’atto dell’approvazione del progetto definitivo delle opere.
A valle della sottoscrizione delle convenzioni si è tenuto un incontro tecnico tra il dirigente regionale responsabile dell’attuazione delle convenzioni Pasquale Gidaro, ed i referenti tecnici delle Asp, ai fini dell’immediata ripresa delle attività programmate. «La Regione Calabria - si legge ancora nella nota - svolgerà attività di impulso e monitoraggio delle convenzioni, al fine di garantire la conclusione degli interventi in tempi compatibili con l’urgenza dell’entrata in esercizio delle strutture sanitarie, adeguate ai vigenti standard funzionali, strutturali ed impiantistici. Al fine di potenziare l’offerta sanitaria territoriale, la Regione Calabria avvierà, in collaborazione con le Aziende sanitarie provinciali, un programma organico di nuove Case della Salute, calibrato sulla necessità di estendere il modello su tutto il territorio regionale».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Si tratta delle strutture di Cariati, San Marco Argentano, Mesoraca, Siderno e Scilla. Lo scorso 16 ottobre siglata anche quella di Chiaravalle. La dotazione finanziaria complessiva è di quasi 50 milioni di euro

MILANO Lino, canapa, ginestra: le piante bonificatrici dei terreni inquinati da metalli pesanti possono diventare materie prime per produrre nuovi materiali biocompositi da costruzione. "Amici" dell'ambiente e dotati di buone proprietà meccaniche, potrebbero trovare applicazione in ambiti molto diversi, dal design di interni alla produzione di strutture secondarie di auto e aerei. L'idea, sviluppata dalla ricercatrice Giulia Savoja dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, è tra i dieci progetti vincitori della tredicesima edizione del Premio Innovazione Leonardo. La cerimonia di premiazione si è svolta al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia alla presenza del presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, del rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta e dei vertici di Leonardo, società leader nel settore aerospazio, difesa e sicurezza. «L'obiettivo del progetto era quello di rendere i materiali compositi più sostenibili da un punto di vista ambientale», spiega Savoja. «Per questo abbiamo pensato di usare tessuti di fibre vegetali facilmente reperibili in Calabria, come lino, canapa e ginestra: li abbiamo immersi in una matrice bioepossidica derivata dalla resina di pino e abbiamo unito il tutto sfruttando sistemi di produzione già presenti sul nostro territorio, perché in uso nel settore della nautica». Le lamine bidimensionali così ottenute sono state sottoposte a diversi test di laboratorio, in cui hanno dimostrato una buona elasticità e una discreta resistenza alla trazione. Alla luce di queste proprietà meccaniche, spiega la ricercatrice, i nuovi materiali biocompositi «potrebbero essere usati per l'interior design, oppure per produrre pannelli e altre piccole strutture per l'ingegneria civile, o ancora le strutture secondarie di auto e aerei».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Giulia Savoja ha sviluppato all'università Mediterranea un progetto che punta su lino, canapa e ginestra come nuovi materiali per le costruzioni

CATANZARO «Forza Italia in Calabria continua a strutturarsi nell'ottica di coinvolgere esperienze e settori diversi e sempre più ampi del tessuto sociale ed amministrativo. Il coordinatore regionale Jole Santelli – si legge in una nota di Forza Italia Giovani - ha proceduto infatti a nominare alcuni nuovi responsabili dipartimentali che opereranno su tutto il territorio regionale e saranno impegnati nell'aggregazione di contenitori di pensiero rispetto alla delega assegnata, con lo scopo di avvicinare il partito e la sua direzione progettuale alle necessità avvertite dai player dei vari settori. Carmine Manna coordinerà il dipartimento Sport, Basilio Ferrari il dipartimento Affari istituzionali e Sicurezza e Giuseppe Musco il dipartimento Agricoltura».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Le designazioni annunciate dalla coordinatrice calabrese Jole Santelli. Carmine Manna coordinerà lo Sport, Basilio Ferrari agli Affari istituzionali e Sicurezza e Giuseppe Musco all'Agricoltura

Mentre della Lega Salvini mostra un volto (una maschera?) “nazionale”, il recente referendum del lombardo-veneto sembra portarci indietro nel tempo, facendo riemergere prepotentemente la “questione settentrionale” della Lega delle origini e del suo corso più maturo. Potremmo dire, dunque, che accanto ad una «questione meridionale» c’è una «questione settentrionale». In realtà, non è così: c’è una «problema territoriale», che è questione nazionale.
Abbiamo, forse, seguito distrattamente i referendum. O, forse, li abbiamo guardati come fossero uno stanco rituale o un rigurgito di vetero-leghismo. 
Ben altro, invece, esprimono i referendum del lombardo-veneto. Chiamando i due territori alle urne, i governatori Maroni e Zaia, dietro la sbandierata esigenza di ottenere alle loro virtuose regioni  «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia», conducono, nell’alveo dell’art. 116, comma 3°, Cost., una battaglia culturale molto sottile. E assai insidiosa. 
Sottile e insidiosa perché nasconde e veicola un malinteso senso della “territorialità”, utilizzando la chiave del cosiddetto residuo fiscale. 
È a tutti nota la definizione di residuo fiscale: rappresenta, secondo Buchanan (1950), la differenza tra il contributo che i residenti di un’area territoriale danno al finanziamento dell’azione pubblica attraverso il pagamento delle imposte, ed i benefici che ne ricevono sotto forma di servizi pubblici. Si tratta di un indicatore di contabilità pubblica, utilizzato per misurare l’entità dei trasferimenti interregionali che vengono dal sistema fiscale centrale, e l’adeguatezza dell’attività redistributiva del soggetto pubblico. Quella che svolge il residuo fiscale, infatti, è una funzione redistributiva o di trasferimento di risorse dalle regioni più ricche a quelle più povere e di assicurazione di breve periodo contro andamenti ciclici negativi a fronte di eventi produttivi di effettivi asimmetrici a livello regionale. È risaputo: Buchanan lo impiegava per dare giustificazione etica ai trasferimenti di risorse dagli Stati più ricchi degli Stati Uniti a quelli meno ricchi. 
I venti referendari del lombardo-veneto ne piegano le originarie finalità, issando il residuo fiscale a vessillo di una battaglia che vuole affermare un principio: le risorse prodotte al Nord devono restare al Nord. 
Nel nostro Paese il tema irrompe nel dibattito pubblico e mediatico soprattutto quando Luca Ricolfi (Il sacco del Nord, 2010) mette in luce l’incongruenza di un dato: le regioni più deboli, che “drenano” risorse, sono quelle dove i consumi aumentano in modo più che proporzionale rispetto al prodotto interno lordo.  
Continua, insomma, a farsi strada l’idea di un sud pigro, spendaccione, causa del suo male e, per di più, “palla al piede” del Paese. Senza considerare le regioni a statuto speciale e quelle di piccole dimensioni, gli studi – non lo si può negare – vedono effettivamente le regioni meridionali beneficiarie nette del sistema (quindi, assegnatarie di residui fiscali negativi); al contrario, risultano contribuenti nette le regioni del Nord. 
La Lega coglie il messaggio che sale dai suoi territori, e abilmente lo porta nell’arena politica. Fa della questione meridionale una “questione settentrionale”, puntando cioè a trasmettere l’idea che il sud sia un “problema” per il Nord: “zavorra” del Nord che produce e cresce.
Due sono gli estremi che si polarizzano nell’operazione culturale messa in campo: quello più aggressivo e oltranzista, ma al momento (apparentemente) minoritario, che predica la secessione dei territori virtuosi del nord, e quello più “riformista”, che, muovendosi sul terreno costituzionale (utilizzando cioè le regole del sistema), mira comunque a scardinare il patto nazionale, fondato sull’idea che tra i diversi sistemi territoriali corrono necessarie e profonde interrelazioni. E la rottura si vorrebbe consumare cavalcando l’onda di politiche orientate a ritenere il sistema fiscale di tipo progressivo (all’aumentare dell’imponibile aumenta l’aliquota d’imposta) e la redistribuzione delle risorse in base al bisogno fonte di ingiustizia “territoriale”. Si intende, in altri termini, affermare un approccio di tipo binario alle politiche di sviluppo: puntare a nord la prua per fare crescere il Paese; il sud è problema da definire.
È qui che l’operazione culturale agitata dai referendum veicola un senso della “territorialità” che spaccia il residuo fiscale come causa  di “iniqua” distribuzione delle risorse, e non per quello che effettivamente è: il sintomo, l’indicatore delle condizioni di arretratezza economico-sociale e di bisogno del sud. 
Il problema, dunque, non è il residuo fiscale. Che fare? Impostare politiche di sviluppo, che, sminando il terreno dagli approcci di tipo binario, guardino al territorio repubblicano nella sua unitarietà per aggredire le sacche di arretratezza economico-sociale, di cui il residuo fiscale è solo il riflesso. È questo il problema, ed è questione nazionale. 
Diciamocelo pure: il c.d. approccio bottom-up, con cui si è voluto affidare a livelli decentrati di governo la funzione di individuare progetti e programmi di sviluppo, ha dimostrato, alla prova dei fatti, di non funzionare. Pur muovendo dal lodevole intento di valorizzare le competenze locali, ha finito per condurre ad una frammentazione degli interventi sui territori, spesso veicolata da interessi poco chiari, quando non clientelari. Si è così persa la necessaria regia unitaria, che è presupposto indispensabile di un piano di rilancio organico e complessivo del sistema-Paese.

*docente dell'università "Mediterranea" di Reggio Calabria

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello di Antonino Mazza Laboccetta*

LAMEZIA TERME «Suscita apprensione e pone una serie di riflessioni quanto sta accadendo in questi giorni a Lamezia Terme. L’ipotesi scioglimento del consiglio comunale a seguito dell’insediamento della commissione d’accesso, i criteri utilizzati per giungere a decisioni funeste per la città, la mancata audizione del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro (solo domani, a seguito di ripetuti appelli e dopo aver intrapreso lo sciopero della fame, andrà a rispondere ad una convocazione in Prefettura), pongono interrogativi non di poco conto a chi è chiamato a gestire la cosa pubblica ed ai cittadini». Lo dice il deputato di Ala Pino Galati in una nota.
«Partiamo da dati oggettivi – continua Galati –. Gli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose sono regolati dall’articolo 143 del Tuel. Testualmente il comma 1 recita: “……i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori… ovvero su forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati…”».
«È evidente – continua il ragionamento del deputato –, che situazioni di questo genere, enunciate dall’articolo 43 del Testo Unico degli Enti Locali, vadano dimostrate prima di arrivare allo scioglimento dei consigli comunali o provinciali interessati, ancor di più in quegli Enti che si sono resi protagonisti di atti concreti volti a contrastare la criminalità organizzata. Altrimenti, perché il Comune dovrebbe rendersi protagonista di atti amministrativi documentati volti a contrastare le mafie?  È chiaro che lo scioglimento non può diventare un gesto simbolico, ma deve porre le sue fondamenta su basi concrete, su dati oggettivi, inconfutabili».
«Altro aspetto da tenere nella dovuta considerazione – continua la nota – è la possibilità di esercitare il diritto di voto da parte di soggetti che si presumono essere affiliati a clan della malavita organizzata. Questi individui dovranno pur esprimere una preferenza nell’urna, in quanto la legge, evidentemente, lo consente, ma tale circostanza avviene in tutte le città, da Reggio Calabria a Lamezia, da Vibo Valentia a Catanzaro, da Cosenza a Crotone. Ciò che va reciso e punito è, invece, l’eventuale legame, diretto o indiretto, tra l’elettore mafioso ed il politico, non esistendo ad oggi una normativa che impedisce il diritto di voto a “liberi” cittadini. In ogni caso, tutto da dimostrare».
Infine, chiosa il parlamentare di Ala, «non vorrei che proprio oggi, quanto da tutte le parti si auspica a gran voce il dialogo tra le varie componenti, si sprofondasse di colpo in un isolamento ed imbarbarimento istituzionale. Mi riferisco al caso specifico del sindaco di Lamezia Terme, terza città della Calabria, Paolo Mascaro. Una città baricentrica e di fondamentale e insostituibile importanza strategica per lo sviluppo dell’intera Regione. Se il primo cittadino invoca da più tempo un dialogo o un’audizione è giusto che venga accolta questa sua legittima richiesta. Sarà così, sia pur con colpevole ritardo. Ed in questo caso non è necessario citare alcuna norma scritta, ma solo quella non scritta del buonsenso, della collaborazione e del rispetto istituzionale».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il parlamentare chiede che la posizione del sindaco Mascaro non resti isolata: «Invoca da tempo un’audizione. Spero che la sua richiesta sia ascoltata». Domani il primo cittadino vedrà il prefetto
Pagina 1 di 4