Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 22 Novembre 2017
Mercoledì, 22 Novembre 2017 21:36

Dai salotti romani al piombo delle cosche reggine

REGGIO CALABRIA Mafie, settori piduisti della massoneria e dei servizi, uomini della galassia nera. Negli anni Novanta – e forse non solo – facevano tutti parte della stessa squadra e tutti erano uniti dal comune obiettivo di non perdere il potere accumulato in oltre cinquant’anni di democrazia bloccata. Una strategia stragista ed eversiva che anche l’èlite dei clan calabresi ha perseguito. Lo ha ipotizzato il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo nell’istruire l’inchiesta ‘Ndrangheta stragista, lo hanno confermato prima il gip, quindi i giudici del Tribunale della Libertà, tutti concordi nell’individuare Giuseppe Graviano e Rocco Filippone come mandanti degli omicidi e dei tentati omicidi dei carabinieri, fra il ’93 e il ’94 serviti ai clan calabresi per confermare la propria presenza “in squadra”. Un gruppo – emerge oggi dal dibattimento e dagli atti depositati in questo ed altri procedimenti – che forse ha continuato a lavorare anche quando le bombe hanno smesso di esplodere e il sangue di scorrere. A suggerirlo è più di un indizio, che dai salotti romani all’ala militare della ‘ndrangheta reggina sembra portare ai medesimi ambienti, dove – magari anche solo per pura coincidenza – servizi, mafie e piduisti tornano a confondersi. È il caso del salotto di Giuseppe Pizza, fratello dell’agente Polifemo.

SALOTTI STRATEGICI I due sono cresciuti a Salerno, ma vantano ben altra origine. La famiglia è di Sant’Eufemia d’Aspromonte, paesino arrampicato sulle pendici dell’Aspromonte reggino, per lungo tempo capitale del feudo di don Rocco Musolino. Morto da incensurato dopo essere scivolato fra le maglie di diverse indagini e solo dopo il decesso raggiunto da una confisca per mafia, don Rocco per più di un pentito non era un quisque de populo. Per il collaboratore Gioacchino Pennino, ex boiardo della Dc siciliana, massone e mafioso, nipote dell’omonimo elemento di spicco dei clan di Brancaccio, «Musolino – ha messo a verbale Pennino – unitamente all’on. Misasi, uomo politico corpulento calabrese, il dott. Donnici, pure lui politico calabrese, ed altri ancora, faceva parte di un comitato d’affari che era pienamente attivo in Calabria e che ricomprendeva ‘ndrangheta, massoneria e politica».

IL COMITATO Al momento, nessuna sentenza conferma il coinvolgimento dei politici, sebbene diverse inchieste li abbiano in passato coinvolti. Tuttavia – e questo è dato storico – per lo zio del collaboratore quel “comitato” era un modello da seguire. E per questo spesso si recava in Calabria, dove «erano più avanti». Del resto, ha dichiarato il pentito, «Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita – ha raccontato Pennino – sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una cosa sola. Da lì mio zio, come mi raccontò, si recava in Calabria dove mi disse che aveva messo insieme massoni, ‘ndrangheta, servizi segreti, politici per fare affari e gestire il potere. Una sorta di comitato d’affari perenne e stabile».

TUTTI A CASA PIZZA Di Giuseppe Pizza o di suoi familiari al momento sembra non ci sia traccia nelle parole del pentito Pennino. Però, diverse decadi dopo gli incontri di quel comitato, i medesimi ambienti che a detta del collaboratore si mischiavano a Santo Stefano d’Aspromonte, sono tornati ad incrociarsi a Roma. A casa del fratello dell’agente Polifemo. Anonimo sottosegretario all'Istruzione di nomina berlusconiana, Giuseppe Pizza è divenuto noto per la lunga battaglia legale che alla fine gli ha concesso in esclusiva l’uso del marchio "Democrazia cristiana". Una bella eredità che però non pare stia – almeno ufficialmente – sfruttando. Stando alle indagini degli uomini della Dia, che lo hanno monitorato, l’ex sottosegretario da tempo sembra più che altro impegnato a curare il proprio frequentato salotto romano.

LA NUOVA BALENA BIANCA Non è dato sapere se l’agente Polifemo fosse ospite del fratello, ma di certo lì gli investigatori hanno visto più di un personaggio interessante. A casa Pizza si sono fatti vedere spesso  politici italiani come Giuseppe Gargano, Alessandro Forlani, figlio di Arnaldo, ma anche piduisti mai pentiti come Emo Danesi, che della Balena Bianca era deputato prima di essere sospeso dal partito perché massone. Ma da quel salotto romano passavano anche personaggi ben più ingombranti come l’imprenditore calabrese Vincenzo Speziali, omonimo nipote dell’ex senatore del Pdl e uomo di fiducia dell’ex presidente della Repubblica libanese Amin Gemayel, anche lui ospite del noto salotto romano.

SOSPETTI Per la Dia dietro quelle “cene eleganti” si nascondevano affari e trattative. Per gli investigatori, quasi tutti gli ospiti di casa Pizza sarebbero stati coinvolti  – direttamente o indirettamente – nella rete che ha permesso all’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena di sfuggire ad una condanna definitiva per mafia ed occultare il suo immenso patrimonio. E Matacena, come del resto Dell’Utri prima di lui, non è un personaggio qualunque. Condannato come politico di riferimento della cosca Rosmini, per gli inquirenti l’ex parlamentare è oggi un «soggetto in grado di fornire un determinante e consapevole apporto causale alla ‘ndrangheta reggina, attraverso lo sfruttamento del suo rilevantissimo ruolo politico e imprenditoriale e per questa via agevolare il più ampio sistema criminale, imprenditoriale ed economico, riferibile alla predetta organizzazione di tipo mafioso, a cui favore il Matacena forniva il suo costante contributo».

RAPPORTI ED ENDORSEMENT Non a caso, dicono i pentiti, proprio Matacena sarebbe stato invitato alla riunione di ‘ndrangheta a Polsi durante la quale è stata dettata la linea da tenere alle elezioni degli anni Novanta. E non a caso Paolo Romeo, considerato elemento di vertice della direzione strategica della ‘ndrangheta reggina puntava proprio su Matacena alle elezioni europee. «Parliamoci chiaro – diceva intercettato Romeo a Carlo Colella -  se tu puoi costruire su Matacena l’ipotesi di una sua candidatura, parliamoci chiaro, è buona. La cosa perché …incomprensibile… no?… eppure che esce Matacena parlamentare europeo è già… è già una cosa che si entra, diciamo, i meccani… in finanziamenti… cioè uno può fare l’ira di Dio poi và… qua… con i finanziamenti pubblici, una serie di agganci… le cose perché tu, tieni conto, che poi dopo le europee ci sono le regionali». Ecco perché per gli investigatori la rete che attorno a Matacena si è creata non è neutra. Ed ecco perché – ipotizzano gli investigatori – un salotto romano finisce per avere assonanze con comitati aspromontani. Perché forse la rete attiva negli anni Novanta non si è sciolta quando le bombe hanno smesso di esplodere. E altri indizi potrebbero confermarlo. (2-continua)

Alessia Candito
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  • Occhiello La “rete” che secondo gli inquirenti permetteva ai boss di sedere allo stesso tavolo con settori dei servizi, della massoneria e della politica potrebbe aver continuato ad operare anche dopo la stagione delle stragi. Un filo rosso che dall’Aspromonte porta fino alla capitale

LAMEZIA TERME È ufficiale, il consiglio comunale di Lamezia Terme è stato sciolto nel corso del consiglio dei ministri terminato mercoledì pomeriggio. La decisione era nell’aria, anticipata da una dichiarazione della presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, lunedì scorso, e da una drammatica conferenza stampa del sindaco della città, Paolo Mascaro, organizzata martedì dopo un incontro con il prefetto di Catanzaro. La richiesta di scioglimento era stata formalizzata al termine dell’accesso antimafia, poche settimane fa, e inoltrata dal prefetto Elisa Latella al ministro dell’Interno Marco Minniti. L'accesso nel Comune di Lamezia era stato disposto dal prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, su delega del Ministro dell'Interno, a seguito dell'operazione "Crisalide", condotta dai carabinieri su direttive della Dda di Catanzaro contro la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri e che aveva portato a decine di arresti. Nell'inchiesta sono indagati il vicepresidente del Consiglio comunale lametino, Giuseppe Paladino, poi dimessosi, e Pasqualino Ruberto, candidato a sindaco nel 2015 e sospeso dalla carica di consigliere comunale dal Prefetto di Catanzaro dopo essere stato arrestato nel febbraio scorso nell'operazione "Robin Hood", condotta sempre dalla Dda di Catanzaro, sul presunto utilizzo illecito dei fondi comunitari destinati alle famiglie bisognose. Per la città della Piana è il terzo scioglimento per mafia dopo quelli del 1991 e del 2002. 
Sciolti anche i consigli comunali di Cassano allo Ionio (in provincia di Cosenza), Marina di Gioiosa Jonica (Reggio), Isola Capo Rizzuto (Crotone) e Petronà (Catanzaro).

LO SFOGO DEL SINDACO Martedì il sindaco Paolo Mascaro era stato sentito dal prefetto di Catanzaro. E, di fatto, dopo l’incontro aveva annunciato l’inevitabilità della decisione. «Mi manderanno a casa perché così hanno deciso – aveva detto dopo l’audizione –, andrò via per un gioco di potere, ma a questa città io ho ridato la speranza, la mia coscienza è pulita». «Ho preso atto con grande sconcerto – afferma di fronte ai cronisti – che si è solo chiesto al sindaco se avesse qualcosa da dichiarare. In questo palazzo – dice appena uscito dalla Prefettura di Catanzaro – è stata scritta una pagina buia per lo Stato di diritto. «Solo oggi da questo verbale – spiegava mostrando un foglio ai cronisti – apprendo che è finita da un mese l'attività della commissione d'accesso. Ma oggi non ha perso Mascaro, ha perso il concetto etico dello Stato. Si sa già che il mio territorio nei prossimi giorni verrà massacrato. C'è stato il rifiuto di confrontarsi con il sindaco, quindi sicuramente alla base dello scioglimento ci sono altre motivazioni. Lamezia subisce un abuso pesantissimo che non meritava alla luce degli atti prodotti dalla mia amministrazione».
La successiva conferenza stampa convocata a Lamezia si era conclusa con lacrime di rabbia. Il primo cittadino, che giovedì incontrerà i cittadini alle 18,30, ha parlato di «ingiustizia colossale» e continua a chiedersi: «Chi mi sa dare una risposta sul perché dobbiamo andare a casa? Quale pericolo io sono per la mia comunità?». Poco dopo aver appreso la notizia, Mascaro ha detto ai microfoni de L'altroCorriere tv: «È pazzesco che ci sia stato lo scioglimento quando tutti insieme stiamo sconfiggendo la mafia: lo sta facendo la magistratura, l’associazionismo, e lo ha fatto anche un’amministrazione comunale che ha alzato un muro invalicabile al malaffare e alla criminalità».

BARBANTI: LA RESPONSABILITÀ È DEL SINDACO Secondo il deputato del Pd Sebastiano Barbanti, invece, «pesa sul sindaco Mascaro la responsabilità dello scioglimento del Comune di Lamezia Terme. A più riprese - aggiunge Barbanti - avevo sollecitato le sue dimissioni per evitare quest'ennesima onta ai lametini, ma il primo cittadino è stato sordo ai miei richiami. Ora verrà ricordato come il sindaco che come “regalo” per la festa dei 50 anni della città ha portato il terzo scioglimento».

 

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  • Occhiello Il Consiglio dei ministri ha deciso. Per la città della piana è la terza volta in 26 anni. Stessa sorte per Cassano, Marina di Gioiosa Jonica, Isola Capo Rizzuto e Petronà. Il commento di Mascaro: «Pazzesco». Barbanti: «La responsabilità è del sindaco»

«Abbiamo visto come uomini della 'ndrangheta riciclano soldi in società a Londra o appoggiandosi ad avvocati a Toronto, il resto lo fanno tramite commercialisti di agenzie specializzate. Questo significa che la ‘ndrangheta non può fare a meno della classe dirigente, dell'aristocrazia, che consentono questa interfaccia». Lo ha detto il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, durante la presentazione del libro scritto insieme ad Antonio Nicaso, "Fiumi d'oro", che svela i legami tra 'ndrangheta e potere economico, nell'antisala dei Baroni del Maschio Angioino, a Napoli. «Oggi – ha aggiunto Gratteri – è più facile corrompere perché c'è più gente disposta ad essere corrotta».

 

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  • Occhiello È quanto ha dichiarato il procuratore capo di Catanzaro durante la presentazione del suo ultimo libro, scritto con Antonio Nicaso, a Napoli. «Oggi è più facile corrompere perché c'è più gente disposta a essere corrotta»

«Sulla sanità calabrese dovrebbero tacere tutti dal governatore ai commissari, o al massimo imitare Tavecchio. Ci stanno riportando al fallimento mentre i servizi latitano». Così in una nota i deputati di Forza Italia Jole Santelli e Roberto Occhiuto. «A questo punto – aggiungono i due forzisti – Lorenzin deve intervenire tempestivamente scongiurando il rischio di un ennesimo blocco del turnover. Ciò che lascia interdetti – è la conclusione di Santelli e Occhiuto – è che la filiera dei protagonisti appartiene tutta al centrosinistra e in tre anni è riuscita a vanificare il lavoro di bonifica. La soluzione è azzerare il debito e rivedere questa forma di commissariamento che ha prodotto solo guai».

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  • Occhiello I due deputati di Forza Italia intervengono nella polemica sul commissariamento: «La filiera dei protagonisti è tutta di centrosinistra. Lorenzin scongiuri un nuovo blocco del turnover»
Mercoledì, 22 Novembre 2017 18:15

Commissariate 3 discariche in Calabria

 

ROMA Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, ha disposto il commissariamento di ventidue discariche abusive in sei regioni italiane oggetto di infrazioni europee, per le quali da tempo sono scaduti i termini delle diffide. Sono dunque assegnati al commissario di governo, il generale Giuseppe Vadalà, ulteriori ventidue siti, oltre ai 51 già oggetto dell'attività commissariale, per i quali occorrono urgenti operazioni di messa in sicurezza permanente o di bonifica. «È un passaggio necessario - spiega il ministro Galletti - per accelerare il risanamento ambientale di quei luoghi e insieme evitare che l'Italia continui a pagare multe salate all'Europa. Ricordo - aggiunge Galletti - che, grazie alla positiva interlocuzione con la Commissione europea, siamo riusciti a passare in questi tre anni e mezzo da 200 discariche in infrazione fino a 77, facendo scendere la sanzione semestrale da 40 a 16 milioni di euro. Non ci fermiamo e questo - conclude Galletti - è un ulteriore tassello di un'azione che sta dimostrando risultati importanti». È l'Abruzzo la Regione maggiormente interessata, con 12 discariche commissariate. Si tratta in particolare di quelle in località Sant'Arcangelo Bellante (Teramo), Caprareccia (Pizzoli, L'Aquila), Pera Papera -Le Pretare (Castel di Sangro), Difesa (Celenza sul Trigno, Chieti), Cieco (Lama dei Peligni, Chieti), Carrera a Palena (Chieti), Fosso San Giorgio a Ortona dei Marsi (L'Aquila), Il Fossato (San Valentino in Abruzzo Citeriore, Pescara), Colle M. a Taranta Peligna (Ch), Colle Freddo a Penne, le discariche Lota e Cantalupo a Vasto. Sono tre le discariche commissariate in Calabria: Colle Frantantonio a Colosimi (Cosenza), Carrà ad Acquaro (Vibo Valentia) e Malderiti a Reggio Calabria. Altrettante in Campania: la discarica in località Frascineto ad Andretta (Avellino), Campo della Corte a Castelpagano (Benevento) e Torretta a Pagani (Salerno). In Sicilia sono commissariate la discarica in contrada Scalilli nel comune di Siculiana (Agrigento) e di contrada Muricello a Mistretta (Messina), in Veneto la discarica in località Moranzani a Venezia, nel Lazio quella di Camponi a Villa Latina (Frosinone).

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  • Occhiello La decisione del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell'Ambiente, Galletti, che riguarda i siti abusivi oggetto di infrazioni europee. Si tratta di Colle Frantantonio a Colosimi, Carrà ad Acquaro e Malderiti a Reggio Calabria

CATANZARO Ci sono anche i tre progetti presentati dall’Amministrazione provinciale di Catanzaro tra quelli selezionati dalla Commissione ministeriale lo scorso 6 novembre che rientrano nella partecipazione al bando #scuoleinnovative, da oggi saranno in mostra a Roma.
Il concorso di idee, la cui procedura si è svolta on line, era aperto a ingegneri, architetti, singoli o associati, chiamati ad immaginare istituti dotati di spazi didattici innovativi, ad alta prestazione energetica, con aree verdi fruibili.
Da rimarcare che la Provincia di Catanzaro rientrava tra le 51 aree della Penisola individuate da ciascuna Regione sulla base della procedura avviata con Decreto del ministero dell’istruzione, Università e Ricerca, dove realizzare scuole innovative in grado di conciliare le nuove tendenze dell’architettura con quelle della pedagogia. Si tratta di progetti per il quale il Miur aveva determinato l’importo di 5 milioni di euro complessivi per la realizzazione del polo scolastico Istituto Tecnico “Petrucci” – Liceo artistico accanto al costruendo liceo scientifico.
Al primo posto della graduatoria provvisoria, il gruppo guidato dall’architetto Giuseppe Forte (progettista capogruppo), a seguire il gruppo dei progettisti catanzaresi formato dall’architetto Rocco Cina (progettista capogruppo), dagli architetti Giuseppe Giampà, Mauro Parlavecchio, Luca Spagnolo, Marlisa Marasco, Antonio Pristerà e dagli ingegneri Francesco Lorenzo e Salvatore Spagnolo. Al terzo posto, il gruppo guidato dall’ingegner Adriano Butera (progettista capogruppo). I tecnici che hanno elaborato i progetti saranno premiati da Miur.
Il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, nell’esprimere la propria soddisfazione per i risultati raggiunti, si congratula con i professionisti che hanno raggiunto gli scalini più alti della graduatoria con progetti di grande qualità. «Quanto richiesto dal bando #scuoleinnovative e realizzato dai professionisti che si sono piazzati in testa disegna una nuova idea di edilizia scolastica, è un modello innovativo e moderno di sicurezza nelle scuole – ha afferma il presidente Bruno –. I nuovi istituti scolastici diventeranno punti di riferimento per il quartiere e le città dove sorgeranno, aperti al territorio e quindi alla cittadinanza. La formula del concorso di idee e la collaborazione attiva con le pubbliche amministrazioni ha il grande merito di dare concretezza ai progetti migliori nell’interesse superiore della sicurezza dei nostri studenti».

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  • Occhiello I tecnici che li hanno ideati saranno premiati dal Miur. Il presidente Bruno: «I nuovi istituti saranno punti di riferimento per le città dove sorgeranno»

CROTONE Errore o orrore? Il problema è stato sollevato con un’interrogazione al sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, dal gruppo “Autonomi e coerenti”, costituito di recente dai consiglieri Massimiliano Bianchi, Francesco Pesce e Tommaso Pupa, eletti nelle liste di maggioranza. I tre, che oggi sono diventati i più vivaci rappresentanti dell’opposizione, pongono il problema della delibera n. 335, approvata dalla giunta comunale lo scorso 16 novembre, avente ad oggetto «una consistente variazione di bilancio», circa dodici milioni di euro. La prima denuncia fatta dai tre consiglieri riguarda la procedura d’urgenza adottata che, a loro dire, è inusuale considerata la cifra che si movimenta. A parere dei tre, invece, «sarebbe stato opportuno convocare una seduta del consiglio comunale». C’erano anche i tempi tecnici e la documentazione non era carente. I tre, a questo proposito, sottolineano che i revisori dei conti hanno potuto esprimere il loro parere lo scorso 14 novembre, perché ancor prima avevano avuto l’opportunità di valutare i documenti. Quello che lascia perplessi è comunque il documento con il quale il dirigente facente funzioni del settore finanziario ha espresso parere favorevole sull'atto. La determina dirigenziale è infatti datata 6 novembre 2017 ed esprime parere favorevole alla «deliberazione di giunta comunale n 335 del 16/11/2017». Siamo di fronte ad un errore materiale o ad un atto di magia, visto che il parere favorevole all’atto di giunta comunale è stato espresso ben dieci giorni prima che lo stesso atto venisse approvato?

g. m.

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  • Occhiello tre consiglieri di opposizione del gruppo “Autonomi e coerenti” sulla procedura adottata: «Sarebbe stato opportuno convocare una seduta del consiglio comunale». Ma il parere dei revisori sulla delibera risulta espresso 10 giorni prima dell'approvazione
Mercoledì, 22 Novembre 2017 17:24

La Calabria accogliente e inclusiva

CATANZARO Si è svolto oggi presso la Cittadella regionale il confronto tra Regione Calabria e territorio sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti. La giornata, organizzata dall’Ufficio per il partenariato della Regione Calabria, è stata introdotta dal portavoce del Forum del Terzo Settore, Giovanni Pensabene, che ha sottolineato l’attualità e la rilevanza del tema oggetto del confronto che rappresenta un importante segnale di sinergia tra il partenariato e la Regione.
A seguire il saluto introduttivo di Tommaso Calabrò, dirigente responsabile dell’Ufficio per il partenariato, che ha illustrato le iniziative messe in campo e lo spirito che sottende alle politiche di partecipazione promosse dalla Regione nei confronti del partenariato economico e sociale. Gli interventi successivi, moderati dal docente dell’Unical, Piero Fantozzi, sono stati affidati agli attori del sistema dell’accoglienza in Calabria.
A dare il via alla sessione mattutina, caratterizzata dagli interventi istituzionali, la testimonianza del sindaco di Riace, Mimmo Lucano che ha evidenziato le ricadute positive e le opportunità concrete sul territorio che si sono realizzate attraverso un modello di integrazione ed accoglienza che ha scongiurato lo spopolamento e l’abbandono dei centri minori. “Il modello Riace -ha detto Lucano- è nato in modo spontaneo, proprio dopo uno sbarco. Il centro storico, ormai abbandonato, è stato ripensato, dando ospitalità ai migranti nelle case lasciate vuote dei nostri immigrati. Ringrazio il Presidente Oliverio per il suo impegno nel dare forza e continuità a questa esperienza”.
Il referente dell’Unhcr Federico Tsucalas ha illustrato invece il progetto pilota sull’integrazione in Calabria e l’impostazione del Piano nazionale per l’integrazione, raccontando il ruolo dell’Unhcr di supporto agli sbarchi e di mappatura regionale per comprendere la realtà e i servizi esistenti e dare voce alle esperienze di qualità. Obiettivo del progetto è realizzare un Piano regionale per l’integrazione in linea con quello nazionale e porre le basi locali per consentire le diverse iniziative sul territorio.
Ha poi preso la parola Giovanni Manoccio, delegato regionale per i migranti, che ha raccontato le azioni e le politiche messe in campo dall’Amministrazione regionale nell’ultimo triennio a favore dei migranti, sottolineando la necessità di una professionalizzazione delle figure da impiegare nei progetti e, al contempo, facendo emergere la grande capacità della Calabria di essere regione che accoglie. Manoccio, infine, ha anche ricordato come la Regione Calabria abbia registrato il plauso della Commissione Europea per le azioni messe in campo soprattutto nella gestione delle emergenze, anche nei confronti dei minori non accompagnati.
Il presidente della Giunta regionale, Mario Oliverio, ha ulteriormente evidenziato come il tema dell’integrazione sia centrale, poiché legato allo sviluppo del territorio e alla legalità. Ha ricordato la inclinazione della Calabria ad accogliere, come elemento caratterizzante il dna dei calabresi, che «non si sono mai posti in termini di rigetto alle migliaia di uomini e donne approdate sulle nostre coste».
Oliverio, inoltre, ha richiamato alla necessità di «dare risposte che si pongano il problema oltre l’accoglienza, trovando un modo che possa conciliare la sicurezza».
«La Regione – ha proseguito – registra una continua crescita nella volontà dei Comuni di mettere in atto progetti che favoriscano processi di integrazione e accoglienza, anche raccogliendo dalle numerose esperienze presenti nella nostra regione, come per esempio il modello Riace».
Maurizio Alfano, coordinatore della Consulta per i Minori, ha sottolineato come ci siano delle azioni che vanno necessariamente armonizzate, sottolineando l’importanza di avere un approccio umano prima che legato ai processi, seppure legittimi, di sicurezza, tra cui l’identificazione, per consentire agli migranti di orientarsi rispetto al luogo di sbarco.
Riflettori puntati sul protocollo di Taverna, voluto e siglato dal ministro degli Interni, Marco Minniti, con l’intervento del prefetto di Catanzaro, Luisa Latella, protocollo che è stato realizzato a stretto contatto con Anci e dovrebbe consentire il passaggio da Cas agli Sprar.
«I Comuni che accolgono i migranti -ha affermato il Prefetto, sottolineando l’importanza del confronto e della sinergia tra gli attori del sistema per una capacità progettuale che dovrà concretizzarsi entro marzo 2018 anche con l’istituzione di task force provinciali a sostegno dei Comuni- avranno importanti risorse per le comunità che possono essere reinvestiti nel sociale o in opere pubbliche».

CATANZARO Delle gravi condizioni in cui versa il sistema sanitario regionale sono consapevoli tutti i calabresi. Ma ora, per certificare con i numeri e fotografare il confronto con il resto del Paese, c’è anche uno studio dell’università Bocconi di Milano che, sulla base dei dati ministeriali raccolti tra il 2010 e il 2015 (in pratica dall’inizio del commissariamento fino a pochi mesi dopo l’arrivo di Mario Oliverio e Massimo Scura nelle rispettive stanze dei bottoni), ha scavato a fondo nel problema della migrazione sanitaria.
Neanche a dirlo, la Calabria va a rimpinguare le casse delle altre Regioni italiane a discapito di quelle proprie. Il saldo passivo per le casse regionali calabresi è pari a 304 milioni di euro. Nel 2015, la mobilità passiva è pesata per il 3,6% sull’intero budget sanitario regionale. Ad ogni cittadino calabrese, nel 2015, la mobilità passiva è costata 135 euro. Questi numeri portano la Calabria al peggior saldo nazionale sulla mobilità: -7,9%.
Dal 2012, in Calabria, è iniziato a diminuire il tempo di pagamento dei fornitori. Da oltre 1000 giorni siamo passati a 390, ma il dato è più che doppio rispetto a quello nazionale (145).
Non ottimale neanche il dato sull’aspettativa di vita. Anche se siamo in linea con il resto del Paese (circa 82 anni), in Calabria l’aspettativa di vita in buona salute sconta 8 anni in meno rispetto alla media nazionale (50,8 contro 58,3 anni).
Quanto ai ricoveri in mobilità, il dato è cresciuto tra il 2014 e il 2016 di circa 8mila unità (da 734mila a 742mila), ma rispetto al 2010 si è comunque contratto di circa 67mila unità. In pratica, per quanto attiene i ricoveri ordinari acuti, un paziente calabrese su sei è ricoverato fuori regione.
La fotografia dei posti letto al 2014 fa poi vedere una Calabria maglia nera nazionale: appena 2,92 i posti letto per 1000 abitanti a fronte di una media nazionale di 3,7 e di regioni come l’Emilia Romagna che facevano raggiungeva i 4,24.
Quanto alle specialità più soggette a mobilità passiva, i calabresi scelgono di curarsi fuori regione soprattutto per Ortopedia e Traumatologia (tasso di fuga pari all’1,3%), Chirurgia Generale (1,7%) e Recupero e Riabilitazione Funzionale (1,8%). I dati sono, in tutti e tre i casi, superiori alla media nazionale.
Tra i fattori che determinano la mobilità passiva, i ricercatori hanno identificato tre cause: insufficiente qualità clinico-gestionale, reale o percepita, limitata dotazione di posti letto e distorsioni nella regolazione dell’attività ospedaliera. In molti casi - si legge ancora nella ricerca - queste cause si combinano tra loro rendendo necessari interventi sia tecnici, sia regolatori, sia politico-concertativi, richiedendo così una collaborazione tra il sistema nazionale e quello regionale.
In Calabria, sono 10 le specialità cliniche che hanno fatto registrare criticità: 8 di queste sono risultate in deficit strutturale (Urologia, Neurochirurgia, Cardiochirurgia, Cardiologia, Medicina Generale, Chirurgia Generale, Riabilitazione e Ortopedia), 2 in deficit clinico-gestionale (Oncologia e Ostetricia e Ginecologia).
Stando a quanto sottolineato dalla ricerca, per mettere in piedi il sistema sanitario regionale, la Calabria dovrà attivare una serie di leve funzionali che vanno dalla riorganizzazione delle Unità operative, con conseguente accorpamento di strutture e concentrazione degli investimenti in personale e tecnologia, fino alla limitazione della mobilità per alcune specialità a patto che queste siano realmente disponibili sul territorio calabrese.

OLIVERIO: NON VOGLIO POSTI DI POTERE «Non chiedo posti di potere ma un'inversione di tendenza, un atto interruttivo riguardo alla situazione della sanità in Calabria che alla luce dei numeri segna un evidente peggioramento». Ha esordito così il governatore Mario Oliverio al termine della presentazione dei dati della ricerca di Cergas-Sda Bocconi in merito alla migrazione sanitaria in Calabria. «Chiedo soprattutto – ha proseguito Oliverio – la rinegoziazione del Piano di rientro che negli ultimi sette anni ha prodotto l'aumento del deficit, un peggioramento evidente delle prestazioni e dei livelli di assistenza e soprattutto della mobilità sanitaria verso altre regioni. Parliamo di un aumento degli esodi pari a un terzo rispetto a pochi anni fa. Se ciò è accaduto è solo a causa di scelte politiche in capo a un soggetto che sostituisce la governance ordinaria di questa regione. Ho annunciato iniziative eclatanti dopo una lunga e attenta riflessione. Chi mi conosce sa che sono un moderato, ma se la situazione in sanità è così grave, non posso essere spettatore passivo, non posso stare fermo. Sento il dovere di farlo perché rappresento la mia terra, i miei concittadini. Se entro il prossimo 30 novembre non arriveranno segni concreti nella direzione di una cesura netta di questo stato di cose, andrò a Palazzo Chigi per parlare al Paese di cosa sta succedendo alla mia regione»
«È una scelta sofferta – ha concluso – non contro un governo che ha lo stesso mio colore politico e non contro un presidente del Consiglio che io reputo un amico, ma necessaria per interrompere questa spirale negativa che potrebbe segnare un nuovo blocco di assunzioni nel comparto sanitario e un aumento della fiscalità nei confronti dei cittadini calabresi».

PACENZA E LE «RESPONSABILITÀ» DEL MINISTERO Meno diplomatico del governatore è stato il suo delegato alla sanità, Franco Pacenza, che nell’introdurre la relazione ha tuonato: «Con i Dca (i decreti del commissario ad acta per il Piano di rientro, ndc) non si va da nessuna parte: non possiamo stare in un sistema determinato da strutture sovraisitituzionali, seppur autorevoli, ma non scelte dai cittadini. Questa macchina (la sanità calabrese, ndc) non si può guidare senza un autista scelto dai calabresi».
Pacenza ha poi commentato il rischio di nuovi blocchi al turnover: «Per non avere memoria corta, nel 2016 il deficit causato dalla gestione commissariale è stato di 88 milioni di euro mentre quello programmato era di 54. Uno scarto non di pochi punti percentuali. È stato il primo anno in cui è tornato a crescere il debito e per il 2017 le previsioni sono drammatiche. Bando quindi anche alle ricostruzioni su un scontro di potere per occupare una poltrona, qui la verità è che noi non possiamo più permetterci di stare in Piano di rientro e bisogna intervenire con una politica capace di rispondere alla realtà. Siamo l’unica regione in queste condizioni, ci sarà pure qualche responsabilità: qualcuno deve dare conto, in primis il ministro della Salute e le sue rappresentanze in Calabria».
Sul rapporto tra Regione e struttura commissariale, Pacenza ha poi sottolineato: «Non è un problema di collaborazione, ma di strategie: abbiamo avuto un approccio sui fatti che a nostro avviso sono stati scellerati. Quelli che non abbiamo condiviso li abbiamo contestati politicamente o addirittura per via giudiziale, non siamo rimasti a guardare. Abbiamo una traiettoria diversa rispetto alla struttura commissariale che non è stata seguita».
Le responsabilità della Regione nella nomina dei manager e nell’erogazione di premi per obiettivi raggiunti, per Pacenza, è stata determinata da «difficoltà e limiti nel dipartimento che vanno superati. Otto anni di blocco della dirigenza hanno prodotto un rinsecchimento: ci sono funzioni apicali non assegnate perché abbiamo difficoltà a trovare figure professionali adeguate».

OLIVERIO SUI MANAGER: RINUNCINO AI BENEFICI Il presidente della Regione Mario Oliverio interviene nel merito delle indiscrezioni di stampa sul pagamento dei premi ai manager della sanità e chiarisce «che la delibera di Giunta con la quale è stata effettuata la valutazione di alcuni direttori generali della Aziende sanitarie ospedaliere calabresi è attuativa di una precisa disposizione di legge statale che impone la verifica dell’operato dei direttori, decorsi 18 mesi dalla loro nomina, ai fini della conferma dell’incarico». Pertanto, considerato che tale verifica produce per legge anche effetti economici aggiuntivi, il presidente Oliverio, ha invitato i direttori generali a «non procedere all’attribuzione di detti benefici economici avendo riguardo per l’attuale situazione di sofferenza del sistema sanitario regionale».

Alessandro Tarantino
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CATANZARO «Il quadro che emerge dalla riunione di monitoraggio del tavolo Adduce sulla sanità calabrese è di assoluta gravità, tale da non consentire a nessuno dilazioni temporali e irresponsabili manovre politiche». A dirlo è il segretario del Pd Calabria, Ernesto Magorno. «Ora sappiamo con maggiore certezza che l’azione dell’attuale commissario per l’applicazione del Piano di rientro è inefficace e controproducente – spiega -. Tutti gli indicatori rafforzano la ripetuta, e fin qui inascoltata, voce del presidente Mario Oliverio, che in maniera esplicita ha più volte chiesto un avvicendamento alla guida dell’ufficio del commissario, con contestuale restituzione della piena guida del settore sanità alla presidenza della Regione, così come avvenuto in altre regioni italiani. Una richiesta doverosa e sacrosanta che non deve cadere nel vuoto ed esige immediate risposte da parte delle istituzioni competenti». «La condizione della sanità calabrese non consente ulteriori temporeggiamenti: il quadro debitorio è peggiorato, i livelli essenziali di assistenza in caduta libera, la riorganizzazione territoriale in balia dell’incertezza. Un quadro assai preoccupante – prosegue Magorno -, soprattutto alla luce delle ricadute che i cittadini calabresi potrebbero subire tanto in termini di pressione fiscale quanto di inadeguatezza del sistema sanitario regionale. Ribadiamo a gran voce che in ballo vi è un diritto inalienabile quale quello alla salute, che non può essere declinato in base ad esigenze politiche e di convenienza ma necessita di un’attenzione diffusa di tutti i livelli istituzionali. Ancor di più oggi, ci sentiamo di condividere in pieno l’azione di protesta annunciata dal presidente Oliverio per sensibilizzare ancora e di più le istituzioni nazionali sull’urgenza della sostituzione del commissario Massimo Scura». «Il Pd Calabria organizzerà e programmerà tutte le azioni necessarie a supportare il presidente Oliverio – conclude il segretario - nella sua missione di civiltà e di salvaguardia dei calabresi».

 

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  • Occhiello Il segretario pd Calabria commenta la riunione di monitoraggio del tavolo Adduce: «Le condizioni del sistema non consentono di temporeggiare oltre»
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