Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 06 Novembre 2017
Lunedì, 06 Novembre 2017 20:29

Pioggia di Daspo per gli ultras della Reggina

REGGIO CALABRIA Una pioggia di Daspo. Così la Questura ha risposto alla Curva Sud della Reggina, che nel corso dell’ultima gara contro il Catania ha esposto striscioni dal pesante e macabro contenuto razzista. «Nessun elefante vi protegge- prima o poi la lava vi distrugge» recitava uno, mentre l’altro - «Chiuso per repressione – diffidati liberi» non era che una spudorata sfida alle forze dell’ordine. Risultato, Nove daspo per i tifosi amaranto di cui sette della durata di 5 anni e due della durata di 8 anni, con l’obbligo per tutti i destinatari del provvedimento di presentazione in Questura mezz’ora dopo l’inizio del primo tempo e mezz’ora dopo l’inizio del secondo tempo di tutte le manifestazioni sportive nelle quali sia impegnata la Reggina. Un ulteriore daspo di tre anni è stato disposto per lo Slo (Supporter Liaison Officer), il sostenitore ufficiale di collegamento, cioè il responsabile della tifoseria nominato dai club, responsabile «di aver contribuito, con condotte reiteratamente omissive nello svolgimento della delicatissima funzione rivestita, agli eventi occorsi durante la citata partita». Infine, un altro daspo è stato disposto anche per un supporter del Catania, trovato in possesso di droga al termine della partita, durante le fasi di accompagnamento dei supporter etnei, nelle vicinanze dello stadio. «Lo sport – ha detto il Questore Raffaele Grassi - si fonda sui valori della legalità e del rispetto reciproco. Lo sport deve essere considerato quale palestra positiva di vita, momento di inclusione sociale e di rispetto del prossimo. Striscioni che inneggiano alla discriminazione e all’odio non possono essere accettati. Nella consapevolezza che la maggior parte della tifoseria reggina è costituita da tifosi che considerano lo sport un momento di sana aggregazione, i provvedimenti emessi hanno la finalità di allontanare i pochi soggetti che si recano allo stadio per manifestare odio e violenza».

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  • Occhiello Punita duramente la curva Sud, che ha esposto uno striscione razzista durante la partita casalinga con il Catania. Destinatario di un provvedimento anche il responsabile dei rapporti con la tifoseria degli amaranto

COSENZA «Gli sforzi e il nostro impegno per realizzare al meglio la costruzione di una nuova grande città della Calabria mantengono una ferma rappresentanza con Fausto Orsomarso in Consiglio regionale». Così si legge in una nota di Fratelli d’Italia sulla fusione Rossano- Corigliano, che «in modo convinto e meno timido di altre forze politiche abbiamo sostenuto con fermezza nei luoghi istituzionali e tra la gente». «Lo abbiamo fatto – prosegue la nota - con la firma del documento e l’intervento in Consiglio Regionale del nostro Capogruppo», il quale ha dichiarato che «una nuova grande città, tra le più importanti che la Calabria può annoverare , a prescindere dai Capoluoghi di Provincia , per estensione di territorio e come attrattive strategico di sviluppo sociale ed economico è stata la visione storica della destra della Sibaritide». Un obiettivo – ha ricordato Orsomarso in consiglio regionale – per cui si erano impegnati nel recente passato anche «l’on. Giovanni Dima o l’amico Geppino Caputo che di quel territorio sono stati tra i protagonisti storici dello sviluppo e del cambiamento. In questi mesi insieme ad Ernesto Rapani ai nostri consiglieri comunali e all’instancabile volontà e tenacia di Giovanni Dima abbiamo tenuto duro in Consiglio regionale e nei Comuni rispetto all’offensiva del dubbio, della poca informazione, dei ripensamenti e anche dei miopi ragionamenti di chi pensa che valorizzare un territorio e dagli nuova forma e sostanza istituzionale sia a discapito di altri». Per questo, spiegano da Fratelli d’Italia, «l’uscita dal consiglio regionale di Giuseppe Graziano non modifica questa prospettiva che è stata sposata e sostenuta, anche per le ragioni storiche appena citate, dal nostro capogruppo Orsomarso».

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  • Occhiello E il partito assicura che «l’uscita dal consiglio regionale di Giuseppe Graziano non modifica questa prospettiva»

CATANZARO Troppe cose non quadrano nella selezione-bando cultura avviata dalla Regione Calabria e ultimata solo qualche giorno fa. Ecco perché la Esse Emme Musica, ideatrice del Summer Arena, un festival ormai consolidato che si svolge ogni estate a Soverato, difesa dall'avvocato Francesco Pitaro, ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro. 
Il Summer Arena è un festival ormai istituzionalizzato che si svolge in un Comune caratterizzato da grande attrattiva turistica e che per la caratura degli artisti (i Nomadi, il Volo, Nek, Marra/Guè,Benji & Fede, Mannarino, Francesco Renga, Fiorella Mannoia e Mario Biondi.) e i generi musicali  proposti «favorisce – si legge in una nota del legale – il rafforzamento culturale dell'intera Regione». Con l' esposto è stato chiesto agli organi inquirenti di fare luce sull'intera selezione, sui criteri del bando, sulla composizione della commissione, sui punteggi attribuiti, sulla identità di voto espresso dai commissari, sui tempi di valutazione, sull'assenza di motivazione e su ogni aspetto inerente la selezione compreso la negazione della carte richieste con l'istanza di accesso. Ed «è stato chiesto alla Procura di svolgere le necessarie indagini e di accertare eventuali ipotesi di reato (tra cui abuso d'ufficio e omissioni) e di individuare i soggetti responsabili affinché questi ultimi vengano condannati alle pene di legge. La Esse Emme Musica, inoltre, sempre con il patrocinio dell'avvocato Francesco Pitaro ha proposto, con riferimento alla detta selezione, contro la Regione Calabria, ricorso al Tar Catanzaro chiedendo «l'annullamento degli atti impugnati inerenti il procedimento amministrativo/selettivo».

CRITERI TROPPO VAGHI La carne al fuoco è tanta. Per cominciare, la Esse Emme contesta «l’assenza totale di motivazione nell’attribuzione dei punteggi nonché la illecita negazione delle carte e dei documenti degli altri candidati». Questi fatti sarebbero «la prova provata che la selezione è stata condotta nell’alveo della illegalità e della illegittimità attribuendo un enorme e illecito e indebito potere a una Commissione a cui è stato permesso di muoversi nella più totale arbitrarietà e al di fuori di ogni controllo». La Regione Calabria, infatti, avrebbe «previsto criteri che sono assolutamente aperti e vaghi». Difficile, con queste premesse offrire strumenti di controllo sull’operato della commissione. Che – sono sempre parole dell’esposto – non avrebbe «nemmeno valutato il criterio di “attrattività turistica” che avrebbe permesso alla esponente (la Esse Emme, ndr) di ottenere certamente un punteggio elevato in considerazione del fatto che l’iniziativa proposta ha individuato nel Comune di Soverato (“La Perla dello Ionio”) il luogo di svolgimento».
Si passa, poi, all’esame di alcuni aspetti paradossali della valutazione. «Come è possibile – si chiede il legale della società – che ogni commissario, che è dotato di un autonomo e indipendente onere e obbligo di valutazione, sia riuscito ad attribuire a ciascun candidato, per tutti i criteri, lo stesso e identico punteggio attribuito da tutti gli altri commissari?». 

«E LE VERIFICHE?» Esaminando i verbali e le schede di valutazione, poi, si «evince che la commissione non ha proceduto ad alcuna “verifica dell‟ammissibilità delle spese”. Tutto ciò – continua l’esposto – rende illegittima e illegale l’intera procedura selettiva», visto che la verifica sulle iniziative finanziate non è stata effettuata: «Come può riconoscersi l’importante finanziamento di 200mila euro senza mai avere nemmeno svolto tale delicata ed essenziale verifica sulle spese richiesta?». 

«COMMISSIONE SPEEDY GONZALES» Altra perplessità: i tempi in cui sono state effettuate le valutazioni. Dal verbale numero 8 si ricava che la domanda della Esse Emme è stata valutata il 4 luglio scorso assieme ad altre tre richieste di finanziamento. Tutto è avvenuto tra le 10,30 e le 13,25: «Insomma – si ironizza nell’esposto –, la commissione Speedy Gonzales nell’arco di tempo di sole due ore e 45 minuti ha valutato ben quattro domande e non può non vedersi, alla luce della complessità delle domande e dei progetti formulati nonché dell’esame sotto gli innumerevoli generici e indeterminati criteri indicati nel bando, che trattasi di un tempo incongruo e irragionevole». Tutte le contestazioni ora sono sul tavolo della Procura di Catanzaro. (ppp)

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  • Occhiello Esposto di una delle aziende escluse alla magistratura di Catanzaro (e al Tar). Sotto accusa i criteri di valutazione, i tempi troppo rapidi per l’esame delle domande e l’assenza di controlli sulla spesa 

REGGIO CALABRIA «Avete rovinato bravi ragazzi. Questa è tutta una farsa, la colpa è dei giornali». Nonostante, per decisione del collegio, non possano assistere alle udienze, oggi pomeriggio si sono presentati in massa i familiari e gli amici degli imputati del processo “Ricatto”, che alla sbarra vede il branco di Melito Porto Salvo che per oltre due anni ha abusato di una ragazzina all’epoca poco più che tredicenne. Schierati come in presidio, arrabbiati con tutti – giudici, pm, investigatori, giornalisti – per ore guardano in cagnesco le femministe dell’associazione “Non una di meno” (NUDM), fedeli alla promessa di portare fisicamente la propria solidarietà in occasione di ogni udienza alla ragazza abusata. A far salire la tensione è però l’arrivo del governatore Mario Oliverio. «Sono qui per testimoniare la vicinanza concreta della Regione alle vittime di violenza. Lo abbiamo manifestato con la costituzione di parte civile e ancor prima con la grande manifestazione nazionale organizzata a Reggio Calabria il 21 ottobre dello scorso anno». Una vicinanza che non è piaciuta per nulla ai familiari del branco che si sono scagliati contro il governatore gridando: «Non ci rappresenti». «E meno male», ha bofonchiato fra sé e sé ma ad alta voce Oliverio prima di confrontarsi con le attiviste di NUDM, che al presidente della Regione hanno spiegato non solo la lunga lista di problemi reali e concreti che una donna vittima di violenza deve affrontare, ma anche le straordinarie lacune nei servizi di assistenza e supporto che inducono molte a non denunciare.
«Una donna – spiega Antonella Tassitano, attivista del movimento – non ha bisogno di essere protetta, ha bisogno di essere supportata nel suo percorso di emancipazione. Servono programmi di sostegno economico e di avviamento al lavoro per le vittime, servono case per chi deve lasciare quella in cui è vittima di ripetuti abusi, servono centri antiviolenza presenti sul territorio e fondi che permettano loro di intervenire». E – aggiunge – «è necessario lavorare nelle scuole perché la violenza sulle donne è frutto di un modello culturale sbagliato di stampo patriarcale». Oliverio ascolta, annuisce, prende appunti. L’anno scorso, in occasione della manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata dopo l’arresto del branco, erano stati promessi programmi sociali, fondi, osservatori, ma al momento – ammette il governatore – «ci stiamo ancora lavorando». «Vogliamo lavorare insieme alle associazioni e ai centri antiviolenza – aggiunge – per costruire la rete, perché crediamo che la rete si costruisca attraverso un protagonismo delle donne e stiamo lavorando in questa situazione. È necessario costruire in ogni città della nostra regione un centro che sia un punto di riferimento, ma anche un centro propulsore di una cultura del rispetto delle donne». Anche con le scuole – promette il governatore – bisognerà lavorare di più e meglio. «Stiamo facendo alcune iniziative – conclude – ma dobbiamo renderle più sistemiche».

Alessia Candito
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  • Occhiello La rabbia dei familiari degli imputati per le violenze su una ragazzina di Melito Porto Salvo: «È tutta una farsa, avete rovinato bravi ragazzi». E se la prendono anche con Oliverio, che si presenta in tribunale per solidarizzare con la vittima

VIBO VALENTIA Litigano per l'eredità e finiscono tutti agli arresti. È successo a Zambrone, nel Vibonese, dove i carabinieri hanno arrestato sei persone appartenenti allo stesso nucleo familiare per rissa e lesioni. Gli arrestati sono i fratelli Francesco, Pasquale e Carlo Bova, di 65, 61 e 53 anni, tutti di Zambrone, Carla Ruggero, 47 anni, moglie di Carlo Bova, ed i figli Pasquale Bova, 28 anni, e Andrea Bova, 24 anni. Francesco e Carlo Bova, al culmine di rapporti già tesi per un'eredità, avrebbero rimproverato in piazza nel paese di Zambrone il nipote Andrea per un mancato saluto. Nella notte è stata quindi danneggiata la recinzione di un terreno di Francesco e Carlo Bova. Il giorno dopo ne sarebbe nata una discussione e poi una violenta lite fra i due fratelli da un lato e il terzo fratello, la moglie ed i figli di quest'ultimo dall'altro. Due feriti hanno fatto ricorso alle cure dei medici dell'ospedale di Vibo. Alla fine sono stati tutti arrestati.

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  • Occhiello In manette a Zambrone tre fratelli, la moglie e i figli di uno di loro. I rapporti già tesi sono sfociati, dopo una serie di discussioni e danneggiamenti, in una violenta lite sedata dai carabinieri
Lunedì, 06 Novembre 2017 18:35

Confisca da 250mila euro al clan di Palmi

PALMI Nella mattinata di lunedì i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito una sentenza di confisca di beni riconducibili al 50enne Rocco Carbone e al suo nucleo familiare. Carbone, ritenuto dagli inquirenti un affiliato alla cosca dei Gallico-Bruzzise – uno dei clan più agguerriti che esercita la propria egemonia sui territori di Palmi e zone limitrofe –, è stato arrestato nel giugno del 2010 in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Reggio nell’operazione “Cosa mia”. A conclusione del procedimento di prevenzione, lunedì sono quindi stati confiscati due terreni agricoli, per un valore di circa 220mila euro, e buoni postali per un totale di circa 30mila euro.

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  • Occhiello Destinatario del provvedimento è un 50enne ritenuto un affiliato della cosca Gallico-Bruzzise. Sigilli a due terreni agricoli e a buoni postali

CATANZARO «All'inizio del '900 abbiamo i primi due martiri per mano della mafia: due preti uccisi dalla Picciotteria vicino a Reggio Calabria». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ricordando i due sacerdoti don Antonio Polimeni e don Giorgio Fallara, trucidati senza pietà a Reggio Calabria e dimenticati da tutti. I due sacerdoti furono assassinati perché avevano avuto la forza di denunciare e testimoniare contro «un picciotto che aveva vessato un contadino». Con Papa Francesco, ha aggiunto Gratteri, e la scomunica ai mafiosi nel giugno 2014 a Cassano allo Jonio, la Chiesa calabrese ha ripreso il cammino e voltato pagina: «Papa Francesco dopo aver parlato con un po' di vittime di 'ndrangheta salì sull'altare nella Piana di Sibari e in modo plateale gettando il discorso che altri gli avevano scritto cominciò a parlare nel suo modo. Fece un discorso durissimo contro la 'ndrangheta. Ma quel discorso era rivolto, invece che ai calabresi e la 'ndrangheta, soprattutto ai vescovi e ai preti. Da quel momento ho visto il cambiamento». «Se si leggono le lettere dei vescovi calabresi dal 1951 al 2014 - ha concluso Gratteri - non sono nette, dure e chiare come quelle dei vescovi successivi. Gli ultimi documenti della Chiesa, infatti, sono importantissimi per la Calabria perché prendono una linea netta contro la 'ndrangheta».

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  • Occhiello Il procuratore capo di Catanzaro ricorda i sacerdoti morti all'inizio del '900 per aver denunciato un picciotto. E ritorna sul cammino intrapreso dalla Chiesa calabrese: «Con Papa Francesco si è voltato pagina»
Lunedì, 06 Novembre 2017 18:21

IN PRIMO PIANO | Ambiente e malagiustizia

LAMEZIA TERME Sono delle vere e proprie sentinelle del territorio i tanti volontari impegnati in azioni quotidiane (e disinteressate) in difesa dell'ambiente. Quelli del Wwf, in particolare, svolgono un ruolo fondamentale nella tutela dell'habitat naturale dei boschi e delle riserve marine calabresi e, troppo spesso, vanno anche a colmare le lacune che su questi temi hanno accumulato i vari enti che invece dovrebbero occuparsene. Ma non è solo nelle riserve naturali che il Wwf porta avanti la sua lotta. Gli ambientalisti danno battaglia anche nelle aule di Tribunale, dove le sentinelle del territorio indossano giacca e cravatta e provano, codici alla mano, a difendere l'ambiente con la forza della Legge. 
Ambiente e malagiustizia sono gli argomenti al centro della puntata di “In Primo piano”, in onda martedì sera alle 20 su L'altroCorriere Tv (canale 211 del digitale terrestre e diretta streaming su laltrocorriere.it), di cui è ospite Angelo Calzone, avvocato penalista e referente del Wwf in provincia di Vibo Valentia. Dal caso della discarica di rifiuti industriali nel territorio di San Calogero fino all'inchiesta della Procura di Vibo sul presunto avvelenamento dell'invaso dell'Alaco, Calzone è in prima linea in molti dei casi di reati ambientali emersi in Calabria e su cui, però, incombe sempre più di frequente la mannaia della prescrizione.

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  • Occhiello Ospite de L'altroCorriere Tv l'avvocato Angelo Calzone, referente vibonese del Wwf, che è in prima linea nei casi ambientali più eclatanti emersi dalle inchieste e poi finiti nelle maglie della prescrizione. Così le sentinelle del territorio provano a difendere la natura nelle aule dei tribunali
Lunedì, 06 Novembre 2017 18:17

«Politica e burocrazia, di chi è la colpa?»

Si dice che la burocrazia rallenti i processi di sviluppo a causa di iter farraginosi che investono gli Enti pubblici nell’espletamento di alcune procedure gestionali, ma allo stesso tempo si osserva che di sovente è la politica, e le litigiosità esistenti all’interno della maggioranza di governo, a frenare l’azione di governo ostacolando la crescita delle singole comunità. Altre tesi sostengono che ci sia una netta dicotomia tra apparati burocratici e classe politica tanto che quest’ultima, spesso, non è al corrente di inchieste o rimane basita di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono dirigenti della pubblica amministrazione. Quale è la verità? Questa voragine che apparentemente separa gli apparati burocratici dai rappresentanti delle istituzioni politiche è reale o a volte è costruita ad arte per coprire negligenze o nascondere intrecci perversi tra le due parti?
Chi è chiamato a governare un Ente, specie se non di grandissime dimensioni, sia esso un sindaco o un presidente di Provincia o di Regione, è possibile che sia sempre estraneo o non sia stato messo al corrente su pratiche o appalti che a posteriori risultano non rispettare le norme vigenti? Sicuramente non occorre fare di tutta l’erba un fascio, ma il dubbio rimane.
Così capita che a volte la macchina burocratica venga colpevolizzata ingiustamente dalla classe politica allo scopo di trovare un capro espiatorio che giustifichi il mancato raggiungimento dei programmi di governo. Risulta comodo scaricare sui dirigenti degli enti pubblici, peraltro ai più poco conosciuti, responsabilità proprie ed incapacità palesi nell’amministrare la cosa pubblica.
Stesso discorso vale per quei i burocrati che sembrerebbero dimenticare la funzione pubblica del loro ruolo e la necessità di favorire, nel rispetto delle regole, lo sviluppo della comunità che rappresentano e l’efficienza dei procedimenti amministrativi.
Spesso accade che decisioni importanti per la comunità si impantanano colpevolmente nei meandri della burocrazia comunale, regionale o degli apparati dello Stato. Non sono immuni da tale ragionamento gli scioglimenti dei consigli e delle amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose. A pagare è la politica, mai la burocrazia.
Quale è la soluzione? La ricetta potrebbe essere semplice: il rispetto dei ruoli e delle regole. Solo così la burocrazia sarebbe percepita come un potere non opprimente e la politica come un mezzo per dirigere la vita pubblica e risolvere i problemi della collettività. Ma evidente manca ancora un passaggio per realizzare questo processo: un salto culturale e un cambiamento di costume. La strada è segnata, gli attori si rendano protagonisti di un reale cambiamento.

*Deputato di Ala  

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  • Occhiello di Pino Galati*
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