Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 10 Luglio 2017

Per anni l’erosione costiera nel reggino non è stato un problema da risolvere. Ma un business, con il cuore a palazzo San Giorgio. Lo ha scoperto il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che nei giorni scorsi ha fatto recapitare l’avviso di chiusura indagini all’ex dirigente comunale Pasquale Crucitti, all’imprenditore Giuseppe Cutrupi, al suo factotum Antonio Modafferi, i dipendenti del Genio civile Paolo Abagnato e Marcello Sterrantino.

PRESCRIZIONE LIBERA (QUASI) TUTTI Per loro ed altri indagati, nel 2013 il pm aveva chiesto l’arresto, ma quando – tre anni dopo – la richiesta è stata esaminata dal gip, le esigenze cautelari non c’erano più. E molti degli indagati – inclusi comandanti di stazioni del corpo forestale, funzionari della Capitaneria di porto, dirigenti della Provincia di Reggio Calabria - erano stati “salvati” dalla prescrizione. Gli associati invece no.

IL SISTEMA Per la procura, dal 2008 al 2011 c’è stato «collaudato sistema affaristico» gestito da «un’associazione per delinquere costituita da imprenditori operanti nel settore della realizzazione e manutenzione di opere marittime, dipendenti pubblici e privati infedeli e corrotti che hanno costituito un vero e proprio cartello di imprese in cui i legali rappresentanti o referenti si accordavano tra loro per scambiarsi preventivamente le informazioni relative alle singole gare d’appalto».

DUE IMPRESE, UN UNICO DOMINUS In sostanza, tra il 2008 e il 2011 c’è stato un vero e proprio sistema grazie al quale a vincere le gare o ad eseguire materialmente i lavori erano sempre le ditte direttamente o indirettamente riconducibili all’imprenditore Giuseppe Cutrupi, la Mareco e la Impresud. Due imprese formalmente diverse, con sedi legali diverse, ma con unico ufficio amministrativo ed entrambe riconducibili a Cutrupi e ai suoi cognati. Ed entrambe, per anni, inondate dei milioni grazie alla miopia di funzionari pubblici.

LA MIOPIA DI CRUCITTI Fra loro c’è anche l’ex dirigente Pasquale Crucitti, che da Rup curiosamente non si è mai accorto «della illecita partecipazione alle gare di più imprese sostanzialmente collegate, della fraudolenta esecuzione delle opere appaltate e dell’esecuzione di opere in violazione alla disciplina del subappPasqalto”. Anzi, addirittura ha fatto di tutto per boicottare quei funzionari integerrimi, come l’architetto Napolitano, che mettevano in luce tutte le mancanze delle ditte riconducibili a Cutrupi.

MACCHINA DEL FANGO CONTRO GLI ONESTI «Di fronte al corretto svolgimento delle funzioni del direttore dei lavori (Napolitano ndr) che sovrintendeva affinché le opere appaltate fossero eseguite a regola d’arte e secondo quanto stabilito nel capitolato – spiega il pm nella richiesta di misura cautelare -  (Crucitti) si mostra irritato e scontento “facendo comunella” con l’appaltatore e, addirittura, ponendo in essere una serie di comportamenti finalizzati al boicottaggio del direttore dei lavori, coinvolgendo anche gli altri tecnici, attraverso la messa in opera di una vera e propria macchina del fango».

GARANTI ISTITUZIONALI Traduzione, per Reggio città è stato Crucitti il garante del sistema che a Cutrupi e ai suoi ha permesso di mantenere un monopolio di fatto sulla «fornitura e posa in opera di massi naturali di differenti grandezze e volumetrie per la formazione di barriere frangiflutti e soffolte». Altrove, lo stesso ruolo lo hanno avuto altri funzionari pubblici.

FUNZIONARI INFEDELI Da Bova a Reggio Calabria, quale che fosse il luogo in cui le opere venissero realizzate, sul cantiere c’erano sempre e solo le sue ditte. Le strade erano due. In alcuni casi, grazie a quei funzionari infedeli che gli permettevano di conoscere in anticipo i ribassi proposti dalle concorrenti, Cutrupi era in grado di presentare l’offerta migliore. In altri, l’imprenditore si limitava ad accordarsi con le altre partecipanti alla gara, che in caso di vittoria subappaltavano tutto alla Mareco e all’Impresud, senza che nessuno preposto ai controlli avesse alcunché da ridire. Per la procura, diversi pubblici funzionari hanno infatti «autorizzato illegittimi e generici subappalti», ma anche «falsamente attestato che i lavori fossero stati eseguiti dall’impresa formale aggiudicataria» nonostante fossero «perfettamente a conoscenza che gli stessi erano stati materialmente eseguiti dalla Mareco costruzioni o dalla Impresud».

MATERIALE INADEGUATO In più, quei lavori non erano neanche eseguiti a regola d’arte. Secondo quanto emerso dalle indagini, il materiale utilizzato da Cutrupi proveniva da una cava abusiva e per questo già sequestrata. E della quale l’imprenditore era custode giudiziario. Su quel terreno era stato autorizzato solo lo “spietramento” per convertire l’area ad uso agricolo, ma l’imprenditore ha deciso di non buttar via niente e massimizzare il profitto. Il materiale eliminato è stato usato a mare, a prescindere da forma e dimensioni, e in barba alla legge che prevede l’utilizzo di massi di specifiche dimensioni e quantità. In altri casi invece, per i frangiflutti sono stati usati materiali «già presenti nelle vicinanze dei luoghi di cantiere e ivi posti in esecuzione di precedenti lavori di difesa costiera» o «sottratti illecitamente da altre scogliere realizzate in passato».

LAVORI PUBBLICI A BENEFICIO PRIVATO Almeno in un caso invece, la realizzazione di opere pubbliche è stata subordinata alla tutela di interessi privati. Tra Motta San Giovanni e Reggio Calabria, i soldi stanziati da Bruxelles per proteggere la linea ferroviaria da mareggiate e inondazioni sono serviti in realtà per realizzare «una protezione scogliera a difesa dell’abitazione di Antonio Casile», un ingegnere “amico” delle ditte di Cutrupi.

 

CONDOTTE SPREGIUDICATE Violazioni, illeciti e reati commessi da personaggi «particolarmente spregiudicati, che hanno improntato la loro attività all’elusione della normativa in materia di appalti pubblici al solo fine di lucrare i notevoli vantaggi economici da essa derivanti». Il loro – sottolinea il procuratore – è «uno stile di vita aduso ad illecite attività». Ma l’accumulo di procedimenti sulle scrivanie dei gip ha fatto sì che passassero troppi anni perché certe condotte fossero punibili e certe richieste attuali. Nessuno è stato sottoposto a misura cautelare, ma adesso per capi e gregari della cricca degli appalti, la procura vuole il processo.

Alessia Candito
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  • Occhiello Chiuse le indagini sul «collaudato sistema affaristico» che per anni ha messo le mani sulla realizzazione e manutenzione di opere marittime. Fra gli otto indagati, anche l'ex dirigente comunale Pasquale Crucitti. Per loro ed altri, nel 2013 era stato chiesto l'arresto
Lunedì, 10 Luglio 2017 20:51

Lo “schiaffo” del governo a Oliverio

NAPOLI Adesso è ufficiale: Vincenzo De Luca, presidente della giunta regionale, è stato nominato commissario alla Sanità in Campania. La notizia è stata confermata da fonti della Regione. Joseph Polimeni, nominato dal Governo per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Campania, aveva annunciato le sue dimissioni dall'incarico la scorsa primavera. Da allora la sanità non aveva avuto una guida. Ne è seguito un braccio di ferro tra i vertici di palazzo Santa Lucia e il ministero della Salute, retto da Beatrice Lorenzin. 
La notizia, che apparentemente non c’entra nulla con la Calabria, ha in realtà ricadute locali molto profonde. Perché il collega di De Luca, quel Mario Oliverio che chiede con forza da due anni la fine del commissariamento e la nomina al posto di Massimo Scura, è rimasto ancora una volta a bocca asciutta. I segnali c’erano tutti (come abbiamo scritto qui), ma la doccia fredda arrivata alle 19,30 – alla fine della riunione del Consiglio dei ministri – può scavare un solco profondo tra il presidente della giunta calabrese e il “suo” governo targato Pd. La partita non è ancora chiusa. Scura, infatti, pur restando in sella, ha ricevuto nelle scorse settimane un preavviso di sfratto dal Tavolo Adduce. Ci si aspettava una sua defenestrazione (per il momento rinviata) e Oliverio, che aveva cercato di legare le proprie sorti da commissario a quelle di De Luca, sperava di occuparsi anche della delega alla Sanità. E invece è arrivato uno “schiaffo”, proprio alla vigilia della visita in Calabria del ministro allo Sport Luca Lotti – domani sarà a Gizzeria per gli Europei di kitesurf e a Soverato per inaugurare il lungomare – che molto si era speso per propiziare la nomina del “diversamente renziano” Oliverio. Invece il braccio di ferro andato in scena tra i dem si è concluso con un sì e un no da parte del premier Gentiloni: e la scelta di De Luca (che è stato invitato in Consiglio dei ministri per discutere del punto che lo riguardava) è dovuta alla preferenza espressa nell’inter circle renziano, che parrebbe preferire una guida tecnica per la sanità calabrese dopo il biennio affidato a Scura e al vice Andrea Urbani. Per la Calabria, nella riunione di ieri, solo la decisione di non impugnare tre leggi, tra cui quella di riforma del servizio idrico e quella sulla gestione dell'attività teatrale. Oliverio si aspettava ben altro. (ppp)

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  • Occhiello De Luca nominato commissario al Piano di rientro per la Campania. Il suo “collega” calabrese resta a bocca asciutta. Per ora Scura rimane al timone

ARGENTA (FERRARA) È stata riesumata, al cimitero di Boccaleone di Argenta (Ferrara) la salma di Donato "Denis" Bergamini, il giocatore del Cosenza la cui morte, avvenuta il 19 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza), venne attribuita a un suicidio. «Quello che è stato fatto oggi doveva essere già stato fatto tanti anni fa», ha detto ai giornalisti Donata Bergamini, la sorella di Denis che, da anni, si batte per chiedere la riapertura del caso. La salma è stata trasportata all'ospedale di Ferrara dove sarà sottoposta agli esami del caso.
La decisione della riesumazione è stata presa dal gip del Tribunale di Castrovillari, Teresa Riggio, che nel corso dell'incidente probatorio svoltosi nelle scorse settimane, ha accolto la richiesta della Procura che ha riaperto l'inchiesta sulla morte di Bergamini, archiviata, a suo tempo, come suicidio. La Procura mette in dubbio che la morte di Denis, travolto da un camion in transito lungo la statale 106 Jonica, sia stato un suicidio come finora si è ritenuto, ma ipotizza che si tratti di un omicidio. Nella nuova inchiesta sulla morte di Bergamini sono indagati l'allora fidanzata del giocatore, Isabella Internò, e l'autista del camion che investì il calciatore, Raffaele Pisano. 

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  • Occhiello Riesumata nel cimitero di Argenta la salma del calciatore morto nel 1989. Al via gli esami sul corpo. La Procura non crede al suicidio del giocatore del Cosenza

CATANZARO Anche Valerio Donato, il docente universitario che gestisce, per conto della Regione, la liquidazione della fondazione Calabria Etica, si rivolge alla Procura di Catanzaro. Lo fa in risposta a una nota pubblicata ieri dal Corriere della Calabria e firmata dall'avvocato Aurelio Chizzoniti, che difende un gruppo di ex lavoratori a tempo determinato dell'ente in house "licenziati" mentre il loro rapporto di lavoro era ancora in corso. «In relazione al contenuto dell'articolo pubblicato in data 8 luglio 2017 – scrive Donato – ed avente ad oggetto la vicenda relativa a "Calabria Etica”, sarà la Procura della Repubblica di Catanzaro, da me formalmente investita della questione (a seguito di querela presentata contro l'autore - l'avvocato Aurelio Chizzoniti - di diffamazioni a mezzo stampa e calunnia), a valutare la responsabilità di questi e di tutti coloro i quali, eventualmente, a vario titolo, anche con omissioni, hanno contribuito a presentare scenari non rispondenti alla realtà».    

 

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  • Occhiello Il docente che cura la liquidazione della fondazione per conto della Regione querela l'avvocato Chizzoniti: «Presentati scenari non rispondenti alla realtà»

COSENZA Lo dice spesso, che la poesia è l’unico partito che rimane. Nel suo caso è un partito vincente. E per di più calabrese. Daniel Cundari, poeta originario di Rogliano, ha vinto la quattordicesima edizione del Premio Ischitella-Pietro Giannone 2017 con la raccolta inedita in dialetto calabrese ’Ngílla ōrba (Anguilla cieca).
Secondo classificato Daniele Gaggianesi con la raccolta in dialetto milanese del XXI secolo Quand finìssen i semafor (Quando finiscono i semafori).
Terzo Francesco Indrigo di San Vito al Tagliamento (Pordenone) con la raccolta in friulano Nissun di nun(Nessuno di noi).
La premiazione si terrà domenica 3 settembre 2017 a Ischitella. Sabato 2 settembre un reading dei poeti vincitori a Foce Varano.
La scelta dei vincitori è stata fatta dalla Giuria dopo una selezione delle raccolte poetiche di undici finalisti, di cui facevano parte, oltre ai tre vincitori, i poeti: Maria Gabriella Canfarelli (dialetto siciliano,Catania), Davide  Cortese (dialetto siciliano, Lipari, Messina), Lia  Cucconi (dialetto emiliano di Carpi, Modena), Rosanna  Gambarara (dialetto di Urbino), Maria  Lanciotti (dialetto di Subiaco, Roma), Patrizia Sardisco (dialetto siciliano, Monreale, Palermo), Riccardo  Sgaramella (dialetto di Cerignola, Foggia),Nevio  Spadoni (dialetto romagnolo, Ravenna).
Daniel Cundari (Rogliano, 1983) scrive in dialetto calabrese, italiano e spagnolo. Ha studiato Lettere Moderne e Relazioni Internazionali a Siena e in Spagna. È autore di Cacagliùsi / Balbuzienti (Roma, 2006),  Il dolore dell’acqua (Roma, 2007), Geografia feroz (Granada, 2011), Poesie contro me stesso (2014), nell’incendio e oltre (2016). Narratore, traduttore, performer plurilingue in Italia e all’estero, ha vissuto a lungo per le strade del mondo (a Granada, a Shangai, in Germania), maturando diverse esperienze culturali in una dimensione translingue.  Ha tradotto in spagnolo tutte le poesie di Gesualdo Bufalino e in dialetto calabrese molti poeti, tra cui Kavafis, Alberti e Mandel’štam. Precursore del repentismo cutise e indifferente alle mode del momento, nel 2011 il suo Geografía feroz è stato inserito nella Colección Genil de Literatura di Granada. Collabora abitualmente con musicisti e artisti plastici. Ha vinto il Premio Lerici Pea 2017.

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  • Occhiello Lo scrittore di Rogliano trionfa con la raccolta inedita in dialetto calabrese ’Ngílla ōrba (Anguilla cieca)

CROTONE Quello di Crotone sarà il primo stadio del Sud Italia senza le barriere tra pubblico e calciatori. È questa la novità della prossima stagione sportiva annunciata stamattina dal presidente del club rossoblù, Gianni Vrenna, nel corso della presentazione della campagna abbonamenti che è coincisa anche con il primo giorno di raduno dei calciatori. In accordo con la Questura, nello stadio Ezio Scida verranno eliminati i vetri che dividono il terreno di gioco dal settore "distinti" (quelli della tribuna centrale già erano stati tolti l'anno scorso, per via della nuova impostazione del settore); la società si è impegnata ad aumentare il numero degli steward che vigileranno. I calciatori, intanto, si sono ritrovati stamattina allo stadio per una serie di test medici e fisici e una breve sgambata, a 35 gradi all'ombra. Assenti solo il neoacquisto Kragl, Stoian e Martella (che avevano un permesso dalla società). I giocatori di Davide Nicola hanno svolto brevi corse a bassa intensità. Occhi puntati su Budimir e su Faraoni da parte di alcune decine di tifosi che hanno sfidato il solleone pur di essere vicini alla squadra nel primo giorno della nuova avventura in Serie A. Un'avventura per la quale la società chiede ancora il supporto dei sostenitori, proponendo una campagna abbonamenti con lievi ritocchi in aumento nei settori popolari (solo per i nuovi abbonati); prezzi simili per i vecchi abbonati in Curva Sud e forti sconti per i vecchi abbonati nella tribuna centrale, al fine di ripagare chi nella passata stagione aveva subito i disagi a causa di un settore senza copertura.
«Questa stagione sarà quella della consacrazione - ha detto Gianni Vrenna - e per questo sarà ancora più difficile. Puntiamo a fare il doppio degli abbonamenti dell'anno scorso, perché crediamo sia fondamentale avere da subito il supporto dei tifosi».
Vrenna ha poi annunciato due amichevoli internazionali: la prima il 29 luglio in Scozia contro i Glasgow Rangers, l'altra a Crotone il 5 agosto contro il Las Palmas, squadra della Liga. Il dg del Crotone, Raffaele Vrenna, invece, ha rivelato che da quest'anno la squadra non si allenerà più lontano dalla città, ma nel centro sportivo che l'Fc Crotone sta realizzando nella struttura dell'Antico Borgo.

LA ROSA I calciatori del Crotone hanno ripreso stamani l'attività in vista della prossima stagione con una sgambatura allo stadio. Questa la rosa: Portieri: Alex Cordaz (1983), Marco Festa (1992), Aniello Viscovo (1999); Difensori: Marco Capone (1999), Federico Ceccherini (1992), Dos Santos Claiton (1984), Giuseppe Cuomo (1998), Noe Dussenne (1992), Mirko Esposito (1996), Bruno Martella (1992), Mario Sampirisi (1992), Davide Faraoni (1991); Centrocampisti: Maxwell Acosty (1991), Francesco Marco Araldo (1999), Andrea Barberis (1993), Giuseppe Borello (1999), Oliver Kragl (1990), Andrea Nalini (1991), Marcus Rohden (1991), Adrian Stoian (1991), Cazim Suljic (1996); Attaccanti: Ante Budimir (1991), Andrej Kotnik (1995), Nwankwo Simy (1992), Aleksandar Tonev (1990). Allenatore: Davide Nicola; vice allenatore: Manuele Cacicia; preparatore portieri: Antonio Macrì; collaboratori tecnici: Federico Barni, Gabriele Stoppino, Ivan Moschella, Rossano Berti; presidente: Gianni Vrenna; direttore Generale: Raffaele Vrenna J; direttore sportivo: Beppe Ursino; segretario generale: Emanuele Roberto; responsabile scouting: Graziano Ursino; coordinatore sanitario: Angelo Carcea; responsabile sanitario: Francesco Polimeno; team manager: Eugenio Caligiuri.

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  • Occhiello Il presidente dei rossoblù annuncia la novità per la prossima stagione. Due amichevoli di lusso in precampionato: contro i Rangers Glasgow e il Las Palmas

VIENNA Non poteva esserci esordio più “a tema” – “Il nesso tra droghe illegali, crimine organizzato e terrorismo” – per Nicola Gratteri all’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). Il procuratore capo di Catanzaro ha iniziato il suo cammino nella sede dell’organizzazione a Vienna con una conferenza che affronta uno dei temi più caldi sullo scacchiere internazionale. Due giorni di dibattito pensati per fornire agli esperti dei Paesi partecipanti una piattaforma per discutere le sfide poste dal traffico di droga e i suoi collegamenti con le mafie e il terrorismo. Lo scopo è quello di fare rete per affrontare questi legami inquietanti e le minacce che propongono. Chi meglio di uno dei massimi esperti nella lotta al narcotraffico per offrire un contributo qualificato. È la prova (se ce ne fosse stato bisogno) che la nomina, voluta dal ministro degli Esteri Angelino Alfano, non è casuale. I partecipanti all’incontro hanno cominciato ad affrontare i temi della prevenzione, e dei metodi più adatti per combattere i reati legati alla droga: la corruzione, il riciclaggio di denaro, il traffico di essere umani e armi da fuoco. E il terrorismo. Istanze che richiedono un crescente coordinamento sia a livello regionale che internazionale. L’esperienza di Gratteri potrà certamente offrire contributi interessanti. 
Ne ha già offerti parecchi, di spunti, per la verità. Basti pensare che nella sessione plenaria di lunedì gli interventi iscritti erano soltanto cinque e uno di essi era riservato al procuratore, che ha approfondito i temi riguardanti la criminalità transnazionale, la lotta al narcotraffico e i problemi di riciclaggio del denaro sporco e della corruzione connessi allo smercio globale di droga. 
Gratteri è partito dallo stato dell’arte nella lotta alla criminalità organizzata globale che prospetta grazie alla vendita di stupefacenti. Ha analizzato le rotte, il ruolo dei paesi produttori e consumatori, le ricadute sociali delle coltivazioni impiantate nelle aree del globo più adatte alla produzione. La sua relazione ha, poi, approfondito gli aspetti giuridici. Con quali armi le nazioni affrontano la lotta alle mafie globalizzate. Con armi diverse e insufficienti. Perché non c’è una cabina di regia comune, non ci sono norme applicabili dappertutto. E non tutti i sistemi sono all’avanguardia come quello italiano. Un dossier ampio, quello presentato dal magistrato ai 57 Stati membri: denso di attenzioni sui risvolti politici e sull’influenza dei narcodollari sulle democrazie occidentali e (anche) sui regimi. Le ingenti somme ricavate dai traffici vengono investite: alimentano un’enorme mole di corruzione. Dappertutto nel mondo. E non è un caso che a mettersi in contatto con il procuratore, dopo il suo intervento, siano state sì Francia e Germania ma anche la Russia di Putin, che si è messa in contatto, attraverso il proprio rappresentante, con la Farnesina per ottenere approfondimenti sui temi affrontati nel corso della riunione di lunedì a Vienna. Non sono sfuggiti, al rappresentante del Cremlino, i passaggi dedicati da Gratteri alle modalità con le quali i proventi dei traffici di stupefacenti vengono reinvestiti per finanziare organizzazioni terroristiche.  
Una giornata intensa, dunque. Ma per il magistrato il viaggio di lavoro a Vienna è stato anche l’occasione per una visita a sorpresa. Gratteri è stato, infatti, accolto dall’ambasciatore italiano a Vienna. Un calabrese, originario di Locri: Giorgio Marrapodi, che guida una delle ambasciate più strategiche per il Paese (proprio per la presenza dell’Osce, e non solo per quella). Lo stesso Marrapodi, che ha assistito all’intervento in seduta plenaria, si è detto soddisfatto del ruolo acquisito dall’Italia grazie all’intervento del procuratore capo di Catanzaro. C’è stato anche un pizzico di amarcord calabrese nella “prima” ufficiale del magistrato nella sua veste di rappresentante dell’Italia nell’organismo internazionale. 

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  • Occhiello Nella sua relazione, tra le cinque previste nella sessione plenaria, il procuratore di Catanzaro ha approfondito il tema del narcotraffico globale in relazione alla corruzione e al terrorismo. L'interesse dei rappresentanti di Francia, Germania e Russia. L’incontro con l’ambasciatore italiano a Vienna, il calabrese Marrapodi

CATANZARO Il gup di Catanzaro, Francesco Battaglia, ha rinviato a giudizio tutti gli indagati dell'inchiesta "Laqueo", l'operazione della Dda di Catanzaro che lo scorso 30 agosto portò in carcere 14 persone appartenenti a un'organizzazione criminale dedita all'usura e all'estorsione aggravate dalle finalità mafiose. Il blitz sgominò un sodalizio criminale, emanazione delle cosche federate Cicero-Lanzino e Rango-Zingari, egemoni sulla città di Cosenza. Secondo le indagini usando i capitali della 'ndrangheta avrebbero elargito prestiti con l'imposizione di tassi d'interesse fino al 30% mensile. Tra le persone arrestate c'era anche Francesco Modesto, calciatore professionista, che ha giocato in società di serie A e B (Cosenza, Palermo, Reggina, Genoa, Bologna, Parma Pescara e Crotone).
Ma la sua posizione è stata già stralciata. 
La Dda di Catanzaro aveva chiesto il rinvio a giudizio per le persone coinvolte. Si tratta del suocero di Modesto, Luisiano Castiglia; dei presunti boss Francesco Patitucci e Maurizio Rango; del pentito Roberto Violetta Calabrese; e di Massimo Brunetti, Francesco Magurno, Gianfranco Bevilacqua, Giuseppe Garofalo, Giovanni Guarasci, Danilo Magurno, Mario Mandoliti, Giuseppe De Cicco, Ariosto Francesco Mantuano e William Sacco. 
Hanno scelto il rito abbreviato tutti gli indagati, tranne: Castiglia, Francesco Magurno, Danilo Magurno e Francesco Mantuano. Per l'abbreviato il processo inizierà il 4 ottobre. 
L'indagine scaturisce dall'esito delle risultanze investigative incentrate principalmente sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Violetta Calabrese, che hanno consentito di far piena luce sulla ramificata attività di usura posta in essere dagli odierni indagati, a vario titolo, per conto delle cosche federate "Lanzino-Cicero" e "Rango-Zingari" egemoni sulla città di Cosenza, utilizzando il denaro contante proveniente dalla "cassa comune" della 'ndrangheta cosentina.I riscontri effettuati alle dichiarazioni del collaboratore hanno documentato l'esistenza di un collaudato sistema usurario posto in essere da alcuni affiliati alle citate consorterie che, in totale accordo, utilizzando denaro della "bacinella" della 'ndrangheta cosentina, elargivano rilevanti prestiti ad imprenditori in difficoltà economiche, prevalentemente del settore edile, con l'imposizione di tassi d'interesse sino al 30% mensile.
È stato accertato come il recupero dei crediti erogati ed il rispetto degli accordi usurari venissero garantiti anche con il ricorso a violenze e minacce nei confronti degli stessi imprenditori. In tale ambito, è altresì emersa l'imposizione di assunzioni e la realizzazione di lavori edili in favore degli indagati e di imprese agli stessi riconducibili, quale corrispettivo delle somme di denaro dovute dalle vittime al sodalizio.
Dalle indagini è emerso il coinvolgimento di uno degli indagati, Mario Mandoliti legato a Luisiano Castiglia elemento di spicco della cosca Lanzino-Cicero nel tentato omicidio di Sandro Calabrese Violetta fratello del collaboratore di giustizia, consumato nei giorni immediatamente successivi alla sua defezione e finalizzato a farlo recedere dall'avviata collaborazione con la giustizia. Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Filippo Cinnante, Rossana Cribari, Marcello Manna, Luigi Gullo, Antonio Quintieri; Emanuela Capparelli; Giuseppe Manna; Laura Gaetano; Pasquale Vaccaro, Marzocchi e Cuscino. 

 

Mirella Molinaro
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  • Occhiello Dovranno presentarsi davanti al giudice le 14 persone finite nell’inchiesta “Laqueo”. Tra le persone indagate il suocero dell’ex calciatore Modesto

COSENZA «Un salto indietro di un anno una camminata del gambero il tentativo usando elementi già digeriti in campagna elettorale di inficiare uno strumento quale il Psc finalmente reale concreto e pensato per il bene della nostra città». Così l’assessore comunale di Cosenza all’Urbanistica, Michelangelo Spataro, replica al consigliere d’opposizione Carlo Guccione che aveva attacca l’operato dell’esecutivo Occhiuto in materia di Piano strutturale comunale. «Appare strana – afferma - la disamina del consigliere Guccione che mostra sì dati numerici ma purtroppo risalenti a periodi storici diversi da quelli dell'azione amministrativa del sindaco Mario Occhiuto primo e secondo mandato. I dati dello svuotamento risalgono ad anni lontani che videro una naturale predisposizione dei cittadini di acquistare casa nei territori limitrofi dove i prezzi del mercato del mattone erano effettivamente più bassi, tutto ciò non ha assolutamente inficiato la crescita della nostra città, che grazie a politiche nuove, ha accresciuto di molto il suo "appeal" per usare un termine tanto caro al consigliere Guccione».
Secondo Spataro, «Cosenza si è anzi riappropriata della sua centralità non solo a livello provinciale ma anche regionale e nazionale e con il brand di Alarico anche mondiale, diventando centro nevralgico di attività e cultura; dove si riversano in tanti mossi da vettori culturali ed attrattivi, elementi assolutamente nuovi, che  rispetto ad un passato politico di buio quasi medievale hanno creato una vera e propria  primavera cosentina».
«Quindi per ritornare ai numeri in merito al calo degli abitanti "Imputabili" alle amministrazioni Occhiuto –sostiene l’assessore comunale - penserei più a quei giovani, costretti a cercare lavoro fuori regione e fuori nazione, ricordando a Guccione "ex assessore al lavoro" della regione Calabria quanto poco o quasi nulla sia stato fatto in merito (vedi Garanzia Giovani), e per non parlare dei concorsi nel settore Sanità che per beghe interne non immettono nel mondo del lavoro circa 600 figure professionali specializzate. Difendo fermamente questo tanto criticato Psc realizzato dopo 42 anni, escludendo la variante della Rossi che non sto qui a criticare perché sono spinto da nuove visioni di programmazioni che rientrano in una nuova logica di politica ormai europea di rigenerazione urbana e di riqualificazione dell'esistente».
«Il piano – sostiene ancora - riguarda questa volta più la città costruita: in quanto la città già esiste e quindi è necessario riqualificarla, renderla più vivibile e competitiva nelle aree e nel territorio sviluppandosi verso nuove strutture che si stanno portando a termine».
«In riferimento alla individuazione del sito dell'Ospedale l’attuale amministrazione resta fermamente convinta di voler mantenere quello già esistente – conclude Spataro - ampliandolo verso le Colline di Contrada Muoio, così come previsto dal progetto presentato dal sindaco Occhiuto, per evitare di commettere l'errore di un ulteriore impoverimento della zona a sud della città e di tutto l'indotto che ne deriva; esempio unico al mondo di tale errore, lo spostamento della stazione ferroviaria dal centro della città a Vaglio Lise, inutile cattedrale nel deserto; fermo restando che gli studi di fattibilità avviati dalla Regione Calabria (per l’individuazione del sito)  non hanno ancora investito l’amministrazione comunale».

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  • Occhiello L’assessore comunale bruzio replica al consigliere Carlo Guccione che aveva attaccato la giunta Occhiuto in tema di Psc: piano che risponde alle esigenze della città attuale

SAN FERDINANDO Continuano le proteste del “Comitato 7 agosto” di San Ferdinando, che questa mattina hanno posto  degli striscioni di protesta per la mancata bonifica dei fiumi e per il mare che continua ad essere nuovamente sporco «Siamo arrivati al 10 di luglio e ci ritroviamo ancora una volta a combattere con i problemi di sempre - si legge in una nota del comitato -: mare “colorato”, bonifica dei fiumi non eseguita e filtri drenanti anti-inquinamento del Mesima non installati. Eppure molte associazioni della costa Tirrenica reggina e vibonese da mesi denunciano lo stato di lassismo della Regione che continua a fare annunci senza poi prendere provvedimenti». «Il “Comitato 7 agosto” si è stancato ma non si arrende - prosegue la nota -. Oggi abbiamo posizionato due striscioni per rendere edotti tutti che un’altra estate sta passando senza una risoluzione definitiva delle piaghe ambientali che attanagliano questo territorio. Da gennaio solo promesse e zero fatti, il governatore Oliverio, l’assessore all’Ambiente Rizzo e il super dirigente Pallaria che fanno? Hanno intenzione di prendere ancora tempo? La stagione è entrata nel vivo e non vorremmo tornare a dover organizzare proteste di piazza. Le soluzioni tampone non servono più così come gli annunci». «Da giorni registriamo un mare “colorato”. Quando verde, quando marrone. Qualche volta limpido. Ci viene ripetuto che si tratta di fioritura algale ma nessuno spiega che cosa si farà. E sul Mesima, che in questa stagione di siccità si presenta alla foce quasi in secca, non è stato fatto nulla. Gli anni scorsi tanti soldi sono stati spesi per la chiusura della foce attraverso una diga artificiale mobile. Quest’anno dovrebbero essere installati questi filtri drenanti ma ad oggi nulla. E quando si inizierà sarà troppo tardi - concludono -. Non ci stancheremo di denunciare questo stato di cose. Anche da soli. Basta. La Regione batta un colpo».

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  • Occhiello Il “Comitato 7 agosto” protesta contro l’assenza di interventi da parte della Regione. Gli attivisti denunciano la mancata bonifica dei fiumi. «Basta con le soluzioni tampone»
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