Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 11 Luglio 2017
Martedì, 11 Luglio 2017 21:15

Moto contro auto, muore centauro 25enne

COSENZA Un ragazzo di 25 anni, Pietro Turco, è morto in un incidente avvenuto sulla strada provinciale 57, tra i comuni di Malito e Grimaldi, in provincia di Cosenza. Il giovane era a bordo della propria motocicletta quando, per cause in corso di accertamento, si è scontrato con un'auto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Rogliano e i sanitari del 118 che hanno tentato invano di salvare la vita del giovane. Da Cosenza era partita un'eliambulanza ma il volo è stato interrotto dopo che i sanitari hanno constatato la morte del ragazzo.

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  • Occhiello La vittima è il giovane Pietro Turco. L'incidente è avvenuto sulla strada provinciale 57, tra i comuni di Malito e Grimaldi, in provincia di Cosenza

CATANZARO Dopo giorni di devastanti roghi in tutta la Calabria, è stata istituita un’unità di crisi sugli incendi in Regione «con la partecipazione dei Dipartimenti regionali interessati, CalabriaVerde, la Protezione civile regionale ed il Comando dei Vigili del fuoco». A darne notizia è una nota della Regione Calabria in cui si sottolinea che «nel corso della giornata Oliverio è stato in contatto continuo con i sindaci delle zone maggiormente colpite ed ha ripetutamente interloquito con il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Fabrizio Curcio, il quale ha reso disponibili mezzi antincendio aggiuntivi a quelli regionali che sono stati permanentemente in azione». Inoltre, si spiega, «la sala operativa regionale di CalabriaVerde, che ha rafforzato la propria attività di allerta e di vigilanza, è operativa h24 per tutti i giorni della settimana con il numero verde 800496496 ed il personale della Protezione Civile e' mobilitato per eventuali interventi di soccorso alle persone». «L'unità di crisi - conclude la nota – è stata aggiornata a domani mattina per una verifica della situazione e lo svolgimento delle attivita' di monitoraggio». 

 

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  • Occhiello In arrivo mezzi aggiuntivi a quelli già disponibili a livello regionale. Rafforzata l'attività della sala operativa regionale di CalabriaVerde, mentre il personale della Protezione Civile rimane mobilitato per eventuali interventi di soccorso alle persone
Martedì, 11 Luglio 2017 21:02

Imprenditore muore schiacciato da un albero

REGGIO CALABRIA Un imprenditore boschivo, Giovanni Guadagnino, di 50 anni, è morto oggi mentre stava tagliando un albero in località Carmelia, territorio montano di Delianuova. Nonostante i soccorsi immediati, per lui non c'è stato niente da fare. Sul posto sono intervenuti i carabinieri ed il pm di turno alla Procura di Palmi che ha disposto l'esame autoptico. Secondo una prima ricostruzione, l'uomo, che stava utilizzando una motosega, sarebbe caduto e l'albero gli sarebbe finito addosso schiacciandolo. 

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  • Occhiello L'incidente è avvenuto a Delianuova. Secondo una prima ricostruzione, Giovanni Guadagnino sarebbe scivolato mentre usava una motosega per tagliare un albero che gli sarebbe finito addosso. Indaga la procura di Palmi

REGGIO CALABRIA Nuovo duro attacco alla sua maggioranza dell’assessore Angela Marcianò, che denuncia: «Apprendo, prima dai giornali e poi per presa visione dei verbali e dei relativi emendamenti presentati in Commissione consiliare, la notizia, che alcuni esponenti della maggioranza  in Comune hanno contestato il regolamento da me proposto sull'assegnazione degli alloggi del patrimonio edilizio, già approvato in giunta». Una situazione paradossale per Marcianò, che da «primo Assessore alle politiche della casa di Reggio Calabria che ha osato mettere il dito nella piaga degli abusi nella gestione del patrimonio edilizio pubblico ed ha predisposto uno strumento legale che non consente più al potere politico di decidere discrezionalmente  sull’assegnazione degli alloggi ( prassi fino ad oggi più che consolidato») viene di fatto «raggiunto da considerazioni negative di merito della "sua" stessa maggioranza». Insomma, a detta di Marcianò, per la sua maggioranza «non è legittimo che l'Assessore alle politiche della casa  sia anche Presidente della Commissione,  che vigilerà sulla corretta applicazione del regolamento!». Un percorso di legalità «al quale pochi erano abituati e di cui nessuno si è dimostrato entusiasta» e che adesso  – denuncia l’assessore - «viene ancora bloccato dalla politica». Una considerazione amara che Marcianò “corregge” augurandosi che «quanto da me paventato sia soltanto una raccapricciante caduta di stile personale ovvero un imperdonabile abbaglio estivo da insolazione». Altrimenti, dice chiaro «c'è davvero da dubitare, e non poco, sulle reali intenzioni sottese a queste posizioni e sulla  coerenza personale e politica di chi le avrebbe assunte». Al riguardo, Marcianò ricorda che «oltre ad essere l'Assessore alle politiche della casa sono anche l'Assessore alle legalità di questa Città, e forse non a caso, e non vedo proprio come il mio ruolo di Presidente della commissione possa essere ritenuto incompatibile con le funzioni più generali assegnatemi», per questo chiede ai “suoi” «si sta reputando quindi non legittimo o non opportuno che la referente municipale per il rispetto della Legge  sia delegata a garantire in maniera sovraordinata ma sempre in ambito collegiale, quale primus inter pares, l’osservanza scrupolosa di una normativa dai contenuti puntuali, precisi e scevri da discrezionalità dalla stessa fortemente voluto ed al quale ha dato impulso fino all’approvazione in giunta comunale?». E ci va giù pesante Marcianò rammentando «agli sconsiderati, ma spero non malintenzionati, che il Regolamento è un importante atto di civiltà, che ha trovato piena adesione anche nelle sedi istituzionali più autorevoli, oltre che essere un modello già osservato con favore in altre importanti Città italiane. Se poi dietro questa iniziativa deve intravedersi qualche dubbio sulla mia correttezza, che però nessuno ha mai avuto la sfrontatezza di  esplicitare o di illazionare, non posso fare altro che offrire la mia storia affinché sia paragonata a quella di tutti gli altri che mi hanno preceduta nei ruoli o nelle funzioni». Fiera del lavoro fatto, Marcianò afferma di non temere il confronto. Ma allo stesso tempo si dice  «addolorata che la reale possibilità di assegnare la casa a tutte quelle famiglie che aspettano da anni e che ne hanno pieno diritto, debba restare vanificata a questo punto a causa di "ragioni politiche"  dei consiglieri comunali, per giunta di maggioranza,  in merito alle quali si congettura – ma infondatamente - che siano invece ripicche nei miei confronti o ostacoli da frapporre alla mia attività, e spero in un sano rinsavimento, che consenta la prosecuzione di un iter di ripristino della legalità, quella vera per intendersi, fatta di azioni concrete»

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  • Occhiello Il nuovo regolamento di assegnazione degli alloggi pensato dall'assessore viene contestato dalla "sua" maggioranza. E lei sbotta: «È un atto di civiltà. Il diritto alla casa non può essere ostacolato per "ragioni politiche" dei consiglieri comunali»

CATANZARO «Non intendiamo arretrare sull’affaire Banca Popolare delle Province Calabre per questo motivo abbiamo presentato un esposto in Procura». È quanto dichiara in una nota l’avvocato Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons. «Atteso che le nostre diffide - sostengono dall’Associazione - non hanno sortito effetti, non rimane che chiedere l’intervento della Magistratura, affinché voglia far luce sui tanti crediti, giudicati inesigibili, poiché, evidentemente, concessi senza adeguate garanzie. La banca calabrese qualche tempo addietro è balzata agli onori delle cronache internazionali per essere stata protagonista del primo salvataggio bancario nell’era del bail-in, quando è stata acquisita dalla Banca popolare di Bari. Alla Banca pugliese, per l’assunzione della Popolare, sono andati ben 1,37 milioni di euro da parte del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. E questo avveniva mentre la Banca calabrese crollava sotto il peso abnorme delle sofferenze e degli incagli». 
«Nelle more la Banca calabrese aveva subito una gestione commissariale - sostiene l’avvocato - costata fior di quattrini, circa 800 mila euro, e che sembrerebbe aver finanche ignorato di dar seguito ad una decisione dell’assemblea degli azionisti, assunta nel maggio 2014. Anche su questo, chiediamo sia fatta luce poiché a qual tempo gli azionisti, preoccupati per lo stato di crisi, avevano approvato la trasformazione in spa, per favorire l’ingresso di FinCalabra spa, società controllata dalla Regione Calabria (che aveva già manifestato la volontà in tal senso) nonché deliberato l’aumento del capitale sociale, per 4,4 milioni di euro, mediante l’emissione di nuove azioni». «In quell’occasione il presidente del Consiglio sindacale aveva dichiarato che “il capitale sociale attuale di 8.976.264,00 euro è interamente sottoscritto, versato ed esistente” e inoltre “non esistono motivi ostativi all’aumento del capitale”. Ed allora - chiede il Codacons - perché si è preferito cedere a Banca Popolare di Bari? E che fine hanno fatto quelle somme?».
«Nel contempo - insiste Di Lieto - i soci pretendono di conoscere nomi e cognomi di chi ha ricevuto milioni di euro in “regalo” dalla banca. Abbiamo presentato un esposto in Procura, affinché si provveda al sequestro di tutta la documentazione bancaria capace di far emergere chi ha effettivamente depredato le casse della Popolare, ricevendo somme, evidentemente concesse senza adeguate garanzie, che poi, infatti, non sono mai state restituite. Vogliamo avere nomi e cognomi di chi ha ricevuto milioni di euro in 'regalo' dalla banca. Ma anche di chi ha giudicato “inesigibili” quei crediti.
«Riteniamo - conclude Di Lieto - che sia un atto dovuto nei confronti di migliaia e migliaia di soci che hanno visto i loro risparmi trasformarsi in carta straccia. Siamo certi che l’ufficio di Procura saprà chiedere conto di una gestione “allegra” che ha determinato perdite importanti anzi, così come definite dalla Banca d’Italia, “eccezionali”».

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  • Occhiello L’associazione chiede il sequestro de documenti per capire come siano stati concessi i crediti. Il vicepresidente Di Lieto: «I soci pretendono nomi e cognomi di ha ricevuto milioni di euro in regalo»

LAMEZIA TERME Una lettera anonima, scritta a caratteri cubitali e destinata ai proprietari del lido Cool bay di località Pesce e Anguille di Gizzeria. All’interno c’è un messaggio per Francesco Bevilacqua, amministratore unico, e i suoi soci, Piero Munizza e Salvatore Rettura, socio anche del supermercato Conad (anche questa attività ha subìto diverse «Avete avuto più di un avvertimento e non abbiamo avuto nessuna risposta – dice la lettera –. Dopo questa lettera se non vi mettete a posto immediatamente il locale verrà completamente distrutto così come tutti i beni che vi appartengono. Mettetevi a posto». La minaccia fa seguito a un attentato che i proprietari del lido hanno subìto a febbraio scorso: 6 pneumatici con bottiglie contenenti liquido infiammabile posizionati in punti diversi del ristorante del lido e dati alle fiamme. Hanno causato 35/40mila euro di danni ma il più si è riuscito a salvarlo. Dopo di allora, nessun segnale, nessuna richiesta di denaro o altro, fino a oggi. L’atto intimidatorio di febbraio è stato denunciato ai carabinieri di Gizzeria. Tra l’altro, anche a febbraio erano attive le telecamere esterne del lido che hanno ripreso una macchina e un soggetto col viso nascosto dal cappuccio di una felpa. 
Sul lido di Pesce e Anguille ci sono altri due stabilimenti oltre al Cool bay. C’è “Le B Club” dei fratelli Barbera di cui in passato era socio anche Francesco Bevilacqua. I rapporti col lido vicino non sono rose e fiori, vista la concorrenza reciproca. E poi c’è il lido del kite surf, l’Hang Loose Beach col quale i rapporti sono tranquilli. Francesco Bevilacqua – fratello di Gianpaolo di recente assolto in appello dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del processo Perseo contro la cosca Giampà – ha dichiarato nella propria denuncia che il fiorente lido, con 40 dipendenti fissi regolarmente assunti, aperto ad agosto del 2015, ha subìto la prima intimidazione a gennaio 2016, quando ignoti accesero della diavolina in giro in sette punti diversi del locale senza causare danni rilevanti. Anche dopo quel gesto, nessuna rivendicazione, telefonata o richiesta. «Confidiamo nell’operato della magistratura che ci aiuti a sconfiggere questo male», hanno dichiarato i proprietari.

ale. tru.

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  • Occhiello Lettera intimidatoria per il "Cool bay": «Distruggeremo il locale». I proprietari: «Confidiamo nella magistratura»

LAMEZIA TERME Ha compiuto una rapina ai danni di una donna, ma mentre tentava di dileguarsi è stato bloccato e arrestato dagli agenti della Polizia di Stato congiuntamente ad una pattuglia dei carabinieri. È quanto è successo la notte scorsa nei pressi della stazione ferroviaria di Lamezia Terme Centrale. La donna è stata aggredita e derubata dei propri averi da un extracomunitario che l'ha attirata in un'area appartata. Subito dopo la donna è riuscita a raggiungere una cabina telefonica ed a chiedere aiuto alle forze dell'ordine. Raccolte le necessarie informazioni e fatto intervenire personale del 118 per le cure alla vittima donna, poliziotti e carabinieri hanno avviato le ricerche riuscendo in brevissimo tempo ad individuare l'uomo, identificato in A.A.A., di 30 anni, somalo, che è stato arrestato. Addosso aveva due telefoni cellulari e due banconote da cinque euro, oggetto della rapina.

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  • Occhiello La vittima ha subito denunciato l’accaduto nella serata di ieri a Lamezia. I carabinieri hanno identificato un 30enne somalo. Aveva addosso due telefoni
SOVERATO Sarà certamente uno degli appuntamenti più attesi alla Summer Arena 2017. Stiamo parlando di quello con il cantautore romano Mannarino che arriverà a Soverato il 19 agosto per una data del tour “Apriti cielo”.
Così, nell’ambito della programmazione della Esse Emme Musica di Maurizio Senese, Mannarino porterà alla Summer Arena un tourbillon di colori e sound trascinante con 12 musicisti di livello che si accompagnano con oltre 30 strumenti provenienti da tutto il mondo evocando atmosfere che fanno viaggiare gli spettatori, trascinati in piccoli carnevali dove celebrare la vita e far ballare la tristezza. Sul palco Mannarino canterà sia i brani diventati dei “grandi classici” che lo hanno consacrato oggi come uno dei più amati e apprezzati cantautori italiani, sia le canzoni del nuovo album “Apriti Cielo” (uscito a gennaio per Universal).
Per l’Apriti Cielo Tour, Mannarino è accompagnato dalla sua carovana di musicisti e polistrumentisti, a cui si aggiungono per l’occasione nomi di grande prestigio. Sul palco l’elemento trainante sono percussioni e batteria. Le prime suonate dal brasiliano Mauro Refosco, conosciuto per essere il percussionista dei Red Hot Chili Peppers e della band Forrò in the dark, per aver suonato con David Byrne e Brian Eno e per essere parte del supergruppo Atoms for Peace (composto da Thom Yorke dei Radiohead, Flea dei Red Hot Chili Peppers, Nigel Godrich, Joey Waronker). Alla batteria uno dei più apprezzati musicisti italiani, Puccio Panettieri, che vanta collaborazioni con i più importanti artisti italiani. Alle chitarre ci sarà Alessandro Chimenti che accompagna Mannarino dal 2009 e che anche in questa occasione suona anche guitalele, banjio, chitarra portoghese e ronroco. Alle chitarre Giovanni Risitano, alla chitarra classica, cavaquinho e sitar Paolo Ceccarelli. Al basso e contrabbasso un altro elemento storico della band, Niccolò Pagani. Alle tastiere e alla fisarmonica Mauro Menegazzi.
Ai fiati Renato Vecchio e Antonino Vitali che suoneranno sax, tromba, flauto traverso e flicorno, ma anche flauti indiani, shalumeau e duduk armeno.
Ai cori le siciliane Azzurra, Ylenia e Simona Sciacca. Simona Sciacca ha iniziato la sua collaborazione con Mannarino incidendo con lui il brano "La strega e il diamante", nell’album Il bar della rabbia. Ylenia Sciacca è la voce femminile del brano “Le Rane” contenuto in Apriti Cielo.
 
 
SUMMER ARENA 2017
Soverato
 
 
NomadIncontro
17/06
 
Il Volo
23/07
 
Nek
25/07
 
Marracash e Gué Pequeno
27/07
 
LYD-EDM Festival
11/08
12/08
 
Benji & Fede
16/08
 
Mannarino
19/08
 
Francesco Renga
21/08
 
Fiorella Mannoia
24/08
 
Mario Biondi
27/08
 

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  • Occhiello L'artista romano si esibirà con la sua carovana di musicisti e polistrumentisti il 19 agosto

AMANTEA Si sono travestiti da turisti e hanno passeggiato per ore sul lungomare di Amantea in attesa di un suo passo falso. E quando il latitante Giovanni Priolo ha lasciato il suo nascondiglio per incontrare la compagna, i carabinieri della compagnia di Gioia Tauro gli hanno stretto le manette ai polsi. Dopo diversi mesi di latitanza, così è finito in manette Priolo, il sessantunenne parente di elementi di spicco del clan Piromalli, condannato dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria per aver tentato di uccidere Giuseppe Brandimarte nel dicembre 2011. L’uomo era in fuga dallo scorso marzo, quando i giudici della Corte d’assise d’appello hanno ordinato l’immediata esecuzione della sentenza di condanna. Di lui però nella “sua” Gioia Tauro non c’era più traccia. Per questo motivo, gli investigatori hanno iniziato a monitorare la sua compagna, per mesi osservata e seguita dagli investigatori. Ieri notte, dopo un lungo pedinamento che li ha condotti fino ad Amantea, i carabinieri hanno capito che la donna si stava recando ad un appuntamento con il latitante. Priolo ha raggiunto la donna in un bar, ma i suoi progetti galanti sono stati mandati in fumo dall’intervento dei carabinieri che lo hanno ammanettato.  

a. c.

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  • Occhiello I carabinieri hanno catturato Giovanni Priolo approfittando di un incontro con la sua compagna. L'uomo è stato condannato per il tentato omicidio di Giuseppe Brandimarte nel dicembre 2011

REGGIO CALABRIA Ha passato sedici mesi i domiciliari, ma per i giudici non ha commesso alcun reato. È stata assolta «perché il fatto non sussiste» dall’infamante accusa di aver indotto la figlia a prostituirsi Paola Barreca. Assistita dall’avvocato Vincenzina Leone, la donna è stata scarcerata ieri sera, dopo la lettura del dispositivo di sentenza che ha invece condannato tutti i suoi coimputati, inclusa la figlia, punita con due anni di carcere con pena sospesa. Tre anni sono andati a Simona Paviglianiti, punita anche con una multa a 5mila euro, 3 anni e 3 mesi a Vincenzo Comi e a Maria Santamaria, mentre Emanuele Arco è stato condannato a 2 anni di reclusione e 3mila euro di multa. Tutti quanti per i giudici sono a vario titolo coinvolti nelle attività del club Reggioland, formalmente un’associazione culturale, in realtà un club a luci rosse dove ragazze – anche giovanissime – venivano indotte a prostituirsi. Ma le “attività” gestite dall’associazione non si limitavano alla sede del club, trasformato in tutto e per tutto una casa di tolleranza. Su richiesta, i responsabili di “Reggioland” organizzavano anche serate “a domicilio”, addii al celibato, feste di laurea, compleanni “hard”, strip tease. Almeno fin quando i carabinieri non hanno deciso di approfondire sulle attività della misteriosa associazione formalmente dedita a non meglio precisate attività culturali. E hanno costretto i responsabili di Reggioland a chiudere bottega. 

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  • Occhiello Paola Barreca era stata arrestata insieme ad altri per aver gestito un club a luci rosse nel marzo del 2016. Condannati tutti gli altri coimputati
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