Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 07 Luglio 2017

CATANZARO Si è conclusa in appello con cinque condanne confermate, 14 pene rideterminate e due assoluzioni il secondo grado del processo “Perseo” che il 16 dicembre 2015 si era chiuso in primo grado con la condanna di tutti e 21 gli imputati considerati affiliati e intranei alla cosca Giampà di Lamezia Terme.
Quattordici le pene rideterminate: Andrea Crapella 6 anni di reclusione (9 anni n primo grado);  Giuseppe Grutteria, 10 anni (13 in primo grado; Franco Trovato 9 anni (12 anni in primo grado); Antonio Donato, 9 anni (10 in primo grado); Antonio Notarianni, 5 anni e 1500 euro di multa (7 anni in primo grado); Eric Voci, 3 anni di reclusione e 900 euro di multa con revoca delle pene accessorie e della misura cautelare in corso di esecuzione e tolta l’aggravante mafiosa (5 anni in primo grado); Antonio Voci, 9 anni e 3.500 euro di multa, tolta l’aggravante mafiosa (10 anni in primo grado); Giuseppe Notarianni, 6 anni e 8000 euro di multa, tolta l’aggravante mafiosa (9 anni in primo grado); Carmen Bonafé, 3 anni e 4 mesi, esclusione dell’aggravante mafiosa, 6000 euro di multa con sostituzione dell’interdizione perpetua da pubblici uffici con interdizione per 5 anni (5 anni in primo grado); Vincenzo Perri, 4 anni, sostituzione dell’interdizione perpetua da pubblici uffici con interdizione per 5 anni, revoca della misura cautelare e immediata liberazione se non detenuto per altra causa (9 anni in primo grado); Domenico Curcio, 2 anni e 8 mesi (6 anni in primo grado); Carlo Petronio Curcio,2 anni e 8 mesi, immediata liberazione se non detenuto per altra causa (4 anni in primo grado); Davide Giampà, 5 anni e 1.500 euro di multa (7 anni in primo grado). Confermate le condanne per Antonio Curcio, 16 anni; Fausto Gullo 8 anni; Michele Muraca 6 anni e 6 mesi; Vincenzo Arcieri 12 anni.
Assolti Giancarlo Chirumbolo, per non aver commesso il fatto (condannato in primo grado a 6 anni), e Giovanni Scaramuzzino (condannato in primo grado a 3 anni più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici), perché il fatto non sussiste. Nei suoi confronti il sostituto procuratore generale aveva chiesto una condanna a 12 anni di reclusione. Il prossimo 11 luglio per Scaramuzzino potrebbe arrivare la sentenza per lo stralcio del processo Perseo che lo vede imputato per voto di scambio, accusa per la quale il pm Elio Romano venerdì ha chiesto una condanna a 4 anni di reclusione. L’avvocato Scaramuzzino è accusato di avere fatto da ponte per un incontro nel suo studio tra il senatore Piero Aiello, Giuseppe Giampà e Saverio Cappello allo scopo di chiedere voti alla cosca Giampà.
Gli imputati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, truffa alle assicurazioni aggravata dal metodo mafioso e reimpiego di fondi di provenienza illecita.
Per le parti civili sono stati stabiliti 2.500 euro per l’associazione Antiracket di Lamezia Terme, rappresentata dall’avvocato Carlo Carere; 2.500 euro per il Comune di Lamezia Terme; 2.500 euro per la parte civile Curcio Giuseppe; 3000 euro per le parti civili Giuseppe e Giovanni Chirico e 2.500 euro per la Zurich Insurance. Del nutrito collegio difensivo hanno fatto parte, tra gli altri, gli avvocati Lucio Canzoniere, Mario Murone, Francesco Siracusano, Salvatore Staiano, Salvatore Cerra, Anselmo Torchia.

ale. tru.

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  • Occhiello La sentenza di secondo grado del filone che ha colpito la cosca Giampà di Lamezia Terme ha anche confermato 5 condanne e assolto Giancarlo Chirumbolo e Giovanni Scaramuzzino per il quale il procuratore generale aveva chiesto 12 anni. In primo grado erano stati tutti condannati

CATANZARO È stato rinviato a giudizio il boss della 'ndrangheta Francesco Muto, detto "il re del pesce". Lo ha deciso il gup distrettuale di Catanzaro, Carlo Saverio Ferraro, a conclusione dell'udienza preliminare scaturita dalle inchieste "Frontiera" e "Cinque lustri" condotte dalla Dda. Oltre che per Muto e' stato disposto il processo per altre 39 persone. Altri 37 indagati nelle stesse inchieste hanno scelto il rito abbreviato, mentre tre saranno processati con giudizio immediato. L'inchiesta "Frontiera", in particolare, scaturita da un troncone dell'indagine sull'omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco-pescatore di Pollica (Salerno) ucciso nel 2010, aveva portato nel luglio dello scorso anno all'arresto di 58 persone presunte appartenenti alla cosca Muto, indagate per associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, rapina, usura e illecita concorrenza con violenza e minaccia. Partendo proprio dalla cosca Muto la Dda, il 19 gennaio scorso, aveva messo a segno l'inchiesta "Cinque lustri", che ha consentito di svelare un'associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla turbativa di gare d'appalto nel settore pubblico. Tra le persone coinvolte anche l'imprenditore cosentino Giorgio Barbieri. Le indagini, condotte dai carabinieri e dalla Guardia di finanza, sono state dirette dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, dagli aggiunti Giovanni Bombardieri e Vincenzo Luberto e dai sostituti Camillo Falvo e Alessandro Prontera.

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  • Occhiello Il gup di Catanzaro ha disposto il rinvio a giudizio per “il re del pesce” e altre 39 persone. Hanno scelto il rito abbreviato gli altri 37 indagati. L'inchiesta era scaturita da un troncone dell'indagine sull'omicidio del sindaco di Pollica
Venerdì, 07 Luglio 2017 21:22

Ponzi nuovo caporedattore della Tgr Calabria

COSENZA I giochi sono fatti: Luca Ponzi è il nuovo caporedattore della Tgr calabrese. Torinese, 47 anni, lascia il ruolo di vicecaporedattore della Tgr in Piemonte per assumere l’incarico di guidare la testata regionale con sede a Cosenza. La sua nomina è stata decisa dal direttore della Tgr, Vincenzo Morgante, in accordo con il neo direttore generale della Rai, Mario Orfeo. Ponzi si insedierà il prossimo 18 luglio e succederà ad Alfonso Samengo, vicedirettore di Rai Parlamento dallo scorso ottobre. Proprio a Samengo, cosentino, si deve un forte rilancio della testata regionale. L’arrivo di Ponzi segna il ritorno di un “Papa straniero” alla guida della Tgr Calabria e rappresenta una bocciatura nei confronti dei professionisti interni che aspiravano all’incarico. Oltre a Ponzi e a Giancarlo Fiume, vicecaporedattore in Puglia, in lizza c’erano infatti anche i giornalisti Riccardo Giacoia e Pasqualino Pandullo. Lo scorso maggio i quattro pretendenti avevano avuto, separatamente, un colloquio con l’allora ad della Rai, Antonio Campo Dall’Orto.   
Anche la politica regionale aveva cercato di orientare le scelte dei vertici di Viale Mazzini. La deputata del M5S Dalila Nesci, in particolare, aveva espresso pubblicamente la sua contrarietà all’invio di un caporedattore di un’altra regione. Ancora più forte la moral suasion del Pd. Il governatore Mario Oliverio e il segretario regionale Ernesto Magorno vedevano di buon occhio la nomina di uno tra Giacoia e Pandullo.
Niente da fare, Morgante e Orfeo hanno deciso di affidare l’incarico all’ormai ex vice della redazione piemontese. Laureato in Scienze Politiche, Ponzi ha realizzato reportage in Italia e all’estero per varie trasmissioni a livello nazionale. Tra gli anni 80 e 90 ha scritto per il quotidiano La Stampa. È autore di diversi libri tra cui "Generazione di Talenti" e "Noi che facciamo girare l’economia".

Pietro Bellantoni
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COSENZA Sono gravi le dichiarazioni che il collaboratore di giustizia Luca Pellicori ha formulato nei confronti di Marco Perna, Giovanni Giannone, Andrea Minieri, Giuseppe Chiappetta, Andrea D’Elia, Ippolito Tripodi, Giacinto Bruno, Paolo Scarcello, Francesco Scigliano e Ivano Ragusa che sono tutti imputati insieme a lui nel processo “Apocalisse”, accusati di associazione ai fini di spaccio. Dichiarazioni, quelle di Pellicori, che avevano spinto il pubblico ministero della Dda di Catanzaro, Camillo Falvo, a chiedere un aggravamento delle misure cautelari nei confronti dei componenti del gruppo Perna, i quali si trovano o ai domiciliari o liberi.
Secondo quanto reso in recenti verbali, infatti, Pellicori ha asserito che tutti gli esponenti del gruppo, nonostante l’applicazione di misure cautelari, continuano a svolgere attività di narcotraffico e recupero delle somme provento del reato. Pellicori ha inoltre riferito di un sofisticato sistema di telecamere e video sorveglianza che Marco Perna ­– il quale si trova in regime di detenzione domiciliare – avrebbe fatto installare nella sua abitazione con lo scopo di «aggirare i controlli di polizia giudiziaria», proseguire l’attività illecita e favorire gli spostamenti e l’incontro con altri associati. Dai primi accertamenti della pg è stata riscontrata la presenza di un videocitofono e, sul pianerottolo, è stato trovato un “punto luce” incassato sulla parete con una cornice metallica e al suo interno tre tappi di plastica di colore nero. Nella cornice non erano presenti interruttori o prese elettriche.

LE MINACCE A PELLICORI A spingere il pm a chiedere un aggravamento delle misure cautelari vi sarebbero anche delle condotte intimidatorie che Marco Perna, nel corso dell’udienza del 20 giugno scorso, avrebbe rivolto al collaboratore di giustizia rivolgendo all’avvocato di Pellicori, Michele Gigliotti, la seguente frase: «Avvocato, dica a Luca Pellicori che Marco Perna gli manda un abbraccio, anzi un bacio con la lingua». Lo scopo del messaggio, secondo l’accusa, è quello di indurre il collaboratore a ritrattare. Il comportamento è stato denunciato il giorno seguente dall’avvocato Gigliotti.

PERICOLO DI FUGA IN BRASILE Pellicori ha inoltre raccontato del proposito di Marco Perna di abbandonare il territorio nazionale per sfuggire a una eventuale sentenza di condanna. Queste dichiarazioni sarebbero avvalorate dalla vendita di due automobili di lusso (una Ferrari e una Maserati) intestate a terze persone ma nella disponibilità di fatto di Perna. Inoltre la compagna di Perna sarebbe stata intercettata mentre parlava con un’amica fornendo riscontro alle tesi dell’accusa e al racconto del collaboratore.

RIGETTATA LA RICHIESTA Secondo i giudici però la richiesta non può essere accolta poiché Pellicori si è pentito dopo il rinvio a giudizio e i verbali da lui resi vengono considerati attività integrativa di indagine.
La norma esclude che possano essere oggetto di attività integrativa di indagine gli atti per i quali è prevista la partecipazione dell’imputato o del difensore di questo. Inoltre essendo Pellicori coimputato per gli stessi reati che coinvolgono Marco Perna e gli altri per i quali è stato chiesto l’aggravamento della misura, non poteva essere interrogato sull’oggetto del presente processo. 
Per quanto riguarda il videocitofono e gli altro apparecchi «nulla prova – secondo i giudici – in ordine alla prosecuzione dell’attività illecita».
Per quanto riguarda il pericolo di fuga non ricorrerebbero «elementi inequivoci su cui fondare la concretezza del proposito».
E circa il “messaggio” inviato a Pellicori tramite il suo avvocato non può «desumersi sic et simpliciter un pericolo di inquinamento probatorio dal tenore del messaggio… data l’equivocità della frase e la scelta collaborativa ormai effettuata dal Pellicori, trasferito in località protetta».
Nessun aggravamento delle misure cautelari, dunque. Il processo prosegue e si attende che il collaboratore venga sentito in aula.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Nuove accuse di Pellicori contro il gruppo finito nel mirino dell’inchiesta “Apocalisse”. Il pm chiede di aggravare le misure cautelari, ma i giudici dicono no. Il messaggio al collaboratore di giustizia: «Gli mando un bacio con la lingua»

SCALEA I giudici della Corte d'appello di Catanzaro hanno assolto dall'accusa di associazione mafiosa l'ex sindaco di Scalea, Pasquale Basile, che si è così visto rideterminare la pena da 15 anni di reclusione a 6 anni e quattro mesi per reati fine.
I giudici hanno rideterminato la pena anche nei confronti di altri 14 imputati, mentre hanno confermato 6 condanne e 9 assoluzioni. Il processo era scaturito dall'operazione “Plinius” condotta nel luglio del 2013 dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza contro presunti capi e gregari della cosca Valente-Stummo, operante a Scalea e nei comuni vicini e che, secondo gli investigatori, è subordinata alla cosca Muto di Cetraro.
Basile è stato difeso dagli avvocati Vincenzo Adamo e Marina Pasqua. «Esprimo grande soddisfazione - ha sostenuto Adamo - per l'esito del giudizio di appello nei confronti dell'ex sindaco di Scalea Pasquale Basile, che modifica sostanzialmente l'ipotesi d'accusa stabilendo che il nostro assistito non ha mai rivestito alcun ruolo né da organizzatore, né da partecipe nell' associazione mafiosa ipotizzata. La Corte d'appello di Catanzaro ha affermato che Pasquale Basile non è un mafioso. Una maggiore e più attenta analisi degli atti processuali ha permesso di stabilirlo. Ricorrerò, unitamente all'avv. Marina Pasqua, in Cassazione per le residue ipotesi di reato». 

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  • Occhiello La Corte d'appello di Catanzaro ha rideterminato la pena nei confronti di Pasquale Basile. La condanna a 15 anni è stata ridotta a 6. Il processo era nato dall'operazione "Plinius" contro la cosca Valente-Stummo

LAMEZIA TERME Si conclude in primo grado con un’assoluzione, perché il fatto non sussiste, il processo a carico dell’imprenditore Filadelfio Fedele, accusato di favoreggiamento personale, con l’aggravante di avere agevolato la cosca Giampà.
Arrestato nell’operazione “Medusa”, già in fase cautelare le originarie accuse di concorso esterno in associazione mafiosa e di concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, mosse al Fedele, erano state “ridimensionate” in un’ipotesi di favoreggiamento personale, con l’esclusione dell’aggravante dell’agevolazione del clan lametino.
Nondimeno, l’ufficio di Procura aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per il delitto di favoreggiamento aggravato, ribadendo l’accusa – per il Fedele – di aver favorito la cosca Giampà.
Ancora, la Procura – su impulso della Direzione investigativa antimafia – aveva avviato un parallelo giudizio di prevenzione davanti al Tribunale di Catanzaro, al fine di ottenere il sequestro di tutti i beni del Fedele (funzionale alla confisca) e l’applicazione della sorveglianza speciale nei confronti di Fedele.
Il procedimento di prevenzione, dopo una lunga battaglia giudiziaria, si è concluso con il rigetto integrale della proposta, personale e reale, avanzata dal pubblico ministero, sia in primo grado che davanti alla corte di Appello di Catanzaro. A porre la parola “fine” sul giudizio di prevenzione, poi, ci ha pensato la Suprema Corte di Cassazione, nel gennaio 2017, confermando l’impostazione difensiva con il conseguente rigetto del ricorso presentato dal procuratore generale calabrese.
Oggi, dopo le arringhe degli avvocati difensori Pino Zofrea e Francesco Iacopino, durate oltre due ore, il Tribunale penale collegiale di Lamezia Terme (Carè presidente, a latere i Giudici Prignani e Martire) ha assolto il Fedele dalla accusa a suo carico, perché il fatto non sussiste.
Il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione, confermando la richiesta anche in sede di replica alle discussioni dei legali.
Via soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Zofrea e Iacopino al termine della lettura del dispositivo: «Dopo sei anni di autentico calvario, personale e familiare, la pronuncia assolutoria deliberata dal Tribunale lametino – che si somma alle decisioni dei giudici catanzaresi e della Suprema Corte –, contribuisce a riaffermare la dignità di uomo “onesto” in capo al signor Fedele, ingiustamente privato della propria libertà personale e ingiustamente accusato di fatti che, fondati su mere ipotesi e congetture, prive di riscontri, si sono ancora una volte infranti di fronte a un serio vaglio critico. Desideriamo condividere il risultato ottenuto con il collega Francesco Pagliuso (al quale è subentrato l’avvocato Francesco Iacopino, n.d.s.), per il significativo contributo dallo stesso offerto al raggiungimento della verità dei fatti e al conseguente positivo epilogo decisorio in favore di Filadelfio Fedele».

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  • Occhiello Secondo i giudici del tribunale di Lamezia Terme, Filadelfio Fedele non avrebbe favorito il clan Giampà. L’uomo era finito in manette nel corso dell’inchiesta contro la cosca lametina

CATANZARO L'Anas rende noto, con un comunicato, che «a partire da martedì 11 luglio prenderanno il via i lavori di manutenzione straordinaria del viadotto Morandi (o Bisantis) sito tra il km 0,000 e il km 0,500 sulla strada statale 109 Bis/Dir a Catanzaro».
«Per effetto del provvedimento e per consentire le lavorazioni in piena sicurezza – si aggiunge nella nota – a partire da martedì 11 luglio e fino al 31 agosto 2017 il traffico veicolare sarà regolamentato secondo un interdizione al transito dei mezzi pesanti con massa superiore ai 35 quintali, con deviazione su percorsi alternativi segnalati in loco secondo modalità individuate e condivise in un incontro in Prefettura. Inoltre, per i veicoli in transito con massa inferiore ai 35 quintali, sarà consentito il transito sul viadotto con prescrizione del limite di velocità di 30 km/h e il divieto di sorpasso. L'intervento, il primo di una serie previsti sul viadotto Morandi, riguarderà il risanamento delle parti più ammalorate, in particolare il ripristino corticale del secondo cavalletto del Viadotto, lato galleria “Sansinato"».
«In contemporanea ai lavori – è detto ancora nel comunicato – è stata avviata una campagna di indagini su tutto il viadotto per la mappatura delle zone maggiormente degradate, finalizzata alla pianificazione completa dei successivi interventi».

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  • Occhiello Inizieranno l'11 luglio. La chiusura del cantiere è prevista per il 31 agosto. L'intervento riguarderà le parti più degradate del ponte. Interdetti i mezzi pesanti superiori ai 35 quintali

REGGIO CALABRIA Con una cerimonia sobria e veloce, come egli stesso aveva chiesto al presidente della Corte d'Appello Luciano Gerardis, Bernardo Petralia, già procuratore aggiunto a Palermo, ha assunto formalmente la direzione della Procura generale della Corte d'appello di Reggio Calabria. Nell'aula “De Caridi” del vecchio palazzo di Giustizia, Petralia è stato accolto da numerosi magistrati, tra i quali il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, il prefetto Michele di Bari, il sindaco Giuseppe Falcomatà, l'arcivescovo Giuseppe Morosini, il questore Raffaele Grassi ed i vertici dei carabinieri della Calabria. «Il nuovo procuratore generale - ha detto Gerardis - viene da una realtà molto simile alla nostra, che conosce benissimo anche per essere stato membro del Csm dal 2006 al 2010».
Il prefetto Di Bari, ha sottolineato come «Reggio e la Calabria necessitano di lavoro ma anche di rigore e trasparenza e si palesa quotidianamente criticità abnormi che mettono in discussione la capacità stessa di intervento dei comuni». «Qualcuno ha detto - ha sostenuto Petralia - che bisogna tagliare il giudizio di secondo grado, ma si tratta invece di un patrimonio da consolidare per il suo stesso valore democratico. Il mio lavoro e quello del mio ufficio sarà di improntare l'azione giudiziaria affinché i cittadini possano ottenere giustizia e sicurezza in tempi rapidi. Il nostro obiettivo sarà di totale e costante confronto con i giudici di primo grado in totale condivisione e compartecipazione delle procedure. Non è mia intenzione improntare il mio rapporto con i colleghi su linee gerarchiche ma con loro avvierò un sistema di confronto, di riunioni, per stabilire tutti insieme come sia attuabile velocizzare le decisioni perché questa terra è terra di emergenza criminale, per assicurare alla giustizia che delinque e proteggere i cittadini».
«Ai cittadini di Reggio Calabria - ha concluso Petralia - rivolgo il mio saluto e comunico loro che la mia porta sarà sempre aperta, al più derelitto di loro o a chiunque altro». Petralia, come prima decisione, ha già disposto l'apertura degli uffici della cancelleria della Corte d'Appello tutti i giorni dalle ore 8 alle 20.

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  • Occhiello Il magistrato si è insediato ufficialmente a capo della Procura generale della Corte d’appello. Alla cerimonia erano presenti le massime cariche istituzionali
Venerdì, 07 Luglio 2017 17:22

Gd: «Nel Cosentino il Pd è in crescita»

COSENZA «Nel Cosentino i dem sono in crescita». È in sintesi questa la riflessione scaturita al termine della direzione provinciale dei Giovani democratici della provincia di Cosenza che si è svolta giovedì 6 luglio presso la sede provinciale del Pd. Un risultato positivo alle ultime consultazioni amministrative dei comuni cosentini che i dirigenti del Gd definiscono «in controtendenza» rispetto al resto del Paese. E su quest’ultimo i dirigenti provinciali dei giovani dem esprimono non poche perplessità. «L'analisi del voto prodotta dai dirigenti nazionali del Partito democratico all'indomani dei ballottaggi – affermano, in una nota - non ha convinto per niente i giovani democratici presenti ieri a Cosenza e per di più è stata fortemente criticata la superficialità e l'assenza di preoccupazione da parte loro sulla tenuta del partito nazionale su scala nazionale. Non bisogna avere paura nel dire apertamente che in Italia, alle ultime amministrative, siamo usciti severamente sconfitti perché percepiti come un Partito antipatico per le classi meno abbienti ed incapace di risolvere le problematiche che affliggono le nostre comunità».
Subito dopo, nella nota, la dirigenza provinciale dei Gd ritorna su quanto invece accaduto nel Cosentino dove «a differenza di quanto avviene a livello nazionale – scrivono - ci teniamo a sottolineare che in provincia di Cosenza registriamo sostanzialmente una vittoria del Partito democratico locale in tutti i comuni al voto: possiamo parlare di “Modello Cosenza” ed è un dato straordinario per noi Giovani democratici. Va dato atto – conclude la nota - al segretario Pd Luigi Guglielmelli ed ai dirigenti provinciali Pd e Gd di aver ascoltato i territori ed aperto discussioni vere con personalità autorevoli, forze civiche e progressiste, per creare un centrosinistra ampio, credibile e coeso».

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  • Occhiello Analisi del voto delle ultime amministrative da parte dei vertici provinciali dei Giovani democratici: possiamo parlare di un “Modello Cosenza”

COSENZA «Chiedo a Mario Oliverio, in qualità non di deputato ma di cittadina amministrata, di uscire dall'assordante silenzio e di dire cosa ne pensi del fatto che il governo voglia mettere tre hotspot a Reggio Calabria, Corigliano Calabro e Crotone». Lo afferma Jole Santelli, coordinatore regionale di Forza Italia.
«Il presidente della Regione – dice ancora – deve assumere una posizione netta e chiara perché il suo silenzio è interpretabile come un'accondiscendenza alla volontà del governo. Siamo subordinati a una perversa dinamica sponsale con l'esecutivo, nonostante la presenza di un ministro dell'Interno reggino, e Oliverio non sa dare una risposta ai calabresi che vada al di là della retorica dell'accoglienza. Un'accoglienza che ha dei limiti evidenti e che non può trasformarsi in dependance del Nordafrica. Se è vero che il problema è internazionale e che la fragilità del governo – aggiunge Santelli – è visibile da tutti, è altrettanto vero che la Calabria, terra con il più alto tasso di disoccupazione d'Europa e con la organizzazione criminale più ricca e feroce del mondo, non può sopportare un'invasione di queste proporzioni».
«Lunedì terremo una conferenza stampa (ore 10 T Hotel, Lamezia Terme) – conclude Santelli – insieme a Roberto Occhiuto, ai consiglieri regionali e a tutto il coordinamento regionale per ribadire la nostra posizione nettamente contraria a una decisione scellerata che mette a rischio la sicurezza e il futuro dei calabresi». 

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  • Occhiello La coordinatrice di Fi: «Il governatore esca dal silenzio e dia risposte ai calabresi». Lunedì vertice di tutti i berlusconiani contro le politiche del governo
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