Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 15 Settembre 2017
Venerdì, 15 Settembre 2017 22:28

Minaccia la madre per ottenere soldi, arrestato

AIELLO CALABRO I carabinieri della Compagnia di Paola hanno arrestato P.E., di 46 anni, già noto alle forze dell'ordine, per maltrattamenti in famiglia, minacce, tentata estorsione e rapina. L'attività d'indagine è scaturita dalla denuncia dell'anziana madre di Aiello Calabro, sfinita dalle continue minacce e richieste di soldi. A far cedere l'anziana l'ennesima pretesa del figlio di avere 300 euro mensili.

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  • Occhiello I carabinieri di Paola hanno fermato un 46enne dopo l’ennesima richiesta del figlio di ottenere 300 euro mensili
Venerdì, 15 Settembre 2017 21:53

La Regione fa rete con gli atenei

COSENZA Sistema universitario. E integrazione piena tra Regione e Atenei. Una nuova stagione si apre per la Calabria. Ed è quella che vede camminare di pari passo, secondo percorsi paralleli, le due “istituzioni” su cui poggia le sue basi la speranza di rilancio del territorio. La scelta del presidente Mario Oliverio di affidare deleghe pesanti a “tecnici” provenienti dal mondo accademico non è stata affatto casuale. E la prova – diretta – è arrivata oggi pomeriggio nel corso del confronto promosso all’Unical tra i rettori (e loro rappresentanti) delle Università calabresi. A coordinarlo Antonio Viscomi, che oltre a essere un accademico è anche vicepresidente della Regione.
La sinergia avviata da un paio d’anni con il mondo universitario ha prodotto l’attivazione di un protocollo sull’Alta formazione finanziato con fondi strutturali pari a 128 milioni di euro. Un fiume di denaro che andrà a ottimizzare gli sforzi degli Atenei per tenere alta la bandiera del sapere e dell’innovazione, e per favorire ulteriormente l’interscambio con il mondo dell’impresa già sostenuta nel suo percorso di crescita attraverso appositi bandi.
Il punto qualificante della discussione che ha visto protagonisti gli uomini del sapere in Calabria è la volontà di integrare i processi in atto di riqualificazione complessiva dei progetti di supporto ai molti talenti che, per svariati motivi, il territorio rischia di perdere. Porre un freno all’emigrazione intellettuale – la cosiddetta fuga dei cervelli – resta uno degli obiettivi perseguibili attraverso il finanziamento degli Atenei impegnati nei programmi di alta formazione destinati a tenere in questa terra le figure più brillanti, quelle capaci di dare un senso ai propositi di innovazione su cui scommette la Regione. Perché ciò avvenga, è necessario che tutte le Università convergano su propositi e obiettivi comuni. E a giudicare dal tenore del confronto di venerdì pomeriggio sembra proprio che la strada giusta sia stata ampiamente imboccata.
La vera sfida del momento resta quella di rendere strutturali, e quindi definitivi, i canali di finanziamento attivati attraverso il lavoro certosino condotto negli ultimi due anni. Un lavoro che, per la prima volta, ha registrato già in fase di programmazione il contributo diretto delle Università non più chiamate alla sola gestione dei progetti ma alla loro stessa ideazione; un punto di forza che ha consentito il raggiungimento dei risultati illustrati da Paolo Praticò nell’ambito del programma sull’Alta formazione da cui potrebbero derivare, a breve, processi virtuosi capaci di produrre effetti benefici nel tempo.
Gli obiettivi strategici che dovranno essere conseguiti sono sintetizzabili in pochi, ma significativi, punti: incidere, anche attraverso il ruolo che lo stesso Viscomi ricopre in seno alla Conferenza Stato-Regioni sui processi di valutazione degli Atenei su base italiana (i cui parametri di riferimento penalizzano oltremisura le eccellenti Università del Sud); diffondere con maggiore efficacia i risultati a livello internazionale conseguiti dai Dipartimenti che insistono nelle Università calabresi e rendere centrale il mondo accademico regionale nel contesto del Mediterraneo. Sfide che verranno messe a punto nel corso di un prossimo incontro che vedrà impegnato il mondo accademico in una nuova “ottica di sistema”; una nuova leva, cioè, su cui rettori, docenti e studenti intendono fare pressione affinché il mondo della cultura e del sapere possa contribuire tanto oggi quanto (soprattutto) in futuro a dare nerbo ai progetti di rilancio complessivo della regione illustrati nei primi due giorni del “Cantiere Calabria”.

Pier Paolo Cambareri
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  • Occhiello Le strategie e la potenziali dell’integrazione tra enti e università sono stati esposti in un incontro all’Unical. Alla presenza del vice presidente Viscomi si sono confrontati i rettori calabresi

Dovevano essere richieste "severe" e così è stato. Il procuratore Figc, Giuseppe Pecoraro, non fa sconti e nel processo davanti al Tribunale federale nazionale (svolto a porte chiuse), usa il pugno duro con Andrea Agnelli per la vicenda “ultrà e biglietti”: due anni e mezzo di inibizione per il presidente della Juventus per i suoi presunti rapporti non consentiti dal regolamento con gli ultrà. 
Tanto potrebbe costare al numero uno bianconero, nel caso i giudici di primo grado (presidente Cesare Mastrocola) ritenessero fondati i capi d'accusa e congrua la richiesta di pena. Non ne resta fuori la Juventus che per responsabilità diretta si è vista richiedere dal capo della Procura Figc l'ammenda di 300 mila euro oltre a due turni da scontare a porte chiuse (eventualmente, possibile la sospensiva in attesa della sentenza di secondo grado) e una terza partita con la sola Curva Sud chiusa. 
«La procura fa il suo mestiere, in genere non siamo abituati a fare previsioni, se un mese o l'ergastolo. Importante qui è contrastare gli argomenti dell'accusa», ha precisato l'avvocato di Agnelli, Franco Coppi, coadiuvato nel suo team dal legale bianconero Luigi Chiappero. La difesa bianconera ha prodotto oggi una seconda memoria per scardinare gli argomenti di Pecoraro che puntano il dito contro Agnelli sulla presunta autorizzazione della fornitura di abbonamenti e biglietti in numero superiore al consentito, favorendo così il bagarinaggio, e sui presunti incontri con ultras, tra cui Rocco Dominello, coinvolto nel processo “Alto Piemonte” per legami conLA ‘ndrangheta.
«Certo che puntiamo all'assoluzione completa», fa sapere Coppi al termine del processo durato circa 80 minuti. Nelle richieste di Pecoraro si propone per Agnelli anche l'estensione delle sanzioni in ambito Uefa e Fifa, un passaggio che se confermato dai giudici, qualsiasi essa sia la durata, potrebbe costringere il numero uno bianconero a saltare le assemblee del Comitato Esecutivo della Uefa in qualità di presidente dell'Eca (l'Associazione dei club europei). 
In caso di inibizione superiore alla durata di un anno (articoli 29 dello statuto Figc e 19 del Codice di giustizia sportiva), si vieta a un presidente di club di svolgere gran parte delle attività dirigenziali ma anche in caso di condanna superiore a un anno Agnelli «non è tenuto alle dimissioni e dunque non ha alcuna intenzione di presentarle», fanno sapere da giorni fonti juventine, mentre in campo internazionale l'estensione dell'inibizione sarebbe comunque valutazione degli organi competenti di Uefa e Fifa. 
Per la sentenza i giudici hanno tempo dieci giorni, il dispositivo sarà emesso con motivazioni, poi scatteranno sette giorni di tempo per presentare eventuale ricorso in secondo grado. Quanto alle altre persone coinvolte nel procedimento, è stata chiesta l'inibizione per sei mesi e 10mila euro di ammenda per Francesco Calvo, all'epoca direttore commerciale della Juventus, l'inibizione per due anni e un'ammenda di diecimila euro per Alessandro Nicola D'Angelo, security manager, l'inibizione di un anno e sei mesi e uguale ammenda per Stefano Merulla, responsabile del ticket office. Anche per questi ultimi, si chiede l'estensione delle sanzioni in ambito Uefa e Fifa.

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  • Occhiello La richiesta del procuratore Figc Pecoraro è arrivata per i presunti rapporti non consentiti dal regolamento federale del presidente del club bianconero con gli ultrà. Coppi: «Puntiamo all'assoluzione completa»

Abbiamo vissuto con Cantiere Calabria un’altra intensa giornata di confronto e approfondimento sui grandi temi a cui è legato il futuro della nostra regione e, ancora una volta, abbiamo certificato il rapporto solido che si è creato fra la Calabria e il ministro allo Sport, Luca Lotti, tra i protagonisti insieme a presidente Mario Oliverio della giornata di oggi all’Unical nel forum dedicato, appunto, allo Sport come moltiplicatore di opportunità e strumento di crescita di una comunità. 
Il ministro Lotti ha parlato il linguaggio della concretezza e della praticità, annunciando che nella legge Finanziaria sarà inserita una voce apposita per stanziare nuovi fondi nel bando sport e periferie, che anche nella nostra regione sta producendo frutti importanti e sta consentendo la realizzazione di vari impianti nei più disparati centri del nostro territorio. Tanto è vero che in mattinata il ministro è stato a Bisignano dove presto vedrà la luce uno dei tanti progetti finanziati attraverso il bando, consentendo a tanti giovani di avere a disposizione un nuovo luogo di aggregazione e di sana formazione sportiva. 
Non solo, il ministro ha assistito alla sottoscrizione di un protocollo da parte del presidente della Regione, Mario Oliverio, per ulteriori investimenti grazie al Credito sportivo. Il legame fra Lotti – nelle sue diverse vesti istituzionali e di dirigente del Pd - e la Calabria è autentico e vero e ciò rappresenta una grande opportunità per la nostra regione, perché si concretizza in opere e investimenti d’inestimabile valore per la crescita delle nostre comunità. Il contrasto all’emarginazione sociale, il recupero di aree periferiche, la cura verso territori disagiati sono il terreno del suo impegno e la Calabria ne è la dimostrazione. E di questa attenzione particolare lo ringraziamo a nome di tutti i calabresi.

 

*segretario regionale Pd

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CATANZARO Nel pomeriggio di venerdì si è registrato il crollo di due pannelli del controsoffitto della sede catanzarese della Regione Calabria che ospita gli uffici destinati ai gruppi consiliari. La struttura, che fino al giugno 2015 ha ospitato l’assessorato regionale ai Lavori Pubblici, da quando è stato concluso il trasferimento degli uffici regionali alla Cittadella ha un solo piano, dei tre, occupato. Proprio in quell’area, quotidianamente frequentata dai componenti delle strutture dei consiglieri regionali, è avvenuto il crollo che solo per puro caso non ha coinvolto nessun lavoratore.

 

ale.tar.

 

 

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  • Occhiello Due pannelli del controsoffitto hanno ceduto. Al momento del cedimento la stanza era vuota  

CATANZARO La vicenda che vede indagati il direttore amministrativo dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Pugliese, e dei due ufficiali di polizia giudiziaria, Franco Santoro e Massimo Lucia, accusati di corruzione in atti giudiziari e falso ideologico in atto pubblico, ha sullo sfondo la denuncia sporta nel 2016 da un figlio per la morte della madre affetta da una grave patologia tumorale. Ripetutamente la famiglia aveva chiesto al management dell’Asp di Catanzaro l’autorizzazione a poter sottoporre la donna a un protocollo sanitario “adroterapico” alla Fondazione Cnao di Pavia. Senza ricevere nessuna risposta da parte dell’Asp. 
Dopo la morte della paziente la famiglia ha formalizzato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme nel quale si prospettavano possibili responsabilità penali nei confronti di Mario Catalano, già direttore generale pro tempore dell’Azienda sanitaria, di Giovanni Paladino, direttore del distretto sanitario di Lamezia Terme e del direttore amministrativo Giuseppe Pugliese, indagato nell’attuale procedimento. A questo punto il pubblico  ministero di Lamezia Terme delega il responsabile di quella sezione di polizia giudiziaria di procedere all’identificazione delle tre persone indicate nella denuncia, Pugliese, Paladino e Catalano. Il funzionario a questo punto subdelega la sezione di polizia giudiziaria Nisa di Catanzaro e del compito di identificare i tre viene incaricato, il 29 febbraio 2016, l’operante di polizia giudiziaria Francesco Santoro. 
Ma Santoro – stando alle ricostruzioni della Guardia di finanza coordinata dal pm di Catanzaro Fabiana Rapino – non si sarebbe limitato al suo compito. In primo luogo avrebbe provveduto a identificare Pugliese e Catalano solo il 16 marzo successivo e avrebbe redatto, in più, un’annotazione di servizio volta a evidenziare l’estraneità di Pugliese rispetto ai fatti sui quali si stava indagando. Il 24 marzo vengono iscritti nel registro degli indagati Catalano e Paldino, con esclusione del Pugliese.

TROPPE “ATTENZIONI” VERSO PUGLIESE Due fatti sottolinea il gip riguardo alla vicenda: il ritardo con il quale Santoro avrebbe portato a termine il semplice compito di identificazione dei soggetti «nonostante avesse contattato telefonicamente Pugliese e Catalano (che in quel momento si trovava all’estero)» senza sollecitare l’adempimento dell’obbligo di presentarsi in Procura e procedere alla loro generalizzazione ma concedendo tempo soprattutto al direttore amministrativo dell’Asp che si trovava in sede.
Secondo il gip Santoro avrebbe accordato «al Pugliese del tempo affinché potesse predisporre una difesa o quantomeno una ricognizione documentale dei fatti». Infatti «Pugliese era l’unico dei dirigenti a conoscere il motivo della sua identificazione e della necessità di nominare un difensore di fiducia, tant’è vero che è stato l’unico a premunirsi di atti utili alla difesa». In più, secondo il gip è che «giammai il Pugliese avrebbe potuto conoscere con certezza l’oggetto delle indagini intraprese dalla Procura di Lamezia Terme, ma se mai soltanto ipotizzarle».
Inoltre la nota di polizia giudiziaria firmata da Santoro, ricca di approfondimento tecnico giuridici sulla posizione del direttore amministrativo dell’Asp e volta ad escludere ogni responsabilità dell’uomo sulla vicenda dell’ammalata viene realizzata dopo un incontro con Massimo Lucia, che in quei giorni non doveva essere in servizio perché in ferie, e dopo una telefonata col fratello di Pugliese che da l’avvocato.
In più, annota il gip Barbara Saccà, lo stesso giorno in cui Santoro riceve l’incarico avvisa Giuseppe Pugliese. «Dobbiamo vederci – viene registrato in una conversazione telefonica –. No, ma è una cosa tua, ho bisogno di vederci da soli un attimo».
Il tre marzo, nel corso di un’altra conversazione, Pugliese afferma: «Quindi secondo me ci vuole un po’ più di tempo per guardare tutte le carte… Però a questo punto io ho tutto il malloppo di carte e magari ce lo guardiamo prima».
Secondo il gip Santoro «è evidentemente interessato alla sola posizione del Pugliese». Una conversazione lo confermerebbe: «Vabbé, l’importante è, tu a me interessi Giuseppe», avrebbe detto, «dobbiamo chiudere la tua parte immediatamente così vai e ti togli da tutti gli impicci che tu non hai fatto. Punto».
In sostanza, l’accusa asserisce che Santoro avrebbe messo a disposizione di Pugliese il carteggio relativo all’indagine, dandogli tempo per predisporre una memoria che sarebbe poi confluita nella annotazione di servizio della pg. 

L’ASSUNZIONE DELLA FIGLIA DI SANTORO Nello stesso periodo Pugliese si sarebbe interessato all’assunzione della figlia di Santoro in un’azienda fornitrice di servizi per l’Asp di Catanzaro, il cui amministratore avrebbe rapporti di amicizia con Pugliese. «Facciamo sti tre mesi di prova e poi in qualche modo la sistemiamo», dice l’amministratore Filippo Pietropaolo il 29 marzo 2016 conversando con Pugliese.
Lo stesso Pietropaolo, sentito a sommarie informazioni dagli inquirenti, dichiara: «Ricordo che allorquando il dottor Pugliese mi segnalò la ragazza, lo stesso mi evidenziò che l’argomento gli interessava particolarmente, ovvero, gli era utile, evidentemente perché aveva un certo rapporto con Santoro… Ritengo senza dubbio che se non fosse stato per l’intervento del dottor Pugliese non avrei mai assunto neanche in prova Silvia Santoro».

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  • Occhiello Dalle intercettazioni in mano agli inquirenti emerge la posizione del funzionario del Nisa troppo legata a quella del direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria catanzarese. Secondo l’accusa avrebbe messo nelle mani del dirigente atti delicati  
Venerdì, 15 Settembre 2017 19:24

Il canto di Mogol incontra l'arte del Musaba

 

MAMMOLA Il suo canto libero, che è stato la colonna sonora degli Italiani che nel Sessantotto avevano vent’anni e che lo è ancora, dei figli e dei figli dei figli, risuonerà domani, 16 settembre alle 10, lungo le strade dell’arte di Musaba. Mogol viene a Mammola per incontrare Nik Spatari e Hiske Maas. Il più fantasmagorico poeta della canzone italiana, autore di versi ormai considerati classici della letteratura, pieni di colori, di suggestioni e di emozioni – da Acqua azzurra acqua chiara a Non è Francesca, da L’immensità a Giardini di Marzo- incontra il più immaginifico artista del Mediterraneo, che dei suoi sogni e delle sue ossessioni poetiche ha fatto sculture, installazioni, quadri, architetture. Quella cittadella dell’arte che è Musaba, meta obbligata, ormai, di tutti i viaggiatori che arrivano in Calabria per trovare suggestioni diverse dagli stereotipi e dai luoghi comuni.


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  • Occhiello Domani il poeta della musica italiana sarà a Mammola per incontrare Nik Spatari e Hiske Maas
Venerdì, 15 Settembre 2017 19:10

Vertice Call&Call, arriva il "niet" dall'azienda

ROMA «Ancora una volta vengono colpiti lavoratori del Sud da aziende che nel passato hanno fruito di benefici pubblici per creare posti di lavoro che si stanno dimostrando tutt'altro che stabili». Questo il duro commento del ministero dello Sviluppo economico in una nota dopo l'incontro al Mise per esaminare la grave situazione in cui si trovano i 129 lavoratori del call center di Locri che fa capo alla Societa' milanese "Call & Call". Davanti alla «totale chiusura dell'azienda ad accogliere le molteplici proposte formulate dal Ministero insieme alla Regione Calabria per scongiurare il licenziamento di 129 lavoratori» il rappresentate del Mise ha detto: «la non disponibilità ad accogliere proposte che non avrebbero peggiorato il conto economico e la situazione finanziaria di "Call & Call", impone di seguire con molta attenzione le prospettive dell'intera azienda. Colpisce la totale indisponibilità a prendere in considerazione una gestione socialmente sostenibile della crisi, adducendo argomentazioni che non reggono alla luce di tutta la strumentazione e dell'impegno garantito dalle Istituzioni».

CGIL: ATTEGGIAMENTO DA IRRESPONSABILI Il segretario della Cgil Reggio Calabria - Locri Gregorio Pititto è sconcertato di fronte all’atteggiamento irresponsabile tenuto dalla Call&Call nel corso del tavolo tecnico svoltosi oggi presso il ministero per lo Sviluppo economico, convocato riguardo alla procedura di licenziamento collettivo di 129 lavoratori dell’azienda operante a Locri.
Nonostante il ventaglio di proposte avanzate dal governo nel tentativo di evitare gli ormai imminenti licenziamenti (legalmente possibili a partire dal prossimo 18 settembre), il management aziendale ha ribadito la volontà di recedere dai rapporti di lavoro. La Cgil trova il comportamento della Call&Call, che ha dimostrato una netta chiusura a qualsiasi tipo di mediazione, sconvolgente e vergognoso. Quando ci sono in ballo le vite professionali e soprattutto le storie familiari di ben 129 lavoratori – si legge nel comunicato -, come si può rifiutare qualsivoglia tentativo di sospensione o posticipo dei licenziamenti, nonostante la cassa integrazione al 70 per cento proposta dal Mise fino a fine anno, per consentire una soluzione positiva della vertenza?
Il Mise ha contattato Engie, società committente, per tentare di trattenere per qualche mese la commessa su Locri; ma, in ogni caso, l’ultima parola spetterà all’azienda Call&Call.
Il governo, con le proposte portate oggi al tavolo, ha dimostrato di avere compreso la somma importanza della conservazione dei 129 rapporti di lavoro sul territorio della Locride, perché il lavoro in quella porzione di territorio è la più forte risposta all’illegalità e alla criminalità organizzata.
Il segretario della Camera del Lavoro di Reggio Calabria – Locri Pititto si augura che l’azienda riveda i propri propositi e dia una chance ai propri dipendenti, dimostrando di sapere guardare oltre eventuali, mere logiche di mercato ed anche oltre la “vita in appalto” che la legislazione italiana infligge ai lavoratori dei call center.
La Cgil non saprebbe come altro definire la vita lavorativa di questi uomini e donne vittime del gioco al ribasso del costo del lavoro, i cui rapporti di lavoro sono legati all’ottenimento e al mantenimento delle commesse. Senza scordare che molto di frequente i lavori in appalto vengono gestiti da società controllate da altre società, attraverso esternalizzazioni che evidentemente hanno effetti devastanti sul destino dei lavoratori.
Tutta la partita dei call center si gioca su questo campo, apparentemente di natura concorrenziale, ma che in realtà si consuma sul piano essenzialmente politico. Con le attuali leggi, come possono difendersi i lavoratori da un così vasto e intrecciato sistema di relazioni commerciali e societarie? Semplicemente non possono.
La Cgil Reggio Calabria – Locri si augura che la Call&Call dia la possibilità di scrivere una storia diversa per i 129 dipendenti che è sul punto di licenziare e si impegna ad esserci per offrire un futuro lavorativo dignitoso alla popolazione della Locride.

OLIVERIO: INAMMISSIBILE POSIZIONE DI CALL&CALL L'incontro tenutosi oggi al Mise sulla vertenza Call&Call Lokroi, alla presenza - informa una nota dell'Ufficio stampa della Giunta - dei rappresentanti sindacali, di una delegazione dei lavoratori, dei delegati aziendali, del dirigente generale del dipartimento regionale Lavoro Fortunato Varone, e del consigliere regionale Sebi Romeo, ha conosciuto attimi di tensione dovuti ad una inspiegabile chiusura da parte dell'azienda ad individuare soluzioni utili a salvaguardare i posti di lavoro a rischio. «Abbiamo ritenuto doveroso, in queste settimane, mettere in campo un costante impegno inter-istituzionale, trovando la piena disponibilità del Mise a percorrere ogni possibile via risolutiva della vertenza sindacale in oggetto. Ritengo inammissibile - ha detto il presidente Oliverio - la posizione di chiusura della Call&Call nei confronti di questi lavoratori, noi non riteniamo conclusa la nostra azione istituzionale, insisteremo affinché l'azienda riveda la sua posizione. La sede di Locri non può andare verso la chiusura delle attività lavorative. Sarebbe un dramma sociale ed economico per l'intera Calabria ed un pericoloso precedente che in Italia metterebbe a rischio più di una realtà occupazionale. Insisto perché Call&Call riapra il confronto con le sigle sindacali e le istituzioni, ponendosi in una condizione di maggiore disponibilità. Continuerò a seguire da vicino la vicenda».



 



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  • Occhiello La società milanese non ha accolto le proposte formulate dal dicastero dello Sviluppo economico per salvare i 129 lavoratori. «Inspiegabile la totale indisponibilità». La Cgil: «Atteggiamento vergognoso». Oliverio: «Posizione inammissibile»

 

ROSSANO Anas comunica che, a causa di un incidente è temporaneamente chiuso, in entrambe le direzioni, un tratto della strada statale 106 Radd’, al km 3,930, nel territorio comunale di Rossano in provincia di Cosenza. Nell’incidente, che ha coinvolto un pullman ed un autovettura, sono rimaste ferite due persone. Il traffico è temporaneamente deviato su viabilità alternativa segnalata in loco. Sul posto sono intervenute le squadre Anas e le Forze dell’Ordine e l’elissoccorso del 118 per la gestione del traffico in piena sicurezza e per consentire la riapertura del tratto nel più breve tempo possibile.

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  • Occhiello L'incidente nel comune di Rossano. Il traffico è al momento deviato. Sul posto personale Anas, Forze dell'ordine e l'elisoccorso del 118
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