Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Domenica, 21 Gennaio 2018

 

È positivo il bilancio della domenica di Serie C per le squadre calabresi, in campo per la 21esima giornata del Girone C. Vittorie importanti quelle di Reggina e Cosenza, con la squadra rossoblù che allunga a 9 la striscia di partite consecutive, tra coppa e campionato, senza sconfitte. L’ultima, infatti, risale al match perso contro il Catanzaro che oggi, fuori casa, ha ottenuto un buon pareggio fuori casa. Al “Marulla”, i Lupi si impongono sul Matera con il punteggio finale di 2-1. A passare in vantaggio è proprio il Cosenza che va a segno con Pascali al 64’. A mettere al sicuro il match ci pensa poi Corsi all’82’, fissando il punteggio sul 2-0. Inutile il gol di Dugandzic allo scadere, così come l’espulsione di Calamai in pieno recupero. Vittoria fondamentale, nel pomeriggio, per la Reggina che s’impone per 1-0 sulla Paganese. A decidere le sorti dell’incontro ci ha pensato De Francesco all’84’, trasformando un calcio di rigore da Baccolo che prima si fa ammonire e poi espellere. Il Catanzaro, infine, non va oltre l’1-1 contro la Juve Stabia. La squadra giallorossa fa tutto da sola: al 29’ passa in svantaggio con l’autorete di Zanini, all’87’ trova poi il pari con Letizia.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I lupi si impongo, in casa, sul Matera per 2-1. Gli amaranto strappano una vittoria per 1-0 contro la paganese. I giallorossi non vanno oltre l'1-1 con la Juve Stabia

REGGIO CALABRIA Il corpo semicarbonizzato di un uomo di nazionalità indiana è stato trovato oggi pomeriggio a Croce Valanidi, alla periferia sud di Reggio Calabria. A dare l’allarme sono stati i vigili del fuoco, attorno alle 17.30 intervenuti per domare le fiamme all’interno di un casolare isolato. Sono stati loro ad accorgersi che all’interno c’era il corpo di un uomo e per questo hanno allertato subito i carabinieri. 
Secondo quanto emerso dai primi sopralluoghi, all’interno dell’abitazione erano presenti evidenti segni di colluttazione, mentre – secondo indiscrezioni – sul corpo dell’uomo, per quanto semicarbonizzato, erano visibili chiari segni di violenza. Gli investigatori non si sbilanciano, ma al momento vari elementi sembrano escludere l’ipotesi dell’incidente. Sul posto, per ore sono andati avanti i rilievi dei carabinieri che solo a tarda sera hanno lasciato il casolare ridotto ormai a un rudere. Nei prossimi giorni, saranno i risultati delle indagini autoptiche a fornire elementi ulteriori sulla morte dell’uomo, mentre sono già in corso gli approfondimenti per tentare di risalirne all’identità. Al momento, quello di Croce Valanidi è un cadavere senza nome.  

a.c.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La vittima, non ancora completamente identificata, è di nazionalità indiana. A intervenire i carabinieri allertati dai vigili del fuoco nel tardo pomeriggio di domenica
Domenica, 21 Gennaio 2018 21:40

«Servizi nel caos senza le Province»

 

COSENZA Franco Laratta, già parlamentare e amministratore provinciale di Cosenza nella giunta Acri, è stato fra i pochi ad esprimersi pubblicamente contro lo smantellamento delle province quando se ne è discusso in parlamento nella 16ª legislatura. Laratta ha incontrato a Cosenza un gruppo di dipendenti delle ex province insieme ad alcuni amministratori locali. «Ero e rimango contrario alla soppressione di fatto delle Province - ha detto Franco Laratta -. E sono convinto che nella prossima legislatura, il parlamento dovrà rivedere l'attuale organizzazione degli Enti intermedi. Non ha senso mantenere le province in questa condizione di estrema debolezza, senza più risorse, senza più funzioni vere. Nel frattempo le strade provinciali sono nel più totale abbandono, la gestione dell'edilizia scolastica è di fatto inesistente, i servizi essenziali, che per decenni sono stati garantiti dalle amministrazioni provinciali, oggi non sono più garantiti da nessuno».
Per Laratta: «È appena il caso di ricordare come senza le Province, i Comuni abbiano perso un riferimento immediato, mentre i risparmi sono di fatto inesistenti e il personale è abbandonato al proprio destino. Non è possibile continuare in queste condizioni: meglio trovare il coraggio di sopprimerle totalmente e definitivamente. Io sono convinto del contrario».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello L'ex parlamentare, Franco Laratta, ritorna sull'abolizione degli Enti intermedi. «Non ha senso mantenerle in questa condizione di debolezza. Nella prossima legislatura rivedere l'attuale organizzazione»

LAMEZIA TERME Le Parlamentarie 5 Stelle premiano tutti gli uscenti e riservano qualche new entry. I deputati Dalila Nesci, Paolo Parentela e Federica Dieni e il senatore Nicola Morra si sono classificati nelle prime posizioni nei listini di riferimento. I dati sono stati pubblicati sul Blog delle Stelle a poche ore dalla presentazione ufficiale del programma di governo, illustrato a Pescara dal leader politico Luigi Di Maio. Dai risultati delle consultazioni online del Movimento dipenderanno i posti in lista nei tre listini proporzionali (due Camera, uno Senato) della regione. I nomi dei candidati che affronteranno la sfida dei collegi uninominali saranno invece diffusi la prossima settimana, come annunciato da Di Maio.    

I CAPILISTA Nel listino camerale di Calabria Nord si affermano quattro new entry: al primo posto Francesco Forciniti, seguito da Elisa Scutellà, Alessandro Melicchio e Luigia Leone (i candidati supplenti sono Giuseppe Giorno, Deborah De Rose, Domenico Russo e Alessandro Lo Petrone). Nel proporzionale Sud troviamo tutti i deputati uscenti, che si aggiudicano le prime tre posizione. Capolista sarà la vibonese Nesci. Secondo e terzo posto per il catanzarese Parentela e la reggina Dieni. Al quarto c’è Riccardo Tucci (i sostituti sono Barbara Gugliotta, Alberto Diodato, Serena Varano e Giuseppe Antonio Germanò).

SENATO Nel listino regionale unico per Palazzo Madama ottiene la prima piazza il senatore uscente Nicola Morra. Dietro di lui, l’ex candidata a sindaco di Catanzaro Bianca Laura Granato, Giuseppe Auddino e Maria Pompilio (tra i sostituti Giuseppe D’Ippolito, Rosa Silvana Abate, Francesco Sapia e Rosella Cerra). Sul blog si specifica che il dettaglio dei risultati sarà pubblicato nei prossimi giorni.

IL PROGRAMMA Nel pomeriggio Di Maio aveva presentato i “20 punti per l’Italia”, il programma di governo del Movimento. Tra le proposte, la cancellazione di «400 leggi inutili», la «smart nation» per investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale, il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza (minima di 780 euro al mese), la riduzione delle aliquote Irpef e l’esenzione dalle tasse per i redditi fino a 10mila euro. Su questi punti, ha precisato Di Maio, verrà chiesto agli altri gruppi politici un «accordo programmatico», ma solo se il Movimento sarà il primo partito alle prossime elezioni senza però raggiungere il 40%.
Nel corso della convention, il leader pentastellato ha presentato alcuni dei candidati esterni il cui nome sarà presente sulla scheda il 4 marzo: il comandante Gregorio De Falco, il presidente del Forum italiano disabilità Vincenzo Zoccano, i giornalisti Gianluigi Paragone ed Emilio Carelli e il presidente di Adusbef Elio Lannutti.

Pietro Bellantoni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Gli uscenti Nesci, Parentela, Dieni e Morra si piazzano nelle prime posizioni dei listini proporzionali. Nel collegio Nord il primo è Francesco Forciniti, seguito da Elisa Scutellà. Bianca Laura Granato seconda per il Senato. Gli uninominali saranno decisi la prossima settimana

 

BOVALINO Due cittadini marocchini, una donna di 50 anni ed un uomo di 30, sono rimasti feriti per una fiammata che si è verificata nell'appartamento in cui vivono, a Bovalino, in seguito ad una fuga di gas. I due, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Locri erano a casa quando hanno acceso un fornello provocando la fiammata per il gas presente nell'ambiente. I due sono stati portati nell'ospedale di Locri. Le loro condizioni non destano preoccupazioni.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Un uomo e una donna di origine marocchine sono stati colpiti da una fiammata provocata dall'accensione di un fornello. Sono stati trasferiti all'ospedale di Locri ma le loro condizioni non sono preoccupanti

REGGIO CALABRIA «Suo zio lo sparò». Arriva dalla bocca del pentito Mariolino Gennaro un nuovo tassello di verità in grado forse di ricostruire il quadro, tuttora misterioso, della scomparsa di Paolo Schimizzi. O meglio, dell’omicidio. Perché quello del rampante reggente dei Tegano– spiega Mariolino – è stato un delitto tutto maturato all’interno della litigiosa galassia degli arcoti, in un periodo delicatissimo per i clan che tuttora la compongono.

IL VECCHIO RE E LE NUOVE LEVE Era il 2008. Il boss Giovanni Tegano era già latitante, ma teneva ancora saldo in mano lo scettro del comando ed esercitava il proprio potere attraverso i generi, Michele Crudo, Carmine Polimeni, Antonio Lavilla ed Eddy Branca, destinato a ruoli meno visibili rispetto ai primi due ma altrettanto importanti, Giovanni Pellicano, «anche lui – spiega Gennaro – che è sempre un parente dei Tegano perché sposato con una nipote» e i nipoti del boss Antonio Polimeni, Angelo e Franco Benestare. All’epoca, tutti più o meno obbedienti soldatini dell’esercito del vecchio boss. Tra loro però c’era anche un parente che per carattere, carisma e contatti sfuggiva alle regole e si sottraeva alle consolidate gerarchie, Paolo Schimizzi.

PAOLO IL ROTTAMATORE «Allora 'sto Paolo Schimizzi – dice il collaboratore al pm Stefano Musolino che lo interroga – aveva preso ormai le redini clan praticarnente. A parte che era l’unico nel territorio, in quel momento, diciamo, intelligente, non testa giovane, ma non si spaventava di niente, e voleva, stile Renzi, rottamare tutti quelli che erano le persone anziane». Rampante giovane boss, dall’atteggiamento aggressivo e dai modi sfrontati, Schimizzi, nipote acquisito del boss Tegano, aveva scalato in fretta la “scala sociale” dei clan. E della vecchia guardia non aveva alcuna paura.

NIENTE RIGUARDI PER IL GALATEO DEI CLAN Al riguardo, Gennaro ricorda un episodio che come protagonista ha «un personaggio che c’era là a San Giovannello», «un anziano, che aiutò anche la latitanza di Giovanni Tegano». Insomma, un “uomo di rispetto” secondo il galateo di ‘ndrangheta. Ma non per Schimizzi. «Paolo, a questo qua, tipo gli disse “senti bello, tu va cucchiti (lascia stare ndr) che tipo hai 90 anni, comandiamo noi”. Cose del genere, perché lui ormai aveva preso il sopravvento.

LE DUE ANIME DI ARCHI Tutte libertà che Schimizzi poteva prendersi non solo per il ruolo nel tempo acquisito. In quegli ultimi anni Duemila, il giovane reggente – hanno svelato negli anni i pentiti – era non solo il collettore cittadino delle estorsioni e uno dei principali riferimenti operativi, ma anche uno degli uomini più vicini al giovane capocrimine Giuseppe, del quale condivideva metodi, ferocia e sfrontatezza. Uno schieramento pericoloso in un periodo in cui le divisioni sulla “tattica” stavano generando tensioni fra le due anime degli arcoti, riunite da una parte attorno ai figli di don Paolino, Carmine e Giuseppe, e dall’altra attorno al fratello dello storico boss di Archi, Orazio, per matrimonio imparentato (e schierato) con i Tegano. Due schieramenti che corrispondevano a due diverse prospettive tattiche e strategiche.

DIVERGENZE STRATEGICHE «Negli anni Duemila - ha detto di recente il pentito Consolato Villani, chiamato in udienza a riferire di quella stagione di sangue progettata dalla mafie che a Reggio si è tradotta nell’omicidio dei brigadieri Fava e Garofalo e nel ferimento di altri quattro militari - Giuseppe De Stefano voleva aprire su Reggio una nuova strategia della tensione». Fino a dove volesse o sia riuscito ad arrivare il giovane De Stefano non è dato sapere. Quel che è certo è che quegli anni – segnati dall’occupazione militare delle municipalizzate, dalle grandi speculazioni edilizie e forse da sempre più spregiudicate scorribande politiche dentro e fuori regione – non sono stati per nulla sereni per gli arcoti. Grandi affari scatenano grandi appetiti e grandi ambizioni. E si finisce per pestarsi i piedi.

ESUBERANZA FATALE «Come me l’hanno raccontata a me – spiega il pentito Gennaro - era che praticamente Paolo Schimizzi aveva preso ‘ste redini, lo zio non voleva mollare le redini, aveva litigato con questo Michele Crudo che invece il suocero Giovanni Tegano voleva mandare avanti o comunque si vedeva che lo voleva controllare più facilmente. Paolo non lo poteva controllare, ve l’ho detto che stava rottamando tutti in quel periodo». E con lui, tutti i giovani rampanti che avevano fatto quadrato attorno al capocrimine Peppe De Stefano, Paolo Rosario Caponera, da poco diventato De Stefano, il fratello Giovanni, gli Audino, e con i loro metodi stavano facendo breccia anche fra i nipoti dei Tegano e la vecchia guardia degli arcoti.

LA ‘NDRANGHETA DI PEPPE DE STEFANO «Una ‘ndrangheta moderna, più politica, alla Peppe De Stefano» l’ha definita qualche tempo fa il pentito Roberto Moio, sentito in aula al processo Meta. «Peppe De Stefano era un tipo alla moda. Frequentava locali, vestiva bene. E riusciva a raccogliere intorno a sé persone pulite della “Reggio bene”» ha raccontato il collaboratore di giustizia, testimone diretto di quegli anni in cui il giovane capocrimine instaurava buoni e proficui rapporti con tutti, a Reggio Calabria. «Aveva un sacco di amici: medici, appaltatori, imprenditori, professionisti, figli di politici e politici stessi». È da questo momento – secondo Moio – che «la ‘ndrangheta inizia a conoscere i palazzi del Comune, che un domani sarebbero serviti per il business».

TRASVERSALE AI CLAN Un nuovo corso che non riguardava solo la cosca De Stefano. Tutte le giovani leve «Paolo Rosario Caponera, Paolo Schimizzi, Mario Audino e Mimmo Condello detto “Gingomma”» - ha detto chiaramente Moio in aula - si erano schierate con Peppe De Stefano. I loro erano all’epoca i nomi e i volti della nuova stagione criminale della mafia «camuffabile», che non dà troppo valore alle vecchie cariche e agli antichi “gradi” criminali, ma pensa più agli affari, meglio ancora se “puliti” e condotti a braccetto con la politica. Per il vecchio boss Tegano, necessariamente defilato causa latitanza, erano tutti una minaccia. E di quella paura, Schimizzi sembra essere stato uno dei primi a pagare il conto.

IL MOVENTE «C’era stato un attrito, un litigio, addirittura forse se non ricorso male, Paolo aveva picchiato Michele Crudo il genero» racconta Gennaro, che della sorte di Schimizzi ha saputo da personaggi di peso della ‘ndrangheta di Archi come Paolo Tripodi, Donatello Canzonieri e Carmelo Vazzana, uomini ombra di Franco Benestare. «Paolo (Tripodi ndr) fu il primo, mi ricordo, alla prima volta che ne parlai, fu il primo che pensò “è una cosa fatta in casa”». Ipotesi poi confermata dalle informazioni filtrate nei mesi successivi. «In un incontro dove lui andò a trovare lo zio con ‘sto Giovanni Pellicano e sto Michele Crudo, praticamente ci fu un litigio, e come dicono, suo zio lo sparò».

COSA DI FAMIGLIA Gennaro non conosce i dettagli con certezza. «Dice che forse Paolo ha ingiuriato lo zio, ci dissi (gli ha detto ndr) qualcosa.. come aveva detto a quello di San Giovannello “va cucchiti che hai 90 anni” e dice che lo zio prese la pistola e poi non si sa… dove lo seppellirono». Tutte informazioni – racconta – che lui ha avuto da Tripodi.  Canzonieri e Vazzana – spiega Gennaro – non sono mai entrati così in dettaglio, «del litigio durante quella serata e lo zio Giovanni che prese la pistola, questo dettaglio, no, che però – afferma il pentito - era stata una cosa fatta dallo zio Giovanni con Pellicano e Crudo si!”. E le stesse informazioni erano arrivate da Antonio Utano, cognato di Schimizzi, che tuttavia aveva aggiunto “Mia sorella Caterina (Utano, ex moglie di Schimizzi) sa».  Non è dato sapere però se abbia mai condiviso eventuali informazioni con i magistrati.

IL RACCONTO DI MOIO Chi invece in passato ha parlato – e in più di un’occasione – dell’omicidio Schimizzi è stato un altro collaboratore di casa Tegano, Roberto Moio, anche lui nipote del boss Giovanni. All’epoca della sua scomparsa, ha spiegato il pentito al processo Archi Astrea, Schimizzi era responsabile della gestione illecita di Leonia e Multiservizi, affiancato da Paolo Rosario Caponera, «che faceva le veci di Peppe De Stefano». Era stato Giovanni Tegano a dare questo ruolo a Schimizzi: «Lui riceveva le somme e poi le distribuiva». E proprio la gestione delle municipalizzate sarebbe stata la causa delle frizioni interne al clan che avrebbero portato alla sua eliminazione.

IL NODO MUNICIPALIZZATE «Ho capito che si trattava di una cosa familiare – dice Moio al riguardo –. Lui aveva l'incarico di mastro di giornata e sottraeva somme che spettavano a Giovanni Tegano». In un altro procedimento invece, Moio è andato ancor più in dettaglio. «Schimizzi - ha spiegato - aveva avuto un contrasto con Michele Crudo ma è scomparso per mano di suo zio Giovanni Tegano». Nelle sue dichiarazioni pubbliche Moio non è andato oltre, la cronaca però racconta che dopo la scomparsa del giovane rampollo degli arcoti sarebbero stati Michele Crudo e Carmine Polimeni a "occuparsi" delle municipalizzate.

«GLIELO DICO IO» Tra i Tegano si sa come siano andate le cose anche se nessuno lo ha mai ufficialmente dichiarato. Anche se, almeno una volta, Michele Crudo ha minacciato di farlo. «Se mi accollano il fatto di Paolo - ha detto alla moglie, intercettato in carcere - gli spiego io come sono andate le cose». Ma alle sue minacce non ha mai dato seguito. La sorte di Paolo Schimizzi rimane allo stato un mistero. Ma il quadro agli inquirenti è chiaro. L’improvvisa sparizione del rampante reggente sembra essere solo uno dei tanti grani del rosario del conflitto interno fra le due anime degli arcoti.

L’ANNUS HORRIBILIS DI ARCHI In quel periodo non sono mancati né il sangue – l'omicidio Audino, la scomparsa per lupara bianca di Schimizzi – né i colpi bassi, come l’arresto di Orazio De Stefano, avvenuto grazie ai precisi suggerimenti forniti dal nipote, Peppe. Una versione che il capocrimine di Reggio ha sempre smentito, intervenendo con forza anche in pubblica udienza, ma che più di un pentito ha confermato.

AVVENIMENTI A CATENA A ricostruire in dettaglio il clima del 2008 – anno chiave nelle dinamiche criminali cittadine, segnate o forse agitate dalla cattura di Pasquale Condello – è stato il colonnello Valerio Giardina, ascoltato come testimone al processo Meta. «La scomparsa di Schimizzi e l'omicidio di Audino – dice Giardina – sono legati dall'intraprendenza di questi luogotenenti e dai legami che entrambi avevano con i De Stefano. Senza di loro si sono creati dei rapporti più funzionali alla nuova struttura».

LA PAURA DI UNA NUOVA GUERRA E forse non casualmente due mesi e mezzo dopo – spiega il colonnello – verrà arrestato Giuseppe De Stefano: «In quel periodo – dice Giardina – fonti confidenziali accreditavano forti contrasti all'interno della famiglia De Stefano fra Orazio De Stefano e Giorgio De Stefano. All'interno della famiglia De Stefano abbiamo avuto l'impressione che non tutti fossero contenti del ruolo assunto da Peppe e soprattutto della vicinanza con Pasquale Condello».

IL PREZZO DELLA PACE Un’interpretazione che le dichiarazioni di Gennaro non fanno che confermare. All’epoca dell’omicidio Schimizzi, racconta, «tutti incominciarono a domandarsi, quindi scambio di informazioni, ambasciate, cose, io però non frequentando là dentro sentivo queste cose perché frequentavo Canzonieri, a mio compare Carmelo ogni tanto lo vedevo insomma, una chiacchierata pure con Alberto Rito me la feci per sapere “ma com’è la situazione? Scoppia qualche guerra? Che è successo?” e io mi domandavo “ma se scoppia qualche guerra io che faccio?». La guerra non è scoppiata. Ma adesso tocca ad inquirenti ed investigatori chi e perché abbia pagato il prezzo della pace.

 

Alessia Candito
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La rivelazione del collaboratore di giustizia Mariolino Gennaro sembra aggiungere un nuovo tassello al mistero che avvolge la sua scomparsa. Il reggente del clan voleva rottamare tutti ed è stato punito per la sua esuberanza. Il 2008 l'annus horribilis di Archi

 

VIBO VALENTIA Il custode del cimitero di Vibo Valentia, Alessandro Sicari, di 48 anni, è stato ferito ad un braccio e ad una gamba da due colpi di pistola. Il fatto è accaduto nel pomeriggio, mentre il custode stava chiudendo il cancello. Ai carabinieri, che hanno subito avviato le indagini, l'uomo ha detto che mentre era intento a chiudere, ha sentito due colpi d'arma da fuoco e si è subito reso conto di essere stato raggiunto al braccio ed alla gamba, subito soccorso, l'uomo è stato portato dalla polizia municipale nell'ospedale di Vibo Valentia dove si trova ricoverato. I medici lo hanno giudicato guaribile in una decina di giorni. Al momento dell'agguato, nella zona del cimitero, oltre al buio, era calata una fitta nebbia e non sono presenti telecamere.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Alessandro Sicari è stato ferito ad un braccio e ad una gamba da due colpi di pistola. I carabinieri hanno avviato le indagini. Nella zona non sono presenti videocamere di sorveglianza
Domenica, 21 Gennaio 2018 17:49

Sacal, ora l'incognita è il Piano industriale

CROTONE Si cerca una società di consulenza del settore per revisionare i piani industriali dei tre aeroporti calabresi. L’operazione si è resa necessaria in seguito all’aggiudicazione, per un periodo di 30 anni, della gestione degli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria. 
Alla società di consulenza, la Sacal intende affidare due compiti specifici: “Valutazione del potenziale di sviluppo del traffico degli scali di Lamezia, Reggio e Crotone e dell’adeguatezza delle infrastrutture aeroportuali degli stessi; sviluppo del piano industriale di Sacal e del Piano economico-finanziario”. Il bando internazionale per la scelta della società a cui affidare l’attività è già scaduto il 30 novembre scorso. I piani industriali attualmente in vigore, stante le intenzioni della Sacal di rivederli alla luce della nuova situazione, sono del tutto provvisori. È provvisorio, quindi, anche il piano industriale che la Sacal ha dovuto fornire alla Filt-Cigl calabrese in seguito alla sentenza della sezione lavoro del Tribunale di Lamezia Terme, che ha condannato il presidente della Sacal, Arturo De Felice, per comportamento antisindacale. De Felice, obbligato dalla sentenza, ha dovuto fornire al sindacato la copia del Piano industriale provvisorio, che era stato approntato lo scorso mese di settembre. Quel piano potrebbe rappresentare un punto di partenza per la redazione di quello definitivo. Correggendo eventualmente gli aspetti negativi rappresentati dalla previsione di investimenti troppi lontani nel tempo e, quindi, non destinati a migliorare l’attuale situazione dello scalo in tempi ragionevoli. Secondo gli esperti ci sarebbero, invece, aspetti positivi quali quelli rappresentati dall’ipotesi di sviluppo dell’aeroporto dello Ionio. I dati presenti nell’ipotesi di piano dicono che lo scalo crotonese dovrebbe avere un incremento annuo del 2,7%. Un numero che viene fuori dai dati del traffico storico, dalle previsioni dei grandi costruttori (Boing e Airbus), ipotesi di sviluppo turistico, attività di marketing e altro. Il primo problema da risolvere è, però, quello di trovare una compagnia per collegare l’aeroporto, che al momento non c’è. Il direttore generale dell’Enac, Alessio Quaranta, su guida viaggio.it ha detto che l’aeroporto di Crotone «ha una destinazione per lo più estiva», anche se ha auspicato la ripresa dei voli dallo scalo. La speranza è rappresentata dal ritorno di Ryanair, che ha già dimostrato di essere in grado di fare numeri importanti, anche nei periodi neri per gli scali periferici, che sono quelli invernali lontani dalle feste natalizie. La compagnia sarebbe felice di ritornare a Crotone, ma a condizione che qualcuno paghi il ticket di 16 euro per ogni biglietto che viene staccato. C’è il problema dell’Europa che non consente aiuti di Stato alle aziende. La soluzione resta il marketing: sfruttare appieno tutte le possibilità che offre. Questa ormai sembra la via che si intende intraprendere per aggirare i vincoli europei. Se ritorna Ryanair anche la stesura del nuovo piano industriale diventa di più facile gestione.

 

Gaetano Megna
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La società deve revisionare i business plan dei tre scali. Che al momento sono provvisori. Per gli esperti il rilancio di Crotone potrebbe essere il punto di partenza

VERONA Il Crotone torna in campo dopo la lunga sosta e lo fa contro il Verona, al ‘Bentegodi’, per il primo spareggio salvezza del 2018. Zenga non rinuncia al 4-3-3 e manda in campo tutti i nuovi acquisti: Capuano, Benali e Ricci. Pecchia, allenatore del Verona, lancia dal primo minuto Matos e Petkovic. I rossoblù partono forte e dopo due minuti passano in vantaggio grazie a Barberis. Il numero dieci calcia una punizione perfetta dal limite dell’area con il pallone che si insacca sotto l’incrocio dei pali difesi da Nicolas. Per il centrocampista ‘calabrese’ si tratta della prima rete in Serie A. Partita in salita per i padroni di casa, mentre gliospiti galvanizzati dalla rete del vantaggio giocano senza timore. La palla scorre via veloce, Benali (schierato nei tre di centrocampo) si inserisce sempre bene e Ricci sulla destra mette in seria difficoltà Fares. L’esterno offensivo, scuola Roma, tornato a Crotone dopo sei mesi bui al Genoa è in forma e Zenga applaude le giocate del numero 11. Il Verona fatica a costruire gioco, il pressing del Crotone è asfissiante e Bruno Zuculini non riesce quasi mai a servire i compagni con precisione. Al 24esimo minuto, l’episodio che potrebbe cambiare il match. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Caracciolo salta più in alto di tutti e di testa colpisce il palo, la palla carambola sul braccio di Trotta che spazza via. L’arbitro Rocchi consulta il VAR che conferma l’involontarietà del tocco di Trotta e nega il rigore al Verona. I gialloblù prendono coraggio ed allo scadere del primo tempo sciupano un’occasione d’oro con Romulo, che solo in area di rigore avversaria calcia di sinistro e manda di poco a lato. Cordaz tira un sospiro di sollievo e l’arbitro manda tutti negli spogliatoi. Il primo tempo si chiude sull’1-0 in favore dei pitagorici.
Nella ripresa il Verona si presenta senza Hertaux e con Pazzini, fuori un difensore e dentro un attaccante. Un cambio decisamente offensivo, questa la scelta di Pecchia per rimontare lo svantaggio. Ma la mossa non sortisce l’effetto sperato, il Crotone al 55esimo munito raddoppia. Azione sulla destra di Ricci che con lo sguardo segue il taglio in area di Stoian e serve un pallone perfetto al rumeno che a tu per tu con Nicolas non sbaglia.
Gli ultras gialloblù non la prendono bene ed iniziano a fischiare Romulo e compagni. Pecchia è sconsolato, i suoi non riescono a reagire e l’allenatore si gioca la carta Verde. Ma dopo pochi minuti ci pensa Bruno Zuculini a rovinare i piani del tecnico veronese, un’entrataccia ai danni di Benali gli costa il cartellino rosso e per il Verona, in inferiorità numerica, l’impresa diventa impossibile. Al 66esimo, il Crotone chiude definitavamente il match. Contropiede degli ospiti condotto da Benali che si accentra e scarica per Ricci, l’esterno non ci pensa due volte e di prima calcia di sinistro mandando il pallone nell’angolino basso alla destra di Nicolas. Prestazione sublime del numero 11, che nel giorno del suo ‘secondo’ esordio con la maglia del Crotone torna a casa con un gol ed un assist. Ai calabresi, a venti minuti dal triplice fischio di Rocchi, non resta che gestire l’ampio vantaggio e la superiorità numerica, nulla di più semplice per i palleggiatori del centrocampo rossoblù: Mandragora, Barberis e Benali. La gara si chiude con il trionfo rossoblù in trasferta. Una vittoria pesantissima nella corsa salvezza contro un avversario apparso in evidente difficoltà. Poche idee e troppo nervosismo per i gialloblù di Pecchia che dopo questo brutto ko potrebbe anche rischiare l’esonero. Solo buone notizie per Walter Zenga, i nuovi arrivi sono stati subito decisivi. Capuano non ha faticato a trovare l’intesa con il compagno di difesa Ceccherini, Benali ha dato qualità al centrocampo calabrese e Ricci imprevidibilità e fantasia che mancavano ad un attacco, quello del Crotone, troppo fisico.

 

Fabio Benincasa
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I pitagorici scendono in campo con il 4-3-3. Zenga punta subito suoi nuovi acquisti. Che non deludono le aspettative. Di Barberis, Stoian e Ricci le reti decisive
Domenica, 21 Gennaio 2018 16:45

Sequestrato un frantoio nel Vibonese

 

VIBO VALENTIA Nuovi controlli in materia ambientale, sanitaria e di lavoro sono stati compiuti dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia con la collaborazione dei reparti speciali. I carabinieri di Cessaniti, insieme a quelli della Stazione Forestale di Vibo Valentia hanno denunciato in stato di libertà il proprietario di un frantoio. Nel corso di una verifica, i militari hanno constatato la presenza di uno scarico abusivo diretto di reflui provenienti dall'attività di lavorazione e molitura delle olive in difformità dal previsto processo di spandimento agronomico dei reflui. Il frantoio è stato quindi sequestrato e affidato in custodia allo stesso titolare. I carabinieri di Sant'Onofrio, insieme a quelli del Nucleo ispettorato lavoro di Vibo Valentia, del Nas di Catanzaro e del Noe di Reggio Calabria, hanno controllato un'azienda allevamento bovini a Stefanaconi all'esito ed elevato una sanzione amministrativa di tremila euro a carico del titolare per la presenza di un lavoratore "in nero".

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I carabinieri di Cessaniti hanno scoperto uno scarico abusivo diretto di reflui proveniente dalla lavorazione delle olive. Denunciato il proprietario
Pagina 1 di 2