Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 04 Gennaio 2018
Giovedì, 04 Gennaio 2018 23:25

Sequestrati 350 kg di esplosivo nel Vibonese

VIBO VALENTIA Un arresto ed il sequestro di 350 chili di fuochi pirotecnici artigianali importati con due valigette di centraline per l'esplosione a distanza, oltre a due pistole a salve ed un passamontagna. È il bilancio di un'operazione dei carabinieri di Tropea nella zona di Parghelia. Sul posto sono intervenuti anche gli artificieri di Cosenza e Reggio Calabria che hanno catalogato la merce mettendo in sicurezza il materiale esplodente rinvenuto. Sono in corso ulteriori indagini per individuare eventuali complici del 40enne di Parghelia, C.F., tratto in arresto.

 

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  • Occhiello Oltre ai fuochi pirotecnici artigianali i carabinieri hanno trovato due valigette di centraline per l'esplosione a distanza, due pistole a salve ed un passamontagna. Arrestato un 40enne di Parghelia

CASSANO ALLO IONIO Avrebbe minacciato l'allora sindaco di Cassano allo Ionio Giovanni Papasso per ottenere un posto di lavoro in cambio del suo sostegno alle elezioni amministrative del giugno dello scorso anno. Per questo motivo i carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro hanno arrestato Francesco Bruno, di 34 anni, già noto alle forze dell'ordine, per tentata estorsione, indagandolo anche per corruzione elettorale insieme allo stesso Papasso. Papasso, eletto sindaco nelle comunali del 2016 non è più sindaco dal 23 novembre scorso quando il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. L'arresto di Bruno è giunto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Castrovillari. Le indagini dei carabinieri della Tenenza di Cassano all'Ionio, coordinati dal procuratore di castrovillari Eugenio Facciolla e dal pm Angela Continisio, sono iniziate dopo varie denunce presentate dall'ex sindaco che lamentava di aver ricevuto numerosi messaggi intimidatori sia sulla sua utenza cellulare che su quelle in uso ai suoi amministratori comunali e a conoscenti. I carabinieri sono risaliti a Bruno grazie all'analisi dei tabulati telefonici corroborata da intercettazioni, dall'acquisizione di filmati di sistemi di videosorveglianza ed al sequestro, in casa dell'arrestato, di un cellulare contenente alcune conversazioni e messaggi estorsivi rivolti a Papasso. Secondo l'accusa è stato accertato anche come l'indagato abbia ripetutamente utilizzato una cabina telefonica pubblica per l'invio di alcuni dei messaggi intimidatori. Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Cassano allo Ionio, all'origine dei messaggi c'era la pretesa di Bruno di ottenere un posto di lavoro dall'ex sindaco Papasso, verosimilmente nel settore della raccolta e dello smistamento dei rifiuti in cambio del suo sostegno elettorale. Ma al di là delle querele di Papasso, al centro delle indagini sono finiti anche una serie di messaggi non oggetto di denuncia da parte dell'ex sindaco di Cassano all'Ionio e dal contenuto definito "ambiguo" dagli investigatori. Un comportamento che ha insospettito gli inquirenti portandoli ad approfondire una vicenda che, affermano gli investigatori, «resta ancora con i contorni non del tutto definiti e perciò oggetto di indagini finalizzate a far luce sull'ipotesi di corruzione elettorale contestata all'odierno arrestato e all'ex sindaco in relazione alle elezioni del 5 giugno 2016».

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  • Occhiello Ai domiciliari il 34enne Francesco Bruno, accusato di tentata estorsione. Indagato per corruzione elettorale anche lo stesso ex primo cittadino di Cassano allo Ionio
Giovedì, 04 Gennaio 2018 20:33

Mille euro per il logo dei 50 anni di Lamezia

Gentile Direttore, mi consenta di approfittare del suo spazio per rassicurare il sig. Daniele La Scala che mi bacchetta per aver ritenuto il suo logo per il cinquantenario lametino non proprio originale ed inedito come il bando richiedeva.
Egli si lamenta del fatto che avrei dovuto evidenziare subito il mio dissenso. E infatti così ho fatto appena verificata la fonte di ispirazione alla quale aveva attinto, l'ho prontamente segnalata via mail al presidente e, nel silenzio di quest'ultimo, ho provveduto - sempre via mail - a chiedere la revoca dell'assegnazione del premio chiarendo che avremmo così dato un segnale di serietà e severità ad una città frastornata e che certo con era entusiasta di questa celebrazione.
Ma non si dia cruccio il sig. La Scala, non è solo per questo che ho lasciato il comitato, anche se il fatto di aver dovuto assistere al suo intervento nel quale ha spiegato a noi membri ignari il significato recondito del logo, le scelte comunicative, la metafora e il travaglio dell'artista, quando invece poteva dircelo chiaro che l'aveva trovato su Google, mi ha dato molto fastidio perché sapeva di presa per i fondelli.
Ho cercato cinque minuti di notorietà, sospetta il sig. La Scala? È possibile. Chi di noi non recita a soggetto la parte del dimissionario o dell'artista?
Intanto io, ottenuta la mia fugace notorietà mi sono tirato in disparte e là resterò. Lui invece, riceve la notorietà del premio e pure mille euro.
Grazie, sig. Direttore, buone cose a lei e complimenti al sig. La Scala che, sono certo, devolverà l'assegno a favore delle celebrazioni del 51° anniversario del pane di Matrice che si svolgerà (lo informo io) nel prossimo agosto.

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  • Occhiello di Fabrizio Falvo

COSENZA A seguito di numerose segnalazioni di cittadini avvenute questa mattina che lamentavano la presenza di copiose schiume maleodoranti sul fiume Busento, i Carabinieri forestali del Nucleo investigativo di Polizia ambientale, agroalimentare e forestale e i militari delle stazioni Carabinieri forestale di Cosenza e Aprigliano, si sono portati immediatamente sul posto e hanno individuato in pochi minuti la fonte dell’inquinamento. Si è pertanto risaliti a un’azienda zootecnica sita nel Comune di Carolei che, per cause ancora in corso di accertamento, aveva scaricato nel fiume circa 300 metri cubi di rifiuti industriali di origine zootecnica che hanno interessato fino alla città di Cosenza circa 9 chilometri di corso del fiume.
La Procura della Repubblica di Cosenza ha diretto sin dall’inizio le indagini che hanno portato all’immediato sequestro di parte dell’azienda zootecnica e di un ingente quantitativo di rifiuti. Il titolare dell’azienda è stato deferito per i reati di inquinamento ambientale e di gestione illecita di rifiuti. Sono tutt’ora in corso accertamenti per chiarire la dinamica dei fatti, la portata dell’inquinamento e la completa identificazione dei responsabili. 

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  • Occhiello La ditta ha sversato nel fiume circa 300 metri cubi di rifiuti di origine zootecnica. È stata sequestrata dai Carabinieri forestale su ordine della Procura di Cosenza
Giovedì, 04 Gennaio 2018 19:05

«Lamezia non è mafiosa, presto reagirà»

LAMEZIA TERME I toni non sono di certo quelli delle grandi occasioni. Nello storico teatro Grandinetti, le celebrazioni per i cinquant'anni di Lamezia Terme, sembrano essere più che altro una festa forzata, vista l'aria che tira da qualche mese nella Piana. Nessun primo cittadino ad entrare con la fascia tricolore, neanche quelle dei sindaci del comprensorio, ma a rappresentare l'attuale Comune e a sedere tra le prime file c'erano solo i tre commissari, insieme al vescovo e ai rappresentanti delle forze dell'ordine e al prefetto di Catanzaro, Luisa Latella.
Poca, pochissima la politica presente nel teatro. Qualche reduce del consiglio comunale da poco sciolto, tra questi Salvatore De Biase, componente del comitato “Lamezia 4 gennaio 2018” e Rosario Piccioni. In un teatro di certo non pienissimo, si potevano scorgere Mario Magno, Sebastiano Barbanti e Antonio Scalzo.  
Ma delle polemiche che hanno accompagnato le celebrazioni oggi non si è voluto parlare. E a ricordarlo ci ha pensato subito il presidente del comitato “Lamezia 4 gennaio 2018” che ha organizzato gli eventi, Basilio Perugini, figlio di Arturo, fautore dell'unificazione dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant'Eufemia nel lontano '68. «Lamezia non è quella che è stata rappresentata negli ultimi tempi - ha detto Perugini –, non è una città mafiosa. È fatta di gente onesta. Ho accettato questo incarico nonostante le difficoltà. In questa città abbiamo tanta speranza e tanta forza per reagire perché rispettiamo le leggi e le istituzioni. Andremo avanti e vorremmo che questo evento, oggi, possa creare una scintilla d'orgoglio nei lametini».


(La platea del teatro Grandinetti)

E di lametini oggi si è parlato, ricordato e soprattutto alcuni lametini sono stati premiati durante l'evento moderato dalla giornalista lametina, Maria Scaramuzzino. Si è ricordato Franco Zofrea, medico e «amico di tutti», com'è stato definito, il cui dipinto è stato donato all'ospedale cittadino. Così come è stato ricordato il professore Tonino Iacopetta, recentemente scomparso e componente del comitato. E poi tanti lametini hanno ricevuto un riconoscimento particolare; giovani e giovanissimi, che grazie alle scuole sono riusciti a vedere la città con occhi diversi e a rappresentarla a modo loro attraverso video, quadri, giornalini e ricostruzioni storiche. Ma il premio più atteso è stato sicuramente quello che il comitato ha consegnato a Daniele La Scala, ideatore del logo chiamato a rappresentare le celebrazioni (al cui concorso hanno partecipato 42 opere) che tanto ha fatto parlare negli ultimi giorni. Una chiosa del vicepresidente del comitato, Sebastiano Sofri, ha cercato di spazzare via qualsiasi critica. «Il logo doveva esprimere le caratteristiche dei tre comuni, e per questo ci siamo rivolti ai lametini e ai partecipanti dei 26 comuni del comprensorio – ha spiegato Sofri -. Le opere sono state valutate da una commissione degli uffici del Comune. Una decisione insindacabile e le cui motivazioni sono state depositate e posso essere consultabili». Poi la parola è toccata, infine a La Scala che ha spiegato la composizione del logo: «Le tre stelle rappresentano ogni comune, mentre lo zero è un cerchio che rappresenta l'unione e al cui interno e riprodotto il bastione di Malta».
Il pomeriggio è poi proseguito con la celebrazione eucaristica nella cattedrale in ricordo di Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, uccisi il 4 gennaio del 1992. In serata, invece, la consegna degli attestati di benemerenza ai lametini che si sono contraddistinti in campo nazionale e internazionale.

Adelia Pantano
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  • Occhiello Iniziate nello storico teatro Grandinetti le celebrazioni per i 50 anni del Comune. Un comitato ad hoc ha organizzato gli eventi. Premiati gli studenti che hanno rappresentato la città. Perugini: «Dobbiamo creare una scintilla d'orgoglio nei lametini»

LAMEZIA TERME Estroversa, brillante, spontanea e calabrese doc. Benedetta Galeno, ospite questa sera alle 20 su l’altroCorriere tv (Canale 211 dtt) della nuova puntata di “In Primo Piano” ha conquistato il pubblico di Bake Off Italia con la sua semplicità.
Il talent che mette di fronte aspiranti pasticceri è un format di successo e Benedetta, nell’ultima edizione, ha sfiorato la finale raggiungendo il quarto posto.
«Un’esperienza indimenticabile – racconta la 29enne lametina – ho dimostrato a mio figlio che è possibile trasformare un sogno in realtà». Ora resterà a Milano per qualche mese: «Frequenterò un’accademia, studierò e poi spero di poter aprire una pasticceria».
Una scelta coraggiosa. «Sono laureata in lingue, insegnavo ma ho deciso di lasciare per inseguire il mio sogno. Oggi sono felice, ho il supporto della famiglia che non mi lascia mai sola e non vedo l’ora di tornare a Lamezia e lavorare nella mia città».
Idee chiare e tanti progetti da realizzare, presto l’Accademia e poi il ritorno in Calabria. Tra un dolce e un libro di ricette, Benedetta sogna una vita a colori come la sua “Rainbow Cake”.

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  • Occhiello La lametina Benedetta Galeno si racconta su L’altroCorriere tv. L’esperienza televisiva e il sogno di aprire una pasticceria nella sua città

CATANZARO «Sorical esiste e funziona, nonostante i Comuni calabresi siano in debito per 200 milioni di euro». In estrema sintesi è questo il messaggio che il commissario straordinario della società che gestisce la rete idrica in Calabria, Luigi Incarnato, ha voluto lanciare ai calabresi nella conferenza stampa di inizio anno indetta giovedì mattina negli uffici dell’azienda. Al suo fianco, l’assessore regionale alle Infrastrutture Roberto Musmanno, e il capo dell’area tecnica operativa, Sergio De Marco.
«Ho voluto indire questo incontro - ha esordito Incarnato - perché ritengo giusto spiegare ai cittadini calabresi cosa facciamo con i soldi pubblici che gestiamo. Sorical ha infrastrutture vetuste e fatiscenti che necessitano di interventi ordinari e straordinari, ma vanta anche crediti ingenti nei confronti dei Comuni che sono in grande difficoltà. Il sistema così com’è organizzato non va bene e bisogna intervenire. Nonostante questo, nel 2017 abbiamo investito 10 milioni di euro, spesi in maniera oculata».
L’elenco degli interventi effettuati dal gestore regionale della rete idrica arriva a circa venti azioni. Tra le più importanti, a Reggio Calabria, Sorical è intervenuta per ripristinare la condotta Calopinace, sostituita appena dieci anni fa ma già responsabile di gravi disservizi idrici in città; inoltre sono al collaudo le opere idriche ed elettriche per il bypass della diga del Menta, la cui entrata in funzione è prevista per la fine della primavera prossima. A Vibo Valentia, inoltre, è stato installato un nuovo impianto di filtraggio per l’acquedotto Medma.
Su Cosenza, gran parte degli investimenti è stata destinata per risolvere i problemi relativi all’approvvigionamento idrico nel centro storico dovuti alla grave siccità che ha colpito le sorgenti Abatemarco, Bufalo, Timpafusa e Merone. Tra i provvedimenti, anche il raddoppio dell’acquedotto Abatemarco, il cui progetto era bloccato dal 2012.
Su Catanzaro, la situazione critica della condotta che attraversa il fiume Alli e costeggia l’ormai nota SP25 sarà puntellata grazie all’allaccio di un nuovo bypass. Inoltre, ne ha dato annuncio l’assessore Musmanno, è partito l’iter per assegnare i lavori di consolidamento e messa in sicurezza delle vasche di approvvigionamento di Magisano, le stesse sulle quali il sindaco del capoluogo Sergio Abramo aveva lanciato l’allarme nelle scorse settimane: «Il problema sulle vasche di Magisano - ha spiegato Musmanno - è emerso in tutta la sua criticità nello scorso inverno. Da allora, ci siamo attivati per reperire i fondi necessari alla messa in sicurezza di un’area che, in caso di problemi, rischierebbe di lasciare a secco la città di Catanzaro per mesi. La Regione ha quindi trovato e già messo a disposizione i 3,8 milioni di euro necessari a risolvere la questione, ora Sorical dovrà avviare il procedimento così da arrivare ad iniziare i lavori entro la fine della primavera».
Per Catanzaro, inoltre, lo stesso Musmanno ha annunciato un ulteriore finanziamento di 10 milioni di euro a valere sul Patto per la Calabria destinato alla messa in sicurezza di tutto l’acquedotto di Santa Domenica e la valutazione di alcuni interventi a valle su alcune vasche del quartiere Lido, intervento grazie al quale si potranno risolvere in maniera definitiva parecchie difficoltà di approvvigionamento nel capoluogo. Inoltre, un altro intervento nell’area del campo pozzi, permetterà di creare un sistema di “backup” capace di garantire il mantenimento del 55% della rete idrica nelle situazioni di emergenza dovute a rotture o quasi nel tratto in cui la conduttura costeggia il fiume Alli.
Fin qui, le note positive della gestione e dei progetti previsti per l’anno in corso. Ma le difficoltà lamentate da Incarnato si sostanziano in un “buco” di circa 200 milioni di euro accumulato dal 2004 ad oggi e che prende le mosse dalla mancata riscossione dei canoni acqua. Inoltre, Sorical aveva ereditato dalla Regione Calabria un ulteriore debito dei Comuni pari a circa 450 milioni di euro per i canoni non versati dal 1981 al 2004: di questi, rimangono ancora 280 milioni da recuperare. Tra i Comuni indebitati, inoltre, ce ne sono trenta che rischiano di andare in dissesto finanziario, azzerando di fatto i crediti vantati da Sorical. Cifre enormi che da sole fanno percepire quali e quanti investimenti avrebbe potuto mettere in campo Sorical negli anni se solo ci fosse stato un sistema di riscossione e di gestione della rete adeguato.
Proprio quel sistema che l’assessore Musmanno ha tracciato sulla scorta della legge regionale approvata nel 2017 in Consiglio grazie alla quale viene istituito un unico ente regionale per la gestione del sistema idrico calabrese: «Abbiamo la necessità - ha detto il docente Unical - di tirare fuori la partita dell’acqua dai bilanci dei Comuni, evitando ai sindaci da un compito gravoso e facendo diventare il sistema efficace. Così per come avviene per altri servizi, introdurre la fatturazione bimestrale emessa direttamente dal soggetto gestore, permetterà alle famiglie di sostenere più facilmente i costi per l’acqua e all’Ente di poter controllare meglio la riscossione».
Saranno, poi, 37 i Comuni calabresi sopra i 5000 abitanti che a breve potranno beneficiare del piano di ingegnerizzazione della rete idrica: un piano da 65 milioni di euro finanziato dal Patto per la Calabria che, dopo l’approvazione del progetto preliminare avvenuta lo scorso 27 dicembre, ora attende la conclusione del progetto definitivo, con una previsione di avvio dei lavori entro il 2018.
Infine, per l’anno in corso, Sorical prevede di investire sulla rete per 15 milioni di euro.

Alessandro Tarantino
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  • Occhiello Conferenza stampa di inizio anno per i vertici della società che gestisce le risorse idriche calabresi. Incarnato elenca gli interventi realizzati e i prossimi investimenti. «Ma il sistema così com’è organizzato non va bene, bisogna intervenire»

Il referendum che si è svolto il 22 ottobre 2017 ha dato una vittoria schiacciante e inequivocabile del Sì alla fusione dei due comuni contermini di Corigliano e di Rossano, tale risultato ha sorpreso sia chi non credeva che il popolo si sarebbe espresso in modo favorevole e sia coloro che più o meno apertamente si sono adoperati affinchè il progetto della fusione dei due comuni non andasse avanti. L’esito favorevole del referendum ha destabilizzato molti e chi si era dichiarato contrario ora cerca di ricorrere a strategie per ritardarne l’attuazione.
Il sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci ha assunto una posizione prereferendaria contraria alla fusione tra le due città, ha preso però atto della vittoria netta del Sì e nella qualità di amministratore ha dichiarato di volersi muovere per creare le condizioni migliori perché la fusione nasca con solide basi, ovviamente secondo una sua visione ed una sua metodologia.
Il sindaco di Rossano Stefano Mascaro invece ha scritto al presidente della giunta della Regione Calabria per sapere da lui «quale sia l’orientamento della Regione sui temi dello sviluppo di questa area della Calabria e sul ruolo che l’Ente intende svolgere», senza pensare che qualsiasi impegno possa dargli il capo del governo regionale, il futuro di questo territorio dipende, oltre che dalla politica,  anche e soprattutto dalla classe dirigente locale che sarà eletta; inoltre, senza nulla togliere all’autorevolezza politica del presidente Oliverio, il sindaco Mascaro non considera che in questa fase delicata l’interlocutore principale è il consiglio regionale.
Oltre ai due sindaci, c’è da registrare anche la posizione del consigliere regionale Orlandino Greco, personaggio di Castrolibero, che nella veste di consigliere regionale continua ad interferire nel processo della fusione Corigliano Rossano, verso la quale è stato e continua ad essere contrario per tantissime motivazioni politiche in quanto la nascita della terza città della Calabria collocherà in secondo piano la città di Cosenza alla quale lui fa capo. 
Che Orlandino Greco fosse contrario alla fusione di Corigliano e Rossano lo si sapeva, ma non si accetta che continui ostinato a portare avanti il suo obiettivo con strategia che offende l’intelligenza dei cittadini coriglianesi e rossanesi. Nonostante il popolo si sia espresso massicciamente per la fusione delle due città, il consigliere regionale mette in atto azioni finalizzate a rinviarne l’attuazione e con arroganza culturale e politica afferma che «oltre a consentire agli attuali organismi di familiarizzare istituzionalmente, di rendersi gli uni più uguali agli altri di generare un insieme attraverso la commistione degli elementi che distinguono le due realtà, ma soprattutto ai cittadini di prepararsi a scegliere consapevolmente i futuri organismi della loro grande città, sindaco in testa. Diventano pertanto pericolose le minacce di ricorrere ad un provvedimento legislativo ad efficacia immediata, che faccia precipitare addosso ai cittadini la responsabilità e adempimenti impropri».
Il consigliere regionale sarà consapevole delle dichiarazioni da lui firmate, ma deve sapere anche che nessun cittadino di Corigliano né di Rossano accetta il rinvio della legge di istituzione del nuovo comune, giammai per incapacità o per impreparazione, si augura invece che nessuno giochi sulla pelle di una comunità che non merita più di essere presa in giro. Il popolo della nascente nuova città sente già di essere culturalmente e politicamente una unica anima politica e socio-culturale; si augura che la volontà popolare espressa con il referendum non venga ulteriormente mortificata da rinvii o da decisioni prese da quella politica becera i cui personaggi vogliono stare forzatamente sulla scena.
La politica deve sforzarsi di essere il più possibile oggettiva, non deve abusare del proprio ruolo.
Il popolo di Corigliano e di Rossano non ha bisogno di numi tutelari né di preoccupazioni di basso profilo, ma soprattutto si augura che la nascita della nuova città unica venga istituita e subito, senza dilazioni di qualsiasi forma. 
Che i due sindaci lo tengano presente, che lo tenga presente anche qualche consigliere regionale. 
A loro si ricorda: siete pro-tempore nel ruolo.
Il popolo sa essere generoso e riconoscente verso chi è onesto intellettualmente ed ha buone intenzioni; ma non dimentica i tradimenti, né le mortificazioni, né i sotterfugi, né i comportamenti di chi approfitta del ruolo istituzionale per operare nella direzione contraria di ciò che è legittimo.
Le aspettative di sviluppo sono molte e tale sviluppo lo può innescare solo un cambio di “passo”.  
La fusione rappresenta questo cambio di “passo”.

*Ex amministratore, componente Comitato 100 Associazioni 

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  • Occhiello di Enrico Iemboli*

REGGIO CALABRIA «Prima ancora che il consigliere regionale Wanda Ferro rilanciasse sui giornali la sua presa di posizione sul tema del regolamento delle case-rifugio, ho incontrato Isa Mantelli, presidentessa del Centro calabrese di Solidarietà, proprio per approfondire la discussione con Mondo Rosa, l'associazione che ha sollevato la vicenda. Terminato l'incontro con la presidentessa Mantelli, condividendo totalmente le sue perplessità, ansie e aspettative per il vulnus che si era venuto a creare nel mondo dell'assistenza alle vittime di violenza e ai minori, ho immediatamente contattato il governatore Mario Oliverio per discutere del tema e mi sono recato personalmente presso gli uffici regionali per incontrare la dirigente del settore competente, Rosalba Barone». È quanto afferma, in una nota, il consigliere regionale Arturo Bova. «Ebbene, grazie a un lavoro immediato e sinergico, il governatore Oliverio - prosegue Bova - ha assicurato la pronta risoluzione della vicenda con una modifica al regolamento che permetta di includere, nel calcolo delle sovvenzioni alle case-rifugio, anche i minori di età superiore ai 3 anni. Un buon modo per iniziare il 2018 e un ottimo auspicio affinché i buoni propositi non rimangano sterili dichiarazioni di principio. Ho più volte ribadito che le politiche sociali e il lavoro debbano essere le priorità dell'azione di governo regionale. Su donne vittime di violenza e minori non possono esserci risparmi e sconti. Le risorse alle strutture che operano con professionalità e serietà sul territorio regionale, non possono essere date con il contagocce». «Sono felice - sostiene ancora Bova - che la risposta del presidente Oliverio sia stata immediata e pronta: su un tema così delicato non è neanche ipotizzabile un passo indietro. Per quanto mi riguarda, non permetterò mai che si rischi di sacrificare anche un solo, minuscolo diritto di chi vive situazioni di difficoltà e sofferenza».

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  • Occhiello Il consigliere regionale: «Il governatore ha sollecitato la modifica del regolamento prima ancora della denuncia di Wanda Ferro»

Sull'utilità delle commissioni d'inchiesta circolano da anni, specie tra i cronisti parlamentari più navigati, aforismi non proprio edificanti. In alcuni casi, però, anche se le attività di indagine sono destinate a un nulla di fatto in concreto, questi organismi hanno almeno il merito di tracciare dei quadri generali su situazioni a cui si dà, quantomeno, il crisma dell'ufficialità istituzionale. Quello del «sistema di accoglienza», del trattamento dei migranti e delle «risorse pubbliche impegnate» al settore è certamente un tema su cui la relativa Commissione parlamentare ha messo un punto fermo. Dopo due anni e mezzo di lavori, l'organismo presieduto da Federico Gelli (Pd) ha impietosamente fotografato una situazione che segna una distanza evidente tra il quadro che le leggi (il decreto legislativo 142 del 2015) avevano delineato e la cruda realtà dei fatti.

SISTEMA IN MANO AI PRIVATI Il sistema dell'accoglienza, in Italia, è in larga parte in mano ai privati. E tra questi, ovviamente, non manca chi ci specula. A conti fatti, circa sette centri di accoglienza su dieci non sono a gestione pubblica. «La parte sulla titolarità delle strutture fa risultare un larghissimo ricorso agli strumenti della locazione, mentre sono pochi i beni in proprietà e le strutture demaniali». Sono dati che emergono chiaramente dalla relazione finale della Commissione, un dossier redatto dal dem Paolo Beni e approvato lo scorso 20 dicembre con i voti di Pd e M5s (contraria la Lega, astenuta Forza Italia). 
Il sistema rimane quasi completamente sotto l'ombrello dell'emergenza: circa l'80% dei richiedenti protezione internazionale presenti in Italia sono ospitati nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), mentre c'è un'evidente difficoltà a coprire i posti che sono disponibili nei centri Sprar, che pure sarebbero già finanziati. Insomma – si legge nella relazione – si continua a fare «larghissimo ricorso» ai Cas mentre, di contro, si registra «la mancata attivazione di migliaia di posti Sprar». C'è una discrepanza enorme, dunque, tra le risorse destinate alla fase emergenziale dell'accoglienza e quelle (non) impiegate per la fase dell'inclusione, cioè dell'integrazione vera e propria.

BOOM DI AFFIDAMENTI DIRETTI IN CALABRIA Oltre che ad un excursus storico e normativo, le 132 pagine del dossier della Commissione d'inchiesta sono dedicate anche ad alcuni focus su aspetti specifici. Con un'annotazione specifica sulla Calabria.
Il primo focus riguarda le presenze e ne emerge, come detto, lo sproporzionato ricorso alle strutture straordinarie. Poi vi è una disamina sulle strutture, che sono prevalentemente piccole e per larga parte di derivazione para-alberghiera. «Si capisce – emerge dal dossier – che spesso si riconvertono a questa finalità attività imprenditoriali di tipo ricettivo». Insomma si parla di alberghi, agriturismi, affittacamere e ostelli i cui gestori – direttamente o tramite le cooperative – ottengono gli appalti dalle Prefetture senza alcuna gara. A questo proposito, il focus sulle tipologie di affidamento mostra infatti «un largo ricorso all'affidamento diretto e consente di rilevare che il maggior ricorso all'affidamento diretto coincide con i casi di maggiore concentrazione della presenza di migranti in poche strutture, come nel caso della Calabria».
«I centri – ha infine affermato il relatore in Commissione – hanno troppo spesso funzioni poco chiare, non specializzate per segmenti di ospitalità. Tutti fanno tutto, con risultati poco incoraggianti».

Sergio Pelaia
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  • Occhiello Il dato sulla Calabria emerge dal dossier della Commissione d'inchiesta sui migranti. L'80% dei richiedenti asilo è in strutture straordinarie che «hanno troppo spesso funzioni poco chiare». E intanto non vengono attivati migliaia di posti Sprar già finanziati
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