Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 09 Gennaio 2018

CARIATI Era Leonardo Rispoli l’uomo che governava, per conto del clan Farao-Marincola, sulla “Lega navale” di Cariati. Il suo era un dominio totale, tale da costringere il presidente uscente, Giovanni Cufari, a dimettersi e rinunciare alla rielezione. Estrometterlo è, per Rispoli, un modo per accaparrarsi la gestione delle attività economiche legate al porto della cittadina dello Jonio cosentino. È la riproposizione di quanto già avvenuto a Cirò Marina. Con una differenza: a Cariati la cosca trova un sindaco pronto a denunciare. Lo raccontano le carte dell’inchiesta “Stige”. Filomena Greco è stata il primo cittadino fino alla scorsa settimana, quando otto consiglieri comunali l’hanno sfiduciata, decretando la fine della sua esperienza amministrativa. La sindaca e la sua famiglia (si tratta degli imprenditori del gruppo iGreco) decidono di rivolgersi alle forze dell’ordine per strappare il porto dalle mani della ‘ndrangheta. Suo fratello Saverio, nel febbraio 2016 (prima delle elezioni amministrative), riferisce agli investigatori che «a Cariati era ormai notizia diffusa che esponenti della ‘ndrangheta cirotana erano interessati non solo alla gestione del porto, ma anche alla gestione del correlato mercato ittico, che in quel momento passava anche dall’aggiudicazione di una gara d’appalto che il Comune di Cariati avrebbe dovuto bandire». Sono i giorni nei quali si consumano le minacce ai danni del presidente della “Lega navale”. Qualche mese dopo – è giugno – il sindaco neo-eletto solleva «dall’incarico di responsabile dell’Area Tecnica Antonio Dell’Anno, persona evidentemente asservita alle volontà di Leonardo Rispoli, nominando al suo posto Adolfo Benevento». Il nuovo dirigente annulla la determina con la quale la gestione dell’area portuale era stata affidata al “Circolo Nautico” di Rispoli, unico partecipante alla gara. E la sua vita, d’improvviso, si complica. «Il giorno seguente (21 giugno 2016) alla comunicazione a Rispoli della revoca dell’affidamento – scrive il gip –, Benevento subiva un grave atto intimidatorio, allorché ritrovava davanti al portone d’ingresso della propria abitazione, la carcassa di un cane con il cranio frantumato. Assai difficile – si legge ancora nell’ordinanza di custodia cautelare – non collegare l’intimidazione ai provvedimenti amministrativi appena adottati dal nuovo responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune, che penalizzavano Rispoli e per l’effetto la compagine criminale per conto della quale opera al porto di Cariati». Saranno poi le intercettazioni telefoniche a confermare il contesto ipotizzato da Saverio Greco. I rapporti tra Rispoli e gli esponenti della cosca di Cirò Marina, la collaborazione con i Farlo per l’imposizione del vino prodotto da aziende vicine alla cosca e infine i metodi spicci utilizzati per convincere Giovanni Cufari a non ricandidarsi. La chiave dell’accusa sta in una telefonata registrata il 21 marzo 2016. “Dicono che hai picchiato a quello...il professore Cufari ... quello della Lega?», chiede l’interlocutore di Rispoli. «Si ... l'ho picchiato, gli ho detto! Ormai ... mi frego di loro! …». Per gli inquirenti vale come una confessione.  

 

 

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  • Occhiello Le denunce dell’ex primo cittadino Filomena Greco e di suo fratello Saverio contro le ingerenze dei clan cirotani sul porto. L’intimidazione al manager che sfrattò il dominus della “Lega navale”
Martedì, 09 Gennaio 2018 23:16

STIGE | L’arresto che imbarazza il Pd

CATANZARO «Consideriamo il contrasto alle mafie come urgenza nazionale, tutte le articolazioni delle nostre comunità devono sentirsi a pieno titolo coinvolte, senza latitudini e senza recinti geografici. E su questo terreno il Pd Calabria farà la sua parte». Il segretario regionale dem Ernesto Magorno, come spesso accade, è stato tra i primi (e più entusiasti) a commentare l’operazione della Dda di Catanzaro che ha disarticolato il clan Farao-Marincola. Tra i 169 arrestati, però, ce n’è uno che imbarazza proprio il Pd calabrese. Perché è uno dei suoi dirigenti. Michele Laurenzano, sindaco di Strongoli, ha costruito tutta la propria parabola politica nel Partito democratico. Ha iniziato a fare politica all’Unical. Da studente raccoglieva messi di voti: l’associazione che animava, Università futura, non aveva aderenze partitiche come le altre sfidanti (più o meno vicine al centrosinistra o al centrodestra). Era, si direbbe oggi, una lista civica d’ateneo. E quel civismo ante litteram pagava già alla fine del vecchio millennio. Laurenzano l’enfant prodige delle preferenze rappresentava gli studenti nel cda del Centro residenziale. Poi cominciò a costruirsi una carriera universitaria: la laurea con lode in Lettere moderne, i primi incarichi al dipartimento di Linguistica, il dottorato, un assegno di ricerca. Sono anni nei quali l’accademia non offre troppe opportunità. Molti sono finiti nell’imbuto del precariato e dei contratti di collaborazione.
I rinnovi di anno in anno esposti alle lune dei baroni non fanno per lui. Così Laurenzano devia dal percorso di ricerca e viene assunto – è capitato a tanti rappresentanti studenteschi dell’Unical – a tempo indeterminato dall’università. Il suo curriculum dice “responsabile del settore alloggio e mensa” del Centro residenziale, lo stesso nel quale, per qualche anno, ha illustrato le istanze dei colleghi. È il 2008 e, nonostante gli impegni lavorativi, la prima passione resta sempre la politica. Sono ancora lontani i tempi delle elezioni vittoriose a Strongoli nel 2013 (e lo è anche l’inchiesta della Dda di Catanzaro che lo ha portato in carcere), ma Laurenzano entra – seppure da collaboratore – nei Palazzi che contano.
Tra il 2009 e il 2010 lavora nella struttura speciale dell’allora assessore regionale ai Fondi comunitari Mario Maiolo, dal giugno 2010 (cioè nella legislatura successiva) passa al servizio di Francesco Sulla, consigliere regionale crotonese con un posto nell’Ufficio di presidenza di Palazzo Campanella. I suoi “capi” passano, lui resta. Anche nell’era Oliverio, infatti, Laurenzano continua a frequentare il consiglio regionale, questa volta come capostruttura di un altro inquilino dell’Astronave: Antonio Scalzo. L’area, neanche a dirlo, è il Partito democratico. Che – seguendo una consuetudine – offre spazio nelle strutture politici a sindaci e amministratori. Un po’ per fedeltà, un po’ per alimentare il consenso. L’appoggio di Laurenzano, però, da quanto “Stige” non è soltanto una citazione dantesca, è diventato imbarazzante. E dire che il sindaco di Strongoli, nel giorno della nomina della Commissione d’accesso al Comune di Isola Capo Rizzuto, si rallegrava della decisione del prefetto di Crotone sperando che incoraggiasse «un processo di bonifica e sana democrazia dentro alle istituzioni del territorio». Era il 19 maggio 2017. Oggi, i magistrati gli contestano di aver fornito «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo» ai componenti del clan Farao-Marincola. (ppp)

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  • Occhiello Il sindaco di Strongoli Laurenzano: da enfant prodige del consenso all’Unical all’assunzione nelle strutture speciali di tre consiglieri regionali (in diverse legislature). Nel maggio 2017 elogiava la Dda per il blitz contro il clan Arena: «Bonificare il territorio dalla ‘ndrangheta»
Martedì, 09 Gennaio 2018 22:28

Si ribalta un trattore, un morto a Maida

MAIDA Tragico incidente nel Comune di Maida, dove, in seguito al ribaltamento di un trattore, una persona ha perso la vita. L’automezzo agricolo, munito di scuotitore, per cause in corso di accertamento, si è cappottato. Deceduto il ragazzo che si trovava alla guida del mezzo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che sono riusciti a mettere in sicurezza il mezzo che si trovava in tratto di terreno in forte pendio, consentendo il recupero del corpo. I rilievi dei carabinieri sono in corso per ricostruire la dinamica dell’incidente.

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  • Occhiello Tragedia in campagna, la vittima è un giovane. In corso indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente
Martedì, 09 Gennaio 2018 22:11

Morra: «Il Rosatellum penalizza i calabresi»

CATANZARO «Iniziamo subito così da facilitare il lavoro degli operatori dell’informazione, nella speranza che quanto poi detto non venga sapientemente tagliato e modificato». Nicola Morra, senatore della Repubblica, si presenta a Catanzaro così nella serata dedicata dal Movimento 5 Stelle del capoluogo per spiegare ai simpatizzanti la legge elettorale e le sue pieghe politiche.
La cornice è quella di un bar nel quartiere marinaro di Catanzaro, davanti al senatore calabrese d’adozione ci sono una cinquantina di attivisti. Tra questi, il deputato uscente Paolo Parentela e tanti che a giugno scorso si sono candidati nella lista del Movimento alle amministrative: alcuni di questi hanno avanzato la propria candidatura anche alle “parlamentarie”.
La lezione di Morra, tra ipotesi, percentuali e il grido d’allarme sul rischio che la Calabria non venga rappresentata per come dovrebbe, dura oltre novanta minuti. Da ex docente, Morra, è allenato e gestisce agilmente le domande degli astanti.
Gran parte della lezione è incentrata sulle criticità del Rosatellum, una legge elettorale «che nasce con la finalità di azzoppare, di affossare un avversario politico, è una legge che, a mio avviso è viziata fin dalla nascita. Noi non possiamo permetterci di avere leggi elettorali che cambiano con il mutare delle maggioranze parlamentari al governo», spiega Morra.
Insinuandosi tra i meccanismi della legge elettorale, Morra non risparmia critiche: «Condivido quanto dichiarato dal prof Lorenzo Spadacini durante l’audizione alla commissione Affari generali in Senato circa i dubbi sulla costituzionalità del Rosatellum: non escludo, quindi, che tra qualche mese o qualche anno possa arrivare un pronunciamento della Corte Costituzionale a dirci che, anche questa volta, abbiamo scherzato. Per me, ad esempio, è ingiustificabile che venga concessa la possibilità delle pluricandidature che apre le porte all’eventualità che una circoscrizione possa avere eletti meno rappresentanti di quanti gliene assegna la legge».
Il ragionamento di Morra prende le mosse dalla possibilità, per un candidato, di avere un posto tanto nel listino proporzionale (cosiddetto “plurinominale”), quanto in quello maggioritario (“uninominale”): «Dovesse essere eletto in entrambi, la legge prevede che a scattare sia il seggio uninominale - spiega Morra -, facendo scalare di seguito le posizioni al plurinominale. Ma nel caso in cui una forza politica ottenesse una grande percentuale di voti all’uninominale ottenendo così tutti i seggi di quel collegio, i posti in lista non basterebbero a coprire i seggi uninominali e proporzionali. In questo caso, quindi, la Calabria vedrebbe eletti meno rappresentanti di quanti la legge ne stabilisce, il tutto a vantaggio di regioni limitrofe».
Il ragionamento di Morra si sposta poi sul concetto di “sovrarappresentanza”: «Con questo sistema elettorale - spiega - hanno maggior peso i partiti che in alcune aree del Paese possono contare su un grande seguito. La Lega, ad esempio, ma anche tutti i piccoli partiti che rappresentano delle minoranze come Svp».
A finire nel mirino del senatore uscente, poi, anche il divario tra Nord e Sud: «Il peso elettorale che le regioni del Nord hanno per via dell’alto numero di residenti, deve spingere noi del Movimento a giocarcela soprattutto qui al Sud proprio per contrastare quel peso elettorale. Guardate - è l’affondo -, non viene approvato il reddito di cittadinanza perché qui vogliono tenerci schiavi dell’assistenzialismo, dei contratti per Lsu-Lpu. Non crediate che sia casuale il fatto che proprio ora sia saltata Federica Roccisano».

Alessandro Tarantino
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  • Occhiello Il senatore del M5s a Catanzaro “spiega” la legge elettorale ad attivisti e simpatizzanti, pensa alle “parlamentarie” e lancia un monito sul lavoro. «Questi partiti ci vogliono schiavi del bisogno. Pensate al caso di lsu ed lpu»

CATANZARO Giuseppe Spagnolo, detto “u bandito” viene considerato dagli inquirenti azionista della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina. Ha diversi compiti, alquanto dedicati. Azioni di sangue per risolvere conflitti insanabili, gestire il monopolio del pescato. Ma, soprattutto, «è impegnato nella raccolta del consenso, che svolge con metodo ‘ndranghetistico, in occasione delle competizioni  per l’elezione delle amministrazioni locali». Il controllo del voto da parte della cosca emerge notevole dalle indagini dell’operazione Stige, condotta dalla distrettuale antimafia di Catanzaro. Una ingerenza impressionante nel gestire il bacino di voti da preoccupare il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto che ha parlato di rischio per la libertà di voto. D'altronde in un territorio in cui si controllano le principali attività produttive, non è difficile immaginare che si controllino anche le preferenze elettorali.

IL SODALIZIO E IL CONTROLLO DEL TERRITORIO L’associazione armata di stampo ‘ndranghetista Farao-Marincola opera nei comuni di Cirò Marina, Cirò Superiore, Cariati, Torretta di Crucoli, Strongoli, Casabona, con diramazioni in Germania nel territorio dell’Assia e a Stoccarda, con ulteriori, importanti influenze nei restanti Comuni della provincia di Crotone e nei Comuni del litorale jonico della provincia di Cosenza grazie ad accordi con le famiglie: Trapasso di San Leonardo di Cutro, Grande Aracri di Cutro, Arena di Isola di Capo Rizzuto, Abbruzzese di Cassano, Acri di Rossano e Carelli di Corigliano. Gli affari che monopolizza, grazie alla sua forza intimidatrice, al controllo del voto e ai capitali che le permettono di stringere clientele, sono: l’offerta di pescato proveniente dalla flotta peschereccia stanziale nei porti di Cariati e Cirò; i servizi portuali di Cirò e Cariati; i servizi di lavanderia industriale; la distribuzione di prodotti alimentari;  la distribuzione di carta e plastica per alimenti; la raccolta e rigenerazione della plastica e dei cartoni; lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per il tramite di imprese controllate ed utilizzate fino alla loro espromissione dal mercato per effetto della cosiddetta interdittiva antimafia; la gestione dei servizi per l’accoglienza migranti;  la distribuzione di prodotti vinicoli controllata anche all’estero, specie in Germania, per il tramite di una cellula distaccata ivi operativa; i servizi di onoranze funebri; i prodotti da forno; la rivendita di semilavorati per pizze anche in Germania tramite associati ivi stanziali; la distribuzione di bevande; le agenzie ove si pratica il gioco on line e per il tramite di cosiddette slot machine; gli appalti pubblici e privati di tagli boschivi; gli appalti di servizi e per la gestione di beni amministrati dal Comune di Cirò Marina. E questo, raccontano le carte dell’inchiesta Stige della Dda di Catanzaro, che ha portato martedì a 169 misure cautelari, grazie alla connivenza degli amministratori locali.

 

SODALI E AMMINISTRATORI Prendiamo i fratelli Siciliani, Roberto, Mario e Nevio. Secondo l’accusa «si rendono intestatari di beni immobili, anche attraverso l’impresa “Ionica Immobiliare Srl” con sede a Cirò Marina, ed imprese per conto della consorteria, mettendo gli immobili a disposizione della consorteria, che vi installa attività imprenditoriali». Sopra ogni cosa, dicono le indagini, «rappresentano uno dei collanti con l’amministrazione comunale di Cirò e provinciale di Crotone». Nevio avrebbe goduto dell’appoggio della cosca in occasione delle comunali del 2006, arrivando a diventare assessore con deleghe importanti. In cambio avrebbe anteposto gli interessi della cosca a quelli del buon agire amministrativo. Domenico Bumbaca, il 18 febbraio 2008 confermava di aver avuto notizia diretta dell’appoggio fornito dagli ‘ndranghetisti cirotani a Nevio Siciliani, per il tramite di Giuseppe Spagnolo e dei sodali di fiducia di quest’ultimo «… in quel periodo là i cirotani, almeno la banda, diciamo, tra virgolette, di Peppe il bandito, di Spagnolo, ha portato a coso, a uno dei Siciliani, a Nevio, so il nome perché io giocavo a Cirò e li conosco, no, e hanno portato a Nevio Siciliani loro, a Cirò, a livello di politica …». Roberto Siciliani, poi, sarebbe stato appoggiato dalla consorteria alle amministrative del 2011. Eletto sindaco, avrebbe piegato l’operato della giunta al perseguimento degli interessi della cosca. Dal canto suo Mario Siciliani si è colluso con i plenipotenziari della consorteria per determinare l’elezione dei fratelli Nevio e Roberto. C’è poi Giuseppe Berardi che secondo gli investigatori «oltre a essere ingerito nella gestione dell’impresa di ‘ndrangheta che monopolizza servizi di lavanderia, la “Wash Plus Sas”, con sede a Cirò Marina, rappresenta il collante con la pubblica amministrazione comunale, avendo ricoperto incarico di consigliere, con importanti deleghe assessorili, nelle amministrazioni succedutesi negli anni 2006, 2011, 2016. In questo modo, anche per il tramite degli altri amministratori intranei al sodalizio, ordisce una politica amministrativa comunale che persegue, innanzitutto, gli interessi, imprenditoriali e non, della cosca “Farao-Maricola”». Giuseppe Farao, uno dei capi storici del locale di Cirò, dal carcere, dimostrava di essere al corrente persino di quanti consensi elettorali avesse riportato Berardi (indicato come «Giuseppe nostro»). Il bacino di voti, secondo Farao doveva essere di «…cinquecento voti… di più…».
Il grande eletto della cosca è però, Nicodemo Parrilla, sindaco di Cirò e presidente della provincia di Crotone, incarico, secondo gli inquirenti, «per il tramite delle pressioni ‘ndranghetistiche esercitate da Giuseppe Sestito e Francesco Tallarico sui consiglieri comunali della Provincia di Crotone, specie su quelli del Comune di Casabona». E a questo proposito c’è un’intercettazione tra Antonio Anania (tra i promotori della cosca) e Giuseppe Sestito (responsabile per la cosca del territorio di Cirò Superiore) che mette in risalto, secondo l’accusa, il bisogno di Parrilla di avere voti tra i pubblici amministratori (anche di altri comuni) chiamati ad esprimere la preferenza per l’elezione alla carica di Presidente della Provincia di Crotone. Parrilla si sarebbe rivolto a Sestito per raggiungere l’obbiettivo. «…Parrilla non ti ha detto niente?....omissis… Parrilla ti ha detto qualche cosa?...omissis…Siccome è candidato a Presidente della Provincia…omissis… E l'hanno candidato, mi ha detto, per i consiglieri, ha detto - "Gliel'hai detto? - ho detto -  “E ora glielo dico” - qui a Casabona che se vuoi parliamo con coso, hai capito?!…», dice Anania a Sestito, il quale, ricevuta la richiesta fa capire che si sarebbe adoperato, commentando, però, «…Sì, ma Parrilla troppe cose vuole fare!…». Il 12 gennaio 2017 Parrilla viene eletto presidente della Provincia di Crotone con il 62,2 per cento di consensi.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello A Cirò Marina i Farao-Marincola controllavano tutto. Dal porto ai rifiuti ai prodotti vinicoli. Ma gestivano soprattutto il consenso. Da girare, all’occorrenza, a Siciliani o Parrilla. E, sempre, a Berardi. Che per il boss è «Giuseppe nostro»
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    - STIGE | «È a rischio la libertà di voto» - VIDEO

REGGIO CALABRIA «Dopo l'iniziativa voluta dal prefetto di Catanzaro Luisa Latella, che sul rinnovo dei contratti per gli ex Lsu e Lpu ha avviato un positivo confronto con le forze sindacali e i comuni, anche la Regione si renda protagonista di una iniziativa analoga, al fine di individuare tutte le possibili soluzioni affinché nessun lavoratore venga escluso dalla possibilità di stabilizzazione». È quanto afferma, in una dichiarazione, il consigliere regionale Wanda Ferro del Gruppo Misto. «Occorre chiamare ad un senso di responsabilità l'Anci e quegli enti locali - prosegue Ferro - che oggi stanno mostrando maggiori resistenze, nonostante abbiano beneficiato negli anni dell'utilizzo di questi lavoratori per l'erogazione dei servizi. Siamo favorevoli a sostenere l'ipotesi di una legge regionale che consenta di procedere ai rinnovi contrattuali, purché si faccia in fretta e non si continui in un'insopportabile perdita di tempo da parte della politica, che si sta rivelando drammatica per tantissime famiglie calabresi lasciate senza reddito e nella più cupa incertezza».

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  • Occhiello La consigliera regionale invita la Regione ad accelerare per definire la vertenza: «Situazione drammatica, Anci e Comuni siano responsabili»

LAMEZIA TERME «Confermo il mio passaggio a Liberi e Uguali ma non mi candiderò». Queste le prime dichiarazioni sul passaggio ufficiale al nuovo movimento politico di Pietro Grasso, di Antonella Rizzo, assessore all’Ambiente della Regione Calabria. Una scelta di campo forte e netta, motivata e sospinta da quelle che sono le ambizioni del nuovo partito di sinistra, pronto a recitare un ruolo da protagonista nella prossima tornata elettorale fissata per il 4 marzo.
«La mia volontà è quella di stare vicino ad una compagine che sta nascendo e nella quale abbiamo trovato tanto entusiasmo e abbiamo la possibilità di dialogare. Il mio è un passaggio mirato alla costruzione e dunque non è contro nessuno». Ogni riferimento non è casuale ed è rivolto al presidente della Regione Calabria Oliverio per il quale la stessa Rizzo spende parole d’elogio e stima, dichiarandosi pronta anche a rinunciare al proprio incarico qualora fosse necessario per il bene della Calabria.
«Il mio passaggio – sostiene Antonella Rizzo – rafforza quella che è la linea programmatica del presidente Oliverio. Sono esattamente quella che si è presentata insieme a lui alle primarie e non ho dimenticato quella che era la sua impostazione programmatica».
Insomma un passaggio indolore ma che certifica, qualora ce ne fosse bisogno, un certo appeal del nuovo movimento di Grasso all’interno del mondo politico calabrese. Hanno già aderito Arturo Bova e Nino De Gaetano, così come l’ex candidato a sindaco di Vibo Valentia Antonio Lo Schiavo e Sinistra Italiana, guidata da Angelo Broccolo. E a Lamezia c'è anche il candidato a sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita, altra adesione importante. 
La sensazione è che nei prossimi giorni altri elementi presenteranno la propria adesione, a cominciare dall’ex sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza. Ma dall’incontro organizzato a Lamezia è stato tracciato, di fatto, un percorso netto e ben preciso: raccogliere i voti di una regione scontenta e pronta a gettarsi alle spalle l’esperienza del Partito Democratico.
Quale sarà il futuro del movimento sarà chiaro solo dopo il 4 marzo, così come il futuro del presidente Mario Oliverio.

FIORITA NELLA ROSA DEI "CANDIDABILI" Proprio dalla presenza del docente universitario Nicola Fiorita quale candidato di punta alle Politiche arriva la novità principale dell'assemblea presieduta dal consigliere regionale e presidente della commissione antindrangheta di palazzo Campanella Arturo Bova, che in primo luogo ha illustrato il percorso di selezione delle candidature al Parlamento. «Nell'assemblea - ha esordito Bova - stileremo la rosa dei nomi dei candidati che poi trasmetteremo per le valutazioni finali alla struttura nazionale dello schieramento. Per individuare questa rosa ci siamo dati un metodo innovativo, quello di far esprimere liberamente i territori e senza alcuna graduatoria e quindi garantendo la massima rappresentatività ai territori». Sulla presenza, nella rosa dei nomi di possibili candidati al Parlamento, di Nicola Fiorita, che comunque si è riservato di accettare l'eventuale candidatura, Bova ha osservato: «È una delle più belle notizie che possiamo fornire non solo a Catanzaro ma a tutta la Calabria, del resto è noto che per lui feci una battaglia per candidarlo sindaco alle Comunali del capoluogo quando all'epoca ero nel Pd. La sua figura - ha proseguito il presidente della commissione regionale antindrangheta - la dice lunga su quello che "Leu" vuole essere: un partito inclusivo e aperto alla società civile, al mondo dell'università, del volontariato, dell'associazionismo».

BOVA NON SARÀ DELLA PARTITA Bova ha poi aggiunto che non si candiderà alle prossime elezioni politiche. «Sto notando che con l'assessore regionale Rizzo sta avvenendo quello che è avvenuto con me, nel senso che - ha sostenuto Bova - molti dissero che il mio passaggio dal Pd a Mdp e quindi a "Leu" era dettato solo dalla volontà di trovare una candidatura. E invece noi siamo i primi a dire no alle nostre candidature. Stiamo lavorando per costruire e radicare questo nuovo soggetto politico in Calabria: io sono andato via dal Pd proprio per non commettere gli errori del Pd. Sto da tempo girando tutta la Calabria e posso dire che ci sono risorse, esperienze e persone davvero straordinarie. E vedrete che faremo liste radicate e piene di giovani, perché - ha concluso il presidente della commissione regionale antindrangheta - vogliamo dare ai giovani la speranza di una politica che non e' appannaggio di pochi notabili e il messaggio che noi non parliamo di lanciafiamme che però poi non vengono mai azionati». 

Giorgio Curcio
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  • Occhiello Il docente universitario, dopo l'esperienza alle Comunali di Catanzaro, potrebbe scendere in campo alle politiche. Diventa ufficiale l’adesione dell’assessore all’ambiente Rizzo al movimento. E Bova annuncia che il 4 marzo non sarà della partita
Martedì, 09 Gennaio 2018 19:26

«Ex lsu-lpu nell’organico dei Comuni»

CATANZARO «Si è svolto oggi, presso la Prefettura di Catanzaro, un tavolo tecnico convocato dal Prefetto, Maria Luisa Latella, alla presenza delle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Usb, del dirigente generale del dipartimento Lavoro della Regione, Fortunato Varone, del funzionario regionale, Pasquale Capicotto e del presidente di Anci Calabria, Gianluca Callipo, per discutere sulle problematiche rispetto alla contrattualizzazione nei Comuni calabresi dei lavoratori Lsu/Lpu per l'anno 2018». È quanto informa, in una nota, la giunta regionale che sottolinea come nel corso dell’incontro il dirigente Varone ha illustrato una proposta di legge d’iniziativa dell’esecutivo Oliverio, in via di definizione, sul tema «previa intesa con le organizzazioni sindacali ed Anci».
«La proposta, fortemente voluta dal presidente della Giunta, Mario Oliverio – si legge nella nota - prevede misure volte al superamento del precariato ed alla stabilizzazione di Lsu/Lpu come la fuoriuscita volontaria dei lavoratori ultrasessantenni mediante incentivi al pensionamento o la mobilità volontaria territoriale dei lavoratori, che consente di contrattualizzare ex-Lsu/Lpu presso enti locali che dispongono di posizioni vacanti in organico. Nei prossimi giorni il presidente Oliverio ed i dirigenti regionali incontreranno i rappresentanti dei ministeri del Lavoro e della Funzione Pubblica per definire ulteriori elementi funzionali alla conclusione del processo di stabilizzazione avviato dall’attuale governo regionale sin dal suo insediamento, a fine 2014».
«Grazie, infatti, alla tornata di contrattualizzazioni di ex- Lsu/Lpu avvenute nel corso degli anni 2015, 2016 e 2017, - prosegue il comunicato - oggi è finalmente possibile parlare in concreto di stabilizzazioni. Il dipartimento Lavoro, infine, convocherà nei prossimi giorni tutti gli Enti Locali in cui il provvedimento di proroga dei contratti relativi al 2018 sia ancora in corso di definizione, con l’obiettivo di superare eventuali criticità».
«Le situazioni di questo tipo – conclude la nota - attualmente, riguardano solo circa 300 Lsu/Lpu sui 4.584 operanti negli enti locali calabresi, mentre la restante parte ha invece ottenuto la proroga per il 2018 finalizzata alla stabilizzazione».

 

 

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  • Occhiello La proposta dell’esecutivo regionale è stata esposta nel corso del vertice in Prefettura a Catanzaro con i rappresentanti del sindacato e dell’Anci: «Oggi è finalmente possibile parlare in concreto di stabilizzazioni »
Martedì, 09 Gennaio 2018 19:24

STIGE | Tredici matrimoni e un arresto

CATANZARO Non si possono spiegare a parole le pagine web in cui compaiono gli affreschi, le torri del castello, le statue kitsch. Non si può che lasciare spazio alle foto. Il Castello Flotta, location per matrimoni sfarzosi (ma di nuovo le parole non rendono l’idea) a Mandatoriccio, era diventato protagonista del “Boss delle cerimonie”, programma cult di Real Time. L’arresto di Nicola Flotta per concorso esterno in associazione mafiosa getta una luce sinistra su quella parola, “boss”. E sui rapporti dell’imprenditore con pezzi importanti della cosca Farao-Marincola. Tanto per cominciare: sono tredici i banchetti organizzati a sbafo da sodali e familiari del clan a “Castello Flotta”. Le indagini dei carabinieri del Ros li citano, uno per uno: dal 28 luglio 2002 al 7 dicembre 2012. Li citano en passant anche Giuseppe Farao, boss detenuto, e suo figlio in un colloquio carcerario. Il giovane vorrebbe chiedere denaro a Flotta ma il padre cerca di farlo recedere dall’idea «perché se noi facciamo il conto di tutti i matrimoni… omissis… aspè fatti spiegare…tutti i matrimoni che abbiamo fatto… se avessimo dovuto pagare 50 euro, eh?...” omissis “… se avessimo dovuto pagare…».



Sono le parole del pentito Domenico Bumbaca a inguaiare il “boss” (mandatoriccese) dei matrimoni. «Bumbaca – riportano gli investigatori – aveva avuto modo di verificare personalmente che una serie di congiunti di Giuseppe Spagnolo (ritenuto legato al clan Farao-Marincola) avevano festeggiato più ricorrenze presso il Castello Flotta senza pagare nulla». È il cuore delle accuse della Dda all’imprenditore. Un cuore che contempla anche il versamento «in bacinella di una percentuale degli introiti della propria attività imprenditoriale». Anche per questa contestazione c’è un colloquio intercettato dagli uomini del Ros. «Vedi che Nicola quello del castello – dice un presunto affiliato al clan – mi deve dare 2mila euro ora che si sposa “Tavulune”. (...) C’ho già parlato con coso... ogni matrimonio che noi gli portiamo ci dà 2mila euro». È particolare la storia di questa cerimonia. Secondo l’uomo intercettato dai militari, si sarebbe dovuta svolgere altrove, al Grand Hotel Balestrieri. Gli acconti erano addirittura già versati, prima che l’intervento dei sodali della cosca consigliasse agli sposi, «con violenza e minaccia», di festeggiare tra gli affreschi e i marmi del Castello.

Era un amico, Nicola Flotta, secondo il boss Farao. Che spiegava al figlio ansioso di riscuotere i denari: «Gli devi dire “vedi che ti ha mandato tanti saluti e basta”, lui ti manda a dire di quello che tu... ti sente della famiglia... e basta». I legami con certe famiglie, però, sono pericolosi. Così come le cerimonie regalate: «Il matrimonio è stato fatto là (al Castello, ndr) e Peppe non ha tolto un euro per il matrimonio, non l’ha pagato, è stato offerto da quello là il matrimonio. Stiamo parlando di un matrimonio che c’erano forse 500 persone». Con i prezzi che girano è un grosso dono. Che, secondo i magistrati, svelerebbe un’altra questione imbarazzante: «Il Castello Flotta è stato costruito con l’ausilio della ‘ndrangheta». E l’espressione “boss delle cerimonie” assume tutto un altro senso. (ppp)

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  • Occhiello Il legame tra il Castello Flotta di Mandatoriccio e i clan del Crotonese. La Dda: è stato costruito con i soldi della cosca. Cerimonie gratis per i parenti dei Farao-Marincola. E il boss in carcere manda a dire all’imprenditore: «Ti sento della famiglia»

COSENZA «Non c'è nessuno zombie sulle rive del Crati». È scherzoso il tono con cui dalla Compagnia dei carabinieri di Rende commentano l'episodio verificatosi, lunedì mattina, nel territorio a cavallo tra i Comuni di Torano e Bisignano, nel Cosentino. Il ritrovamento di due bare, avvenuto sugli argini del fiume Crati, è certamente macabro e, probabilmente, è dovuto a qualcuno che ha voluto sbarazzarsene in modo poco civile dopo aver proceduto all'esumazione. Ma nessun cadavere è affiorato dalle acque del Crati e non c'erano resti umani all'interno delle due bare, specificano i militari dell'Arma che sono intervenuti dopo una segnalazione ricevuta da alcuni passanti e, ora, hanno interessato della questione la polizia municipale. Probabile, dunque, che qualcuno abbia deciso di liberarsi delle due bare in maniera decisamente poco ortodossa, abbandonandole così sulle sponde del fiume che attraversa il territorio bruzio.

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  • Occhiello Il singolare ritrovamento si è verificato tra i Comuni di Torano e Bisignano, nel Cosentino. Ad accorgersene alcuni passanti che hanno avvisato i carabinieri
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